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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

http://www.youtube.com/v/2RRNWHTNa_c&hl=it&fs=1

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Fiumicino, esterno giorno, primi mesi del 2008. E’ in corso la trattativa con Air France per trovare un acquirente per la compagnia di bandiera italiana sull’orlo del fallimento. Il governo Prodi privilegia la pista francese perchè l’asta per il salvataggio è andata fino a quel momento deserta ed Air France è l’unico gruppo che abbia presentato una proposta concreta.
Appena si dice “chi vuol comperare Alitalia?” tutti i capitalisti coraggiosi italiani si chinano a raccattare immaginari fazzoletti.

Sui giornali e sui servizietti dei TG la parola d’ordine è “ohibò, si svende ai francesi”. Si parla di 2500 esuberi e l’atmosfera è di grande solidarietà con i lavoratori a rischio del posto di lavoro. Bisogna far notare quanto dannoso sia il governo di centrosinistra, così poco patriottico ed antipadano.
Alla fine i sindacati (quanto poco lungimiranti, ahimé) non ci stanno. La trattativa termina con un nulla di fatto e la Francia stacca la Spinettà. Au revoir les enfants.
Dopo poco cade anche il governo Prodi e arriva Berlusconi che inizia subito a favoleggiare di cordate italiane in grado di portare in salvo la pulzella alata.

Fiumicino, esterno giorno, settembre. Il governo ha presentato un piano di salvataggio che non vi descrivo; se volete sapere che razza di pasticcio è, ve lo lascio raccontare da Travaglio nel filmato che segue.

Questa volta i coraggiosi partecipano, eccome, visto che i debiti li paghiamo noi e gli eventuali utili li intascano loro. Si parla di ben 25.000 esuberi ma non importa, la parola d’ordine è “il piano dovrà essere accettato perchè non c’è alternativa”. O affogare o affogare.
I lavoratori in sciopero questa volta cominciano a stare sui maroni ai reporter che ci intrattengono quotidianamente dall’aeroporto dove si consuma il dramma della sciura Colombo che non può partire per Sharm.

Che sagome i giornalisti dell’informazione radiotelevisiva. Quando scioperano loro, si resta a TG spenti per tre giorni di fila e guai a chi fiata. Potrebbe aprirsi un buco nero in Piazza San Pietro ed inghiottire il Vaticano lasciando solo una scarpetta rossa da una parte, che loro non farebbero una piega.
Invece se scioperano altri lavoratori, soprattutto quelli dei trasporti, li vedi che corrono ad intervistare le vittime dei “disagi”, del “caos” e devi vederli come raccontano, tutti sudati, dei “disordini” provocati dagli scioperanti.
Non riuscirò mai a capire perchè sia così difficile per l’inviato del TG solidarizzare con i compagni di sventura.

Perchè, parliamoci chiaro: non esiste cosa peggiore per chi può far conto solo su quello stipendio mensile, di perdere il lavoro e quindi quella certezza di introito. Non c’è niente di più stressante e disperante per l’equilibrio mentale di un individuo, a parte la morte di un figlio.
E’ banale dirlo ma sono cose che voi umani che governate e che vi sbattete le veline non potete nemmeno immaginare, visto che non le proverete mai.
Non stiamo parlando di una questione di aumenti di 100 euro, stiamo parlando di sopravvivenza, e loro aggrottano le sopracciglia pensando alla necessità di tagliare il prelievo da casa del pilota. Cosa vuoi che sia portare un 747 da Roma a New York; secondo il piano del governo, un comandante può benissimo riciclarsi dietro ad uno sportello delle Poste a timbrare raccomandate. Noi comandiamo, voi vi addattate.

Così quando sento Berlusconi che, parlando degli ammortizzatori sociali previsti per i lavoratori Alitalia in esubero, si lamenta che questi (i lavoratori) non devono esagerare nelle pretese perchè non possono (gli ammortizzatori) diventare una forma di privilegio, ecco, penso che costui non dovrebbe permettersi di parlare di cose che non conosce. E, tra parentesi, dovrebbe anche vergognarsi.

Dal canto suo il sindacato, e mi riferisco in specie alla CGIL, peccando come al solito di scarsa lungimiranza e per la smania di nuocere all’unico governo di centrosinistra in circolazione, pagherà cara la non adesione all’offerta di Air France.
Anche se i più agguerriti sono gli autonomi, sono tutti d’accordo a scaricare la responsabilità del fallimento sul maggiore sindacato e a metterlo all’angolo. “Se Alitalia è fallita è colpa dei comunisti”.

