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“Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.”
Horacio Verbitsky

Che cosa identifica in Italia oggi il concetto di indecenza?

Dopo aver visionato il seguente filmato, indecente potrebbe essere un clown (non quello con il naso rosso) che, durante uno spettacolino davanti alle telecamere, ordina ad una signora che ha perso la casa nel terremoto dell’Aquila di “curarsi di più”, di andare dal parrucchiere (mettete tutto sul mio conto) e dice ai suoi giannizzeri di pagare un paio di tailleur neri alla medesima signora perchè deve essere un “figurino” (come avrebbe detto, un secolo fa, la dannunziana scrittrice Liala, parlando dell’incontro dell’eroina con il suo aviatore).

Indecente potrebbe essere il ruolo dell’altro clown, stavolta quello con il naso rosso, che invece di allietare i bimbi malati, come auspicato da Evita l’altro giorno, si presta a fare la spalla al capocomico d’Italia.

Indecente invece, secondo il TG2 delle 13:00, per bocca della intera dirigenza RAI ovvero Garimberti e Masi, di Capezzone, Gasparri, Cicchitto e per ultimo anche di un mesto rappresentante del PD, che più che un partito di sinistra ormai è l’abbreviazione di una nota bestemmia, indecente, dicevo, è stata la puntata di Annozero “Resurrezione” di Santoro. Vediamo perchè.

La risposta più facile, per i bambini piccoli, è: per le vignette di Vauro. Io, personalmente, fossi stata in lui, l’altra sera avrei mostrato solo quella pubblicata sul Manifesto, “Pietà 2009” in assoluto silenzio, e basta. Invece, come sempre, Vauro ha voluto fare il comico che non fa ridere (perchè le vignette devono poter parlare da sole e non si devono leggere ad alta voce) e si è sentito il solito stridore di unghie sullo specchio, con il direttore del Giornaletto a cui non pareva vero di poter fare la faccia scandalizzata e mormorare indignazione. Apro una parentesi: Indro, per fortuna che non ci puoi più vedere.

La risposta meno facile, per i bambini più grandicelli, è che l’indignazione è stata provocata dagli attacchi alla Protezione Civile.
In realtà per tutta la puntata si è detto solo che non c’era uno stato di preallarme, come avrebbe dovuto esserci viste le centinaia di scosse registrate in zona fino a quel momento, che i segni inequivocabili che poteva succedere qualcosa di grosso, come il crollo della Casa dello Studente, sono stati ignorati. Insomma, che la Protezione Civile poteva prepararsi prima, se non altro per scaramanzia. Non stiamo parlando di un nono della scala Richter capitato per caso, all’improvviso, in una zona a bassa attività sismica. Stiamo parlando dell’ultima di centinaia di scosse premonitorici di un disastro. Frega un cappero che Bertolaso sia tanto bravo. Non spetterebbe alla Protezione Civile in questi casi dove la natura fa di tutto per farci capire le sue intenzioni, cercare di muoversi preventivamente per non farsi cogliere impreparata? Già, siamo il paese delle Tine Merlin e deil Vajont.

Nessuno ha criticato i volontari, gli angeli che si sono prodigati come pochi di noi avrebbero le palle di fare veramente. Chi lo afferma è solo maestro nell’arte di rivoltare propagandisticamente a frittata, e in questo i seguaci dell’uomo (di)strutto sono imbattibili.
Si è solo detto che la gioiosa macchina da emergenza della Protezione Civile ha avuto qualche pecca, ma di qui ad inserire nel Codice Penale il reato di leso Bertolaso, ce ne corre.
Fateci caso, come per l’episodio della Lucia Dannunziana, aspettano solo un piccolo appiglio al quale aggrapparsi con tutte le loro forze. “Siete antisemiti!”, “State attaccando la Protezione Civile!” “Insultate i volontari!”.
Non è vero niente, ma se hai sei telegiornali e una mappata di giornali che il giorno dopo riportano la bufala, il gioco è fatto.

La terza risposta, la più difficile, solo per i dottorandi alla Normale di Pisa, è: si sono indignati per i fatti riportati in trasmissione, per le informazioni date, per le notizie. Notizie e fatti ai quali non sono più abituati.
Travaglio ha raccontato qualche fatterello di appalti, di interessi delle mafie nelle grandi opere edilizie, di imbrogli, gente intercettata che al telefono discute di percentuali di sabbia nel calcestruzzo e che dice: “Ma si, facciamolo al 15% che si risparmia”.

Claudio Fava ha fatto presente che, tra i compiti della Protezione Civile, vi è anche la gestione dei GRANDI EVENTI, come il prossimo G8 e addirittura i mondiali di ciclismo. Non sarà che questo sant’uomo di Bertolaso ha troppe cose da pensare? E non sarà che i fondi e le risorse, invece che essere dislocati preventivamente in zone in piena attitvità sismica, vengono dirottati alla Maddalena per mettere su il salotto buono per gli squali del NWO?

