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Facciamo una botta di preventivi.
Se adesso, putacaso, pubblicassi per satira una foto che dimostra che Mara Carfagna è in realtà un maschio, cosa mi potrebbe succedere? Cioè, quanto mi verrebbe a costare?

Ah, un mio amico vuole sapere se, indossando una maglietta con stampato lo slogan del titolo,* potrebbe cavarsela con il patteggiamento.

Chi indovina la dotta citazione vince la raccolta completa dei 150 albi di “Sukia”.


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Ah, un mio amico vuole sapere se, indossando una maglietta con stampato lo slogan del titolo,* potrebbe cavarsela con il patteggiamento.

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Facciamo una botta di preventivi.
Se adesso, putacaso, pubblicassi per satira una foto che dimostra che Mara Carfagna è in realtà un maschio, cosa mi potrebbe succedere? Cioè, quanto mi verrebbe a costare?

Ah, un mio amico vuole sapere se, indossando una maglietta con stampato lo slogan del titolo,* potrebbe cavarsela con il patteggiamento.

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Giuro, è l’ultima volta che ne parlo perchè non se ne può più. Di fronte al Lodo Angelino cosa vuoi che sia un ipotetico lavoro di mandibole ben remunerato?
Dico l’ultima e poi su questo argomento spero calino i provvidenziali veli pietosi e magari una più robusta porta tagliafuoco. L’ultima riflessione che faccio nasce da una questione molto più generale. L’odio tra femmine.
A mo’ di disclaimer, so benissimo che le donne sono capaci anche di amarsi e che non tutte sono delle carogne. Che anche gli uomini, quando vogliono, sanno essere crudeli. Fine del disclaimer.

Ho letto, tra i tanti pareri che hanno fatto esondare in questi giorni i fiumi d’inchiostro, quello che la velenosa tirata contro la Carfagna di Sabina Guzzanti in Piazza Navona sarebbe stata, oltre che un pezzo di satira, un ignobile attacco di una figlia di papà contro una povera proletaria.
Tra Pasolini e Bocca di Rosa, credo che l’interpretazione possibile del rant sia un’altra, molto meno intellettuale. In questi casi è più utile il ricorso all’etologia che alla poesia.

Che certe dichiarazioni di guerra nascano da moti geneticamente determinati lo dimostra, ad esempio, la reazione “piezz ‘e core” di papà Paolo, che ha ricordato quel famoso sketch di Francesco Nuti con i Giancattivi, quello dove lui ad un certo punto diceva: “No, tu la mi’ mamma tu la lasci stare, va bene!?”, ripetendolo in un crescendo di esilarante comicità.
Ecco, la visione di papi ritto di fronte alla Mara che dice:” No, tu la mi’ bimba tu la lasci stare…” è stata una delle più suggestive in tutto l’ambaradan di scambi velenosi tra attrici, soubrettes, avvocati, giornalisti, babbi e figli che ancora ci fa inutilmente discutere, perchè deliziosamente istintiva, geneticamente determinata.

Per rispondere all’ipotesi pasoliniana, se una donna ne colpisce un’altra non c’entra il censo ma il genere. Noi donne soffriamo di un odio congenito nei confronti le une delle altre che ci spinge a forme di violenza gratuita contro le nostre simili. E’ inutile nasconderlo sotto chili di cerone, alla prima occasione viene fuori e ci deturpa il viso come la varicella e può ripresentarsi dopo anni, all’improvviso, come il fuoco di S. Antonio.
Bisognerebbe prendere la gelosia, l’invidia, il rancore e un desidero ferino di uccidere, mescolarli assieme, condirli con odio puro al 100% ed ancora non si riuscirebbe che ad ottenere una diluizione omeopatica della cattiveria di cui è capace una donna che ne prende di mira un’altra.
Il mio non è un discorso moralistico. Non mi vergogno di ammetterlo, le persone che più intensamente ho detestato e detesto sono in massima parte donne.

