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Le vicende di politica interna, l’incerto destino dell’esecutivo Prodi e l’apparente fallimento del centrosinistra di governo come idea, progetto e anche sogno di molti di noi, mi ricorda tanto, con quel misto di tragedia e farsa, commedia e dramma, riso e pianto, questo capolavoro del cinema italiano, l’episodio “La nobile arte” da “I mostri” di Dino Risi, del 1963.
A voi il compito di individuare i Guarnacci che tentano di riportare sul ring il suonato Prodi-Artemio per finirlo del tutto, i Rocchetti e gli Zappalà (quello grosso è il grande Mario Brega), che fingono di non conoscere Guarnacci e gli allungano l’umiliante mille lire per levarselo di torno, il Bordignon che mena brutto, il pubblico carogna che urla “daje ar fegato”, il finale che ci riempie di amarezza.
La metafora pugilistica si adatta al conflitto di questo governo suonato che non sa decidersi se farsi massacrare o gettare la spugna.
Che la commedia all’italiana stia sostituendo nella sua funzione la tragedia greca?


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Che fossimo un paese di pagliacci non v’erano dubbi ma che il nanismo dei nostri politici fosse più contagioso di quanto non immaginassimo ci giunge stasera come una sorprendente rivelazione.

Un ministro e gentile signora vengono indagati per sette reati tra i quali una bazzecola come la concussione e subito la statura dell’intera classe politica si accorcia, il sedere sfiora pericolosamente terra e dalla bocca escono frasi come “Caccia all’uomo da parte di frange estremiste .
E’ il famoso numero del nano che accusa i giudici di perseguitarlo che fa sempre il tutto esaurito nel grande Circo Italiano degli Impuniti ma, questa volta, appena il nano di turno ha accennato alle dimissioni sono scesi in pista i pagliacci di tutti i colori ma proprio tutti tutti, le ballerine, le foche, i cani ammaestrati e perfino il direttore in marsina e tuba che, dopo essersi denudati dell’ultimo velo di pudore, hanno intonato in coro, nudi come vermi, il gran finale della solidarietà alla famiglia Bagonghi. “Non-te-ne–bum!–andaaar!”

Bei tempi quando l’Italia dava i natali a nani veri, seri professionisti del Circo, ammirati in tutto il mondo come vere glorie nazionali delle quali andare fieri.
Ricordiamone uno, il capostipite. Praticamente ogni città d’Italia rivendica il fatto di aver dato i natali a Bagonghi ma pare proprio che quello vero e originale, almeno secondo gli archivi locali, sia una gloria romagnola.

Andrea Bernabé nacque a Faenza il 27 gennaio 1850, da Paolo e Teresa Ronchi. Era un nano acondroplasico dalla testa grossa, il tronco allungato e le gambe arcuate e cortissime, secondo le cronache dell’epoca “’un metro e dieci, dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”.
Era quello che in inglese si chiama “dwarf”, diverso dal “midget”, il nano ateleiotico di aspetto infantile, come l’Hans del film “Freaks” di Tod Browning.

A 12 anni Bernabé decide di unirsi al famoso circo Zavatta, dove gli affibbiano il soprannome Bagonghi, che da quel momento sarebbe diventato un appellativo universale per tutti i nani circensi.
La sua folgorante carriera lo portò ad esibirsi come clown, acrobata al tappeto, giocoliere e prestigiatore anche in numerosi altri circhi, da quello di Dell’Orme alla compagnia Zamparla, ovunque riscuotendo uno straordinario successo.
Scritturato anche dall’impresario francese Rancy e dall’americano William Meirebell partì per una lunga tournée che lo vide applaudito anche in Abissinia, Sudan, Marocco, Palestina e Russia. Tornò in Italia come un eroe e si esibì a Faenza con il circo De Poli nel 1888.

