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Sono d’accordo con chi manifesta sempre più di frequente insofferenza nei confronti di “Annozero”. Soprattutto coloro che, come me, si ricordano certe puntate di “Samarcanda”, come quella memorabile sulla crisi argentina del 2001, signor giornalismo con i controcapperi senza inutili celentanismi.
La puntata di ieri sera del programma di Santoro sembrava essere partita bene, con il reportage di Formigli da Chernobyl. Immagini che raccontavano, più di tante inutili parole, la realtà di una tragedia le cui conseguenze sulla vita delle popolazioni di Bielorussia ed Ucraina si trascinano da venticinque anni. 
La cittadina fantasma di Pripyat con i calendari fermi al 26 aprile del 1986, le giostre mangiate dalla ruggine, i Geyger che impazziscono appena li avvicini ad alberi e piante, il silenzio irreale di luoghi dove è sparito il canto degli uccelli. E poi l’assoluta ingiustizia, che ti fa bestemmiare un dio troppo crudele, della sofferenza dei piccoli e dello strazio delle loro famiglie. Bambini e cancro, due parole che non dovrebbero mai accoppiarsi, nemmeno per sbaglio.
Ecco, dopo questi pochi minuti di giornalismo come usava una volta a Samarcanda, si è passati al vuoto pneumatico del solito dibattito da due ore con risciacquo alla schiuma frenata tra Guelfi e Ghibellini, tutti e due mediocremente competenti ma abbondantemente faziosi, con l’ultima parola data al menestrello di corte che, già che c’era, ci ha rimediato pure il marchettone dell’ultimo video, dopo aver interrotto varie volte il troppo importante discorso con l’annuncio del suo futile arrivo, manco fosse il Deus Ex Machina in persona. Posso dire “che due coglioni!” senza temere l’accusa di lesa celentanità?
Alla fine della trasmissione, il livello di informazione per gli elettori chiamati ad esprimersi con un referendum abrogativo sul ritorno al nucleare in Italia, era penosamente prossimo allo zero, in diminuzione.
Detto che, evidentemente, non è possibile per Santoro andare in onda senza la presenza della Santanchè, occorre, per amor di verità, spezzare una lancia in difesa della Garnero, almeno per una volta. Di nucleare non ne sa una sega e va bene, deve solo presidiare la postazione del centrodestra come una piccola vedetta cuneese. Però, meschina, in confronto agli altri due nuclearofili, quelli che limonerebbero la barra di uranio ancora calda di Fukushima con la stessa voluttà di Gola Profonda, ieri sera è stata perfino sobria e si è addirittura commossa con i bambini malati di cancro.
Gli altri due, quelli che hanno contribuito maggiormente a far diventare la trasmissione un’inutile caciara inconcludente, erano il piccolo chimico Prof. Battaglia e Chicco Testa, già noti alla bacheca delle foto segnaletiche per nuclearofilia aggravata e continuata.

Per dare un’idea della loro posizione sul nucleare e sulla loro obiettività divulgativa, che nega per principio la gravità del danno da radiazioni come unico argomento dialettico, farò un esempio forse estremo ma calzante.
Sarebbe come fare una trasmissione sulla Shoah ed invitare a parlarne, oltre a storici e sopravvissuti, quei negazionisti che sostengono che le camere a gas non sono mai esistite perchè sono andati a grattare sessant’anni dopo il mattone ad Auschwitz e non hanno trovato traccia di Zyklon B.
Il negazionismo, in ogni campo, è talmente idiota che riesce a contaminare qualunque discorso e ad annullarlo completamente. Perchè  si continui a considerare esperti i negazionisti, mi sfugge. A meno che il loro ruolo non sia stabilito da un piano preciso di disinformatja. 
Ieri sera, dopo l’evidenza delle immagini da Chernobyl ed a sconciarne la drammaticità, se ne sono sentite delle belle. A parte il grande successo “Di qualche cosa bisogna pure morire”, Chicco Testa ha presentato il suo ultimo singolo: “Anche nelle fonti rinnovabili ci sono interessi economici”. Ha pure confessato che lui fa una barca di soldi con il fotovoltaico, quindi è da ritenere credibile quando dice che, se in Ucraina su 4000 bambini malati di cancro alla tiroide ne sono morti solo 15, il nucleare è cosa buona e giusta. “Sapete quanti ne uccide in un anno il carbone? E l’idroelettrico?” ripeteva con l’occhietto strizzato. 
Cazzo vuoi che siano quindici bambini in confronto alla pacchia delle commesse per il nucleare, era il messaggio criptato, o abbiamo decriptato male ed in mala fede noi? E’ a questo punto che la Santanché è sembrata perfino riprendere forma umana.
L’altro, il noto Battaglia, non è stato da meno. Anche lui a contestare i morti, le malattie, in puro stile negazionista.  “Io sono stato a Chernobyl un giorno intero, mi hanno misurato e stavo benissimo”. Che, detto da un fisico che dovrebbe sapere che il danno nucleare è cumulativo e non immediato, a meno che non ti limoni la barra, appunto, è notevole.
A controbattere i negazionisti e a difendere la scelta del SI al referendum, c’erano il presidente di Greenpeace, efficace come una pistola scarica, e Ignazio Marino, che sembra sempre colpito dal sortilegio di una strega. E’ bravo, garbato, capace e competente ma non se lo fila mai nessuno e quindi sembra che l’abbiano invitato apposta affinché manifesti ancora una volta la sua innocuità.
Alla fine, secondo la turpe legge dello spettacolo e della peggiore televisione, tra le urla oscene dei negazionisti e gli spari a salve degli altri inutili compari, è risaltato solo il qualunquismo canzonettaro di Celentano, con gli occhialetti viola da menagramo e il video da toccarseli proprio.  
Non prendetevela sempre e solo con Grillo, perchè il vizio di considerare i guitti dei maître à penser è un male contemporaneo molto diffuso, resistente agli antibiotici come l’E. Choli del cetriolo teutonico.
Per disintossicarci, siccome ritengo che le immagini e i fatti, in una questione fondamentale come il nucleare, siano più importanti delle bubbole da salotto e della negazione della realtà che propugnano i pelosi esperti nuclearisti, vi propongo questo documentario di Maryann DeLeo intitolato “Chernobyl Heart”. Guardatelo, vi prego, è importante. Prendetevi il tempo necessario a farlo perchè è un po’ lungo. Linkatelo e ripostatelo sui blog e sui social network. 
Sono immagini dure, a volte insostenibili ma necessarie a capire qual è la posta in gioco. Con un SI possiamo lasciare le centrali nucleari alle fantasie erotiche di certi esperti nostrani. Per sempre.