Gli uomini possono farci del male e noi possiamo odiarli per quello che ci hanno fatto e desiderare di farli fuori con un’unico colpo alla nuca ma l’ultraviolenza fisica e verbale, quella capace dei peggiori abomini, la tortura lenta, la riserviamo solo alle nostre simili. Funny Games, tra colleghe di lavoro ed ex-amiche, come ben sappiamo, diventa una puntata di “Heidi”.

Gli uomini pensano, osservando le donne litigare, che si tratti di semplice gelosia. Che la Sabina, poniamo quest’ultimo caso di cronaca, sia gelosa della Mara perchè la seconda che ho detto è più giovane, carina (de gustibus) e sessualmente prestante.
Gli uomini non capiscono un cazzo, come al solito. Se Sabina ha parlato così di Mara, a parte la satira, è stata colpa probabilmente di un moto inconscio, non c’entra la gelosia. Altrimenti bisognerebbe pensare che Sabina vorrebbe essere al posto di Mara in certi ipotetici approcci con Berlusconi.
Gli uomini non capiscono un cazzo perchè, mentre parlano di gelosia, immaginano le due donne rotolarsi nel fango mentre si strappano i capelli e al pensiero si eccitano.
E’ la sindrome del catfight, una cosa che facciamo a volte solo per compiacerli ma che in realtà non ci appartiene, perchè con la nostra odiata rivale non ci sporcheremmo i vestiti ma la lasceremmo volentieri al rottweiler a digiuno da una settimana.


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Giuro, è l’ultima volta che ne parlo perchè non se ne può più. Di fronte al Lodo Angelino cosa vuoi che sia un ipotetico lavoro di mandibole ben remunerato?
Dico l’ultima e poi su questo argomento spero calino i provvidenziali veli pietosi e magari una più robusta porta tagliafuoco. L’ultima riflessione che faccio nasce da una questione molto più generale. L’odio tra femmine.
A mo’ di disclaimer, so benissimo che le donne sono capaci anche di amarsi e che non tutte sono delle carogne. Che anche gli uomini, quando vogliono, sanno essere crudeli. Fine del disclaimer.

Ho letto, tra i tanti pareri che hanno fatto esondare in questi giorni i fiumi d’inchiostro, quello che la velenosa tirata contro la Carfagna di Sabina Guzzanti in Piazza Navona sarebbe stata, oltre che un pezzo di satira, un ignobile attacco di una figlia di papà contro una povera proletaria.
Tra Pasolini e Bocca di Rosa, credo che l’interpretazione possibile del rant sia un’altra, molto meno intellettuale. In questi casi è più utile il ricorso all’etologia che alla poesia.

Che certe dichiarazioni di guerra nascano da moti geneticamente determinati lo dimostra, ad esempio, la reazione “piezz ‘e core” di papà Paolo, che ha ricordato quel famoso sketch di Francesco Nuti con i Giancattivi, quello dove lui ad un certo punto diceva: “No, tu la mi’ mamma tu la lasci stare, va bene!?”, ripetendolo in un crescendo di esilarante comicità.
Ecco, la visione di papi ritto di fronte alla Mara che dice:” No, tu la mi’ bimba tu la lasci stare…” è stata una delle più suggestive in tutto l’ambaradan di scambi velenosi tra attrici, soubrettes, avvocati, giornalisti, babbi e figli che ancora ci fa inutilmente discutere, perchè deliziosamente istintiva, geneticamente determinata.

Per rispondere all’ipotesi pasoliniana, se una donna ne colpisce un’altra non c’entra il censo ma il genere. Noi donne soffriamo di un odio congenito nei confronti le une delle altre che ci spinge a forme di violenza gratuita contro le nostre simili. E’ inutile nasconderlo sotto chili di cerone, alla prima occasione viene fuori e ci deturpa il viso come la varicella e può ripresentarsi dopo anni, all’improvviso, come il fuoco di S. Antonio.
Bisognerebbe prendere la gelosia, l’invidia, il rancore e un desidero ferino di uccidere, mescolarli assieme, condirli con odio puro al 100% ed ancora non si riuscirebbe che ad ottenere una diluizione omeopatica della cattiveria di cui è capace una donna che ne prende di mira un’altra.
Il mio non è un discorso moralistico. Non mi vergogno di ammetterlo, le persone che più intensamente ho detestato e detesto sono in massima parte donne.