Purtroppo la sua straordinaria carriera ebbe termine quando si infortunò durante un salto mortale, fratturandosi una gamba.
Abbandonato il circo, Bernabé-Bagonghi fece l’interprete di lingua francese, araba, russa e spagnola per alcuni anni. Nell’ultimo periodo della sua vita girò le fiere paesane con il suo banchetto dove vendeva matite e calendari. Morì a Bologna nel 1920, all’età di settant’anni.
Una vita avventurosa e straordinaria ma purtroppo semi-sconosciuta che ho voluto ricordare questa sera per rendere omaggio ai nani seri, non a quelli della politica.

Una volta i Bagonghi facevano ridere grandi e bambini, regalavano un sogno e il gusto della meraviglia a bocca aperta. Quelli di oggi, nonostante siano convinti di divertirci, ci fanno solo piangere.


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Che fossimo un paese di pagliacci non v’erano dubbi ma che il nanismo dei nostri politici fosse più contagioso di quanto non immaginassimo ci giunge stasera come una sorprendente rivelazione.

Un ministro e gentile signora vengono indagati per sette reati tra i quali una bazzecola come la concussione e subito la statura dell’intera classe politica si accorcia, il sedere sfiora pericolosamente terra e dalla bocca escono frasi come “Caccia all’uomo da parte di frange estremiste .
E’ il famoso numero del nano che accusa i giudici di perseguitarlo che fa sempre il tutto esaurito nel grande Circo Italiano degli Impuniti ma, questa volta, appena il nano di turno ha accennato alle dimissioni sono scesi in pista i pagliacci di tutti i colori ma proprio tutti tutti, le ballerine, le foche, i cani ammaestrati e perfino il direttore in marsina e tuba che, dopo essersi denudati dell’ultimo velo di pudore, hanno intonato in coro, nudi come vermi, il gran finale della solidarietà alla famiglia Bagonghi. “Non-te-ne–bum!–andaaar!”

Bei tempi quando l’Italia dava i natali a nani veri, seri professionisti del Circo, ammirati in tutto il mondo come vere glorie nazionali delle quali andare fieri.
Ricordiamone uno, il capostipite. Praticamente ogni città d’Italia rivendica il fatto di aver dato i natali a Bagonghi ma pare proprio che quello vero e originale, almeno secondo gli archivi locali, sia una gloria romagnola.

Andrea Bernabé nacque a Faenza il 27 gennaio 1850, da Paolo e Teresa Ronchi. Era un nano acondroplasico dalla testa grossa, il tronco allungato e le gambe arcuate e cortissime, secondo le cronache dell’epoca “’un metro e dieci, dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”.
Era quello che in inglese si chiama “dwarf”, diverso dal “midget”, il nano ateleiotico di aspetto infantile, come l’Hans del film “Freaks” di Tod Browning.

A 12 anni Bernabé decide di unirsi al famoso circo Zavatta, dove gli affibbiano il soprannome Bagonghi, che da quel momento sarebbe diventato un appellativo universale per tutti i nani circensi.
La sua folgorante carriera lo portò ad esibirsi come clown, acrobata al tappeto, giocoliere e prestigiatore anche in numerosi altri circhi, da quello di Dell’Orme alla compagnia Zamparla, ovunque riscuotendo uno straordinario successo.
Scritturato anche dall’impresario francese Rancy e dall’americano William Meirebell partì per una lunga tournée che lo vide applaudito anche in Abissinia, Sudan, Marocco, Palestina e Russia. Tornò in Italia come un eroe e si esibì a Faenza con il circo De Poli nel 1888.

Purtroppo la sua straordinaria carriera ebbe termine quando si infortunò durante un salto mortale, fratturandosi una gamba.
Abbandonato il circo, Bernabé-Bagonghi fece l’interprete di lingua francese, araba, russa e spagnola per alcuni anni. Nell’ultimo periodo della sua vita girò le fiere paesane con il suo banchetto dove vendeva matite e calendari. Morì a Bologna nel 1920, all’età di settant’anni.
Una vita avventurosa e straordinaria ma purtroppo semi-sconosciuta che ho voluto ricordare questa sera per rendere omaggio ai nani seri, non a quelli della politica.

