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Riassunto delle balle precedenti. Eravamo rimasti al Bin Laden in salsa verde della foto qui sopra. Altro dozzinale fake, anch’esso subito smascherato dagli scafati smanettoni photoshoppisti della Rete. Vista la bassa qualità dei fotoritocchi,  Obama e soci hanno deciso infine di non mostrarci più nulla, adducendo il motivo che il cadavere sarebbe stato in condizioni troppo impressionanti per i nostri stomacucci deboli. Capirai, dopo aver visto i bambini nati dopo il trattamento all’uranio impoverito in Iraq, cosa vuoi che sia?

Veniamo agli ovetti freschi di giornata. Un giornalista esperto in faccende di Al Qaeda afferma che Bin Laden è morto di malattia qualche giorno fa e quindi gli Ammeregani avrebbero deciso di inscenare il blitz – o semplicemente  dichiarare che esso è avvenuto, per far credere che il nemico pubblico n° 1 fosse morto per mano loro. Per farsi belli, insomma. Il giornalista l’avrebbe saputo dal medico di base di Osama. O forse da suo cuggino.
Al Qaeda si fa sentire e conferma la morte di Osama, aggiungendo che farà di tutto per vendicarlo, offrendo quindi lo spunto per altri vent’anni di “Guerra al Terrorismo”.
Infine, spulciando tra i computer del de cuius, la CIA ha scoperto che stava preparando un altro attentato, indovinate per quando? Per l’11-9-2011, per la gioia dei numerologi seguaci della teoria dell’11:11.

Non meravigliatevi se ogni giorno le storie diventano sempre più assurde e smaccatamente inverosimili. Fa parte del gioco. Non sei un vero Potere con i controspionaggi se non obblighi il popolo “a credere che gli asini volino”, come dice Giulietto Chiesa.
Il vero Potere consiste nel costringerti a vivere la frustrazione di non riuscire mai a smascherare le sue menzogne. Tu sai che sono menzogne, ma non riuscirai mai a dimostrarlo. Più la menzogna è grossa e più il Potere si consolida perché il popolo la crederà, incapace di gestire il dolore della frustrazione e preferendo la più consolatoria bugia.
Non è questione di essere complottisti.  Tra parentesi, secondo me è meglio essere complottisti che fessi.
La questione fondamentale non è sapere con certezza se Al Qaeda esiste o è solo una sigla di comodo, se l’11 settembre è andata veramente come ce l’hanno raccontata e se Bin Laden è morto o meno. Il punto è  se, in nome di una comoda faciloneria e del vizio di delegare i fatti nostri a chi se ne approfitta, per non saper gestire la frustrazione causata dal mancato raggiungimento della verità, dobbiamo rinunciare per sempre a controllare le fonti, a mettere in discussione le affermazioni del potere. Compito che sarebbe principalmente del giornalista e, di rincalzo, del politico che milita nell’interesse del popolo.
Invece tocca sentire i giornalisti cosiddetti esperti, i signorini grandi firme, ripetere a pappagallo una sequela di assurdità come fossero verità rivelate, imponendoci di credere alle balle con un puro atto di fede e politici come Dario Franceschini rispondere, alla domanda sui dubbi riguardo al blitz ammazzaosama: “Mi pare che nessuno metta in dubbio come si sono svolti i fatti”. Ecco, gli pare. Dimentica qualche milione di utenti della rete abituati a non fermarsi alla prima opinione ma a cercarne una seconda e poi una terza.

La cosa più curiosa di questi giorni è che Osama Bin Laden era già stato dichiarato morto innumerevoli volte e non dal panettiere all’angolo ma dalla compianta Benazir Buttho nel 2007, che in un’intervista a David Frost nominò un certo Omar Sheik definendolo “l’uomo che ha assassinato Osama Bin Laden” (solo un curioso lapsus?); dalle autorità pakistane nel 2009 e, prima di tutto, da un necrologio uscito sulla stampa araba nel dicembre 2001 che ne annunciava la morte.
Secondo la leggenda, Bin Laden era molto malato già ai tempi dell’11 settembre e bisognoso di dialisi e cure particolari. Come abbia fatto a vivere in Provenzano mode in un compound (nessuno sa cosa sia un compound ma nessuno osa chiederne il significato per paura di passare da complottista), senza tv, senza telefono e senza ADSL ma soprattutto lontano da un moderno ed attrezzato ospedale non si sa. Mah!