In quanto all’informazione-kapò televisiva di cui sopra, abbiamo capito finalmente cos’è, o meglio chi è che impedisce ai giornalisti italiani di informare in maniera seria, onesta, obiettiva, insomma professionale, i loro concittadini: Gabriele Paolini.


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Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state…
(G. Gozzano, Cocotte)

A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l’impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c’era un capitolo intitolato “Risolvere il conflitto di interessi”.
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l’Unione dichiarava:

Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.

A distanza di venti mesi dall’inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?

Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, “Unioni civili”, ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:

L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.


Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c’era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono “faremo” ma “proporremo”. Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l’avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.

A pagina 265 il nodo RAI:

Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l’apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.

Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del “Gattopardo”, “cambiare tutto perchè nulla cambi”.

Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d’inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell’ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.

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Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state…
(G. Gozzano, Cocotte)

A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l’impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c’era un capitolo intitolato “Risolvere il conflitto di interessi”.
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l’Unione dichiarava:

Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.

A distanza di venti mesi dall’inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?

Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, “Unioni civili”, ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:

L’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un’unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.


Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c’era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono “faremo” ma “proporremo”. Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l’avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.

A pagina 265 il nodo RAI:

Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l’apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.

Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del “Gattopardo”, “cambiare tutto perchè nulla cambi”.

Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d’inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell’ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.

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E’ bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.
L’idea delle legioni sansepolcriste che viaggiano verso la Città Eterna per farvi bivacco è vecchia ma torna sempre fuori perchè forse si tratta di un riflesso pavloviano. Dici Roma e lui pensa a Piazza Venezia. Basta dire elezioni e lui pensa ad una prova di forza. Basta dire torniamo al potere e Fini si dimentica delle battute da caserma sulla sua nuova compagna, smette di fare l’offeso, si rimette il fez ed è pronto di nuovo a marciare. Sicuramente scherzava.

Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d’informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio “Quando c’era Silvio”.

Deaglio è anche colui che ha raccontato in “Uccidete la democrazia”, la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l’uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce “ci stanno fregando” e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.

Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l’Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull’informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.

Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all’affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
“Così muore la democrazia”, dice la regina Padme Amidala nell’ultimo episodio di “Guerre Stellari”. Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.

Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.

Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un’inchiesta penale ma intanto “Diario”, sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.

Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.

http://www.youtube.com/v/v-uVN-2bbwM&rel=1

E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.

http://www.youtube.com/v/iIEQcfhAov4&rel=1


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E’ bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.
L’idea delle legioni sansepolcriste che viaggiano verso la Città Eterna per farvi bivacco è vecchia ma torna sempre fuori perchè forse si tratta di un riflesso pavloviano. Dici Roma e lui pensa a Piazza Venezia. Basta dire elezioni e lui pensa ad una prova di forza. Basta dire torniamo al potere e Fini si dimentica delle battute da caserma sulla sua nuova compagna, smette di fare l’offeso, si rimette il fez ed è pronto di nuovo a marciare. Sicuramente scherzava.

Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d’informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio “Quando c’era Silvio”.

Deaglio è anche colui che ha raccontato in “Uccidete la democrazia”, la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l’uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce “ci stanno fregando” e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.

Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l’Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull’informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.

Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all’affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
“Così muore la democrazia”, dice la regina Padme Amidala nell’ultimo episodio di “Guerre Stellari”. Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.

Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.

Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un’inchiesta penale ma intanto “Diario”, sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.

Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.

E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.


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Scriverò un post qualunque per fare del qualunquismo. L’alternativa sarebbe o sbronzarsi con qualcosa di non meno di 50° o passare la serata a vomitare pensando a quell’essere con la sciarpa rossa che grida “frocio”, l’insulto preferito dai fascisti, all’indirizzo di Cusumano.
Le elezioni costano ma a loro non gliene frega un cazzo; le pagheremo noi cittadini andando a grattare ancora di più le nostre magre buste paga ma vedete, quelle per permettere a questi parassiti che ci infestano di guadagnare più di 15 mila euro al mese per non fare un cazzo e spassarsela a Roma pagandosi mignotte e droga, tra l’altro, non le chiamano mica tasse.

L’opposizione dà dimostrazione di senso dello Stato: i gerarchi del centrodestra stappano la bottiglia di champagne perchè Prodi è caduto, perchè il nostro Paese è senza un governo. Non gliene frega un cazzo dei nostri problemi, sbavano già perchè sono convinti di tornare al potere, un potere che in realtà non hanno mai mollato perchè il governo caduto – coglioni, coglioni, mille volte coglioni, quelli del centrosinistra – gli ha permesso di continuare a fare il bello e il cattivo tempo.
Il paese dovrà fare altri sacrifici per pagargli altro champagne per festeggiare la vittoria. A loro e alle loro troie, politiche e non.

