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Il mio stipendio è il minimo! Perché tutte le spese che ho le sostengo con i miei soldi. Spese che giustamente servono a mantenere il rapporto con l’elettorato. […]

Un operaio quando va a casa ha lasciato i suoi problemi nel suo ufficetto. Io quando vado a casa ho ancora i miei problemi di lavoro. Il mio telefono è sempre acceso, è sempre quello dal 1994 e chiunque mi può raggiungere, sabato domenica o festivi. Ma mica solo io lavoro così tanto. Però voi purtroppo pensate che tutti [i parlamentari, n.d.a] siano dei lavativi perché questo è il messaggio che passa.”
(Maria Antonietta Carlucci, agosto 2010, stipendio da parlamentare circa € 13.000,00 al mese) 
Siccome pareva brutto che una vicenda riguardante dei minatori finisse bene, con 33 uomini portati in salvo a riabbracciare le proprie famiglie in Cile, la bontà divina, toltasi le cuffiette con le quali ascolta in religioso silenzio  l’ultimo ciddì di Giovanni Allevi,  ha pensato bene di riequilibrare i piatti della bilancia facendo morire 21 minatori ed intrappolandone altri 16 in Cina. Oh, che nessuno pensi che improvvisamente la categoria dei lavoratori più umili sia stata dotata di un megastellone rotante a razzomissile con circuiti di mille valvole.

La vicenda dei minatori cileni, del resto, se è finita felicemente dal punto di vista del salvataggio, continua  sul piano delle rivendicazioni salariali e della sicurezza del lavoro. Da mesi non ricevono la paga, e si parla di circa € 300,00 al mese (Mourinho all’Inter li guadagnava in un quarto d’ora). Non bisogna dimenticare che la loro odissea è nata perchè non erano state rispettate le regole in tema di sicurezza.

Ecco perchè fin dall’inizio si è buttata la faccenda, da parte dei media, sul reality show, con il preciso intento di nascondere, sotto una montagna di merda mediatica, la vera questione in ballo e cioè perchè era accaduto l’incidente e come mai le regole di sicurezza non vengano mai rispettate da chi di dovere. Con l’immondo TG5 delle marieantoniette in diretta dal Petit Trianon tutte garrule e con le caprette che fanno ciao, a fare il paragone tra l’uscita del minatore dal  pozzo di lavoro a 700 metri di profondità e l’uscita del tronista rintronato dalla casa del Grande Fratello. Caro minatore Sepulveda, sei stato nominato.

E allora, cari lacchè e madame pompadour, facciamone un altro, di reality. Uno talmente figo che la gente smetterà di mangiare e scopare per guardarlo. Non voglio soldi da Endemol, vi cedo l’ideona gratis.
Ho già il titolo: “La Miniera dei Famosi”. Quanti erano i minatori di Atacama, 33? Ok, facciamoci prestare la miniera, tanto la proprietà è fallita nonostante avessero risparmiato fino all’ultimo centesimo nella messa in sicurezza dell’impianto e mandiamo giù a 700 metri questa squadra fenomenale di wannabe minatori dal volto bruno. Poi facciamo esplodere l’ambaradan e ricreaiamo la condizione dei mineros ma con 33 Famosi prigionieri nelle viscere della terra. Da brividi.

Ecco la seleção.  Io comincerei dalle signore e, in specie, dall’onorevole Carlucci, in onore della citazione che ci ha donato in apertura. Poi, in ordine di discesa: Daniela Santanchè (che si occuperà di servire il té), Simona Ventura (un esperto di reality ci vuole e poi ha la voce bella tonante che si sente giù dai 700 metri), Belen (non può mancare), Mariastella Gelmini, Giulio Tremonti ( a sostenere le speranze dei reclusi dicendo che non ci sono i soldi per le operazioni di recupero), Bondi (per un pò di cooltura), La Russa, i Bossi padre e trota, Ghedini (per i mavalà e i macosadice), Bruno Vespa e Minzolini, Santoro e Masi a dividere il medesimo strapuntino, Belpietro e Feltri in rappresentanza del grande giornalismo. E poi: Lele Mora di bianco vestito e Fabrizio Corona, Daniele Capezzone come portavoce, Dolce e Gabbana  e, ad allietare le serate al buio, il maestro Apicella. Perchè proprio Apicella? Eh, lo so io, abbiate pazienza.  Per il conforto religioso e la contestualizzazione di eventuali bestemmie scenderà nel pozzo Mons. Fisichella.

