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Complimenti ai grafici del PD per la scenografia. In fondo il tricolore, oltre che la nostra bandiera, è l’emblema ideale del cerchiobottismo nazionale: quello che ci permette  in ogni occasione di dare simultaneamente, belli e brutti, una botta a tutti. Una botta alla Sinistra (il rosso), una botta alla Chiesa (il bianco) e, ora che finalmente è chiaro anche il ruolo del verde, una botta alla Lega. Non è la solita malignità, è un dato di fatto.
L’idea era quella di una perfetta ripartizione tra i tre colori sul palco, ma la Gestalt, la visione dell’insieme, suggerisce un effetto percettivo molto diverso e forse inconsciamente rivelatore. 
Il Bianco, con il suo significato politico di  moderazione cattolica, è al centro, nel punto focale, e lo stesso colore fa pure da contorno, da sfondo. Un bianco predominante insomma che, assieme al verde, pone il rosso in assoluta minoranza, quasi annullandone la carica, rendendolo un rosso meno rosso del solito, un rossuccio. Anche la R di ricostruzione è verde, più grande della I in rosso e il contorno è sempre bianco. Ricordo che si trattava della manifestazione di piazza di un partito di sinistra.
Del resto, analizzando il simbolo del partito, la P è verde e la D è bianca. Il rosso fa solo da contorno, da sfondo alla D. La D poteva essere rossa e l’effetto tricolore sarebbe stato mantenuto. Invece, non so se volutamente o per caso – e sarebbe un bell’esempio di simbologia inconsapevole – si è deciso che i colori dominanti del partito fossero il bianco e il verde. Questa è la comunicazione percettiva e sappiamo che un’immagine vale più di cento parole.
La riduzione del rosso nella comunicazione visiva politica è un segno di conservatorismo che è tipico dei  partiti di destra che mantengono quel colore nel simbolo solo perché costretti dall’omaggio al tricolore. Guardate ad esempio il simbolo di Futuro e Libertà dove c’è solo un piccolo segno rosso da una parte. 
A sinistra non si dovrebbe aver paura del rosso. Nel simbolo di Sinistra Ecologia e Libertà il rosso è un po’ più presente che in quello del PD ma mica tanto, dopotutto. Sono rossi Sinistra, l’accento di libertà e lo sfondo, attenzione, lo sfondo, di Vendola. Vendola è scritto in bianco.
Per trovare più rosso e un altro colore di sinistra, il giallo, presente nel simbolo del PCI, occorre spostarsi fino a raggiungere Diliberto e Rizzo (Marco, non Jessica) ma ciò significa andare nelle riserve e nei parchi nazionali dove sopravvivono le specie rare in via d’estinzione. 
Insomma, tutto questo pistolotto gestaltiano serve per far notare ai miei piccoli lettori che il rosso in Italia sta diventando per i partiti sempre meno appetibile come segno di richiamo per gli elettori e non può essere solo un caso, visto che per inventarsi un marchio, un logo, con l’importanza che hanno i loghi nella nostra epoca, si investono denari e si spremono costose meningi.
Qualcuno ha scritto ieri su Facebook che la visione d’insieme della manifestazione del PD sembrava quella di una manifestazione di Storace. Osservazione brutale ma non priva di qualche verità.
L’impressione, sgradevole per chi ricorda altre manifestazioni, dove si capiva bene che si trattava della sinistra, è che il PD, emarginando la componente rossa, abbia bisogno di acchiappare moderati ma non solo, anche di pasturare qualcosina a destra, anzi parecchio, per tornare a vincere. Bisogna solo intenderci su quale destra vuole acchiappare, visto che da ciò che ha detto Bersani non si è capito bene, anzi sono risuonate tra le sue parole delle belle stecche di corno. Ci arrivo tra un attimo.
Il discorso di Bersani, giusto per parlar chiaro, mi è parso un compitino da 6+ con qualche caduta di stile e un paio di gaffes da cioccolatai che ormai un politico italiano non può farsi mancare.
Parto da queste ultime.

“Riporteremo l’Italia alla sua dignità, al suo buon nome, alla vocazione europeista che fu di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi. 
La malattia è l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy.”

Come dire, siamo europeisti, ma che quel nano francese e quell’altra culona kartoffeln non ci rompano i coglioni.
Bersani, un consiglio da ex elettrice, chiamali Presidente Sarkozy e Cancelliera Merkel, che il coltello dalla parte del manico ce l’hanno loro in questa emergenza. Poi, quando saremo ritornati ai fasti del Rinascimento ci potremo vantare delle nostre Cappelle Sistine. Per ora le uniche cappelle che possiamo mostrare sono uscite infelici come queste. Ah, riguardo ai padri nobili, oltre a Spinelli, De Gasperi e Prodi un Berlinguer, per fare un nome a caso, no?

Altra gaffe:

“E’ inutile immaginare una destra diversa, la destra italiana è quella e non può essere che quella!”  

