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B. Iniziamo male l’anno! 
Dell’Utri: Perché male? 
B: Perché dovevano venire due [ragazze] di “Drive In” che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio! 
D: Ah! Ma che te ne frega di “Drive In”? 
B: Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più! 
D: Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto! 
B: Senti, dice Fedele [Confalonieri] che devi sacrificarti (…). Devi venire qui! 
D: No, figurati! 
B: Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (…) Grazie, ciao Marcellino! 
D: Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao! 
B: Anche a te e tua moglie, ciao! 
(…) 
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono di Marcello Dell’Utri a colloquio con Berlusconi nella sua casa ad Arcore, dove il Cavaliere festeggia il Capodanno con Confalonieri e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).

B: va bene senti io sono qua assediato da quando hanno visto che sono stato dichiarato da Playboy il politico più sexy sul libro che è venuto fuori il trenta…ha riportato questa cosa qui… io non ho scampo con questi qua. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera… erano in undici… io me ne son fatto solo otto perché non potevo fare di più… non si può arrivare a tutto. Però stamattina mi sento bene sono contento della mia capacità di resistenza agli assedi della vita… che cosa ci tocca fare la notte del primo dell’anno.
(B. al telefono con Giampi Tarantini, 1° gennaio 2009)

Due renne non fanno capodanno ma, se tanto mi dà tanto, questo da vent’anni non pensa ad altro e quindi perché fare il premier a tempo perso? Meglio un full time e non perdere altro tempo.
Resta da capire una cosa. il crocifisso usato come filo inter-igienista-dentale –  sempre che la cosa sia vera, appartiene al campo delle pratiche di magia sessuale delle quali si vocifera da tempo, oppure fa parte  di un rito esorcistico? Magari  Iddu non ha colpa per questi eccessi, è stato posseduto dallo Scrondo mentre visionava una videocassetta infestata di Italia1 e cerca di bonificarsi.

Almeno questa potrebbe essere la storia da raccontare a Formigoni, alla Binetti, a Giovanardi e a tutti i cattolici convinti finora che il centrodestra capitanato dal maniaco fosse il difensore dei valori cristiani e della moralità cattolica.
Qui, in chiusura, ci sta proprio bene Marilyn Manson (featuring Dita Von Teese).
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La barzelletta, l’aneddoto, chiamiamolo come ci pare, di Sacconi. E vabbé, il delirio di un tizio che sembra survoltato da chissà quale sostanza – visto quanto si agita? – e reduce probabilmente la sera prima dalla visione annebbiata di “Flavia la monaca musulmana”. Sono miserie da vecchi dai neuroni morenti. 
Piuttosto io ho notato Bonanni, lì a fianco, che non ha battuto ciglio. Ecco, un pensierino, un leggerissimo sfanculamento anche per lui non guasterebbe. Per par condicio.
Vado a dar di rota alla vecchia Guillottin.

Nella vita bisogna provare tutto, anche le scuole private. Ne frequentai una, a vent’anni, per corrispondenti e interpreti. Scuola a rigida conduzione famigliare, nel senso che il marito interpretava con sussiego da maggiordomo inglese fallito la parte del preside, la moglie stava in segreteria ed alla cassa e le figlie erano arruolate come insegnanti per finta delle materie meno impegnative. Le altre docenti, quelle vere, erano tutte signore ben oltre l’età pensionabile e già rottamate, alla Renzi, dalla scuola pubblica. Una di esse, vicina addirittura agli ottant’anni, era una feldmarescialla dal righello facile. Ebbene si, menava. Soprattutto i maschi più riottosi, a manrovescio e con l’anellone da sei etti al dito.
La professoressa di inglese era un’americana ossessionata dai comunisti, una specie di zia di Luttwak, che noi ci divertivamo a sfottere senza pietà quando iniziava la sua perorazione quotidiana in favore della politica di Ronald Reagan.
Tutto l’istituto sapeva di vecchio, di conservazione sotto formalina di tradizioni culturali stracotte e desuete. 
Anche le attrezzature erano ottocentesche. Ricordo che, si parla dei primissimi anni ottanta, nonostante fossero già ampiamente diffuse negli uffici le macchine per scrivere elettriche, noi studiavamo dattilografia su delle Remington anteguerra.
Eppure, secondo la leggenda, la scuola privata dovrebbe offrire una preparazione migliore e più moderna, con insegnanti qualificati, in un ambiente sano e sicuro.
Dalla mia esperienza personale posso dire di non aver imparato un’anticchia di più di quello che avrei appreso frequentando un banalissimo liceo linguistico, con l’aggravante che, nella scuola privata, c’era una retta da pagare.
Per il resto, conosco donne zoccolissime che hanno studiato dalle suore, uomini traumatizzati dalle attenzioni degli insegnanti in prestigiosi collegi maschili retti dai preti ed ambosessi caduti nelle grinfie della droga nonostante la scuola decomunistizzata e frequentata da pari grado di ricchezza.
La scuola privata non è migliore di quella pubblica, serve solo come alibi ai ricchi per illudersi che i loro figli crescano all’insegna dei loro principi rimanendo dentro un circolo chiuso. Essi credono che i loro cuccioli di miliardario possano traviarsi frequentando i figli degli operai, per questo ci tengono tanto alle loro parificate con i diplomi che non valgono un cazzo. Tanto ai cuccioli di miliardario e di trota il diploma non serve, visto che il posto fisso ce l’hanno, spesso e volentieri, per diritto di nascita e di censo e non certo per merito. 
Ecco perché alle scuole private non viene richiesto di fornire una formazione culturale di alto livello. Devono solo mantenere ben divaricata la forbice.

