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Ha ficcato la mano in gola all’Italia, le ha acchiappato la legalità, gliel’ha strappata, buttata per terra e calpestata con i tacchi a spillo. Ci ha sputato sopra, l’ha sbattuta dentro un forno e rosolata a fuoco lento. L’ha tagliata a pezzettini, schiaffata dentro un toast e ora vuole fargliela rimangiare, pretendendo che gli italiani dicano: “Grazie, tesoro, è delizioso.”
Tutto questo non si spiega razionalmente ma facendo ricorso ai misteri dell’inconscio e quindi sono giunta ad una conclusione clamorosa. Berlusconi non è un nano come dicono i malvagi e nemmeno uno statista come pensano coloro che lo votano ma un gran pezzo di figa. Per parlar chiaro: sarà anche uomo ma ce l’ha.

Non la vediamo perchè ci occorrerebbero forse degli occhiali speciali come nel film “Essi vivono” ma ce l’ha e in qualche modo ce la fa vedere. Anzi, ce la sbatte in faccia.
Non si spiega altrimenti come riesca ad inscimunire a quel modo coloro che lo amano senza ritegno.
Ci sono uomini letteralmente pazzi di lui e i più scatenati sono rigorosamente etero. Credetemi, non è passione omosessuale, è proprio il tipo di devozione cieca che gli uomini destinano alla figa. Perchè solo la figa può essere oggetto di culto cieco e assolutamente privo di raziocinio.
Una volta Luciana Littizzetto chiese a Rocco Siffredi se credeva in Dio. “Credo nella figa”, fu la risposta. Ecco, appunto.

Il tipo di seduzione che usa Berlusconi è puro estratto di estrogeni, essenza di figa. Per ribadire il concetto si circonda di passere conclamate, sparge gnocca a profusione, le sue televisioni traboccano di culi e tette. Il suo messaggio è quello ed è maledettamente vincente. Per la figa si sono creati e distrutti imperi, uomini geniali si sono ridotti a omm ‘e sfaccimma. Non si è mai fatta una guerra per un cazzo, diciamo la verità.
L’uomo crede che il simbolo del potere sia il fallo, guardare la forma dei missili per credere, ma è una pia illusione. Per avere il massimo potere un uomo deve farsi figa. Una grande figa che fa dimenticare tutto il resto, che fa desiderare perfino di morirci dentro. Vi sono stati altri esempi illustri nella storia. I grandi trascinatori hanno sempre qualcosa di uterino.

Buttarla sull’inconscio e sul simbolico arcaico è l’unica spiegazione che trovo al mistero della Lega che ha già dimenticato i verdi pascoli irlandesi per obbedire al diktat di Berlusconi di votare si al Trattato di Lisbona. Calderoli addirittura ha preso il morbo di Silvius, quello che fa dimenticare e rinnegare ciò che si è detto il giorno prima: “Non ho mai detto che avrei votato contro”. Bossi ha richiamato i suoi, proprio così. Non azzardatevi a fare gli irlandesi.
Dovremo proprio dire di qui in avanti che tira più un pelo di Berlusconi che un carroccio di buoi?


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Ha ficcato la mano in gola all’Italia, le ha acchiappato la legalità, gliel’ha strappata, buttata per terra e calpestata con i tacchi a spillo. Ci ha sputato sopra, l’ha sbattuta dentro un forno e rosolata a fuoco lento. L’ha tagliata a pezzettini, schiaffata dentro un toast e ora vuole fargliela rimangiare, pretendendo che gli italiani dicano: “Grazie, tesoro, è delizioso.”
Tutto questo non si spiega razionalmente ma facendo ricorso ai misteri dell’inconscio e quindi sono giunta ad una conclusione clamorosa. Berlusconi non è un nano come dicono i malvagi e nemmeno uno statista come pensano coloro che lo votano ma un gran pezzo di figa. Per parlar chiaro: sarà anche uomo ma ce l’ha.

