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Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 

Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l’Italia, che ne impedisce l’uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l’unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l’aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l’ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l’offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull’instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.
Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell’incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall’altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell’ordine. 
Qualcuno sente l’odore acre della rivoluzione nell’aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l’ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c’è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell’ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c’è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter “violare la zona rossa”, offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell’aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: “C’erano gli infiltrati!” Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D’Alema, l’esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d’Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d’ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.

Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c’è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E’ dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d’ordine garantito dal maggiore partito d’opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata “servizio d’ordine del PCI”, un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel ’77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E’ che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

“Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città“.

Giornalista: “Dopo di che?”

“Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”.

Giornalista: “Nel senso che…”

Cossiga: “Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“.aticato anche l’omicidio».

(Francesco Cossiga, 23/10/2008)

***

«Mi preoccupa che ci possa essere una sorta di violenza autorizzata quando è politica. Non posso non pensare alla sentenza perdonista nei confronti dell’aggressore di Berlusconi. I reati contro la persona non possono avere inferiore dignità rispetto ai reati contro il patrimonio. In ogni caso occorre attenzione in un Paese nel quale abbiamo vissuto una stagione di terrorismo ideologico che ha praticato anche l’omicidio». (Ministro Sacconi, oggi, in riferimento alla contestazione a Bonanni)

Occhio, ragazzi. Ascoltate le sagge parole della buonanima. Occhio ai provocatori, agli infiltrati, ai fabbricatori di attentati, ai mestatori di professione, a chi non aspetta altro che un pretesto per delegittimare ogni dissenso dal regime e stringere la garrota attorno al collo della democrazia. Sarà sempre peggio, con il nanerottolo alle corde e martellato al fegato.

I simpatizzanti del regime non vanno aggrediti, vanno invece lovvati. Accoglieteli con gli urletti come se fossero i Tokio Hotel. Dedicate a loro, a Bonanni e soci, tante pagine sui blog tutte glitterose e StYlOsE. Mangiateveli di baci, soffocateli di affetto.
Non fate il loro gioco perchè loro sono loro e voi nun siete un c….

Occhio anche al PD che è sempre pronto a tenervi fermi mentre gli altri vi menano e poi è capace di andare a piangere in TV parlando di notti cilene, diciamo.

Il regime ci ama e ci brama e quando viene l’estate lo facciamo eccitare se ci vede passare in gruppo per strada, soprattutto quando viene luglio. Gli facciamo sempre rizzare il manganello.

Alla testa, Ramon, alla testa. Per un nuovo miracolo aquilano.


“Un inferno governare rispettando la Carta.”

Dieci piani di sfrontatezza.

Ogni regime che abbia governato il mondo ha lasciato ai posteri segni architettonici della sua vera o presunta grandezza, in specie le dittature.

A parte il nazismo che ha soprattutto distrutto e costruito luoghi preposti alla distruzione, ma quella era la sua intrinseca natura necrofila, ogni regime presente e passato ha costruito qualcosa in pietra o cemento, a futura memoria della propria velleità di fare qualcosa per il popolo. Esclusi forse gli indifendibili, orrendi e giganteschi palazzoni in stile ibrido dell’era Ceausescu in Romania, queste opere architettoniche di regime possono persino avere un loro fascino, soprattutto se erano pensate e ideate da architetti con i controsoffiti.

L’Italia, come ex paese totalitario, è piena di vestigia architettoniche del regime fascista e in molti edifici dell’epoca non è raro intravvedere l’impronta del fascio littorio, come il tatuaggio di un vecchio amore ormai finito e cancellato.

Nel mio weekend balneare a Cesenatico ho avuto modo di passare spesso di fronte alla colonia Agip, uno dei capolavori assoluti del razionalismo, risalente al 1938 ed opera dell’architetto bolognese Giuseppe Vaccaro.
Guardando questa mastodontica opera del regime fascista, per decenni luogo di villeggiatura per tanti bimbi che non potevano permettersi altrimenti il mare, estremamente funzionale allo scopo nonostante l’aria vagamente concentrazionaria, mi veniva da fare una considerazione, un paragone tra il regime di allora e quello attuale; tra il Duce e questo qua e alla fine mi sono posta una domanda.
E’ difficile non rendersi conto del fatto che siamo effettivamente in un regime, visto che c’è un tizio solo al comando che muore dalla voglia di essere ancora più potente, che sopprime la libertà di espressione tanto ben pochi vogliono impedirglielo, che tiene in ostaggio da anni un paese intero non per scopi espansionistico-coloniali o per rinverdire antichi fasti imperiali ma iperbanalmente per salvarsi il culo e non finire in galera vista la sequela di malefatte compiute in passato. Un tizio squilibrato che fa strame di qualunque regola democratica e che si comporta da perfetto eversore senza che un maledetto partito d’opposizione vi si opponga sul serio.

