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Ovvero, una settimana senza Silvio.
Il ministro più alto che modesto, quello che non faceva rima con fatto ma con …, vogliamo ricordarlo così:
“Sono professore come Monti, amo questo Paese e sono una persona seria. Il premier è uomo capacissimo e di prestigio e sarà al di sopra delle parti. Ma voglio che dica bravo Brunetta, brava Gelmini, viva la legge di stabilità. Il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia e io da Monti mi aspetto un’operazione verità.” (Renato Brunetta, EX ministro, novembre 2011.)
Scenda l’oblìo.
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Oggi ascoltavo quel Brunetta cresciuto del ministro del Welfare. Ne ascoltavo la protervia di chi è appena sceso dall’auto blu perché lui è lui e lo guardavo gesticolare come un attore di telenovela colombiana contro i “bastardi anni 70”. Quelli che hanno permesso, tra l’altro, a quei socialisti d’Italia come lui di imperversare nei successivi anni Ottanta, con la banda dei magliari di Craxi e dei suoi compagni di tangente. Anni non bastardi ma bastardissimi che hanno incubato e nutrito a spezia e pappa reale quell’autentico flagello della democrazia che è il berlusconismo, che poi si è sdebitato arruolando nel governo del fare (schifo) tutti i cascami della vecchia politica sopravvissuta a Tangentopoli.

L’ho sentito infine rivendicare, tra i fischi di una platea cattolica, mica di punkabbestia, che non ne apprezzava il tono inutilmente scalmanato,  un orgoglioso anticomunismo, forse l’ultima cedola rimastagli nel carnet di buoni salvaculo da spendere per tentare di salire sulla scialuppa di salvataggio ora che l’iceberg si sta avvicinando.
Alla fine, dopo tanto sbracciarsi, il Ministro del Welfare ha rimediato solo il nocchino sul capo nientemeno che dal Cardinal Bertone, che gli ha raccomandato di non fare strame delle cooperative. Un avvertimento oneroso in porpora magna.

Perché Sacconi è quello che voleva cancellare il riscatto di università e naja ma in realtà si è sbagliato sui calcoli; pensava che i laureati interessati fossero solo 4000 ma erano invece 600.000, e ha fatto fare la figura d’Italia al nano capo.
Sarebbe infine, giusto per non infierire, pure quello che ha rifilato alle finanze sanitarie regionali un conto di 184.000.000 di euro per quel vaccino contro l’influenza maiala H1N1 che ora sta andando a male sugli scaffali. Ancora un paio di punzonature sulla scheda raccoglipunti e una bella interdizione perpetua dai pubblici uffici gli starebbe a pennello.

Prima ho citato Brunetta, altro rivolo di percolato socialista che inquina da troppi anni il terreno della politica. Ricordate quando, tutto sudato ed in preda ad un accesso di autoerotismo millantatorio, raccontava a Mentana di essere un Nobel mancato per l’economia?
Per combinazione, l’altro giorno, leggevo su “Inchiesta sul Potere”, la raccolta di articoli ed inchieste di Giuseppe D’Avanzo appena pubblicata da Repubblica, una vecchia intervista del giornalista scomparso con Francesco De Lorenzo, il mai dimenticato Ministro della Sanità (liberale) dei begli anni di Tangentopoli.
Anche lui a millantare di essere un quasiNobel e a sbatterci in faccia un ego ipertrofico. L’intervista era del 1992 e non ho potuto fare a meno di notare come nulla sia cambiato,  di come abbiamo a che fare sempre con i soliti personaggi tronfi e pieni di sé,  che se li tocchi saltano su come vipere a dare dei cretini a tutti. Nullità assolute, nani di fuori e nani di dentro, incapaci alla resa dei conti di fronte ai problemi concreti ma con una grandiosa coscienza di sé ed un potere immenso in mano e per questo pericolosi come black mamba in libertà.
Arroganti so-tutto-io buoni solo ad arraffare e a cadere vittime – sia benedetta la nemesi – di chi è ancora peggio di loro e riesce ad estorcer loro il jackpot di una vita. Che l’Italia sia un paese dove tutte le valvole etiche sono saltate lo dimostra il fatto che ormai i ladri rubano in casa ai colleghi e sono convinta che chi paga non sa nemmeno più perché lo fa.
“Mi dia 500.000 euro, se no parlo”. “Eccoli, qualcosa avrò fatto senz’altro”.