Luigi De Magistris si è chiesto, nella sua ingenuità: perchè non accantonare il progetto del Ponte sullo Stretto e destinare i fondi già preventivati alla ricostruzione dell’Aquila e magari messa in sicurezza delle scuole pericolanti d’Italia? Non sa, il giudice, che nel nostro Paese si conserva la terza tavola della Legge, dove sta scritto: “Non nominare Impregilo invano” e “Non avrai altra opera pubblica che il Ponte sullo Stretto”.

Perfino il prode Boschi, dopo aver esordito con la supercazzola del terremoto che non si può prematurare ha convenuto, alla fine, che in altre regioni la Protezione Civile funziona meglio e ha fatto l’esempio dell’Emilia Romagna (famme dà na toccatina) dove pare siano già tutti pronti con le tende, i pasti caldi, i cani e le ruspe, in caso di calamità.
Quindi è un problema di organizzazione locale? Può darsi ma se il sindaco Cialente afferma che la Protezione Civile non faceva che ripetergli: “Sta tutto apposto, non vi preoccupate”, qualcuno dovrà indagare sull’eventuale sottovalutazione del problema a livello di coordinazione nazionale e qui, dispiace per i suoi fans, c’entra eventualmente Bertolaso.

Ecco i fatti scandalosi che hanno tanto indignato le demi-vierges del centrodestra ed i loro giornalisti da riporto. Fatti, appunto, non pugnette propagandistiche da saltimbanchi e domatori.
Se si considera Santoro indecente perchè fa informazione allora non avete mai visto una puntata di “60 minutes”, un editoriale di Keith Olbermann o perfino un monologo di Jay Leno, (che vanno in onda tutti regolarmente senza contraddittorio) in quella televisione americana che tanto piace a Garimberti e che lui dice di guardare.

Ma non parliamo di giornalismo americano, che mi viene da piangere. In Italia, nel campo informazione siamo alle solite scene di ordinaria pornografia. Tanto per non far capire da che parte sta, il servizio pubblico televisivo “che userebbe i nostri soldi per fare propaganda indecente”, ritiene una notizia il fatto che l’uomo designato dal governo a dirigere la RAI omaggi pubblicamente un altro uomo designato al suo compito dal governo.
Ecco il lancio del TG1 del 10 aprile, edizione postprandiale.

Ai funerali solenni ha partecipato anche Il Direttore Generale della Rai Mauro Masi*.
“La Protezione Civile ha svolto e sta svolgendo in Abruzzo un lavoro straordinario ed encomiabile” – ha detto Masi – da Segretario Generale della Presidenza del Consiglio ho lavorato a lungo a fianco di Guido Bertolaso* e so bene quanto l’opera sua e dei suoi uomini sia sempre stata svolta con efficienza, competenza e professionalita’ riconosciute e invidiate nel mondo.”

Dopo questo soixante-neuf, la prossima mossa dell’informazione governativa sarà fare tutto da sola e farsi asportare all’uopo le ultime due costole.

Good night and good luck.

* Autore, tra l’altro, dell’articolo: “La pirateria, peccato veniale? No, un crimine ” sul Sole 24 ore 8 febbraio 2007
* stralci dalle intercettazioni dell’inchiesta sui rifiuti in Campania.

Aggiornamento. Per la serie “lo stiamo perdendo”, ecco un ragionamento su giornalismo, inchiesta e informazione di Sergio Zavoli:
“So che Michele Santoro al dibattito vero e proprio, con la sua preminente ritualità – preferisce la forma dell’inchiesta costruita sui servizi degli inviati e le testimonianze raccolte sui set (??) qua e là allestiti. Con questa modalità è più facile venir meno al principio della completezza, una carenza non sempre emendabile dallo studio. Cruciale, in ogni caso, è dar voce a istanze diverse, specie in un contesto che lasci spazio a critiche anche gravi, rivelatesi poi fondate, ma che abbia visto il Paese chinato su una tragedia in un sollecito, diffuso e responsabile atteggiamento di solidarietà”.

Immaginate Woodward e Bernstein che, prima di pubblicare l’inchiesta sul Watergate, sul Washington Post, si fanno correggere le bozze dal portavoce di Nixon.


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“Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.”
Horacio Verbitsky

Che cosa identifica in Italia oggi il concetto di indecenza?

Dopo aver visionato il seguente filmato, indecente potrebbe essere un clown (non quello con il naso rosso) che, durante uno spettacolino davanti alle telecamere, ordina ad una signora che ha perso la casa nel terremoto dell’Aquila di “curarsi di più”, di andare dal parrucchiere (mettete tutto sul mio conto) e dice ai suoi giannizzeri di pagare un paio di tailleur neri alla medesima signora perchè deve essere un “figurino” (come avrebbe detto, un secolo fa, la dannunziana scrittrice Liala, parlando dell’incontro dell’eroina con il suo aviatore).