Orbene, la domanda che mi ha stimolato la vista della colonia fascista è la seguente: “Cosa ha costruito o costruirà il regime Berlusconiano?” Quali vestigia lascerà ai posteri?”
Tra qualche anno, quando si spera che si sia tolto di mezzo, ci daremo la risposta: “Un bel nulla”.
Non un palazzo, o un parco come facevano i re illuminati, un monumento. Non ci lascerà nulla perchè era troppo impegnato a pensare a sé stesso.
Credetemi, nemmeno il ponte sullo stretto, che non realizzerà mai, perchè è destinato a non realizzare nulla, sarebbe stato un dono all’Italia, al famoso paese che ama, bugiardo, ma solo un favore agli amici degli amici. Il pagamento di un debito di riconoscenza. Quindi al suo proprio particulare.

Qui non siamo di fronte al regime di un dittatore che a suo modo vuol fare qualcosa per il popolo, che crea la Volkswagen, l’auto del popolo, costruisce la casa del popolo o la casa del fascio.
Non c’è niente di moderno in Berlusconi, a parte la televisione. Qui possiamo solo parlare di ritorno al faraone-dio di quattromila anni fa. O, più banalmente, a Ceausescu. Al potere per sé ed al culto di un Ego ipertroficamente ed autisticamente ripiegato su sé stesso. Ad un regime che orbita attorno ad un vecchiaccio egoista, ad un dio raso(in)terra che riesce ad infinocchiare tutti perchè ha in mano il telecomando.

Si usa spesso ormai paragonare un fascismo all’altro. Quel regime a questo.
E’ questo il tragico equivoco nei quale un popolo ancora troppo nostalgico del passato regime è caduto. Hanno creduto di aver ritrovato un duce architetto e invece era solo un ducetto palazzinaro venditore di aspirapolvere e stipulatore di polizze con il trucco.
Un giorno, si spera non tra tre secoli, gli italiani capiranno che Berlusconi ha sempre agito solo per il suo tornaconto personale e che ha sfruttato una nazione come una sanguisuga senza dare nulla in cambio.
Capiranno, si spera, che era uno che non riusciva neppure a far arrivare i treni in orario e non pensava affatto ai bambini che non possono andare in vacanza. Uno che è riuscito perfino a prendere in giro i poveri regalando loro una carta di credito scarica chiamandola “Social card”.

E’ incredibile come questo fascista per convenienza, finto-populista per proprio tornaconto, ingannatore di professione, riesca a farti rivalutare il fascismo.

“La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward George Ruddy è morto.” (“Quinto Potere” 1976)

Forse il monologo di Santoro ieri sera non sarà stato memorabile come quello di Edward Morrow in “Good Night and Good Luck” o epico come la sbroccata antitelevisiva di Howard Beale in “Quinto Potere” ma qualche messaggio lo ha spedito e chi ha voluto intendere ha inteso.
Santo cielo, se davvero quelli del Piddì hanno detto che “Santoro si è arreso a Berlusconi” hanno veramente la faccia come il culo. Loro che a Berlusconi giurarono di non toccare le televisioni invece di adoperarsi per impedirgli di arrivare a questo attuale delirio di potere.
Non so se sia peggio questo dar di cornuto all’asino da parte del bue a sinistra o la volgarità da parte della destraccia berlusconiana di alludere alla buonuscita milionaria, ai “soldi di Santoro” come ha detto quella losca figura pettoruta iscritta all’albo nel promo del suo spettacolino inutile e dannoso che va in onda dopo “Annozero”. Quella che avrebbe le tette di fuori e l’accavallamento smutandato perfino facendo la telecronaca dei funerali di Berlusconi. Una che, apparsa subito dopo la puntata drammatica di ieri sera ti ha quasi fatto preferire i preti pedofili.