Fini ringrazia sentitamente e con lui tutti coloro che si stanno sforzando per avere in Italia una destra non fascista, presentabile nel resto del mondo e con programmi diversi dai nostri ma rispettabili. L’unica via per superare le becere contrapposizioni tra destra e sinistra che tanto male ci hanno fatto. Un modo per facilitare il superamento delle ideologie.
Bersani, un altro consiglio da ex elettrice, forse di Fini avrai bisogno, tra breve.
Insomma, poveretto il segretario, si sforza tanto, ansima e si agita ma non riesce a farmi venire. Forse perché sono come il toro, ho bisogno del rosso per eccitarmi e perché non mi sussurra mai all’orecchio la parolina magica: LEGALITA’. E’ questa che dobbiamo recuperare noi italiani, prima di tutto, per recuperare dignità, come dice lui, ma chissà perché non la nomina mai. L’ Equità l’ha nominata si, per forza, il Rosso in minoranza stava urlando come un pazzo dalla buca del suggeritore, ma la Legalità proprio non l’ho sentita.
Del resto non c’è stato molto altro nel discorso oltre la solita piattaforma che non manca mai, eccheppalle. Cito solo tre banalità a caso:
“Siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità.” 
“B. deve andare a casa” 
“Basta con la denigrazione del PD”.

Quest’ultima frase era rivolta alla platea di suocere e nuore, ovviamente, affinché intendessero. Altra gaffe. I tafazzismi si lavano in casa, non in piazza.
Culmine della giornata, la fischiata al Renzi. Oh bella, visto che il PD vuole essere soprattutto moderato non vedo perché cacciare Gianburrasca. Ci sta benino anche lui nell’insieme, come biancofiorellino al centro. Un andreottino che ha visto da vicino la Ruota della Fortuna e ci si è illuminato tutto di riflesso. E poi, benedettissimi piddini che vi agitate in maniera commovente per difendere il Segretario, ma non l’avete candidato VOI, nel PD, come sindaco di Firenze, il bischero? E non avete candidato come al solito uno un tantinello di destra per sperare di vincere meglio contro la destra?

Ci sta tutto nel PD: Renzi, Bersani che non sbaglia mai, la Suor Germana Bindi, ci stanno la Susanna e Vecchioni e tutti i chitarrosi e tromboni che riescano a trovare qualcosa di interessante in questo partito.
Per quanto mi riguarda siamo ancora all’entusiasmogramma piatto.
Cosa avrà mai in quella cartelletta che porta sempre sotto braccio in ogni occasione ufficiale? Quell’accessorio così voluminoso da esaltargli tragicamente la nanezza e assai pretenzioso con quella scritta “Il Presidente del Consiglio dei Ministri”, quasi volesse convincere gli altri e soprattutto sé stesso del suo ruolo portandoselo scritto addosso a lettere d’oro? Se avete notato, nessun altro capo di stato sente la necessità di dotarsi di un tale segno di riconoscimento. Perché non ne ha bisogno. Il mai-stato-bocciato invece si.
A me dà l’impressione che alla cartellona grande come il suo Ego e probabilmente fatta in pura pelle di comunista lui ci si aggrappi, come fanno gli oratori insicuri con le penne stilografiche, che tormentano e agitano a mezz’aria per darsi coraggio. 
Linus aveva la copertina, lui la cartelletta che porta in giro neanche fossero le tavole della legge di Mosé. 
Scommetto che, visto il personaggio e la sua inconcludenza, la cartelletta contiene solo fogli bianchi.
Un partito progressista maturo, che ha superato le sue malattie infantili, compreso l’infantilismo, raggiungendo una buona autostima e che mira a governare addirittura una nazione intera non avrebbe paura. Non temerebbe un movimento d’opinione da percentuali sotto il cinque per cento – attualmente attorno al 3.0% nelle intenzioni di voto –  che sotto l’involucro di puro marketing ha forse solo il volatile entusiasmo dei suoi sostenitori e che probabilmente non sottrae voti solo a lui ma anche a destra. Magari cercherebbe di capire cosa, di quel movimento, attira gli elettori, soprattutto giovani. Quali sono i suoi argomenti vincenti. Vedrebbe se è il caso di copiarne qualche idea ed iniziativa, se valide, per attirare a sé il consenso di quegli elettori. Insomma si comporterebbe da adulto razionale e consapevole.
Invece, come ha dimostrato l’ultimo caso, quello delle elezioni regionali del Molise, vinte dal candidato di centrodestra per un venticello di corpo sul PD, il partito democratico, invece di prendersela con sé stesso, come fanno gli adulti, ha trovato subito il responsabile della sua sconfitta, il Grillo espiatorio. 
Insomma, il piccolo Piddì ha frignato pestando i piedini per terra e chiedendosi, pieni di pianto gli occhi, come osavano gli elettori italiani di sinistra non votare il meraviglioso partito di Bersani e della Dama Grigia. Stronzi anche loro, sottinteso, come i radicali.
Se perfino la sconfitta nel minuscolo Molise, una regione con poco più di 300.000 abitanti (la popolazione di una città come Bari), riesce ad affossare l’autostima di un grande (numericamente) partito mandandolo in panico per un 3% perso e portandolo a chiedere metaforicamente la testa di un comico pensionatosi in politica, credo ci sia ben poco da fare.
Il bipartitismo in Italia ha prodotto un curioso effetto. Uno dei partiti del duopolio, invece di diversificare l’offerta e tenerci a distinguersi dall’altro, si è quasi completamente identificato con l’aggressore, ovvero con l’impresario di avanspettacolo sceso in politica. Di conseguenza, ragionando ormai in termini di palcoscenico e borsettate reciproche tra primedonne, soffre se un comico gli ruba la scena.  Che i due siano uguali e complementari, aggressore ed aggredito, e che ragionino allo stesso modo, lo dimostra il fatto che B., il Barnum del consiglio, applaude Grillo che “porta via i voti alla sinistra”
Non c’è solo avanspettacolo ma anche una mentalità da presidente del Borgorosso Football Club nei due PD (con L o senza) . L’importante non è partecipare ma vincere, se abbiamo perso non è perché siamo delle pippe ma perché ci hanno dato contro un rigore che non c’era, e poi ce l’hanno tutti con noi, e c’è la sudditanza psicologica degli arbitri.
Grillo, con tutto il rispetto per l’entusiasmo e la costanza nel difendere le sue costose idee, può far paura solo a partiti così. A partiti per i quali il problema non sono loro, i loro dirigenti e programmi, sono gli altri che sono grillini.