Gli uomini possono farci del male e noi possiamo odiarli per quello che ci hanno fatto e desiderare di farli fuori con un’unico colpo alla nuca ma l’ultraviolenza fisica e verbale, quella capace dei peggiori abomini, la tortura lenta, la riserviamo solo alle nostre simili. Funny Games, tra colleghe di lavoro ed ex-amiche, come ben sappiamo, diventa una puntata di “Heidi”.

Gli uomini pensano, osservando le donne litigare, che si tratti di semplice gelosia. Che la Sabina, poniamo quest’ultimo caso di cronaca, sia gelosa della Mara perchè la seconda che ho detto è più giovane, carina (de gustibus) e sessualmente prestante.
Gli uomini non capiscono un cazzo, come al solito. Se Sabina ha parlato così di Mara, a parte la satira, è stata colpa probabilmente di un moto inconscio, non c’entra la gelosia. Altrimenti bisognerebbe pensare che Sabina vorrebbe essere al posto di Mara in certi ipotetici approcci con Berlusconi.
Gli uomini non capiscono un cazzo perchè, mentre parlano di gelosia, immaginano le due donne rotolarsi nel fango mentre si strappano i capelli e al pensiero si eccitano.
E’ la sindrome del catfight, una cosa che facciamo a volte solo per compiacerli ma che in realtà non ci appartiene, perchè con la nostra odiata rivale non ci sporcheremmo i vestiti ma la lasceremmo volentieri al rottweiler a digiuno da una settimana.


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Dico l’ultima e poi su questo argomento spero calino i provvidenziali veli pietosi e magari una più robusta porta tagliafuoco. L’ultima riflessione che faccio nasce da una questione molto più generale. L’odio tra femmine.
A mo’ di disclaimer, so benissimo che le donne sono capaci anche di amarsi e che non tutte sono delle carogne. Che anche gli uomini, quando vogliono, sanno essere crudeli. Fine del disclaimer.

Ho letto, tra i tanti pareri che hanno fatto esondare in questi giorni i fiumi d’inchiostro, quello che la velenosa tirata contro la Carfagna di Sabina Guzzanti in Piazza Navona sarebbe stata, oltre che un pezzo di satira, un ignobile attacco di una figlia di papà contro una povera proletaria.
Tra Pasolini e Bocca di Rosa, credo che l’interpretazione possibile del rant sia un’altra, molto meno intellettuale. In questi casi è più utile il ricorso all’etologia che alla poesia.

Che certe dichiarazioni di guerra nascano da moti geneticamente determinati lo dimostra, ad esempio, la reazione “piezz ‘e core” di papà Paolo, che ha ricordato quel famoso sketch di Francesco Nuti con i Giancattivi, quello dove lui ad un certo punto diceva: “No, tu la mi’ mamma tu la lasci stare, va bene!?”, ripetendolo in un crescendo di esilarante comicità.
Ecco, la visione di papi ritto di fronte alla Mara che dice:” No, tu la mi’ bimba tu la lasci stare…” è stata una delle più suggestive in tutto l’ambaradan di scambi velenosi tra attrici, soubrettes, avvocati, giornalisti, babbi e figli che ancora ci fa inutilmente discutere, perchè deliziosamente istintiva, geneticamente determinata.

Per rispondere all’ipotesi pasoliniana, se una donna ne colpisce un’altra non c’entra il censo ma il genere. Noi donne soffriamo di un odio congenito nei confronti le une delle altre che ci spinge a forme di violenza gratuita contro le nostre simili. E’ inutile nasconderlo sotto chili di cerone, alla prima occasione viene fuori e ci deturpa il viso come la varicella e può ripresentarsi dopo anni, all’improvviso, come il fuoco di S. Antonio.
Bisognerebbe prendere la gelosia, l’invidia, il rancore e un desidero ferino di uccidere, mescolarli assieme, condirli con odio puro al 100% ed ancora non si riuscirebbe che ad ottenere una diluizione omeopatica della cattiveria di cui è capace una donna che ne prende di mira un’altra.
Il mio non è un discorso moralistico. Non mi vergogno di ammetterlo, le persone che più intensamente ho detestato e detesto sono in massima parte donne.