A questo punto il fatto che Osama Bin Laden sia vivo o morto poco importa. Chiediamoci piuttosto, a questo punto, se sia mai esistito veramente. Oppure se c’è stato un Osama vero e in carne ed ossa, servitore degli interessi americani in Afghanistan all’epoca della guerra contro i russi e un Osama romanzato, o resuscitato post-mortem come essere mitologico. Se fosse morto in quell’ospedale di Dubai nel luglio del 2001 e avessero deciso di utilizzarne la memoria come megaspauracchio sarebbe stata una trovata geniale, bisogna ammetterlo.

L’Osama personaggio ha fruttato interessi altissimi alla causa neocon della Guerra Mondiale al Terrorismo proclamata nel 1999 in attesa del Grande Pretesto per iniziarla, giunto al fine l’11 settembre 2001. Da quel momento il personaggio Bin Laden, capo di Al Qaeda, la rete del terrore, ci ha regalato le sue storie migliori. 
Non importa se tutta la storia dei crolli e del buco nel Pentagono non sta in piedi; se, rivedendolo oggi, il crollo delle Due Torri è sempre più rassomigliante ad una demolizione controllata che non c’entra con gli aerei che impattano sui grattacieli. 
Non importa che Osama non fosse nemmeno ricercato per quell’attentato dall’FBI (perché non sono mai saltate fuori le prove del suo coinvolgimento!). L’unica cosa importante è che sui testi sacri del Potere c’è scritto che il più grave attentato della storia lo ha fatto lui.
Per diversi anni, guerre e distruzioni con milioni di morti sono avvenute con la scusa che si doveva vendicare l’onta dell’11 settembre e combattere la proverbiale cattiveria di Osama Bin Laden.
Poi lo smacco dell’Iraq, il pantano dell’Afghanistan e la Cina che si avvicina sempre più. E’ necessario un cambio di rotta. Nel resto, per molti anni questo famoso terrorismo internazionale non si era più fatto sentire. Magari qualcuno avrebbe cominciato a sospettare che fosse solo una fola, una scusa per mantenere un potere imperiale sempre più traballante. Ci voleva qualcosa di nuovo, con  il Medio Oriente che si sta ridisegnando a grande velocità e non certo solo su base spontanea.

Il personaggio Osama Bin Laden ha servito onorevolmente il suo scopo per dieci anni, Ora è giusto mandarlo in pensione perché forse serve più da morto, anzi da morto due volte. Lo si fa morire come certi personaggi delle soap opera o dei fumetti, con la grande risonanza che i media riservano agli eventi memorabili. Tanto, a controllare se tutta la storia è vera o falsa, resteranno solo i complottisti. E magari, tra un po’, trattandosi di americani, lo resusciteranno con un’altra faccia, come il fratello biondo di Ridge in “Beautiful”.

Il mito Osama Bin Laden a me ricorda il personaggio di Kaiser Soze del film “I soliti sospetti”. Un’invenzione per spaventare, un babau, l’Uomo Nero, il capro espiatorio da tirare fuori al momento opportuno e a cui attribuire tutte le disgrazie di un popolo. Uno di cui aver paura e che è, per definizione inafferrabile.
Uno dietro al quale, però, si cela, nella finzione cinematografica, un genio del crimine e, nella realtà, probabilmente un set completo di burattinai che, mentre il popolino è distratto dalla fiction a puntate dell’arabaccio cattivo con il turbante ed il barbone, fa i suoi conti, specula, intrallazza e disegna la nuova geopolitica mondiale a suo esclusivo vantaggio e alla faccia di miliardi di persone. Oltretutto divertendosi a guardare quanto gli allocchi e i boccaloni si bevano qualunque balla sesquipedale che proviene dalle fonti ufficiali controllate da lorsignori.

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Oh, se ne vedono e sentono cose in queste serate al TG1 che voi italiani non potreste nemmeno immaginare.
Flaconi di Amuchina ammucchiati sui bastioni delle farmacie, ragazzini in fiamme per la febbre nelle astanterie degli ospedali; poveri innocenti impuberi usati come testimonials involontari ed occulti di noti antipiretici che cominciano per Tachi e finiscono per pirina.