“Mi era capitato in passato di avere rapporti con prostitute, come a volte agli uomini accade – specie se oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private. “

“So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante. Mi scuso per quel che sto dicendo, ne avverto gli aspetti moralmente condannabili, ma è così. Un riposo”.
“Io non sono omosessuale. Non ne faccio un vanto, ma non lo sono. È così. Ho amato solo donne. Moltissimo, e con frequente reciprocità. Dai transessuali cercavo un sollievo legato alla loro femminilità. Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, almeno nel mio caso. Non importa, non c’è scambio su quel piano. È il loro comportamento, non la loro fisicità, quello che le rende desiderabili. Ma temo che ogni parola possa suonare come una giustificazione: non è quello che voglio.”
“Perché io sono il figlio di Joe Marrazzo.”
 (dall’intervista a Piero Marrazzo di Concita de Gregorio, La Repubblica, 15 agosto 2011)

Insomma, se ho capito bene, un uomo cerca una prostituta mica perché vuole fare sesso a pagamento ma perché è afflitto dall’ansia di prestazione sociale, perché vuole riposarsi, perché una transessuale è una “donna con una marcia in più” rassicurante con la quale confidarsi e perché è oppresso da una figura paterna troppo ingombrante. 
Ho visto una maglietta in una cartoleria, giorni fa. C’era scritto cosa vogliono le donne dagli uomini: una sfilza di cose, un elenco lunghissimo. Sotto, in piccolo, ciò che vogliono invece gli uomini dalle donne
“1) Dargliela; 2) Non rompere i coglioni”. 
Ecco, la psicologia potrebbe essere tutta qui. Basterebbe che gli intervistati mantenessero questa sincerità, quella delle magliette, mentre rispondono alle domande.
Vale la pena, quindi, di occuparsi ancora del colto in flagrante in Via Gradoli – Gesummaria, è dal 1978 almeno che Via Gradoli pullula di spioni – che sciorina tutto il più trito repertorio giustificazionista dell’utilizzatore finale tipo? Direi di no. Anche la nota edipica finale – che è alquanto rivelatrice del problema di fondo che affligge il nostro eroe, oserei dire il focus – è di una banalità quasi imbarazzante. 


Se ne parla, del Marrazzo, invece della solita pantera ferragostana in fuga nell’Agro Pontino, perché quel “donne all’ennesima potenza” ha fatto incazzare di brutto le donne che scrivono su blog e giornali. 
E perché, poi? Certo, dal punto di vista dell’apparenza, del corpo, le trans sono super-ultra-maxi-mega-super-funky donne ma se è vero che sono così comprensive forse è perché sono anch’esse maschi. Chi meglio di un maschio può capire le esigenze di un altro maschio? Il loro valore aggiunto non consiste nell’essere “femmine più” ma nell’essere sia maschi che femmine allo stesso tempo e nel fatto di incarnare la femmina che l’uomo vorrebbe essere. 
Una femmina ipersessuata, con tutto il buono della donna meno le paturnie premestruali e l’appiccicosità del “mi pensi, ma quanto mi pensi, ma mi ami, ma quanto mi ami, quando mi sposi?” e, cosa non da poco, l’assenza del rischio di rimanere incinta e di incastrarti con il pupo. Mi spingerei oltre e direi, perfino, senza quella fastidiosa e pretenziosa vagina, mai soddisfatta dalle loro prestazioni di maschi modello standard. 
La trans invece è una superfemmina che non dirà mai di no al sesso anale e che per giunta ti potrà fare anche un notevolissimo massaggio prostatico dalla porta posteriore salvando le apparenze.
Eh si, perché se qualcuno maliziosamente fa notare che quasi tutti gli annunci AAA dei trans sui giornali offrono non meno di 23×17 motivi per apprezzarne le doti, ci sarà un motivo o no? Qualcuno potrebbe sentirsi tutt’altro che rassicurato da tali convincenti argomenti. No problem, i Marrazzi di turno vi spiegheranno che le trans sono “donne all’ennesima potenza” e che il pistolone è irrilevante, se ne sta lì buono ad ascoltare anche lui le solfe esistenziali del cliente, così qualunque criptogay potrà salvare l’imene alla propria ipocrisia omofobica. Cosa vuoi di più dalla vita, mio caro lucano?