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Fukushima, oggi
“E’ una tragedia enorme, abbiamo visto diversi impianti chimici e di gas in fiamme. Mi sento di dire che al momento gli impianti nucleari hanno tenuto, hanno ‘retto botta’. (Chicco Testa, 11 marzo 2011)

“Oggi, nel mondo, in oltre 14.000 anni-reattore di funzionamento, vi sono stati solo due incidenti molto gravi, di cui solo quello di Chernobyl ha avuto come conseguenza la perdita di vite umane e la contaminazione della regione circostante. Va al riguardo sottolineato che si è trattato di un incidente reso possibile dalla tecnologia di quel reattore, adottato solo nell’ex URSS e che non potrebbe in alcun modo aver luogo nei reattori di tecnologia occidentale (LWR). Il secondo, Three Mile Island, pur avendo comportato danni materiali molto gravi al reattore, non ha dato luogo a emissioni radioattive significative all’esterno del contenimento e non ha avuto alcun impatto sanitario sulle popolazioni locali. Eventi di questo tipo – causati da carenze progettuali, errori umani e organizzativi – con le centrali di terza generazione avanzata e con le attuali modalità di gestione e funzionamento sono sostanzialmente irripetibili (probabilità di evento catastrofico pari a meno di un caso ogni 100.000.000 di anni).
(fonte: ENEL – EDF – Ambrosetti -“Il nucleare, per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”, estratto, pag. 19)

Fukushima, l’impianto nucleare giapponese a nord di Tokio danneggiato in maniera gravissima per quattro reattori su sei dal terremoto e tsunami  di tre settimane fa, è il miglior monumento possibile alle menzogne dell’industria nucleare. E’ un fantasma, una grottesca maschera Kabuki che sghignazza delle previsioni probabilistiche sbagliate e della sistematica sottovalutazione dei rischi.
Altro che un incidente ogni 100.000.000 di anni, come scriveva l’opuscolo adorante il Dio Uranio, fabbricato dall’ENEL appena sei mesi fa.
Three Miles Island 1979, Chernobyl 1986, Fukushima  2011.  Sono tre incidenti gravi negli ultimi  trentadue anni. In media, un incidente ogni dieci anni.
Abbiamo tanto criticato, accusato e vomitato tutto il disprezzo possibile nel 1986 addosso alle autorità sovietiche che, secondo noi, non volevano raccontarci la verità su Chernobyl.
Beh, cosa sappiamo esattamente di cosa sta succedendo a Fukushima, nei famosi reattori a tecnologia occidentale che non avrebbero mai dovuto rompersi, in queste ore?
Se al tempo di Chernobyl si pretendeva la verità perché il radionuclide veniva da oltrecortina, oggi invece il sarcofago di silenzio ed omertà colpevole lo si costruisce sulla verità che proviene dal Giappone. Come ha scritto Luca Telese sul “Fatto quotidiano”: “Ci sono rumori che servono a depistare e silenzi che servono per occultare.”
Le parole d’ordine sono cincischiare, supercazzoleggiare e parlare per enigmi ed assurdità. Si, il tetto di un reattore è scoperchiato ma il nocciolo è solo parzialmente fuso. Anche gli altri sono parzialmente fusi. Fusi ma non troppo. Fusi ma anche no. Come se le barre d’uranio, improvvisamene senzienti, dicessero tra loro: “Oh, per carità, io non mi fondo, mi metto da parte, anzi, mi autoraffreddo così non arreco troppo disturbo alla TEPCO”.
Balle, balle e ancora balle. Non sanno come dircelo che le loro preziose tecnologie occidentali, di fronte all’imponderabile, sono vulnerabili come i catorci a grafite dell’ex URSS. Con l’aggravante che qui in Occidente c’e anche il profitto da difendere, si ritardano i lavori di messa in sicurezza per non danneggiare i preziosi gingilli, mentre là fuori c’è già gente che sta già respirando la morte.

E, indovinate? Ora viene fuori che buttare sopra i reattori di Fukushima l’acqua di mare e quella dolce è stata una cazzata, che l’unico modo per seppellire tutto il calderone infernale (moltiplicato per quattro reattori) è costruirci un bel sarcofagone in cemento come quello che realizzarono i russi. Il problema però è che le falde sottostanti e il mare sono già inquinati e, se non c’è stata l’esplosione del nocciolo come a Chernobyl, qui è pure peggio perché il sarcofago potrebbe solo amplificare e rendere ancora più devastante un’esplosione che non si può ancora scongiurare.

Per il resto si vedono le stesse scene di venticinque anni fa. Il Moloch nucleare è talmente sicuro che richiede anche stavolta sacrifici umani. Sono ritornati i liquidatori. Passata l’emergenza si parlerà poco di loro, ancor meno di quanto se ne parli ora. Diranno che sono morti in pochi. Il famoso livello di rischio accettabile. L’OMS, in combutta con l’AIEA, si guarderà bene dal pubblicare uno studio sugli effetti di Fukushima sulla salute della popolazione mondiale. Niente studio, niente rischio. Se di un problema non si parla, esso non esiste.

Un attivista antinucleare giapponese ha scritto, nei giorni scorsi: “Se siete sicuri che siano così sicuri, perché non costruire gli impianti nel centro della città, invece che a centinaia di chilometri di distanza provocando la dispersione di metà dell’energia elettrica nel passaggio sui cavi?”

E’ una buona domanda ma temo che non riceverà risposta tanto presto. Una buona risposta sui rischi del nucleare la possiamo però offrire noi italiani.

Il dodici giugno si va a votare per il referendum contro la volontà della casta di ributtarsi sul nucleare, alla faccia nostra ed in nome del loro profitto. Bisogna votare SI per respingere al mittente le dieci centrali di terza generazione e mezza di Scajola. Con mucho gusto.
Per quanto mi riguarda, oltre a votare SI, continuerò a parlare fino alla nausea di nucleare, non potendomi attendere che lo facciano i telegiornali. Ne parlerò fino a far capire alla gente, a più gente possibile, che bisogna opporsi al modo più caro e pericoloso di fare acqua calda perché esistono sistemi più ecocompatibili per produrre energia. A cominciare dal risparmiarla e non sprecarla. E’ un invito, quello di parlare di nucleare e di ciò che sta succedendo a Fukushima, che giro anche ai colleghi blogger.

Ai nostri politici consiglio di giocarsi il 79, l’86 e l’11. Un bel terno secco in omaggio ai più gravi incidenti nucleari degli ultimi trentadue anni. Per quanto riguarda le barre d’uranio già esistenti e quelle future che sognano, sanno già come possono utilizzarle.

