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Notate la data della vignetta. Non è di oggi.

Brucia la Roma dell’Imperatore Cerone che se la ride suonando l’Euro al posto della lira – unica differenza con il precedente – e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.
Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l’estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. “L’Unità” intanto sbuffa e si lamenta del “tormentone sugli infiltrati”. Ho detto l’Unità, non “Il Tempo”.
Mi scuso per la pubblicazione della prima pagina di una testata pornografica

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di “pezzo di merda” dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell’altro giorno. E’ da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.
Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all’estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l’ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c’è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.
“Quello degli ‘indignados’ mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po’ di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni”. (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)
“In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all’attuale assetto dell’economia mondiale”.
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)
Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l’immagine più eloquente dell’isolamento, della straniazione del maggiore partito d’opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all’ascolto del respiro del popolo. E’ pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
Perché a questo residuato politico inesploso che è l’acronimo di una bestemmia non interessano i movimenti dal basso, le loro rivendicazioni, siano esse espressioni di puro idealismo o motivate della tremenda necessità di mettere assieme il pranzo con la cena e un futuro con il presente. Non interessano le manifestazioni  forse ingenue ma pur sempre portatrici di istanze di rivendicazione sociale e che dovrebbero quanto meno far sorgere nelle testone di balsa dei suoi dirigenti un sospetto: “Ci stiamo perdendo qualcosa, per caso?”

Il  maggiore partito della cosiddetta sinistra non scende più in piazza dai tempi di Genova. Non hanno tempo per le proteste. Devono pensare alle loro piattaforme serie del cazzo, a sfornare calde calde supercazzole politichesi prematurate di bottegone come fosse Bersani.
Bravo Pierluigi, ancora una volta avete lasciato la gente da sola in piazza, sapendo in anticipo che sarebbero arrivati i provocatori, i black-bloc e i violenti delle tifoserie che si infiltrano – tutto scritto nel vangelo secondo Kossiga. Gente che sarebbe stata oggetto della solita repressione a gas e della successiva insopportabile riprovazione da parte dei politici.
Continuerò a dirlo fino alla morte e non me ne frega niente se vi incazzate, o piddini grigi. Quando il PCI aveva un servizio d’ordine e il partito non si vergognava di scendere in piazza, alle manifestazioni per i provocatori non c’era trippa. I vostri strenui difensori dell’indifendibile, quelli che vi voteranno sempre perché siete i meno peggio – pensa come siamo ridotti –  dicono che i tempi sono cambiati. Si, cari,  in peggio e io ho nostalgia dei camalli alti due metri per un quintale che avrebbero fatto polpette dei black bloc. Perché i provocatori li riconoscevano dal tanfo. Gli bastava allargare le narici al vento.

Voi dirigenti ve ne restate chiusi nel bottegone a sorbire la vostra cautela merdosa, a mettere il cappello all’ultimo momento sulle conquiste della gente, a masturbarvi sui sondaggi che vi promettono la vittoria alle prossime elezioni e il ritorno al potere – occhio a non farvi fottere come nel 2006, però – a guardare dalla finestra la gente che impara ogni giorno di più che scendere in piazza contro i regimi che affamano la gente per difendere le caste miliardarie  – delle quali siete parte – è pericoloso, che a protestare si prendono le mazzate, il gas e la riprovazione dei media per i quali siamo tutti terroristi anche se lottiamo per i nostri fottuti diritti.
Confusi siete voi, ormai scollati dalla gente, dalla vostra storia e dal vostro tempo, appagati di essere parte integrante del sistema e ad esso perfettamente integrati. Collusi e infelici.
Voi non state più dalla parte del popolo e un giorno qualcuno se ne ricorderà.

P.S. Rileggendo la prima citazione di Bersani mi viene in mente che quel “ci vuole un po’ di cautela” sarebbe perfetto in bocca ad un vescovo al quale è giunta la voce che un suo parroco molesta i bambini.


