You are currently browsing the category archive for the ‘rom’ category.

“A mio parere, l’unica vera lezione dell’Olocausto è semplicissima: dire la verità. Nell’attuale clima di intimidazione e «correttezza verso l’Olocausto», il sacrificio personale e professionale può essere notevole. Ma il prezzo del silenzio è chiaramente più alto. Le menzogne e i travisamenti dell’industria dell’Olocausto alimentano la negazione dell’Olocausto; i suoi ricatti e la sua avidità fomentano l’antisemitismo; la sua ipocrisia e la sua ambivalenza precludono la diffusione di principi significativi. Prima l’industria dell’Olocausto verrà chiusa, e meglio staremo tutti quanti, ebrei e non ebrei.”
(Norman G. Finkelstein, febbraio 2002 New York)

Questo post, necessariamente lungo ed articolato, nasce da alcune considerazioni a margine del gravissimo episodio di aggressione nei confronti di un campo rom a Napoli e soprattutto dalla mancata indignazione che la cosa ha suscitato in ambienti che, in altre occasioni, sono pronti a gridare al razzismo e alla persecuzione.

Basta andare sui siti stranieri e leggiamo che in Italia sta risorgendo un pericoloso razzismo. Stiamo ricominciando a farci rispettare all’estero, non c’è che dire.
Molte organizzazioni umanitarie denunciano lo stato pietoso nel quale versano i rom che abitano i campi italiani. Le cifre che vengono presentate sono impressionanti. Come quella che si riferisce, per esempio, al fatto che l’aspettativa di vita per i bambini Rom è 15 volte inferiore a quella dei bambini italiani.
Ovviamente di questo non si parla su giornali e TV perchè va di moda la caccia allo zingaro. Sembra quasi che si stia stabilendo un tacito accordo tra Potere e Popolaccio affinchè quest’ultimo possa sfogare liberamente le proprie pulsioni aggressive sul capro espiatorio più facile. Come diceva un mio lettore l’altro giorno, le baracche dei nomadi bruciano molto meglio delle ville blindate dei boss della camorra.

Leggevo prima su un sito americano, un’interessante ricostruzione del caso di Ponticelli, il presunto tentativo di rapimento di una bambina, che ha innescato il pogrom anti-rom.
Secondo l’indagine condotta dall’associazione umanitaria internazionale EveryOne, in quel quartiere era da giorni che si studiava il modo di liberarsi dei rom accampati li attorno. Era sorto addirittura un comitato. Molto probabilmente, secondo alcune testimonianze, per la giovane rom sarebbe scattata una trappola. Venuta per rubare sarebbe stata invece accusata di un reato ben più grave, il rapimento.
Le indagini stabiliranno forse le responsabilità di ognuna delle parti. Ciò che a me pare gravissimo, però, è che i media abbiano acriticamente sposato la tesi del rapimento, così simile alla famigerata leggenda metropolitana e forse l’abbiano incoraggiata, chissà, senza rendersi conto (voglio sperarlo) che ciò avrebbe potuto scatenare una ritorsione di imprevedibile violenza nei confronti dei campi rom .

Ogni volta che succedono episodi di pericolosa discriminazione contro i rom non posso fare a meno di ricordare come questo popolo sia stato una delle vittime d’elezione della furia nazista assieme agli ebrei.
Per fortuna è giunta una nota di condanna da parte di Renzo Gattegna, presidente dell’unione delle comunità ebraiche, degli episodi di intolleranza contro i rom.
Però, se nel bel messaggio si fosse pronunciata anche la fatidica parola “razzismo” non sarebbe stato male. Se ad ogni piè sospinto si denuncia l’antisemitismo bisognerebbe forse dire qualcosa di un po’ più forte.
Invece, a parte il sempre presente Moni Ovadia e qualche timida uscita di Gad Lerner (ebrei di sinistra e quindi in via di estinzione) si ha l’impressione che l’atteggiamento dell’ebraismo dominante nei confronti dei propri ex-compagni di sventura sia rimasto quello supponente e si, diciamolo, razzista, verso il compagno di cella imbarazzante. Per non parlare dei toni volgari di certi articoli ospitati su alcuni blog sionisti che parlano senza alcuna ripugnanza e riprovazione di campi nomadi dati alle fiamme. Già, sono solo zingari e sono i nostri palestinesi.