In rappresentanza del mondo del lavoro, settore padronato, mandiamo giù, in rappresentanza di Confindustria,  Marchionne e la Marcegaglia,  il patron della Ducati che sostiene che i cinque minuti  concessi ai lavoratori per lavarsi le mani prima della pausa pranzo devono essere eliminati perchè cinque minuti per la produttività sono molti, il ministro Gianfranco Rotondi contrario alla pausa pranzo tout-court, e Bonanni, che è un sindacalista ma non si nota più di tanto.
Già che ci siamo, caliamo nella Fenix anche Bersani, Vendola e Ferrero (per vedere se in segregazione forzata si riesce a formare una sinistra unita).

Last but not least, per ingenerare ottimismo, fiducia, raccontare barzellette e aiutare la Santanchè a formare i tea party, l’unico capace di compiere il miracolo, di assicurare che tutti saranno portati in salvo a tempo di record. Del resto fuori, a coordinare i soccorsi, vi sarà Bertolaso e quindi si parla di botti di ferro per tutti.
Insomma, l’ultimo  a scendere, il 33° Famoso, sarà il  nostro amato presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
Con il Presidente Napolitano che, in nome della condivisione, finita la discesa, sigillerà il tunnel.

Con la conclusione del reality concentrazionario più amato dagli itagliani e la smobilitazione della casa chiusa del Grande Fratello, se dobbiamo attribuire a ciò che accade in televisione una valenza culturale ed educativa, nonché un’espressione dello Zeitgeist, dobbiamo registrare un’altra conquista del regime.

Cosa volete che sia far giungere i treni in orario, questi sono riusciti a far stare sotto lo stesso tetto un panettiere bergamasco e un napoletano; tre uomini e un paio di tette parlanti a vanvera senza che la portatrice di tette venisse strangolata e soprattutto sono riusciti a tenere chiuso in casa un rom per 99 giorni. Quest’ultima era la sfida più difficile, dimostrare cioè che il nomadismo dei nomadi non esiste ed è un vizio facilmente estirpabile e giustamente è stata consacrata con la vittoria del rom montenegrino.
Questi si che sono zingari che ci piacciono, come quelli che segnano alla Ibrahimovic.

Si, è vero che c’è voluto il classico vecchio trucco dell’incentivo in denaro, che le cavie lo hanno fatto per la prospettiva di vincere appena 300 mila euro, cifra che farebbe salivare chiunque, ma l’esperimento alla Zimbardo è pienamente riuscito.
Questo è il tipo di sperimentazione scientifica che è rimasto possibile fare in Italia. Ripetere vecchi catenacci arrugginiti di psicologia sociale per dimostrare alla plebe stravaccata sul divano che degli individui chiusi nella stessa gabbia dopo un pò o trombano o sclerano o entrambe le cose.

Nel mondo animale, l’affollamento delle gabbie provoca prima o poi lo scannamento reciproco degli esemplari rinchiusi ma finora, per i reality show, ci si è per fortuna limitati allo sbudellamento verbale.
Pare che la gente si diverta a vedere pianti e cazziatoni, perfino vere sofferenze in diretta dei porcellini e porcellone d’India. In fondo è il vecchio sogno di rendere trasparenti le mura di casa per assistere ai fattacci privati dei vicini di casa. Vista la bramosia di sangue ed efferratezze che fa schizzare in alto gli ascolti delle trasmissioni che grufolano nei più atroci delitti di cronaca nera, non mi meraviglierei che il prossimo Grande Fratello non fosse altro che una riedizione dei giochi dei gladiatori. Con il televoto al posto del pollice verso. Potrebbero chiamarlo il Grande Colosseo.

Quando realizzò il suo film più discusso, Pasolini disse:
“So di aver fatto un’opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere “Salò'” senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell’uomo si è spento del tutto”.
Ci siamo quasi?