Come potete vedere, noi donne non c’entriamo in questo discorso. E’ tutta una cosa loro tra maschi, quindi non dobbiamo assolutamente offenderci. 
Concita, la prossima volta portaci qualcosa di più interessante di un cliente. Che ne so, un serial killer.
I telespettatori italiani, di fronte ad un programma intitolato: “Ora ci tocca anche Vittorio Sgarbi”, hanno avuto l’unica reazione fisiologica e comportamentale possibile: la fuga, che si abbina così bene alla toccata.  Se mi floppi ti cancello. Programma già kaputt.
Stesso successo, più o meno, del programma di Giuliano Ferrara, con annesso crollo verticale di share. Gli agit-prop storici del nano sulla RAI non bucano lo schermo, te lo fanno spegnere proprio.

Non so perchè se ne meraviglino. Sia Ferrara che Sgarbi imperversarono per anni sulle reti Mediaset, spappolandoli a ormai generazioni di telespettatori. Ricordate la predica postprandiale di “Sgarbi quotidiani” e la propaganda squeeze&serve dell’hamburgerone umano a “Radio Londra?”
La gente s’è rotta i coglioni. Appena li vede cambia canale. Chiamatelo effetto boomerang, overloading, eccesso di informazione ma ne è vittima anche il Bagonghi del Consiglio che ormai, come appare sullo schermo, provoca conati di vomito perfino in casa Bondi.
In generale, la fuga dalla televisione è un bene ed è ormai una tendenza inarrestabile.  E’ azzeccatissima, in questo senso, l’ultima campagna di Sky, “La tua vita viene prima della TV”, dove attori e sportivi invitano i telespettatori a riprendersi la vita, a fare altro che guardare la televisione.
Altro effetto boomerang inatteso, secondo me. 
Sky intendeva invitare il telespettatore a fare altro mentre il suo registratore a pagamento registra il programma da vedersi comodamente dopo. Tuttavia, anche a causa di certe  scelte scellerate come il voler cancellare Current (per compiacere Bagonghi agli ultimi rantoli e farsi mollare il Digitale terrestre, si maligna in giro), Sky rischia di convincere il destinatario del messaggio a fare il passo successivo.
Già che, da quando mi sono liberato della TV, ho riscoperto la lettura, lo sport, la convivialità con gli amici, il sesso, gli hobby, chi cavolo me lo fa fare di pagare l’abbonamento a Sky, che oltretutto mi cancella i miei canali preferiti a tradimento?

Chi di capra ferisce, di capra perisce.

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“Esistono le famiglie tradizionali che fanno crescere i bambini e li educano. Questi quando sono grandi pagano tasse e contributi anche per le pensioni e l’assistenza sanitaria di quelli che i bambini non li hanno avuti, e che hanno avuto invece molti soldi in più durante la vita. Sennò da dove pensiamo che si prendano i soldi per pagare le pensioni ai gay?”
 (Rocco Buttiglione – Radio24, “La Zanzara” 27 aprile 2011, dal minuto 66 in poi)
Quale problema affligge quest’uomo? Ho una mia teoria ma per spiegarla ho bisogno di una breve premessa.
Avete presente quelle notti insonni, oppure quei risvegli precoci delle tre del mattino seguiti dall’incapacità di riaddormentarsi, quando si viene assaliti da pensieri tipicamente notturni? Mi riferisco a quei pensieri che si sforzano di essere assolutamente logici e razionali e di solito sono la ricerca disperata della soluzione di un problema che abbiamo dovuto affrontare durante la giornata appena trascorsa ma che in realtà sono giri a vuoto di un cervello che, invece di sforzi di problem solving, avrebbe un tremendo bisogno di dormire e di lasciarsi andare all’irrazionalità salutare del sogno per farsi un salutare defrag e cancellare tutte le informazioni ridondanti ed inutili e i file danneggiati che affollano la mente.
Avrete notato che, di solito, dopo una nottata passata a rimuginare, perduti nel labirinto del nostro cervello, dopo anche una breve dormita, alla mattina la soluzione del problema giunge all’improvviso e senza alcuna fatica, con il tipico meccanismo dell’insight (la lampadina di Archimede, per intenderci.)
Ecco, chi è afflitto in maniera costante da questi pensieri notturni che, dopo un po’, tendono a prendere il sopravvento anche durante l’attività cerebrale diurna, può arrivare a concepire ragionamenti proprio come quello di Buttiglione. Un concetto più contorto di un fusillo su famiglie, figli, gay e pensioni che alla fine si concretizza nell’assunto illogico che l’unico scopo della vita è procreare. Che chi non procrea e magari è pure frocio è un po’ come quei disabili dell’epoca nazista che costavano tot marchi al giorno e che se fossero eliminati lo Stato risparmierebbe milioni. Vi ricordate quella famosa scena di “La vita è bella” con la maestra fascista che parla entusiasta di come si studia l’aritmetica nelle elementari del Reich? 
Per Buttiglione è veramente insopportabile l’idea che un proprio figlio sia costretto, da grande, a pagare con i propri contributi INPS la pensione dorata di Dolce & Gabbana e magari l’ennesima Vespa leopardata al suo anziano ex parrucchiere. 
Dopo una sana dormita e ragionandoci di nuovo su potrebbe venirgli in mente che, per esempio, ci sono persone che non possono procreare per motivi di infertilità e perché c’è una legge, voluta dalla sua parte politica, che impedisce loro di ricorrere alla procreazione assistita; che ci sono gay che, lavorando una vita intera sudando come somari a mille euro al mese, non come stilisti alla moda ma come operai, meccanici e impiegati e quant’altro,  pagano le pensioni a chi bivacca in Parlamento e che, dopo appena cinque anni, ha diritto ad una pensione vergognosa da migliaia di euro al mese.
Che pure i gay lavoratori pagano la pensione a chi i figli non li ha avuti. Per esempio ai preti, compresi quelli pedofili. 