Riprendo dal blog di Beppe Grillo questa intervista a Franco Maccari, segretario generale del Sindacato di Polizia COISP perché è molto interessante come testimonianza del malessere delle forze dell’ordine nei confronti del governo del (dire di) fare.
Maccari non rivendica solo la provocazione di qualche giorno fa dei lacrimogeni sparati dentro il ristorante del Senato” chiedendosi giustamente se, beccandoselo i politici il gas CS, non potrebbe venir fuori tra l’altro e finalmente la verità sulla sua pericolosità ma denuncia  le promesse mancate del “governo delle dichiarazioni” sull’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Con questo governo degli onesti tutto sembra fatto apposta per impedire alle forze dell’ordine di fare il loro mestiere di perseguire e contrastare la criminalità. Tutto serve allo scopo, perfino tagliare del 10% il cibo per i cani poliziotto.
Maccari denuncia come si continui, ad esempio, ad impegnare personale nel rilascio dei passaporti. Con le automobili della polizia a secco per la mancanza di benzina a causa dei tagli, il governo avallava poi la buffonata legaiola delle ronde, con gli agenti obbligati a lasciar perdere i delinquenti per scortare manipoli di esaltati giustizieri della notte ad evitare che la notte facesse loro del male.

C’è anche la frustrazione di chi passa le giornate al computer indagando pazientemente nello schifoso mondo della pedopornografia e poi si sente dire da un ministro di questa Repubblica che è un panzone fannullone o un coglione.
Ma ancora, ai poliziotti girano vorticosamente i Maroni per le scorte di polizia alle escort presidenziali. Il porco utilizzo, come dice Maccari, delle auto blu.
E’ insomma una testimonianza importante, di quelle che nessun Minzolini ti farebbe mai ascoltare.
In un mondo dove è diventato normale che suoni a distesa solo la campana dei ladri, almeno per una volta parlano le guardie.
Anziana anarcoinsurrezionalista armata di corpo contundente.



“Ue ragassi, siamo mica qui a candeggiare i Black Block.” (Bersani apocrifo)

Intendiamoci. Visto che i dementi abbondano ci saranno sicuramente frange di estremisti che pensano di fare la furbata andando a tirar sassi ad una polizia in tenuta da combattimento in una Val Susa militarizzata per sentirsi fighi e credendo veramente in tal modo di opporsi al sistema. Estremisti di tal fatta esistono sia a destra che a sinistra perchè la globalizzazione sta trasversalmente sulle palle un po’ di tutti.

Io però penso male e penso che i Black Bloc, alla fine dei conti, lavorino per il Re di Prussia. Fateci caso, ogni volta che una popolazione si oppone e decide di protestare con le armi che offre la democrazia: cortei, presidi e sit-in contro una decisione della Casta Cialtrona che governa il mondo e che vorrebbe imporle leggi, opere faraoniche di nessuna utilità e soprusi economici di vario tipo, si inizia sempre con un corteo pacifico e poi arrivano loro, gli scarrafoni neri, a rimettere le cose a posto. Come arrivano, ad assaltare ovviamente la polizia, da quel momento non si parla più delle ragioni della manifestazione e della protesta ma diventa tutto terrorismo da stroncare con le botte indiscriminate e le armi chimiche fuorilegge. Facile, no? Sono dieci anni e più che funziona così. Già a Genova nel 2001 era molto chiaro come sarebbe andato il mondo nel nuovo millennio. 

