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Visto un matrimonio li hai visti tutti. Sono sempre le solite situazioni, le solite scene, più o meno uguali a tutte le latitudini e su tutti i gradini della scala sociale. Lo sposo, la sposa, i parenti, i suoceri, gli invitati, i fiori,  la predica sulla sacralità della famiglia, il ricevimento, il bouquet lanciato come la palla ovale del rugby, la mischia delle damigelle, le foto, i paggetti, la torta, il mal di piedi, la sbornia e il mal di testa finali.
Qui, trattandosi di reali, ci hanno risparmiato la seconda parte della festa, quella della sposa senza scarpe sotto il tavolo e con il diadema sulle ventitré e lo sposo con la divisa slacciata e un bel rutto liberatorio postprandiale.
Notavo stamattina, durante l’interminabile passerella degli ospiti, che la capienza di Westminster potrebbe tranquillamente raddoppiare se si abolissero i cappelli a larga tesa d’ordinanza. Guardando le fogge in cui erano acconciate tutte quelle teste più o meno coronate si capisce come un personaggio come il Cappellaio Matto non poteva che essere stato creato in Inghilterra. 
Ma non parliamo di cappelli, nemmeno della signora in giallo, come è stata ribattezzata subito da chi commentava in rete in diretta l’evento, la Nonna Betty. Qualche buontempone si è domandato se a guidare la Rolls reale ci fosse per caso Ambrogio e se la regina avesse già il languorino. Poi dicono che la pubblicità non condiziona la gente.
Gli ospiti erano tutti ordinaria amministrazione, niente di particolare, a parte Victoria Beckham che ha scambiato uno dei quattro matrimoni per un funerale e si è vestita tutta di nero con tanto di muso lungo un metro. Da oggi sarà per noi Beckhamorta.
Delusione per i papiminkia nostrani, non c’era B. Meglio così. Se fosse stato presente al matrimonio avrebbe toccato il culo a Kate e raccontato una barzelletta su Diana.
Il clou di ogni matrimonio, ovviamente, sono gli sposi. Stavolta, secondo me, hanno un po’ deluso. Lui, William, ha una faccia da bambino su una testa che sta andando inesorabilmente in piazza, con un vago effetto Benjamin Button. Vicino alla sposa la faceva sembrare molto più vecchia, Certo, se la divisa fosse stata azzurra come si conviene al Principe, sarebbe stata tutta un’altra storia. Quel rosso guardia faceva pensare a dove mai gli fosse caduto il cappello di pelliccia durante il tragitto da casa a chiesa.
La sposa. La Kate Middleclass che forse tra cent’anni sarà regina, se Betty non diventa definitivamente immortale, a me è parsa niente di che, ma proprio scialba. Una di quelle facce, avrebbe detto Oscar Wilde, che viste una volta non te le ricordi più. Una Barbie mora, troppo secca e parecchio ingessata e, ahimé, con una sorella che, dietro di lei come damigella, rubava la scena sia per l’acconciatura che per il culo parlante sotto il raso dell’abito, tra l’altro molto più bello del suo. E’ proprio il caso di dirlo. Alla sposa, la sorella-damigella gli ha fatto una Pippa.
Detto che, rivisto oggi, il vestito di Diana, la suocera buonanima, farebbe quasi ridere, con le mongolfiere al posto delle maniche e tutto l’eccesso tipico degli anni ottanta, rispetto a quello, comunque, l’abito di Kate sembrava preso al “Paradiso della Sposa”. Senza contare che, aver copiato quello di Grace Kelly, anch’essa stampatasi in auto sfilando una curva, sembra un voler sfidare un po’ troppo la sorte. Come se non fossero bastati la Bechkamorta in lutto stretto, il celebrare il matrimonio nella stessa cattedrale del funerale di mamma Diana ed Elton John che cantò, sempre in quell’occasione, la Messa da Requiem e che oggi, forse ci ha risparmiato la candela nel vento. Roba da non mollare la presa per tutta la cerimonia.
A parte il look deludente gli sposi mi sono parsi freddini. Va bene che stavolta lei non è affetta da quel meraviglioso pudore virginale di Diana che le infiammava la gota (buongustaia!) e che, fidanzati da tanto tempo ormai, faranno l’amore con il pilota automatico, ma il bacio al balcone, mioddìo, con lui che nemmeno la tocca, che strazio. Proprio il bacio di chi non si bacia più. 
Vuoi mettere Jessica e Ivano? Anche l’anello che non calza loro lo rendevano molto più interessante di ‘st’ inglesi ingessati. ‘Tacci loro!