Eh si, queste sono le strane logiche di mercato della destraccia. Se sei un rosso demmerda non puoi guadagnare milioni, devi accontentarti di un misero stipendio. Solo i servi e chi fa buon uso della lingua verrà premiato con un sostanzioso guiderdone.
Ecco quindi che, nel mondo dove gli allenatori si licenziano con buonuscite milionarie solo per il capriccio di cambiarli e perchè ci hanno stufato, dove si regalano VISA e Mastercard a credito sfondo alle mogli dei calciatori perchè si allenino nello shopping estremo, ci si permette di fare i conti in tasca agli altri. Chissà per quanto ancora la meneranno con questa storia della buonuscita. Visto che non hanno altri argomenti, penso che ci faranno un bel tormentone estivo.

A me, dell’entità della liquidazione di Santoro non me ne frega nulla. Santoro può piacere o no ma, come ho già scritto tempo fa, non possiamo farne a meno. Lo si può ignorare, si può cambiare canale, guardarsi un porno in alternativa, ma non possiamo eliminare ciò che fa Santoro, ovvero quella cosa che una volta si chiamava giornalismo. Perchè è uno degli ultimi rimasti a farlo e perchè, tolto anche lui, rimarranno solo le tenutarie di trasmissioni televisive sottovuoto spinto.

Fare giornalismo, dunque. Informare. “Annozero” di ieri sera, ad esempio, ha portato nelle case le testimonianze delle vittime dei preti pedofili e la loro voce disperata ha sovrastato i patetici tentativi degli ultras alla Socci di difendere la Chiesa ad ogni costo tirando in ballo i martiri cristiani, gli Armeni, i genocidi e l’aborto. Mancavano soltanto le truci immagini degli embrioni a spezzatino e i feti bolliti in Cina.
Il giornalismo di inchiesta, quindi. Quello che dà tanto fastidio perchè mostra le smagliature del regime e ne mette a nudo le brutture e le disonestà. Quello che deve essere messo a tacere per rimpiazzarlo con le Moniche Tette con le tramissioni marchette, quelle che devono solo limitarsi a celebrare le inesistenti conquiste del regime.
Una volta, perdiana, un paesello africano lo si doveva comunque andare a conquistare, magari con i gas. Ora basta far dire in televisione ai propri servi che “Berlusconi ha salvato l’euro”. Non è vero? L’importante è che non ci sia un Santoro sull’altro canale che ce lo faccia notare.

“L’ossessione per la televisione”, titola questa mattina su Repubblica il suo pezzo Curzio Maltese. Dove si parla di Berlusconi che si sbatte dalla mattina alla sera, tralasciando di pensare ai problemi del paese che ama – ma questo si sapeva, per controllare che non scappi un venticello a lui contrario dagli schermi televisivi. E perchè? Perchè le televisioni contano, eccome se contano e come la serva servono, come ben sa lui che di televisioni e propaganda se ne intende. Anzi, forse è l’unica cosa di cui si intende davvero, a parte la Teoria della Menzogna di cui è gran maestro supremo e cintura nera.
Già, che la televisione possa influenzare l’opinione dell’elettorato di paranza si, ma purtroppo più numeroso, con la conseguenza di mandare un potenziale dittatore al governo, andatelo a dire alla cosiddetta “opposizione” del piddì che dice sempre “ci arriviamo” quando le ricordano la sconcezza del mancato argine legislativo al mostruoso conflitto di interessi di Berlusconi.
Gli inetti del piddì hanno governato ben due volte negli ultimi anni e se siamo giunti a questo livello di oscenità mediatica à la Dimezzolini e di corruzione di ogni organo di controllo democratico del pluralismo è solo colpa loro. Si perchè almeno quando salì al trono Prodi l’ultima volta, seppure a spinte, la allora dirigenza RAI nominata in precedenza da Berlusconi affinchè presidiasse il fortino del servizio pubblico con il coltello tra i denti avrebbero potuto cacciarla a calci in culo, con la scusa che era cambiato il governo e quindi gli equilibri politici. Invece no. Misero il descamisado Riotta al TG1 a far finta di parteggiare per la sinistra. Uno che il primo giorno da direttore esordì con un’intervista a pelle di leone a Henry Kissinger, figuriamoci, e continuò dicendo male del governo un giorno si e l’altro pure, per far vedere quanto era libero di criticare il governo. Per buon peso, ai piani alti della RAI, i piddini lasciarono tutti B-Men di provata fedeltà al padrone.