Il terremoto in Giappone avrà pure spostato l’asse terrestre di dieci centimetri, come dicono, ma non ha certamente smosso di un millimetro le convinzioni dei nostri politici filonucleari, anzi nuclearofili.
In Giappone, a causa del catastrofico terremoto dei giorni scorsi, siamo ad un livello 6 di allarme disastro nucleare per alcune centrali, (Chernobyl raggiunse il 7) e se Angela Merkel corre subito ai ripari pensionando per precauzione le centrali tedesche più obsolete e decidendo di investire ancor di più nelle fonti energetiche alternative ed ecocompatibili, la nostra destra al plutonio, il nostro governo ad alto contenuto di stronzio  non demorde, non si schioda dalla convinzione di dover ripristinare il nucleare sul nostro territorio.  Non in Veneto, però, ha già messo le mani avanti il governatore padano.
Non solo tireranno fascisticamente diritto ma hanno la sfrontatezza di definire “irrazionale emotività” la giusta preoccupazione per la sorte di migliaia di persone a rischio contaminazione. In Giappone oggi e domani chissà, anche nell’Italia rinuclearizzata da Nanocurie.

Il governo delle prestigiacome, dei brunettoli e degli altri fenomeni da baraccone, delle mostruosità politiche scaturite dalla ventennale contaminazione berlusconiana, vuole le centrali nucleari ad ogni costo, passando sui cadaveri di chiunque e soprattutto fregandosene della volontà popolare che, tramite un referendum, bandì il nucleare dal nostro paese nel 1987. “Sull’onda emotiva di Chernobyl”, ribattono gli stronzi. Sono sempre quelli che “la volontà popolare è sacra”, non dimentichiamolo. Sacra solo quando a loro conviene e se c’è di mezzo il loro Nanocurie e il Santissimo Interesse.
Perché, parliamoci chiaro, quando i politici si accalorano tanto attorno ad un progetto da portare avanti nel lungo periodo non è mica ideologia o desiderio di migliorare la vita di tutti. In quelle occasioni piovono appalti, tangenti, insomma soldi, interessi economici. La casta radioattiva già si lecca le dita al pensiero di quanto bene farebbero le centrali ai loro conti in banca.
Non conta che la Bonino abbia ricordato molto pragmaticamente che, in ogni caso, la costruzione di nuove centrali, quelle famose di “terza generazione e mezza” di Scajola, comunque pronte tra non meno di vent’anni con costi elevatissimi  e sproporzionati allo stato dei conti pubblici italiani, coprirebbe solo il 4% del fabbisogno energetico nazionale.
Le vogliono, se ne sono incapricciati come delle loro mignotte con i labbroni per le quali sono disposti a rovinarsi. O centrale, fuoco dei miei lombi!

Non ci voleva un terremoto come quello giapponese per ricordare che le centrali nucleari, checché ne dicano i sedicenti esperti a libro paga delle lobbies nucleari, sono giocattolini pericolosi ai quali basta una banalissima mancanza d’acqua nel circuito di raffreddamento per surriscaldarsi e rischiare di esplodere o fondersi con conseguente contaminazione perenne del territorio. Cosa vuoi che sia?
Il nocciolo, è il caso di dirlo, della questione, è la sicurezza di queste supertecnologiche e presuntuose carrette.
Le centrali non saranno mai sicure e comunque per metterle in parziale sicurezza il costo è e sarà sempre talmente elevato che il gioco non vale la candela.
Oltretutto, quando succede il disastro, non è che si dà una ripulitina con il mocio e amen. L’uranio è come il diamante, è per sempre. Il sarcofago di Chernobyl, costruito a tempo di record e a prezzo di tante povere vite umane, quelle degli eroi che nessuno più ricorda, i “liquidatori”, è già da anni marcio, rilascia radiazioni e dovrà essere sostituito prima o poi con una costruzione più moderna che duri almeno un centinaio d’anni. Costo stimato per la  pezza da mettere attorno al culo incandescente della centrale ucraina: un miliardo di dollari, con tendenza al rialzo.
Quando succede il disastro, le radiazioni portano morte e malattia. Non ai membri della casta ma alle persone comuni, a noi. Nelle zone di Ucraina e Bielorussia colpite dalle radiazioni liberate nel disastro di Chernobyl, a distanza di tanti anni dall’evento, i bambini hanno il cervello precocemente invecchiato come quello di persone di settant’anni, gli adulti e i bambini si ammalano di cancro. Alla tiroide, agli occhi, al cervello.
Andare nei boschi in cerca di funghi significa tornare a casa con il naso che gronda sangue e un mal di testa lancinante.
Eppure secondo alcuni basterebbero 28 miseri dollari per acquistare delle pastiglie da dare a ciascun contaminato e che sembrano essere in grado di aiutarli a smaltire le radiazioni.
C’è qualche scienziato che si prende la briga di andare in giro per i villaggi a misurare il livello di radionuclidi assorbiti dalla popolazioni e a distribuire le pastiglie. Ovviamente non si possono curare tutti, moltiplicando i 28 dollari per milioni di persone il costo sarebbe troppo elevato.
E poi l’OMS, l’Organizzazione Mondiale dell’Oscenità, mentre è capace di inventarsi di sana pianta delle pandemie immaginarie solo allo scopo di vendere milioni di vaccini che vanno ad ingrassare BigPharma, non ti racconterà mai cosa possono farti veramente di male le radiazioni. Leggete le cifre ufficiali sugli effetti del disastro di Chernobyl: sono bazzecole.

Perché l’OMS minimizza? Perché per controllare gli effetti delle radiazioni nucleari sulla salute della popolazione mondiale si fa consigliare dall’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Hanno un accordo fin dagli anni 50. Un conflitto di interessi talmente fosforescente che si vede al buio. Vi immaginate l’OMS che, legata all’Agenzia Atomica da un accordo pluridecennale, dichiara qualcosa che potrebbe danneggiarne gli interessi?
Le radiazioni sono dannose, eppure i sedicenti esperti nuclearofili vanno in tv ogni giorno a dire che non è vero, che le barre d’uranio le potresti anche ciucciare a mo’ di calippo.  Una sigaretta, per carità, fa venire il cancro ma una bella sventagliata di radiazioni gentilmente offerta da una centrale in panne invece è quasi una benedizione, a sentir loro.
Tutto ciò non ha senso e quando vedi degli oncologi che sono a favore del nucleare ti chiedi dov’è che si è inceppato il meccanismo. Gente, tra parentesi, che se dovesse sparire il cancro dalla faccia della terra perderebbero i clienti, verrebbe da malignare.

C’è un altro aspetto da considerare, però. I territori contaminati da Chernobyl sono un meraviglioso laboratorio a cielo aperto. Per studiare che cosa? Gli effetti delle radiazioni a breve, medio e lungo periodo su un vasto campione di popolazione, naturalmente. Tutto gratis e su una popolazione tutto sommato a scarso valore aggiunto consumistico e quindi sacrificabile.