Insomma, se avessero imbrattato una lapide in un cimitero ebraico sarebbe scattato l’allarme rosso dell’antisemitismo dal Manzanarre al Reno. Per quattro straccioni di zingari, poche parole di circostanza.
No, così non va. Così la lezione della Shoah non è di alcuna utilità all’umanità. Dagli errori della Storia si dovrebbe trarre insegnamento e monito per le generazioni successive, qualcosa tipo “noi che abbiamo subìto questo vi diciamo che nessuno più deve essere toccato”. E invece?

Invece oggi il presidente Napolitano, in una lettera ai giovani in occasione dell’anniversario della liberazione del campo di Mauthausen, ha ricordato il dovere della memoria ma limitandolo solo ai sei milioni di ebrei. Un’occasione perduta per dire che nei lager morirono a migliaia e migliaia anche coloro che in questi giorni diamo sconsideratamente alle fiamme. Ieri era anche la giornata contro l’omofobia e non sarebbe stato male ricordare anche le decine di migliaia di omosessuali periti nei lager.

La verità è che, a distanza di sessant’anni dall’olocausto, c’è ancora chi sostiene la teoria dell’Unicità, della Impossibilità a comprendere e quella sorta di diritto di esclusiva sullo status di vittima.
Chi ha descritto bene il disagio degli ebrei nel riconoscere lo status di vittime dell’olocausto ai non-ebrei è Norman Finkelstein, nel suo libro più controverso, “L’industria dell’olocausto”, del quale citerò alcuni significativi passaggi.
Inutile dire che per le cose sostenute in questo libro, Norman è stato licenziato dall’Università nella quale insegnava ed è oggetto di continuo ostracismo. La cosa più carina che dicono di lui è che è un negatore dell’olocausto.

“In verità, l’unico, vero negatore tradizionale dell’Olocausto è Bernard Lewis. Un tribunale francese lo ha persino riconosciuto colpevole di avere negato il genocidio. Solo che Lewis ha negato il genocidio degli armeni perpetrato dai turchi durante la Prima guerra mondiale, non quello degli ebrei; inoltre Lewis è filoisraeliano.
Di conseguenza, questa negazione di un olocausto non ha indignato nessuno negli Stati Uniti. A peggiorare le cose, la Turchia è un alleato d’Israele; di conseguenza, fare menzione di un genocidio degli armeni è tabù. Elie Wiesel e il rabbino Arthur Hertzberg, come pure l’AJC e lo Yad Vashem, si ritirarono da un convegno internazionale sul genocidio a Tel Aviv perché i suoi organizzatori, resistendo alle insistenze del governo israeliano, avevano incluso alcune sessioni dedicate al caso armeno. Wiesel tentò anche, unilateralmente, di fare fallire la conferenza e, secondo Yehuda Bauer, fece personalmente pressione su altri perché non partecipassero. Agendo su ordine d’Israele, lo US Holocaust Council eliminò in pratica ogni riferimento agli armeni nel Washington Holocaust Memorial Museum e i lobbisti ebrei del Congresso impedirono l’istituzione dì una giornata di ricordo del genocidio armeno.” (pag. 93)

Nel seguente passaggio, Norman spiega perchè ancora oggi si pretende di far sostenere esami di ammissione alle altre vittime della barbarie nazista.

“Il punto cruciale della politica del museo dell’Olocausto [di Washington], comunque, riguarda l’oggetto di quest’opera di memorializzazione. Gli ebrei furono le sole vittime dell’Olocausto oppure contano anche gli altri che perirono a causa delle persecuzioni naziste?
Durante le fasi di progettazione del museo, Elie Wiesel (insieme a Yehuda Bauer dello Yad Vashem) condusse l’offensiva a favore della commemorazione dei soli ebrei. Presentato come l’«esperto incontestabile dell’epoca dell’Olocausto», Wiesel sostenne tenacemente la tesi secondo cui gli ebrei furono le vittime preminenti. «Come sempre, hanno cominciato con gli ebrei» intonò «e come sempre, non si sono fermati agli ebrei.»
Eppure, non gli ebrei ma i comunisti furono le prime vittime politiche e non gli ebrei ma gli handicappati furono oggetto del primo genocidio da parte dei nazisti.