Una volta i Bagonghi facevano ridere grandi e bambini, regalavano un sogno e il gusto della meraviglia a bocca aperta. Quelli di oggi, nonostante siano convinti di divertirci, ci fanno solo piangere.


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Volenti o nolenti è questa l’immagine delle nuova sinistra italiana e il bello è che questi due bei pretoni qualcuno continua ancora a vederli nella luce rossastra del comunismo, manco fossero due bolscevichi all’assalto del Palazzo d’Inverno.
Vedi, ad esempio, l’immediato due di picche arrivato con il FedEx oggi da Arcore. “Nessun dialogo con il PD”, dice perentorio Berlusconi, “Prodi se ne deve andare”, tié.

Ben vi sta, credevate che bastasse gettare alle ortiche le vecchie bandiere rosse e tanticchia di dignità per farvi accettare nei salotti buoni e per scendere ancora più a patti con il Demonio. Vi siete cosparsi il capo di cenere e loro ci hanno pure pisciato sopra. Tanta fatica, tanto sbattezzo per niente.
Perchè se disfare due partiti e mandare a puttane decenni di storia della sinistra non serve a rendere più governabile il paese la cosa sa di fenomenale presa per il culo.

Franca ieri mi faceva notare che Walter Veltrony è il segretario del partito che non c’è. E’ vero. Pensa se, per un qualsiasi motivo dovesse saltare l’accordo tra Margherita e DS e ognuno rimanesse per i cavoli propri, come quei matrimoni che saltano all’ultimo momento, perchè lui è gay e finalmente ha avuto il coraggio di dirlo. Dopo Giovanni senza terra avremmo Walter senza partito.
Uffa, che tristezze, consoliamoci con un po’ di satira, che è meglio. Un Guzzanti-Prodi incredibilmente profetico del 1997 e un altro Crozza-Veltroni fresco fresco di giornata.
Ite, partito democratico est.


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Volenti o nolenti è questa l’immagine delle nuova sinistra italiana e il bello è che questi due bei pretoni qualcuno continua ancora a vederli nella luce rossastra del comunismo, manco fossero due bolscevichi all’assalto del Palazzo d’Inverno.
Vedi, ad esempio, l’immediato due di picche arrivato con il FedEx oggi da Arcore. “Nessun dialogo con il PD”, dice perentorio Berlusconi, “Prodi se ne deve andare”, tié.

Ben vi sta, credevate che bastasse gettare alle ortiche le vecchie bandiere rosse e tanticchia di dignità per farvi accettare nei salotti buoni e per scendere ancora più a patti con il Demonio. Vi siete cosparsi il capo di cenere e loro ci hanno pure pisciato sopra. Tanta fatica, tanto sbattezzo per niente.
Perchè se disfare due partiti e mandare a puttane decenni di storia della sinistra non serve a rendere più governabile il paese la cosa sa di fenomenale presa per il culo.

Franca ieri mi faceva notare che Walter Veltrony è il segretario del partito che non c’è. E’ vero. Pensa se, per un qualsiasi motivo dovesse saltare l’accordo tra Margherita e DS e ognuno rimanesse per i cavoli propri, come quei matrimoni che saltano all’ultimo momento, perchè lui è gay e finalmente ha avuto il coraggio di dirlo. Dopo Giovanni senza terra avremmo Walter senza partito.
Uffa, che tristezze, consoliamoci con un po’ di satira, che è meglio. Un Guzzanti-Prodi incredibilmente profetico del 1997 e un altro Crozza-Veltroni fresco fresco di giornata.
Ite, partito democratico est.

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Romano Prodi ha indicato ieri la destinazione dei fondi dell’extragettito fiscale, per gli amici tesoretto.
Secondo le cinque priorità individuate, quei soldi dovrebbero servire per:
aumentare le pensioni più basse (per milioni di pensionati!) e gli ammortizzatori sociali (disoccupati, cassintegrati, anche qui milioni da accontentare), infrastrutture (che solo dal nome fa pensare ad un pozzo senza fondo), innovazione e ricerca (solo qui non basterebbe il PIL dell’Austria), piano casa (affitti, sfratti e mutui) e politiche di sostegno alla famiglia (sarà mica quell’assegno per i figli fino a 18 anni promesso in campagna elettorale? Ooops, mi è scappato, scusate). Poi la carica dei 101 euro per gli statali e forse rimarrà qualcosa anche per il caffè.