Tutto questo per celebrare la grande PsyOp (operazione psicologica) messa in piedi da Big Pharma per piazzare diversi milioni di dosi di un vaccino approntato in fretta e furia dopo che in Messico c’era stata, mesi fa, una provvidenziale moria per una volta non attribuibile ai cartelli della droga che lasciano cadaveri decapitati per strada ma alla sporcizia ed al degrado di alcuni allevamenti suini che avevano favorito lo sviluppo di un nuovo ceppo virale. Virus influenzale passato dai porci agli uomini, apriti cielo! Pandemia in arrivo sul primo binario.

Giova ricordarlo. La peste in Europa dilagò nei secoli passati perchè eravamo degli zozzoni e vivevamo in ambienti di assoluta lordura. Leggere il famoso “Profumo” di Suskind, che si riferisce ad un’epoca più tarda e quindi evoluta, il Settecento, per averne una vaga idea.
La famigerata Spagnola del 1918 dilagò soprattutto a causa della guerra, della malnutrizione e della scarsa igiene. Una miscela esplosiva.
L’ultima vera pandemia influenzale risale al 1968-1969. Dopodichè siamo morti più che altro per la paura di morire d’influenza.

Ai giorni nostri, alle nostre latitudini popolate di supernutriti, ipervitaminizzati e lavati e disinfettati in ammollo con schiuma frenata, parlare di pandemia fa un po’ ridere.
Eppure i media, senza i quali la PsyOp sarebbe irrealizzabile, ormai da mesi ci stanno triturando i coglioni con la necessità di vaccinarsi, soprattutto le “categorie a rischio” per evitare tre giorni di assenza dal lavoro che potrebbero mettere in ginocchio il “sistema paese”.

La definirei una campagna propagandistica, un’operazione psicologica ad elastico. Prima si spaventa la gente, poi la si rassicura. E’ un’influenzucola. Però tutti i bambini devono essere vaccinati. No, i bambini non è necessario vaccinarli.
Questo tira e molla non fa altro che accrescere l’ansia ed il sospetto che le autorità stiano minimizzando l’entità del contagio, quindi è meglio correre a vaccinarsi.
Capito come funziona?
Nessuno pensa che non vi sono e non potrebbero esservi mai abbastanza dosi per tutti, per alcuna pandemia. Se veramente arrivasse un’influenza con i controfiocchi a lutto, non rimarrebbe che sperare di essere tra i monatti che vanno a recuperare gli sfortunati che “non ce l’hanno fatta”, come dicono al TG. I vaccini sono un bisinissi volutamente limitato ad una fetta di popolazione.

Ogni anno abbiamo qualche decina di migliaia di morti per malattie respiratorie. In questi giorni ci sono diversi morti, certo, ma nessuna prova che siano tutti dovuti al virus A e quindi alla pandemia. Infatti i media ammettono sempre che erano persone affette da patologie pregresse gravi.
Non vi è certezza prima di tutto perchè non si sa se il tampone venga eseguito su tutti i malati.
Se vi sono milioni di dosi di vaccino devono esserci anche i tamponi per il Test per la positività al virus H1N1, non è così? Preoccupa sinceramente sentire dei medici dire: “Non abbiamo fatto il test ma sicuramente il decesso è avvenuto per l’H1N1″. L’ipotesi nulla si rivolta nella tomba.

La novità di quest’anno, nel bombardamento mediatico, oltre al solito vaccino ed agli antivirali – farmaci assolutamente inutili, a parte forse solo l’Aciclovir per gli herpes e soprattutto costosi, è che basta lavarsi le mani (e i produttori di disinfettanti se le fregano, le mani). Poi ci sono le mascherine, con il turbo o senza, i gel e tutto ciò che ingrassa il farmacista.

Il vaccino, soprattutto. Apprendiamo che i medici, i primi che dovrebbero in teoria spararselo nel deltoide, per la maggior parte – se mi scusate il termine – vanno in culo e lo rifiutano. Già un dubbio ci viene.
Quando poi altri medici, evidentemente della categoria che arriva a chiedere 60 euro ad una mamma iperansiosa per vaccinare il bambino vanno in TV a giurare e spergiurare sulle teste dei loro figli che il vaccino è sicuro, che chi è contro il vaccino non sa cosa dice, che mi possa cadere un occhio nel lavandino se questo vaccino non è ultrastramegasicuro, allora i dubbi non si contano più.