Non la vediamo perchè ci occorrerebbero forse degli occhiali speciali come nel film “Essi vivono” ma ce l’ha e in qualche modo ce la fa vedere. Anzi, ce la sbatte in faccia.
Non si spiega altrimenti come riesca ad inscimunire a quel modo coloro che lo amano senza ritegno.
Ci sono uomini letteralmente pazzi di lui e i più scatenati sono rigorosamente etero. Credetemi, non è passione omosessuale, è proprio il tipo di devozione cieca che gli uomini destinano alla figa. Perchè solo la figa può essere oggetto di culto cieco e assolutamente privo di raziocinio.
Una volta Luciana Littizzetto chiese a Rocco Siffredi se credeva in Dio. “Credo nella figa”, fu la risposta. Ecco, appunto.

Il tipo di seduzione che usa Berlusconi è puro estratto di estrogeni, essenza di figa. Per ribadire il concetto si circonda di passere conclamate, sparge gnocca a profusione, le sue televisioni traboccano di culi e tette. Il suo messaggio è quello ed è maledettamente vincente. Per la figa si sono creati e distrutti imperi, uomini geniali si sono ridotti a omm ‘e sfaccimma. Non si è mai fatta una guerra per un cazzo, diciamo la verità.
L’uomo crede che il simbolo del potere sia il fallo, guardare la forma dei missili per credere, ma è una pia illusione. Per avere il massimo potere un uomo deve farsi figa. Una grande figa che fa dimenticare tutto il resto, che fa desiderare perfino di morirci dentro. Vi sono stati altri esempi illustri nella storia. I grandi trascinatori hanno sempre qualcosa di uterino.

Buttarla sull’inconscio e sul simbolico arcaico è l’unica spiegazione che trovo al mistero della Lega che ha già dimenticato i verdi pascoli irlandesi per obbedire al diktat di Berlusconi di votare si al Trattato di Lisbona. Calderoli addirittura ha preso il morbo di Silvius, quello che fa dimenticare e rinnegare ciò che si è detto il giorno prima: “Non ho mai detto che avrei votato contro”. Bossi ha richiamato i suoi, proprio così. Non azzardatevi a fare gli irlandesi.
Dovremo proprio dire di qui in avanti che tira più un pelo di Berlusconi che un carroccio di buoi?


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Ha ficcato la mano in gola all’Italia, le ha acchiappato la legalità, gliel’ha strappata, buttata per terra e calpestata con i tacchi a spillo. Ci ha sputato sopra, l’ha sbattuta dentro un forno e rosolata a fuoco lento. L’ha tagliata a pezzettini, schiaffata dentro un toast e ora vuole fargliela rimangiare, pretendendo che gli italiani dicano: “Grazie, tesoro, è delizioso.”
Tutto questo non si spiega razionalmente ma facendo ricorso ai misteri dell’inconscio e quindi sono giunta ad una conclusione clamorosa. Berlusconi non è un nano come dicono i malvagi e nemmeno uno statista come pensano coloro che lo votano ma un gran pezzo di figa. Per parlar chiaro: sarà anche uomo ma ce l’ha.

Non la vediamo perchè ci occorrerebbero forse degli occhiali speciali come nel film “Essi vivono” ma ce l’ha e in qualche modo ce la fa vedere. Anzi, ce la sbatte in faccia.
Non si spiega altrimenti come riesca ad inscimunire a quel modo coloro che lo amano senza ritegno.
Ci sono uomini letteralmente pazzi di lui e i più scatenati sono rigorosamente etero. Credetemi, non è passione omosessuale, è proprio il tipo di devozione cieca che gli uomini destinano alla figa. Perchè solo la figa può essere oggetto di culto cieco e assolutamente privo di raziocinio.
Una volta Luciana Littizzetto chiese a Rocco Siffredi se credeva in Dio. “Credo nella figa”, fu la risposta. Ecco, appunto.

