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La rottura di palle del Natale si riassume nel seguente e speculare concetto:

Fai auguri e regali a gente della quale non te ne frega una ceppa e ti aspetti regali e auguri da gente che ti interessa e che non te li farà.


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La rottura di palle del Natale si riassume nel seguente e speculare concetto:

Fai auguri e regali a gente della quale non te ne frega una ceppa e ti aspetti regali e auguri da gente che ti interessa e che non te li farà.


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Sono arrivati. No, ditemi che sta capitando anche a voi. Adesso non rompono più telefonando solo a casa, preferibilmente la sera mentre stai cenando, ma anche al cellulare!!
La prima volta mi ha chiamato Vodafone, con le solite offerte. Poi un’altra chiamata, sempre Vodafone. Vabbé, è il mio gestore, mi sono detta, vorrà intortarmi con qualche nuovo profilo. Non mi interessa, grazie. Capiranno.
Invece no, quella era l’avanscoperta. Adesso è arrivata la nave madre.
Va avanti da giorni: sento il cellulare che suona, vado per rispondere e la comunicazione si interrompe. Quasi tutte le chiamate provengono da numeri nascosti ma stasera ne ho sgamato uno: Fastweb. Quattro chiamate nel giro di poche ore.

Forse ho capito il meccanismo. Le prime volte nascondono il numero ma intanto tu entri in allarme giallo. Poi svelano il numero e tu non puoi fare a meno di richiamare sulla chiamata persa. Così oltretutto, paghi tu la telefonata. Non è diabolico?
Mi fa piacere, tra l’altro, che Vodafone si sia venduta il mio numero affinchè ne approfittassero anche cani e porci.
Pensare che il mio telefonino era silenzioso come una tomba, suonava solo se strettamente necessario e a volte andavo a sincerarmi che fosse ancora vivo, tanto era silenzioso.

Non bastava che questi tafani, questi ignobili spaccacazzo chiamassero ad ogni ora del giorno sul telefono aziendale: “Sono Pincopalla, vorrei parlare con un titolare”. Ieri pomeriggio, ingannata dal fatto che il tipo si era qualificato come Doxa, sapete quanto mi ha tenuto in linea con il suo sondaggio? Quindici minuti. Senza vergogna, senza imbarazzo, incurante del fatto che stava interrompendomi nel lavoro e che io stavo diventando sempre più nervosa e indispettita.
Io tendenzialmente mi vergogno ogni volta che devo telefonare a qualcuno, vado in ansia. Ho sempre paura di disturbare. Percepisco il fatto che un telefono che squilla ti interrompe in quello che stavi facendo, è sempre una rottura di coglioni.
Loro invece, i callcenteristi, raggiungono l’orgasmo ogni volta che riescono a beccarti. Per me li drogano con roba pesa: coca o ketamina, roba che disinibisce un casino.

Ah si, eh? Con gli invasori della privacy, ora perfino quella del cellulare, non dobbiamo avere più pietà.
La supercazzola non basta, è troppo raffinata. Nemmeno l’invito alla gentile signorina che insiste a voler parlare “con chi si occupa di telefonia mobile” a dedicarsi a qualche dozzina di fellatio con ingoio ogni sera o quello diretto al suo collega maschio a praticare il coito anale passivo senza vaselina.

Qui ci vuole un’arma segreta, dirompente, devastante, peggio di un M16-Viper impostato a raffica.
Chissà se qualcuno riuscirebbe a realizzarmela. Voglio una segreteria telefonica intelligente che, quando chiama la pubblicità aggressiva la riconosca automaticamente e risponda con un preregistrato con la voce di Germano Mosconi, sciorinando tutto il suo repertorio in faccia alla malcapitata o malcapitato callcenterista.
Affanculo la solidarietà tra lavoratori, affanculo “ma poverini fanno un lavoro di merda”.
Chiamate Mosconi 3131. Secondo me funzionerebbe. A mali estremi…


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La prima volta mi ha chiamato Vodafone, con le solite offerte. Poi un’altra chiamata, sempre Vodafone. Vabbé, è il mio gestore, mi sono detta, vorrà intortarmi con qualche nuovo profilo. Non mi interessa, grazie. Capiranno.
Invece no, quella era l’avanscoperta. Adesso è arrivata la nave madre.
Va avanti da giorni: sento il cellulare che suona, vado per rispondere e la comunicazione si interrompe. Quasi tutte le chiamate provengono da numeri nascosti ma stasera ne ho sgamato uno: Fastweb. Quattro chiamate nel giro di poche ore.

Forse ho capito il meccanismo. Le prime volte nascondono il numero ma intanto tu entri in allarme giallo. Poi svelano il numero e tu non puoi fare a meno di richiamare sulla chiamata persa. Così oltretutto, paghi tu la telefonata. Non è diabolico?
Mi fa piacere, tra l’altro, che Vodafone si sia venduta il mio numero affinchè ne approfittassero anche cani e porci.
Pensare che il mio telefonino era silenzioso come una tomba, suonava solo se strettamente necessario e a volte andavo a sincerarmi che fosse ancora vivo, tanto era silenzioso.

