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Allora, in soldoni, la situazione vista dallo Spazio è la seguente. L’Italia è occupata dalla Padania e dal Regno delle Tre Mafie. Prigioniera nelle mani di un vecchio postinfartuato cerebrale fissato sull’endogamia fiscale il quale, per ottenerla a tutti i costi perché se no muore, si è alleato con un altro vecchio pregiudicato incallito che si è messo in testa di farla franca su tutti i fronti processuali che lo riguardano.
I due assieme intendono calpestare qualsiasi cosa si pari di fronte alla loro volontà scellerata, soprattutto la Costituzione repubblicana che non è roba loro ma Nostra.

Sembra proprio la messa in pratica di quel famigerato patto, caldeggiato dagli ideologi della Lega, che intendeva spaccare l’Italia in due e vietnamizzarla. Con il Nord consegnato ad una classe politica predona, avida, ignorante, incapace e dal cervello infarcito di una polenta velenosa fatta di nazionalismo fantastico, razzismo e paganesimo di ritorno e  il Sud in balìa della criminalità organizzata mafiosa e dei suoi loschi traffici. Patto che forse fu veramente firmato sui cadaveri ancora caldi di Falcone e Borsellino. Stipulato sotto gli occhi di una cinica realpolitik imperiale che, in cambio di qualche beneficio in termini di “divide et impera”, se ne fregava come al solito dei destini di una delle sue provincie.
E forse i padani taragni non avevano calcolato che il Regno delle Tre Mafie si sarebbe pian piano allargato al Nord, ‘ndranghetizzando la loro nebbiosa Brianza. Ben gli sta.
E’ questa, dal punto di vista di Noi Italiani, a tutti gli effetti, un’occupazione straniera, visto che i padani si considerano razza (assai bastarda) a parte. 
L’Italia vera, quella che compie 150 anni quest’anno, quella di cui una volta non dovevamo vergognarci, non vuole il federalismo, perché sa che è una minchiata che non ci possiamo permettere. Che aumenterebbe le tasse ai cittadini ed alle imprese, introdurrebbe i dazi per entrare nelle città turistiche (tassare il turismo, che genialata!), che, sotto forma di aumento dell’IMU (tassare le imprese, che menti!) farebbe rientrare dalla finestra l’ICI uscita dalla porta. Che, se passerà, favorirà i proprietari di seconde case al mare e i padroni di case in affitto ma non le buste paghe che diventeranno più leggere se i comuni decideranno di spremerle con le varie tasse di scopo.

Come tutte le occupazioni straniere ci sono perfino  le rappresaglie sui civili. Siccome era un’idea dell’UDC e Pierferdy Casini ha ostacolato i due vecchiacci, via dal progetto di legge il bonus affitti di 400 milioni di euro per le famiglie con figli a carico, tiè! Mamma chiama e Calderoli va.

Per il momento il Parlamento ha respinto la bozza della legge sul federalismo con un risicato “fifteen all” ma Berlusconi, come un McEnroe dei tempi andati, ha preso a racchettate il giudice di sedia e ha sbraitato che la legge passerà lo stesso. Gioco, partita e incontro. Anzi, Grande Slam.
“Federalismo o morte”, biascica Bossi con i neuroni rimasti. La base leghista, che non sa nemmeno cosa significhi veramente federalismo in termini di attacco alla scarsella e non immagina nemmeno quanto verrà sfondata di tasse, dovesse passare, è in fermento.

Allora, signori, siccome a volere lo stramaledetto federalismo sono una manciata di regioni al massimo, diamoglielo e facciamola finita. Via Lombardia, Veneto e chi altro vuole dall’Italia. Via tutti dal SSN. L’assistenza medica da domani se la pagano con il sudore delle loro chiappe lombardovenete. Si pagano il dottore, le medicine e tutto.
Via le basi NATO, e se la Slovenia li invade, cazzi loro. Si comprino i loro carri armati e i loro caccia come tutti. Si paghino un esercito. Costa un po’ caro ma vuoi mettere poi partecipare alle missioni di pace? Noi non daremo loro più nemmeno un fuciletto a tappo.
Non vi piace Roma? Secessione allora, ma secessione vera, dura, non il Vapensiero cantato sul palcoscenico con le comparse con l’orologio e le quinte di cartapesta. Basta pagliacciate sul prato di Pontida con il Bossi che ce l’aveva duro.
Secessione si ma deve essere una roba pesa. Ricominciare tutto da capo, con le ‘ndrine che spingono alla porta per papparsi tutta la loro triste Brianza  mentre i padani sbraitano contro i négher.
Non è una bella prospettiva, vero? Eppure non è ciò che i padani vogliono? Se si potesse farglielo ingoiare tutto, il federalismo, e solo a loro, io non avrei nulla in contrario. Anzi, vorrei che lo provassero fino in fondo e senza pietà.