Ma quanto è stupida l’omofobia, quanto è violentemente idiota nella sua irrazionalità? In un paio di giorni due episodi di intolleranza verso le persone omosessuali hanno riempito la pagina dell’imbecillità sui giornali.
Nel primo, un presunto vero uomo apostrofa per strada Paola Concia e la sua compagna con una sequela di insulti di stampo nazista, il più carino dei quali è ” vi dovevano bruciare nei forni”. E solo perché le due donne camminavano tenendosi per mano. 
Tranquilli, non è il sesso a turbare l’aspirante addetto volontario al crematorio, ma l’affettività. C’è gente talmente disturbata emotivamente che può venire sconvolta dalla manifestazione di un normalissimo gesto d’amore.
Il giorno dopo, la notizia dell’episodio di omofobia ai danni di una parlamentare viene riportata sul “Giornale” e lì, i soliti commentatori più a destra di Hitler ci mettono del loro, dicendo che, “si, è vero, che schifo le lesbiche”. Addirittura se la prendono con la Concia perché ha giustamente reagito nei confronti dell’ominide omofobo. Come si permette, questa, di difendersi da un’aggressione incivile?

Per il secondo episodio mi scuso se dovrò nominare, nell’occasione, Carlo Giovanardi. Il sottosegretario se l’è presa con una pubblicità IKEA  che raffigura due uomini che si tengono per mano (arridaje, fidatevi, è l’affettività che li sconvolge, il volersi bene e il dimostrarselo, non il sesso). 
Lo slogan della campagna incriminata è che IKEA è aperta a tutte le famiglie, quindi anche a quelle omosessuali. Per forza, IKEA deve vendere la sua mercanzia e se ne frega se sul divano Klippan ci faranno l’amore lui e lei, lei e lei o lui e lui. O tutti assieme appassionatamente. Basta che comprino. Si chiama legge del mercato, della domanda e dell’offerta. Il consumatore non ha sesso. E’ un portafogli che cammina.
Casomai un Giovanardi così attento alla difesa della sacra istituzione familiare messa a repentaglio dai busoni che infestano i centri commerciali, potrebbe preoccuparsi che sul Klippan non venga molestato qualche bambino da un genitore, parente, amico di famiglia o prete, o vi venga semplicemente maltrattato da un genitore eterosessuale ma sociopatico.
Viene da sorridere a pensare che questi omofobi idrofobi  votano e si fanno inchiappettare politicamente da quasi vent’anni da un tizio che si è rimminchionito a furia di guardare gli spettacolini lesbo che le sue amiche fidanzatine gli organizzano tutte le sere, coinvolgendo anche presunte maggiorenni.
Sono ipocriti e incoerenti e se non lo fossero non si divertirebbero.

Due donne che si tengono per mano scatenano la voglia di riaccendere i forni ma  è noto che se due pezzi di strafighe nude con il tacco del dodici e un collare da cane al collo si slinguazzano su un palco la cosa è considerata dagli uomini cosiddetti normali cosa assai arrapante.
Ecco quindi che cominciamo a capire il perché di certe reazioni. Finché il lesbo è una rappresentazione delle fantasie maschili più trite esso è accettato e promosso in tutte le sue manifestazioni. E’ sottinteso che le due, ipersessuate e rigorosamente etero, si esibiscono solo per far piacere all’uomo e alla fine torneranno a farsi trapanare dal loro padrone assoluto. Come recita lo slogan di un pornazzo: “In mancanza di cazzo si può diventare lesbichette”. L’amore fra donne come ripiego, non come scelta.
Se invece è l’amore sessuale tra due donne a volersi affermare, magari facendo a meno dell’uomo, la reazione di chi si sente escluso è violenta e rabbiosa e può arrivare a forme estreme di punizione, come lo stupro rieducativo delle lesbiche che è piaga endemica in Sudafrica.
Non che le cose vadano meglio se sono due uomini a tenersi per mano per strada. Da un certo punto di vista la rappresentazione dell’affettività e del sesso tra uomini è ancora più osteggiata da una società maschilista di eterosessuali ad ogni costo. La violenza contro i gay è talmente diffusa che non fa più nemmeno cronaca, nemmeno gli episodi più truci.
Per giunta, al contrario degli uomini che amano il lesbo show, noi donne non ci arrapiamo a vedere due palestrati che si inchiappettano nella doccia e non ci sogneremmo mai di chiedere a due nostri amici particolarmente gnoccoloni di farlo per noi.
Non perché non li troviamo belli e seducenti ma perché se due uomini vogliono fare sesso è giusto per noi donne sentirci di troppo e non voler disturbare. Senza nemmeno illuderci di volerli redimere, con la nostra immensa presunzione.
Iniziano ad arrivare alcuni flebili lamenti di riprovazione nei confronti del governo dagli elettori di Berlusconi, affidati alle pagine online dei siti azzurri e ripresi ieri in un articolo dell’Unità.

