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Nella vita bisogna provare tutto, anche le scuole private. Ne frequentai una, a vent’anni, per corrispondenti e interpreti. Scuola a rigida conduzione famigliare, nel senso che il marito interpretava con sussiego da maggiordomo inglese fallito la parte del preside, la moglie stava in segreteria ed alla cassa e le figlie erano arruolate come insegnanti per finta delle materie meno impegnative. Le altre docenti, quelle vere, erano tutte signore ben oltre l’età pensionabile e già rottamate, alla Renzi, dalla scuola pubblica. Una di esse, vicina addirittura agli ottant’anni, era una feldmarescialla dal righello facile. Ebbene si, menava. Soprattutto i maschi più riottosi, a manrovescio e con l’anellone da sei etti al dito.
La professoressa di inglese era un’americana ossessionata dai comunisti, una specie di zia di Luttwak, che noi ci divertivamo a sfottere senza pietà quando iniziava la sua perorazione quotidiana in favore della politica di Ronald Reagan.
Tutto l’istituto sapeva di vecchio, di conservazione sotto formalina di tradizioni culturali stracotte e desuete. 
Anche le attrezzature erano ottocentesche. Ricordo che, si parla dei primissimi anni ottanta, nonostante fossero già ampiamente diffuse negli uffici le macchine per scrivere elettriche, noi studiavamo dattilografia su delle Remington anteguerra.
Eppure, secondo la leggenda, la scuola privata dovrebbe offrire una preparazione migliore e più moderna, con insegnanti qualificati, in un ambiente sano e sicuro.
Dalla mia esperienza personale posso dire di non aver imparato un’anticchia di più di quello che avrei appreso frequentando un banalissimo liceo linguistico, con l’aggravante che, nella scuola privata, c’era una retta da pagare.
Per il resto, conosco donne zoccolissime che hanno studiato dalle suore, uomini traumatizzati dalle attenzioni degli insegnanti in prestigiosi collegi maschili retti dai preti ed ambosessi caduti nelle grinfie della droga nonostante la scuola decomunistizzata e frequentata da pari grado di ricchezza.
La scuola privata non è migliore di quella pubblica, serve solo come alibi ai ricchi per illudersi che i loro figli crescano all’insegna dei loro principi rimanendo dentro un circolo chiuso. Essi credono che i loro cuccioli di miliardario possano traviarsi frequentando i figli degli operai, per questo ci tengono tanto alle loro parificate con i diplomi che non valgono un cazzo. Tanto ai cuccioli di miliardario e di trota il diploma non serve, visto che il posto fisso ce l’hanno, spesso e volentieri, per diritto di nascita e di censo e non certo per merito. 
Ecco perché alle scuole private non viene richiesto di fornire una formazione culturale di alto livello. Devono solo mantenere ben divaricata la forbice.

Non a caso, il governo più classista degli ultimi 150 anni ha un debole per i diplomifici un tanto al chilo come il CEPU, per le laureate all’Università Bocchini, per una scuola più privé che privata, dove si studiano discipline altamente specialistiche come l’igiene dentale. Tutto con l’idea che, pagando e stando lontano dai comunisti, si diventi automaticamente degli Einstein. Un governo che ha messo al vertice del Ministero della Distruzione la Gelmini. Quella che, non trovandosi a proprio agio né alla Bocconi e tanto meno alla Normale, è andata a  laurearsi a Reggio Calabria. Chissà perché. Parafrasando un slogan del sessantotto, questa è la somaraggine al potere.
La minchiata di regime più galattica, riguardo all’istruzione, è però quella che vorrebbe le famiglie italiane obbligate dai comunisti  a mandare i figli alla scuola dei soviet senza poter scegliere liberamente di affidare i propri pargoli alle amorevoli cure della privata.
Detto che, potendo pagare, uno può mandare i figli dove gli pare e che quindi il problema non esiste; detto che non manderei i miei figli a studiare dai preti come non li manderei a nuotare spalmati di maionese in una vasca di piranhas, vorrei tranquillizzare Berlusconi ed invitarlo a smetterla di pensare che le scuole private e religiose siano ideologicamente più sicure. Stalin studiò in seminario. 
Paradossalmente e per ironia della sorte, si hanno maggiori probabilità di diventare comunisti non andando alla statale “Sandro Pertini”, ma frequentando le Orsoline ed i Maristi ed avendo avuto una professoressa reaganiana. Non per cattiveria ma per reazione.
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L’altra sera, zappando tra una partita, una fiction e un Dr. House interamente dormito, mi sono ritrovata su Raitre di fronte ad uno spettacolo inconsueto. Un’orchestra, un pianista e musica di Ludovico Van.
Musica classica a quest’ora in tv? Oddìo è morto Berlusconi, ho pensato. Avete presente, come quando schiattavano i segretari del PCUS.
Invece era semplicemente Cultura, pasturata senza tanti complimenti ai telespettatori di un programma di solito di tono più svagato. Una bella sorpresa. Bella musica e splendidi musicisti.
Il pretesto era l’inaugurazione della stagione della Scala, con la “Carmen” affidata al maestro Baremboim, uno degli intervenuti al programma di Fazio.