Li chiamano antagonisti, anarchici o anarcoinsurrezionalisti che fa più fino e fa slogare la lingua all’inviata ciellina del TG di regime che racconta con orrore le loro imprese, offuscando ovviamente le ragioni della protesta di popolazioni ed amministratori locali che diventano da quel momento tutti delinquenti. Perché il Black bloc ha la delinquenza contagiosa, infetta in pochi minuti un’intero corteo, anche quello con le anziane che portano il crocifisso.
Come passo successivo, dopo il trattamento mediatico del racconto della giornata all’insegna della criminalizzazione globale della protesta, il presidente della Repubblica deplora, il governo fascistoide invoca la mano pesante (come se in Val Susa fossero volate carezze), i collaborazionisti del Partito Bestemmia condannano e si associano all’invocazione della repressione e chi non lo fa è un figlio di Bin Laden, rivoluzionario, terrorista e comunista demmerda. 
Non c’è nessuno tra i media che abbia l’intelligenza di distinguere tra legittima protesta e violenza e di sospettare che il Black Bloc sia alla fine un’arma fenomenale, funzionale al sistema ed alla conservazione dello status quo della globalizzazione. Giusto per pensar male.

Bisogna fermare ed arrestare i violenti. Certamente, sono d’accordo. E’ dal G8 di Genova che aspetto che lo si faccia. Ne arrivano a plotoni ma ne prendono sempre tre o quattro, dei quali però non sappiamo mai nulla e non si sa mai chi li ha mandati, chi gli ha pagato la trasferta, visto che vengono anche dall’estero, e chi eventualmente li manovra.
Secondo me la parte interessante sui Black Bloc dovrebbe cominciare il giorno dopo l’arresto, quando gli si toglie finalmente il passamontagna nero e li si smaschera. Invece, finito l’allarme invasione e le violenze, puf!, spariscono come Kaiser Soze. Ed io penso male.
Penso male anche perché si ha sempre l’impressione che, invece di concentrarsi sugli scarafaggi, andandoli a stanare uno per uno, e di riservare la repressione su di loro, si finisca per menare tutti indiscriminatamente e gasare nel mucchio anche la vecchietta. Segno che, Corso Italia 2001 insegna, con le immagini del sangue e delle legnate servite calde calde al TG1, il Black Bloc offre il pretesto per una bella randellata generale allo scopo di far sbollire i bollenti spiriti ai manifestanti, soprattutto a quelli più pacifici. Così la prossima volta imparano a scendere in piazza contro il sistema.

Se tutte le volte lo schema si ripete e alla fine ciò che rimane è solo una generalizzata repressione, ci sono delle colpe ben precise, a parte quella di chi agisce la violenza ed è una colpa che a me fa schiumare di rabbia e fa più male del sasso del violento e della manganellata del celerino.
I partiti dell’arco costituzionale che dovrebbero rappresentare all’interno delle istituzioni le istanze delle popolazioni in lotta contro leggi e disposizioni governative percepite come ingiuste (nel nostro paese sarebbe in teoria la fottuta sinistra a doversene far carico) avrebbero il dovere di proteggere le manifestazioni assicurandone il carattere democratico e pacifico. Dovrebbero occuparsi del servizio d’ordine (come facevano una volta!) e collaborare con le forze dell’ordine per concordare la strategia per isolare eventuali agenti provocatori e deficienti in vena di bravate. Facendo sì che la violenza che vuole infiltrarsi nella protesta e farla degenerare venga isolata ed annientata. Con i responsabili consegnati alla giustizia e la manifestazione pacifica che non subisce se non minime conseguenze.

Invece ormai abbiamo un maggiore partito dell’opposizione che regolarmente lascia sole le popolazioni e le loro rivendicazioni in balìa del caso. Se ogni volta non ci scappa il morto è solo per pura fortuna. Ma loro, e glielo dico in faccia, in quella faccia da buco del culo che hanno, hanno la responsabilità morale di ogni singola manganellata, di ogni singolo candelotto sparato ad altezza d’uomo e di ogni caso di intossicazione da CS (gas tossico e vietato) su cittadini inermi che non hanno nulla a che fare con la violenza di pochi ma che erano lì solo per esercitare il loro sa-cro-san-to diritto democratico di opporsi alle decisioni di una Casta non eletta dal popolo ma autonominatasi, esecutrice materiale degli ordini dei loro padroni nominabili ed innominabili. Casta della quale il PD è ormai da anni reggitore ufficiale di coda.