La nota positiva: il TG1 potrà smettere di fingere di essere equidistante e spariranno i rumeni stupratori dai notiziari. Non cambierà nulla per le nostre tasche anzi, se verrà la recessione in America saranno volatili per diabetici anche per questi paraculi che in cinque anni del loro governaccio hanno fatto solo gli interessi del capo, tutti giù a pecorina.
Grazie giornalisti servi dei servi, per non dire mai le cose che si devono dire, per esempio che se siamo in crisi adesso è anche per colpa dei cinque anni del governo Berlusconi, passati a fare solo delle leggi ad-personam. Ora ne verranno altri cinque, dieci? Speriamo che il Signore ci metta le sue sante mani.

Per fortuna domani ho due funerali così mi tiro un pò su di morale.
Vogliono le elezioni? E noi, con la metaforica cappella tanta che ci ritroviamo per la rabbia, mettiamoglielo, non solo metaforicamente, nel culo.


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Scriverò un post qualunque per fare del qualunquismo. L’alternativa sarebbe o sbronzarsi con qualcosa di non meno di 50° o passare la serata a vomitare pensando a quell’essere con la sciarpa rossa che grida “frocio”, l’insulto preferito dai fascisti, all’indirizzo di Cusumano.
Le elezioni costano ma a loro non gliene frega un cazzo; le pagheremo noi cittadini andando a grattare ancora di più le nostre magre buste paga ma vedete, quelle per permettere a questi parassiti che ci infestano di guadagnare più di 15 mila euro al mese per non fare un cazzo e spassarsela a Roma pagandosi mignotte e droga, tra l’altro, non le chiamano mica tasse.

L’opposizione dà dimostrazione di senso dello Stato: i gerarchi del centrodestra stappano la bottiglia di champagne perchè Prodi è caduto, perchè il nostro Paese è senza un governo. Non gliene frega un cazzo dei nostri problemi, sbavano già perchè sono convinti di tornare al potere, un potere che in realtà non hanno mai mollato perchè il governo caduto – coglioni, coglioni, mille volte coglioni, quelli del centrosinistra – gli ha permesso di continuare a fare il bello e il cattivo tempo.
Il paese dovrà fare altri sacrifici per pagargli altro champagne per festeggiare la vittoria. A loro e alle loro troie, politiche e non.

La nota positiva: il TG1 potrà smettere di fingere di essere equidistante e spariranno i rumeni stupratori dai notiziari. Non cambierà nulla per le nostre tasche anzi, se verrà la recessione in America saranno volatili per diabetici anche per questi paraculi che in cinque anni del loro governaccio hanno fatto solo gli interessi del capo, tutti giù a pecorina.
Grazie giornalisti servi dei servi, per non dire mai le cose che si devono dire, per esempio che se siamo in crisi adesso è anche per colpa dei cinque anni del governo Berlusconi, passati a fare solo delle leggi ad-personam. Ora ne verranno altri cinque, dieci? Speriamo che il Signore ci metta le sue sante mani.

Per fortuna domani ho due funerali così mi tiro un pò su di morale.
Vogliono le elezioni? E noi, con la metaforica cappella tanta che ci ritroviamo per la rabbia, mettiamoglielo, non solo metaforicamente, nel culo.


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http://www.youtube.com/v/vHDBZJOztKM&rel=1

Le vicende di politica interna, l’incerto destino dell’esecutivo Prodi e l’apparente fallimento del centrosinistra di governo come idea, progetto e anche sogno di molti di noi, mi ricorda tanto, con quel misto di tragedia e farsa, commedia e dramma, riso e pianto, questo capolavoro del cinema italiano, l’episodio “La nobile arte” da “I mostri” di Dino Risi, del 1963.
A voi il compito di individuare i Guarnacci che tentano di riportare sul ring il suonato Prodi-Artemio per finirlo del tutto, i Rocchetti e gli Zappalà (quello grosso è il grande Mario Brega), che fingono di non conoscere Guarnacci e gli allungano l’umiliante mille lire per levarselo di torno, il Bordignon che mena brutto, il pubblico carogna che urla “daje ar fegato”, il finale che ci riempie di amarezza.
La metafora pugilistica si adatta al conflitto di questo governo suonato che non sa decidersi se farsi massacrare o gettare la spugna.
Che la commedia all’italiana stia sostituendo nella sua funzione la tragedia greca?

http://www.youtube.com/v/mCzZVKq35QI&rel=1


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