Il commento lo lascio al grande Totò, qui con Enzo Turco in “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta.



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Mentre si discute stancamente di legge sul conflitto di interessi in Parlamento, con la sensazione diffusa che ciò che ne verrà fuori sarà un pateracchio che non lederà minimamente la posizione dominante di Mediaset, ci sarebbe in concomitanza un’occasione storica della quale purtroppo i nostri governanti pallemosce non sapranno trarre vantaggio.

Berluschino, tra un palestramento e l’altro si è comperato la Endemol con i soldi faticosamente raccolti da papi in tanti anni di duro lavoro e allora, dov’è lo scandalo?
Forse nel fatto che è dimostrato ancora una volta che Berlusconi senior mentiva quando accusava la sinistra di averlo rovinato, perché non credo che 2.629 milioni di euro siano venuti fuori dalla rottura dei porcellini di terracotta dei suoi figli e dalle monetine raspate dalle macchinette per il caffè di Segrate.

La Endemol è quella cosuccia che nel 2006 ha fatturato a livello mondiale 1.114,4 milioni di euro, dalla quale ogni giorno partono carichi di munnezza mediatica che vengono mollati in tutte le discariche televisive private e purtroppo pubbliche.
Pacchi rotti, piatti sporchi e avanzi di cucina con qualche capello della Clerici, ex-divi, ex-cantanti, ex-nullità da rottamare e aviotrasportare su isole deserte esotiche, scarti di braccia rubate all’agricoltura, veline sode e opinioniste sfatte, critici fatti e conduttori rintronati. Munnezza accuratamente impacchettata con nastri luccicanti, ma sempre munnezza.
La preoccupazione di questi giorni è che la RAI, la discarica pubblica ufficiale di questo tipo di spazzatura televisiva, debba sottomettersi ancora di più allo strapotere di Piersilvio e Pierfidel.

Ecco allora la mia modesta proposta, che richiederebbe però da parte del governo almeno le palle di Chuck Norris, e un coraggio che deabbondianamente Prodi non può darsi: riformare la RAI sul serio, facendo pulizia ed eliminando la munnezza.
Lasciamo i pacchi e i contropacchi, i cuochi bisunti e le fregnacce assortite a Mediaset. Lasciamogli i grandi fratelli, le menate, i giochini, le isole e i sottoprodotti del Vippume alla Lele Mora, il monnezzaro della cronaca rosa.

Facciamo una RAI dove si (ri)trasmette cultura, la prima della Scala, il teatro, il cinema d’autore (magari senza interruzione), un’informazione fatta da giornalisti e non da parrucchiere di notte e puttane di giorno.
Facciamo si, una RAI pallosa, vecchia, antica, anni 60 e scommettiamo una cena di pesce che funzionerà. In Spagna Zapatero l’ha fatto. Ha fatto tornare la televisione pubblica spagnola un servizio pubblico, con programmi più intelligenti di quelli della tv privata.
Risultato? Un successo.
Tanto, più nella merda di così la RAI non può sprofondare e allora facciamolo questo tentativo.
Si tratta in fondo di applicare la raccolta differenziata anche ai prodotti televisivi. Ciò che si può ancora recuperare di qua e i rifiuti organici di là. Et voilà.

(Finale alternativo)
Il messaggio subliminale contenuto in questo post è: facciamo qualcosa per liberare il Sud dal problema della munnezza. Noi nordisti non riusciamo neanche a renderci conto di cosa significhi dover vivere con un tale disagio sotto casa. Leggete il libro di Alessandro Iacuelli, è per informarvi meglio.


