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Le quotazioni di Bruto e Cassio stanno tra i 3 e gli 8 milioni di euro.

Non sono credente ma la prece che ho trovato su questo blog mi è piaciuta molto. Si potrebbero organizzare gruppi di preghiera, perchè no?

“Domine libera nos a nano! Perché non se ne può più di questo satiro senile che sputa volgarità su tutto e tutti, e che contemporaneamente, con sommo sprezzo del ridicolo, pensa di essere bello, intelligente, alto e biondo.

Domine libera nos a nano! Perché è sommamente inadeguato al ruolo che ricopre: grida ai quattro venti che non lo lasciano lavorare, quando è evidente che passa gran parte del suo tempo a fare più telefonate di un operatore di call-center, con l’unico obiettivo di tacitare l’informazione che già non controlla, mentre lui sì, che svolgendo un incarico pubblico, è pagato dai suoi cittadini per fare ben altro.

Domine libera nos a nano! Perché, se il turpe Caligola aveva (solo) minacciato di rendere senatore il suo cavallo, costui sembrerebbe proprio capace di fare parlamentari o ministri alcune giumente predilette.

Domine libera nos a nano! Perché sono imbarazzanti le sue frequentazioni con certi noti delinquenti internazionali che tiranneggiano i loro popoli.

Domine libera nos a nano! Perché questo megalomane ritiene che dei terremotati dovrebbero essere in debito morale con lui tanto da riempire degli autobus e recarsi a Roma a fare le comparse nelle sue avvelenate manifestazioni di piazza, senza avere il pudore di ammettere che qualsiasi intervento attuato in simili frangenti era semplicemente nei doveri istituzionali di un governo che meriti di essere definito tale.

Domine libera nos a nano! Perché non sappiamo cosa farcene del suo governo del fare (quello che gli pare) e del suo partito dell’amore (mercenario).

Domine libera nos a nano! Perché lui e i sui accoliti stanno sgretolando scuola, istruzione e ricerca, che sono da sempre l’unico investimento sicuro che un Paese serio si possa dare per esorcizzare la propria decadenza.

Domine libera nos a nano! Perché questo paese ha bisogno urgente di sviluppare le proprie infrastrutture tecnologiche, e contemporaneamente di attuare un piano energetico fondato su fonti alternative, e non su centrali nucleari basate su tecnologie considerate già ora vecchie. E le immani risorse idriche necessarie al loro raffreddamento a chi e a che cosa verrebbero necessariamente sottratte?

Domine libera nos a nano! Perché questo stesso paese non sente proprio il bisogno di alcun faraonico ponte sullo stretto, se escludiamo per dovere di cronaca i soliti furbetti del cantierino e le solite cosche mafiose del sub-appalto, sub-sub-appalto, sub-sub-sub-appalto, ecc. ecc.

Domine libera nos a nano! Perché manco nello Zimbabwe funziona così!”

Nota: Un vaffan preventivo a chi volesse fare la solita battuta:”Più lo insultano più lo ricaricano.” Ricordatevi che pure le Duracell alla fine si scaricano.

Dimenticavo, anche questa è una bella giaculatoria. Io la farei recitare a memoria ai papiminkia con le ginocchia sui ceci.

Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


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Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

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Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


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Parto, ho la sveglia alle 3,30 per arrivare a prendere un traghetto alle 8,30.
Diciamo le solite banalità di rito: ci voleva un paio di giorni di vacanza dopo tutto questo stress lavorativo; speriamo che il tempo tenga; hai preso tutto e non hai dimenticato niente?

Domani è il 25 aprile. Checchè se ne dica, è ancora una festa importante e chi lo nega è in malafede perchè, per coerenza, non dovrebbe poi menarla con gli americani che ci hanno liberato. Gli americani ci liberarono in quella precisa occasione, non al tempo delle guerre puniche.
E poi ditemi se celebrare la fine di una guerra, una guerra che insanguinò il mondo intero non è sempre una cosa bella anche a tanti anni di distanza.
Per cui buon 25 aprile a tutti.
Buona vacanza a chi si sposterà, a chi rimarrà a casa, a chi lavorerà lo stesso.
Ci risentiamo domenica sera.
Ciao a tutti!

P.S. Tra le oche che starnazzano e le piume che svolazzano


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Parto, ho la sveglia alle 3,30 per arrivare a prendere un traghetto alle 8,30.
Diciamo le solite banalità di rito: ci voleva un paio di giorni di vacanza dopo tutto questo stress lavorativo; speriamo che il tempo tenga; hai preso tutto e non hai dimenticato niente?

Domani è il 25 aprile. Checchè se ne dica, è ancora una festa importante e chi lo nega è in malafede perchè, per coerenza, non dovrebbe poi menarla con gli americani che ci hanno liberato. Gli americani ci liberarono in quella precisa occasione, non al tempo delle guerre puniche.
E poi ditemi se celebrare la fine di una guerra, una guerra che insanguinò il mondo intero non è sempre una cosa bella anche a tanti anni di distanza.
Per cui buon 25 aprile a tutti.
Buona vacanza a chi si sposterà, a chi rimarrà a casa, a chi lavorerà lo stesso.
Ci risentiamo domenica sera.
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