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Poer nano. Sono giorni che gli rubano la scena. In appena una settimana gli sono passati davanti:  l’ex amico bunga-bunga bombardato, i principessi sposi d’Albione, l’instant pope e, mazzata finale, il Bin Laden schiattato con Obama che dà l’ordine con il pizzino come un Provenzano qualsiasi, solo un po’ più abbronzato. 
Altro che piano C.A.S.E. Qui nessuno se lo fila più il premiernano, solo i giudici communista. Nessuno che gli scateni contro i Navy Seals o le teste di cuoio. Casomai, solo qualche testa di minchia tipo i suoi ministri.
Ha ragione a dormire*. E che deve fare d’altro, poraccio?
*(Caro Presidente Napolitano, la prossima volta si munisca di pungolo da maiali.)
Ho parlato di una donna e santa discussa, Madre Teresa e continuo, senza tema di polemiche, con un’altra donna, ancora più discussa, Evita, per la quale da anni giace in Vaticano la pratica di beatificazione.

Se facciamo una breve ricerca nella memoria, alla parola Evita ci possono venire in mente l’Argentina, Madonna, il fascista Peron, i descamisados, l’oro dei nazisti, le pellicce e i gioielli ma anche il non risparmiarsi per aiutare i poveri, la malattia e la morte tragica ad appena trentatre anni – gli anni di Cristo, per un cancro all’utero.

Ho letto l’anno scorso la biografia che ha dedicato ad Evita una scrittrice argentina, Alicia Dujovne. Leggendola sono rimasta intrigata, come la sua autrice, dalla camaleontica personalità di questa donna, il cui mistero rimarrà forse mai svelato, mummificato come i suoi resti mortali.
Angelo o demonio? Mostro di fascinazione al servizio del male o angelo vendicatore dell’ingiustizia sociale celato nei panni della puttana santa?
Ha usato Peron fino all’ultimo per i suoi scopi filantropici o è stata il più fenomenale strumento di marketing vivente che una dittatura abbia mai avuto? Credeva veramente che sarebbe stato possibile far cooperare capitale e lavoro o era solo un’illusa?
Era stata scolpita in un unico blocco di contraddizione. Femminista e paladina delle donne ma devota a Peron fino al fanatismo ed alla sottomissione. Anticomunista ma più concretamente vicina al popolo di tanti compagni. Difficile darne un giudizio definitivo positivo o negativo.
Era amata, idolatrata dal suo popolo come nessun’altra regina o donna politica al mondo, su questo non vi sono dubbi.

Eva Duarte era nata povera, bastarda nel modo peggiore perché figlia di un ricco che si era preso un’amante dal gradino più basso della società. Fece tutti i mestieri, compreso forse quello più antico del mondo, per risalire i gradini e giungere fino a quello più alto, quello di moglie del presidente, che nel Sudamerica di allora era un po’ come essere moglie di Dio. La sua mania per i gioielli e le pellicce derivavano sicuramente da un insanabile complesso di inferiorità che lei però curiosamente razionalizzava con il desiderio di essere bella ed attraente per i suoi descamisados, i suoi sostenitori.
Adornata e luccicante come una madonna pellegrina, moglie di un fascista che vendette interi pallets di passaporti falsi per portare in salvo in Argentina i peggiori criminali nazi-fascisti, eppure riusciva ad incantare anche gli operai con le sue tirate contro l’imperialismo e gli sfruttatori. Non andava tanto per il sottile, soprattutto con chi la criticava, con i militari maschilisti che la odiavano e soprattutto con gli oligarchi, i ricchi. Lei che era sempre stata trattata come una puttana e forse, racconta la Dujovne, anche stuprata da ragazzi dell’alta società quando era giovane, ebbe la sua rivincita diventando, per il suo popolo, più pura della Madonna.

Per Evita il fine giustificava i mezzi. Negli ultimi anni della sua vita, dopo il viaggio in Europa, divenuta protettrice dei diseredati a tempo pieno, lavora giorno e notte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Raccoglie vestiti, scarpe, assegna borse di studio, regala personalmente macchine per cucire, consegna assegni cospicui, con le mani sempre inanellate di diamanti. Sono la sua debolezza. Dimentica di mangiare perché deve sfamare il suo popolo e si consuma finché il suo fisico non la divora dall’interno.
La sua agonia ha l’aura del martirio. Non ha le stigmate, Evita, ma non sarebbero stonate sulle sue bianche mani.
E’ in questa parte della sua vita soprattutto che Evita si comporta come una santa. Della santa ha anche tutte le contraddizioni, quelle che la facevano civettare con uno dei peggiori assassini della storia, Ante Pavelic. Il fine giustifica i mezzi?

Si è parlato molto del viaggio che Evita fece in Europa nel 1947, dicevo. Si sa poco o nulla dei colloqui che ebbe con varie personalità, compreso l’ex re d’Italia in esilio, Umberto.
Quando venne in Italia la trattarono da puttana fascista e il Papa la congedò frettolosamente con un rosario e una benedizione. Si sa di certo che aprì alcuni conti a suo nome e a nome del fratello in Svizzera, oltre probabilmente a trasferire in conti sicuri i tesori dei nazisti transfughi in Argentina grazie all’O.D.E.S.S.A. e all’occhio accecato dal furore anticomunista di Vaticano e Stati Uniti.
Dopo la morte prematura di Evita, Juan Peron chiese di entrare in possesso dell’eredità della moglie ma si trovò di fronte ad un imprevisto contrattempo. La banca svizzera, per completare la pratica di successione, fece richiesta del certificato di nascita di Eva Duarte. Cosa che Peron non fu in grado di produrre.
Prima di morire Evita, ancora angustiata dal vecchio complesso di inferiorità e a causa di una tipica civetteria femminile, quella di nascondere l’età, aveva chiesto a Juan di distruggere ogni traccia dei documenti che si riferivano alla sua nascita. Peron pare non sia mai riuscito quindi ad entrare in possesso del tesoro di Evita. Dopo dopo il fratello di Eva moriva in circostanze misteriose.