A proposito di Salò. Per la serie “Ci ho un rigurgito fascista”, Ignazio Benito Maria dice che i partigiani rossi non possono essere chiamati liberatori. Non agitatevi, sono solo prove microfono in previsione dei festeggiamenti del 25 aprile dove, prevedo, sarà molto di moda andarci in nero.


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Con la conclusione del reality concentrazionario più amato dagli itagliani e la smobilitazione della casa chiusa del Grande Fratello, se dobbiamo attribuire a ciò che accade in televisione una valenza culturale ed educativa, nonché un’espressione dello Zeitgeist, dobbiamo registrare un’altra conquista del regime.

Cosa volete che sia far giungere i treni in orario, questi sono riusciti a far stare sotto lo stesso tetto un panettiere bergamasco e un napoletano; tre uomini e un paio di tette parlanti a vanvera senza che la portatrice di tette venisse strangolata e soprattutto sono riusciti a tenere chiuso in casa un rom per 99 giorni. Quest’ultima era la sfida più difficile, dimostrare cioè che il nomadismo dei nomadi non esiste ed è un vizio facilmente estirpabile e giustamente è stata consacrata con la vittoria del rom montenegrino.
Questi si che sono zingari che ci piacciono, come quelli che segnano alla Ibrahimovic.

Si, è vero che c’è voluto il classico vecchio trucco dell’incentivo in denaro, che le cavie lo hanno fatto per la prospettiva di vincere appena 300 mila euro, cifra che farebbe salivare chiunque, ma l’esperimento alla Zimbardo è pienamente riuscito.
Questo è il tipo di sperimentazione scientifica che è rimasto possibile fare in Italia. Ripetere vecchi catenacci arrugginiti di psicologia sociale per dimostrare alla plebe stravaccata sul divano che degli individui chiusi nella stessa gabbia dopo un pò o trombano o sclerano o entrambe le cose.

Nel mondo animale, l’affollamento delle gabbie provoca prima o poi lo scannamento reciproco degli esemplari rinchiusi ma finora, per i reality show, ci si è per fortuna limitati allo sbudellamento verbale.
Pare che la gente si diverta a vedere pianti e cazziatoni, perfino vere sofferenze in diretta dei porcellini e porcellone d’India. In fondo è il vecchio sogno di rendere trasparenti le mura di casa per assistere ai fattacci privati dei vicini di casa. Vista la bramosia di sangue ed efferratezze che fa schizzare in alto gli ascolti delle trasmissioni che grufolano nei più atroci delitti di cronaca nera, non mi meraviglierei che il prossimo Grande Fratello non fosse altro che una riedizione dei giochi dei gladiatori. Con il televoto al posto del pollice verso. Potrebbero chiamarlo il Grande Colosseo.

Quando realizzò il suo film più discusso, Pasolini disse:
“So di aver fatto un’opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere “Salò'” senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell’uomo si è spento del tutto”.
Ci siamo quasi?

A proposito di Salò. Per la serie “Ci ho un rigurgito fascista”, Ignazio Benito Maria dice che i partigiani rossi non possono essere chiamati liberatori. Non agitatevi, sono solo prove microfono in previsione dei festeggiamenti del 25 aprile dove, prevedo, sarà molto di moda andarci in nero.


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Cosa volete che sia far giungere i treni in orario, questi sono riusciti a far stare sotto lo stesso tetto un panettiere bergamasco e un napoletano; tre uomini e un paio di tette parlanti a vanvera senza che la portatrice di tette venisse strangolata e soprattutto sono riusciti a tenere chiuso in casa un rom per 99 giorni. Quest’ultima era la sfida più difficile, dimostrare cioè che il nomadismo dei nomadi non esiste ed è un vizio facilmente estirpabile e giustamente è stata consacrata con la vittoria del rom montenegrino.
Questi si che sono zingari che ci piacciono, come quelli che segnano alla Ibrahimovic.

Si, è vero che c’è voluto il classico vecchio trucco dell’incentivo in denaro, che le cavie lo hanno fatto per la prospettiva di vincere appena 300 mila euro, cifra che farebbe salivare chiunque, ma l’esperimento alla Zimbardo è pienamente riuscito.
Questo è il tipo di sperimentazione scientifica che è rimasto possibile fare in Italia. Ripetere vecchi catenacci arrugginiti di psicologia sociale per dimostrare alla plebe stravaccata sul divano che degli individui chiusi nella stessa gabbia dopo un pò o trombano o sclerano o entrambe le cose.