Appunto. Sto leggendo e soprattutto guardando le foto della serata inaugurale della Scala di Milano, il consueto appuntamento del 7 dicembre con il Vip Pride, la festa dell’orgoglio milionario dove però, purtroppo, dopo aver sbattuto la gabbana fatta di cento scalpi di visone e la gioielleria al cristallo di carbonio in faccia al cassintegrato, il V(ery) I(mportant) P(irla) deve pagare pegno e sorbirsi due-tre ore – quando va grassa e bastano – di opera lirica.

Per fortuna quest’anno, con la “Carmen” di Bizet, la musica è meno impegnativa di quella interminabile del Wagner, la trama è movimentata e il finale è in stile CSI, con il Don Giosé che scanna la fedifraga che si fa sbattere da quel torero lì, come si chiama, Camomillo, Escamillo. Quest’atmosfera da pagina di cronaca nera di “Libero”, con la zingara cattiva che alla fine muore sono sicura terrà svegli i cumenda e le sciurette con i culi imprigionati nelle poltroncine di velluto. Certo è sempre musica classica e non Apicella e alla fine sono due palle così ma non esserci sarebbe impensabile. C’è uno zoccolo duro di borghesia milanese che non mancherebbe la prima della Scala neppure se fosse stesa in un lazzaretto alla Don Rodrigo in una riedizione rimasterizzata della peste manzoniana.

Dicevo della sfilata di dame e damazze, sciure e sciurette capitanate dalla First Sciura in Armani verde con l’orecchino smeraldato a fare pendant ed il solito capello cotonato fissaggio extraforte effetto “mi piego ma non mi spettino”.
Mi fa piacere che quest’anno, dopo un paio d’anni di ipocrisia del “tutti sottotonoo!!!” si sia tornati, in tempi di crisi e licenziamenti, al sano sfarzo del blagueur in libera uscita.
Macchè bigiotteria cinese, fuori i collier e le parure dalle cassette di sicurezza. In culo ai manifestanti, tenuti ben lontani dal vippume in passerella dai celerini in tenuta antisommossa. In quella piazza di Milano il tempo si è fermato. E’ sempre 1968.

Ecco Marina dall’ambrogina d’oro, occhio bistrato stile espressionismo tedesco Doktor Caligari, sorriso vagamente asinino e abituccio nero sobrio sobrio ravvivato dal collierone che le aggiudica senz’altro il titolo di vippetta megasupersborona della serata.
“Me lo ha regalato Papi”. Tié! Una vera pizza in faccia alla matrigna, che l’anno scorso, anno di magra, si presentò con una misera collanona di cristallo di rocca.
La Madonna di Mondadorije invece sfoggia, eccome se sfoggia. Anche lei con moroso ballerino al guinzaglio, come Dolce del duo Dolce&Gabbana che vince il premio “viva la faccia d’ ‘o cazzo” quando afferma di non condividere gli inviti alla sobrietà in una giornata come questa. Ma certo, a lui, se gli operai perdono il posto, che cazzo gliene può fregare? Mica sono suoi clienti.

A rappresentanza del governo non c’era Silviuccio nostro, che ha altro da fare tra un pentito e l’altro e che ama ben altra musica di quella lagna, ma la ministra Brambilla, scelta unicamente per il cognome tipicamente meneghino e per la raffinatezza di modi. Bondi, ministro per caso della cultura, non pervenuto. Nessuno ne ha patito l’assenza.
In compenso poteva mancare il presidente Napolitano che ormai starà cominciando ad apparire in bilocazione, ovverosia in due posti contemporaneamente, come San Pio da Pietrelcina?
Tra gli aficionados del foyer si sono viste le solite carampane Marzotto e Cortese che, come ogni anno da 4.500 anni, vengono tolte con cautela da sue vasi di formalina custoditi nel retropalco e mandate a fare una rapida passerella prima che l’aria le decomponga.