Gli uomini possono farci del male e noi possiamo odiarli per quello che ci hanno fatto e desiderare di farli fuori con un’unico colpo alla nuca ma l’ultraviolenza fisica e verbale, quella capace dei peggiori abomini, la tortura lenta, la riserviamo solo alle nostre simili. Funny Games, tra colleghe di lavoro ed ex-amiche, come ben sappiamo, diventa una puntata di “Heidi”.

Gli uomini pensano, osservando le donne litigare, che si tratti di semplice gelosia. Che la Sabina, poniamo quest’ultimo caso di cronaca, sia gelosa della Mara perchè la seconda che ho detto è più giovane, carina (de gustibus) e sessualmente prestante.
Gli uomini non capiscono un cazzo, come al solito. Se Sabina ha parlato così di Mara, a parte la satira, è stata colpa probabilmente di un moto inconscio, non c’entra la gelosia. Altrimenti bisognerebbe pensare che Sabina vorrebbe essere al posto di Mara in certi ipotetici approcci con Berlusconi.
Gli uomini non capiscono un cazzo perchè, mentre parlano di gelosia, immaginano le due donne rotolarsi nel fango mentre si strappano i capelli e al pensiero si eccitano.
E’ la sindrome del catfight, una cosa che facciamo a volte solo per compiacerli ma che in realtà non ci appartiene, perchè con la nostra odiata rivale non ci sporcheremmo i vestiti ma la lasceremmo volentieri al rottweiler a digiuno da una settimana.


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E’ stata una settimana intensa ed è difficile riassumerla in poche parole per non tediare il lettore.

Dopo averla di recente costretta ai calci di rigore, abbiamo quasi rischiato il DEFCON 2 con la Spagna, anzi con la Catalogna. Il solitamente mite Frattini ha tirato fuori gli artigli della festa quando ad un illustre catalano è sfuggita l’allusione agli affarucci del presidente che potrebbero trarre giovamento dal rumore mediatico che proviene da altri fatti di cronaca. Un’indubbia caduta di gusto nei confronti di un paese che si precipita in un altro pretendendo di condurre lui le indagini, l’autopsia e magari l’istruttoria ed il processo sostituendosi ai sicuramente incapaci inquirenti indigeni. Un paese che sta ancora a discutere su chi ha ucciso Chiara, Meredith, Simonetta Cesaroni e la contessa dell’Olgiata.

Un tribunale ha accolto la richiesta della famiglia di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, di poter far morire in pace la ragazza interrompendone l’alimentazione forzata. Per carità, si sono scatenati i difensori della vita e i feticisti della non-vita, pronti a riempire Piazza del Duomo di Milano di “bottiglie d’acqua per Eluana” (Giuliano Ferrara).
Non è che difendono la vita. Difendono il loro potere di decidere quando farti morire.
A nessuno di loro è passato per il cervello cosa dev’essere la vita di Eluana per far desiderare a suo padre di liberarne la figlia. E non pensano nemmeno che Eluana è già morta quel giorno e sta solo aspettando che la lascino finalmente andar via.

E’ morto Gianfranco Funari, definito in sede di coccodrillo “cattivo presentatore”. Forse era meglio chiamarlo “presentatore cattivo”. C’è una bella differenza.
Una nota curiosa. I giornali, nel rievocare la figura di Funari, hanno subito citato la sua storica imitazione fatta da Corrado Guzzanti.
Quando morì la Fallaci, su Repubblica online andò inavvertitamente in prima pagina, al posto della foto della giornalista scomparsa, quella di Sabina Guzzanti che la imitava.
E’ un curioso destino essere ricordati più per la propria imitazione che per la propria persona. Quando morirà Andreotti (per carità, più tardi possibile) titoleranno: “Morto noto politico italiano imitato negli anni ’70 da Alighiero Noschese”.