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E’ già finita la partecipazione del principino Harry alla “Guerra dei Famosi”. Quelle linguacce degli americani si sono lasciati sfuggire la notizia che il secondogenito di Diana coscialunga era a combattere in Afghanistan “per sfuggire ai paparazzi” (parole sue) ed è scattata l’operazione “salvate il soldato Harry”. Lui aveva già fatto le sue amicizie là, che peccato.
Forse è meglio così, le guerre dei nostri tempi sono fatte per i poveracci, non sono adatte per i figli di sangue blu. Passò il tempo di Re Artù e Riccardo Cuor di Leone.
Oggi la più pregiata carne da macello è quella nera o ispanica, comunque proletaria.
Carnaccia dura che si fa ammazzare senza tante storie e che se ha la disgrazia di sopravvivere conciata per le feste in qualche ospedale per reduci, forse troverà qualche giornalista che dedicherà alla sua tragedia una manciata di foto scioccanti e un articolo da pubblicare su un rotocalco. Tra una star del cinema che entra in riabilitazione e un presidente puttaniere che va in vacanza tra le Alpi e le piramidi che comunque gli ruberanno la scena.

Torna a casa Harry, va, che è meglio. Un altro funerale con la nonna Liz che con l’espressione da poker saluta con la manina ed Elton John che canta in cattedrale non l’avremmo proprio retto.


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E’ già finita la partecipazione del principino Harry alla “Guerra dei Famosi”. Quelle linguacce degli americani si sono lasciati sfuggire la notizia che il secondogenito di Diana coscialunga era a combattere in Afghanistan “per sfuggire ai paparazzi” (parole sue) ed è scattata l’operazione “salvate il soldato Harry”. Lui aveva già fatto le sue amicizie là, che peccato.
Forse è meglio così, le guerre dei nostri tempi sono fatte per i poveracci, non sono adatte per i figli di sangue blu. Passò il tempo di Re Artù e Riccardo Cuor di Leone.
Oggi la più pregiata carne da macello è quella nera o ispanica, comunque proletaria.
Carnaccia dura che si fa ammazzare senza tante storie e che se ha la disgrazia di sopravvivere conciata per le feste in qualche ospedale per reduci, forse troverà qualche giornalista che dedicherà alla sua tragedia una manciata di foto scioccanti e un articolo da pubblicare su un rotocalco. Tra una star del cinema che entra in riabilitazione e un presidente puttaniere che va in vacanza tra le Alpi e le piramidi che comunque gli ruberanno la scena.

Torna a casa Harry, va, che è meglio. Un altro funerale con la nonna Liz che con l’espressione da poker saluta con la manina ed Elton John che canta in cattedrale non l’avremmo proprio retto.


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Le favole esistono, eccome, solo che a volte non si svolgono secondo il solito copione ma con una trama che sembra scritta da dei Fratelli Grimm reduci da una scorpacciata di amanita muscaria. Quella di Camilla e del Principe Racchio è talmente scombiccherata e destrutturata che avrebbe fatto felice un amante dell’assurdo come Lewis Carroll. Come in tutte le favole c’è una regina né buona né cattiva ma diremo borderline; c’è un Principe che però non è Azzurro ma Racchio; una principessa bella e giovane alla quale il Principe preferisce una borghese brutta e vecchia. Raccontiamola allora questa favola, come farebbe Morticia Addams ai suoi bambini, prima di dormire.
Eccoci appunto a raccontare di un Principe che, nonostante la racchiezza, tutte se lo vogliono sposare. Lui, con qualche promessa di farle tutte regine, cucca alla grande. Che culo, direbbe a questo punto in coro il popolino, e invece no, lui intorta a malincuore perché il suo cuore è solo per Camilla, una ragazza che non è bellissima come di solito nelle fiabe, ma bruttarella anche lei.

