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Notate la data della vignetta. Non è di oggi.

Brucia la Roma dell’Imperatore Cerone che se la ride suonando l’Euro al posto della lira – unica differenza con il precedente – e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.
Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l’estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. “L’Unità” intanto sbuffa e si lamenta del “tormentone sugli infiltrati”. Ho detto l’Unità, non “Il Tempo”.
Mi scuso per la pubblicazione della prima pagina di una testata pornografica

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di “pezzo di merda” dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell’altro giorno. E’ da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.
Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all’estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l’ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c’è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.

Sei precario e un po’ sfigato
anzi no, sei proprio giù, sei proprio giù
niente da fare, da sperare
un posto no, un posto no, niente lavoro

Ma che cosa vai dicendo, non conosci il rimedio
se sei amico, camerata o parente

Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All’Ama te, all’Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeran perfino te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

Che bello essere l’amico di
Ale-manno
che fico esserne parente
sai Fernando
se durerà sarà una pacchia
con Ale-manno
tutti all’Ama e all’Atac, Roberto

Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All’Ama te, all’Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeranno anche te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2
da cantare a karaoke su “Alejandro” di Lady Gaga.
E non preoccupatevi. Buttafuoco stamattina scrive che a causa di questa parentopoli Alemanno è spacciato ma tutti a Roma dicono che dopo di lui (di Alemannoo) verrà Bertolaso.
Aridatece Nerone, praticamente.
Nella città di Girolimoni si arresta un presunto colpevole di stupro ma per tutti è il colpevole e basta.
Eppure il diritto, nato proprio nella città di Girolimoni, vorrebbe che si andasse cauti nel marchiare i semplici indiziati come colpevoli. Ciò indipendentemente dal reato, si parli financo di odiosi criminali come stupratori e pedofili.

E’ un vecchio mal vezzo italiano. Il primo che viene additato come sospetto, magari perchè il primo indagato non si scorda mai e ci si affeziona, diventa l’unico responsabile. Che venga tradotto alle patrie galere e si getti via la chiave.

Senza stare sempre a rivangare sul caso Tortora, ricordate il caso di Elvo Zornitta, sbattuto a più riprese sui giornali come l’inafferrabile Unabomber e poi scagionato per mancanza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa?
E Massimo Carlotto? Perseguitato per anni perchè ritenuto l’omicida di Margherita Magello (solo perchè schedato come estremista di sinistra) e oggi uomo libero non dopo aver subìto 18 anni di carcere, la tortura e l’esilio in Sudamerica?

Girolimoni fu un caso da manuale perchè il regime aveva bisogno assoluto di un colpevole e se lo creò su misura. Purtroppo succede anche questo, quando si deve dare da mangiare al moloch dell’opinione pubblica, magari per sviare l’attenzione da altre questioni che riguardano il regime stesso. Capita perfino che se il mostro non lo si trova ci si dia un aiutino.
Che mi dite dei proiettili fatti cadere da manina esperta nel cortile di casa Pacciani, megamostro di Firenze ad honorem e per forza?

In quest’ultimo caso di Roma stiamo parlando, non come ha superficialmente minimizzato Gianni Alemanno, di un mostriciattolo, ma di un personaggio sicuramente affetto da un catalogo completo di ossessioni e manie, di un malato e di un individuo socialmente pericoloso, la cui corrispondenza identitaria con il sospettato Bianchini dovrà comunque essere dimostrata.
Eh si, lo so che ciò comporta un pò più di pazienza prima di accendere il rogo ma bisogna capire che se bastasse avere libri di Massimo Picozzi e film porno in casa allora ci salveremmo in pochi.

Per questo, fintanto che non sarà dimostrata la colpevolezza di Bianchini, tramite piena confessione o prove a carico, parlare di questione morale nel PD prendendo spunto da questo arresto o dire, come fanno i papiminchia “eh, se fosse stato di destra chissà che casino avreste fatto”, è un’idiozia con il botto.
Se ne parli, di questione morale, piuttosto, riferendosi a ben altre questioni. Che ne so, all’urlo fassiniano “Ha toccato!” quando il modulo Piddì atterrò felicimente sul pianeta Unipol.
Il Parlamento è pieno di inquisiti. Grazie, dottor Marino, lo sospettavamo. Cominciamo quindi veramente da lì e non dai circoli e circoletti che non contano un beneamato. L’infezione è a monte e ha già mandato l’arto in cancrena. Eccole il coltello di Liston.

La questione morale che io vedo, nel caso specifico dello stupratore seriale di Roma, sbattuto in prima pagina a far abbaiare e sbavare i castratori seriali della padania, è trasversale e contamina tutti i partiti. Si chiama voglia di giustizia sommaria.
La presunzione di innocenza salvo prova contraria è un fondamento del diritto non romano ma galattico. Se viene meno quello crolla tutta l’impalcatura della Giustizia. Chi partecipa al gioco di condannare senza processo sta, senza volerlo, partecipando allo stupro della Giustizia.