A proposito di teatro. Se dovevamo trovare un modo per farci smettere di litigare su libertà di espressione, di satira, di rutto e avanspettacolo, siamo stati serviti. I comici si mettano pure da parte, perchè il genere teatrale dell’autunno sarà la tragedia greca.
Mentre i giullari si distraggono con le puttane del re, l’esecutivo si esercita nella brutta imitazione di un governo, facendo finta di provvedere al pubblico bisogno. Dove non riesce a fare, compensa con le bugie.

Comunica tramite una roboante cartellonistica tipo cantastorie che millanta cose che sostiene di aver fatto mescolandole con un sacco di bugie. Un esempio? “Processi più veloci contro i reati più gravi”, proprio mentre pensa di interrompere i processi per pene gravi come lo stupro per un anno. A proposito, polizia, carabinieri e sistema giudiziario gridano la loro insoddisfazione per i tagli e la condizione di indigenza di uomini e mezzi nella quale sono costretti ad operare.
Oppure l’odiosa “carta annonaria prepagata” per i vecchi, per altro mai arrivata al domicilio dei vegliardi. O i 3000 militari di pattuglia nelle strade di notte. Forse non li abbiamo visti perchè dormivamo.

Sono cartelli dominati dalla figura di uno stranamente pensoso leader contastorie nel nuovo look con i capelli “alla Zed“. Forse, leggendo le balle che vi sono scritte sotto nemmeno lui ha voglia di ridere. Oppure lo hanno sconsigliato i creativi: “Per carità cavaliere, se pure ride gli scriveranno sotto ma che te ridi ‘a stronzo!, se ci consente”.

L’autunno sarà il momento della riesumazione di Eschilo e Sofocle perchè, mentre realizza leggi ad Berlusconam, questa brutta imitazione di un governo prepara tagli mortali alla ricerca, alla scuola pubblica e soprattutto alla Sanità pubblica.
Ecco un esempio in cui l’eutanasia, in questo caso del diritto per tutti ad una sanità accessibile gratuitamente, non provoca sommovimenti intestinali ai difensori della vita.
Mentre si millanta di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri, arriva la sorpresa: nelle regioni in decifit di bilancio perfino gli anziani, ora esenti, pagheranno il ticket per le visite e le medicine. Colpa anche di quel taglio dell’ICI che foraggiava, come tassa locale, assieme all’IRAP, la spesa sanitaria locale. Per giunta, perchè a loro piace prenderci per il culo, si preparano a colpire la sanità pubblica a pochi giorni da uno scandalo che ha mostrato quanto possa essere marcia la sanità privata. Tanto pensano già di rimandare l’introduzione della class action, così non ci saranno azioni giudiziarie che muovono dai soliti scassacabbasisi.

Avevi proprio ragione, Gianfranco. Se dura così, nu’ gna ‘a famo.


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E’ stata una settimana intensa ed è difficile riassumerla in poche parole per non tediare il lettore.

Dopo averla di recente costretta ai calci di rigore, abbiamo quasi rischiato il DEFCON 2 con la Spagna, anzi con la Catalogna. Il solitamente mite Frattini ha tirato fuori gli artigli della festa quando ad un illustre catalano è sfuggita l’allusione agli affarucci del presidente che potrebbero trarre giovamento dal rumore mediatico che proviene da altri fatti di cronaca. Un’indubbia caduta di gusto nei confronti di un paese che si precipita in un altro pretendendo di condurre lui le indagini, l’autopsia e magari l’istruttoria ed il processo sostituendosi ai sicuramente incapaci inquirenti indigeni. Un paese che sta ancora a discutere su chi ha ucciso Chiara, Meredith, Simonetta Cesaroni e la contessa dell’Olgiata.