Scusate se insisto ma la chiave dell’attuale porcaio sta tutta nel “Berlusconi lo sa fin dal ’94 che non gli avremmo toccato le televisioni.” Bisogna continuare a citofonare Violante e Fassino, a scampanellare ben bene la nostra indignazione. Credo, tra l’altro, sia l’unica promessa mantenuta dalla classe politica italiana in duemila anni.
Vergogna, vergogna, vergogna. Collaborazionisti, come ho titolato il box qui a fianco ad imperitura memoria con il filmato che ogni elettore democratico dovrebbe portare sul telefonino nel caso avesse bisogno di liberarsi lo stomaco.

Non paghi di aver lasciato che il fiume berlusconiano tracimasse ed inondasse ogni mezzo di informazione con il suo putridume di corruttela, prostituzione e lenocinio, mettendo a repentaglio una cosuccia come la nostra sudata democrazia, conquistata anche grazie al sangue dei loro genitori, i figli degeneri ora hanno il coraggio di venirci a chiedere un voto alle regionali.
E’ partito il solito ricatto. Non vorrete mica far vincere Berlusconi? Bisogna andare a votare. Sottotitolo: per noi che siamo l’Opposizione. Ma davvero?

Trovo sconcertante, sinceramente, che gli elettori del PD non provino la mia stessa indignazione per la mancata soluzione del conflitto di interessi da attribuire alla loro incapace classe dirigente, la stessa voglia di bastonarli ben bene da Bersani in giù. Che si prestino a far finta di niente, come se non fosse anche loro la colpa del dilagare di questo fascismo catodico di merda.

Poche ciance. Io il mio voto a questi disgraziati del PD non lo do più. Neanche morta. Possono piangere in cinese, come diceva la mia nonna.
Dicono che si tratta di elezioni regionali e non di politica nazionale. Certo, verissimo, ma chi è che tiene in ostaggio l’Italia tenendole un coltello alla gola, e considera ogni giorno un test del tipo vita o morte sul suo potere personale? E chi è che gli regge il sacco da oltre dieci anni, che gli ha permesso di sequestrare la politica a suo vantaggio, votandogli tutte le leggi ad personam e partecipando vergognosamente al banchetto della politica pappona? E’ Berlusconi che non ci permette di parlare d’altro che di sé e chi doveva arginare la sua follia sta lì a pettinar bambole in attesa non si sa di cosa. Di un fulmine che dal Cielo risolva il problema?

Continuo a pensare che votare si debba, se non altro per non far rivoltare nelle tombe quelli di cui sopra che lottarono e dettero la vita per restituire a noi teledecerebrati la Libertà. Votare è un diritto ma soprattutto un dovere. Quindi?
Votare scheda bianca è pericoloso perchè, è già successo, con le schede bianche si possono fare dei giochetti come farle sparire. Votare scheda nulla impedisce i giochetti ma è solo un atto di pura protesta fine a sé stessa.
Si può votare solo chi si oppone, restituendo senso a questo verbo, a questo regime. Mi dispiace se si chiama Di Pietro, Grillo o Pinco Pallino e a qualcuno brucerà che non siano i “grigi compagni del PCI” come diceva Gaber.
Io so chi non devo votare: l’invasore e i suoi collaborazionisti. Così è se vi pare.

Il noto premier recentemente aggredito si domanda, nel suo letto di dolore: “Perchè mi odiano?
Le ferite inferte dal pazzo solitario guariranno presto. E’ la ferita narcisistica che mi preoccupa, visto che lui non concepisce che non lo si ami nonostante le contumelie che riversa ogni giorno su giudici, comunisti, coglioni di sinistra e affini. Non sarà che lui è lui e gli altri… e che confonde l’amore con l’adulazione di cui sarà oggetto migliaia di volte al giorno? Chi è pazzamente innamorato di sé stesso commette sempre questo tragico errore di valutazione.