Si lasci che le forze dell’ordine completino le indagini. Che un GIP rinvii a giudizio. Che si giunga a processo. Spero vivamente che non si ripeta la figura di cacca rimediata con i due rumeni anch’essi additati come mostri e poi riabilitati ob torto collo dalla folla delle tricoteuses assetate di sangue che li avevano già condannati al patibolo.


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Domandina facile facile, da sabato sera. Quest’anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall’ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell’aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da “amputatemi, vi scongiuro”, con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual’è il problema delle strade di Roma? E’ dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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Domandina facile facile, da sabato sera. Quest’anno gli stilisti, per le collezioni primavera-estate, si sono fatti suggestionare dall’ondata di stupri e propongono quindi scarpe perfette per fuggire dagli arrapati vampiri transilvanici sulle scale della metropolitana, sui sanpietrini romani* e gli sterrati di periferia?

Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell’aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da “amputatemi, vi scongiuro”, con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
Qual’è il problema delle strade di Roma? E’ dovuto alla presenza del Vaticano? Si tratta di una forma di penitenza tipo cilicio, pensata per le estremità?

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Ingenua bambina, ma queste non sono scarpe per comuni mortalesse che tornano a casa di notte con la circolare. Sono calzature da urrrlo (con la erre ben arrotolata) per superultramaximegasuperfunky signore della ottima società, che mai si troverebbero a dover fuggire per i vicoli, in quanto sempre accessoriate di chaffeur. Oddìo, la Vuitton centrale, impugnata in un certo modo, potrebbe fungere anche da arma impropria e lo stiletto rosso conficcato in un occhio dell’aggressore sarebbe alquanto cool, secondo i dettami del sadofetish necrofilo.

Il vero problema, con queste scarpe, sarà quando si tratterà di fuggire dalle masse rivoluzionarie. Altro che Varennes, qui les nouveaux aristocrates arriverebbero al massimo al cancello della villa.

* A proposito di sanpietrini romani. Io sono riuscita, a Roma, ad avere un mal di piedi terribile, da “amputatemi, vi scongiuro”, con scarpe che respiravano comode comode con il plantare anatomico, tutta pelle sopra e morbida gomma sotto.
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Nonostante una lontana ascendenza nientemeno che irlandese da parte di nonna, mi domando cosa dovrei avere in comune io, tosco-romagnolo-ligure, con i vichinghi e i celti che sarebbero i punti di riferimento etnici delle regioni del nord.
Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.

http://media.imeem.com/m/tKvpu8pulE/aus=false/
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Nonostante una lontana ascendenza nientemeno che irlandese da parte di nonna, mi domando cosa dovrei avere in comune io, tosco-romagnolo-ligure, con i vichinghi e i celti che sarebbero i punti di riferimento etnici delle regioni del nord.
Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.


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Cosa volete che vi dica, anche se teoricamente vi scrivo dai bassifondi della Padania (e perciò ai confini con la Terronia), io questa pseudonazione con le corna in testa proprio non la sento mia, quindi desidero dissociarmene ad ogni occasione propizia.
La giornata mi sembra appropriata, la Festa della Repubblica I-t-a-l-i-a-n-a, non padana.

Ieri ascoltavo per radio gli interventi al raduno nel grande prato verde di Pontida e ho dovuto più volte raccogliere le braccia che mi erano cadute per terra.
L’enorme seguito elettorale e il successo popolare che i cornutoni con il casco raccolgono per monti e valli d’or è dovuto al modo in cui si esprimono, alla tecnica linguistica.
Luoghi comuni, proclami, frasi fatte, sillogismi alle vongole, fallacie (che non sono le sorelle di Oriana), semplificazioni (non per niente hanno dato a Calderoli l’apposito ministero), uso disinvolto di leggende metropolitane e affermazioni destituite di ogni fondamento.
Il tutto condito da un tono di voce tra l’apocalittico e l’integrato, incazzato anche quando non sarebbe necessario, amalgamato dalla volgarità di pensiero e in totale dispregio delle più elementari regole della logica.

E’ stata una tortura, credetemi, e quella è la classe dirigente, figuriamoci la base.
Non sto facendo il discorso tipico dell’intellettualedemmerda che se la tira e che ha studiato Logica.
Se proprio non vogliamo ragionare per algoritmi usiamo almeno il buon senso. Il buon senso è il parente povero della logica ma conserva alcuni tratti che lo accomunano alla cugina nobile. Ragiona per euristiche, d’accordo, ma di fronte a balle colossali un sopracciglio gli si alza comunque.
Quello che i leghisti spacciano per buon senso è roba tagliata male che gli sta bruciando il cervello.

Facciamo qualche esempio di ragionamento for dummies. A parte Borghezio, che non si discute, ho ascoltato la Rosi Mauro, la sindacalista della Lega, una dolce signora che la mattina fa gli sciacqui con l’acido muriatico e nel tempo libero scartavetra le cisterne delle petroliere con la lingua. Quindi il più soft di tutti, Bobo Maroni, a cui però l’aria di Pontida dà pericolosamente alla testa.

