You are currently browsing the category archive for the ‘rosy bindi’ category.


Franceschini: “Perdono pezzi. Ogni voto di fiducia calano di 1, di 2 o di 3.″  (Oggi)
Bersani: “In ogni caso maggioranza diminuisce.”  (Oggi)
Fassino: “Ci arriviamo, ci arriviamo…” (Molto tempo fa, in risposta a Piero Ricca che gli chiedeva quando avrebbero fatto la legge sul conflitto di interessi.”

Avete ascoltato la bella tempra volitiva e decisionista della dirigenza piddina. Prima o poi, tra un centinaio di votazioni di fiducia e molti altri mesi o anni di agonia, qualche altro pezzo di intonaco della maggioranza cadrà. Lasciamo fare alla deriva dei continenti, ai movimenti carsici ed al bradisismo, magari ad un bel 7° Richter indipendente dalla nostra volontà. E poi c’è sempre la Commare Secca, non c’è nessuno di eterno. 
Loro tirano a campa’, non hanno mica fretta.  Più tempo ci vuole e meglio è, perché adesso come adesso non sarebbero pronti, forza, capìtelo. Meglio attendere, tergiversare, continuare a fingere l’orgasmo al pensiero della caduta di questo governo infame ma non fare nulla di concreto per farci godere veramente abbattendolo. Al limite, invece di quell’Aventinello idiota di ieri, metterne in atto uno vero oggi, togliendo al governo la possibilità di ottenere una votazione valida. Un segnale di vita, di volontà, di azione, perdio. Mettergli paura e lasciarlo solo con le sue baldracche di entrambi i sessi a contare un numero legale che non c’è. 
Ma figurati se quei pallemosce nati dall’incrocio tra la sacrestia e la casa del popolo, quei doncamillopepponi si sarebbero mai presi una responsabilità in vita loro. Anche oggi Miss Bindy si infuria – è una mania – e piagnucola: “I radicali sono entrati prima di ricevere il messaggio che chiedeva ai nostri di farlo.” Se non è capace, da presidente del PD, di concordare i tempi tecnici, cazzi suoi. E pensate che lei, 
Capìtelo una volta per tutte, o illusi PDofili. L’opposizione dei D’Alema, del gemello B. senza capelli e di Suor Germana Furiosa – che pure, in confronto agli altri compagni del partito, in quando ad attributi, è Chuck Norris – non ha alcun interesse a far cadere B. Lo salveranno sempre, se lo coccoleranno facendo finta di essere degli adorabili pasticcioni che, poffarbacco, si sono impapocchiati sulle cifre, perché senza di lui sono fottuti anche loro. E il bello è che voi, amici miei, li votate da secoli perché se no vince B.
I cinque radicali  ad opposizione alternata
La riedizione dell’Aventino, come tutte le più recenti pensate di Bersani, è una minchiata, se non altro per la potenziale carica di sfiga storica che porta con sé e per la dimostrazione che questa sinistrina non riesce ad andare politicamente oltre la fiera dell’antiquariato. Detto questo, giusto per strappare l’ultimo brandello di orecchio rimasto attaccato al piddino, registriamo in cronaca odierna l’ennesimo gesto da Judas boys dei radicali, che hanno voluto distinguersi come al solito rimanendo seduti in sala operatoria durante l’anestesia di Bossi, per non far credere a chissà chi di essere parte dell’opposizione e di condividerne le battaglie. 
Evidentemente il problema non era solo Capezzone, ed è chiaro ormai anche ai più tardi che i doni equini dei radicali nascondono sempre la sorpresina. Dispiace inoltre che questi famigli dei resti mortali inconsunti di Pannella si facciano sempre scudo delle disgrazie dei detenuti per motivare i loro voltafaccia. Con l’aggravante che i carcerati rimangono nella disperazione ma il Re di Sparta se la cava sempre e Radio Achei continua a trasmettere a spese dello Stato.
A questo punto, cara Suor Germana, non basta che tu t’indigni e ti adiri. Se hai le palle, almeno tu, sotto la divisa da piddina grigia, li devi cacciare via a calci in culo. Tanto non sarà una misera percentuale d’albumina che potrà cambiare il corso delle elezioni. Se non lo farai scriveremo anche questo nel libro nero e guarda che ha già più pagine di un romanzo di Eco.