Non a caso, il governo più classista degli ultimi 150 anni ha un debole per i diplomifici un tanto al chilo come il CEPU, per le laureate all’Università Bocchini, per una scuola più privé che privata, dove si studiano discipline altamente specialistiche come l’igiene dentale. Tutto con l’idea che, pagando e stando lontano dai comunisti, si diventi automaticamente degli Einstein. Un governo che ha messo al vertice del Ministero della Distruzione la Gelmini. Quella che, non trovandosi a proprio agio né alla Bocconi e tanto meno alla Normale, è andata a  laurearsi a Reggio Calabria. Chissà perché. Parafrasando un slogan del sessantotto, questa è la somaraggine al potere.
La minchiata di regime più galattica, riguardo all’istruzione, è però quella che vorrebbe le famiglie italiane obbligate dai comunisti  a mandare i figli alla scuola dei soviet senza poter scegliere liberamente di affidare i propri pargoli alle amorevoli cure della privata.
Detto che, potendo pagare, uno può mandare i figli dove gli pare e che quindi il problema non esiste; detto che non manderei i miei figli a studiare dai preti come non li manderei a nuotare spalmati di maionese in una vasca di piranhas, vorrei tranquillizzare Berlusconi ed invitarlo a smetterla di pensare che le scuole private e religiose siano ideologicamente più sicure. Stalin studiò in seminario. 
Paradossalmente e per ironia della sorte, si hanno maggiori probabilità di diventare comunisti non andando alla statale “Sandro Pertini”, ma frequentando le Orsoline ed i Maristi ed avendo avuto una professoressa reaganiana. Non per cattiveria ma per reazione.
E’ finita una settimana che mi ha lasciato zero tempo per informarmi e scrivere ma solo una stanchezza mortale a causa di una mole eccezionale di lavoro.
Se devo scegliere la notizia che mi ha comunque colpito, tra le tante e drammatiche carpite durante la frettolosa lettura mattutina dei giornali online, scelgo quella che riguarda la cosiddetta “Operazione White Christmas“. Bing Crosby e le canzoncine natalizie non c’entrano. Questo è un problema di infestazione da malapianta padana.
Ma andiamo per ordine.

Premetto che considero quelli che vorrebbero togliere i crocifissi dai muri dei dannosi rompicoglioni che, con le loro fisime, ottengono solo il risultato di scatenare il peggior baciapilismo militante.
Di solito il crocifisso è piazzato lassù, dove l’occhio non arriva a meno che tu non stia attendendo il tuo turno dal medico e stia facendo di tutto, anche di inutile, per passare il tempo, compreso scandagliare ogni centimetro quadrato della stanza. Toh, che bel crocifisso.
Il crocifisso non è un problema, tranne che per coloro che hanno dei problemi. Soprattutto il problema di notare qualcosa che dovrebbe normalmente passare inosservato, come parte integrante dei muri dei luoghi pubblici, come le prese della corrente e le scatolette del cronotermostato. Quando un oggetto è incastonato del frame di un ambiente non dovremmo notarlo più, normalmente, tantomeno farcene turbare. Se poi qualcuno, durante un esame importante a scuola o attendendo un responso medico potenzialmente grave nel corridoio di un ospedale, si sentisse sollevato dalla presenza dell’omino inchiodato alla croce, che male ne verrebbe alla collettività?

Non penso inoltre che la sua presenza possa disturbare le persone non credenti oppure appartenenti ad altre religioni. Chi è ateo considererà quella cosa appesa al muro un puro ornamento ligneo o lo ignorerà, aiutato in ciò dal meccanismo percettivo dell’abituazione. Idem per coloro che hanno la fortuna di appartenere a religioni che non prevedono la rappresentazione iconica della divinità.
Si potrebbe dire, tanto per esercitare gli addominali della dialettica, che la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è un epifenomeno dell’abuso di posizione dominante del cattolicesimo sulle altre religioni ma anche detto ciò e registrato il dato di fatto, la cosa migliore è convincersi che il crocifisso non è un problema. Il vero guaio sono i cristianacci e, con ciò, vengo alla notizia sul “White Christmas”.