Ospiti stranieri senza infamia e senza lode. Segnalato Dan Brown, che scommetto si sarà trovato a suo agio tra tanti Illuminati ed il presidente del Gabon che si chiama, lo giuro, Ali Bongo (!).
Insomma il solito ripetitivo rituale che ha avuto l’unico momento di genialità nella scelta dell’abito di Valeria Marini.
Vederla così sfasciata di rosso è stato illuminante (in omaggio a Dan Brown). Ho cercato di scacciare l’immagine di un gruppo di stronzi tutti riuniti in un teatro ma non ho potuto farci nulla. Mi ha ricordato la vendetta della Faccia Gigante.

L’ho sentita anch’io la notizia (per la verità l’ho letta su un giornale russo), secondo la quale Silvio Berlusconi avrebbe siglato un accordo con Vladimir Putin per un colossale, anzi titanico, investimento nella cantieristica navale, per la realizzazione di una flotta di navi da crociera extralusso, dotate di ogni comfort e svago.
Credevo fosse uno scherzo ma la badante della mia vicina mi ha confermato, traducendomi dal russo, che una delle navi, anzi la più grande e lussuosa, si chiamerà Titanic, e sarà varata nell’aprile del 2012, alla faccia della sfiga! La società italo-russa che gestirà la commessa avrà sede nei cantieri del porto di Vory v Zakone, sul Baltico.

Questa notizia, che ha sembra incredibile ma solo per chi non crede nella fenomenale inventiva del nostro presidente del consiglio, avrebbe un retroscena, per così dire esoterico, che viene svelato in un articolo comparso in rete su alcuni siti complottisti, articolo già misteriosamente scomparso e non più rintracciabile su Google.
Secondo quanto scrive l’esperto internazionale di occultismo prof. Marco Tagliaferri, la data del 2012 ha un significato esoterico per molte culture e, come è noto, per i Maya avrebbe rappresentato la data della fine del mondo. L’affondamento del Titanic, avvenuto esattamente un secolo prima, nel 1912, non fu altro che un avvertimento alla classe dominante del mondo. Se letta attentamente con occhio esoterico, la storia del Titanic conterrebbe le istruzioni per il salvataggio della classe dominante dalla furia delle masse proletarie che, in seguito alla crisi economica, è pronta a prendere le armi nel giro dei prossimi due anni.

Ecco quindi la necessità di costruire una flotta di navi atte ad ospitare gente abituata al lusso più estremo e a garantirne la sopravvivenza per lunghi mesi o addirittura anni, in mare aperto. Come farebbero le navi a non essere intercettate dai rivoluzionari? Qui arriva la clamorosa rivelazione di un ex agente della CIA, John K. Holmes. Chi di voi ricorda l’esperimento Philadelphia, ovvero il tentativo di rendere una nave invisibile, smaterializzarla e materializzarla a piacimento? L’esperimento, già fallito in precedenza sarebbe ora segretamente riuscito e sarebbe pronto ad essere applicato al progetto Rescue the Rich.

Sembra incredibile, è vero, ma se il dottor Scapagnini ha affermato che Berlusconi camperà fino a 120 anni aveva i suoi buoni motivi per dirlo.
Inutile dire che le liste dei passeggeri sono già compilate da tempo e l’unico terrore di chi è già prenotato in cuccetta iperlusso è di fallire e di vedersi così scavalcato dal rampante di turno, magari il suo vicino di villa.


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L’ho sentita anch’io la notizia (per la verità l’ho letta su un giornale russo), secondo la quale Silvio Berlusconi avrebbe siglato un accordo con Vladimir Putin per un colossale, anzi titanico, investimento nella cantieristica navale, per la realizzazione di una flotta di navi da crociera extralusso, dotate di ogni comfort e svago.
Credevo fosse uno scherzo ma la badante della mia vicina mi ha confermato, traducendomi dal russo, che una delle navi, anzi la più grande e lussuosa, si chiamerà Titanic, e sarà varata nell’aprile del 2012, alla faccia della sfiga! La società italo-russa che gestirà la commessa avrà sede nei cantieri del porto di Vory v Zakone, sul Baltico.