«Presidente, se vuole avere la stima degli italiani tagli gli stipendi dei suoi ministri. Altrimenti sarà come tutti i suoi predecessori».
«Silvio, caccia tutti i mariuoli e guardati dai finti amici. Tieni duro perché altrimenti andiamo tutti a pu…..e».
«Presidente, quando si deciderà a dare spazio a giovani onesti e preparati e dismetterà servi, ballerine, estetiste forse sarà tardi per Lei».

Questi lai dovrebbero stringerci il cuore come i gemiti dei piccoli di foca presi a bastonate o i belati degli agnellini condotti al macello e invece, a me personalmente, fanno venire il sorrisetto da Gioconda, oltre alla voglia di prendere la mazza da baseball ed assestare qualche colpo di grazia agli ingenui che non si sono accorti di aver eletto una manica di ladri. E che, oltrettutto, non si rendono conto, talmente sono ingenui, che le puttane, i servi e di conseguenza i famosi ladri li ha messi lì proprio Berlusconi, non la Fata Turchina o Babbo Natale.
Eppure i presupposti perchè andasse a finire nel magnamagna c’erano tutti. Quando si mandano in Parlamento, oltre alle favorite di letto ed ai compagni di merende, frotte di inquisiti e addirittura condannati in via definitiva, qualche sospetto dovrebbe nascere anche nell’elettore più sprovveduto.

Questi commenti sono antropologicamente e sociologicamente interessanti perchè mettono a nudo il problema principale che affligge questo paese e che bisognerà, una volta risolto il nodo Berlusconi, affrontare con serietà. Magari con l’aiuto di una classe dirigente veramente moderna. Mi riferisco alla voglia di dispotismo, di piccolo padre, di conducator che ancora affligge gli italiani e che li spinge a cercarsi, più che un governante capace, un diopadreonnipotente al quale delegare ogni decisione importante che li riguardi.
I commenti sono preziosi perchè denunciano il carattere intrinsecamente dispotico del berlusconismo ed il tipo di relazione immatura che gli elettori hanno con Berlusconi.

Se avete notato, questi elettori delusi non se la prendono con Berlusconi per la corruzione dilagante ma con chi gli sta attorno, con le figure in secondo piano, con i comprimari e le comparse.
In qualunque altro paese europeo avrebbero detto: “Berlusconi, hai fallito, vattene a casa e non farti più vedere” ma purtroppo questa non è l’Inghilterra di Gordon Brown e Berlusconi non abita al 10 di Downing Street.
Lui, il protagonista, il Papi Re, è sempre innocente, ha sempre ragione. Il popolo lo giustifica. Se ha sbagliato è perchè è stato ingannato, perchè i “cattivi” lo hanno indotto in errore, perchè qualcuno ha carpito la sua fiducia. Perchè lui è buono. Non può essere cattivo.

Certi comportamenti ed atteggiamenti dei popoli possono essere tranquillamente descritti con i modelli della psicodinamica individuale. Più il popolo è coeso in un pensiero unico, come avviene delle dittature o pseudo tali, più il parallelo è azzeccato.
Dal punto di vista psicologico, questo atteggiamento fideistico degli elettori di Berlusconi nei confronti del potere politico e della figura del capo è profondamente infantile perchè ricalca la relazione padre-figlio vissuta dal bambino piccolo, per il quale il padre è infallibile e un modello da copiare pari pari. Successivamente arriverà la fase adolescenziale del rifiuto e della ribellione ma, fino a quel punto, ogni cosa che fa papà è buona e giusta, comprese le malefatte.
Non si può negare che questi italiani vogliano tutti diventare come Berlusconi, da grandi, che ne siano orgogliosi al punto di sentirsi un poco partecipi di tanta fortuna e di vantarsene con gli altri bambini: “il mio papà è più ricco del tuo, gne gne.”

C’è dell’altro, però. Il bambino nutre una fiducia cieca nei confronti del padre, si affida completamente a lui. Così succede al popolo-bambino che si fida ciecamente del dittatore.
Non rivendica sempre, Silvio, che il popolo gli ha dato fiducia con il voto? Non lo ripete fino alla nausea?
Ora càpita che papà a volte abusi di questa fiducia e faccia delle brutte cose al bambino , il quale però non ha il coraggio di credere che possa averle fatte perchè sarebbe come ammettere di essere stato ingannato da colui che non avrebbe mai dovuto farlo. Ciò equivarrebbe al crollo di un mondo intero, al verificarsi di un evento devastante.
Per cui rimuove, nega o proietta il male su altre figure, su comodi capri espiatori e babau perchè ha disperatamente bisogno di continuare ad avere come riferimento un padre infallibile che non lo deluda mai.

Nei regimi dittatoriali succede spesso che il buon padre di famiglia che ha carpito la fiducia del popolo si tramuti in abusante. Il popolo ha sotto gli occhi gli abominii del regime, li subisce sulla propria pelle ma non ha il coraggio di denunciarli o di ribellarvisi. Il dittatore carismatico tiene il popolo sotto ricatto emotivo. La disillusione è talmente dolorosa che è meglio illudersi che non sia successo nulla.