Giustificare la preminenza data al genocidio degli ebrei rispetto a quello degli zingari é stata l’impresa più difficile per l’Holocaust Museum. I nazisti uccisero sistematicamente non meno di mezzo milione di zingari, una cifra, in proporzione, pari a quella del genocidio degli ebrei.
Gli scrittori dell’industria dell’Olocausto come Yehuda Bauer ritengono che gli zingari non furono vittime della stessa violenza genocida, ma rispettati storici della Shoah come Henry Friedlander e Raul Hilberg hanno sostenuto il contrario.

Dietro la scarsa attenzione prestata al genocidio degli zingari da parte del museo si nascondono svariate ragioni. Innanzitutto, paragonare la perdita della vita di un ebreo e quella di uno zingaro è semplicemente impossibile. Liquidando come «assurda» la richiesta di una rappresentanza zingara allo US Holocaust Memorial Council, il rabbino Seymour Siegel, direttore generale dell’organizzazione, mise in dubbio persino la stessa «esistenza» degli zingari come gruppo etnico: «Bisognerebbe dare un qualche riconoscimento al popolo zingaro sempre ammesso che esista». Il rabbino ha peraltro ammesso che «sotto il nazismo ebbero a soffrire».
Edward Linenthal ricorda il «profondo sospetto» dei rappresentanti zingari nei confronti dell’Holocaust Memorial Council, «rafforzato dalla piena evidenza che alcuni suoi membri vedevano la partecipazione dei Rom al museo nello stesso modo in cui una famiglia si trova tra i piedi dei parenti non invitati e imbarazzanti».

Secondo motivo: riconoscere il genocidio degli zingari avrebbe comportato la perdita dell’esclusiva degli ebrei sull’Olocausto, con una perdita cospicua di «capitale morale». Terzo motivo: se i nazisti hanno perseguitato zingari ed ebrei allo stesso modo, allora l’assioma che l’Olocausto ha segnato il culmine dell’odio millenario dei gentili nei confronti degli ebrei è evidentemente insostenibile. Parimenti, se l’invidia dei gentili ha spinto al genocidio, con gli zingari è forse successa la stessa cosa? Nella parte del museo dedicata alla mostra permanente, i non ebrei vittime del nazismo ricevono un riconoscimento solamente simbolico.” (pag. 99 e seguenti)

Non è mancato, scrive Finkelstein, un atteggiamento negazionista ebraico nei confronti dell’olocausto zingaro.

“Saul Friedländer, uno storico dell’Olocausto, ha elogiato lo studio di Guenter Lewy, intitolato The Nazi Persecution of the Gypsies [La persecuzione nazista degli zingari], per la sua «profonda compassione». Secondo la tesi centrale del libro, durante la Seconda guerra mondiale gli zingari non soffrirono quanto gli ebrei, anzi non furono nemmeno vittime di un genocidio.
Ecco qui le argomentazioni dell’autore: gli zingari furono sterminati senza pietà dagli Einsatgruppen come gli ebrei, ma solo perché sospettati di spionaggio; gli zingari furono deportati ad Auschwitz come gli ebrei, ma solo «per toglierli di mezzo, non per ucciderli»; gli zingari furono gassati a Chelmno come gli ebrei, ma solo perché avevano contratto il tifo; gran parte degli zingari sopravvissuti fu sterilizzata come gli ebrei, ma non per impedirne la moltiplicazione bensì solo per «impedire la contaminazione del “sangue tedesco”». Non è difficile immaginare come reagirebbero il pubblico e gli intellettuali se sostituissimo «zingari» con «ebrei» nel volume di Lewy. “(pag. 278)

Insomma, la Storia ci ammonisce di continuo a non ripetere gli errori del passato. Ci offre la riproposizione quasi identica di concatenazioni di fatti e circostanze ma noi non vogliamo capire.
Anche il 1936 era anno di olimpiadi, quelle magnificamente filmate da Leni Riefenstahl in “Olympia”. Le autorità naziste decisero di ripulire Berlino per l’occasione e cominciarono dagli zingari. Ne sparirono a centinaia senza che alcuno battesse ciglio. Sono solo coincidenze.

Per la cronaca, Maria, la bambina rom della foto, era una delle cavie per gli esperimenti dello schedario del Dottor Mengele. Rapita dall’angelo della morte e incenerita ad Auschwitz.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Se guardate Berlusconi in questi giorni non sembra nemmeno più lui. Non più Mr. Berlusconi ma un tranquillo e pacato Dottor Silvio, una specie di Veltroni senza il maanche. Un maligno potrebbe dire che, avendo pressocchè risolto i suoi problemi personali, tra carichi pendenti e altre pinzellacchere, avendo decuplicato i suoi profitti ed essendo riuscito nell’intento di far sparire i comunisti dall’arco parlamentare, ormai può rilassarsi e magari trovare il tempo di dedicarsi all’Italia che lo ha eletto sire.