Questa notizia, che ha sembra incredibile ma solo per chi non crede nella fenomenale inventiva del nostro presidente del consiglio, avrebbe un retroscena, per così dire esoterico, che viene svelato in un articolo comparso in rete su alcuni siti complottisti, articolo già misteriosamente scomparso e non più rintracciabile su Google.
Secondo quanto scrive l’esperto internazionale di occultismo prof. Marco Tagliaferri, la data del 2012 ha un significato esoterico per molte culture e, come è noto, per i Maya avrebbe rappresentato la data della fine del mondo. L’affondamento del Titanic, avvenuto esattamente un secolo prima, nel 1912, non fu altro che un avvertimento alla classe dominante del mondo. Se letta attentamente con occhio esoterico, la storia del Titanic conterrebbe le istruzioni per il salvataggio della classe dominante dalla furia delle masse proletarie che, in seguito alla crisi economica, è pronta a prendere le armi nel giro dei prossimi due anni.

Ecco quindi la necessità di costruire una flotta di navi atte ad ospitare gente abituata al lusso più estremo e a garantirne la sopravvivenza per lunghi mesi o addirittura anni, in mare aperto. Come farebbero le navi a non essere intercettate dai rivoluzionari? Qui arriva la clamorosa rivelazione di un ex agente della CIA, John K. Holmes. Chi di voi ricorda l’esperimento Philadelphia, ovvero il tentativo di rendere una nave invisibile, smaterializzarla e materializzarla a piacimento? L’esperimento, già fallito in precedenza sarebbe ora segretamente riuscito e sarebbe pronto ad essere applicato al progetto Rescue the Rich.

Sembra incredibile, è vero, ma se il dottor Scapagnini ha affermato che Berlusconi camperà fino a 120 anni aveva i suoi buoni motivi per dirlo.
Inutile dire che le liste dei passeggeri sono già compilate da tempo e l’unico terrore di chi è già prenotato in cuccetta iperlusso è di fallire e di vedersi così scavalcato dal rampante di turno, magari il suo vicino di villa.


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L’ho sentita anch’io la notizia (per la verità l’ho letta su un giornale russo), secondo la quale Silvio Berlusconi avrebbe siglato un accordo con Vladimir Putin per un colossale, anzi titanico, investimento nella cantieristica navale, per la realizzazione di una flotta di navi da crociera extralusso, dotate di ogni comfort e svago.
Credevo fosse uno scherzo ma la badante della mia vicina mi ha confermato, traducendomi dal russo, che una delle navi, anzi la più grande e lussuosa, si chiamerà Titanic, e sarà varata nell’aprile del 2012, alla faccia della sfiga! La società italo-russa che gestirà la commessa avrà sede nei cantieri del porto di Vory v Zakone, sul Baltico.

Questa notizia, che ha sembra incredibile ma solo per chi non crede nella fenomenale inventiva del nostro presidente del consiglio, avrebbe un retroscena, per così dire esoterico, che viene svelato in un articolo comparso in rete su alcuni siti complottisti, articolo già misteriosamente scomparso e non più rintracciabile su Google.
Secondo quanto scrive l’esperto internazionale di occultismo prof. Marco Tagliaferri, la data del 2012 ha un significato esoterico per molte culture e, come è noto, per i Maya avrebbe rappresentato la data della fine del mondo. L’affondamento del Titanic, avvenuto esattamente un secolo prima, nel 1912, non fu altro che un avvertimento alla classe dominante del mondo. Se letta attentamente con occhio esoterico, la storia del Titanic conterrebbe le istruzioni per il salvataggio della classe dominante dalla furia delle masse proletarie che, in seguito alla crisi economica, è pronta a prendere le armi nel giro dei prossimi due anni.

Ecco quindi la necessità di costruire una flotta di navi atte ad ospitare gente abituata al lusso più estremo e a garantirne la sopravvivenza per lunghi mesi o addirittura anni, in mare aperto. Come farebbero le navi a non essere intercettate dai rivoluzionari? Qui arriva la clamorosa rivelazione di un ex agente della CIA, John K. Holmes. Chi di voi ricorda l’esperimento Philadelphia, ovvero il tentativo di rendere una nave invisibile, smaterializzarla e materializzarla a piacimento? L’esperimento, già fallito in precedenza sarebbe ora segretamente riuscito e sarebbe pronto ad essere applicato al progetto Rescue the Rich.

