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La montagna ha i suoi lati positivi. Per esempio questa patata cotta nella stufa e condita con un mezz’etto di colesterolo e prezzemolo, gustata sul Monte Baranci a San Candido, in Val Pusteria. Di una bontà unica, una divinità patatesca che vale sicuramente la gita fin quasi al confine austriaco. Lì la montagna è stupenda. Pura dolomite. Le Tre Cime sono lì da qualche parte, assieme a laghi da sogno e paesaggi che alla sera si tingono di un rosa intenso. Unico nell’universo.

Dopo che hai visto quelle montagne, le altre, quelle più basse, normali e di un monotono colore verde dove, come ti volti, vedi solo mele, mele e ancora mele, sono, diciamolo, un pò tristi.
E’ in queste ultime che sto passando le mie vacanze, al confine tra due parchi naturali: Adamello e Stelvio. Bel tempo finora per fortuna ma oggi tanto ha fatto che la pisciata gli è scappata con un bel cielo imbronciato da fracassamento di maroni.

Se gli anni precedenti ho dato il mio contributo alla sciocca usanza dei vacanzieri di montagna di inerpicarsi per sentieri ripidi e sassosi, con zaini pesantissimi sulla schiena, per non farmi mancare nulla nel campo della illusione salutistico-sportiva del “moto”, quest’anno niente.
Quest’anno, complice una preoccupante stanchezza arretrata che mi fa sentire come ciucciata da una schiera di vampiri, (di quelli veri, che ti spolpano davvero, non quelli mona di Twilight), riposo assoluto. Riposo ed eventualmente qualche piatto locale. Alla faccia di diete, dietologi e dietiste. Fanculo tutti.
Riposo come deve essere una vera vacanza, altro che vacanza da vecchi, come qualcuno starà pensando. Come ad esempio un pomeriggio passato in riva ad un torrente leggendo un libro e la riscoperta del poter dormire fino alle otto del mattino.
Del resto non avrei avuto la forza di fare altro. Ma ci si può ridurre così?

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