Purtroppo invece ci andiamo ci mezzo tutti, il Nord non leghista e tutti coloro che sanno bene che la Padania non esiste ma è solo l’albero degli zecchini con il quale il Gatto Umberto e la Volpe Silvio, questi bugiardi matricolati, hanno imbrogliato la loro base elettorale. Zecchini che ci sono, è vero, ma vanno tutti nelle tasche della cricca e nelle borsette firmate delle mignotte.
A proposito. Non è per razzismo o cattiveria ma, dopo Craxi e Berlusconi, se Milano si asterrà nei prossimi duecento anni dal fornirci statisti di tal pregio, gliene saremmo infinitamente grati.

Il gatto e la volpe si sostengono a vicenda anche se sono due morti che camminano. Se cade uno precipita anche l’altro. Siamo la repubblica degli zombie e dei vampiri. Ci vorrebbero degli esorcisti di quelli buoni e un paio di paletti di frassino.

Basterebbe un calcio ad uno dei piloni e crollerebbe tutta la baracca ma nessuno è capace di tirare fuori le palle per farlo. Ci vorrebbe un’ispirazione dal Cielo. Bisognerebbe che Napolitano entrasse in una cabina telefonica e ne uscisse con il costume di  SuperPertini. Ma si, figurati.
C’era una volta un popolo, quello italiano, che sapeva amare un uomo chiamato Sandro Pertini e riconoscere come tali, distinguendole dalla rettitudine, la cattiveria e disonestà dei personaggi interpretati da un grandissimo attore, Alberto Sordi. Ora quegli italiani non ci sono più o sono ridotti ad una minoranza sempre più silenziosa ed annichilita.

Sandro Pertini è stato, senza se e senza ma, il più grande Presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Un uomo di sani e robusti principi costituzionali. Altro che i paladini del bene e le altre minchiate del padrino delle ferriere.
Sandro era uno che, alla domanda su cosa pensasse della corruzione, avrebbe saputo cosa rispondere, magari con durezza, ma non avrebbe mai detto, fuggendo, “Non dovete chiederlo a me”. (Ogni riferimento a presidenti esistenti ed attualmente in carica è puramente casuale.)

Alberto Sordi era l’artista che impersonava spesso l’italianità peggiore , quella furbetta, opportunista, vigliacchetta con i forti e bastarda con i deboli. Ai suoi tempi erano macchiette, esagerazioni per il pubblico che ci facevano solo ridere. Oggi tutto ciò che Albertone ha incarnato in decine e decine di film siamo noi, che ci piaccia o no. Con l’aggravante inedita della cattiveria razzista e dell’assoluta disinibizione delinquenziale dei profittatori e ladri di regime. Questi personaggi non ci fanno ridere affatto. Ci fanno solo rabbia.

Sandro e Alberto ci lasciarono il 24 febbraio, rispettivamente di venti e sette anni fa.

Tre anni fa, infine, proprio in queste ore, mi lasciava la donna responsabile di tutto ciò che sono io adesso, a quasi …anta anni, l’ispiratrice e maestra di tutti i miei valori e principi. L’amica, la guida e il sostegno dei momenti difficili. La dispensatrice di un amore gigantesco, che ancora sento scorrermi addosso impetuoso. Mi lasciava l’amore della mia vita. Mia madre.

Vorremmo voi foste qui. La vostra mancanza fa male.

Giusto per ribadire il concetto.

Napolitano può fare di tutta un’erba un fascio e confondere giudici e imputati.
Può applicare il Codice Maanchista del falso super-partes che in realtà fa il gioco di una delle parti.
Può interpretare ancora ad libitum l’amico del giaguaro.
Può far finta che la situazione italiana attuale possa definirsi normale, con un presidente del consiglio che accusa la Giustizia di eversione mentre è probabilmente la Mafia che gli sta recapitando il conto.

Napolitano può andarsene in giro a dire ciò che dice, senza preoccuparsi delle conseguenze e del messaggio destabilizzante che deriva dal suo non schierarsi decisamente dalla parte della Giustizia e di chi le leggi si preoccupa di farle applicare, non di stravolgerle a proprio favore.
Lui può continuare ad ondivagare di qua e di là senza schierarsi dalla parte della legalità senza se e senza ma.

Pertini non l’avrebbe mai fatto.

(E nemmeno Scalfaro e Ciampi, ad onor del vero)
Ah, si è capito che Napolitano non è il “mio” presidente?

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