Lo so che quando posto i filmati non li guardate ma, vi prego, dedicate una quarantina di minuti alla visione di questo documentario sul post Chernobyl e poi domandatevi: chi paga il prezzo più alto del nucleare? 

Avete notato che quest’anno sui media ci hanno fatto mancare la consueta triturata di maroni sul pericolo pandemia influenzale? Non siete sollevati del fatto che nessuna peste suina, bovina, ovina o aviaria paia minacciarci seriamente, a parte qualche caso in Europa? 
Sarà che negli ultimi anni mi ci ero abituata ma sento la nostalgia di una bella campagna terroristico-mediatica sul pericolo pandemia influenzale con martellamento quotidiano sulla bontà assoluta dei vaccini.
Certo raccomandano di vaccinare soprattutto le categorie a rischio; i medici di base inoculano il nonno a tradimento magari presentandoglisi a casa, ma non siamo ai livelli terroristici dell’anno scorso.
Che abbiano capito che, colpendo al massimo 12-15 pazienti su 1000 negli anni più virulenti, l’influenza rappresenta dopo tutto un piccolo problema rispetto a malattie ben più gravi? 
Che si siano accorti che la grande incidenza delle sindromi influenzali tra i bambini è dovuta al fatto che i piccoli il patrimonio immunitario se lo costruiscono prendendosi le malattie, come è sempre successo, e che se gli anziani si ammalano di meno di influenza è perché nel corso della loro vita hanno già avuto modo di farsi gli anticorpi contro i vari ceppi?
Che non se la siano sentita, diciamo la verità, di spendere altri 184 milioni di euro dei nostri per ingrassare ultieriormente quella buzzicona ingorda di BigPharma? 
Chi lo sa. Magari qualcuno potrebbe ancora chiedere un’investigazione approfondita sul procurato allarme del 2009 e chiedere conto delle migliaia e migliaia di dosi di vaccino contro la peste suina  rimaste inutilizzate e pagate comunque da noi, è ovvio.
Qualcuno potrebbe domandare perché chi aveva amici medici si sentiva sconsigliare un vaccino poco sperimentato e secondo loro non perfettamente sicuro.
Qualcun’altro potrebbe voler sapere cosa è successo nel 2009 in Ucraina, dove la pandemia c’è stata veramente ma nessuno ne ha poi parlato.

Così, meglio non svegliare il can che dorme. Non sia mai che venga fuori una peste canina che fa fuori i politici.
In quel caso, voglio fare la monatta.

“Io so che il vaccino non e’ pericoloso perche’ abbiamo tanti scienziati italiani e stranieri che lo sostengono. E’ stato provato su milioni di persone, vaccini quasi uguali a questo, e non e’ mai successo niente. Vi dovete fidare di me”.
(Prof. Dott. Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute)

Uno che, oltre a giurare sui propri figli, li farà pure vaccinare, secondo quanto ha detto ad una platea di innocenti impuberi.
E già che c’è, per tranquillizzarci ancora di più del fatto che il vaccino è strasicuro-me-possino-cecà, lo giura anche sulla testa della moglie di Sacconi.

P.S. Tutti i medici con i quali ho parlato, dal medico di base al Primario con i controcapperi, tutti, dal primo all’ultimo, sconsigliano il vaccino contro l’A-H1N1.
Non scendono tanto in particolari. Dicono: “Non lo fare” e basta e spesso aggiungono “io non lo farò di certo”.
A parte tutto, e con tutto il rispetto, parlare di vaccini sicuri perchè “quasi uguali a questo” è un’affermazione un po’ forte. Ed anche un po’ faziosa.

Altre parti: 23456

Avete appena sentito Fazio (non quello della Littizzetto ma quello governativo) raccomandare come ogni sera la vaccinazione assolutamente sicura contro la terribile influenza maiala nel più collaborazionista dei TG e temete di finire per credergli?
Come antidoto e vaccino alle “faziosità” ecco il contributo di questa deliziosa suorina, la Dottoressa Teresa Forcades i Vila, monaca benedettina a Barcelona e già medico internista specializzato in igiene pubblica con un master negli Stati Uniti.

Suor Teresa ha pubblicato un testo informativo sull’influenza H1N1 sul suo blog ed ha prodotto il video che vi propongo (è in spagnolo con sottotitoli in inglese), dove parla dei rischi legati al vaccino contro l’influenza H1N1 e del rischio ancora maggiore di una militarizzazione della salute pubblica a base di vaccinazioni forzate con multe e prigione per chi volesse sottrarvisi.

Il testo di Teresa è interessante per la competenza scientifica che ne traspare e per la chiarezza con la quale le tesi che esprime vengono esposte.
Oltre alla visione del video, vi propongo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, rimandandovi alle traduzioni in italiano (1 e 2) del documento originale per ogni ulteriore approfondimento e per la bibliografia delle fonti.

Teresa, nell’introduzione del video, fa la storia del virus influenzale rifacendosi ad un articolo pubblicato sul “New England Journal of Medicine”.
Ogni anno circolano nel mondo i tre tipi di virus influenzale: A -B- C. Essendo il ceppo C piuttosto raro, si deve assumere che le influenze che compaiono ogni anno siano causate dalla combinazione dei ceppi A e B.
Il virus A-H1N1 è lo stesso che causò la pandemia denominata “Spagnola” nel 1918 (20 milioni di morti nel mondo). Quel virus continuò a circolare in forma meno letale grosso modo fino al 1957, poi scomparve, per riapparire nel 1977 dopo che era stato risintetizzato in laboratorio durante studi sui resti di una donna Inuit deceduta nel 1918 a causa della pandemia.
Dal 1977, quindi, il virus A-H1N1 compare di frequente nel pool di virus influenzali che circolano ogni anno nel mondo. Cosa c’è di veramente nuovo nella versione di quest’anno, detta anche influenza suina? Nulla, a parte il ceppo differente: S-OIV.
I primi due casi comparsi quest’anno di influenza da virus A-H1N1 (S-OIV) risalgono al 17 aprile in California. Al 15 settembre questa epidemia ha causato nel mondo 3.559 decessi, 137 dei quali in Europa. Secondo tutti gli studi epidemiologici si tratta di un ceppo virale ad alta contagiosità ma a bassa mortalità, tenendo presente che ogni anno nel mondo si verificano tra 40.000 e 220.000 decessi per complicazioni da influenza.
Insomma, quella attuale sarebbe una variante assolutamente non pericolosa delle solite influenze stagionali. Non solo. Gli individui oltre i 60 anni mostrano una immunità del 33% maggiore rispetto al virus. Nessuna sorpresa visto che durante la loro vita hanno avuto modo di entrare in contatto già altre volte con esso.