Il tipo di seduzione che usa Berlusconi è puro estratto di estrogeni, essenza di figa. Per ribadire il concetto si circonda di passere conclamate, sparge gnocca a profusione, le sue televisioni traboccano di culi e tette. Il suo messaggio è quello ed è maledettamente vincente. Per la figa si sono creati e distrutti imperi, uomini geniali si sono ridotti a omm ‘e sfaccimma. Non si è mai fatta una guerra per un cazzo, diciamo la verità.
L’uomo crede che il simbolo del potere sia il fallo, guardare la forma dei missili per credere, ma è una pia illusione. Per avere il massimo potere un uomo deve farsi figa. Una grande figa che fa dimenticare tutto il resto, che fa desiderare perfino di morirci dentro. Vi sono stati altri esempi illustri nella storia. I grandi trascinatori hanno sempre qualcosa di uterino.

Buttarla sull’inconscio e sul simbolico arcaico è l’unica spiegazione che trovo al mistero della Lega che ha già dimenticato i verdi pascoli irlandesi per obbedire al diktat di Berlusconi di votare si al Trattato di Lisbona. Calderoli addirittura ha preso il morbo di Silvius, quello che fa dimenticare e rinnegare ciò che si è detto il giorno prima: “Non ho mai detto che avrei votato contro”. Bossi ha richiamato i suoi, proprio così. Non azzardatevi a fare gli irlandesi.
Dovremo proprio dire di qui in avanti che tira più un pelo di Berlusconi che un carroccio di buoi?

http://www.youtube.com/v/FbPtvFxUb60&hl=it


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Confermando la loro indole di terroni del Nord, gli irlandesi hanno bocciato il Trattato di Lisbona, la versione reloaded dei principali trattati dell’Unione, ed hanno così causato grave nocumento agli altri paesi europei che non vedevano l’ora di aderire all’unanimità a questa meravigliosa iniziativa, in alcuni casi senza nemmeno averne letto i contenuti. Oltretutto gli irlandesi mangiapatate si sono avvalsi, per esprimere la loro opinione, di un vetusto strumento democratico come il referendum, ohibò. Urge inserire al più presto la verde isola nel novero degli stati canaglia.

Questa è l’idea che uno si è fatto nei giorni scorsi ascoltando la notizia della bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, riportata dai telegiornali, leggendo le gazzette cartacee, sentendo gli alti lai che provenivano dal Quirinale (“un solo paese non può decidere per gli altri”), dal Popolo delle Libertà con l’esclusione di Calderoli e dei fratelli padani, dalla sinistra o sedicente tale con l’esclusione dell’ala radicale.
Siccome io, come penso molti altri milioni di cittadini europei, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il Trattato di Lisbona, ho pensato che forse, a questo punto, avrei dovuto informarmi. Quando ho sentito anche Walter Veltroni accodarsi al coro delle prefiche e dire che gli irlandesi avevano sbagliato, pacatamente e serenamente, mi sono svaniti anche gli ultimi dubbi.

Il Trattato di Lisbona, che qui trovate in versione italiana, non è di facile lettura per i profani, come tutti i testi esoterici ufficiali. Bisogna farsi aiutare da chi è in grado di interpretarne il significato e non è facile perchè ognuno, a seconda dei propri interessi ed opinioni politiche, ne dà una propria esegesi positiva o negativa.
In sintesi telegrafica: gli estremismi sia di destra che di sinistra sono contrari alle politiche economiche comuni e al centralismo finanziario. I partiti moderati di governo, invece, sono favorevoli al Trattato.