Indecente potrebbe essere il ruolo dell’altro clown, stavolta quello con il naso rosso, che invece di allietare i bimbi malati, come auspicato da Evita l’altro giorno, si presta a fare la spalla al capocomico d’Italia.

Indecente invece, secondo il TG2 delle 13:00, per bocca della intera dirigenza RAI ovvero Garimberti e Masi, di Capezzone, Gasparri, Cicchitto e per ultimo anche di un mesto rappresentante del PD, che più che un partito di sinistra ormai è l’abbreviazione di una nota bestemmia, indecente, dicevo, è stata la puntata di Annozero “Resurrezione” di Santoro. Vediamo perchè.

La risposta più facile, per i bambini piccoli, è: per le vignette di Vauro. Io, personalmente, fossi stata in lui, l’altra sera avrei mostrato solo quella pubblicata sul Manifesto, “Pietà 2009” in assoluto silenzio, e basta. Invece, come sempre, Vauro ha voluto fare il comico che non fa ridere (perchè le vignette devono poter parlare da sole e non si devono leggere ad alta voce) e si è sentito il solito stridore di unghie sullo specchio, con il direttore del Giornaletto a cui non pareva vero di poter fare la faccia scandalizzata e mormorare indignazione. Apro una parentesi: Indro, per fortuna che non ci puoi più vedere.

La risposta meno facile, per i bambini più grandicelli, è che l’indignazione è stata provocata dagli attacchi alla Protezione Civile.
In realtà per tutta la puntata si è detto solo che non c’era uno stato di preallarme, come avrebbe dovuto esserci viste le centinaia di scosse registrate in zona fino a quel momento, che i segni inequivocabili che poteva succedere qualcosa di grosso, come il crollo della Casa dello Studente, sono stati ignorati. Insomma, che la Protezione Civile poteva prepararsi prima, se non altro per scaramanzia. Non stiamo parlando di un nono della scala Richter capitato per caso, all’improvviso, in una zona a bassa attività sismica. Stiamo parlando dell’ultima di centinaia di scosse premonitorici di un disastro. Frega un cappero che Bertolaso sia tanto bravo. Non spetterebbe alla Protezione Civile in questi casi dove la natura fa di tutto per farci capire le sue intenzioni, cercare di muoversi preventivamente per non farsi cogliere impreparata? Già, siamo il paese delle Tine Merlin e deil Vajont.

Nessuno ha criticato i volontari, gli angeli che si sono prodigati come pochi di noi avrebbero le palle di fare veramente. Chi lo afferma è solo maestro nell’arte di rivoltare propagandisticamente a frittata, e in questo i seguaci dell’uomo (di)strutto sono imbattibili.
Si è solo detto che la gioiosa macchina da emergenza della Protezione Civile ha avuto qualche pecca, ma di qui ad inserire nel Codice Penale il reato di leso Bertolaso, ce ne corre.
Fateci caso, come per l’episodio della Lucia Dannunziana, aspettano solo un piccolo appiglio al quale aggrapparsi con tutte le loro forze. “Siete antisemiti!”, “State attaccando la Protezione Civile!” “Insultate i volontari!”.
Non è vero niente, ma se hai sei telegiornali e una mappata di giornali che il giorno dopo riportano la bufala, il gioco è fatto.

La terza risposta, la più difficile, solo per i dottorandi alla Normale di Pisa, è: si sono indignati per i fatti riportati in trasmissione, per le informazioni date, per le notizie. Notizie e fatti ai quali non sono più abituati.
Travaglio ha raccontato qualche fatterello di appalti, di interessi delle mafie nelle grandi opere edilizie, di imbrogli, gente intercettata che al telefono discute di percentuali di sabbia nel calcestruzzo e che dice: “Ma si, facciamolo al 15% che si risparmia”.

Claudio Fava ha fatto presente che, tra i compiti della Protezione Civile, vi è anche la gestione dei GRANDI EVENTI, come il prossimo G8 e addirittura i mondiali di ciclismo. Non sarà che questo sant’uomo di Bertolaso ha troppe cose da pensare? E non sarà che i fondi e le risorse, invece che essere dislocati preventivamente in zone in piena attitvità sismica, vengono dirottati alla Maddalena per mettere su il salotto buono per gli squali del NWO?

Luigi De Magistris si è chiesto, nella sua ingenuità: perchè non accantonare il progetto del Ponte sullo Stretto e destinare i fondi già preventivati alla ricostruzione dell’Aquila e magari messa in sicurezza delle scuole pericolanti d’Italia? Non sa, il giudice, che nel nostro Paese si conserva la terza tavola della Legge, dove sta scritto: “Non nominare Impregilo invano” e “Non avrai altra opera pubblica che il Ponte sullo Stretto”.