Cosa si sono inventati gli abitanti di un paesello nel bresciano che fa rima con boccaglio? Un simpatico gioco di ruolo: si mandano i vigili di casa in casa alla ricerca di immigrati irregolari e, trovatili, li si caccia. Almeno, si dice alla popolazione boccalona – o boccagliona, che l’amministrazione legaiola ha “cacciato i clandestini”. In pratica non lo farà perchè non è così semplice applicare un decreto di esplusione ma che importa, dal nano hanno imparato a spararle grosse, tanto i loro seguaci di grana grossa si fanno impressionare con poco.
La cosa che ha scandalizzato di più di questa iniziativa è il fatto che si sia pensato al 25 dicembre come data di termine dell’operazione e soprattutto la motivazione addotta dal suo ideatore, l’assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi:

“Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”.

“Per me”, quindi è un suo parere personale, con il quale, se permette, ci puliamo le terga. Di quale cazzo di identità poi stia parlando il mistero permane. Da quelle parti, tra Visigoti, Ostrogoti, Austroungarici, Germani ed altri popoli de paranza che hanno inseminato le loro ave volenti o nolenti, di purezza della razza ce n’è ben poca. Di ignoranza e meschinità d’animo, tanta.

Intermezzo musicale con una morale.
La diversità spaventa perchè attrae. Soprattutto sessualmente. “Hair” nella versione cinematografica di Milos Forman del 1979. Trent’anni fa eravamo più avanti. Stiamo andando all’indietro, per caso?

Torniamo ai nostri cristianacci leghisti.
Dispiace essere d’accordo con le alte gerarchie vaticane ma il cristianesimo è accoglienza. Punto.
La delazione, la denuncia, il comportarsi da STRONZI, non fa parte del cristianesimo. Forse del paganesimo druidico celtico, che ne so. Ma non chiamatevi cristiani, per dio.

Già il Natale è una festa che ha rimasto ben poco del suo significato religioso tra palle luccicanti, pandori intrisi di creme sempre più inquietanti, renne, babbinatale, consumismo sfrenato e un accidente che li fulmini; non peggioriamo le cose con iniziative che sono pure bestemmie sparate verso le divine orecchie del Padreterno in 5+1 con il surround.

Cari cristianacci, ha ragione Fini. Quest’anno, vabbé, premiate pure la Berlusconcina junior con l’Ambrogino, che se l’è tanto meritato, pora nana, ma poi cambiate nome al vostro prezioso premio. Non faccio distinzione tra milanesi, bergamaschi, bresciani, varesotti. Non sono razzista, per me siete tutti uguali. Dal prossimo anno e sotto Natale un bello “Stronzolino D’Oro” per tutti. Ad honorem.

Ogni uomo che volesse farsi prete dovrebbe, prima dell’ordinazione, frequentare un particolarissimo corso di formazione. Niente di eccezionale, dovrebbe semplicemente vivere un anno da donna. Tutta l’esistenza terrena di una donna concentrata in dodici mesi.
Se il wannabe priest dovesse superare il primo mese senza essere ammazzato (il corso comincia in Cina ed in altri paesi asiatici dove le bambine non sono molto gradite) la sua esistenza di femminuccia dovrebbe superare alcune prove, ovvero il normale percorso di qualche centinaio di milioni di donne nel mondo.
Durante l’infanzia, oltre a qualche molestia pedofila, una precoce deflorazione ed un matrimonio con qualcuno che manco conosce, gli toccherebbe, per esempio, un’infibulazione faraonica come si usa ancora da certe parti in Africa, consistente nella escissione dei genitali esterni e successiva sutura alla bell’e meglio della ferita. Senza anestesia, ovviamente.
Lo sviluppo ed il menarca saranno vissuti senza tante smorfie, magari con l’acuirsi delle violenze maschili sul fiorellino appena sbocciato, con in più, da ora in avanti, l’incubo del restare incinta.

Questa la prima parte, piuttosto hard, dedicata all’infanzia femminile. A seguire, per la serie intitolata “donna, du du du”, nei mesi successivi si concentrerà un quarantennio di mestruazioni dolorose con sindrome premestruale condita da depressione, tensione alle mammelle e flusso stile vacca sgozzata con rito islamico.
Siccome il corso di formazione per futuri preti non prende in considerazione le invenzioni moderne che hanno alleggerito l’esistenza delle donne: assorbenti, tamponi interni, antidolorifici, contraccettivi, cerotti ormonali per la menopausa, il nostro pretonzolo dovrà lavarsi i pannicelli insanguinati come erano costrette a fare le nostre nonne e mamme, tenersi i dolori pensando alla sofferenza di nostro signore gesùcristo e, naturalmente, tra un karakiri mensile e l’altro, scodellare un figlio ad ogni trombata, circa.