Solo un narcisista assoluto può meravigliarsi di avere, tra milioni di adoratori, qualcuno che lo odia o, più blandamente, non lo ha in simpatia. Eppure è un fatto puramente statistico. Non si può piacere a tutti e nel mondo c’è sicuramente qualcuno che ci odia. Vale per tutti.
Per noi comuni mortali normalmente si tratta di poche persone alle quali abbiamo pestato i piedi oppure che ci detestano per quella famosa ed irrazionale sensazione “di pelle”.
Le rockstar, avendo milioni di fans, hanno anche statisticamente milioni di persone che non le sopportano.
Perfino la più grande rockstar di tutti i tempi, da lassù, ha chi lo loda e chi lo nomina invano senza pietà e con gli epiteti più crudi rivolti a Lui e Sacra Famiglia.
Per cui capirete che se perfino Dio subisce la stessa sorte degli umani, farsi venire un esaurimento ed una crisi depressiva perchè non siamo amati dal 100% delle forme di vita del pianeta, amebe comprese, è assurdo. Aggiungerei che è psichiatricamente patologico.

Vengo alla seconda psicopatologia in esame, quella dell’attentatore. E’ difficile capire, trattandosi di persona notoriamente disturbata, se abbia agito per vero odio o per un raptus di autoesaltazione pseudoeroica, ovvero per un momento di follia che ti spinge a compiere un atto clamoroso che attirerà tutta l’attenzione su di te: l’attentato ad una figura quasi mitologica e percepita come intoccabile. La labbrata inferta al Dio Silvio con la statuetta in alabastro del duomo con Madunina è assimilabile al gesto di quell’esaltato che molti anni fa sfregiò la Pietà di Michelangelo e finì su tutti i giornali.
E’ interessante però notare come Tartaglia abbia detto di aver deciso di colpire il noto premier per odio dopo averlo sentito parlare sul palco. Un ragionamento un po’ troppo razionale per appartenere ad un pazzo. Nulla del tipo: “mi ha detto di farlo il mio cane“.
Effettivamente il noto premier che ama tutti ed è così buono, come sua abitudine aveva appena finito di riversare sui suoi usuali nemici non rose profumate e altre guance ma un fiume di violenza verbale. In pratica, se urli come un ossesso il tuo odio contro i nemici politici, i giudici e chi ti contesta e di lì passa un picchiatello a cui scappa l’acting-out, diventa difficile proteggerti dall’imprevedibile. I freni inibitori ogni tanto saltano ma non avvertono prima di quando accadrà.

Infine, parlando dell’ultima psicopatologia, questa volta riferita al Potere. E’ indubbio che su questo increscioso accadimento, come lo definirebbe un lord inglese, ci stanno marciando in tanti, a cominciare da chi, all’interno del Governo, sciacalleggia in libertà sul gesto di un folle isolato. “E’ un folle isolato si, ma è colpa della Sinistra.” Fin qui, conoscendo con chi abbiamo a che fare, non ci sarebbe da meravigliarsi. Ciò che è intollerabile è un’altro aspetto della vicenda.

In queste ore noi italiani, soprattutto gli immuni da papiminkiaggine, siamo tutti oggetto di un insopportabile e delirante ricatto psicologico. Non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ma pare che presto sarà da ritenersi obbligatorio non solo essere dispiaciuti per ciò che è accaduto e manifestare la solidarietà al noto premier ma diventerà obbligatorio amarlo.

Orbene, gli attori non hanno problemi, sono abituati a sintonizzarsi sulle varie manifestazioni dell’emotività. Piangono e ridono a comando. Sanno essere tristi o allegri, perfidi o in odore di santità.
Per chi non è attore metodo Stanislavski sono cavoli. Anche sforzandosi, mettendosi il cilicio attorno alla coscia e pensando alle cose più tristi del mondo, c’è chi non riesce proprio a dispiacersi. Sono da considerarsi tali soggetti come pericolosi sociopatici? Assolutamente no. Forse semplicemente non sono ipocriti. Eppure il governo, in puro stile stalinista, è pronto a bollare come sociopatico pericoloso colui/colei che non esprimeranno il loro cordoglio per la perdita dei sacri denti.
Prima vorranno oscurare i siti (guarda caso sempre solo la Rete ci va di mezzo) che non si prostrano in adorazione. In seguito, chi non lo ama sarà oscurato personalmente di persona. Ci faranno vedere le immagini dell’idolo insanguinato e se i pennini del poligrafo denoteranno una rettiliana insensibilità ci puniranno con scosse elettriche. Sarà ma tutto questo puzza di Khamenei lontano un miglio.