Io non ci sto. Voglio sapere perché, per un’opera che non si farà mai la Casta smania tanto per ottenere i soldi europei. Voglio sapere chi ci guadagna, soprattutto tra i politici e chi ha paura, se non va in porto l’affare, di dover restituire la mazzetta. Voglio sapere con che faccia di merda il PD criminalizza la protesta di cittadini ed amministratori locali e fa la faccia feroce uguale a quella dei fascisti di B. lasciando vigliaccamente la gente in balìa dei violenti da una parte e della repressione dall’altra. Voglio sapere se anche loro ci guadagnano e quanto. Voglio sapere come mai anche la Lega non si ricorda più la famosa frase “padroni a casa nostra” e spero che gli elettori di quei luoghi si ricordino della faccia di Maroni, un condannato per via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale.

Rispetto i poliziotti e le forze dell’ordine ma non accetto che una parte di loro consideri ancora il manifestante, chiunque esso sia, un oppositore politico, nella fattispecie una zecca comunista e che la repressione venga condotta indiscriminatamente contro l’intera popolazione manifestante con l’utilizzo di gas lacrimogeni fuorilegge i cui candelotti vengono sparati anche ad altezza d’uomo.
Se sono ordini politici, ci sono sicuramente agenti che non li approvano ma che non possono opporvisi e fa rabbia sapere che anche loro rischiano la vita perché lassù qualcuno ne ha cinicamente interesse al fine di difendere il proprio “particulare”.
Non lo accetto e penso male.
E, siccome bisogna schierarsi senza se e senza ma, io sto con il NOTAV, con le popolazioni della Val Susa. In culo a Bersani, per fare un nome a caso.
Ma si, in fondo Montecarlo assomiglia un po’ ad una Scampia con in più gli yacht.

C’era una volta una ricca coppia: un francese e una tedesca che andarono ad abitare a Montecarlo in un lussuoso condominio. Avevano enormi disponibilità di denaro ma il loro passatempo preferito era giocare al Casino. Spesso vincevano ma ancor più di frequente perdevano ingenti somme.
Per una loro bislacca stravaganza obbligarono per contratto a prendere la residenza in appartamenti nel medesimo condominio, le cui spese di gestione erano altissime, la badante greca, il giardiniere portoghese, la donna delle pulizie spagnola e l’autista italiano. Ben presto, a causa del loro stipendio troppo basso ed inadeguato ad un ambiente adatto più ai miliardari che ai lavoratori, e del potere d’acquisto che calava ogni giorno di più, per i quattro dipendenti divenne quasi impossibile tirare avanti.

I ricchi padroni, che di loro avevano comunque bisogno per dividere le spese condominiali, per qualche tempo prestarono alla badante, al giardiniere, alla donna delle pulizie e all’autista i soldi per pagarle ma, ben presto, nemmeno questo bastò più.
I ricchi quindi convocarono i dipendenti e cercarono di far loro capire che avrebbero dovuto consumare di meno per non spendere e permettersi di pagare le spese di gestione del palazzo. Niente più consumi a volontà di elettricità, gas e acqua ma razionati. Ad un certo punto dissero ai domestici che, per poter continuare a vivere nei loro lussuosi appartamenti potevano sempre limitarsi nel mangiare fino magari a smettere del tutto.

Mentre la rabbia dei quattro montava e si respirava aria di rivolta, a nessuno venne in mente che forse i padroni avrebbero dovuto giocare meno al Casino e i domestici, visto che non potevano permettersi di vivere nel lusso, avrebbero dovuto traslocare in un quartiere più economico del “Condominio Europa”.