Questa è la parte davvero tosta del corso. Ogni due o tre figli nati all’interno del matrimonio, come comanda il precetto di nostrosignore, in questo corso estremo di sopravvivenza qualcuno dei pargoli nasce a seguito di stupro, meglio se di gruppo e selvaggio, come accade alle donne vere nelle guerre. Giusto per non far mancare al pretino nulla di tutto ciò che significa essere donna.
Il frutto dello stupro e gli altri marmocchi della serie regolare (facciamo una dozzina come la media delle donne dell’inizio del secolo scorso?) peseranno alla nascita almeno cinque chili, qualcuno si presenterà podalico e, in mancanza di anestesie e altre diavolerie moderne, i putei nasceranno grazie a qualche sforbiciata da una parte e dall’altra dell’orifizio materno, cosa vuoi che sia. Stringi il fazzoletto nei denti e pensa a quando facevi la troia e ti divertivi.

Tra una gravidanza e l’altra il pretonzolo non potrà farsi mancare qualche decina di aborti. Metodo preferito: con la mammana nella cucina di casa. Oppure, studio di cucchiaio d’oro anni cinquanta, con divieto di strillo e solito provvidenziale fazzoletto tra i denti. L’aborto della mammana verrà fatto con peretta, acqua saponata, prezzemolo, ferro da calza ed altri rudimentali orpelli. Quello del cucchiaio d’oro senza anestesia e tanti complimenti ma a caro prezzo.

Cosa rimane da far sperimentare al nostro prete in pectore? Un mese a battere sull’Adriatica, in balia di clienti da quattro soldi? Una vita da lesbica, stuprata a scopo rieducativo o direttamente lapidata? Un paio di cancri al seno e all’utero curati come una volta, un bel taglio e via? Un marito che se ne viene in dieci secondi netti senza farti provare mai nemmeno lo straccio di un orgasmo e in più ti frega per l’ennesima volta?
E la menopausa? Niente cerotti o altre diavolerie che prolungano la gioventù. A cinquant’anni il nostro stagista sarà una vecchia scrofa sfondata e nemmeno buona per le salsicce.

Verso la fine del corso il pretino concorderà con me che il lato positivo della vecchiaia è che quelle maledette ovaie crepano e si rinsecchiscono come due chicchi d’uvetta. Niente più figli non voluti, gravidanze da schiena spezzata, emorroidi e gambe con le vene che scoppiano. Niente più ragadi al seno ed emorragie inarrestabili. Niente nausee e tagli cesarei.

Sei terrorizzato all’idea di questa full immersion nella merda femminile, caro il mio pretino? Credevi che essere donna fosse solo scopate, scopate, guarda la troia come gode, che belle tette che ho e quanto sono fica?
Eppure tutto ciò che ho descritto è essere donna. Lo è stato per migliaia di anni e lo è anche oggi per milioni di sorelle.
Dovresti ringraziarmi. Ti ho risparmiato una gita nel medioevo quando i tuoi compari torturavano le streghe e le bruciavano e un sacco di altre cose che mi sono senz’altro dimenticata di citare.

Per noi donne moderne le cose sono un pò migliorate. Se siamo fortunate negli incontri e ci impegnamo, riusciamo perfino a divertirci nel fare l’amore. Anzi a volte è proprio bello, una goduria come per l’uomo e forse di più.
La pillola e gli altri anticoncezionali ci hanno tolto l’angoscia dell’equivalenza trombata=marmocchio.
La maternità, grazie anche alla possibilità dell’aborto, non è più un’ imposizione ma una scelta.
La nostra esistenza può concentrarsi su tante altre cose oltre alle cacche e pisce dei figlioli, magari un lavoro, una carriera. Non tutte nascono gatte. Se a quelle prive dell’amore materno qualcuno fa fare loro fare i gattini per forza, queste poi se li mangiano. Qualcuno l’ha capito finalmente e ci ha liberate dalla maternità ad ogni costo. E non è più come una volta che :”se non vuoi figli fatti suora”.

Naturalmente il Corso di Immedesimazione nella Sofferenza Femminile per Aspiranti Preti non esiste ma sarebbe bello che esistesse. Almeno questi stronzi che parlano di limitare le nostre libertà acquisite grazie a lotte di decenni, che parlano di difesa della vita senza mai essersi contorti un giorno intero nei dolori mestruali ed essersi sentiti spaccare in due da un parto, forse capirebbero e se ne rimarrebbero zitti.