Quello che la dottoressa Forcades nota, rispetto all’epidemia di quest’anno, è una serie di irregolarità, alcune delle quali decisamente inquietanti, che non derivano dall’elemento virale ma da quello umano.
Alla fine di gennaio di quest’anno, come documenta anche un’interrogazione del Parlamento austriaco, la casa farmaceutica americana Baxter consegnò a 16 laboratori di Repubblica Ceca, Austria, Slovenia e Germania 72 kg. di materiale destinato alla produzione di vaccino anti-influenzale che avrebbe dovuto essere distribuito in quei paesi nei mesi di febbraio e marzo.
Il tecnico di un laboratorio ceco, per eccesso di scrupolo e su propria esclusiva iniziativa, sottopose il materiale inviato dalla Baxter a test di tossicità sui furetti. Gli animali morirono tutti.
Ulteriori test rivelarono che il materiale virale era composto da una combinazione di due virus vivi e non attenuati: il virus dell’influenza aviaria, caratterizzato da bassa contagiosità ma alta mortalità, e un normale virus influenzale umano a bassa mortalità ma alta contagiosità.
Se questa contaminazione con virus vivi di un vaccino normalmente composto da virus attenuati non fosse stata scoperta in maniera del tutto casuale e provvidenziale, staremmo forse affrontando oggi una vera pandemia assai più grave di quelle paventate in questi giorni.
La Baxter si giustificò dicendo che il materiale inviato ai laboratori non era destinato alla profilassi umana ma l’inquietudine legata a questo misterioso episodio rimane. Soprattutto se pensiamo che uno dei laboratori destinatari del materiale contaminato sta preparando il vaccino contro l’influenza A-H1N1.

Altre stranezze. In aprile, come si è visto, compaiono i primi due casi di “nuova” influenza. L’11 giugno l’OMS dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.
C’è un dettaglio importante, però, che i media non hanno riportato. Nel mese di maggio 2009 l’OMS ha ufficialmente modificato la definizione di pandemia. Se prima, con quel termine, si definiva “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente, caratterizzato da alta mortalità”, dal mese di maggio si definisce pandemia semplicemente “la diffusione di un agente infettivo in vari paesi contemporaneamente”. Togliendo l’alta mortalità è evidente che qualunque malattia sufficientemente diffusa a livello planetario potrà giustificare un Allarme Pandemia e le conseguenti campagne di terrorismo psicologico.
Le motivazioni di questo comportamento sono squisitamente politiche. Dal 2005, dopo i casi di influenza aviaria, l’OMS non offre più ai suoi membri raccomandazioni (sull’uso di vaccini o altri presidi) ma dà ORDINI.
Se l’OMS dice che c’è una pandemia, e oggi lo può dire anche se non ci sono i morti necessari, il governo americano è obbligato a dichiarare l’EMERGENZA SANITARIA e, per esempio, un domani, rendere una vaccinazione OBBLIGATORIA. Nel Massachussetts si stanno già studiando leggi che puniscano con 1000 $ di multa al giorno chi si sottraesse ad una vaccinazione coatta.

Suor Teresa illustra quindi i rischi legati agli effetti collaterali del vaccino contro il virus A-H1N1.
La campagna vaccinale di quest’anno presenta alcune novità.
La prima è che le organizzazioni sanitarie raccomandano di somministrare il nuovo vaccino contro il virus A-H1N1 in almeno due dosi e di non eliminare la tradizionale vaccinazione influenzale stagionale. Quindi si deduce che una persona potrebbe ricevere tre inoculazioni di vaccino in breve tempo, aumentando di conseguenza di tre volte il rischio di reazioni avverse.

Seconda novità. Nei vaccini sono presenti dei coadiuvanti, ovvero sostanze che, stimolando il sistema immunitario, ne facilitano la risposta. Ebbene, quest’anno è stato introdotto un coadiuvante di nuova concezione che aumenterebbe fino a 10 volte la risposta immunitaria, permettendo, tra l’altro, di diminuire la quantità di antigene (virus) presente nella dose di vaccino. Insomma, come succede con la droga, dovendo preparare un enorme numero di dosi, si taglia la roba con della merda.
Questi coadiuvanti, come l’associazione tra polisorbato e squalene, sono molto chiacchierati e sospettati di causare la cosiddetta “Sindrome del Golfo”, una costellazione di sintomi e patologie che si manifestò per primi nei soldati inviati in Iraq durante le guerre dei Bush e che venivano sottoposti a veri e propri bombardamenti preventivi di vaccini contro ogni possibile eventualità di guerra batteriologica.

Iperstimolazione del sistema immunitario con conseguente possibile insorgenza di malattie autoimmuni, tossicità di alcuni componenti (thiomersal e formaldeide) e rischio di insorgenza di paralisi tipo Guillain-Barré.
Molto saggiamente la nostra dottoressa Forcades si domanda se abbia senso rischiare tutto ciò per evitare due-tre giorni di febbre, raffreddore e tosse.

E se il virus dovesse mutare e divenire più aggressivo? A maggior ragione il vaccino sarebbe inutile perchè non programmato per una mutazione. Per giunta non risulta che il virus A sia mai mutato negli ultimi 70 anni. C’è una legge non scritta che stabilisce che,siccome un virus troppo letale uccide l’ospite e quindi anche se stesso, non è salutare per i virus voler assomigliare tutti ad Ebola. Meglio accontentarsi di provocare il raffreddore, disturbo odioso ma assolutamente benigno.

Terza ed ultima novità legata alla “pandemia A”, gli accordi che i paesi sono costretti a sottoscrivere con Big Pharma per liberarla da qualunque conseguenza legale e risarcitoria nei confronti di eventuali danneggiati dai vaccini. Non solo i BigPharmamen non saranno punibili nemmeno se nascessero legioni di bimbi con le manine attaccate alle spalle ma anche i politici che hanno firmato il patto con cotanti diavoli resteranno impuniti. Il Lodo Vaccino.
Anche il governo italiano ha sottoscritto qualcosa di simile, tutto rigorosamente mantenuto sotto segreto di stato “perchè siamo in emergenza”. Citofonare Sacconi e Fazio.

La nostra Santa Teresa dell’Informazione termina il suo video con un appello alla società civile affinchè vigili su questi rischi di limitazione dei diritti civili, rappresentati da vaccinazioni forzate ed impunità per chi potenzialmente attenta alla salute pubblica.
Fa l’esempio della reazione del popolo spagnolo all’indomani dell’attentato di Madrid, quando il pupo Aznar la fece fuori dal vaso tirando in ballo l’ETA e mentendo spudoratamente alla sua gente.
Il popolo spagnolo si mosse e lo cacciò a calci in culo a furia di tam tam ed SMS che esposero le menzogne governative.