Sembra incredibile, è vero, ma se il dottor Scapagnini ha affermato che Berlusconi camperà fino a 120 anni aveva i suoi buoni motivi per dirlo.
Inutile dire che le liste dei passeggeri sono già compilate da tempo e l’unico terrore di chi è già prenotato in cuccetta iperlusso è di fallire e di vedersi così scavalcato dal rampante di turno, magari il suo vicino di villa.


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Vietato morire, perchè i cattolici hanno a cuore la sopravvivenza ad ogni costo (non la chiamo vita) dei pazienti in stato vegetativo permanente, un po’ meno quella degli abitanti dei paesi poveri da bombardare, gente che può crepare tranquillamente senza tanti problemi di coscienza. A Gaza, di recente, una sola cannonata capitava che si portasse via in un colpo tre Eluane, per giunta sane e vegete, ma non distraiamoci con questi dettagli, torniamo alla difesa della vita.
L’importante è che Berlusconi aggiunga un ulteriore tassello al suo delirio di onnipotenza e diventi anche giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male. Con potere di vita forzata su tutti i cittadini dello stivale. Dopo questo si dedicherà anima e corpo alle cose serie, cioè convincere Posh a far restare Beckham al Milan.

Non solo vietato morire, vietato curarsi se sei clandestino e magari hai importato una malattia infettiva che, non riconosciuta e curata in tempo perchè non osi curarti al pronto soccorso, dilagherà e contagerà anche il caporonda padano e poi la sua famiglia. E’ così che potrebbe tornare la peste a Milano e si creeranno nuovi posti di lavoro nella generosa Lombardia. Si raccolgono già i curriculum degli aspiranti monatti. Che fa pure rima con Moratti.

Ancora, registro dei clochard, che detto così sembra l’inventario di una boutique, ma non è altro che la schedatura dei barboni (dei barbùn). Oh, e magari anche un bel triangolo nero da asociali che si porta su tutto. Per triangoli di altro colore non mettiamo limite alla provvidenza.

Io, fossi in un imprenditore, mi butterei da subito sul settore crematori.


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Ranxerox, © Tamburini, Liberatore, Pazienza

Questo si che è un governo con i maroni. Anche se fa un po’ impressione sentir invocare la cattiveria nei confronti degli immigrati, come se non se ne respirasse già abbastanza in giro, e con il puzzo di benzina che si sente, da un ministro non dalla faccia feroce ma da gufetto con gli occhiali rossi. Uno che ti aspetti di trovare giusto in un pub a soffiare in un sassofono. “E’ ora di cambiare musica”, ha detto. Appunto.
L’ex collega agli interni Pisanu ha parlato di discorsi da Osteria Padana (“l’immigrato lo ammazzo con la katana…”) ma gufetto respinge le critiche al mittente: “Polemiche che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro”, ha detto. Molto rapidamente e senza incontrare ostacoli, dicono i maligni.

Magari se un giorno o l’altro qualche ministro, di qualunque osteria o bettola politica, invocasse si la cattiveria, la determinazione e la volontà di applicare le leggi, magari anche la galera a vita ma per coloro che, al riparo del loro potere mafioso, organizzano il traffico di esseri umani, non per i disgraziati che ne sono vittime. Volendo semplificare, sembra sempre che ce la si voglia prendere con i deboli per non voler o, più probabilmente, poter contrastare i forti. Can che abbaia non morde. E questi abbaiano solo.

Da che mondo è mondo un’imbarcazione è sempre salpata da un porto, non si materializza come il vascello fantasma a dieci miglia dalla costa. Mi rifiuto di credere che, grazie ad un aiutino dei satelliti, non si riescano ad identificare le basi dalle quali partono i flussi migratori clandestini, che non si facciano mai megaprocessi a carico di mandanti ed esecutori.
Perchè nessuno pensa di interrompere questi viaggi andando a premere sui paesi che fiancheggiano i trafficanti? Premere seriamente, non facendo i pagliacci con il fez in testa e lo scambio di gagliardetti, ma imponendo sanzioni e boicottaggi economici a livello europeo per i paesi colpevoli.
E’ persino probabile che i trafficanti internazionali di carne umana paghino i disgraziati un tanto al chilo alle loro famiglie affinchè li imbarchino sui gommoni per farli partire alla ventura, non il contrario, come ci ricordano sempre i telegiornali.
Carichi organizzati scientificamente e destinati a destabilizzare le democrazie, ad innervosire il bottegaio padano che già ha il complesso del terrone dalla nascita e a spingere tutto il cucuzzaro elettorale a destra. Non una destra normale ma la più becera, fascista e ottusa. Quella che non sa far altro che spargere paura come un diserbante che, invece di eradicare le male piante dell’intolleranza e del razzismo, distrugge quelle buone della democrazia e del vivere civile.