Un tribunale ha accolto la richiesta della famiglia di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, di poter far morire in pace la ragazza interrompendone l’alimentazione forzata. Per carità, si sono scatenati i difensori della vita e i feticisti della non-vita, pronti a riempire Piazza del Duomo di Milano di “bottiglie d’acqua per Eluana” (Giuliano Ferrara).
Non è che difendono la vita. Difendono il loro potere di decidere quando farti morire.
A nessuno di loro è passato per il cervello cosa dev’essere la vita di Eluana per far desiderare a suo padre di liberarne la figlia. E non pensano nemmeno che Eluana è già morta quel giorno e sta solo aspettando che la lascino finalmente andar via.

E’ morto Gianfranco Funari, definito in sede di coccodrillo “cattivo presentatore”. Forse era meglio chiamarlo “presentatore cattivo”. C’è una bella differenza.
Una nota curiosa. I giornali, nel rievocare la figura di Funari, hanno subito citato la sua storica imitazione fatta da Corrado Guzzanti.
Quando morì la Fallaci, su Repubblica online andò inavvertitamente in prima pagina, al posto della foto della giornalista scomparsa, quella di Sabina Guzzanti che la imitava.
E’ un curioso destino essere ricordati più per la propria imitazione che per la propria persona. Quando morirà Andreotti (per carità, più tardi possibile) titoleranno: “Morto noto politico italiano imitato negli anni ’70 da Alighiero Noschese”.

A proposito di teatro. Se dovevamo trovare un modo per farci smettere di litigare su libertà di espressione, di satira, di rutto e avanspettacolo, siamo stati serviti. I comici si mettano pure da parte, perchè il genere teatrale dell’autunno sarà la tragedia greca.
Mentre i giullari si distraggono con le puttane del re, l’esecutivo si esercita nella brutta imitazione di un governo, facendo finta di provvedere al pubblico bisogno. Dove non riesce a fare, compensa con le bugie.

Comunica tramite una roboante cartellonistica tipo cantastorie che millanta cose che sostiene di aver fatto mescolandole con un sacco di bugie. Un esempio? “Processi più veloci contro i reati più gravi”, proprio mentre pensa di interrompere i processi per pene gravi come lo stupro per un anno. A proposito, polizia, carabinieri e sistema giudiziario gridano la loro insoddisfazione per i tagli e la condizione di indigenza di uomini e mezzi nella quale sono costretti ad operare.
Oppure l’odiosa “carta annonaria prepagata” per i vecchi, per altro mai arrivata al domicilio dei vegliardi. O i 3000 militari di pattuglia nelle strade di notte. Forse non li abbiamo visti perchè dormivamo.

Sono cartelli dominati dalla figura di uno stranamente pensoso leader contastorie nel nuovo look con i capelli “alla Zed“. Forse, leggendo le balle che vi sono scritte sotto nemmeno lui ha voglia di ridere. Oppure lo hanno sconsigliato i creativi: “Per carità cavaliere, se pure ride gli scriveranno sotto ma che te ridi ‘a stronzo!, se ci consente”.

L’autunno sarà il momento della riesumazione di Eschilo e Sofocle perchè, mentre realizza leggi ad Berlusconam, questa brutta imitazione di un governo prepara tagli mortali alla ricerca, alla scuola pubblica e soprattutto alla Sanità pubblica.
Ecco un esempio in cui l’eutanasia, in questo caso del diritto per tutti ad una sanità accessibile gratuitamente, non provoca sommovimenti intestinali ai difensori della vita.
Mentre si millanta di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri, arriva la sorpresa: nelle regioni in decifit di bilancio perfino gli anziani, ora esenti, pagheranno il ticket per le visite e le medicine. Colpa anche di quel taglio dell’ICI che foraggiava, come tassa locale, assieme all’IRAP, la spesa sanitaria locale. Per giunta, perchè a loro piace prenderci per il culo, si preparano a colpire la sanità pubblica a pochi giorni da uno scandalo che ha mostrato quanto possa essere marcia la sanità privata. Tanto pensano già di rimandare l’introduzione della class action, così non ci saranno azioni giudiziarie che muovono dai soliti scassacabbasisi.