Cosa c’è di meglio del bugiardino per conoscere da vicino un farmaco o un qualsiasi altro intruglio di BigPharma? Il sito dell’EMEA (Agenzia Europea del Farmaco) ci offre il foglio illustrativo del Focetria, l’ultima creatura vaccinale contro il terribilissimo e fantomatico più di Bin Laden H1N1.
In TV ci raccomandano di vaccinare le donne incinte. Ma quali, quelle incinte solo un po’, agli inizi quindi nel periodo più a rischio di eventuali malformazioni, oppure quelle che hanno la pancia già pronta ad esplodere?
Leggiamo il bugiardino:

Gravidanza e allattamento
Informi il medico in caso sospetti di essere incinta o programmi una gravidanza. Deve consultare il medico relativamente alla possibilità di ricevere Focetria.
Il vaccino può essere usato durante l’allattamento.

Detto che è dai tempi del talidomide che BigPharma si para il culone raccomandando di non dare alle donne gravide nemmeno una zigulì, sembra che qualche precauzione sia necessaria da parte di chi è in stato interessante. Il tono è quanto meno quello dei cartelli che si leggono nei reparti di radiologia.

Quali effetti collaterali potrebbero derivare dall’utilizzo del vaccino? A parte le solite reazioni allergiche dovute soprattutto ai vari eccipienti, alle proteine dell’uovo, eccetera, sono contemplate, seppur raramente, le seguenti estreme reazioni avverse:

Vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni che può causare eruzioni cutanee, dolori alle articolazioni e problemi renali), disturbi neurologici, come encefalomielite (infiammazione del sistema nervoso centrale), neurite (infiammazione dei nervi) e una forma di paralisi nota come sindrome di Guillain-Barré.

Insomma, è sicuro un vaccino realizzato in così breve tempo ed in assenza di studi di follow-up, quelli che evidenziano eventuali tossicità a medio e lungo termine? Non lo sappiamo perchè le autorizzazioni per la messa sul mercato di questo e degli altri vaccini contro l’H1N1 sono state rilasciate un po’ troppo alla svelta, secondo alcuni.
Tanta fretta potrebbe nascondere grossi interessi. 24 milioni di dosi acquistate dal governo italiano da una multinazionale del farmaco grazie ad un contratto molto chiacchierato fanno una bella cifra. Peccato che nessuno la conosca. Ecco perchè la Corte dei Conti vuole vederci chiaro.

La saga continua…

In questo post farò straordinarie affermazioni, rivelando quale, secondo me, è la verità ultima sugli UFO. Fico no? Lo spunto me lo danno due anniversari che ricorrono in questi giorni: il primo avvistamento ufficiale di dischi volanti, avvenuto il 24 giugno del 1947 da parte dell’uomo d’affari Kenneth Arnold e soprattutto quello che è passato alla mitologia come l’incidente di Roswell, il supposto schianto di un velivolo alieno sulla cittadina del Nuovo Mexico, avvenuto all’inizio di luglio di quello stesso anno.
Sessant’anni di storie appassionanti su alieni (buoni o cattivi a seconda del clima politico concomitante), dischi volanti, rapimenti, minacce spaziali, che però ultimamente, con l’inizio del nuovo millennio, sembrano essere passate di moda tutte in un botto. C’è un motivo? Secondo me si.

Come tutti i quarantenni e oltre, sono cresciuta con il mito di questa simpatica oggettistica volante non identificata; uno dei film che mi faceva più impressione da piccola era “Ultimatum alla terra” (ancora oggi guardando l’aletta del condizionatore che si apre penso a “Klatuu Barada Nikto”). Ero appassionata dei libri di Peter Kolosimo, dell’archeologia spaziale, insomma agli alieni ci credevo, pensavo che potessero benissimo farsi un giretto ogni tanto per guardare ‘sti fetenti di terrestri cosa stessero combinando. Avevo una visione decisamente junghiana del fenomeno, rassicurante, immaginifica e quasi sostitutiva della religione.