Non bastava che questi tafani, questi ignobili spaccacazzo chiamassero ad ogni ora del giorno sul telefono aziendale: “Sono Pincopalla, vorrei parlare con un titolare”. Ieri pomeriggio, ingannata dal fatto che il tipo si era qualificato come Doxa, sapete quanto mi ha tenuto in linea con il suo sondaggio? Quindici minuti. Senza vergogna, senza imbarazzo, incurante del fatto che stava interrompendomi nel lavoro e che io stavo diventando sempre più nervosa e indispettita.
Io tendenzialmente mi vergogno ogni volta che devo telefonare a qualcuno, vado in ansia. Ho sempre paura di disturbare. Percepisco il fatto che un telefono che squilla ti interrompe in quello che stavi facendo, è sempre una rottura di coglioni.
Loro invece, i callcenteristi, raggiungono l’orgasmo ogni volta che riescono a beccarti. Per me li drogano con roba pesa: coca o ketamina, roba che disinibisce un casino.

Ah si, eh? Con gli invasori della privacy, ora perfino quella del cellulare, non dobbiamo avere più pietà.
La supercazzola non basta, è troppo raffinata. Nemmeno l’invito alla gentile signorina che insiste a voler parlare “con chi si occupa di telefonia mobile” a dedicarsi a qualche dozzina di fellatio con ingoio ogni sera o quello diretto al suo collega maschio a praticare il coito anale passivo senza vaselina.

Qui ci vuole un’arma segreta, dirompente, devastante, peggio di un M16-Viper impostato a raffica.
Chissà se qualcuno riuscirebbe a realizzarmela. Voglio una segreteria telefonica intelligente che, quando chiama la pubblicità aggressiva la riconosca automaticamente e risponda con un preregistrato con la voce di Germano Mosconi, sciorinando tutto il suo repertorio in faccia alla malcapitata o malcapitato callcenterista.
Affanculo la solidarietà tra lavoratori, affanculo “ma poverini fanno un lavoro di merda”.
Chiamate Mosconi 3131. Secondo me funzionerebbe. A mali estremi…


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Invece no, quella era l’avanscoperta. Adesso è arrivata la nave madre.
Va avanti da giorni: sento il cellulare che suona, vado per rispondere e la comunicazione si interrompe. Quasi tutte le chiamate provengono da numeri nascosti ma stasera ne ho sgamato uno: Fastweb. Quattro chiamate nel giro di poche ore.

Forse ho capito il meccanismo. Le prime volte nascondono il numero ma intanto tu entri in allarme giallo. Poi svelano il numero e tu non puoi fare a meno di richiamare sulla chiamata persa. Così oltretutto, paghi tu la telefonata. Non è diabolico?
Mi fa piacere, tra l’altro, che Vodafone si sia venduta il mio numero affinchè ne approfittassero anche cani e porci.
Pensare che il mio telefonino era silenzioso come una tomba, suonava solo se strettamente necessario e a volte andavo a sincerarmi che fosse ancora vivo, tanto era silenzioso.

Non bastava che questi tafani, questi ignobili spaccacazzo chiamassero ad ogni ora del giorno sul telefono aziendale: “Sono Pincopalla, vorrei parlare con un titolare”. Ieri pomeriggio, ingannata dal fatto che il tipo si era qualificato come Doxa, sapete quanto mi ha tenuto in linea con il suo sondaggio? Quindici minuti. Senza vergogna, senza imbarazzo, incurante del fatto che stava interrompendomi nel lavoro e che io stavo diventando sempre più nervosa e indispettita.
Io tendenzialmente mi vergogno ogni volta che devo telefonare a qualcuno, vado in ansia. Ho sempre paura di disturbare. Percepisco il fatto che un telefono che squilla ti interrompe in quello che stavi facendo, è sempre una rottura di coglioni.
Loro invece, i callcenteristi, raggiungono l’orgasmo ogni volta che riescono a beccarti. Per me li drogano con roba pesa: coca o ketamina, roba che disinibisce un casino.

Ah si, eh? Con gli invasori della privacy, ora perfino quella del cellulare, non dobbiamo avere più pietà.
La supercazzola non basta, è troppo raffinata. Nemmeno l’invito alla gentile signorina che insiste a voler parlare “con chi si occupa di telefonia mobile” a dedicarsi a qualche dozzina di fellatio con ingoio ogni sera o quello diretto al suo collega maschio a praticare il coito anale passivo senza vaselina.

Qui ci vuole un’arma segreta, dirompente, devastante, peggio di un M16-Viper impostato a raffica.
Chissà se qualcuno riuscirebbe a realizzarmela. Voglio una segreteria telefonica intelligente che, quando chiama la pubblicità aggressiva la riconosca automaticamente e risponda con un preregistrato con la voce di Germano Mosconi, sciorinando tutto il suo repertorio in faccia alla malcapitata o malcapitato callcenterista.
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