A parte l’Irlanda, che ha dato ai suoi cittadini la possibilità di esprimersi direttamente, gli altri paesi hanno aderito per via parlamentare o si accingono a farlo. Per completezza di informazione bisogna dire che la versione precedente del trattato, quello che istituiva la “Costituzione europea” e che si differenzia poco o nulla da questo, fu bocciato da olandesi e francesi in due precedenti referendum.
Sarkozy dovrebbe forse distrarsi un attimo dalle grazie di Carlà e pensare a questo antefatto, prima di dire che la Francia ha accettato senza riserve il trattato.
La Gran Bretagna, che deve ancora superare l’iter parlamentare, ha detto si ma a patto che nessun provvedimento europeo mettesse in discussione la Common Law. Allo stesso modo, la Gran Bretagna continua a poter rimanere fuori dall’Euro. Insomma, la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.
Oltre alla perfida Albione, devono ancora ratificare il trattato: Spagna, Repubblica Ceca, Cipro, Svezia e Italia. E qui ci sarà da ridere.
Non perchè vedremo l’opposizione ectoplasmica del fantasmino Uolter materializzarsi nel si a strascico del governo ma perchè, se i leghisti hanno una sola parola e sapevano ciò che dicevano quando hanno mandato Calderoli a dire che gli irlandesi avevano fatto bene a respingere il trattato, coerenza vorrebbe che usassero la loro forza elettorale per premere sul governo Berlusconi affinchè l’Italia dica no. Insomma, Berlusconi deve approvare il trattato nonostante la Lega. Voglio proprio vedere, cantava Vasco.

Cercando di mettere da parte le impuntature ideologiche e di principio, questo trattato di Lisbona contiene effettivamente norme dannose per i popoli che vi aderissero? Sono solo paturnie e paranoie oppure l’opposizione si basa su preoccupazioni reali?
I principali punti del trattato che ho identificato come controversi sono i seguenti:

1) Tutte le politiche monetarie dovranno fare capo ad un’unica entità: la Banca Centrale Europea. Con vantaggi e svantaggi. L’euro diventerà definitivamente moneta unica su scala continentale (ma anche per Londra?);

2) Si teme che l’idea di un mercato unico porti con sè anche unicità di regole sul welfare e sul lavoro, in senso svantaggioso per i lavoratori ma favorevole agli interessi di banche e capitale;

3) La sovranità nazionale potrà essere messa in discussione da decisioni a livello europeo in determinati settori. Leggi approvate in Europa ma non da singoli paesi membri potrebbero essere imposte da Bruxelles ai recalcitranti;

4) Le istanze di autonomia regionale sarebbero definitivamente contrastate;

5) Verrebbe abolito il diritto alla neutralità per alcuni paesi: Austria, Finlandia, Malta, Svezia;

6) In caso di attacco (terroristico, bellico, alieno) ad uno dei paesi membri, gli altri saranno obbligati a fornire aiuto militare al paese colpito, anche se nelle proprie costituzioni ripudiano la guerra;

7) Sarebbero introdotte misure antiterrorismo e antisommossa che metterebbero in discussione la libertà dei cittadini e potrebbero persino rendere ammissibile la pena di morte. Una sorta di estensione del famigerato Patriot Act americano.

Per fare un esempio al punto 3, si è detto che l’Irlanda ha votato no perchè, approvando Lisbona, sarebbe stata costretta a rendere legale l’aborto. Allo stesso modo in Polonia, altro paese ultracattolico, si teme che l’Europa possa imporre un domani il matrimonio gay e, di nuovo, leggi “contro la vita”. Ritengo più probabile la grande invasione aliena del 2012, ma andiamo avanti.

E’ sugli ultimi punti di controversia che non c’è proprio niente da ridere. Qualcuno dei burocrati che hanno scritto il trattato e dei politici che vanno in sollucchero all’idea di approvarlo, ci spieghi che significano le seguenti parole:

“La morte, cioè l’uccisione nella pubblica via, “non viola” i principi se “è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario”. Quando si stia reprimendo “in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. O per “eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta”. (art. 2, paragrafo 2 della Carta dei Diritti Fondamentali).
“Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra”. (articolo 2 del protocollo n.6 della Carta dei Diritti Fondamentali). (fonte: Megachip)

Questo è il Patriot Act esportato in Europa. Una legge, lo ricordo, che i deputati americani furono costretti ad approvare senza nemmeno averlo letto, sotto la minaccia delle lettere all’antrace, nelle settimane appena successive all’11 settembre.
Abbiamo già l’esercito per le strade, non sono cose belle da pensare per il nostro futuro. Chi decide che è il caso assolutamente necessario di sparare? Pericolo imminente di guerra? Che vuol dire?
Questo trattato di Lisbona diventa sempre più improbabile e cacofonico, come il rap in portoghese. Ascoltare la clip sonora in calce al post, per credere.