Mi sono un po’ insospettita quando, caduto il Muro di Berlino, è caduto all’unisono anche l’interesse per gli UFO, almeno a livello mediatico di massa.
E’ vero che gli anni 90 poi sono stati il decennio di Mulder, Scully e dello straordinario successo degli X-Files, ma è come se, finita la Guerra Fredda, fosse venuto meno il motivo principale di esistenza del fenomeno UFO. Gli UFO come fenomeno politico e strumento di propaganda? Uhm, può darsi.Ormai è assodato che tutta la fantascienza cinematografica d’invasione degli anni 50 nascondeva un significato propagandistico preciso, segnatamente anticomunista. Famoso il caso de “L’invasione degli ultracorpi”.

Gli UFO come prodotto di una gigantesca PSYOP, guerra psicologica? Le operazioni psicologiche militari (PSYOP), secondo gli americani, sono “l’insieme di prodotti e/o azioni che condizionano o rafforzano attitudini, opinioni ed emozioni di specifici target quali governi di Paesi stranieri, organizzazioni, gruppi o singoli individui alfine di indurli a comportarsi in modo tale da supportare gli obiettivi di politica nazionale statunitense”.

Per far capire a chi non c’era qual’era la potenza di suggestione mediatica degli UFO ai nostri tempi, ricordo che negli anni tra il 1950 e il 1990, tipicamente d’estate, avvenivano periodicamente le cosiddette “ondate di avvistamenti”. Per l’Italia gli anni di boom furono: 1950, 1954, 1962, 1973 e 1978. Proprio nel 1978, anno di uscita del film di Spielberg “Incontri ravvicinati del terzo tipo” furono registrati alle cronache quasi 2000 avvistamenti. Psicosi collettiva? Suggestionabilità?
Quegli anni non furono per nulla tranquilli, politicamente. Tanto per fare un esempio, nel 1950 il presidente Truman annunciò il programma per lo sviluppo della bomba all’idrogeno, iniziò il maccartismo e dulcis in fundo scoppiò la guerra di Corea. Ogniqualvolta il clima si faceva pesante, gli UFO sembravano giungere a dar manforte, a distrarre e creare angoscia e stato d’allerta. Alla faccia di Jung e dei suoi rassicuranti archetipi.

Il fenomeno UFO quindi inizia e termina in parallelo con la Guerra Fredda. E’ possibile che sia stato creato a tavolino, come mito da dare in pasto ad un pubblico che non doveva poi chiedere conto dell’aumento esponenziale delle spese militari, ingiustificate anche a fronte della minaccia sovietica? Se il rischio era un’invasione della Terra da parte di alieni ostili, al Pentagono sarebbe stata data altro che carta bianca, dai cittadini americani.

Pensiamo alla mitica Area 51, per la quale ufficialmente si è favoleggiato di rottami alieni, autopsie di marziani e cospirazioni governative atte a nascondere l’esistenza degli extraterrestri. Ciò che di sicuro di sa dell’Area 51 e delle basi militari ad essa similari è che lì sono stati testati tutti i più celebri aerei sperimentali, dall’U-2 Dragon Lady, agli SR-71, Blackbird, F-117 Nighthawk e stealth. Milioni e milioni di dollari spesi per conquistare un’egemonia imperiale sul mondo mentre degli alieni, diciamo la verità, non si è mai vista traccia concreta da nessuna parte. Nemmeno una cacchina dietro un cespuglio.

Allora facciamola, questa ipotesi sconvolgente. L’avvistamento di Arnold e l’incidente di Roswell potrebbero essere stati i primi mattoni di una costruzione mitologica, di una gigantesca operazione di propaganda psicologica che è andata avanti per quarant’anni.
Per rendere la balla ancora più credibile, grazie ad un abile utilizzo del “dire e non dire” si fece credere che il governo volesse nascondere la “verità sugli alieni”. Ogni tanto si creavano le “ondate” per tenere vivo l’interesse sul fenomeno. Dopo diversi anni si fece perfino uscire un fantomatico documento segreto (Majestic 12), che avrebbe finalmente rivelato le omissioni governative sulla verità aliena. Un falso nel falso.