“Non appoggeremo gli emendamenti dei Radicali, la Chiesa è una risorsa per la società. Le opere di carità della Chiesa in questo momento sono importanti soprattutto in una fase di crisi.” (Rosy Bindi, agosto  2011)
La Chiesa quindi, per il presidente del PD, per la Rosy biancofiore del mio giardino, è giusto che continui a risparmiare quattro miliardi annui di tasse perché è una risorsa per il paese. Curioso, D’Alema disse la stessa cosa di Mediaset.
So che siete così di natura, amici simpatizzanti ed elettori piddini che ve ne state silenti e non protestate (a parte poche voci dissonanti) qualunque stronzata dica la vostra classe digerenteche mi dite sempre che “non-bisogna-criticare-il-piddì-perché-se-no-vince-ancora-Berlusconi-e-bisogna-stare-uniti-e-chi-sei-tu-per-criticare-sempre-senza-fare-niente”, ma non vi viene sinceramente un conatello di vomito, appena appena una rivoltatina di stomaco a sentire un vostro dirigente, e mica uno qualsiasi, dichiarare senza vergogna il suo patto di fedeltà non agli elettori suoi concittadini ma ad uno stato straniero confessionale?
Non vi fa rabbia sentire questa Maria Antonietta che le briosche le vuole tenere da parte solo per i cardinali, nonostante lo I.O.R. fornisca loro già i bomboloni caldi ogni mattina, rivendicare con orgoglio il diritto della Chiesa ad un anacronistico privilegio, ? Sta parlando del Vaticano, con lo I.O.R. e tutto, o della Teologia della Liberazione?
E non vi preoccupa, visto che parliamo di un partito teoricamente di sinistra, la sua visione dei concetti di solidarietà sociale e ridistribuzione delle risorse? La Bindi sembra suggerire che, grazie ai soldi risparmiati oggi dal Vaticano, quando  voi ritornerete a pagare l’ICI e magari altre imposte sugli immobili; quando vi avranno spremuto l’ultima goccia di sangue, vi avranno tolto tutti i diritti sindacali e lo statuto dei lavoratori, licenziato a piacere, mandato in pensione a ottant’anni con 200 euro al mese, quando avranno salvato Mediaset perché è una risorsa per il paese e loro avranno finalmente tutte le banche che desiderano, voi potrete sempre andare a mangiare i maccheroni al pomodoro, il puré e la mela cotta alla mensa della Caritas. E’ questo che volete?
Lo so che loro sono il PD e non vi farebbero mai tutte quelle brutte cose. Vi terranno solo fermi mentre lo faranno gli altri.
“I mafiosi sono automaticamente esclusi dalla Chiesa cattolica. Non c’è bisogno di scomuniche per loro e per coloro che fanno parte della criminalità organizzata.”

(Mons. Crociata, segretario generale della Cei)

“Non abbiamo bisogno di partecipare alle manifestazioni. Con questo intendo dire che il nostro anti-berlusconismo e’ quotidiano ed e’ nei fatti”.
(Rosy Bindi, presidente del P.D.)

Trova le differenze. Sempre che ci siano.

P.S. Lo sanno i dirigenti di “quel-partito-là” che oramai ogni volta che pensiamo o pronunciamo “P.D.” si fa peccato di bestemmia?

Io sono tra coloro che sostengono che la solidarietà femminile, quella che le femministe chiamano sorellanza, un termine che, non a caso, non è mai decollato nel colloquiare comune, sia merce più rara della bistecca di unicorno.
E’ una vecchia storia ed è persino stucchevole ritornarci sopra. Noi donne ci facciamo fregare dal sistema, dal potere, dagli uomini, perchè siamo sempre in competizione le une contro le altre. Quindi alla fine ci facciamo fregare anche dalle altre donne.
Eppure era facile, bastava copiare gli uomini che, quando c’è da essere solidali tra loro, hanno il cervello che gli va automaticamente in formazione a testuggine. Abbiamo raggiunto gli uomini in tutto, facciamo gli stessi mestieri ma in quanto a fare fronte comune quando è necessario, niente.
Quindi, che devo dire, peggio per noi.