Riassumendo. E’ normale che vi siano persone sinceramente dispiaciute per ciò che è accaduto, cioè un anziano leader scivolato nel bagno di folla.
E’ normale anche condannare la violenza in qualsiasi forma.
E’ normale non essere dispiaciuti affatto e non riuscire a fingere una solidarietà che non c’è e non si riesce a provare. Fidatevi, chi piange ai funerali anche dei parenti stretti è una minoranza.

Non è normale attaccarsi ad un singolo esecrabile episodio per attentare ancora una volta ai più basilari principi della Democrazia, come la libertà di espressione:

“E’ scandaloso e moralmente inaccettabile ciò che stiamo leggendo in queste ore su internet e nei social network. Per questo chiederò al ministro dell’Interno di procedere all’oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi”.
(Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Europee)

(Giuro, come sia finita quell’immagine in questo post, proprio non lo so. Sarà stato il mio gatto.)

In sintonia assoluta con: Marco Travaglio e Gennaro Carotenuto.

Ieri sera, dopo un lungo periodo di disintossicazione su SkyTG24 (come stare in comunità), ho ributtato un occhio sul TG1, quella specie di notiziario che avevamo il coraggio di criticare quando lo dirigeva Er Riotta, il descamisado che giustamente ai papiminkia pareva troppo de sinistra.
Ebbene, il nuovo corso del tiggì ammiraglio RAISET è una cosa da non credere. Roba tosta, merda pesante da ricaduta nell’incubo.
Dopo che sono finalmente riusciti a debellare a ciabattate l’ultima notizia superstite, che ancora usciva furtivamente di notte e, con la sua improvvisa comparsa da insetto immondo, provocava il panico nel direttore sceso insonne in cucina per abbeverarsi, è tutto sotto controllo.
Abbiamo raggiunto l’apice del vuoto pneumatico nel perfetto organo, anzi organetto, di regime. Ovvero un TG di pura fuffa impalpabile, appicicaticcia e dolciastra come lo zucchero filato ma sapientemente confezionata da maestri pasticcieri della propaganda, una scaletta di scemenze e papiminkiate condotto a turno dai Rudolfhess e dalle Magdagoebbels del regime. Una, quest’ultima, che se un giorno avrà sette figli li chiamerà tutti con la S di Silvio e dovesse lui andare a far danno nell’Aldilà, li suiciderebbe tutti con il cianuro per non farli sopravvivere ad un mondo senza Berlusconi.

Esagerata? Giudicate da voi e guardatene un’edizione a caso, meglio quella delle otto, quella pesante. Andateci piano e a piccole dosi perchè una mezz’ora intera di visione può spappolare mezzo emisfero cerebrale peggio dell’ecstasy. Tra un video rubato a YouTube che regolarmente “spopola” (pensate: “gli sposini che hanno ballato al loro matrimonio”) e la “notizia” che d’estate ci sono le zanzare tigri (ellapéppa!) ci scappa pure Capezzolone con la sua uscita da portapapiminkiate e la solita fortunatissima rubrica “Also sprach Gasparri”.

Perchè, tolta la decina di minuti dedicata ogni giorno alle mitiche gesta del Re Pompetta, alias presidente operaio, vetraio, pellaio, cioccolataio, e qualche altro minuto devoluto al bollettino per i beccamorti, i restanti venti servono ad evitare accuratamente di accennare a qualsivoglia fatto-notizia-avvenimento-inchiesta in Italia e nel mondo e quindi serve tanta, tanta fuffa per assorbire eventuali pensieri che dovessero spurgare a tradimento. Fuffa espansa, a multiball, a patatina di polistirolo, non importa. Anche Masotti, l’inviato in simil-Paternostro versione Daddyminkia made in England, va più che bene.