“Un paese civile e democratico come l’Italia non può permettersi la permanenza di un presidio come quello del villaggio Maddalena, al di fuori della legalità. La Tav è un’opera fondamentale per lo sviluppo dell’Europa e un’infrastruttura importante per mantenere i collegamenti dell’Italia a livello internazionale. Per questo  è fondamentale che i cantieri partano entro fine mese, per non perdere quote di finanziamento europeo”. (Emma Marcegaglia)

Lasci stare la civiltà e la democrazia, madame. Civiltà e democrazia significano dialogare con i territori sui quali si vogliono costruire le infrastrutture ad alto impatto ambientale, ascoltare i cittadini riguardo le loro perplessità e paure e non imporre a bastonate gli interessi economici degli appaltatori con i soliti celerini che in questa stagione si eccitano neanche sentissero il profumo del napalm la mattina presto. Ci spieghi perché non potete fare a meno della TAV e siete tanto infoiati all’idea dei finanziamenti europei (ammesso che mai arrivino), se è una cosa che si può dire ad alta voce. A maggior ragione se anche Tremonti ormai considera l’operazione come troppo onerosa e ne preferisce una versione light approvata anche dai francesi.

Lasci stare la legalità, signora mia. O almeno pensi prima ai troppi operai che muoiono nei suoi stabilimenti, all’albergo alla Maddalena (che combinazione) costato a noi fessi suoi concittadini 120 milioni di euro per il G8 abortito del 2009 ed a lei affittato dalla Bertolaso Band alla cifra da hard discount di 60 mila euro l’anno, alle altre speculazioni edilizie ai limiti dello scempio ambientale tipo Malfatano,  ed alle altre magagnucce di famiglia

Ci offra argomenti più consistenti dell’elogio dell’uso della forza. Altrimenti hanno ragione i comunisti, si è solo dei padroni di merda.

E’ senz’altro una bella soddisfazione avere visto finalmente così tante persone manifestare contro il peggior presdelcons degli ultimi 150 anni. Bellissima anche la sua reazione da “come si permettono di non adorarmi”.
Non illudiamoci però di avere vinto la guerra dopo aver portato a casa questa battaglia, pensando che i berlusconidi rettiliani siano solo quel centinaio di figuranti, manifestanti a progetto e comparse con l’orologio raccattate dalla Santanché per la sua adunata sciurettosa dell’altro giorno. Quelli che “Silvio-resisti” non vanno in piazza per definizione, nemmeno se è per Silvio. Se ne stanno chiusi in casa a guardare la tv lasciandosi scucchiaiare il cervello dalla propaganda. Ricordiamo che ogni sera sei milioni di persone hanno lo stomaco di guardare il TG5 di Mediaset e quasi altrettanti il TG1 di Mediaset2.
C’era un bellissimo cartello alla manifestazione, portato da una ragazza con il berretto viola: “Bastava non votarlo”. Senza dubbio lo slogan migliore della giornata. Una tremenda verità. Peccato che milioni di persone lo abbiano votato e che non siano morte di peste al lazzaretto ma vivano ancora in mezzo a noi, pronte a rivotarlo, se necessario.

Riferito della parte positiva della manifestazione, non posso nascondere che alcuni aspetti di essa non mi hanno convinto ed altri mi hanno dato proprio fastidio.