Forse è il caso veramente di chiedere spiegazioni e pretendere rassicurazioni ai nostri governi che saremo ancora in grado di difendere l’autonomia, la libertà e la democrazia nei nostri paesi. E forse è il caso di dare retta alla signorina del TomTom: tornare indietro appena possiamo.

http://media.imeem.com/m/vOW88DAlUO/aus=false/

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Questa è l’idea che uno si è fatto nei giorni scorsi ascoltando la notizia della bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, riportata dai telegiornali, leggendo le gazzette cartacee, sentendo gli alti lai che provenivano dal Quirinale (“un solo paese non può decidere per gli altri”), dal Popolo delle Libertà con l’esclusione di Calderoli e dei fratelli padani, dalla sinistra o sedicente tale con l’esclusione dell’ala radicale.
Siccome io, come penso molti altri milioni di cittadini europei, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il Trattato di Lisbona, ho pensato che forse, a questo punto, avrei dovuto informarmi. Quando ho sentito anche Walter Veltroni accodarsi al coro delle prefiche e dire che gli irlandesi avevano sbagliato, pacatamente e serenamente, mi sono svaniti anche gli ultimi dubbi.

Il Trattato di Lisbona, che qui trovate in versione italiana, non è di facile lettura per i profani, come tutti i testi esoterici ufficiali. Bisogna farsi aiutare da chi è in grado di interpretarne il significato e non è facile perchè ognuno, a seconda dei propri interessi ed opinioni politiche, ne dà una propria esegesi positiva o negativa.
In sintesi telegrafica: gli estremismi sia di destra che di sinistra sono contrari alle politiche economiche comuni e al centralismo finanziario. I partiti moderati di governo, invece, sono favorevoli al Trattato.

A parte l’Irlanda, che ha dato ai suoi cittadini la possibilità di esprimersi direttamente, gli altri paesi hanno aderito per via parlamentare o si accingono a farlo. Per completezza di informazione bisogna dire che la versione precedente del trattato, quello che istituiva la “Costituzione europea” e che si differenzia poco o nulla da questo, fu bocciato da olandesi e francesi in due precedenti referendum.
Sarkozy dovrebbe forse distrarsi un attimo dalle grazie di Carlà e pensare a questo antefatto, prima di dire che la Francia ha accettato senza riserve il trattato.
La Gran Bretagna, che deve ancora superare l’iter parlamentare, ha detto si ma a patto che nessun provvedimento europeo mettesse in discussione la Common Law. Allo stesso modo, la Gran Bretagna continua a poter rimanere fuori dall’Euro. Insomma, la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.
Oltre alla perfida Albione, devono ancora ratificare il trattato: Spagna, Repubblica Ceca, Cipro, Svezia e Italia. E qui ci sarà da ridere.
Non perchè vedremo l’opposizione ectoplasmica del fantasmino Uolter materializzarsi nel si a strascico del governo ma perchè, se i leghisti hanno una sola parola e sapevano ciò che dicevano quando hanno mandato Calderoli a dire che gli irlandesi avevano fatto bene a respingere il trattato, coerenza vorrebbe che usassero la loro forza elettorale per premere sul governo Berlusconi affinchè l’Italia dica no. Insomma, Berlusconi deve approvare il trattato nonostante la Lega. Voglio proprio vedere, cantava Vasco.