Visto che sono bravissimi a fottersi le scialuppe di salvataggio, se la nave affonderà c’è il rischio concreto di ritrovarci questi bastardi senza Nobel tra qualche mese riciclati per l’ennesima volta. Non più socialisti né berlusconiani, democristiani,  forzitalioti o pidiellini ma riformaqualcosa sicuramente. Cerchiamo di ricordarci le loro facce almeno, non dimentichiamole mai, appendiamoci il loro ritratto in bagno e tagliamoci la mano con una roncola piuttosto che votarli di nuovo.

Secondo il suo fellow-minister Tremonti, Brunetta è un piccolo abitante di Creta.
Intanto fervono i preparativi delle nozze tra il ministrino e la sua Titti Giovannoni coscialunga. E’ meglio che non leggiate la lista di nozze con gli ulivi da 4500 euro se no, in tempi di crisi, a qualcuno potrebbe andare il mutuo di traverso.

“Qua crolla tutto.” (Daniela Santanché)


Io Brunetta lo capisco. Appena ha visto la stangona che è salita sul palco si è sentito male. Ma non per l’inevitabile effetto “articolo il”, perché ha capito che non era una ragazza irriverente curiosa di scoprire se è vero ciò che si dice attorno ai nani ma una con degli argomenti e con delle domande da porre ad uno che per lavoro dovrebbe stare ad ascoltare chi lo paga.
Per giunta, quanto ha sentito la parola “precari” ha avuto la tipica reazione di fuga ed è scappato come lo scarafaggio quando metti mano al flit in polvere. 
E’ stato troppo, in una sola volta, ricordargli quanto è piccolo in tutti i sensi ma soprattutto quanto sta diventando precario, per non dire pericolante, il suo posto di ministro
Per questa compagnia di giro di buffoni, con in testa il capocomico, è quasi pronto il biglietto Roma – Antigua, solo andata, e sono disperati, perché il popolo comincia ad armarsi di fiaccole e forconi e a guardare male il Palazzo. Meglio che si affrettino al terminal, prima che comincino a cigolare le ghigliottine.
Il video merita un posto in cineteca accanto alla famosa invettiva di Paolo Pillitteri contro i tassisti dell’epoca di Tangentopoli. Sempre reparto socialisti. A futura imperitura memoria.
Dai, oggi facciamo un gioco. Su quale fronte spaziosa stanno per incidere in stampatello la parola “STRONZO” i nostri eroi Eli e Brad?
Su Brunettolo che ha detto che i padri sono “troppo” garantiti dall’Articolo 18, oppure sull’altro nanetto barzellettiere – mioddio come avrà fatto a trattenersi dal raccontarne una sugli ebrei e sui forni crematori – secondo il quale lanciare il fosforo bianco sui civili è cosa buona e giusta?

P.S.
O ancora Bossi, che per un piatto di lenticchie con contorno di candidatura per il figlio-trota, bell’esempo di nepotismo di merda, ha votato il maledetto legittimo impedimento, una delle leggi più vergognose che la storia d’Italia ricordi. Se possano tutti essere legittimamente ed irreversibilmente impediti a ripresentarsi alle prossime elezioni.
Ah, non ci sono né santi né madonne. Si può stare solo con Di Pietro, di questi tempi.

“Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli”.
(Renato Brunetta, gennaio 2010)

Figli fuori casa a 18 anni. OK, come fanno in Svezia.
Se li vogliamo fuori però hanno bisogno di un lavoro con relativo stipendio, anche nel caso che vogliano continuare a studiare. Ci vuole un appartamento, arredato di tutto punto, dove possano andare a vivere.
Il ministrino, con la nota mentalità della zia ricca, per la quale i poveri campano di nulla, praticamente di ciò che lei spende dal parrucchiere, pensa di poter far tutto ciò con miseri 500 euro. Cinquecento euro – attenzione perchè qui viene il lampo di genio assoluto da un cervello pur così minuscolo – forniti non dallo Stato (dagli evasori fiscali no, eh?) ma tolti dalla pensione dei genitori e pagati dai contributi dei lavoratori attivi, che si troverebbero quindi a mantenere i figli degli altri.

Un’immagine vale più di mille parole a commento. La vignetta dimostra perchè Brunetta è il candidato sindaco ideale di Venezia.

A pensarci bene, la trovata del ministro Rotondi sulla pausa pranzo è solo l’ultima in ordine di tempo di una serie infinita di minchiate uscita a mo’ di spurgo dalle testoline che abbiamo la disgrazia di avere come governanti.