Come attenuante generica dirò che c’è una parte di motivazione etologica nel farci sempre la guerra, visto che siamo più femmine che maschi sul pianeta e quei pochi ma boni dobbiamo conquistarceli a graffi e morsi combattendo con le altre stronze, pardon, donne. Questo stato di continua tensione e rivalità indubbiamente ci condiziona e condiziona il nostro comportamento sociale.
Non so se dobbiamo continuare a sbatterci per cambiare le cose. Sono più di trent’anni che ci si prova invano. Tra di noi siamo stronze. Ok, fanculo, c’est la vie.

Quindi, tutto sommato, nessuna meraviglia se non una delle ministre miracolate del governo Berlusconi o una qualunque sottocoda femmina del centrodestra (a parte un’eccezione che conferma la regola: più sotto), ha speso una parola in via ufficiale e con mano ferma e non tremolante, contro le offese reiterate e aggravate che il loro premier di riferimento ha rivolto e rivolge continuamente alle donne, caso Rosy Bindi come ultimo esempio.
Abbiamo atteso invano qualche parola, una frase, un rigo appena, un comunicato che provenisse dalle spesse pareti dell’Harem.

Mica pretendevamo che dicessero, le regali spose, che la Bindi è una gran figa, che è più intelligente di Cristina “Dal” Basso, no. Bastava che dicessero che è una vergogna essere governati da un cafone maleducato.
Come donne che un giorno avranno la stessa età di Rosy, care belle pupattolone, bastava manifestare un briciolo di solidarietà per una signora che era stata offesa, tra la vigliaccheria degli omuncoli presenti. Pensare ed immaginare, se proprio non ce la facevate con quei quattro neuroncini strizzati allo spasimo nel tentativo di essere sempre vere donne cazzute di destra, che fosse stata offesa la vostra mamma, tutto qua. Provare insomma con l’Istinto che, per diana, funziona con le femmine di ogni specie.

Invece non è arrivato nulla, a parte un “sono qui, sono qui!” gridato da una piccola ministrina che fa di tutto per essere notata, visto che finora ha fatto solo il soprammobile su un trumeau del ministero.
Oh, magari mi sbaglio, se c’è qualche ggiovane che è al corrente delle mirabolanti leggi promulgate su iniziativa dell’ex fascetta nera, me lo dica.
Peccato perchè, all’occorrenza, la ggiovane è tosta come poche. Urla, strepita in modalità pre-Fiuggi con la stessa voce di Alemanno, incredibbile, gli vengono gli occhietti fuori dai meloni come se la stessero strangolando.

Orbene, la ministra invisibile ha detto: “Io quella frase non l’avrei detta”. Comunque ha subito corretto il tiro: “Però non accetto lezioni da Livia Turco”, “ha cominciato prima la sinistra ad offendere”, “gnè-gnè”. Brava meloncina, apprezziamo comunque lo sforzo che deve essere stato immane per il suo fisico.

Dalla Carfagna, ministra delle Pari Opportunità e Spietata Spazzatrice da Strada di Battone da venti-euro-bocca, cinquanta-completo, nulla. Nè di ufficiale, nè di spontaneo. C’è da capirla. Lei è la protagonista di uno dei ragionamenti più popolari del repertorio papiminkia.

“Parlate voi che avete Rosy Bindi, almeno la Carfagna è una gran figa.”

Come può lei opporsi alla ragione per cui è ministro? Incarnare, cioè, l’ideale di ministro come apparenza invece che come sostanza? Sarebbe come pretendere che Joker difenda Batman. Come chiedere a Superman di mangiarsi un quadratino di kriptonite come fosse un Loacker.