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Il CdR di Repubblica ha proclamato uno sciopero di 7-giorni-7 e qui trovate le motivazioni dell’agitazione.
Ormai siamo abituati agli scioperi fiume nella carta stampata, anche se questo è da record. Penso solo cosa succederebbe se qualunque altra categoria osasse incrociare le braccia per così tanto tempo. I ragazzini ci metterebbero subito la firma e si giocherebbero volentieri il cellulare per sette giorni di sciopero della scuola ma immaginiamoci noi adulti sette giorni senza benzina, o senza pane, o tabacchi.

Verrebbe da chiedersi: ma è un grave disagio anche quando scioperano i giornali? A parte il fastidio di vedere sempre la stessa homepage sul sito del quotidiano online, non mi pare.
L’unica cosa spiacevole, qualora scioperassero tutti i giornali e i telegiornali assieme per sette giorni, sarebbe la perdita della copertura di notizie importanti. Pensate se, proprio in quei sette giorni, accadessero fatti di enorme importanza storica.

Lunedì – Con decisione unilaterale, il primo ministro Olmert ha annunciato che Israele si ritirerà da tutti i territori occupati, con decorrenza immediata, e che sono già stati presi accordi con la controparte per la immediata creazione di uno stato palestinese.
Da Mosca giunge la clamorosa notizia del blitz e del rapimento di Vladimir Putin da parte di guerriglieri ceceni. Non è stato ancora chiesto alcun riscatto. La capitale russa in stato d’assedio.

Martedì – Ad un commissariato di New York si è presentato un uomo alto, emaciato, dall’apparenza mediorientale, che ha chiesto di costituirsi. Poco dopo, nello stupore generale, l’individuo è stato identificato come Osama Bin Laden, di nazionalità saudita.
Mike Buongiorno confessa in tv da Vespa: ero una spia della CIA fin dal dopoguerra. Passavo le risposte del Rischiatutto a Giuliano Ferrara.

Mercoledì – Il presidente della neo-repubblica di Palestina si è insediato ed ha immediatamente chiesto un colloquio con la controparte israeliana per la firma di un trattato di pace.
Giunta la richiesta per il riscatto del rapimento Putin. I ceceni accettano uno scambio tra il presidente russo e Silvio Berlusconi. Bonaiuti dichiara: non se ne parla nemmeno. Emilio Fede si offre al posto di Berlusconi.

Giovedì – Annamaria Franzoni ha confessato di aver ucciso Samuele in un momento di follia. “E’ vero, sono stata io, non posso più andare avanti con questa commedia”. Bruno Vespa, in una conferenza stampa annuncia la chiusura immediata di “Porta a Porta” per carenza di argomenti e il suo ritiro nell’Eremo di Camaldoli. Silvio Berlusconi da alcune ore è irreperibile. Preoccupazione in casa Bondi.

Venerdì – Nella città-stato di Gerusalemme, alla presenza dei capi di stato di tutto il mondo e di Sua Santità Benedetto XVI, storica firma del trattato di pace tra Israele e la repubblica di Palestina.
Annunciata la prossima liberazione di Vladimir Putin.

Sabato – Colpo di stato a Washington, arrestato il presidente americano Bush e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza. Una giunta militare ha preso il potere ed ha annunciato l’immediato ritiro di tutte le truppe americane dai teatri di guerra mondiali. In serata il generale Rogers, presidente ad interim degli Stati Uniti, leggerà alla nazione un documento che prova inconfutabilmente le responsabilità del governo Bush nell’ideazione dell’attentato dell’11 settembre. Stupore ed incredulità in tutto il paese.