Avevi proprio ragione, Gianfranco. Se dura così, nu’ gna ‘a famo.


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Dopo averla di recente costretta ai calci di rigore, abbiamo quasi rischiato il DEFCON 2 con la Spagna, anzi con la Catalogna. Il solitamente mite Frattini ha tirato fuori gli artigli della festa quando ad un illustre catalano è sfuggita l’allusione agli affarucci del presidente che potrebbero trarre giovamento dal rumore mediatico che proviene da altri fatti di cronaca. Un’indubbia caduta di gusto nei confronti di un paese che si precipita in un altro pretendendo di condurre lui le indagini, l’autopsia e magari l’istruttoria ed il processo sostituendosi ai sicuramente incapaci inquirenti indigeni. Un paese che sta ancora a discutere su chi ha ucciso Chiara, Meredith, Simonetta Cesaroni e la contessa dell’Olgiata.

Un tribunale ha accolto la richiesta della famiglia di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, di poter far morire in pace la ragazza interrompendone l’alimentazione forzata. Per carità, si sono scatenati i difensori della vita e i feticisti della non-vita, pronti a riempire Piazza del Duomo di Milano di “bottiglie d’acqua per Eluana” (Giuliano Ferrara).
Non è che difendono la vita. Difendono il loro potere di decidere quando farti morire.
A nessuno di loro è passato per il cervello cosa dev’essere la vita di Eluana per far desiderare a suo padre di liberarne la figlia. E non pensano nemmeno che Eluana è già morta quel giorno e sta solo aspettando che la lascino finalmente andar via.

E’ morto Gianfranco Funari, definito in sede di coccodrillo “cattivo presentatore”. Forse era meglio chiamarlo “presentatore cattivo”. C’è una bella differenza.
Una nota curiosa. I giornali, nel rievocare la figura di Funari, hanno subito citato la sua storica imitazione fatta da Corrado Guzzanti.
Quando morì la Fallaci, su Repubblica online andò inavvertitamente in prima pagina, al posto della foto della giornalista scomparsa, quella di Sabina Guzzanti che la imitava.
E’ un curioso destino essere ricordati più per la propria imitazione che per la propria persona. Quando morirà Andreotti (per carità, più tardi possibile) titoleranno: “Morto noto politico italiano imitato negli anni ’70 da Alighiero Noschese”.

A proposito di teatro. Se dovevamo trovare un modo per farci smettere di litigare su libertà di espressione, di satira, di rutto e avanspettacolo, siamo stati serviti. I comici si mettano pure da parte, perchè il genere teatrale dell’autunno sarà la tragedia greca.
Mentre i giullari si distraggono con le puttane del re, l’esecutivo si esercita nella brutta imitazione di un governo, facendo finta di provvedere al pubblico bisogno. Dove non riesce a fare, compensa con le bugie.

Comunica tramite una roboante cartellonistica tipo cantastorie che millanta cose che sostiene di aver fatto mescolandole con un sacco di bugie. Un esempio? “Processi più veloci contro i reati più gravi”, proprio mentre pensa di interrompere i processi per pene gravi come lo stupro per un anno. A proposito, polizia, carabinieri e sistema giudiziario gridano la loro insoddisfazione per i tagli e la condizione di indigenza di uomini e mezzi nella quale sono costretti ad operare.
Oppure l’odiosa “carta annonaria prepagata” per i vecchi, per altro mai arrivata al domicilio dei vegliardi. O i 3000 militari di pattuglia nelle strade di notte. Forse non li abbiamo visti perchè dormivamo.

Sono cartelli dominati dalla figura di uno stranamente pensoso leader contastorie nel nuovo look con i capelli “alla Zed“. Forse, leggendo le balle che vi sono scritte sotto nemmeno lui ha voglia di ridere. Oppure lo hanno sconsigliato i creativi: “Per carità cavaliere, se pure ride gli scriveranno sotto ma che te ridi ‘a stronzo!, se ci consente”.