Si lamentano soprattutto che loro pagano le tasse e lo Stato (mi scuso per la maiuscola) in cambio “non dà loro nessun servizio e nessuna infrastruttura.”
Ora, intanto bisognerebbe vedere se le tasse le pagano veramente e se le pagano tutti. Il ragionamento corretto sarebbe stato “quelli di noi che pagano le tasse…”eccetera.
Quella stronza della logica mica la freghi, se dico “noi paghiamo”, “gli italiani pagano”, intendo “tutti, nessuno escluso”. Basta che lì dentro ci sia il vostro dentista che vi cura la carie senza fattura e il discorso non è più vero.
La seconda parte dell’affermazione poi, è palesemente falsa. “Nessun servizio e nessuna infrastruttura” significa esattamente quello, nessuno e nessuna. Se un leghista sbatte per disgrazia la testa in una regola logica e si reca al Pronto Soccorso, viene curato gratis. Quello è un servizio. Se gli scoppia il fegato dalla rabbia, il trapianto glielo fanno gratis.
Per andare a Pontida da Milano ha preso l’autostrada. Quella è un’infrastruttura. Gestita magari da persone incompetenti ma allora dovrebbero chiedere a Silvio perchè ha blindato con un decreto la gestione autostradale e Anas in modo da favorire gli amici.
La giusta lamentela sarebbe dovuta essere: “lo Stato non ci dà nuove infrastrutture ed al passo con i tempi”.

Maroni, dal canto suo, propone il test del DNA per identificare i clandestini nei CPT. Questa è una semplificazione ad effetto e, inter nos, una scemenza.
Il risultato del test va confrontato con dati preesistenti, con un archivio, se no che ti serve? Cioè il Marocco, ad esempio, dovrebbe avere un database con i DNA raccolti di tutti i suoi cittadini, nessuno escluso. Nel CPT si preleva il DNA del marocchino clandestino e si chiede al Marocco di confrontarlo con i dati del database. Il Marocco risponde: “Ah, si, è Mustafa, ecco dov’era finito. Potete rispedircelo a stretto giro di posta? Grazie.” Basta che il Marocco invochi la legge sulla privacy per i suoi cittadini e il gioco fallisce.
Però come hanno applaudito quando Bobo ha gridato “vogliamo il test del DNA per i clandestini!!”
Altri applausi arrivano puntualmente con “è ora di finirla!”, “basta con questo Stato”, “Roma ladrona”, “non ci faremo piegare” eccetera.

Se al Nord c’è gente contenta di farsi rappresentare da estensori di sciocchezze che sono al governo in combutta con gente che rema in senso esattamente contrario ai loro interessi, contenti loro. La Rosi è convinta che la Marcegaglia aumenterà i salari “perchè la gente non arriva a fine mese”, “perchè è stufa”, “perchè siamo poveri”.
In fondo si vive anche di illusioni. Madame Confindustria vende tubi d’acciaio, non raccoglie i tappini per la beneficenza ma come hanno applaudito quando la Rosi ha ringhiato così bene.

Insomma, in questo 2 giugno, io voglio ribadire l’orgoglio di essere ITALIANA, non padana e il disagio di essere governata da gente che va in giro con le corna.
Irlanda o no, la mia capitale è Roma e il mio paese è l’Italia. Questa povera Italia.

P.S. Siccome sono vecchia, dedico a voi ed al mio bel paese due canzoni dei miei tempi.


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Visto che l’argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c’è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c’è sentore di agents provocateurs.
Per carità, prima che salti su la solita testina di cazzetto anonima, sono esistiti ed esistono picchiatori comunisti, chi lo nega. Mica per niente quando ero piccola si sentiva cantare “il fascio è ancor più bello con la spranga nel cervello”.

Però, però, però, questo signore dello sgub di Repubblica sembra uscito da un film di Verdone, da una delle magistrali interpretazioni dell’indimenticato Mario Brega, oppure da un gruppo di comparse di Cinecittà. Poteva vestirsi da gladiatore (nel senso di quelli che stazionano fuori dal Colosseo con la spada e l’elmo di latta) e sarebbe forse stato più credibile.

http://www.youtube.com/v/RzFZu84X5t8&hl=it

Prima di tutto il tatuaggio. O ha cercato di farselo cancellare oppure sembra falso. Me lo diceva oggi un amico che se ne intende, visto che credo abbia rimasto solo un decimetro quadro di pelle libera da scritte e simboli. Addirittura abbiamo rievocato assieme quei tatuaggi che si comperavano in edicola da bambini.

Poi la creazione del personaggio.

“Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so’ nazista…”. La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L’ avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. “Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera”.

Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell’extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.

Alle 17 di sabato, dunque, arriva “Ernesto”. Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all’ angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l’ ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l’ ho mica chiamati o invitati».
“Ernesto” fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un “Oban”. Strizza l’ occhio. «Lo vedi questo? E’ cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n’ erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l’ ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell’ indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».

Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.

Magari è tutto vero, l’episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è “communista così” e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.

Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.

P.S. Anche Maradona fa parte della banda?


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