A mammà, ossia alla Regina, Camilla non piace, nonostante sia matura, amante appassionata e sia un vero appoggio per suo figlio. No, mammà vuole per lui una vacua, giovine spendacciona che lo renda perfettamente infelice.

Dopo aver sgamato per una decina d’anni il matrimonio il Principe Racchio alla fine capitola e viene indetta la gara d’appalto per trovare la sposa perfetta. Lui prova a dire a mammà: “Ci sarebbe Camilla già bell’e pronta…” ma la vecchiaccia non vuole sentire ragioni. Dev’essere aaalta, beeellla, giovane e vergine. Su quest’ultimo punto il Principe non può proprio dir nulla. La data dello spulzellamento della sua amata Camilla si perde nella notte dei tempi.

L’appalto se lo aggiudica una ragazza che si chiama Diana come le sigarette e ha l’espressione di colei alla quale bisogna insegnare tutto dell’amor. Come regalo di fidanzamento si accontenta di un modesto anellone con zaffiro grosso e pacchiano che potrebbe benissimo servire ad un camionista per abbagliare l’autovelox. Tutta timidina e con la guancia perennemente arrossata di virginale pudore, si aggrappa alla zampa del Rospo mettendo bene in mostra l’anellone per i giornalisti e intanto comincia a fare i suoi conti: “La vecchia non potrà campare in eterno. Quando lui sarà Re io sarò la Regina e Elton sarà il gran ciambellano. Il principe sarà pure racchio, ma vuoi mettere come farò la mia porca figura con la corona?”
Che c’è una Camilla tra di loro lo sa benissimo, ci ha fatto già il suo bel pianto, ma confida nel fatto che nelle favole non si è mai visto un Principe preferire una strega ad una Principessa beella e aaalta.

Il giorno delle fastose nozze in mondovisione, la bistrattata Camilla, soffocando chissà quante lacrime, prende lavoro a maglia e Settimana Enigmistica e va a sedersi sulla riva del fiume preparandosi ad una lunga attesa.
Come volevasi dimostrare, il matrimonio è un inferno. La sposa è più perfetta di quanto la Regina non sperasse.
Nonostante la nascita di due principini, uno dei quali è forse troppo somigliante ad un amico della mamma, disgraziatamente riconoscibilissimo perché rosso malpelo, il Principe Racchio non demorde e appena ha un minuto di tempo tra il non far nulla e il non fare un cacchio, scappa da Camilla. Insieme cavalcano, in tutti i sensi, fanno giardinaggio, strigliano i cavalli, lui parla con le piante e lei lo asseconda senza richiedere il T.S.O. Si scambiano perfino le sottane. Sono culo e camicia.

Intanto la Principessa snobbata diventa sempre più triste, ma così triste che nemmeno quattordici amanti riuscivano a consolarla.
Un giorno, stufa del continuo tradimento del Principe, (i suoi non sono veri tradimenti, sono solo amici che cercano di tirarla su), si veste tutta di nero, prende mastella, Marsiglia, Omino Bianco e ammorbidente e, smunta dai continui digiuni, va in televisione a lavare 6 o 7 chili di panni sporchi della famiglia reale.
Quella grandissima cornutazza di mia suocera è una vecchia insopportabile, mio suocero è uno stronzo e pure nazista, i cortigiani dei bastardi che si rubano l’argenteria, mio marito un farabutto e io sono tanto triste. Tutto il popolo piange con lei. La regina comincia a convincersi di aver preso una colossale cantonata ma preferirebbe essere rinchiusa nella Torre, che ammetterlo. Camilla, sulla riva del fiume, è intenta a risolvere il Quesito della Susi.