Già, in Spagna una suora incita alla rivoluzione e noi siamo quasi un popolo lobotomizzato che passa la giornata a battere la fronte contro lo schermo televisivo. Che sia proprio che ci meritiamo i Sacconi?

Oh, se ne vedono e sentono cose in queste serate al TG1 che voi italiani non potreste nemmeno immaginare.
Flaconi di Amuchina ammucchiati sui bastioni delle farmacie, ragazzini in fiamme per la febbre nelle astanterie degli ospedali; poveri innocenti impuberi usati come testimonials involontari ed occulti di noti antipiretici che cominciano per Tachi e finiscono per pirina.

Tutto questo per celebrare la grande PsyOp (operazione psicologica) messa in piedi da Big Pharma per piazzare diversi milioni di dosi di un vaccino approntato in fretta e furia dopo che in Messico c’era stata, mesi fa, una provvidenziale moria per una volta non attribuibile ai cartelli della droga che lasciano cadaveri decapitati per strada ma alla sporcizia ed al degrado di alcuni allevamenti suini che avevano favorito lo sviluppo di un nuovo ceppo virale. Virus influenzale passato dai porci agli uomini, apriti cielo! Pandemia in arrivo sul primo binario.

Giova ricordarlo. La peste in Europa dilagò nei secoli passati perchè eravamo degli zozzoni e vivevamo in ambienti di assoluta lordura. Leggere il famoso “Profumo” di Suskind, che si riferisce ad un’epoca più tarda e quindi evoluta, il Settecento, per averne una vaga idea.
La famigerata Spagnola del 1918 dilagò soprattutto a causa della guerra, della malnutrizione e della scarsa igiene. Una miscela esplosiva.
L’ultima vera pandemia influenzale risale al 1968-1969. Dopodichè siamo morti più che altro per la paura di morire d’influenza.

Ai giorni nostri, alle nostre latitudini popolate di supernutriti, ipervitaminizzati e lavati e disinfettati in ammollo con schiuma frenata, parlare di pandemia fa un po’ ridere.
Eppure i media, senza i quali la PsyOp sarebbe irrealizzabile, ormai da mesi ci stanno triturando i coglioni con la necessità di vaccinarsi, soprattutto le “categorie a rischio” per evitare tre giorni di assenza dal lavoro che potrebbero mettere in ginocchio il “sistema paese”.

La definirei una campagna propagandistica, un’operazione psicologica ad elastico. Prima si spaventa la gente, poi la si rassicura. E’ un’influenzucola. Però tutti i bambini devono essere vaccinati. No, i bambini non è necessario vaccinarli.
Questo tira e molla non fa altro che accrescere l’ansia ed il sospetto che le autorità stiano minimizzando l’entità del contagio, quindi è meglio correre a vaccinarsi.
Capito come funziona?
Nessuno pensa che non vi sono e non potrebbero esservi mai abbastanza dosi per tutti, per alcuna pandemia. Se veramente arrivasse un’influenza con i controfiocchi a lutto, non rimarrebbe che sperare di essere tra i monatti che vanno a recuperare gli sfortunati che “non ce l’hanno fatta”, come dicono al TG. I vaccini sono un bisinissi volutamente limitato ad una fetta di popolazione.

Ogni anno abbiamo qualche decina di migliaia di morti per malattie respiratorie. In questi giorni ci sono diversi morti, certo, ma nessuna prova che siano tutti dovuti al virus A e quindi alla pandemia. Infatti i media ammettono sempre che erano persone affette da patologie pregresse gravi.
Non vi è certezza prima di tutto perchè non si sa se il tampone venga eseguito su tutti i malati.
Se vi sono milioni di dosi di vaccino devono esserci anche i tamponi per il Test per la positività al virus H1N1, non è così? Preoccupa sinceramente sentire dei medici dire: “Non abbiamo fatto il test ma sicuramente il decesso è avvenuto per l’H1N1″. L’ipotesi nulla si rivolta nella tomba.

La novità di quest’anno, nel bombardamento mediatico, oltre al solito vaccino ed agli antivirali – farmaci assolutamente inutili, a parte forse solo l’Aciclovir per gli herpes e soprattutto costosi, è che basta lavarsi le mani (e i produttori di disinfettanti se le fregano, le mani). Poi ci sono le mascherine, con il turbo o senza, i gel e tutto ciò che ingrassa il farmacista.

Il vaccino, soprattutto. Apprendiamo che i medici, i primi che dovrebbero in teoria spararselo nel deltoide, per la maggior parte – se mi scusate il termine – vanno in culo e lo rifiutano. Già un dubbio ci viene.
Quando poi altri medici, evidentemente della categoria che arriva a chiedere 60 euro ad una mamma iperansiosa per vaccinare il bambino vanno in TV a giurare e spergiurare sulle teste dei loro figli che il vaccino è sicuro, che chi è contro il vaccino non sa cosa dice, che mi possa cadere un occhio nel lavandino se questo vaccino non è ultrastramegasicuro, allora i dubbi non si contano più.

Cosa c’è di meglio del bugiardino per conoscere da vicino un farmaco o un qualsiasi altro intruglio di BigPharma? Il sito dell’EMEA (Agenzia Europea del Farmaco) ci offre il foglio illustrativo del Focetria, l’ultima creatura vaccinale contro il terribilissimo e fantomatico più di Bin Laden H1N1.
In TV ci raccomandano di vaccinare le donne incinte. Ma quali, quelle incinte solo un po’, agli inizi quindi nel periodo più a rischio di eventuali malformazioni, oppure quelle che hanno la pancia già pronta ad esplodere?
Leggiamo il bugiardino:

Gravidanza e allattamento
Informi il medico in caso sospetti di essere incinta o programmi una gravidanza. Deve consultare il medico relativamente alla possibilità di ricevere Focetria.
Il vaccino può essere usato durante l’allattamento.

Detto che è dai tempi del talidomide che BigPharma si para il culone raccomandando di non dare alle donne gravide nemmeno una zigulì, sembra che qualche precauzione sia necessaria da parte di chi è in stato interessante. Il tono è quanto meno quello dei cartelli che si leggono nei reparti di radiologia.

Quali effetti collaterali potrebbero derivare dall’utilizzo del vaccino? A parte le solite reazioni allergiche dovute soprattutto ai vari eccipienti, alle proteine dell’uovo, eccetera, sono contemplate, seppur raramente, le seguenti estreme reazioni avverse:

Vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni che può causare eruzioni cutanee, dolori alle articolazioni e problemi renali), disturbi neurologici, come encefalomielite (infiammazione del sistema nervoso centrale), neurite (infiammazione dei nervi) e una forma di paralisi nota come sindrome di Guillain-Barré.