Perfino il prode Boschi, dopo aver esordito con la supercazzola del terremoto che non si può prematurare ha convenuto, alla fine, che in altre regioni la Protezione Civile funziona meglio e ha fatto l’esempio dell’Emilia Romagna (famme dà na toccatina) dove pare siano già tutti pronti con le tende, i pasti caldi, i cani e le ruspe, in caso di calamità.
Quindi è un problema di organizzazione locale? Può darsi ma se il sindaco Cialente afferma che la Protezione Civile non faceva che ripetergli: “Sta tutto apposto, non vi preoccupate”, qualcuno dovrà indagare sull’eventuale sottovalutazione del problema a livello di coordinazione nazionale e qui, dispiace per i suoi fans, c’entra eventualmente Bertolaso.

Ecco i fatti scandalosi che hanno tanto indignato le demi-vierges del centrodestra ed i loro giornalisti da riporto. Fatti, appunto, non pugnette propagandistiche da saltimbanchi e domatori.
Se si considera Santoro indecente perchè fa informazione allora non avete mai visto una puntata di “60 minutes”, un editoriale di Keith Olbermann o perfino un monologo di Jay Leno, (che vanno in onda tutti regolarmente senza contraddittorio) in quella televisione americana che tanto piace a Garimberti e che lui dice di guardare.

Ma non parliamo di giornalismo americano, che mi viene da piangere. In Italia, nel campo informazione siamo alle solite scene di ordinaria pornografia. Tanto per non far capire da che parte sta, il servizio pubblico televisivo “che userebbe i nostri soldi per fare propaganda indecente”, ritiene una notizia il fatto che l’uomo designato dal governo a dirigere la RAI omaggi pubblicamente un altro uomo designato al suo compito dal governo.
Ecco il lancio del TG1 del 10 aprile, edizione postprandiale.

Ai funerali solenni ha partecipato anche Il Direttore Generale della Rai Mauro Masi*.
“La Protezione Civile ha svolto e sta svolgendo in Abruzzo un lavoro straordinario ed encomiabile” – ha detto Masi – da Segretario Generale della Presidenza del Consiglio ho lavorato a lungo a fianco di Guido Bertolaso* e so bene quanto l’opera sua e dei suoi uomini sia sempre stata svolta con efficienza, competenza e professionalita’ riconosciute e invidiate nel mondo.”

Dopo questo soixante-neuf, la prossima mossa dell’informazione governativa sarà fare tutto da sola e farsi asportare all’uopo le ultime due costole.

Good night and good luck.

* Autore, tra l’altro, dell’articolo: “La pirateria, peccato veniale? No, un crimine ” sul Sole 24 ore 8 febbraio 2007
* stralci dalle intercettazioni dell’inchiesta sui rifiuti in Campania.

Aggiornamento. Per la serie “lo stiamo perdendo”, ecco un ragionamento su giornalismo, inchiesta e informazione di Sergio Zavoli:
“So che Michele Santoro al dibattito vero e proprio, con la sua preminente ritualità – preferisce la forma dell’inchiesta costruita sui servizi degli inviati e le testimonianze raccolte sui set (??) qua e là allestiti. Con questa modalità è più facile venir meno al principio della completezza, una carenza non sempre emendabile dallo studio. Cruciale, in ogni caso, è dar voce a istanze diverse, specie in un contesto che lasci spazio a critiche anche gravi, rivelatesi poi fondate, ma che abbia visto il Paese chinato su una tragedia in un sollecito, diffuso e responsabile atteggiamento di solidarietà”.

Immaginate Woodward e Bernstein che, prima di pubblicare l’inchiesta sul Watergate, sul Washington Post, si fanno correggere le bozze dal portavoce di Nixon.


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L’amico Davide, il Cornacchione ufficiale di questo blog, in un commento al post precedente, mi rimprovera di fare inutili polemiche antigovernative quando “mai come questa volta la macchina dei soccorsi ha funzionato così bene”.
Ecco cosa succede a guardare troppa televisione, a fidarsi dei TG a veline unificate e dei discorsi che si fanno nel Vespasiano in seconda serata.

Guarda, Davide, sono disposta stasera a dirti che Silvio non ha colpa se, intervistato dalla tedesca RTL ha paragonato la vita in tendopoli ad un camping e per questo ci sbeffeggiano anche in Brasile. Si, non fraintendetelo, lui si riferiva solo a questo fine settimana e poi ha detto che per i terremotati vi saranno ben altre sistemazioni: gli alberghi.
Vedi Cornacchio’, quest’uomo è il contrario dei terremoti, è prevedibilissimo. Sai esattamente a che ora e a che minuto secondo sparerà la prossima cazzata, senza nemmeno bisogno che emetta radon con gli isotopi di bismuto-214.

Non è colpa sua. Dopo decenni di schiumatura del peggiore populismo itagliano, lui è ciò che rimane sul fondo del barile. E’ il prodotto finale della bollitura del buonismo iperglicemico di Portobello, dei fagioli della Carrà, delle lacrime dei fratelli d’America ritrovati, dei centrini dei carcerati, delle Telethon, della retorica del volemose bene, dell’itagliano brava gente e, in quest’ultima versione padana, del milanés dal coeur en man.
Cos’ha detto lui nell’intervista, e non è un caso che la valkiria microfonata non abbia afferrato, che i terremotati sono “circondati dall’amore dei volontari, hanno maccheroni al sugo e la coperta di pile, poi andranno al mare in albergo”, cosa potrebbero desiderare di più?
L’unica cosa che differenzia Silviobello da Raffaella è che non è un’icona gay ma forse, applicandosi, potrebbe un giorno eguagliare la mitica di Bellaria.