Domenica – Un enorme disco volante si è posato fin dalle prime luci dell’alba su piazza S. Pietro. Immediatamente allertati sia la protezione civile, sia le forze armate e la NATO. Una squadriglia di F16 sorvola la città eterna.
Verso le 8 del mattino, dall’astronave sono scesi alcuni ominidi che, in perfetto italiano, hanno rivolto un monito all’umanità affinché cessino le guerre.
Gli extraterresti poi hanno chiesto di poter consegnare personalmente un messaggio importante per il presidente del consiglio Prodi. Accompagnato dal sindaco di Roma Veltroni e dal ministro degli esteri D’Alema, Prodi ha incontrato gli alieni.
Pare che il messaggio consegnato dagli extraterrestri contenesse solo alcune laconiche parole: “E il conflitto di interessi?”
Liberato Putin, già in viaggio per Roma, dove incontrerà la delegazione aliena. Il capo degli extraterresti visto nei pressi di Palazzo Grazioli. A mezzanotte meno un minuto, con un comunicato letto da Chicchitto, il presidente Berlusconi annuncia la sua partenza per il pianeta HJT67, già ribattezzato “Il pianeta della Libertà”. “Ho bisogno di cambiare, di staccare dalla politica, di ritornare ad essere ciò che sono, un grande imprenditore. E in quel pianeta c’è un mucchio di figa, pardon, di possibilità di sviluppo. Anche l’amico Vladimir viene con me, è entusiasta. Stiamo convincendo quei generali sovversivi americani a lasciare che George venga con noi.

Sono le prime luci dell’alba a Roma e nel resto del mondo, in questo lunedì. Gli alieni sono ripartiti con la delegazione di ospiti terrestri: Vladimir, Silvio e George. Per tutta la notte sono proseguiti i caroselli di auto strombazzanti e la gente non accenna ancora a cessare i festeggiamenti e le libagioni. Ci volevano gli alieni per risolvere il conflitto di interessi.
E’ un nuovo giorno per l’umanità.

P.S. Ovviamente si fa per scherzare. Nemmeno gli alieni riuscirebbero a convincere Prodi a fare la legge per il conflitto di interessi.
Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti non è affatto casuale.


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Sapete cosa mi dà più fastidio e mi fa più rabbia di questa faccenda? Che, con le dimissioni di Prodi, Berlusconi pretenderà di tornare a Palazzo Chigi, tirerà fuori di nuovo i “brogli” elettorali e dirà che lui l’aveva detto fin da subito che questo governo era illegittimo e gli italiani in realtà avevano votato per lui.

Provate a smentirlo, con le grancasse che si ritrova, ancora intatte per colpa del governo Prodi. Non è forse vero che il governo si è comportato fino ad oggi come se fosse un esecutivo precario, assunto in prova solo per sei mesi e poi si vedrà e con l’atteggiamento di chi “non suona per non disturbare”? Io ho avuto questa impressione.
Questo governo, con tutte le buone intenzioni e volontà, è nato male e volerlo tenere in vita mi sembra un inutile accanimento terapeutico visto che è un malato che in fondo vuole lasciarsi morire.

Se sarà ricordato da noi che l’abbiamo votato solo per ciò che non ha fatto sarà solo per colpa sua. E’ inutile piangere ora se non ha messo mano alla legge sul conflitto di interessi (ma non avendolo fatto nemmeno l’altra volta mi sarei meravigliata l’avesse fatto davvero), se non ha fatto una legge sulle telecomunicazioni, se ha lasciato i megafoni che contano in mano alla destra e si è limitato a comunicare con gli italiani con i segnali di fumo. Se ha lasciato che i media dipingessero ogni giorno Prodi come il classico “sfighé” capitato non si sa come al suo posto.

Ora che il premier ha avuto questa batosta, sarà difficile che il suo governo venga ricordato anche per le cose buone e a volte ottime che ha fatto. L’aver ignorato il potere della comunicazione farà si che il rilancio dell’economia in atto e i successi fiscali saranno attribuiti al governo precedente, cioè a Berlusconi, che incasserà anche questa ennesima percentuale impropria sugli utili.
Se ci pensate bene, inoltre, tutti i governi sono andati almeno una volta “sotto”, ma Prodi si è subito precipitato da Napolitano, sotto le bordate dei fischi e i cori “dimissioni”. Quasi un suicidio assistito.