Per iniziare, il non aver saputo, da parte delle organizzatrici, evitare la retorica e il vittimismo, che in questi casi sono sempre in agguato e che sono, secondo me, inadeguati all’oggetto del contestare. L’averla buttata sul tragico e sul depressivo, nonostante nessuna escort sia morta di sevizie ad Arcore, con i riferimenti al “se non ora quando” di Primo Levi ed alla sciarpa bianca delle Madri di Plaza de Mayo  è vagamente offensivo per l’accostamento tra vere tragedie come quella dei desaparecidos e la Shoah, e la ridicola farsa degli ultimi giorni di Pompetta.
Se Berlusconi ormai sale sul palco per fare chicchirichì vestito da pagliaccio dobbiamo solo sghignazzargli in faccia senza pietà e tirargli uova marce. Non merita altro. Tantomeno la nostra seriosa indignazione. Gli si sta dando troppa importanza, all’ometto, parlando di dignità offesa. Soprattutto perché la dignità offesa è quella di un popolo intero senza distinzioni di genere e non solo delle donne. Meglio lo sberleffo e la satira, i famosi cannoni sparaneve caricati a merda, vera o simbolica che sia. Per uno che si prende tragicamente sul serio come lui coprirlo di ridicolo è la cosa peggiore che gli si possa fare. Altrimenti è solo primadonnismo, voler rubare la scena. 
In questo senso non trovo assolutamente accettabile, anzi francamente offensivo, il messaggio femminista secondo il quale non c’è differenza tra donne oneste e disoneste. E, siccome il livellamento è verso il basso, praticamente saremmo tutte puttane. Eh no, care, adesso non esageriamo.
Non mi piacciono il martirologio di genere e la santificazione in blocco delle donne in quanto tali, vista la marea di stronze e disoneste che ci sono in giro. Non mi va l’idea che la colpa del puttanaio sia solo dell’uomo e della domanda perché è una fallacia.
Ad Arcore, come in tutti i luoghi dove si promettono guadagni facili senza saper fare niente, c’erano ragazze, perfettamente consapevoli e consenzienti, in fila con il numeretto per andare a fare pompini a 4000 euro l’uno a un vecchio che poteva esser loro nonno. Nessuna di loro era una morta di fame.
Lavorare è più faticoso che scopare e il fatto che tante donne scelgano la via meno faticosa non ne fa per questo automaticamente delle povere martiri. Senza contare che il loro cattivo esempio danneggia, quello si, la dignità della maggioranza delle donne che invece vive giornalmente la fatica di un lavoro onesto da 1000 euro al mese e che mai accetterebbe la vendita di sé per denaro. Etica, non moralismo. Perchè se siamo tutte puttane allora hanno ragione gli uomini a provarci sempre, anche sul posto di lavoro.
Rileggetevi, prima di gridare “siamo tutte Ruby”, le intercettazioni di queste zoccole che si sono fatte le case a colpi di natica, alla faccia dei lavoratori in cassa integrazione e dei precari, che avevano il coraggio di schifare 2000 euro in più di stipendio al mese (pagato da noi) perché “cosa vuoi che siano”. Un bel “vergognatevi” anche alle Minetti e compagnia bella ma marcia non ci sarebbe stato male, neh sorelle?

In ultimo mi ha dato fastidio l’aver utilizzato, per l’ennesima volta, la sparata ad effetto “siamo un milione”, più adatta ad imbonitori come Denis Verdini ed alle adunate sediziose del nano. Siamo seri, al milione in piazza non ci crede più nessuno nemmeno se si trattasse della Tien An Men di Pechino ed è sbagliato ogni volta esagerare con le cifre perché rischiamo, un giorno o l’altro, di dover considerare più attendibili le Questure.

No, vi prego, non la manifestazione di genere, delle donne per le donne in difesa della dignità femminile dove gli uomini, se vogliono, possono anche partecipare. La discesa in piazza con tonnellate di vittimismo senza alcuna volontà di autocritica proprio da parte delle donne e con i papiminkia che scriveranno (oh, mi pare già di leggerli, i Belfeltri) che queste proteste sono solo isterismi da sorellastre di Cenerentola, invidiose del fatto che non sono mai state invitate a Villa S. Martino a causa della racchiedine e dei raggiunti limiti d’età.