Quando io “faccio inutili polemiche”, me la prendo solo marginalmente con Berlusconi. E’ questa mentalità emergenziale itagliana che non è in grado di prevenire i disastri ma è solo capace di sfoderare i volontari e lo sforzo di generosità tramite l’SMS da un euro, che mi fa violentemente incazzare.

Non è vero che solo questa volta la macchina dei soccorsi ha funzionato bene. Noi funzioniamo sempre bene nelle emergenze, è la nostra specialità, nessuno al mondo ci batte. Sono la quotidianità e la normalità che siamo incapaci di gestire.
Non so quanti anni hai ma io ne avevo sei quando venne l’alluvione a Firenze e ciò che ricordo meglio, come tutti del resto, sono gli angeli studenti che ravanano nel fango per salvare i codici miniati e le tele del Pinturicchio. Abbiamo volontari meravigliosi che ogni volta danno il massimo per salvare gli altri, nessuno lo nega.

Però, e qui siamo al nocciolo della questione, se mettiamo in moto la parte razionale del cervello, dovremmo sapere che in un paese ad alto rischio sismico come il nostro, il terremoto E’ SEMPRE PREVEDIBILE. Nel senso che non si può vivere come se non dovesse mai venire.
Prevedere i terremoti significa fare prevenzione, come nei paesi civili, due a caso: Stati Uniti e Giappone.
Lo Stato di un paese ad alto rischio sismico impiega la protezione civile non solo in situazioni d’emergenza ma per fare esercitazioni periodiche ed educazione della popolazione alla reazione all’evento sismico.
Torno noiosamente sull’autobiografico ma serve per spiegare meglio. Durante lo sciame sismico a Faenza del 2000 nessuno ci disse, ed ebbero un mese di tempo per farlo, cosa avremmo dovuto fare in caso di ulteriori scosse e, Dio non voglia, in caso di disastro. Non fu affisso uno straccio di manifesto in piazza, non girò per le strade un auto che desse informazioni utili, non si organizzarono punti di raccolta, niente. I giornali e telegiornali ci ignorarono. Per fortuna non successe nulla, lo ripeto, ma non è così che si gestisce un evento come il terremoto, con un parente che a Milano non sa che ti svegli ogni notte con il letto che trema dato che nessuna gazzetta mediatica l’ha informato.

Uno Stato serio, prevede il terremoto occupandosi della messa a norma di edifici pubblici e di applicare incentivi e detassazioni per quella destinata ad edifici privati; controlla l’applicazione delle norme antisismiche nelle nuove costruzioni, concentra risorse d’emergenza in punti strategici dai quali raggiungere i luoghi maggiormente a rischio, studia e sviluppa i più moderni sistemi di previsione, che siano le radiazioni o i lombrichi. Se non possiamo fare nulla per impedire il terremoto tanto vale studiarle tutte. Non è questione di indovinare quando e a che ora, queste sono cazzate, si tratta di non farsi cogliere impreparati.

Affermare che i terremoti non sono prevedibili rappresenta l’alibi delle istituzioni per la loro impreparazione e per il menefreghismo riguardo la prevenzione e riduzione del danno. Se costoro affermano, e i loro servi “scienziati” che vanno in TV e fanno si si con la testolina, che “i terremoti non si possono prevedere”, come si fa ad accusarli poi di impreparazione, quando tira veramente il terremoto? Mica potevano essere indovini.

Se avessero ascoltato Giuliani, invece che i Geppetti delle università, avrebbero semplicemente concentrato mezzi di soccorso e materiali in Abruzzo, in modo da averli subito pronti. Come scusa avevano anche le più di 200 scosse registrate in zona fin da ottobre. Chi parla di evacuazioni dice stronzate. Nessuno pensa di evacuare Los Angeles in caso di BigOne, però la popolazione di L.A. sa come ci si deve comportare in caso di terremoto. Altrettanto in Giappone. Ogni scolaro delle elementari ha il suo elmetto sotto il banco da indossare in caso di sisma. Da noi si vive alla giornata ma quando c’è l’emergenza, dio quanto siamo buoni, generosi, altruisti, volontari e meravigliosi.

Mi dà un fastidio enorme la retorica dell’eroismo dei volontari, dello slancio di generosità delle raccolte di fondi (occhio a dove andranno a finire i soldi, nel solito posto), i servizi sui bambini con la musica stracciabudella in sottofondo, i clown di Evita Carfagna, la mistica dei cani, della solidarietà, della beneficenza, come se chi perde la casa in un terremoto fosse sempre obbligatoriamente un poveraccio che ha bisogno dell’elemosina. Mi sta sulle balle la discesa del Deus Ex-Elicottero che va a benedire gli sfollati ( nei TG viene raccontata con toni da battaglia del grano ma nel filmato tedesco si sente un’anziana mandarlo cordialmente affanculo).