Troppo facile poi, amici, prendersela solo con l’estrema sinistra per la caduta del governo. Mastella ha lavorato in questi mesi per il re di Prussia altrettanto alacremente di Turigliatto e compagni. Di Pietro ha avuto anch’egli la sua parte in questo disastro con la sua intransigenza e le continue schermaglie con Mastella, per tacer di Rutelli, delle margheritine e delle solite ambiguità dalemiane.

Sulle congenite divergenze che affliggono la sinistra, in questi nove mesi la destra ci ha inzuppato il biscotto e lo ha fatto a reti unificate contribuendo ad indebolire un governo che non ha fatto nulla per rafforzarsi. Anche a destra litigano, ma non lo veniamo mai a sapere, è questa la differenza. Sono sempre litigi a porte chiuse mentre noi urliamo dai pianerottoli e ci prendiamo a borsettate in piazza.
Quello che è normale confronto dialettico viene sempre riportato come litigiosità, incoerenza, inaffidabilità in politica estera e inadeguatezza e ripetendo il concetto ogni giorno prima e dopo i pasti la gente finisce per crederci, compresi noi di sinistra.

Prodi & C. hanno lasciato che la propaganda avversa e dominante dipingesse il governo come assediato dai bolscevichi fuori dal Palazzo d’Inverno, e piano piano ci siamo convinti che fosse vero. Non stiamo dando la colpa delle ultime disgrazie ai comunisti, anche noi?
Eppure se questo governo ha vivacchiato sotto il fuoco incrociato della propaganda contraria dei media non è stato per colpa né di Bertinotti né di Diliberto, nè dei movimenti che ormai non hanno più fiato dopo aver richiesto per anni alla sinistra di governo una svolta nel campo della comunicazione.
Non si combatte il pensiero unico, la voglia di unilateralismo e l’insofferenza per la democrazia e la dialettica che caratterizzano questo nuovo millennio senza riformare i mezzi dai quali far passare un eventuale messaggio alternativo.
I cosiddetti “girotondi” lo avevano detto. Con questa classe dirigente non si va avanti. Continuiamo pure a farci del male con i dilemmi pro o anti-americani di baffetto.

Intatto Berlusconi sta affilando i sondaggi e, visto che Prodi non ha nemmeno pensato a riformare la legge elettorale, si rischia di tornare a votare, con milioni di elettori di sinistra schifati e una destra che vede un possibile grande ritorno all’orizzonte. C’è proprio da stare allegri.

La vignetta è un mio omaggio al grande pittore Diego Rivera.

Anche se questo blog si intitola “l’orizzonte degli eventi” non sto per parlare di fisica delle alte sfere e di buchi neri teorici ma di politica. Come dire dalle stelle alle stalle ed eventualmente ai prodotti evacuativi delle vacche che vi si trovano in abbondanza.
In questi giorni non posso fare a meno di immaginare la politica italiana, e forse quella mondiale, come un grande buco nero, con un centro che tutto attrae, uniforma, omologa e alla fine inghiotte. Un grande buco con l’ingoio e con la democrazia intorno, che rischia di cascarci dentro per sparire per sempre. Sono troppo pessimista? Vediamo. Il materiale di studio non manca.

Cominciamo con qualche spunto di attualità. Sabato vi sarà una manifestazione contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza che, nonostante gli orafi, non è affatto approvato da tutta la popolazione locale come vogliono farci credere.
In qualunque altro paese, dove le manifestazioni sono ancora considerate espressione di democrazia, vi sarebbe una normale vigilanza delle istituzioni contro eventuali episodi di violenza ma niente di più. Da noi, i giornali e le varie grancasse del pensiero unico stanno creando da giorni un clima da scontro, da allarme rosso, da “precrimine”. Sembrano già sapere che accadrà qualcosa di grave. Siamo quasi alla criminalizzazione preventiva di chi parteciperà al corteo tanto che ormai, dopo tutte le defezioni annunciate, rischiano di andarci solo Diliberto e sua zia.