Come è finita lo sappiamo. La principessa triste muore e alla regal suocera tocca pure di andare al funerale a sentire Elton il ciambellano mancato che strimpella il piano in cattedrale.
Passano gli anni e l’amore di Racchio e Camilla è sempre più forte. Che sia una delle storie d’amore più commoventi degli ultimi secoli ormai lo ammette anche la vecchia che, un giorno, chiama suo figlio e gli dice: “E sposati ‘sta Camilla, va.”

Sono giorni di giubilo nel regno dell’Incontrario quando finalmente, dopo anni e anni di sofferenze e forzata separazione Racchio e Camilla si sposano, con la benedizione della vecchia, dei principini e del popolo che non solo approva ma vorrebbe Camilla addirittura regina.
Della bella principessa triste e defunta non si parla più tranne che su Retequattro a tarda notte tra una televendita di materassi e l’altra di pignatte, e a dieci anni dalla morte non si trova più neppure uno scandaletto piccolo piccolo sul quale far uscire l’ennesimo libro.
Un fiore sulla tomba, una schitarrata di un manipolo di vecchi tromboni rocchettari allo stadio di Wembley con i principini che aizzano il pubblico: “Siete già caldi, oh yeah!?” e bon, ci siamo tolti anche questo pensiero.
E vissero tutti felici e contenti.


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Le favole esistono, eccome, solo che a volte non si svolgono secondo il solito copione ma con una trama che sembra scritta da dei Fratelli Grimm reduci da una scorpacciata di amanita muscaria. Quella di Camilla e del Principe Racchio è talmente scombiccherata e destrutturata che avrebbe fatto felice un amante dell’assurdo come Lewis Carroll. Come in tutte le favole c’è una regina né buona né cattiva ma diremo borderline; c’è un Principe che però non è Azzurro ma Racchio; una principessa bella e giovane alla quale il Principe preferisce una borghese brutta e vecchia. Raccontiamola allora questa favola, come farebbe Morticia Addams ai suoi bambini, prima di dormire.
Eccoci appunto a raccontare di un Principe che, nonostante la racchiezza, tutte se lo vogliono sposare. Lui, con qualche promessa di farle tutte regine, cucca alla grande. Che culo, direbbe a questo punto in coro il popolino, e invece no, lui intorta a malincuore perché il suo cuore è solo per Camilla, una ragazza che non è bellissima come di solito nelle fiabe, ma bruttarella anche lei.

A mammà, ossia alla Regina, Camilla non piace, nonostante sia matura, amante appassionata e sia un vero appoggio per suo figlio. No, mammà vuole per lui una vacua, giovine spendacciona che lo renda perfettamente infelice.

Dopo aver sgamato per una decina d’anni il matrimonio il Principe Racchio alla fine capitola e viene indetta la gara d’appalto per trovare la sposa perfetta. Lui prova a dire a mammà: “Ci sarebbe Camilla già bell’e pronta…” ma la vecchiaccia non vuole sentire ragioni. Dev’essere aaalta, beeellla, giovane e vergine. Su quest’ultimo punto il Principe non può proprio dir nulla. La data dello spulzellamento della sua amata Camilla si perde nella notte dei tempi.

L’appalto se lo aggiudica una ragazza che si chiama Diana come le sigarette e ha l’espressione di colei alla quale bisogna insegnare tutto dell’amor. Come regalo di fidanzamento si accontenta di un modesto anellone con zaffiro grosso e pacchiano che potrebbe benissimo servire ad un camionista per abbagliare l’autovelox. Tutta timidina e con la guancia perennemente arrossata di virginale pudore, si aggrappa alla zampa del Rospo mettendo bene in mostra l’anellone per i giornalisti e intanto comincia a fare i suoi conti: “La vecchia non potrà campare in eterno. Quando lui sarà Re io sarò la Regina e Elton sarà il gran ciambellano. Il principe sarà pure racchio, ma vuoi mettere come farò la mia porca figura con la corona?”
Che c’è una Camilla tra di loro lo sa benissimo, ci ha fatto già il suo bel pianto, ma confida nel fatto che nelle favole non si è mai visto un Principe preferire una strega ad una Principessa beella e aaalta.