Gli italians non sono razzisti. Ma quando mai. Solo un po’ magliari. Simpatici italiani, cantava una volta Casadei. Italiani che quando zompano e malauguratamente si riproducono possono produrre esseri che, intervistati sul perchè hanno dato fuoco ad un ragazzo rispondono “Ragazzo? Nooo, marocchino!”

Intermezzo – Per questi atti di criminalità gratuita che nascono dalla noia, dalla cattiveria e dal tenere il cervello spento e i muscoli a riposo, non ci vorrebbe il carcere ma soltanto il lavoro e quello duro, quello che spacca la schiena. Riasfaltare l’A14, per esempio. Scavare qualche traforo in montagna, mettere giù binari dell’alta velocità, riaprire qualche miniera in Sardegna. A gratis, ovviamente, a titolo di risarcimento della comunità del male commesso. Il lavoro nobilita l’uomo e soprattutto gli fa passare la noia.

Mentre noi non dormiamo la notte per la paura della violenza, degli stupri e dell’Uomo Nero, non quello arrapante della Casa Bianca ma quello che ci invade con i gommoni volanti, l’Eurispes ci informa che in Italia, in quattro anni, i megaricchi saranno raddoppiati. Le famiglie con asset finanziari superiori al milione di euro, quindi tutto sommato ancora degli straccioni rispetto a Berlusconi, cresceranno del +98%.
Sempre secondo Eurispes scopriamo che, nonostante il crollo delle banche e le nubi minacciose all’orizzonte economico, in tutto il mondo il settore del lusso non conosce crisi.
In parole povere, si vendono più Ferrari Testarossa che Panda a metano. Per ogni Maria Rossi che rinuncia all’abito nuovo, ci sono dieci Madame Beckham che svuotano le boutique a colpi di Visa.

Non viene il sospetto che la paura così amorevolemente coltivata nei signori Rossi serva a tenere impegnata gente che potrebbe reclamare una fetta della torta e chiedersi perchè proprio i loro e solo i loro salari devono scendere?
Suvvia, siamo comprensivi. Se ci distraiamo dai rumeni stupratori, dagli zingari che rubano i bambini, dai négher che sono troppi e dagli islamici che vogliono eurabizzarci, i ricchi non raddoppiano in pace.


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Ranxerox, © Tamburini, Liberatore, Pazienza

Questo si che è un governo con i maroni. Anche se fa un po’ impressione sentir invocare la cattiveria nei confronti degli immigrati, come se non se ne respirasse già abbastanza in giro, e con il puzzo di benzina che si sente, da un ministro non dalla faccia feroce ma da gufetto con gli occhiali rossi. Uno che ti aspetti di trovare giusto in un pub a soffiare in un sassofono. “E’ ora di cambiare musica”, ha detto. Appunto.
L’ex collega agli interni Pisanu ha parlato di discorsi da Osteria Padana (“l’immigrato lo ammazzo con la katana…”) ma gufetto respinge le critiche al mittente: “Polemiche che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro”, ha detto. Molto rapidamente e senza incontrare ostacoli, dicono i maligni.

Magari se un giorno o l’altro qualche ministro, di qualunque osteria o bettola politica, invocasse si la cattiveria, la determinazione e la volontà di applicare le leggi, magari anche la galera a vita ma per coloro che, al riparo del loro potere mafioso, organizzano il traffico di esseri umani, non per i disgraziati che ne sono vittime. Volendo semplificare, sembra sempre che ce la si voglia prendere con i deboli per non voler o, più probabilmente, poter contrastare i forti. Can che abbaia non morde. E questi abbaiano solo.