Nulla nemmeno dalla Gelmini che, per altro, sul look da preta che condivide con la Rosy, ci ha costruito una carriera. Per uno strano fenomeno, la pretosità della Gelmini agisce sul papiminkia come potente afrodisiaco. Nonostante appaia fredda come un termosifone spento ed indossi gli occhiali antistupro, loro ci fanno fantasie di bondage estremo. La maestrina dalla frusta rossa. Anzi, nera.

Non pervenute neppure la Brambilla e la Prestigiacomo, troppo occupate a lisciarsi i belli capelli. Per non parlare della Santanchè, la sangiorgia che combatte sempre contro il drago che opprime le povere donne. Islamiche, però. Quelle cattoliche, che si fottano. Anche lei è una strafiga (qualità 15 mesi, però, un po’ più stagionata) che deve giustamente difendere il principio del primato dell’apparenza. E poi, cazzo, lei è ancora più di destra, ancora più cazzuta. Modello John Holmes.

Ho dimenticato qualcuna? Mi pare di no. Ah, la Mussolini. A volte lei è parsa più coraggiosa delle altre ma stavolta ha mancato l’occasione. Se ha detto qualcosa ce lo faccia sapere. Magari eravamo distratti dagli occhi della Meloni che minacciavano di – pop!, pop! – finire sul pavimento, con il rischio di schiacciarli.

Io però sarei propensa, in ultima analisi, ad essere misericordiosa e solidale con le ancelle del Cavaliere. Quello è un ambiente dove, se vuoi far carriera, non devi solo farti crescere un bel coso davanti per essere cazzuta ma raschiare il peggio dal barile maschilista usando le unghie appena laccate. Ribellarsi è inimmaginabile.
Se aprissero bocca contro il sultano, invece di sentirsi definire più belle che intelligenti, rimedierebbero solo un bel “Sta’ zitta, troia!”
“L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto
con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo”. (Paolo Guzzanti, uno che lo conosce)

“Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile”. (Veronica Lario, che lo conosce ancora meglio.)

Il pornoduce va in onda a notte fonda, come si conviene agli spettacoli osceni. Certe cose non avrebbe il coraggio di dirle alle otto di sera in diretta da Minzolini, visto quante donne ignare del suo odio per la passera over-18 lo votano, così telefona a Leporello-Vespa all’una, come un maniaco qualsiasi. “Aah, aaah, sto venendo”.
Lo scopo è molestare l’unica donna presente, l’on. Rosy Bindi, attirata sapientemente nell’imboscata dall’insetto che ne sa una più del diavolo e del suo collegio difensivo.
Tanto gli uomini (si fa per dire) presenti non oseranno difenderla, visto che non è un modello escort quattro porte superaccessoriata. Difendere dagli insulti di un villano una donna in quanto tale, indipendentemente dall’età e dalla prestanza, è considerato in Italia, dagli omuncoli italiani che fanno tendenza e che parlano in televisione, roba da checche. Così tacciono, oppure al massimo si portano la mano alla fronte, come Pierferdy. ‘Azzo, che virilità!

Un bel “Ma che cazzo stai dicendo, come ti permetti, brutto cafone”, però non sfugge da nessuna delle impavide bocche maschili presenti.

Peccato, c’era da conquistare un bel pezzo di elettorato femminile che avrebbe apprezzato il gesto. Il cavaliere, nel senso di chi è capace di difendere una signora, qualunque signora e non solo un’arrapauccelli in tenuta da combattimento, fa sempre la sua porca figura su donne di qualunque età. Se poi la difende di fronte al drago, è il numero uno.

“Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce”. Quasi schiatta dalla rabbia mentre pronuncia una battuta più vecchia del suo pipino.
Peccato non poterlo vedere in quel momento. Dev’essere sul rosso pompeiano-porpora cardinalizia, con l’adrenalina che pompa stile rave party e il pacemaker che fa gli straordinari, come Stakhanov in miniera con il martello pneumatico.
Poer nano. Credeva di trovare la solita razione di carne fresca e, non trovandola, è andato in bestia. Una crisi d’astinenza in piena regola. Una scimmia che non ti dico. La para dura.