Mi dà fastidio perchè nessun giornalista pensa, ad esempio, di andare a chiedere alla Impregilo come mai quell’ospedale costruito da loro a L’Aquila è venuto giù come un castello di carte. Giusto per curiosità. Se permettete, visto che si occuperanno di ponti a minchiata unica sullo Stretto io tanticchia mi preoccupo, preventivamente.


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Ecco cosa succede a guardare troppa televisione, a fidarsi dei TG a veline unificate e dei discorsi che si fanno nel Vespasiano in seconda serata.

Guarda, Davide, sono disposta stasera a dirti che Silvio non ha colpa se, intervistato dalla tedesca RTL ha paragonato la vita in tendopoli ad un camping e per questo ci sbeffeggiano anche in Brasile. Si, non fraintendetelo, lui si riferiva solo a questo fine settimana e poi ha detto che per i terremotati vi saranno ben altre sistemazioni: gli alberghi.
Vedi Cornacchio’, quest’uomo è il contrario dei terremoti, è prevedibilissimo. Sai esattamente a che ora e a che minuto secondo sparerà la prossima cazzata, senza nemmeno bisogno che emetta radon con gli isotopi di bismuto-214.

Non è colpa sua. Dopo decenni di schiumatura del peggiore populismo itagliano, lui è ciò che rimane sul fondo del barile. E’ il prodotto finale della bollitura del buonismo iperglicemico di Portobello, dei fagioli della Carrà, delle lacrime dei fratelli d’America ritrovati, dei centrini dei carcerati, delle Telethon, della retorica del volemose bene, dell’itagliano brava gente e, in quest’ultima versione padana, del milanés dal coeur en man.
Cos’ha detto lui nell’intervista, e non è un caso che la valkiria microfonata non abbia afferrato, che i terremotati sono “circondati dall’amore dei volontari, hanno maccheroni al sugo e la coperta di pile, poi andranno al mare in albergo”, cosa potrebbero desiderare di più?
L’unica cosa che differenzia Silviobello da Raffaella è che non è un’icona gay ma forse, applicandosi, potrebbe un giorno eguagliare la mitica di Bellaria.

Quando io “faccio inutili polemiche”, me la prendo solo marginalmente con Berlusconi. E’ questa mentalità emergenziale itagliana che non è in grado di prevenire i disastri ma è solo capace di sfoderare i volontari e lo sforzo di generosità tramite l’SMS da un euro, che mi fa violentemente incazzare.

Non è vero che solo questa volta la macchina dei soccorsi ha funzionato bene. Noi funzioniamo sempre bene nelle emergenze, è la nostra specialità, nessuno al mondo ci batte. Sono la quotidianità e la normalità che siamo incapaci di gestire.
Non so quanti anni hai ma io ne avevo sei quando venne l’alluvione a Firenze e ciò che ricordo meglio, come tutti del resto, sono gli angeli studenti che ravanano nel fango per salvare i codici miniati e le tele del Pinturicchio. Abbiamo volontari meravigliosi che ogni volta danno il massimo per salvare gli altri, nessuno lo nega.

Però, e qui siamo al nocciolo della questione, se mettiamo in moto la parte razionale del cervello, dovremmo sapere che in un paese ad alto rischio sismico come il nostro, il terremoto E’ SEMPRE PREVEDIBILE. Nel senso che non si può vivere come se non dovesse mai venire.
Prevedere i terremoti significa fare prevenzione, come nei paesi civili, due a caso: Stati Uniti e Giappone.
Lo Stato di un paese ad alto rischio sismico impiega la protezione civile non solo in situazioni d’emergenza ma per fare esercitazioni periodiche ed educazione della popolazione alla reazione all’evento sismico.
Torno noiosamente sull’autobiografico ma serve per spiegare meglio. Durante lo sciame sismico a Faenza del 2000 nessuno ci disse, ed ebbero un mese di tempo per farlo, cosa avremmo dovuto fare in caso di ulteriori scosse e, Dio non voglia, in caso di disastro. Non fu affisso uno straccio di manifesto in piazza, non girò per le strade un auto che desse informazioni utili, non si organizzarono punti di raccolta, niente. I giornali e telegiornali ci ignorarono. Per fortuna non successe nulla, lo ripeto, ma non è così che si gestisce un evento come il terremoto, con un parente che a Milano non sa che ti svegli ogni notte con il letto che trema dato che nessuna gazzetta mediatica l’ha informato.