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Eh, che volete. Io non sono un polso normale. Sono il polso del Santo Padre, quindi in un certo senso sono un Santo Polso. Si, sono proprio quello della foto, così rigido nel saluto nazi. Una ragazzata. Eravamo giovani entrambi, io ed il principale.
Sono un Santo Polso con tutti i vantaggi del caso, eppure mi sono rotto.
Rotto nel vero senso della parola. Il mio principale è un Sant’Uomo e per fortuna non corro certi rischi come altri VIPpolsi, è stata una banalissima scivolata.

Ah, Benedetto uomo, le scarpe firmate possono fare brutti scherzi, con quelle tenere suole in vero cuoio. Ed io ci sono andato di mezzo. Glielo dicevo che erano meglio delle rudi e teutoniche Birkenstock con quella bella suola gommata e non starei qui a soffrire.
Comunque è andata bene, lo dicevo prima al mio amico femore. “Eh, se ti rompevi tu, a quell’età, sai, potevano essere guai seri”. “Già, tanto sapevo che ti saresti fatto avanti tu”, mi ha risposto quel paraculo.

Mi hanno trattato con tutte le cure, non posso lamentarmi. Mica come un polso qualsiasi di un cristiano o musulmano o cingalese qualsiasi al Pronto Soccorso.
Se capita ad un tizio qualunque, senza importanza, di rompersi uno dei fratelli, di solito il medico di guardia è uno più stronzo di Dr. House: “Le fa male? Su, non è nulla, non vorrà mica la morfina per una stupidaggine del genere? Su, su, stia fermo che tra un attimo abbiamo finito. Si è già rotto il polso, non rompa anche i nostri coglioni.”
Ti bendano in quattro e quattr’otto, dopo averti fatto aspettare quattro ore in piedi, senza nemmeno metterti a posto la frattura, anzi, chi ti fa il gesso te lo fissa proprio alla cavolo di cane, guardando dall’altra parte mentre intorta l’infermiera, così quando guarirai terrai per ricordo un bel polso storto, picassiano. ‘Na sciccheria.

Noi invece, ah, tutta un’altra cosa. Per un uomo di polso come il mio ospite ci vuole un polso perfettamente funzionante. Si, per quella cosa del piano ma non crediate che il Benedetto uomo faccia chissà che sull’avorio bicolore. Suoniamo roba tranquilla alla Bach, mica dobbiamo eseguire le ottave del finale del Rach3.
Mi hanno operato. Si, proprio perchè ero io. Dice che mi ero tutto scomposto e mi hanno riparato. Il chirurgo era tutto sudato al pensiero di lasciarmi una scheggetta fuori posto, così addio clienti in arrivo in massa dalla Curia. E il gesso che mi hanno messo dopo mica è uno così, è in vetroresina, me coj…. Si sto un pò stretto ma devo avere pazienza. Ho avuto anch’io il mio quarto d’ora di celebrità.

Ho guardato il TG1 l’altra sera mentre Benedetto stava in poltrona. Parlavano di me. Erano tutti preoccupati, sembrava una tragedia.
“Ehi, ragazzi, è solo un polso!” mi è scappato.
Parlavano di sofferenza, di anestesia. Così mi è venuto un pensiero cattivo. Tempo fa ho visto un film, c’era il principale del mio principale che veniva frustato ma proprio di brutto, a sangue, una cosa che ho dovuto farmi coprire dagli occhi per non vedere. Ecco, durante la mia lunga carriera di polso di prete ho sentito anche robe tipo che Cristo ha accolto su di sé la sofferenza del Mondo, che è morto per noi sulla croce con i chiodi e tante altre cose.
Così ho pensato: se il principale doveva farsi operare, ma dato che lui è il vicario di Cristo e deve associarsi a lui nella sofferenza, non dovevano negargli l’anestesia ma fargli vedere, come antidolorifico, “La Passione di Cristo” di Mel Gibson?


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Prima legge della relatività cattolica: “Divorziati e risposati non possono accostarsi al sacramento dell’Eucaristia”.
(Papiro carpito nella sala d’attesa del medico di base e religiosamente conservato a futura memoria dei posteri)

Paolo Attivissimo, fa qualcosa! Berlusconi è diventato come Thierry Meyssan , crede nella teoria del complotto. Nella puntata paranoidea di stasera di “Porta a Porta” (in attesa che prossimamente anche Veronica Lario possa raccontare la sua verità dalle stesse poltrone, vero Vespone?, guardi che ci contiamo), papi vuota il sacco e fa come quegli imputati nei film americani che decidono di difendersi da soli perchè sono degli sboroni dalla parlantina fatale.
Tanto può contare su una RAI pagata da noi che all’occorrenza si mette giù a pecorina e alla quale la concorrenza ed il potere politico (in questo caso impersonati dallo stesso individuo), possono fare ciò che vogliono: primo, secondo e terzo canale anche contemporaneamente.