Cercando di mettere da parte le impuntature ideologiche e di principio, questo trattato di Lisbona contiene effettivamente norme dannose per i popoli che vi aderissero? Sono solo paturnie e paranoie oppure l’opposizione si basa su preoccupazioni reali?
I principali punti del trattato che ho identificato come controversi sono i seguenti:

1) Tutte le politiche monetarie dovranno fare capo ad un’unica entità: la Banca Centrale Europea. Con vantaggi e svantaggi. L’euro diventerà definitivamente moneta unica su scala continentale (ma anche per Londra?);

2) Si teme che l’idea di un mercato unico porti con sè anche unicità di regole sul welfare e sul lavoro, in senso svantaggioso per i lavoratori ma favorevole agli interessi di banche e capitale;

3) La sovranità nazionale potrà essere messa in discussione da decisioni a livello europeo in determinati settori. Leggi approvate in Europa ma non da singoli paesi membri potrebbero essere imposte da Bruxelles ai recalcitranti;

4) Le istanze di autonomia regionale sarebbero definitivamente contrastate;

5) Verrebbe abolito il diritto alla neutralità per alcuni paesi: Austria, Finlandia, Malta, Svezia;

6) In caso di attacco (terroristico, bellico, alieno) ad uno dei paesi membri, gli altri saranno obbligati a fornire aiuto militare al paese colpito, anche se nelle proprie costituzioni ripudiano la guerra;

7) Sarebbero introdotte misure antiterrorismo e antisommossa che metterebbero in discussione la libertà dei cittadini e potrebbero persino rendere ammissibile la pena di morte. Una sorta di estensione del famigerato Patriot Act americano.

Per fare un esempio al punto 3, si è detto che l’Irlanda ha votato no perchè, approvando Lisbona, sarebbe stata costretta a rendere legale l’aborto. Allo stesso modo in Polonia, altro paese ultracattolico, si teme che l’Europa possa imporre un domani il matrimonio gay e, di nuovo, leggi “contro la vita”. Ritengo più probabile la grande invasione aliena del 2012, ma andiamo avanti.

E’ sugli ultimi punti di controversia che non c’è proprio niente da ridere. Qualcuno dei burocrati che hanno scritto il trattato e dei politici che vanno in sollucchero all’idea di approvarlo, ci spieghi che significano le seguenti parole:

“La morte, cioè l’uccisione nella pubblica via, “non viola” i principi se “è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario”. Quando si stia reprimendo “in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. O per “eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta”. (art. 2, paragrafo 2 della Carta dei Diritti Fondamentali).
“Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra”. (articolo 2 del protocollo n.6 della Carta dei Diritti Fondamentali). (fonte: Megachip)

Questo è il Patriot Act esportato in Europa. Una legge, lo ricordo, che i deputati americani furono costretti ad approvare senza nemmeno averlo letto, sotto la minaccia delle lettere all’antrace, nelle settimane appena successive all’11 settembre.
Abbiamo già l’esercito per le strade, non sono cose belle da pensare per il nostro futuro. Chi decide che è il caso assolutamente necessario di sparare? Pericolo imminente di guerra? Che vuol dire?
Questo trattato di Lisbona diventa sempre più improbabile e cacofonico, come il rap in portoghese. Ascoltare la clip sonora in calce al post, per credere.

Forse è il caso veramente di chiedere spiegazioni e pretendere rassicurazioni ai nostri governi che saremo ancora in grado di difendere l’autonomia, la libertà e la democrazia nei nostri paesi. E forse è il caso di dare retta alla signorina del TomTom: tornare indietro appena possiamo.