In fondo il meccanismo è semplice. La mente umana non si accontenta delle spiegazioni semplici (il famigerato rasoio di Occam) ma tende a costruire complicati schemi sulla realtà.
Quindi se io, per dei miei scopi precisi, voglio convincere qualcuno dell’esistenza degli alieni basta che mandi in tv tutti i giorni esperti che neghino la loro esistenza. Per reazione il pubblico si convincerà che non solo gli alieni esistono ma che quegli esperti sono pagati dal governo per negarne l’esistenza. Mentre invece è esattamente il contrario.

Oggi il mito degli alieni, ossia del nemico invisibile ma onnipresente e onnipotente da combattere con qualunque spiegamento di forze, è stato sostituito dallo “scontro di civiltà”, dalla “guerra al terrorismo”, dal “nemico islamico”. In sostanza, l’anomalia di un impero onnipotente che deve pur tuttavia rendere conto democraticamente ai suoi cittadini dei suoi atti (almeno per ora), per continuare ad esistere ed armarsi all’infinito per raggiungere i suoi scopi deve inventarsi sempre un nuovo nemico da combattere.
Non è un caso, forse, che il momento mediatico di maggiore terrore che ha segnato l’inizio di questa guerra trentennale al terrorismo sia stato l’impatto di due aerei, due oggetti volanti sulle torri gemelle di New York. Una nuova Roswell, per il nuovo millennio?


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In questo post farò straordinarie affermazioni, rivelando quale, secondo me, è la verità ultima sugli UFO. Fico no? Lo spunto me lo danno due anniversari che ricorrono in questi giorni: il primo avvistamento ufficiale di dischi volanti, avvenuto il 24 giugno del 1947 da parte dell’uomo d’affari Kenneth Arnold e soprattutto quello che è passato alla mitologia come l’incidente di Roswell, il supposto schianto di un velivolo alieno sulla cittadina del Nuovo Mexico, avvenuto all’inizio di luglio di quello stesso anno.
Sessant’anni di storie appassionanti su alieni (buoni o cattivi a seconda del clima politico concomitante), dischi volanti, rapimenti, minacce spaziali, che però ultimamente, con l’inizio del nuovo millennio, sembrano essere passate di moda tutte in un botto. C’è un motivo? Secondo me si.

Come tutti i quarantenni e oltre, sono cresciuta con il mito di questa simpatica oggettistica volante non identificata; uno dei film che mi faceva più impressione da piccola era “Ultimatum alla terra” (ancora oggi guardando l’aletta del condizionatore che si apre penso a “Klatuu Barada Nikto”). Ero appassionata dei libri di Peter Kolosimo, dell’archeologia spaziale, insomma agli alieni ci credevo, pensavo che potessero benissimo farsi un giretto ogni tanto per guardare ‘sti fetenti di terrestri cosa stessero combinando. Avevo una visione decisamente junghiana del fenomeno, rassicurante, immaginifica e quasi sostitutiva della religione.

Mi sono un po’ insospettita quando, caduto il Muro di Berlino, è caduto all’unisono anche l’interesse per gli UFO, almeno a livello mediatico di massa.
E’ vero che gli anni 90 poi sono stati il decennio di Mulder, Scully e dello straordinario successo degli X-Files, ma è come se, finita la Guerra Fredda, fosse venuto meno il motivo principale di esistenza del fenomeno UFO. Gli UFO come fenomeno politico e strumento di propaganda? Uhm, può darsi.Ormai è assodato che tutta la fantascienza cinematografica d’invasione degli anni 50 nascondeva un significato propagandistico preciso, segnatamente anticomunista. Famoso il caso de “L’invasione degli ultracorpi”.

Gli UFO come prodotto di una gigantesca PSYOP, guerra psicologica? Le operazioni psicologiche militari (PSYOP), secondo gli americani, sono “l’insieme di prodotti e/o azioni che condizionano o rafforzano attitudini, opinioni ed emozioni di specifici target quali governi di Paesi stranieri, organizzazioni, gruppi o singoli individui alfine di indurli a comportarsi in modo tale da supportare gli obiettivi di politica nazionale statunitense”.