Uno Stato serio, prevede il terremoto occupandosi della messa a norma di edifici pubblici e di applicare incentivi e detassazioni per quella destinata ad edifici privati; controlla l’applicazione delle norme antisismiche nelle nuove costruzioni, concentra risorse d’emergenza in punti strategici dai quali raggiungere i luoghi maggiormente a rischio, studia e sviluppa i più moderni sistemi di previsione, che siano le radiazioni o i lombrichi. Se non possiamo fare nulla per impedire il terremoto tanto vale studiarle tutte. Non è questione di indovinare quando e a che ora, queste sono cazzate, si tratta di non farsi cogliere impreparati.

Affermare che i terremoti non sono prevedibili rappresenta l’alibi delle istituzioni per la loro impreparazione e per il menefreghismo riguardo la prevenzione e riduzione del danno. Se costoro affermano, e i loro servi “scienziati” che vanno in TV e fanno si si con la testolina, che “i terremoti non si possono prevedere”, come si fa ad accusarli poi di impreparazione, quando tira veramente il terremoto? Mica potevano essere indovini.

Se avessero ascoltato Giuliani, invece che i Geppetti delle università, avrebbero semplicemente concentrato mezzi di soccorso e materiali in Abruzzo, in modo da averli subito pronti. Come scusa avevano anche le più di 200 scosse registrate in zona fin da ottobre. Chi parla di evacuazioni dice stronzate. Nessuno pensa di evacuare Los Angeles in caso di BigOne, però la popolazione di L.A. sa come ci si deve comportare in caso di terremoto. Altrettanto in Giappone. Ogni scolaro delle elementari ha il suo elmetto sotto il banco da indossare in caso di sisma. Da noi si vive alla giornata ma quando c’è l’emergenza, dio quanto siamo buoni, generosi, altruisti, volontari e meravigliosi.

Mi dà un fastidio enorme la retorica dell’eroismo dei volontari, dello slancio di generosità delle raccolte di fondi (occhio a dove andranno a finire i soldi, nel solito posto), i servizi sui bambini con la musica stracciabudella in sottofondo, i clown di Evita Carfagna, la mistica dei cani, della solidarietà, della beneficenza, come se chi perde la casa in un terremoto fosse sempre obbligatoriamente un poveraccio che ha bisogno dell’elemosina. Mi sta sulle balle la discesa del Deus Ex-Elicottero che va a benedire gli sfollati ( nei TG viene raccontata con toni da battaglia del grano ma nel filmato tedesco si sente un’anziana mandarlo cordialmente affanculo).

Mi dà fastidio perchè nessun giornalista pensa, ad esempio, di andare a chiedere alla Impregilo come mai quell’ospedale costruito da loro a L’Aquila è venuto giù come un castello di carte. Giusto per curiosità. Se permettete, visto che si occuperanno di ponti a minchiata unica sullo Stretto io tanticchia mi preoccupo, preventivamente.


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L’amico Davide, il Cornacchione ufficiale di questo blog, in un commento al post precedente, mi rimprovera di fare inutili polemiche antigovernative quando “mai come questa volta la macchina dei soccorsi ha funzionato così bene”.
Ecco cosa succede a guardare troppa televisione, a fidarsi dei TG a veline unificate e dei discorsi che si fanno nel Vespasiano in seconda serata.

Guarda, Davide, sono disposta stasera a dirti che Silvio non ha colpa se, intervistato dalla tedesca RTL ha paragonato la vita in tendopoli ad un camping e per questo ci sbeffeggiano anche in Brasile. Si, non fraintendetelo, lui si riferiva solo a questo fine settimana e poi ha detto che per i terremotati vi saranno ben altre sistemazioni: gli alberghi.
Vedi Cornacchio’, quest’uomo è il contrario dei terremoti, è prevedibilissimo. Sai esattamente a che ora e a che minuto secondo sparerà la prossima cazzata, senza nemmeno bisogno che emetta radon con gli isotopi di bismuto-214.

Non è colpa sua. Dopo decenni di schiumatura del peggiore populismo itagliano, lui è ciò che rimane sul fondo del barile. E’ il prodotto finale della bollitura del buonismo iperglicemico di Portobello, dei fagioli della Carrà, delle lacrime dei fratelli d’America ritrovati, dei centrini dei carcerati, delle Telethon, della retorica del volemose bene, dell’itagliano brava gente e, in quest’ultima versione padana, del milanés dal coeur en man.
Cos’ha detto lui nell’intervista, e non è un caso che la valkiria microfonata non abbia afferrato, che i terremotati sono “circondati dall’amore dei volontari, hanno maccheroni al sugo e la coperta di pile, poi andranno al mare in albergo”, cosa potrebbero desiderare di più?
L’unica cosa che differenzia Silviobello da Raffaella è che non è un’icona gay ma forse, applicandosi, potrebbe un giorno eguagliare la mitica di Bellaria.

Quando io “faccio inutili polemiche”, me la prendo solo marginalmente con Berlusconi. E’ questa mentalità emergenziale itagliana che non è in grado di prevenire i disastri ma è solo capace di sfoderare i volontari e lo sforzo di generosità tramite l’SMS da un euro, che mi fa violentemente incazzare.