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Questa è l’idea che uno si è fatto nei giorni scorsi ascoltando la notizia della bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, riportata dai telegiornali, leggendo le gazzette cartacee, sentendo gli alti lai che provenivano dal Quirinale (“un solo paese non può decidere per gli altri”), dal Popolo delle Libertà con l’esclusione di Calderoli e dei fratelli padani, dalla sinistra o sedicente tale con l’esclusione dell’ala radicale.
Siccome io, come penso molti altri milioni di cittadini europei, non avevo la più pallida idea di cosa fosse il Trattato di Lisbona, ho pensato che forse, a questo punto, avrei dovuto informarmi. Quando ho sentito anche Walter Veltroni accodarsi al coro delle prefiche e dire che gli irlandesi avevano sbagliato, pacatamente e serenamente, mi sono svaniti anche gli ultimi dubbi.

Il Trattato di Lisbona, che qui trovate in versione italiana, non è di facile lettura per i profani, come tutti i testi esoterici ufficiali. Bisogna farsi aiutare da chi è in grado di interpretarne il significato e non è facile perchè ognuno, a seconda dei propri interessi ed opinioni politiche, ne dà una propria esegesi positiva o negativa.
In sintesi telegrafica: gli estremismi sia di destra che di sinistra sono contrari alle politiche economiche comuni e al centralismo finanziario. I partiti moderati di governo, invece, sono favorevoli al Trattato.

A parte l’Irlanda, che ha dato ai suoi cittadini la possibilità di esprimersi direttamente, gli altri paesi hanno aderito per via parlamentare o si accingono a farlo. Per completezza di informazione bisogna dire che la versione precedente del trattato, quello che istituiva la “Costituzione europea” e che si differenzia poco o nulla da questo, fu bocciato da olandesi e francesi in due precedenti referendum.
Sarkozy dovrebbe forse distrarsi un attimo dalle grazie di Carlà e pensare a questo antefatto, prima di dire che la Francia ha accettato senza riserve il trattato.
La Gran Bretagna, che deve ancora superare l’iter parlamentare, ha detto si ma a patto che nessun provvedimento europeo mettesse in discussione la Common Law. Allo stesso modo, la Gran Bretagna continua a poter rimanere fuori dall’Euro. Insomma, la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.
Oltre alla perfida Albione, devono ancora ratificare il trattato: Spagna, Repubblica Ceca, Cipro, Svezia e Italia. E qui ci sarà da ridere.
Non perchè vedremo l’opposizione ectoplasmica del fantasmino Uolter materializzarsi nel si a strascico del governo ma perchè, se i leghisti hanno una sola parola e sapevano ciò che dicevano quando hanno mandato Calderoli a dire che gli irlandesi avevano fatto bene a respingere il trattato, coerenza vorrebbe che usassero la loro forza elettorale per premere sul governo Berlusconi affinchè l’Italia dica no. Insomma, Berlusconi deve approvare il trattato nonostante la Lega. Voglio proprio vedere, cantava Vasco.

Cercando di mettere da parte le impuntature ideologiche e di principio, questo trattato di Lisbona contiene effettivamente norme dannose per i popoli che vi aderissero? Sono solo paturnie e paranoie oppure l’opposizione si basa su preoccupazioni reali?
I principali punti del trattato che ho identificato come controversi sono i seguenti:

1) Tutte le politiche monetarie dovranno fare capo ad un’unica entità: la Banca Centrale Europea. Con vantaggi e svantaggi. L’euro diventerà definitivamente moneta unica su scala continentale (ma anche per Londra?);

2) Si teme che l’idea di un mercato unico porti con sè anche unicità di regole sul welfare e sul lavoro, in senso svantaggioso per i lavoratori ma favorevole agli interessi di banche e capitale;

3) La sovranità nazionale potrà essere messa in discussione da decisioni a livello europeo in determinati settori. Leggi approvate in Europa ma non da singoli paesi membri potrebbero essere imposte da Bruxelles ai recalcitranti;

4) Le istanze di autonomia regionale sarebbero definitivamente contrastate;

5) Verrebbe abolito il diritto alla neutralità per alcuni paesi: Austria, Finlandia, Malta, Svezia;

6) In caso di attacco (terroristico, bellico, alieno) ad uno dei paesi membri, gli altri saranno obbligati a fornire aiuto militare al paese colpito, anche se nelle proprie costituzioni ripudiano la guerra;

7) Sarebbero introdotte misure antiterrorismo e antisommossa che metterebbero in discussione la libertà dei cittadini e potrebbero persino rendere ammissibile la pena di morte. Una sorta di estensione del famigerato Patriot Act americano.