Il conflitto interiore tra percezione inconscia dell’abuso subìto e necessità di conservare un’immagine buona del padre provoca un devastante disturbo nevrotico e una depressione caricata da un’enorme rabbia repressa. Magari, dopo vent’anni, questa rabbia nascosta riuscirà a tramutarsi in aperto risentimento verso l’abusante ed in ribellione e voglia di giustizia ma intanto il male corrode all’interno chi lo ha subìto.

La reazione depressiva dei popoli abusati si concretizza nel ritiro dalla partecipazione politica, nel ripiegamento su se stessi ed in uno sfrenato individualismo, nella sensazione provata che non vi possa essere alcun tipo di cambiamento possibile, nel nihilismo. Un popolo malato dentro perchè è stato ingannato ha anche paura degli altri, soffre di diffidenza paranoica nei confronti dei diversi perchè è su di essi che proietta la propria angoscia.

Solamente il ristabilimento della democrazia, che non a caso corrisponde in questo modello ad una fase evolutiva successiva all’infanzia, può condurre verso un rapporto quasi paritario tra popolo e governanti.
In democrazia il capo che sbaglia viene cacciato senza giustificazioni e ricatti emotivi perchè è solo un amministratore, non un deus ex machina o una figura paterna. Soprattutto al capo si riconosce la responsabilità finale di ciò che fanno i suoi sottoposti. Se la nave va a fondo è colpa del capitano, non di una congiura dei boccaporti.
Generalmente la cacciata avviene senza alcun spargimento di sangue, con la semplice rescissione di un contratto e con nuove elezioni. “Vi ringrazio, è stato bello, vi auguro una buona giornata.”
In democrazia la relazione tra governanti e governati è sana, matura, adulta, basata sull’Io cosciente.
Quella tra capo carismatico e popolo bambino invece è malata, immatura, infantile, dominata dall’inconscio. Ecco perchè i popoli che vogliono uscire da una dittatura lo fanno spesso abbandonandosi ad atti di violenza inaudita. La ferocia agita sul corpo di Mussolini a Piazzale Loreto era anche quella di un popolo ingannato, ferito, abusato e trascinato in un abisso di morte e distruzione fino alla follia.

Per tornare al berlusconismo, ai suoi elettori che cominciano forse a togliersi il prosciutto dagli occhietti, come finirà?
Siamo in una situazione anomala come poche. Siamo in una democrazia però guidata da un dittatore seguito da un popolo adorante che però comincia a vedere nel suo regime qualche ombra.
Gli italiani saranno capaci di liberarsi di Berlusconi e della sua cricca di affamati di potere e soldi in maniera pacifica o perderanno la testa? Si limiteranno anche questa volta alle monetine o andranno oltre? Difenderanno il loro caimano fino in fondo o la crisi sarà come un bello schiaffo sonoro in faccia che ci farà svegliare tutti?
Dipenderà anche dalla capacità di chi si oppone al governo, dall’esterno e dall’interno, di proporre alternative concrete. Ne va della nostra democrazia.

A proposito di opposizione. “Non si tratta di mele marce” ha detto Don Bersani, riferendosi ai casi di corruzione che hanno coinvolto i castamen governativi, “ma è tutto il cesto ad essere marcio”.
Io aggiungerei che il problema è l’albero. Che sarebbe da tagliare rasoterra.

Oh, è stata un’esperienza unica. Faticosa come una discesa di rafting ma da provare.
Se fosse stato per me mi sarei ben guardata dal commentare sul loro sito. Avevo dato una scorsa l’altra sera ai commenti di un loro post dove si era avventurata Galatea per discutere, tra l’altro, di aborto prendendosi le sue belle borsettate andropausiche e mi era bastato. Avevo capito l’aria che tirava.
Tra parentesi, sull’aborto loro non sono né pro né anti, ma tendenza “every sperm is sacred“. Di quelli che pensano che le donne abortiscano solo per fare un dispetto all’uomo e sbarazzarsi dell’effetto collaterale di quel rompicoglioni di uno spermatozoo più veloce di Usain Bolt che ha osato interromper loro il ciclo. Tanto il disturbo di un aborto è come quello di farsi fare le extensions dal parrucchiere e adesso che basta un poco di zucchero e la pillola va giù è una pacchia, vero ragazze? Abbiamo proprio bisogno di un bell’aborto rilassante, ogni tanto. Meglio di un massaggio Shiatzu.
Giusto per far fischiare ancora un po’ le orecchie a Luttazzi, una sua celebre battuta: “Se fossero gli uomini a restare incinti l’aborto si farebbe dal barbiere”.