Ingrato, chissà quante signore avanti con l’età, con il cerottone anticaldana menopausica appiccicato sulla chiappa pericolante da cellulite, lo avrannno votato entusiaste. Loro lo amano anche se è vecchio, litiga con l’idraulica ogni sera, è più truccato di una geisha ed ha il brutto carattere del Nano Tremotino.
E pensare che anche la sua figliola grande, poera nana, è più ricca che bella ma noi non siamo così bastardi da ricordarglielo.
In Toscana direbbero, per riassumere: “Bellino, lui.”

Comunque si consoli. Per quanto faccia, dica e urli, anche lui è più ricco che affascinante.

Attenzione, si avvertono i signori lettori che per le situazioni descritte e l’alto tasso di satira, questo post è sconsigliato alle persone particolarmente sensibili ed è destinato ad un pubblico adulto.

Per far credere a Uolter che vi sia una vera competizione tra diversi candidati alla leadership del PD, si sono già sacrificate le seguenti illustri personalità del centrosinistra: l’ex direttore dell’Unità Furio Colombo, Marco Pannella, Enrico Letta e la nostra indomita Rosaria Bindi, in arte Mastro Bindi.
Spero di non aver dimenticato nessuno, visto che ogni minuto giungono nuove autocandidature alla trombata finale che sancirà l’incoronazione del mite ma risoluto, buono ma non troppo, un po’ di qua e un po’ di là, Re Uolter.

Vediamo da vicino questo bel parterre de roi.
Furio Colombo, l’intellettuale, il liberal con il D.O.P. e senza la e finale, l’americano senza il kappa. Su di lui ho un piccolo aneddoto personale.
Ero ad un convegno sulla Shoah e lui si accalorò molto negli ultimi minuti del suo intervento, auspicando che la memoria fosse tramandata tra i giovani e vi fossero molte tesi di laurea sull’argomento.
Quando si dice la realtà romanzesca: all’epoca stavo appunto scrivendo la mia tesi di laurea sulla dittatura nazista. Appena ci fu l’occasione di avvicinarsi al palco dei relatori, mi precipitai tutta orgogliosa da Furio per annunciargli che io stavo giusto scrivendo una tesi che parlava estesamente anche della Shoah. Deve aver pensato che la frase successiva doveva essere “se può trovarmi un posto all’Unità da non meno di 6 milioni di lire al mese e un 180 mq vista mare a Portofino, gliene sarò molto grata”, perché manco mi rispose e si girò platealmente dall’altra parte, lasciandomi con la sensazione di essermi trasformata in un mucchietto di cacca fumante.
Voi direte: una rondine non fa primavera, allora è un fatto personale, ti sei tolta questo sassolino dalla scarpa ma in realtà Furio è un grande personaggio.
Si certo, magari quel giorno aveva le sue cose, ma mi dimostrò con i fatti una coerenza prossima allo zero. Poco da intellettuale e molto da politico, per cui forse effettivamente come segretario di partito sarebbe perfetto.

Marco Pannolone, il liberale con la e finale. E’ il testimonial perfetto della raccolta differenziata, perché riesce sempre a riciclare se stesso e il Partito Radicale (ovvero il suo gemello parassita) all’infinito. Se producesse energia dalle sue minchiate sarebbe una fonte rinnovabile illimitata e avremmo risolto i nostri problemi energetici per sempre. Sulla sua candidatura non dico altro, lascio volentieri la parola ad Elfobruno.

Enrico Letta. Non so dirne molto. Non riesco a non confonderlo con Gianni Letta. Forse la candidatura è una tattica per far confondere anche Berlusconi.

Rosy Bindi, la guerriera. Lo confesso, mi è simpatica. Da sempre. La sua forza travolgente e il profumo di limon potrebbe dare una bella ripulita al centrosinistra, ed è una bella tosta.
Per questo, visto che il panorama alternativo è desolante, e non si candida, nonostante le nostre preci, George Clooney, dovessi proprio avere un AK47 puntato alla tempia e dovessi scegliere un leader del Piddì, sceglierei lei.