L’ineffabile Rutelli, che sta studiando da Scajola con un corso accelerato su cassette, ammonisce i manifestanti che se non faranno i buoni “je mena”. Più di Genova sarà difficile, ma mai sottovalutare Cicciobello con la faccia feroce. In altri paesi qualcuno penserebbe che forse qualcuno del governo sta soffiando inutilmente sul fuoco, ma da noi non si stupisce nessuno.
Prodi, dal canto suo, rimanendo serio, ha affermato che “ il governo non manifesta contro se stesso” ovvero non si manifesta contro il governo. Oh bella, se il governo che ho votato fa una cazzata non posso dire che sono contraria?
La lezione che sto imparando da questa vicenda è comunque questa: nonostante gli americani ci abbiano appena detto sul muso che sul caso Calipari possiamo attaccarci allegramente al tram, noi non dobbiamo e non possiamo protestare contro di loro. Loro sono in guerra contro i loro mulini a vento e non accettano critiche, con il governo Prodi che fa “si, si” con la testa e gli allarga le basi.

Seconda notizia. Un’indagine della Procura di Milano avrebbe sgominato le Nuove BR che si apprestavano a colpire nuovamente vari obiettivi. La realtà romanzesca vuole che colei che ha “salvato” Berlusconi da un presunto attentato in Via Rovani (dove già scoppiò la bomba affettuosa attribuita da Dell’Utri a Mangano lo stalliere), sia stata Ilda la Rossa, la giudice Boccassini. Chissà quando avranno dovuto dirlo a Silvio, come l’avrà presa male. Gli saranno crollate le certezze.
Mentre ci rallegriamo e magari attendiamo anche di conoscere già che ci siamo tutta la verità sulle “vecchie” BR, sulla figura di Mario Moretti e i misteri del caso Moro, non posso fare a meno di notare come le notizie sulle BR stiano servendo a qualcuno per gettare fango, per non dire merda, a palettate sull’intera sinistra.
Siccome ci sono dei sindacalisti tra gli arrestati, il morigerato Feltri ci fa il titolo su Libero: OTTO BR NELLA CGIL: PER CASO?
Giova ripeterlo, perché molti che mi leggono manco erano nati, ma allora, negli anni 70, nessun partito o sindacato di sinistra istituzionale ebbe anche solo la minima connivenza con il terrorismo delle BR. Il terrorismo fu sconfitto perché fu isolato dalla sinistra democratica, al punto che una delle reazioni brigatiste più rabbiose fu contro l’operaio comunista genovese Guido Rossa.

E’ vergognoso che si speculi sull’appartenenza al sindacato di alcuni arrestati e che vi sia una strisciante e continua demonizzazione della sinistra radicale, regolarmente definita antagonista, (antagonista a chi?) e condotta da chi mescola pacifisti con rifondaroli e comunisti italiani, centri sociali e chi più ne ha più ne metta in un unico calderone. Tutti comunisti, e adesso comunisti terroristi. Sarebbe bene ricordare che comunque questa terribile sinistra radicale è stata votata da almeno 4 milioni di italiani alle ultime elezioni.

Sono tutte cose gravi, che potrebbero nascondere una manovra antidemocratica, ma nessuno batte ciglio. E non basta che il solito Fini faccia il capoclasse che si alza e bacchetta gli indisciplinati, perché le destre sono tutte scatenate, con gli ex comunisti come Bondi in prima fila e la Carfagna poco lontano.
Anche la Chiesa rispolvera le pire e minaccia bolle e scomuniche contro gli eretici prendendo a pretesto le coppie di fatto, e minaccia di sgambettare il governo, che già gira con tacchi di venti centimetri sul ghiaccio.

Per salvarsi dall’accusa di comunismo corrono tutti verso il grande centro col risucchio, dove già si trovano tanti riformisti-riformaroli che a tutto abboccano e dove tutto si confonde, al punto che l’incipit del manifesto del neo partito democratico, con il suo “Noi, i democratici, amiamo l’Italia“… è un clamoroso plagio de “L’Italia è il paese che amo…” dal famoso discorso di Berlusconi con la calza sulla telecamera.
Quasi una premonizione all’italiana della definizione di Gore Vidal degli Stati Uniti: “un paese con due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra.”

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