Non è vero che solo questa volta la macchina dei soccorsi ha funzionato bene. Noi funzioniamo sempre bene nelle emergenze, è la nostra specialità, nessuno al mondo ci batte. Sono la quotidianità e la normalità che siamo incapaci di gestire.
Non so quanti anni hai ma io ne avevo sei quando venne l’alluvione a Firenze e ciò che ricordo meglio, come tutti del resto, sono gli angeli studenti che ravanano nel fango per salvare i codici miniati e le tele del Pinturicchio. Abbiamo volontari meravigliosi che ogni volta danno il massimo per salvare gli altri, nessuno lo nega.

Però, e qui siamo al nocciolo della questione, se mettiamo in moto la parte razionale del cervello, dovremmo sapere che in un paese ad alto rischio sismico come il nostro, il terremoto E’ SEMPRE PREVEDIBILE. Nel senso che non si può vivere come se non dovesse mai venire.
Prevedere i terremoti significa fare prevenzione, come nei paesi civili, due a caso: Stati Uniti e Giappone.
Lo Stato di un paese ad alto rischio sismico impiega la protezione civile non solo in situazioni d’emergenza ma per fare esercitazioni periodiche ed educazione della popolazione alla reazione all’evento sismico.
Torno noiosamente sull’autobiografico ma serve per spiegare meglio. Durante lo sciame sismico a Faenza del 2000 nessuno ci disse, ed ebbero un mese di tempo per farlo, cosa avremmo dovuto fare in caso di ulteriori scosse e, Dio non voglia, in caso di disastro. Non fu affisso uno straccio di manifesto in piazza, non girò per le strade un auto che desse informazioni utili, non si organizzarono punti di raccolta, niente. I giornali e telegiornali ci ignorarono. Per fortuna non successe nulla, lo ripeto, ma non è così che si gestisce un evento come il terremoto, con un parente che a Milano non sa che ti svegli ogni notte con il letto che trema dato che nessuna gazzetta mediatica l’ha informato.

Uno Stato serio, prevede il terremoto occupandosi della messa a norma di edifici pubblici e di applicare incentivi e detassazioni per quella destinata ad edifici privati; controlla l’applicazione delle norme antisismiche nelle nuove costruzioni, concentra risorse d’emergenza in punti strategici dai quali raggiungere i luoghi maggiormente a rischio, studia e sviluppa i più moderni sistemi di previsione, che siano le radiazioni o i lombrichi. Se non possiamo fare nulla per impedire il terremoto tanto vale studiarle tutte. Non è questione di indovinare quando e a che ora, queste sono cazzate, si tratta di non farsi cogliere impreparati.

Affermare che i terremoti non sono prevedibili rappresenta l’alibi delle istituzioni per la loro impreparazione e per il menefreghismo riguardo la prevenzione e riduzione del danno. Se costoro affermano, e i loro servi “scienziati” che vanno in TV e fanno si si con la testolina, che “i terremoti non si possono prevedere”, come si fa ad accusarli poi di impreparazione, quando tira veramente il terremoto? Mica potevano essere indovini.

Se avessero ascoltato Giuliani, invece che i Geppetti delle università, avrebbero semplicemente concentrato mezzi di soccorso e materiali in Abruzzo, in modo da averli subito pronti. Come scusa avevano anche le più di 200 scosse registrate in zona fin da ottobre. Chi parla di evacuazioni dice stronzate. Nessuno pensa di evacuare Los Angeles in caso di BigOne, però la popolazione di L.A. sa come ci si deve comportare in caso di terremoto. Altrettanto in Giappone. Ogni scolaro delle elementari ha il suo elmetto sotto il banco da indossare in caso di sisma. Da noi si vive alla giornata ma quando c’è l’emergenza, dio quanto siamo buoni, generosi, altruisti, volontari e meravigliosi.

Mi dà un fastidio enorme la retorica dell’eroismo dei volontari, dello slancio di generosità delle raccolte di fondi (occhio a dove andranno a finire i soldi, nel solito posto), i servizi sui bambini con la musica stracciabudella in sottofondo, i clown di Evita Carfagna, la mistica dei cani, della solidarietà, della beneficenza, come se chi perde la casa in un terremoto fosse sempre obbligatoriamente un poveraccio che ha bisogno dell’elemosina. Mi sta sulle balle la discesa del Deus Ex-Elicottero che va a benedire gli sfollati ( nei TG viene raccontata con toni da battaglia del grano ma nel filmato tedesco si sente un’anziana mandarlo cordialmente affanculo).

Mi dà fastidio perchè nessun giornalista pensa, ad esempio, di andare a chiedere alla Impregilo come mai quell’ospedale costruito da loro a L’Aquila è venuto giù come un castello di carte. Giusto per curiosità. Se permettete, visto che si occuperanno di ponti a minchiata unica sullo Stretto io tanticchia mi preoccupo, preventivamente.


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