Certo, se bruciano una camionetta di cristiani dall’altro capo della Padania, la cosa per un momento attira lo sdegno papiminkia e li fa ritonfare sulla terra con grande fracasso ma per il resto, dai terremotati abruzzesi incazzati, alle famiglie che ancora si ostinano testarde a mettere i bastoni tra le ruote del governo facendo fatica ad arrivare a fine mese, per non parlare del troiaio istituzionale che fa ridere e dar di gomito il mondo, la consegna è evitare assolutamente che il papiminkia metta in moto inavvertitamente le sinapsi e si sloghi le meningi a ragionare.

Non sia mai che un’inchiesta sulle balle terremotate del Pompetta e i sondaggi gonfiati come il vetro di Murano possa far venire il dubbio al papiminkia che Puf-Puf non sia all’altezza. Perfino Barbara, la bella figliola partorita a Silvio da Veronica viene ripresa e la sua intervista purgata delle possibili critiche a cotanto padre, sempre a cura di Magdagoebbels.
Per definizione il papiminkia deve credere in Diosilvio onnipotente ed eterno, perfettissimo Creatore e Signore e mai lasciarsi tangere dalla bieca propaganda antiberlusconiana. Quella che ce l’ha con Silvio perchè gne-gne siete invidiosi e gne-gne noi abbiamo vinto le elezioni e voi no-o gne gne. Possiamo dire allora che semplicemente ci sta sul cazzo perchè è odioso?

Una televisione così, con un contenitore di puro nulla vergine al posto del TG è l’ideale per avere un popolo di votanti che non devono chiedere mai.
“Ma Cesira, il passante di Mestre non era una delle grandi realizzazioni del regime, inaugurata da Iddu in persona?”
Uhm, non ce ne sarebbe bisogno ma meglio distrarre il papiminkia con le zanzare tigri e la musica da spiaggia e tanto tanto divertimento. Agosto, cervello mio faccio finta di non conoscerti.

Un giornalista come Massimo Fini si interroga sull’impresentabilità di Berlusconi nel mondo ed elenca gli scandali che lo accompagnano? Ecco la tipica reazione pavloviana e papiminkia allo scritto, catturata su un forum:

“Tutto vero, però al momento non c’è di meglio in Italia. Il Berlusca ne ha fatte di cotte e di crude ovviamente, però qualcosa sa fare, a differenza di tutti gli altri buffoni della scena politica italiota. Quindi ci teniamo il Cavaliere e speriamo che viva a lungo, con la speranza che nel frattempo “maturi” qualcuno. Al momento, guardando i musi di un Franceschini o un Di Pietro, c’è poco da sperare”.

Non c’è di meglio. Come dire che quando pollo e manzo scarseggiano va bene anche la carne umana.
Qualcosa sa fare
. Mioddio. Anche il mio vicino sa restaurare i mobili. Lo facciamo Papa? Scusi, ci sarebbe mio cugino che sa tutte le formazioni della Roma dalle origini ai giorni nostri. Pronti, presidente della repubblica! Lei, signora, ricama a chiacchierino, si diletta di decoupage? Ministro del Tesore e delle Finanze.

E che dire di quel speriamo che viva a lungo come auspicio che, non sia mai, una morte improvvisa di Re Pompetta, magari tra le cosce di una escort, non ci ponga il problema di ricominciare a pensare, a ragionare sulla sorte nostra e dei nostri figli affidata letteralmente al primo imbonitore da fiera passato per caso. Uno che, invece di rimettere nella valigia le pozioni magiche e ripartire con il prossimo circo, ci si è piazzato in casa e non se ne vuole andare.

Mentre accade tutto ciò, si accetta cioè di diventare tutti passivi di fronte al piccolo utilizzatore finale del culo italico, Veltroni che fa? Appena uscito dal coma politico ed ancora rintronato come De Niro dall’encefalite letargica in “Risvegli”, propone una legge per risolvere il conflitto di interessi. Adesso che Berlusconi ha ormai e grazie anche a lui più potere dell’Imperatore Palpatine nell’Universo, lui vuole fare la legge contro il lato oscuro della Forza. Lui. Meno male che Bersani è contrario.

Io non ho più parole. Ma che razza di popolo di merda siamo, che Dio ci stramaledica?


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