La cosa più interessante di siffatta compagine governativa, a parte il fatto che, quando non è impegnata a salvare il real culo, si preoccupa sempre di falsi problemi e non si decide ad affrontare i problemi veri di quegli scellerati che l’hanno votata, è la psicologia delle menti che partoriscono siffatte cavolate.
Una psicologia che si può riassumere nei seguenti tratti principali: rompicoglionaggine congenita aggravata da ansia derivante dal pensiero che qualcuno possa raggiungerli nel grado di privilegio acquisito. Sono persone che hanno un’idea ben precisa della scala sociale. Chi sta sotto non solo è svantaggiato economicamente ma gli si devono scassare i cabbasisi con sempre nuove trovate atte a limitarne la libertà e i diritti. Non perchè coloro che pensano le minchiate sono cattivi ma perchè, scassando, si sentono vivi, toccano con mano quel potere che tanto hanno fatto per ottenere.

Chi svetta sugli altri ministri per originalità e perfidia è il fuorimisura per difetto Brunetta. Uno che passa le notti insonne seduto sul letto con un bloc-notes sulle ginocchia per prendere appunti e cercare nuove forme di sadismo vessatorio da applicare all’intera categoria dei “dipendenti”.
Tra le sue numerose trovate: il giuramento di fedeltà del dipendente pubblico – non si è capito di fedeltà a chi, se allo Stato o alla sua fava.
Ultima cavolata in ordine di tempo, salvo aggiornamenti dell’ultima ora, il divieto di affissione di immagini distraenti a sfondo sessuale, raffiguranti noti sex-symbol maschi e femmine nei locali del Palazzo di Giustizia di Genova.
Brunetta non è mai stato, si vede, in un capannone, in un’autofficina o gommista dove è un brulicare di passere con il pelo e senza su tutti i muri disponibili.
O non sarà forse che, freudianamente parlando, il pensiero di un’impiegata o dirigente che si fa le sue brave fantasie erotiche sui super-ultra-maxi-funky american love babies Johnny Depp, George Clooney o Brad Pitt e non su di lui – a parte qualche sporadica feticista del midget-sex, gli procura una dolorosissima ferita narcisistica?

Non voglio però, elencando le minchiate governative celebri, far torno ad alcuno. Così assegno una m(i)nzione d’onore ed un ex-aequo al terzo posto, dopo Brunetta e Rotondi, ai giuringiurelli del sottosegretario alla Salute Fazio sull’assoluta innocuità del vaccino anti-maiala prima di qualunque possibilità di riscontro, al mitico nucleare di “terza generazione e mezza” di Claudio Scajola ascoltato in un telegiornale ed ai gay costituzionalmente sterili di madama Carfagna.

Personaggi ridicoli assurti al ruolo di governanti per puri meriti di vassallaggio? Non solo, purtroppo. Ci sarebbe solo da rider loro dietro se non fosse che questi disgraziati stanno preparandosi a tutto pur di salvare il didietro al premier. Concorso esterno in associazione mafiosa? Cioè fiancheggiamento e favoreggiamento delle cosche? Ma quando mai! Non esiste. E’ un’invenzione dei comunisti.

Non so se si spingeranno fino a depenalizzare di fatto i reati di mafia, che comprendono stragi e crimini orrendi ma io ormai mi aspetto di tutto.
Fermiamoci a ragionare su questo perchè non c’è proprio più niente da ridere in questo paese.
“Ha ragione Tremonti, senza posto fisso non si campa”. Questa è la risposta che i lettori di Repubblica hanno votato in maggioranza nel sondaggio dedicato alla domanda lapalissiana* se fosse meglio il posto fisso o la precarietà.

Aspetta un momento. Tremonti??? Ma chi, “quel” Tremonti? Il ministro delle finanze del governo a chiacchiere liberista e che vorrebbe scatenare nelle sue fantasie erotico-economiche l’ultraviolenza thatcheriana? Quello stesso governo che comprende anche il mini-Torquemada e castigamatti tascabile degli statali fannulloni, Fra Brunettolo da Venezia? Colui, il Brunettolo, che, potendolo, licenzierebbe tutti tranne lui e i suoi vecchi compagni di merende socialisti?

Si, proprio quel Tremonti lì, che studia con profitto da no-global ormai da qualche anno, ha sposato l’eresia dolciniana e la frase sul posto fisso l’ha buttata là così, a tradimento fra i tacchi della Signorina Emmo Marcegaglia, che per poco non ci sbatteva gli occhiali sullo stipite.
“No, no, non si può, è roba vecchia, macchè posto fisso”, si è giustamente risentita la Signora Confindustria che non corre certo il rischio di essere licenziata.