Premesso che siamo stati vilipesi tutti come popolo, come cittadini di qualunque sesso, religione e razza, compresi gli animali domestici, non ha senso pensare di potersi offendere di più perché siamo donne e perché le donne sono le protagoniste (sia vittime che carnefici, ricordiamolo) di questo ultimo scandalo nazionale.
Ebbene si, non condivido il vittimismo in sciarpa bianca. “Il colore del lutto”, come ho sentito rimarcare da una delle organizzatrici della manifestazione dell’altro giorno.
Già, bianco come bianchi erano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo. Senza rendersi conto che però, scusate se puntualizzo, quelle erano madri alle quali avevano torturato e gettato i figli dagli aerei a decine di migliaia.
Qui, ringraziando Iddio, non è morto nessuno facendo bunga bunga e il parallelismo con ben altre tragedie è, secondo me, fuori luogo. Nessuno ha rapito le ragazze e le ha condotte contro la loro volontà nell’antro del mostro ma, al contrario, ci sono famiglie che si sono abbuffate con il pranzo pagato con il sudore delle chiappe delle figlie. Padri e madri orgogliosi di avere figlie puttane, che le hanno vendute per la macchina nuova e la rata del mutuo. Il marcio è in noi, Berlusconi lo ha solo catalizzato. Dovremmo manifestare soprattutto contro noi stessi.

E’ la Caporetto morale dell’Italia dove non c’è nessuno che possa fare la morale agli altri. Ricordiamoci che Berlusconi incarna solo il peggio dell’italiano medio e che non ha inventato nulla. Se non avesse tutti quei soldi e il potere che i suoi avversari gli hanno consegnato a mani alzate, Silvio Ghepensimì sarebbe solo il cugino meneghino di Cetto Laqualunque, l’ennesima macchietta regionale.

Autocritica, dicevo. Parliamoci chiaro, signore mie. Il bunga bunga non è sceso da Marte. La cultura del bunga bunga l’abbiamo assimilata e soprattutto tollerata negli ultimi trent’anni grazie alla televisione tetteculi, che mi risulta sia guardata da milioni di persone, ma nasce ancora più indietro nella storia.
Le donne, prima di scendere in piazza a gridare contro il Papi, che in così tante hanno votato, non dimentichiamolo e domandiamoci perché, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di prendere a ceffoni le figlie che trovano normale accompagnarsi a dei vecchi bavosi per denaro. Di chiedersi se anche loro come madri non abbiano per caso contribuito a crescere una generazione bacata persistendo, ad esempio, nell’antica tradizione che considera i figli maschi più importanti delle figlie femmine. Che acconcia le figlie femmine fin da piccole come piccoli oggetti del desiderio (non userò il termine troiette) e smania per mandare le figlie gnocche ai concorsi di bellezza o in televisione o in sposa ad uno ricco. Mentre invece quelle normali o così così, fino alle brutte, pensino solo a studiare.

Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare della cultura dell’harem e del puttanaio se si crescono i figli pisellomuniti come dei piccoli sultani che devono essere serviti e riveriti ed ai quali tutto è concesso. I piccoli sultani crescono e diventano, se baciati da una grossa fortuna economica, dei culi flaccidi che pretendono di poter giocare con la dignità degli altri. A quel punto, dopo essersi arresi alla cultura dell’esteriorità, della bellezza fine a sé stessa, al culto della gioventù e al disprezzo di tutto il resto, non ci si può proprio lamentare della perdita della propria dignità.

Il vittimismo non ha senso. Nella fattispecie del Rubycazzigate, siamo solo di fronte ad una ignobile farsa che andrebbe trattata come tale, gettando, a pioggia marrone, tonnellate di ridicolo sui protagonisti, come insegna da secoli la satira. Un potere che si rende ridicolo merita solo di morire sommerso dai pernacchi, altro che lutto. 

Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 

Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l’Italia, che ne impedisce l’uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l’unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l’aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l’ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l’offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull’instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.
Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell’incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall’altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell’ordine. 
Qualcuno sente l’odore acre della rivoluzione nell’aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l’ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c’è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell’ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c’è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter “violare la zona rossa”, offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell’aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: “C’erano gli infiltrati!” Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D’Alema, l’esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d’Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d’ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.

Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c’è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E’ dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d’ordine garantito dal maggiore partito d’opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata “servizio d’ordine del PCI”, un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel ’77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E’ che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

http://www.youtube.com/v/c6hRWkU2An8?fs=1&hl=it_IT

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“Ci sono stati atti di vera e propria violenza nei confronti delle forze dell’ordine e questo non è più accettabile: per cui faccio un invito a tutti a deporre le armi, altrimenti credo che sarà necessario intervenire in modo più duro di quanto non si sia fatto finora”. 
(Roberto Maroni)

Cioè che fanno mo’, sparano? Avete ascoltato il soffiatore di sassofono evocare l’altro giorno una presunta “ricerca del morto” da parte dei manifestanti (si sa, sono sempre le teste a lanciarsi contro quei poveri manganelli indifesi). Lo avete udito minacciare il ricorso alla forza. Perchè finora hanno solo provato i microfoni. Non dite poi che non vi aveva avvertito.

Per Maroni e il suo principale il popolo, per definizione, non scende in piazza, non protesta, non si lamenta mai di nulla, tantomeno dell’operato di questo governaccio. Se lo fa se ne meravigliano, pensano che si tratti di eversori alieni, di terroristi venuti da Urano che quindi bisogna reprimere, reprimere, reprimere. Contestare il meraviglioso mondo di Amélie-Silvio, il ghepensimì tutto truccato delle Milanodue-tre-quattro da clonare in tutto il paese, laghetti e paperette inclusi, isole comprese;  dei mulini bianchi e del tutto perfetto,  espressione di una visione totalmente fittizia della realtà ispirata agli spot pubblicitari delle multinazionali, è per loro inconcepibile.

Il popolo, secondo la visione del tappetto e dei suoi scherani,  è formato da utili idioti ai quali viene chiesto di obbedire come servi, di inginocchiarglisi davanti come le escort e di non lamentarsi mai delle sue decisioni. Decisioni che ovviamente non perseguono mai i loro interessi ma quelli degli eroi del Pantheon personale di Berlusconi: eroi  come “quelli di Impregilo”, eroi come Mangano o come l’odioso Bertolaso.

Avete visto la gente protestare in Campania per le discariche. Vi hanno raccontato che i napoletani sono dei cialtroni che non fanno la raccolta differenziata perchè sono pigri e sporchi, perchè in fondo la monnezza fa parte del loro habitat naturale. Eppure qualche tempo fa vi avevano raccontato che il ghepensimì aveva risolto il problema dei rifiuti in Campania con la sola imposizione delle mani e qualcosa ora non vi torna.

Bene. Premesso che i provocatori incappucciati che vanno a far casino in mezzo alla protesta  dei cittadini servono solo a delegittimarla e a fare gli interessi del governo e, ricordato quanto questi assomiglino a quelli che scorrazzavano per Genova, questa sera spegnete la televisione e le sue minchiate che vi percolano in salotto. Guardatevi questo documentario: “Una montagna di balle” raccontato da Ascanio Celestini. Scoprirete perchè il sassofonista e il pagliaccio mandano i robocop a menare la gente comune che protesta: le mamme vesuviane e i cittadini che  non vogliono vivere in un territorio dove gli ospedali stanno a fianco delle discariche.
Vi racconteranno perchè in Campania la raccolta differenziata non si fa:  per colpa della complicità tra  banche e  ditte appaltatrici per lo smaltimento dei rifiuti che hanno bisogno di uno stato permanente di emergenza per fare affari secondo i principi della Shock Economy, altrimenti detta l’adunata degli avvoltoi.  L’emergenza serve perchè in emergenza saltano tutte le regole e vigono le leggi speciali. Lo abbiamo visto a L’Aquila e lo vediamo ad Acerra e Terzigno. Quell’emergenza dalle uova d’oro che poi va a gestire il supereroe Bertolaso con i suoi amigos e gli imprenditori ridens.
E se non vi piace, giù botte.

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