Insomma, è sicuro un vaccino realizzato in così breve tempo ed in assenza di studi di follow-up, quelli che evidenziano eventuali tossicità a medio e lungo termine? Non lo sappiamo perchè le autorizzazioni per la messa sul mercato di questo e degli altri vaccini contro l’H1N1 sono state rilasciate un po’ troppo alla svelta, secondo alcuni.
Tanta fretta potrebbe nascondere grossi interessi. 24 milioni di dosi acquistate dal governo italiano da una multinazionale del farmaco grazie ad un contratto molto chiacchierato fanno una bella cifra. Peccato che nessuno la conosca. Ecco perchè la Corte dei Conti vuole vederci chiaro.

La saga continua…

E’ commovente il nostro premier rinfanciullito, questo anziano affetto da una malattia da poppanti, quasi un Benjamin Button che invece di invecchiare regredisce verso una pericolosa prima infanzia.
Cosa dovremo attenderci adesso? Un’assenza dall’agone politico a causa dei dentini che fanno male? Morbillo, rosolia ed orecchioni in rapida sequenza? Un rigurgito da latte? Che tenero. Scatena quasi l’istinto materno.

Nonostante la lingua a lampone e la gola infiammata che, in altri tempi ed in ben altre condizioni igienico-sanitarie provocava l’exitus da soffocamento – ricordate signore mie coetanee la dolce Beth, la sorella angelo di “Piccole Donne”, morta per i postumi tubercolosi di una scarlattina, quante lacrime ci provocava? – il nostro bimbetto non perde la tradizionale cattiveria.

Ieri sera a “Ballarò”, nonostante appunto un lievissimo impeciamento linguale, non ha mancato di riprendere con la solita arroganza del padrun il conduttore che si ostinava a non assumere la posizione a pelle di leone ed ha appiccicato la lettera “C” scarlatta di “COMUNISTI” sul petto dei giudici cattivi che hanno il torto di considerare ancora la corruzione di testimoni e giudici un reato. “COMUNISTI!, COMUNISTI!” inveiva, e chissà che dolore quella c dura da pronunciare con la lingua ancora sofferente. L’ennesimo crimine del comunismo.
Ha addirittura invitato Floris a casa sua per contagiarlo meglio. E’ per questo allora che ha ricevuto Tremonti?

Che poi sarà malato per davvero? Dopo la fantomatica tempesta di neve (o nebbia, in una seconda versione) postsovietica che nessuna webcam ha catturato, questa strana infermità da semidivezzo.
Nessuna meraviglia, l’ha contratta dai nipotini. Ne ha a vagonate. I Berlusconi si riproducono per scissione. Villa San Martino è un kinderheim.
E’ Marcello Veneziani che si è fatto un brutto viaggio, ma proprio da acidi scaduti, una fantasia un sacco losca su presunti contatti pedofili attribuendo poi la propria fantasia malata alla sinistra. Lo so, è difficile da credere che siano ridotti così ma il delirante articolo è qui sul “Giornale”.

Auguri al piccolo Silvio e complimenti a Dio che, dovendo inviargli una malattia stagionale, ha pensato a qualcosa di ROSSO. Quasi una divina zingarata.
Sono malata e perfino febbricitante* e non ho la forza di commentare lo schifo dell’informazione televisiva che perde minuti preziosi di democrazia per dirci che quest’anno sono così di moda i sandali alla schiava che ce l’hanno tutte le mogli dei calciatori. Ma annatevene…
Oppure pensare al Gran Bugiardo Matricolato che racconta l’ennesima spudorata menzogna smentendo il gossip addirittura da un giornale di gossip come “Chi”; con il “Giornale” che riprende l’intervista come fosse una cosa seria e tuona contro i giornali che con i pettegolezzi fanno cadere un PIL al giorno. E’ sempre colpa di qualcun’altro, si sa.

Pinocchioni non avrà organizzato i festini ma vi ha certamente partecipato. I colloqui intimi con la Patty li abbiamo sentiti, siamo mica sordi. E quando raccomandava alla signora di toccarsi di più a cosa si riferiva? A me viene in mente la Moana della Guzzanti: “C. Ti tocchi?

Sono malata, raffreddata e con una tosse da Dame aux Camelias all’ultimo atto ma accolgo l’invito del presidente neapolitaner, giustamente preoccupato a causa dei legaioli e del bugiardone che rischiano di non organizzare nulla per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, neanche una bicchierata in compagnia.

Vi offro una mia ricetta, con i nostri tre bei colori: bianco, rosso e verde.

Maritati della Papera Tricolore

maritati pugliesi freschi (misto di maccheroncini e orecchiette)
1 pomodoro bello rosso e maturo
2 zucchine
2 cipolline fresche
olio, sale, peperoncino

Mentre cuociono i maritati in acqua salata bollente (7-8 minuti), in una padella capiente (io uso il wok) versate un po’ d’olio, tritateci le cipolline e unite le zucchine e il pomodoro anch’essi a dadini. Fate cuocere a fuoco vivo, salate e peperoncinate (con cuidado). Una volta cotti i maritati versateli nella padella e mescolateli bene affinchè siano ben conditi.

* Maledetta aria condizionata. Oppure, visto che ho fatto pensieri suini l’altro giorno, che sia influenza maiala?

Il terrorismo globale non svolazza più con aeroplani sui grattacieli minacciando sfracelli e controlled demolitions ma si insinua più comodamente nelle nostre case utilizzando il portale di quella Grande Cloaca alimentata a propaganda che è diventata la televisione.
Che le notizie sulla Pandemia influenzale siano una di queste belle psyops create ad arte per spaventare i consumatori e spingerli ad acquistare il Nuovo Grande Prodotto, ovvero il vaccino miracoloso contro la Pandemia, non vi sono dubbi. Lo dice il modo schizofrenico con cui se ne parla: un uso sapiente del bastone e della carota.
Un giorno titolone a tutta pagina e quello seguente, trafiletto in cronaca. Oggi apertura del TG a tutto strillo, domani servizietto dell’esperta in marchette farmaceutiche con intervista al medico che sdrammatizza. “Il virus non muta”, “il virus non è pericoloso”. E allora, dico io, perchè cazzo dovremmo correre tutti a vaccinarci?

I motivi di questa campagna vergognosamente terroristica sono plurimi. Il più basso e infimo di grado in assoluto possiamo chiamarlo “al lavoratore non è permesso ammalarsi e mettersi in malattia” e nasce dal fatto che chi si ammala si assenta dal lavoro e tocca pagargli lo stesso le giornate. Una cosa che al capitale sta proprio qui, sul gargarozzo, come un rospo che non va né su né giù. Addirittura, il loro idolo Brunetta, dall’alto della sua efficienza, aveva pensato di punire i malati di cancro che rimangono a casa in occasione della chemio. Cosa volete che sia un pò di vomito. Su, su, a lavorare, pelandroni!
Figuriamoci se milioni di impiegati, operai e stipendiati misti dovessero restare a casa una settimana in inverno per un pò di febbre e costipazione. Chi lo manda avanti il “Sistema Paese”?