Se Silvio è diventato buono però non vuol dire che l’Italia lo sia altrettanto.
Questo paese sta diventando il regno della calunnia, del sospetto, dell’accusa lanciata a tradimento. Non si spara più forse perchè ne uccide più la penna della spada. E’ l’anno del serpente.
Dallo scandalo Marcelletti, una storia di lolite, sms erotici e soprattutto forse tante invidie professionali, all’ultima guerra tra giornalisti combattuta a colpi di tastiera.

Giuseppe D’Avanzo di Repubblica insinua, scrive cose biforcute, striscia la notizia che Marco Travaglio non sarebbe poi così vergine nei confronti della mafia ma avrebbe ottenuto favori da personaggi collusi durante una vacanza.
Ciò accade dopo che Travaglio medesimo ha raccontato in TV le associazioni d’affari (non le cene assieme) di Schifani con alcuni personaggini siciliani andati in seguito sotto processo per mafia, dopo che è scattato l’allarme antincendio alla RAI e Fabio Fazio ha eseguito con successo il numero dell’autodafé.
Risultato: non ci si preoccupa più che la seconda carica dello Stato possa essere stata collusa con ambienti mafiosi ed essa non si preoccupa di doverlo smentire come farebbe qualunque politico al mondo. Il mafioso ora è Travaglio.

Che brutta aria tira. Un’aria che ricorda che non bisogna turbare certi equilibri così faticosamente raggiunti, che per non sbagliare è meglio farci i cazzi nostri e soprattutto che i cazzi illustri nun vogliono penzieri. Chi volesse fare il giornalista spaccamaroni è avvertito. Attendiamo con ansia le teste mozzate di cavallo.

L’Italia dei veleni, certo. Urge rimettere in piedi le fabbriche di antidoto antivipera della Sclavio.
La calunnia, la menzogna, la leggenda metropolitana usata come maglio per scardinare il senso di sicurezza dei cittadini.
L’immigrazione clandestina è un grave problema e tutti gli ultimi governi hanno lasciato che i buchi del colabrodo diventassero sempre più larghi.
Però non si ricorda mai che ci sono enormi interessi mafiosi autoctoni e stranieri che gestiscono la venuta scientificamente disordinata di masse di gente migrante per tenere alto il livello della tensione sociale e creare insicurezza.
Per non parlare del controllo del territorio che hanno mafia siciliana, ‘ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, nel nostro paese agiscono ormai indisturbate le triadi cinesi, la mafia albanese, quella russa, e perfino la Yakuza. Tutta gente che maneggia miliardi di euro e che inquina i mercati finanziari con i suoi sporchi guadagni.
Diciamolo, i ladruncoli ma anche i ladri feroci che assaltano le ville servono per sviare l’attenzione dalla sempre più grave infiltrazione della Grande Malavita Organizzata del tessuto sano dell’economia e della finanza.
Un po’ come si diceva una volta e cioè che si mandavano i gommoni pieni di disperati per distogliere le motovedette dalle navi che dovevano attraccare più in là con i loro carichi di droga.

E’ possibile che il problema più grave, di fronte a queste minacce mafiose globalizzate d’altissimo bordo, siano i Rom, cioè gli zingari, ergo l’anello più debole della catena? Visto come è stato facile innescare la bomba antirom a Napoli? Una vecchia ma solida leggenda metropolitana (gli zingari rubano i bambini), qualche carta da cento euro (chissà, perchè no?) per ottenere una buona recita e il problema dei rifiuti, compresa la sua gestione camorristica, viene dimenticato e si fa sfogare il malcontento bruciando qualche campo.
Belli i poliziotti rumeni in trasferta per collaborare con le indagini. Facciamoci spiegare anche perchè il governo rumeno sbologna regolarmente i suoi Rom da noi.

Non è che tutta questa lotta alla immigrazione clandestina si esaurirà con qualche espulsione di roulotte e carrozzoni perchè sono i più facili da mandare via? Vi piace vincere facile?


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 82,957 hits

Categorie