Il giorno delle fastose nozze in mondovisione, la bistrattata Camilla, soffocando chissà quante lacrime, prende lavoro a maglia e Settimana Enigmistica e va a sedersi sulla riva del fiume preparandosi ad una lunga attesa.
Come volevasi dimostrare, il matrimonio è un inferno. La sposa è più perfetta di quanto la Regina non sperasse.
Nonostante la nascita di due principini, uno dei quali è forse troppo somigliante ad un amico della mamma, disgraziatamente riconoscibilissimo perché rosso malpelo, il Principe Racchio non demorde e appena ha un minuto di tempo tra il non far nulla e il non fare un cacchio, scappa da Camilla. Insieme cavalcano, in tutti i sensi, fanno giardinaggio, strigliano i cavalli, lui parla con le piante e lei lo asseconda senza richiedere il T.S.O. Si scambiano perfino le sottane. Sono culo e camicia.

Intanto la Principessa snobbata diventa sempre più triste, ma così triste che nemmeno quattordici amanti riuscivano a consolarla.
Un giorno, stufa del continuo tradimento del Principe, (i suoi non sono veri tradimenti, sono solo amici che cercano di tirarla su), si veste tutta di nero, prende mastella, Marsiglia, Omino Bianco e ammorbidente e, smunta dai continui digiuni, va in televisione a lavare 6 o 7 chili di panni sporchi della famiglia reale.
Quella grandissima cornutazza di mia suocera è una vecchia insopportabile, mio suocero è uno stronzo e pure nazista, i cortigiani dei bastardi che si rubano l’argenteria, mio marito un farabutto e io sono tanto triste. Tutto il popolo piange con lei. La regina comincia a convincersi di aver preso una colossale cantonata ma preferirebbe essere rinchiusa nella Torre, che ammetterlo. Camilla, sulla riva del fiume, è intenta a risolvere il Quesito della Susi.

Come è finita lo sappiamo. La principessa triste muore e alla regal suocera tocca pure di andare al funerale a sentire Elton il ciambellano mancato che strimpella il piano in cattedrale.
Passano gli anni e l’amore di Racchio e Camilla è sempre più forte. Che sia una delle storie d’amore più commoventi degli ultimi secoli ormai lo ammette anche la vecchia che, un giorno, chiama suo figlio e gli dice: “E sposati ‘sta Camilla, va.”

Sono giorni di giubilo nel regno dell’Incontrario quando finalmente, dopo anni e anni di sofferenze e forzata separazione Racchio e Camilla si sposano, con la benedizione della vecchia, dei principini e del popolo che non solo approva ma vorrebbe Camilla addirittura regina.
Della bella principessa triste e defunta non si parla più tranne che su Retequattro a tarda notte tra una televendita di materassi e l’altra di pignatte, e a dieci anni dalla morte non si trova più neppure uno scandaletto piccolo piccolo sul quale far uscire l’ennesimo libro.
Un fiore sulla tomba, una schitarrata di un manipolo di vecchi tromboni rocchettari allo stadio di Wembley con i principini che aizzano il pubblico: “Siete già caldi, oh yeah!?” e bon, ci siamo tolti anche questo pensiero.
E vissero tutti felici e contenti.

Si dovrebbe avere più rispetto dei morti che ‘a livella rende tutti uguali, poveri e ricchi, ma a quanto pare nemmeno essere state principesse da vive impedisce che i cronisti “cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti, e si direbbe proprio compiaciuti”, come li definiva Giorgio Gaber, si scatenino.

La nota rivista intellettuale “Chi”, che potrebbe fregiarsi a ragione del sottotitolo “se ne frega”, ha pubblicato con grande nocumento dei sudditi di Sua Maestà britannica le ultime immagini della principessa Diana morente. Fin dal 1997 erano girate in Internet foto del genere ma queste pare siano quelle “origginali”. E tutto ciò per promuovere l’ennesimo libro, scritto da un certo Jean Michel Caradec’h, autore di “Diana, l’indagine criminale”. Uno il cui cognome termina apostrofo h non deve avere una vita molto facile.