Berlusconi, che per paura di perdere un punto della patente di miglior premier dell’universo prometterebbe chissà che cosa e ormai un pò precario ci si sente, è scattato come un pupazzo a molla e ha detto subito: “Si, si, è vero, che schifo la precarietà, viva il posto fisso, anzi il posto a vita, l’ergastolo lavorativo.”
Salvo poi, il giorno dopo, riavutosi dal momento di smarrimento, prendere le distanze da Fra Tremontino da Sondrio, il neo-dolciniano no global, l’eretico del posto fisso, il profeta dell’ovvia conclusione che è meglio avere la certezza del domani piuttosto che vivere sul filo del rasoio.

Di questo si tratta, in fondo. Avere un contratto a tempo indeterminato, con le sue belle tutele, ti permette di fare qualche progettino per l’immediato futuro come l’acquisto della casa, il matrimonio, il togliersi qualche sfizio. Se sei ancora in età da riproduzione ti permette di figliare e mantenere la prole. Non si parla del fatto di entrare in una ditta e lavorarci quarant’anni come succedeva una volta. Cambiare lavoro, se lo si desidera, è cosa buona e giusta.
C’è un tipo di capitalismo, però, che ti costringe a campare alla giornata, senza sapere se domani lavorerai ancora o no. Un sistema che se ne frega delle tue esigenze di programmazione di vita. Ti usa, ti spreme e poi ti getta.

Chi è soggetto a questa tortura della precarietà non è certo la Signorina Emmo o Fra Brunettolo e nemmeno l’eretico Fra Tremontino. Loro fanno parte di una casta che il posto fisso non l’ha mai abbandonato. Anzi, se lo tramanda di padre in figlio, di marito in moglie. Gente abbarbicata alla sua posizione di privilegio e che non ha alcuna intenzione di dividerla con gli altri. Loro stipendiati lautamente a vita e gli altri sotto il giogo della precarietà.

Una visione molto medievale, in fondo, altro che tardocapitalistica. Il popolo che paga le decime alla nobiltà ed al clero ed il Signore che per magnanimità decide di togliere le tasse a suo puro capriccio. Oggi a te, domani a quelli laggiù. Toh, quanto sono buono e giusto.
Apro una parentesi. Per continuare con le ovvietà, sarebbe meglio tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati più che ai professionisti ed ai commercianti. Cioè privilegiare coloro che non possono materialmente evaderle, le tasse.

Rimane il dubbio sul tipo di gioco che stanno giocando Fra Tremontino l’Eretico con il suo grido “de-licenziagite!” e il suo compare Umbertino da Varese, pronto a schierare i carrocci a testuggine a difesa del ministro del PDL. Ci fanno o ci sono?
Che Iddio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto sta avvenendo in un luogo remoto a nord del continente africano, in un paese di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

Ed ora un po’ di sana musica medievale, Salvatore Remix.

* Mannaggia al Tafanus che mi ha bruciato l’associazione con Catalano e “Quelli della Notte”. Ci avevo pensato anch’io!
Le pregevoli statuine a grandezza Oscar dei ministri dell’attuale governo che vedete sono state commissionate al noto artigiano presepista Genny Di Virgilio di San Gregorio Armeno, Napoli, dal ministro Carfagna, che ha pensato di regalare a ciascun collega una statuina che lo raffigura. Notare il Brunettino a grandezza naturale in primo piano.

Peccato, avessero avuto una base semisferica ci si sarebbe potuto giocare a Subbuteo.
Mi accontenterò di pensare ad una palla da bowling e ad un tiro alla grande Lebowski.

http://www.metacafe.com/fplayer/978697/the_big_lebowski_jesus_quintana.swf

***
Un anno fa su questo blog: “Che bella la TV al plasmon!”


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Le pregevoli statuine a grandezza Oscar dei ministri dell’attuale governo che vedete sono state commissionate al noto artigiano presepista Genny Di Virgilio di San Gregorio Armeno, Napoli, dal ministro Carfagna, che ha pensato di regalare a ciascun collega una statuina che lo raffigura. Notare il Brunettino a grandezza naturale in primo piano.

Peccato, avessero avuto una base semisferica ci si sarebbe potuto giocare a Subbuteo.
Mi accontenterò di pensare ad una palla da bowling e ad un tiro alla grande Lebowski.

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