L’autunno sarà il momento della riesumazione di Eschilo e Sofocle perchè, mentre realizza leggi ad Berlusconam, questa brutta imitazione di un governo prepara tagli mortali alla ricerca, alla scuola pubblica e soprattutto alla Sanità pubblica.
Ecco un esempio in cui l’eutanasia, in questo caso del diritto per tutti ad una sanità accessibile gratuitamente, non provoca sommovimenti intestinali ai difensori della vita.
Mentre si millanta di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri, arriva la sorpresa: nelle regioni in decifit di bilancio perfino gli anziani, ora esenti, pagheranno il ticket per le visite e le medicine. Colpa anche di quel taglio dell’ICI che foraggiava, come tassa locale, assieme all’IRAP, la spesa sanitaria locale. Per giunta, perchè a loro piace prenderci per il culo, si preparano a colpire la sanità pubblica a pochi giorni da uno scandalo che ha mostrato quanto possa essere marcia la sanità privata. Tanto pensano già di rimandare l’introduzione della class action, così non ci saranno azioni giudiziarie che muovono dai soliti scassacabbasisi.

Avevi proprio ragione, Gianfranco. Se dura così, nu’ gna ‘a famo.


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Una delle accuse più frequenti dei berlusconiani nei confronti degli antiberlusconiani è che, con le loro invettive, questi ultimi non fanno che far affluire più voti e consensi a Berlusconi. Più lo insultano più lo ricaricano, insomma. Penso che purtroppo, dopo ieri sera, questa si confermi come una tragica verità.

Una buona comunicazione politica la si giudica dagli effetti che produce. Ebbene, bastava ascoltare stasera il più seguito telegiornale per accorgersi che quello che doveva essere il banchetto per festeggiare la rinascita di un’opposizione a Berlusconi è stato rovinato da un’impepata di cozze al vibrione che ci ha mandato tutti all’ospedale.
Il Potere oggi è più forte perchè gli è stato concesso di autorilegittimarsi. Un bonus, una megaricarica inaspettata al Vaticano che, non a caso, entra con il piede a martello sul caso Eluana Englaro; un’altra alle “alte cariche dello Stato”, tra le quali è stata assimilata honoris causa anche la ministra chiacchierata; per non parlare di Berlusconi che ha risposto dal Giappone con inusitata misura, con signorilità quasi britannica. Mancava solo che dicesse: “trovo questi pettegolezzi estremamente disdicevoli, poffarbacco”.

Le vie della comunicazione dell’opposizione italiana sono misteriose.
Ci lamentiamo della volgarità dell’avversario e mandiamo sul palco per reazione l’indemoniata dell’Esorcista, (ricordate? “Tua madre fa pompini all’Inferno, Karras!”) . In psicoanalisi si chiamerebbe “identificazione con l’aggressore”.
E’ stato un bene che la trasmissione fosse visibile solo su Sky, altrimenti l’effetto Caporetto sarebbe stato ancor più disastroso. Una Beresina.

E’ inutile pretendere di affrontare argomenti seri quando sappiamo bene che l’unico messaggio che passerà saranno i pompini, gli uccelli e i diavoli attivi. E’ inutile anche se abbiamo detto cose vere e condivisibili (verissimo che Pertini non avrebbe mai firmato il lodo Alfano e le altre leggi vergogna) .
E’ come con le manifestazioni contro il G8 e la globalizzazione. Potrebbe esserci anche Gesù Cristo tra i manifestanti ma i media parleranno solo dei black-bloc e di quelli che sfasciano le vetrine.
Dal punto di vista della comunicazione, la piazzata di ieri sera è stata un’altra Diaz, solo che questa volta le manganellate ce le siamo date da soli. Con Veltroni che ci teneva fermi e oggi passa a raccattare cadaveri pensando a quanto può vendere le casse da morto.

Non gli par vero ai lecchini del potere di scandalizzarsi all’unisono con il padrone. E’ come l’orgasmo simultaneo, un’esperienza unica.

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