Così Big Pharma, il braccio armato di siringa del potere si inventa il bisinissi del vaccino antinfluenzale, una delle più colossali stronzate di tutti i tempi. Che, da una parte, masturba il padrone promettendogli manovalanza immune da ogni male come un esercito di termiti e dall’altra promette a sé stessa miliardi di dollari di guadagni.

Dice: “Ma i vaccini sono utili, hanno debellato le malattie più terribili”. Eh, passò quel tempo, Jenner!
Le malattie di cui si parla: poliomielite, difterite, scarlattina, vaiolo ed affini, sono scomparse solo in parte grazie ai vaccini. Senza dimenticare che le malattie spariscono anche per un processo evolutivo naturale, (chiedetelo a Yersinia Pestis), il vaccino del vaiolo, ad esempio, fu abolito, nell’ormai lontano 1977, perchè si era dimostrato più dannoso del vaiolo stesso.

Le vaccinazioni sono un fatto relativamente recente. Nel mondo circolano ancora milioni di persone che non sono state mai vaccinate e potrebbero essere contagiate, eppure certe malattie sono scomparse ugualmente.
Ancora un esempio: le persone immuni alla poliomielite sono coloro che non hanno più di cinquant’anni. Sono quelli circa della mia età, che furono sottoposti alle vaccinazioni nei primi anni sessanta, la prima volta con il vaccino Salk (alcune partite del quale erano contaminate con virus di scimmia, simili a quello che è poi diventato famoso e famigerato come HIV), e la seconda, dal 1964 in poi, con il vaccino Sabin, preparato con virus non accoppato come nel Salk, ma vivo (anche se attenuato). Se ne deduce che le persone oltre i cinquant’anni non siano coperte dalla vaccinazione antipolio. Eppure la polio non è più ricomparsa a colpire le persone non coperte dall’immunizzazione.

Per quanto riguarda le altre malattie attualmente trattate con vaccinazione preventiva: epatite B, meningite, morbillo, rosolia ecc., si tratta di vaccini che comportano una certa percentuale di rischio “effetti collaterali”. E ciò vale anche per i vaccini antinfluenzali, comunemente ritenuti innocui come caramelline Zigulì, tanto da essere somministrati alla carlona anche alla nonnina già con il passaporto pronto per l’aldilà.
Non si parla di effettucci così, di un pò di rossore cutaneo e di febbre, si parla di seri danni neurologici.
In un post precedente ho raccontato cosa accadde negli Stati Uniti nel 1976 in occasione di una campagna di vaccinazione antinfluenzale di massa condotta in fretta e senza valutarne le conseguenze: un’epidemia di casi di sindrome di Guillain-Barré, una sindrome neurologica altamente invalidante.

A parte la “Spagnola”, che uccise milioni di persone per una concatenazione di sfortunate circostanze, l’ultima grande pandemia influenzale è stata quella del 1968-69. Tutte le statistiche epidemiologiche suggeriscono che l’influenza è una malattia in calo. E’ però quella che si presta maggiormente a fungere da spauracchio per operazioni di marketing “virale” (è proprio il caso di dirlo) su scala globale.
Proprio il terrore inconscio che ispira il vaghissimo ricordo di un morbo che spazzò via milioni di persone nel 1918 permette oggi di terrorizzare le masse con minacce di altrettante micidiali sciagure in arrivo.
Eppure, chi appartiene alla classe d’età che sopravvisse la Spagnola o che contrasse le influenze del 57-58 e del 68-69, non ha mai più avuto l’influenza da allora. Tosse, raffreddore, si, ma influenza vera no.
Perchè anche l’influenza, come tutte le malattie virali, una volta contratta, ci rende immuni ad un secondo contagio. Loro, i venditori di fialette, sono pronti a dire che il virus muta, ma è una sciocchezza. Un virus muta si ma entro certi limiti e le caratteristiche base sono quelle che vengono riconosciute dall’immunità natuale, che è in grado di debellare anche le varianti del prototipo.

Il sistema più efficace di crearsi un’immunità contro la malattia provocata da qualunque tipo di antigene è di ammalarsi della malattia stessa.
Anche i sassi sanno che chi ha avuto il morbillo non lo avrà una seconda volta.
Se la medicina si concentrasse nella ricerca su come potenziare, riparare ed ottimizzare il sistema immunitario avrebbe la chiave per sconfiggere tutte le malattie, compreso il cancro.
Tutti noi conosciamo persone che non si ammalano mai, che hanno contatti intimi con portatori di malattie sessualmente trasmissibili ma non ne vengono contagiati, che superano infezioni con appena due-tre giorni di malessere, che sconfiggono il cancro e ne guariscono ripetutamente.
Queste persone non sono superuomini o superdonne, sono individui dal sistema immunitario perfetto.
Andrebbero studiati dalla mattina alla sera, impegnando mezzi, ricercatori e denaro e invece Big Pharma preferisce insistere sulla strada del vaccino per ogni cosa. Tradotto in bigpharmese significa: milioni di dosi=milioni di dollari.

Big Pharma non fa guarire la gente, non ha interesse a che il cancro sparisca (sparirebbero anche i chemioterapici) vuole solo appioppargli dei farmaci ed altri prodotti costosi o costosissimi e possibilmente inutili, così le malattie continueranno a colpirci e loro a guadagnare. Se poi gli intruglietti sono anche dannosi, chi se ne frega. Si può sempre dare la colpa a qualche virus concomitante che ti ha provocato la diarrea emorragica.
Non scandalizzatevi di questo assalto frontale alla medicina tradizionale ed all’industria farmaceutica. Qualcuno mi spieghi perchè ogni giorno sconfiggiamo il cancro in situ semplicemente con un buon uso delle cellule K e non si potrebbe trovare il modo di far funzionare le cellule K evidentemente difettose dei malati di cancro senza ammazzarle con i chemioterapici.

La cosa più triste, come vediamo dal battage pubblicitario atto a vendere ai governi milioni di dosi di un vaccino dagli effetti collaterali sconosciuti perchè non ci sarà il tempo di scoprirli e catalogarli, è che la salute pubblica diventa un dettaglio di fronte alla prospettiva di guadagno.
E’ vero che la Sanità ha un costo e per questo si giustificano le vaccinazioni di massa ma la Malattia è soprattutto business e la contraddizione si gioca sulla nostra pelle.
Big Pharma si comporta come una Wanna Marchi imbonitrice di acqua fresca e l’informazione è il suo Do Nascimiento.


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