Che si sappia. Tutti i convinti assertori della par condicio, gli amanti del contraddittorio, i difensori a spada tratta del bipartizanismo stasera non c’erano e se c’erano dormivano.
Sul TG1 sventola bandiera bulgara. Servizio di apertura sull’affaire Berlusconi-Lario con tutto il tempo riservato a lui, a Poverosilvio in modalità aspide, a sputare veleno contro la moglie sobillata ed ingannata dal complotto della Sinistra. Contraddittorio della moglie ed eventualmente della Sinistra tirata in ballo: non pervenuti.

Un fatto che fino a ieri i nanofili lamentavano dovesse rimanere privato e sul quale si rilasciavano scarni commenti di un paio di righe, viene usato oggi come un maglio a fini politici, millantando una presunta colpa della Sinistra se una dolce signora si è rotta i cosiddetti di sentirsi umiliata dal comportamento da fauno ingrifato del marito, per giunta titolare di una carica pubblica che richiederebbe sobrietà anche alle Isole Andamane.
Se gli itagliani non avessero perso completamente il senso dell’umorismo si sarebbe potuto sottotitolare il servizio del TG1 alla pagina 777 di televideo con la dicitura: “la tragedia di un uomo ridicolo.”

Si sono fatti sentire i cattolici oggi, con un commento dell’Avvenire piuttosto severo e una nota serale del cardinale Bagnasco, la CEI in persona. Non siamo certamente alla scomunica, però fa piacere sentire un certo sommovimento sussultorio ed ondulatorio dalle parti di Via della Conciliazione.
Dato che Papi guida il partito autocertificatosi più adatto alla difesa della Famigghia e della moralità cattolica, una sacra tirata d’orecchi mi pare doverosa.

A chi mi accuserà di moralismo e bacchettoneria di ritorno, rispondo che è solo questione di giustizia.
Se a conviventi, separati, divorziati, risposati, omosessuali eccetera, è negata per principio la comunione anche se si tratta di persone degnissime e dalla specchiata moralità, perchè il più chiacchierato degli italiani e adesso in procinto di diventare divorziato al quadrato, deve prendere la comunione come un bimbetto innocente di otto anni?
Mi piacerebbe proprio sentire la sua giustificazione, in merito. Esiste forse un Lodo Ostia del quale non siamo a conoscenza?

P.S. Ho letto della storia delle foto taroccate di Papi alla festicciola di Piertopa. Anche per me sono ritoccate e credo di sapere come è saltato fuori l’alone mistico da Camera Kirlian attorno alle figure scontornate. A me succede quando abbasso la qualità di compressione dell’immagine: lo scontorno non è più sfumato e preciso ma “si vede”. Ottimizzando per il web è facile perdere in precisione di scontorno.
In ogni caso, brinda anche tu con Papi!


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Prima legge della relatività cattolica: “Divorziati e risposati non possono accostarsi al sacramento dell’Eucaristia”.
(Papiro carpito nella sala d’attesa del medico di base e religiosamente conservato a futura memoria dei posteri)

Paolo Attivissimo, fa qualcosa! Berlusconi è diventato come Thierry Meyssan , crede nella teoria del complotto. Nella puntata paranoidea di stasera di “Porta a Porta” (in attesa che prossimamente anche Veronica Lario possa raccontare la sua verità dalle stesse poltrone, vero Vespone?, guardi che ci contiamo), papi vuota il sacco e fa come quegli imputati nei film americani che decidono di difendersi da soli perchè sono degli sboroni dalla parlantina fatale.
Tanto può contare su una RAI pagata da noi che all’occorrenza si mette giù a pecorina e alla quale la concorrenza ed il potere politico (in questo caso impersonati dallo stesso individuo), possono fare ciò che vogliono: primo, secondo e terzo canale anche contemporaneamente.

Che si sappia. Tutti i convinti assertori della par condicio, gli amanti del contraddittorio, i difensori a spada tratta del bipartizanismo stasera non c’erano e se c’erano dormivano.
Sul TG1 sventola bandiera bulgara. Servizio di apertura sull’affaire Berlusconi-Lario con tutto il tempo riservato a lui, a Poverosilvio in modalità aspide, a sputare veleno contro la moglie sobillata ed ingannata dal complotto della Sinistra. Contraddittorio della moglie ed eventualmente della Sinistra tirata in ballo: non pervenuti.

Un fatto che fino a ieri i nanofili lamentavano dovesse rimanere privato e sul quale si rilasciavano scarni commenti di un paio di righe, viene usato oggi come un maglio a fini politici, millantando una presunta colpa della Sinistra se una dolce signora si è rotta i cosiddetti di sentirsi umiliata dal comportamento da fauno ingrifato del marito, per giunta titolare di una carica pubblica che richiederebbe sobrietà anche alle Isole Andamane.
Se gli itagliani non avessero perso completamente il senso dell’umorismo si sarebbe potuto sottotitolare il servizio del TG1 alla pagina 777 di televideo con la dicitura: “la tragedia di un uomo ridicolo.”