Da che mondo è mondo un’imbarcazione è sempre salpata da un porto, non si materializza come il vascello fantasma a dieci miglia dalla costa. Mi rifiuto di credere che, grazie ad un aiutino dei satelliti, non si riescano ad identificare le basi dalle quali partono i flussi migratori clandestini, che non si facciano mai megaprocessi a carico di mandanti ed esecutori.
Perchè nessuno pensa di interrompere questi viaggi andando a premere sui paesi che fiancheggiano i trafficanti? Premere seriamente, non facendo i pagliacci con il fez in testa e lo scambio di gagliardetti, ma imponendo sanzioni e boicottaggi economici a livello europeo per i paesi colpevoli.
E’ persino probabile che i trafficanti internazionali di carne umana paghino i disgraziati un tanto al chilo alle loro famiglie affinchè li imbarchino sui gommoni per farli partire alla ventura, non il contrario, come ci ricordano sempre i telegiornali.
Carichi organizzati scientificamente e destinati a destabilizzare le democrazie, ad innervosire il bottegaio padano che già ha il complesso del terrone dalla nascita e a spingere tutto il cucuzzaro elettorale a destra. Non una destra normale ma la più becera, fascista e ottusa. Quella che non sa far altro che spargere paura come un diserbante che, invece di eradicare le male piante dell’intolleranza e del razzismo, distrugge quelle buone della democrazia e del vivere civile.

Gli italians non sono razzisti. Ma quando mai. Solo un po’ magliari. Simpatici italiani, cantava una volta Casadei. Italiani che quando zompano e malauguratamente si riproducono possono produrre esseri che, intervistati sul perchè hanno dato fuoco ad un ragazzo rispondono “Ragazzo? Nooo, marocchino!”

Intermezzo – Per questi atti di criminalità gratuita che nascono dalla noia, dalla cattiveria e dal tenere il cervello spento e i muscoli a riposo, non ci vorrebbe il carcere ma soltanto il lavoro e quello duro, quello che spacca la schiena. Riasfaltare l’A14, per esempio. Scavare qualche traforo in montagna, mettere giù binari dell’alta velocità, riaprire qualche miniera in Sardegna. A gratis, ovviamente, a titolo di risarcimento della comunità del male commesso. Il lavoro nobilita l’uomo e soprattutto gli fa passare la noia.

Mentre noi non dormiamo la notte per la paura della violenza, degli stupri e dell’Uomo Nero, non quello arrapante della Casa Bianca ma quello che ci invade con i gommoni volanti, l’Eurispes ci informa che in Italia, in quattro anni, i megaricchi saranno raddoppiati. Le famiglie con asset finanziari superiori al milione di euro, quindi tutto sommato ancora degli straccioni rispetto a Berlusconi, cresceranno del +98%.
Sempre secondo Eurispes scopriamo che, nonostante il crollo delle banche e le nubi minacciose all’orizzonte economico, in tutto il mondo il settore del lusso non conosce crisi.
In parole povere, si vendono più Ferrari Testarossa che Panda a metano. Per ogni Maria Rossi che rinuncia all’abito nuovo, ci sono dieci Madame Beckham che svuotano le boutique a colpi di Visa.

Non viene il sospetto che la paura così amorevolemente coltivata nei signori Rossi serva a tenere impegnata gente che potrebbe reclamare una fetta della torta e chiedersi perchè proprio i loro e solo i loro salari devono scendere?
Suvvia, siamo comprensivi. Se ci distraiamo dai rumeni stupratori, dagli zingari che rubano i bambini, dai négher che sono troppi e dagli islamici che vogliono eurabizzarci, i ricchi non raddoppiano in pace.


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Questo si che è un governo con i maroni. Anche se fa un po’ impressione sentir invocare la cattiveria nei confronti degli immigrati, come se non se ne respirasse già abbastanza in giro, e con il puzzo di benzina che si sente, da un ministro non dalla faccia feroce ma da gufetto con gli occhiali rossi. Uno che ti aspetti di trovare giusto in un pub a soffiare in un sassofono. “E’ ora di cambiare musica”, ha detto. Appunto.
L’ex collega agli interni Pisanu ha parlato di discorsi da Osteria Padana (“l’immigrato lo ammazzo con la katana…”) ma gufetto respinge le critiche al mittente: “Polemiche che mi entrano da un orecchio e mi escono dall’altro”, ha detto. Molto rapidamente e senza incontrare ostacoli, dicono i maligni.