Mi dicono in questo momento che anche la blogstar Adinolfi si è candidata(o) alla guida del PD. Vi tranquillizzo subito, io non mi candido.


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Attenzione, si avvertono i signori lettori che per le situazioni descritte e l’alto tasso di satira, questo post è sconsigliato alle persone particolarmente sensibili ed è destinato ad un pubblico adulto.

Per far credere a Uolter che vi sia una vera competizione tra diversi candidati alla leadership del PD, si sono già sacrificate le seguenti illustri personalità del centrosinistra: l’ex direttore dell’Unità Furio Colombo, Marco Pannella, Enrico Letta e la nostra indomita Rosaria Bindi, in arte Mastro Bindi.
Spero di non aver dimenticato nessuno, visto che ogni minuto giungono nuove autocandidature alla trombata finale che sancirà l’incoronazione del mite ma risoluto, buono ma non troppo, un po’ di qua e un po’ di là, Re Uolter.

Vediamo da vicino questo bel parterre de roi.
Furio Colombo, l’intellettuale, il liberal con il D.O.P. e senza la e finale, l’americano senza il kappa. Su di lui ho un piccolo aneddoto personale.
Ero ad un convegno sulla Shoah e lui si accalorò molto negli ultimi minuti del suo intervento, auspicando che la memoria fosse tramandata tra i giovani e vi fossero molte tesi di laurea sull’argomento.
Quando si dice la realtà romanzesca: all’epoca stavo appunto scrivendo la mia tesi di laurea sulla dittatura nazista. Appena ci fu l’occasione di avvicinarsi al palco dei relatori, mi precipitai tutta orgogliosa da Furio per annunciargli che io stavo giusto scrivendo una tesi che parlava estesamente anche della Shoah. Deve aver pensato che la frase successiva doveva essere “se può trovarmi un posto all’Unità da non meno di 6 milioni di lire al mese e un 180 mq vista mare a Portofino, gliene sarò molto grata”, perché manco mi rispose e si girò platealmente dall’altra parte, lasciandomi con la sensazione di essermi trasformata in un mucchietto di cacca fumante.
Voi direte: una rondine non fa primavera, allora è un fatto personale, ti sei tolta questo sassolino dalla scarpa ma in realtà Furio è un grande personaggio.
Si certo, magari quel giorno aveva le sue cose, ma mi dimostrò con i fatti una coerenza prossima allo zero. Poco da intellettuale e molto da politico, per cui forse effettivamente come segretario di partito sarebbe perfetto.

Marco Pannolone, il liberale con la e finale. E’ il testimonial perfetto della raccolta differenziata, perché riesce sempre a riciclare se stesso e il Partito Radicale (ovvero il suo gemello parassita) all’infinito. Se producesse energia dalle sue minchiate sarebbe una fonte rinnovabile illimitata e avremmo risolto i nostri problemi energetici per sempre. Sulla sua candidatura non dico altro, lascio volentieri la parola ad Elfobruno.

Enrico Letta. Non so dirne molto. Non riesco a non confonderlo con Gianni Letta. Forse la candidatura è una tattica per far confondere anche Berlusconi.

Rosy Bindi, la guerriera. Lo confesso, mi è simpatica. Da sempre. La sua forza travolgente e il profumo di limon potrebbe dare una bella ripulita al centrosinistra, ed è una bella tosta.
Per questo, visto che il panorama alternativo è desolante, e non si candida, nonostante le nostre preci, George Clooney, dovessi proprio avere un AK47 puntato alla tempia e dovessi scegliere un leader del Piddì, sceglierei lei.

Mi dicono in questo momento che anche la blogstar Adinolfi si è candidata(o) alla guida del PD. Vi tranquillizzo subito, io non mi candido.

Flickr Photos

Blog Stats

  • 84,425 hits

Categorie