Per far capire a chi non c’era qual’era la potenza di suggestione mediatica degli UFO ai nostri tempi, ricordo che negli anni tra il 1950 e il 1990, tipicamente d’estate, avvenivano periodicamente le cosiddette “ondate di avvistamenti”. Per l’Italia gli anni di boom furono: 1950, 1954, 1962, 1973 e 1978. Proprio nel 1978, anno di uscita del film di Spielberg “Incontri ravvicinati del terzo tipo” furono registrati alle cronache quasi 2000 avvistamenti. Psicosi collettiva? Suggestionabilità?
Quegli anni non furono per nulla tranquilli, politicamente. Tanto per fare un esempio, nel 1950 il presidente Truman annunciò il programma per lo sviluppo della bomba all’idrogeno, iniziò il maccartismo e dulcis in fundo scoppiò la guerra di Corea. Ogniqualvolta il clima si faceva pesante, gli UFO sembravano giungere a dar manforte, a distrarre e creare angoscia e stato d’allerta. Alla faccia di Jung e dei suoi rassicuranti archetipi.

Il fenomeno UFO quindi inizia e termina in parallelo con la Guerra Fredda. E’ possibile che sia stato creato a tavolino, come mito da dare in pasto ad un pubblico che non doveva poi chiedere conto dell’aumento esponenziale delle spese militari, ingiustificate anche a fronte della minaccia sovietica? Se il rischio era un’invasione della Terra da parte di alieni ostili, al Pentagono sarebbe stata data altro che carta bianca, dai cittadini americani.

Pensiamo alla mitica Area 51, per la quale ufficialmente si è favoleggiato di rottami alieni, autopsie di marziani e cospirazioni governative atte a nascondere l’esistenza degli extraterrestri. Ciò che di sicuro di sa dell’Area 51 e delle basi militari ad essa similari è che lì sono stati testati tutti i più celebri aerei sperimentali, dall’U-2 Dragon Lady, agli SR-71, Blackbird, F-117 Nighthawk e stealth. Milioni e milioni di dollari spesi per conquistare un’egemonia imperiale sul mondo mentre degli alieni, diciamo la verità, non si è mai vista traccia concreta da nessuna parte. Nemmeno una cacchina dietro un cespuglio.

Allora facciamola, questa ipotesi sconvolgente. L’avvistamento di Arnold e l’incidente di Roswell potrebbero essere stati i primi mattoni di una costruzione mitologica, di una gigantesca operazione di propaganda psicologica che è andata avanti per quarant’anni.
Per rendere la balla ancora più credibile, grazie ad un abile utilizzo del “dire e non dire” si fece credere che il governo volesse nascondere la “verità sugli alieni”. Ogni tanto si creavano le “ondate” per tenere vivo l’interesse sul fenomeno. Dopo diversi anni si fece perfino uscire un fantomatico documento segreto (Majestic 12), che avrebbe finalmente rivelato le omissioni governative sulla verità aliena. Un falso nel falso.

In fondo il meccanismo è semplice. La mente umana non si accontenta delle spiegazioni semplici (il famigerato rasoio di Occam) ma tende a costruire complicati schemi sulla realtà.
Quindi se io, per dei miei scopi precisi, voglio convincere qualcuno dell’esistenza degli alieni basta che mandi in tv tutti i giorni esperti che neghino la loro esistenza. Per reazione il pubblico si convincerà che non solo gli alieni esistono ma che quegli esperti sono pagati dal governo per negarne l’esistenza. Mentre invece è esattamente il contrario.

Oggi il mito degli alieni, ossia del nemico invisibile ma onnipresente e onnipotente da combattere con qualunque spiegamento di forze, è stato sostituito dallo “scontro di civiltà”, dalla “guerra al terrorismo”, dal “nemico islamico”. In sostanza, l’anomalia di un impero onnipotente che deve pur tuttavia rendere conto democraticamente ai suoi cittadini dei suoi atti (almeno per ora), per continuare ad esistere ed armarsi all’infinito per raggiungere i suoi scopi deve inventarsi sempre un nuovo nemico da combattere.
Non è un caso, forse, che il momento mediatico di maggiore terrore che ha segnato l’inizio di questa guerra trentennale al terrorismo sia stato l’impatto di due aerei, due oggetti volanti sulle torri gemelle di New York. Una nuova Roswell, per il nuovo millennio?

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