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Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 

Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l’Italia, che ne impedisce l’uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l’unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l’aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l’ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l’offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull’instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.
Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell’incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall’altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell’ordine. 
Qualcuno sente l’odore acre della rivoluzione nell’aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l’ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c’è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell’ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c’è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter “violare la zona rossa”, offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell’aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: “C’erano gli infiltrati!” Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D’Alema, l’esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d’Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d’ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.

Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c’è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E’ dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d’ordine garantito dal maggiore partito d’opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata “servizio d’ordine del PCI”, un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel ’77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E’ che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

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“Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città“.

Giornalista: “Dopo di che?”

“Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”.

Giornalista: “Nel senso che…”

Cossiga: “Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“.aticato anche l’omicidio».

(Francesco Cossiga, 23/10/2008)

***

«Mi preoccupa che ci possa essere una sorta di violenza autorizzata quando è politica. Non posso non pensare alla sentenza perdonista nei confronti dell’aggressore di Berlusconi. I reati contro la persona non possono avere inferiore dignità rispetto ai reati contro il patrimonio. In ogni caso occorre attenzione in un Paese nel quale abbiamo vissuto una stagione di terrorismo ideologico che ha praticato anche l’omicidio». (Ministro Sacconi, oggi, in riferimento alla contestazione a Bonanni)

Occhio, ragazzi. Ascoltate le sagge parole della buonanima. Occhio ai provocatori, agli infiltrati, ai fabbricatori di attentati, ai mestatori di professione, a chi non aspetta altro che un pretesto per delegittimare ogni dissenso dal regime e stringere la garrota attorno al collo della democrazia. Sarà sempre peggio, con il nanerottolo alle corde e martellato al fegato.

I simpatizzanti del regime non vanno aggrediti, vanno invece lovvati. Accoglieteli con gli urletti come se fossero i Tokio Hotel. Dedicate a loro, a Bonanni e soci, tante pagine sui blog tutte glitterose e StYlOsE. Mangiateveli di baci, soffocateli di affetto.
Non fate il loro gioco perchè loro sono loro e voi nun siete un c….

Occhio anche al PD che è sempre pronto a tenervi fermi mentre gli altri vi menano e poi è capace di andare a piangere in TV parlando di notti cilene, diciamo.

Che brutta immagine e, allo stesso tempo, che meravigliosa sintesi della giornata odierna è questo Pinocchio esanime, morto con quel braccio ironicamente teso, in mezzo ai carabinieri.

Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.

Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.

Siccome mi sono rotta i cabbasisi (i coglioni, traduco per i padani insensibili alla bellezza della vulgata sicula) mi sono rotta, dicevo, di leggere che Cossiga è stato frainteso, che l’intervista è una balla della sinistra, una volta per tutte ecco cosa ha detto l’ex presidente della Repubblica. Chi volesse controllare l’autenticità della fonte, clicchi qui per la riproduzione della pagina del QN, giornale notoriamente bolscevico.

Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Adesso, chi viene a dire che è il signor K è stato frainteso, che non sono parole gravi, si becca una virtuale pinocchiata sulle gengive. E guai se dopo si lamenta.

Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.

Update – Sentite cosa dice Debora Billi del camioncino carico di camerati manganellommuniti, arrivato con si sa come e con quali permessi in zona ultrapedonale.


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Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.

Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.

Siccome mi sono rotta i cabbasisi (i coglioni, traduco per i padani insensibili alla bellezza della vulgata sicula) mi sono rotta, dicevo, di leggere che Cossiga è stato frainteso, che l’intervista è una balla della sinistra, una volta per tutte ecco cosa ha detto l’ex presidente della Repubblica. Chi volesse controllare l’autenticità della fonte, clicchi qui per la riproduzione della pagina del QN, giornale notoriamente bolscevico.

Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Adesso, chi viene a dire che è il signor K è stato frainteso, che non sono parole gravi, si becca una virtuale pinocchiata sulle gengive. E guai se dopo si lamenta.

Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.

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Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.

Siccome mi sono rotta i cabbasisi (i coglioni, traduco per i padani insensibili alla bellezza della vulgata sicula) mi sono rotta, dicevo, di leggere che Cossiga è stato frainteso, che l’intervista è una balla della sinistra, una volta per tutte ecco cosa ha detto l’ex presidente della Repubblica. Chi volesse controllare l’autenticità della fonte, clicchi qui per la riproduzione della pagina del QN, giornale notoriamente bolscevico.

Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Adesso, chi viene a dire che è il signor K è stato frainteso, che non sono parole gravi, si becca una virtuale pinocchiata sulle gengive. E guai se dopo si lamenta.

Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.

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