Magari se un giorno o l’altro qualche ministro, di qualunque osteria o bettola politica, invocasse si la cattiveria, la determinazione e la volontà di applicare le leggi, magari anche la galera a vita ma per coloro che, al riparo del loro potere mafioso, organizzano il traffico di esseri umani, non per i disgraziati che ne sono vittime. Volendo semplificare, sembra sempre che ce la si voglia prendere con i deboli per non voler o, più probabilmente, poter contrastare i forti. Can che abbaia non morde. E questi abbaiano solo.

Da che mondo è mondo un’imbarcazione è sempre salpata da un porto, non si materializza come il vascello fantasma a dieci miglia dalla costa. Mi rifiuto di credere che, grazie ad un aiutino dei satelliti, non si riescano ad identificare le basi dalle quali partono i flussi migratori clandestini, che non si facciano mai megaprocessi a carico di mandanti ed esecutori.
Perchè nessuno pensa di interrompere questi viaggi andando a premere sui paesi che fiancheggiano i trafficanti? Premere seriamente, non facendo i pagliacci con il fez in testa e lo scambio di gagliardetti, ma imponendo sanzioni e boicottaggi economici a livello europeo per i paesi colpevoli.
E’ persino probabile che i trafficanti internazionali di carne umana paghino i disgraziati un tanto al chilo alle loro famiglie affinchè li imbarchino sui gommoni per farli partire alla ventura, non il contrario, come ci ricordano sempre i telegiornali.
Carichi organizzati scientificamente e destinati a destabilizzare le democrazie, ad innervosire il bottegaio padano che già ha il complesso del terrone dalla nascita e a spingere tutto il cucuzzaro elettorale a destra. Non una destra normale ma la più becera, fascista e ottusa. Quella che non sa far altro che spargere paura come un diserbante che, invece di eradicare le male piante dell’intolleranza e del razzismo, distrugge quelle buone della democrazia e del vivere civile.

Gli italians non sono razzisti. Ma quando mai. Solo un po’ magliari. Simpatici italiani, cantava una volta Casadei. Italiani che quando zompano e malauguratamente si riproducono possono produrre esseri che, intervistati sul perchè hanno dato fuoco ad un ragazzo rispondono “Ragazzo? Nooo, marocchino!”

Intermezzo – Per questi atti di criminalità gratuita che nascono dalla noia, dalla cattiveria e dal tenere il cervello spento e i muscoli a riposo, non ci vorrebbe il carcere ma soltanto il lavoro e quello duro, quello che spacca la schiena. Riasfaltare l’A14, per esempio. Scavare qualche traforo in montagna, mettere giù binari dell’alta velocità, riaprire qualche miniera in Sardegna. A gratis, ovviamente, a titolo di risarcimento della comunità del male commesso. Il lavoro nobilita l’uomo e soprattutto gli fa passare la noia.

Mentre noi non dormiamo la notte per la paura della violenza, degli stupri e dell’Uomo Nero, non quello arrapante della Casa Bianca ma quello che ci invade con i gommoni volanti, l’Eurispes ci informa che in Italia, in quattro anni, i megaricchi saranno raddoppiati. Le famiglie con asset finanziari superiori al milione di euro, quindi tutto sommato ancora degli straccioni rispetto a Berlusconi, cresceranno del +98%.
Sempre secondo Eurispes scopriamo che, nonostante il crollo delle banche e le nubi minacciose all’orizzonte economico, in tutto il mondo il settore del lusso non conosce crisi.
In parole povere, si vendono più Ferrari Testarossa che Panda a metano. Per ogni Maria Rossi che rinuncia all’abito nuovo, ci sono dieci Madame Beckham che svuotano le boutique a colpi di Visa.

Non viene il sospetto che la paura così amorevolemente coltivata nei signori Rossi serva a tenere impegnata gente che potrebbe reclamare una fetta della torta e chiedersi perchè proprio i loro e solo i loro salari devono scendere?
Suvvia, siamo comprensivi. Se ci distraiamo dai rumeni stupratori, dagli zingari che rubano i bambini, dai négher che sono troppi e dagli islamici che vogliono eurabizzarci, i ricchi non raddoppiano in pace.


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“Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!” (Totò – “Totò truffa”)

Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

***
Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

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A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
“Ed ora facciamo una piccola pausa per la pubblicità, non andate a seppellire i vostri morti, restate con noi.”


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