Per fare un esempio al punto 3, si è detto che l’Irlanda ha votato no perchè, approvando Lisbona, sarebbe stata costretta a rendere legale l’aborto. Allo stesso modo in Polonia, altro paese ultracattolico, si teme che l’Europa possa imporre un domani il matrimonio gay e, di nuovo, leggi “contro la vita”. Ritengo più probabile la grande invasione aliena del 2012, ma andiamo avanti.

E’ sugli ultimi punti di controversia che non c’è proprio niente da ridere. Qualcuno dei burocrati che hanno scritto il trattato e dei politici che vanno in sollucchero all’idea di approvarlo, ci spieghi che significano le seguenti parole:

“La morte, cioè l’uccisione nella pubblica via, “non viola” i principi se “è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario”. Quando si stia reprimendo “in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. O per “eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta”. (art. 2, paragrafo 2 della Carta dei Diritti Fondamentali).
“Uno Stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra”. (articolo 2 del protocollo n.6 della Carta dei Diritti Fondamentali). (fonte: Megachip)

Questo è il Patriot Act esportato in Europa. Una legge, lo ricordo, che i deputati americani furono costretti ad approvare senza nemmeno averlo letto, sotto la minaccia delle lettere all’antrace, nelle settimane appena successive all’11 settembre.
Abbiamo già l’esercito per le strade, non sono cose belle da pensare per il nostro futuro. Chi decide che è il caso assolutamente necessario di sparare? Pericolo imminente di guerra? Che vuol dire?
Questo trattato di Lisbona diventa sempre più improbabile e cacofonico, come il rap in portoghese. Ascoltare la clip sonora in calce al post, per credere.

Forse è il caso veramente di chiedere spiegazioni e pretendere rassicurazioni ai nostri governi che saremo ancora in grado di difendere l’autonomia, la libertà e la democrazia nei nostri paesi. E forse è il caso di dare retta alla signorina del TomTom: tornare indietro appena possiamo.


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Nonostante una lontana ascendenza nientemeno che irlandese da parte di nonna, mi domando cosa dovrei avere in comune io, tosco-romagnolo-ligure, con i vichinghi e i celti che sarebbero i punti di riferimento etnici delle regioni del nord.
Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.


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Nonostante una lontana ascendenza nientemeno che irlandese da parte di nonna, mi domando cosa dovrei avere in comune io, tosco-romagnolo-ligure, con i vichinghi e i celti che sarebbero i punti di riferimento etnici delle regioni del nord.
Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.


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Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.

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Io non capisco le conversioni religiose, l’ho detto anche nel post pasquale. Non capisco ma mi adeguo.
Magdi Cristiano Allam si è fatto cristiano. Embé? Una vera notizia sarebbe stata che Calderoli si fosse fatto musulmano. Roberto Mohammed Calderoli. Oppure che Emilio Fede fosse passato al PD. Emilio Uolter Fede.

Era dai tempi della conversione all’Islam di Cassius Clay (divenuto Mohammed Alì) e del Melandri (vedi sotto) che non si parlava di cambi di casacca di fede con altrettanto clamore.
Tuttavia, a parte Hamas che dice sempre ciò che i nemici di Hamas si aspettano che dica, le autorità islamiche chiamate a commentare la (non) notizia hanno detto che la scelta di Allam è e rimane un fatto privato (infatti). Molto rumore per nulla.

Piuttosto mi chiedo: quanto gli sarà costato il tutto, tra prenotazione obbligatoria, affitto di San Pietro, disturbo del Santo Padre e obolo per i pii orfanelli?


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