Ciò che però rende queste nuove rivelazioni sulla morte della principessa particolarmente concupite dalla stampa sono alcuni particolari a luci rosse che aprirebbero nuovi scenari sulle vere ragioni dell’incidente.
Non giriamoci tanto intorno. Il povero autista Henri Paul, come in un qualunque film pecoreccio italiano anni 70 con Alvaro Vitali, era distratto da ciò che accadeva sui sedili posteriori della Mercedes, allungò troppo il collo e non vide il pilone sopraggiungere, altro che Uno Bianca e servizi deviati. Gli unici servizi erano quelli idraulici che la principessa era intenta a praticare al Dodi. Questa ipotesi nascerebbe dal fatto che il fidanzato egiziano fu ritrovato con il rubinetto ancora aperto.
Mah, io dico, ammesso che la faccenda sia vera, si rendono conto questi signori che pubblicando tali notizie, oltre a prolungare di qualche anno la psicoterapia dei figlioli della defunta, probabilmente stanno già offrendo lo spunto per il pornazzo di rito dal titolo “La principessa lo prende nel tunnel” ?

Che miserie, ma vi ricordate i funerali in diretta e in mondovisione, con il cordoglio di una intera nazione, le lacrime dei compassati inglesi che scendevano copiose ad annacquare il tè e le migliaia di fiori e pupazzetti attaccati ai cancelli di Buckingham Palace? Elton John che gli cantava la solita canzone da requiem iettatoria, rimaneggiata per l’occasione, gli amici un po’ così in lacrime, la suocera dallo sguardo da poker, e il marito che sicuramente pensava “ora mammà non potrà più rompermi i maroni con Camilla”? E poi la sepoltura nel mausoleo e l’invocazione della canonizzazione immediata, propiziata dalla morte quasi all’unisono con Madre Teresa?

Dopo quasi dieci anni tutta questa sofferenza sembra essere finita nel dimenticatoio e il mito è stato sottoposto a demolizione controllata come Punta Perotti. La bella Diana, prima monica poi dimonia.

Che l’antesignana delle Sante Subito fosse in realtà una maialona lo scoprimmo quando leggemmo che, pur giunta illibata alle nozze con il Principe Racchio si era messa velocemente in pari collezionando una quattordicina di amanti, che, compreso il marito, sono una discreta partita di giro.
Quando venne fuori la storia dell’amante Hewitt mezza corte inglese si battè la fronte ed esclamò “Ecco a chi assomigliava il principino Henry!”. Nel suo ultimo anno di vita due scuole di pensiero si confrontarono sulle affascinanti ipotesi attorno all’ultimo amante e sulla paternità del presunto figlio che la Diana aspettava: la scuola di Francoforte propendeva per il pakistano (nel senso di uomo nato in Pakistan), quella di San Francisco era invece per l’ipotesi Dodi Al Fayed. In entrambi i casi si trattava di musulmani e quindi di potenziali futuri ospiti di Guantanamo. Assurdo pensare che la Corte inglese potesse acconsentire alle nozze.

Il mancato suocero Al Fayed la mena da anni con il complotto dell’MI6 e intanto vende le tazze serigrafate con le mortine dei due amanti nel suo supermercato di lusso che però cominciano ad accumularsi pericolosamente tra l’invenduto.
Il vedovo consolabile si è finalmente accasato con la donna della sua vita Camilla. L’amore inossidabile ha trionfato e i due non fanno più notizia. Lei, da carogna finita quale era dipinta, è diventata simpatica e perfino attraente, forse per qualche magia di Harry Potter. I due figlioli della morta le vogliono perfino bene e la regal suocera ha ritrovato il sorriso.

La stampa, non sapendo cosa farsene di un cadavere ormai inutile cerca di liberarsene, una rivelazione sempre più scabrosa alla volta. E la povera Diana che in fondo, dopo aver visto svanire la sua immensa ambizione di diventare la vera regina d’Inghilterra si è sbattuta tanto per niente, ora rischia o di essere equiparata a quella sciacquetta di Monica Lewinski o di essere dimenticata. “Diana Chi”?

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