Ad ogni modo, quando ho scoperto che era stato linkato il mio post di qualche giorno fa nei commenti ad un loro scritto dedicato al dramma degli uomini separati – argomento scottante e serio che andrebbe trattato con ben altra lucidità – non ho resistito. Sono andata a vedere le reazioni al mio scritto bastardo. L’esordio prometteva bene:

Che tristezza, questa qui si presenta addirittura come una psicologa. E’ proprio vero che oramai le lauree finiscono per regalarle 🙂

Ecco, nonostante nei commenti successivi mi sia sentita dire di molto peggio e solo perchè li avevo insigniti dell’appellativo di sfigati, chissà perchè gli brucia tanto, ciò che mi ha sconvolto di più è questo. Si definiscono un movimento intellettuale e di sinistra e poi ragionano come i trogloditi con il complesso della donna che ha studiato. Che, cazzo, ha una sua competenza. Che se ti dice che ti comporti da sfigato potrebbe perfino avere ragione.
Forse pensano che le Università siano come le discoteche, dove le donne entrano gratis. Scommetto che se avessero una gamba in cancrena e il chirurgo che deve loro salvare la vita fosse donna si farebbero prendere dalle smanie: “Ma non sarà che nel bel mezzo dell’amputazione posa il coltello di Liston e si rifà il trucco? “

Il resto dei commenti che ha scatenato il mio intervento nel sancta sactorum degli ometti versione beta ve lo risparmio. E’ qui per chi si sente attratto dai fenomeni bizzarri e vuole farsi un brutto viaggio da acido andato a male nella misoginia di bassa lega.
Riassumo, solo per chi vuole risparmiarsi la fatica, che mi sono presa, in ordine sparso, oltre al fatto della laurea regalata, della femminuccia, superficiale e misandrica, dell‘imbecille, velatamente della troia e della puttanella dal Gran Maestro in persona – che non è Paolo Barnard come ho erroreamente riportato, ma tale Fabrizio, un vero signore – e, dulcis in fundo, siccome sono pure ometti de sinistra, della razzista-fascista-stalinista. Evvai!

Oltre che a Galatea, esprimo tutta la mia solidarietà al malcapitato Giosby, che ha provato da uomo a controbattere alle minchiate degli ometti e si è beccato addirittura del povero idiota.

Cari ometti, non vi chiamo più sfigati se no vi offendete ( dopo questa esperienza diretta con voi ometti è più consono), sinceramente mi preoccupate perchè quando si vedono complotti femministi dappertutto, si pensa che Galatea e Lameduck siano non due personalità distinte ma un’unica entità maligna proteiforme e persecutoria e ci si inventano campagne di persecuzione inesistenti da parte di chi ha anche da lavorare e non ha l’abitudine di intasare le caselle email di insulti, perchè non ha più un’età mentale di 12 anni e, concludendo, quando si leggono minchiate del genere:

Le donne hanno più bisogno di sesso perché ci vivono: pensano soprattutto a trovare uomini, a prostituirsi. Le donne non hanno interessi come sport, cinema, e altro….l’interesse principale è attirare il maschio e farsi servire; devono sentirsi superiori perché desiderate e rispettate. Alcune hanno invece interesse per i cani, i gatti e altri animali.

io a questo punto, scusatemi tanto se è una donna che ve lo dice, ma normalmente consiglio di rivolgersi ad uno bravo. Maschio, naturalmente, per carità.

P.S. Dear little men, siccome insistete con l’insinuare che io e Galatea avremmo inviato mail di insulti a S.E. Fabrizio Marchi,** Gran Maestro degli Ometti Beta, che manda qui il suo avvocato invece di interloquire di persona, ribadisco che, essendo come da voi affermato, tali email anonime, affermare che siano state inviate da noi è una pura illazione e si configura come delirio paranoico di persecuzione. Credetemi, certe cose noi ragazze in carriera non le facciamo. Preferiamo di gran lunga, almeno parlo per me, scarabocchiarvi qualche sberleffo sulla maglietta firmandoci con un bell’autografo. Se vi danno dei rotti… beh, non datene la colpa a noi. Quella è un’accusa più da confratelli di genere. Per noi siete sempre i nostri cari sfigatelli.
E poi, vi siete tanto adombrati per la questione della fellatio reciproca. Non avete neanche capito che non era un insulto ma una dottissima citazione da Pulp Fiction, come quella del circolo del cucito. Ah, già, dimenticavo, secondo voi alle donne non interessa il cinema.

** Grazie ad una soffiata di Klara scopro che il Fabrizio ha scritto pure dei libri e che è un ex-lottacontinuista. Come Paolo Liguori, Gianfranco Micciché e Giampiero Mughini. Bella gente che si è fatta catturare dal raggio traente di Silvio, ovvero l’archetipo dell’uomo alfa. Poi dicono che il raggio traente è una cazzata.

“Se domani il Parlamento approvasse col voto di tutti una leggina per cui chi è condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione per 5 anni non si può candidare, la pubblica opinione direbbe ‘meno male’, reagirebbe positivamente, e le istituzioni politiche acquisterebbero un tassello di fiducia in più rispetto a oggi”.

A Gianfra’, io avrei detto, molto più bovinamente, che chi è stato condannato o anche solo inquisito, in Parlamento non ci può proprio più mettere piede, vita natural durante. Anche tenendo conto dei 13 mila euro e passa di stipendio che i tuoi colleghi parlamentari, fedine penali pulite e zozze non importa, prendono ogni mese, alla faccia dei desperate workers. Di solito mi piaci ultimamente ma stavolta hai fatto click.

Umanamente e psicologicamente ti capisco però. Con quei 70 Condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio ELETTI IL 13 E 14 APRILE 2008 AL PARLAMENTO ITALIANO, pensando di non vedere più né Bossi, né Maroni, né Borghezio, avrai avuto paura di restare solo, in un’enorme aula deserta con quattro uscieri.
Hai avuto un trip di agorafobia. Un banale attacco di panico.
Ora però parliamo seriamente di pulizia in Parlamento. Vuoi?

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