Si sono fatti sentire i cattolici oggi, con un commento dell’Avvenire piuttosto severo e una nota serale del cardinale Bagnasco, la CEI in persona. Non siamo certamente alla scomunica, però fa piacere sentire un certo sommovimento sussultorio ed ondulatorio dalle parti di Via della Conciliazione.
Dato che Papi guida il partito autocertificatosi più adatto alla difesa della Famigghia e della moralità cattolica, una sacra tirata d’orecchi mi pare doverosa.

A chi mi accuserà di moralismo e bacchettoneria di ritorno, rispondo che è solo questione di giustizia.
Se a conviventi, separati, divorziati, risposati, omosessuali eccetera, è negata per principio la comunione anche se si tratta di persone degnissime e dalla specchiata moralità, perchè il più chiacchierato degli italiani e adesso in procinto di diventare divorziato al quadrato, deve prendere la comunione come un bimbetto innocente di otto anni?
Mi piacerebbe proprio sentire la sua giustificazione, in merito. Esiste forse un Lodo Ostia del quale non siamo a conoscenza?

P.S. Ho letto della storia delle foto taroccate di Papi alla festicciola di Piertopa. Anche per me sono ritoccate e credo di sapere come è saltato fuori l’alone mistico da Camera Kirlian attorno alle figure scontornate. A me succede quando abbasso la qualità di compressione dell’immagine: lo scontorno non è più sfumato e preciso ma “si vede”. Ottimizzando per il web è facile perdere in precisione di scontorno.
In ogni caso, brinda anche tu con Papi!


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Paolo Attivissimo, fa qualcosa! Berlusconi è diventato come Thierry Meyssan , crede nella teoria del complotto. Nella puntata paranoidea di stasera di “Porta a Porta” (in attesa che prossimamente anche Veronica Lario possa raccontare la sua verità dalle stesse poltrone, vero Vespone?, guardi che ci contiamo), papi vuota il sacco e fa come quegli imputati nei film americani che decidono di difendersi da soli perchè sono degli sboroni dalla parlantina fatale.
Tanto può contare su una RAI pagata da noi che all’occorrenza si mette giù a pecorina e alla quale la concorrenza ed il potere politico (in questo caso impersonati dallo stesso individuo), possono fare ciò che vogliono: primo, secondo e terzo canale anche contemporaneamente.

Che si sappia. Tutti i convinti assertori della par condicio, gli amanti del contraddittorio, i difensori a spada tratta del bipartizanismo stasera non c’erano e se c’erano dormivano.
Sul TG1 sventola bandiera bulgara. Servizio di apertura sull’affaire Berlusconi-Lario con tutto il tempo riservato a lui, a Poverosilvio in modalità aspide, a sputare veleno contro la moglie sobillata ed ingannata dal complotto della Sinistra. Contraddittorio della moglie ed eventualmente della Sinistra tirata in ballo: non pervenuti.

Un fatto che fino a ieri i nanofili lamentavano dovesse rimanere privato e sul quale si rilasciavano scarni commenti di un paio di righe, viene usato oggi come un maglio a fini politici, millantando una presunta colpa della Sinistra se una dolce signora si è rotta i cosiddetti di sentirsi umiliata dal comportamento da fauno ingrifato del marito, per giunta titolare di una carica pubblica che richiederebbe sobrietà anche alle Isole Andamane.
Se gli itagliani non avessero perso completamente il senso dell’umorismo si sarebbe potuto sottotitolare il servizio del TG1 alla pagina 777 di televideo con la dicitura: “la tragedia di un uomo ridicolo.”

Si sono fatti sentire i cattolici oggi, con un commento dell’Avvenire piuttosto severo e una nota serale del cardinale Bagnasco, la CEI in persona. Non siamo certamente alla scomunica, però fa piacere sentire un certo sommovimento sussultorio ed ondulatorio dalle parti di Via della Conciliazione.
Dato che Papi guida il partito autocertificatosi più adatto alla difesa della Famigghia e della moralità cattolica, una sacra tirata d’orecchi mi pare doverosa.

A chi mi accuserà di moralismo e bacchettoneria di ritorno, rispondo che è solo questione di giustizia.
Se a conviventi, separati, divorziati, risposati, omosessuali eccetera, è negata per principio la comunione anche se si tratta di persone degnissime e dalla specchiata moralità, perchè il più chiacchierato degli italiani e adesso in procinto di diventare divorziato al quadrato, deve prendere la comunione come un bimbetto innocente di otto anni?
Mi piacerebbe proprio sentire la sua giustificazione, in merito. Esiste forse un Lodo Ostia del quale non siamo a conoscenza?