Nel mondo animale, l’affollamento delle gabbie provoca prima o poi lo scannamento reciproco degli esemplari rinchiusi ma finora, per i reality show, ci si è per fortuna limitati allo sbudellamento verbale.
Pare che la gente si diverta a vedere pianti e cazziatoni, perfino vere sofferenze in diretta dei porcellini e porcellone d’India. In fondo è il vecchio sogno di rendere trasparenti le mura di casa per assistere ai fattacci privati dei vicini di casa. Vista la bramosia di sangue ed efferratezze che fa schizzare in alto gli ascolti delle trasmissioni che grufolano nei più atroci delitti di cronaca nera, non mi meraviglierei che il prossimo Grande Fratello non fosse altro che una riedizione dei giochi dei gladiatori. Con il televoto al posto del pollice verso. Potrebbero chiamarlo il Grande Colosseo.

Quando realizzò il suo film più discusso, Pasolini disse:
“So di aver fatto un’opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere “Salò'” senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell’uomo si è spento del tutto”.
Ci siamo quasi?

A proposito di Salò. Per la serie “Ci ho un rigurgito fascista”, Ignazio Benito Maria dice che i partigiani rossi non possono essere chiamati liberatori. Non agitatevi, sono solo prove microfono in previsione dei festeggiamenti del 25 aprile dove, prevedo, sarà molto di moda andarci in nero.


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Cosa volete che sia far giungere i treni in orario, questi sono riusciti a far stare sotto lo stesso tetto un panettiere bergamasco e un napoletano; tre uomini e un paio di tette parlanti a vanvera senza che la portatrice di tette venisse strangolata e soprattutto sono riusciti a tenere chiuso in casa un rom per 99 giorni. Quest’ultima era la sfida più difficile, dimostrare cioè che il nomadismo dei nomadi non esiste ed è un vizio facilmente estirpabile e giustamente è stata consacrata con la vittoria del rom montenegrino.
Questi si che sono zingari che ci piacciono, come quelli che segnano alla Ibrahimovic.

Si, è vero che c’è voluto il classico vecchio trucco dell’incentivo in denaro, che le cavie lo hanno fatto per la prospettiva di vincere appena 300 mila euro, cifra che farebbe salivare chiunque, ma l’esperimento alla Zimbardo è pienamente riuscito.
Questo è il tipo di sperimentazione scientifica che è rimasto possibile fare in Italia. Ripetere vecchi catenacci arrugginiti di psicologia sociale per dimostrare alla plebe stravaccata sul divano che degli individui chiusi nella stessa gabbia dopo un pò o trombano o sclerano o entrambe le cose.

Nel mondo animale, l’affollamento delle gabbie provoca prima o poi lo scannamento reciproco degli esemplari rinchiusi ma finora, per i reality show, ci si è per fortuna limitati allo sbudellamento verbale.
Pare che la gente si diverta a vedere pianti e cazziatoni, perfino vere sofferenze in diretta dei porcellini e porcellone d’India. In fondo è il vecchio sogno di rendere trasparenti le mura di casa per assistere ai fattacci privati dei vicini di casa. Vista la bramosia di sangue ed efferratezze che fa schizzare in alto gli ascolti delle trasmissioni che grufolano nei più atroci delitti di cronaca nera, non mi meraviglierei che il prossimo Grande Fratello non fosse altro che una riedizione dei giochi dei gladiatori. Con il televoto al posto del pollice verso. Potrebbero chiamarlo il Grande Colosseo.

Quando realizzò il suo film più discusso, Pasolini disse:
“So di aver fatto un’opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere “Salò'” senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell’uomo si è spento del tutto”.
Ci siamo quasi?

A proposito di Salò. Per la serie “Ci ho un rigurgito fascista”, Ignazio Benito Maria dice che i partigiani rossi non possono essere chiamati liberatori. Non agitatevi, sono solo prove microfono in previsione dei festeggiamenti del 25 aprile dove, prevedo, sarà molto di moda andarci in nero.


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