P.S. Ho letto della storia delle foto taroccate di Papi alla festicciola di Piertopa. Anche per me sono ritoccate e credo di sapere come è saltato fuori l’alone mistico da Camera Kirlian attorno alle figure scontornate. A me succede quando abbasso la qualità di compressione dell’immagine: lo scontorno non è più sfumato e preciso ma “si vede”. Ottimizzando per il web è facile perdere in precisione di scontorno.
In ogni caso, brinda anche tu con Papi!


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In questi giorni di acceso dibattito attorno alle questioni riguardanti Vita, Morte e Autodeterminazione, è ricorso l’ottantesimo anniversario della firma del primo trattato tra Italia e Santa Sede, i cosiddetti Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929.
Gli unici statisti italiani che finora nella storia si sono lanciati in un’Operazione Concordato, nel tentativo di limitare i danni dell’ingerenza religiosa nei fatti privati dello Stato ma in realtà firmando un’unconditional surrender all’ingerenza dei preti nei nostri letti ed allo scassamento aggravato e continuato dei nostri laici cabbasisi, furono Bettino Mussolini e Benito Craxi, rispettivamente nel 1929, appunto, e nel 1984.

Se a Mussolini dobbiamo l’introduzione della lezione di religione (solo cattolica, che diamine!) a scuola e l’esenzione dai dazi per la Città del Vaticano, alla revisione craxiana dobbiamo il lascito del famigerato 8xmille, la tangente pagata al Vaticano sui 740 e gli Unici da tutti i contribuenti italiani. Compresi quelli che, credendo di devolvere l’obolo allo Stato e quindi ad un’istituzione laica, non sanno che alla Chiesa Cattolica il loro 8xmille arriva lo stesso per vie traverse, un po’ come le recenti soccia card, lesinate ai poveri vecchietti ma elargite con munificenza a preti, frati e monache.

Mi sento di prevedere tranquillamente che, dopo Benito e Bettino, anche Berluschino vorrà passare alla storia come colui che firmò il Concordato v3.0. magari tra vent’anni per il centenario dei Patti, chissà, tanto lui è eterno. O no?
E’ per questo che sta studiando tanto e si esercita quotidianamente nella parte del devoto padre di famiglia tanto timorato di Dio, nonostante pregressi concubinaggi, adulteri, concorsi in aborto oltre termine, adesioni alla Massoneria ed altre bazzecole che ai comuni mortali un tempo avrebbero comportato, come minimo, l’accensione del rogo con mappate di diavolina. Oggi, per fortuna, solo la cacciata dai sacramenti e dalle chiese.
E’ per diventare lo statista più sottomesso della Storia nei confronti del clero che, tanto per cominciare, ci condannerà alla vita eterna con sondino nasogastrico?

Mi sono chiesta in questi giorni perchè, nonostante il Concordato, che dovrebbe in teoria stabilire la separazione netta tra Chiesa e Stato, in Italia non muove foglia che Papa non voglia.
Mentre dagli schermi televisivi di un’unica teleMaria colavano lacrime di sangue sulla vicenda di Eluana, mi domandavo se nel nostro paese vi fossero veramente tanti bigotti e baciapile come l’informazione vorrebbe far credere.
Io vivo in una regione notoriamente “ad magnaprit” (di mangiapreti) anche se in una città tradizionalmente “bianca”, ma non mi pare di vedere tutto questo fervore religioso in giro.
I preti scarseggiano e i sacrestani non galleggiano. Il grande seminario cittadino è stato riconvertito in miniappartamenti in affitto. I parroci svivacchiano azzuffandosi per accaparrare le offerte raccolte durante matrimoni e funerali; se li chiami per una benedizione ad una salma ti rispondono che non possono e poi tanto la tipa è già morta e non le serve. Alcune parrocchie di campagna vengono smantellate per mancanza di materia prima sacerdotale e via discorrendo.
Sulle grandi questioni morali vige il detto: la Chiesa dice A ma i cattolici fanno B. Nel senso che ci si risposa e si usa la pillola, ad esempio. Trend comune a tutt’Italia, mi dicono.
E allora? Perchè far passare l’Italia per una dependance del Vaticano popolata di vaticotalebani al cui confronto monsignor Lefebvre è un’ateo miscredente?

Un’altra domanda che mi faccio: ma cosa pensano di quest’ingerenza cattolica fin dentro le mutande i cittadini italiani diversamente credenti? Mi riferisco ad ebrei, islamici, buddisti, scintoisti, induisti e affini.
Come mai non sento rivendicare da essi il diritto di questi individui a non dover necessariamente condividere la morale cattolica?
Non sarà perchè, come ci ricordano i documentaristi di Religulous, tutte e tre le religioni monoteiste tendono al bigottismo ed al fondamentalismo e ciò è conforme con la necessità, tutta materialista, di tenere la gente, per dirla volgarmente, “cagata” e buona buona?


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