Attorno ad Evita sono fiorite le leggende, anche le più curiose e macabre, come quelle attorno alla sua mummia perduta per molti anni in giro per il mondo.
Una leggenda vuole che lei riuscisse, con quello stratagemma della distruzione del certificato di nascita, a sottrarre i fondi per donarli in segreto in eredità ai suoi poveri.
Un’altra dice che il suo male fu causato da una capsula radioattiva nascosta nella sua poltrona da servizi segreti stranieri che volevano eliminarla a causa del suo antimperialismo.

Pur ammantato di leggenda, anche il ricordo di Evita, grazie al tempo che tutto guarisce, sta diventando sempre più flebile. Forse non sarà mai fatta santa, e non a causa delle sue idee politiche ma per il suo libertinaggio giovanile, l’unica cosa che le gerarchie vaticane non perdonano.
Anche se santa non lo era, ne fece comunque una bella imitazione. Forse la sua più grande interpretazione di attrice mancata.


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Ho parlato di una donna e santa discussa, Madre Teresa e continuo, senza tema di polemiche, con un’altra donna, ancora più discussa, Evita, per la quale da anni giace in Vaticano la pratica di beatificazione.

Se facciamo una breve ricerca nella memoria, alla parola Evita ci possono venire in mente l’Argentina, Madonna, il fascista Peron, i descamisados, l’oro dei nazisti, le pellicce e i gioielli ma anche il non risparmiarsi per aiutare i poveri, la malattia e la morte tragica ad appena trentatre anni – gli anni di Cristo, per un cancro all’utero.

Ho letto l’anno scorso la biografia che ha dedicato ad Evita una scrittrice argentina, Alicia Dujovne. Leggendola sono rimasta intrigata, come la sua autrice, dalla camaleontica personalità di questa donna, il cui mistero rimarrà forse mai svelato, mummificato come i suoi resti mortali.
Angelo o demonio? Mostro di fascinazione al servizio del male o angelo vendicatore dell’ingiustizia sociale celato nei panni della puttana santa?
Ha usato Peron fino all’ultimo per i suoi scopi filantropici o è stata il più fenomenale strumento di marketing vivente che una dittatura abbia mai avuto? Credeva veramente che sarebbe stato possibile far cooperare capitale e lavoro o era solo un’illusa?
Era stata scolpita in un unico blocco di contraddizione. Femminista e paladina delle donne ma devota a Peron fino al fanatismo ed alla sottomissione. Anticomunista ma più concretamente vicina al popolo di tanti compagni. Difficile darne un giudizio definitivo positivo o negativo.
Era amata, idolatrata dal suo popolo come nessun’altra regina o donna politica al mondo, su questo non vi sono dubbi.

Eva Duarte era nata povera, bastarda nel modo peggiore perché figlia di un ricco che si era preso un’amante dal gradino più basso della società. Fece tutti i mestieri, compreso forse quello più antico del mondo, per risalire i gradini e giungere fino a quello più alto, quello di moglie del presidente, che nel Sudamerica di allora era un po’ come essere moglie di Dio. La sua mania per i gioielli e le pellicce derivavano sicuramente da un insanabile complesso di inferiorità che lei però curiosamente razionalizzava con il desiderio di essere bella ed attraente per i suoi descamisados, i suoi sostenitori.
Adornata e luccicante come una madonna pellegrina, moglie di un fascista che vendette interi pallets di passaporti falsi per portare in salvo in Argentina i peggiori criminali nazi-fascisti, eppure riusciva ad incantare anche gli operai con le sue tirate contro l’imperialismo e gli sfruttatori. Non andava tanto per il sottile, soprattutto con chi la criticava, con i militari maschilisti che la odiavano e soprattutto con gli oligarchi, i ricchi. Lei che era sempre stata trattata come una puttana e forse, racconta la Dujovne, anche stuprata da ragazzi dell’alta società quando era giovane, ebbe la sua rivincita diventando, per il suo popolo, più pura della Madonna.

Per Evita il fine giustificava i mezzi. Negli ultimi anni della sua vita, dopo il viaggio in Europa, divenuta protettrice dei diseredati a tempo pieno, lavora giorno e notte per raccogliere fondi da destinare ai poveri. Raccoglie vestiti, scarpe, assegna borse di studio, regala personalmente macchine per cucire, consegna assegni cospicui, con le mani sempre inanellate di diamanti. Sono la sua debolezza. Dimentica di mangiare perché deve sfamare il suo popolo e si consuma finché il suo fisico non la divora dall’interno.
La sua agonia ha l’aura del martirio. Non ha le stigmate, Evita, ma non sarebbero stonate sulle sue bianche mani.
E’ in questa parte della sua vita soprattutto che Evita si comporta come una santa. Della santa ha anche tutte le contraddizioni, quelle che la facevano civettare con uno dei peggiori assassini della storia, Ante Pavelic. Il fine giustifica i mezzi?

Si è parlato molto del viaggio che Evita fece in Europa nel 1947, dicevo. Si sa poco o nulla dei colloqui che ebbe con varie personalità, compreso l’ex re d’Italia in esilio, Umberto.
Quando venne in Italia la trattarono da puttana fascista e il Papa la congedò frettolosamente con un rosario e una benedizione. Si sa di certo che aprì alcuni conti a suo nome e a nome del fratello in Svizzera, oltre probabilmente a trasferire in conti sicuri i tesori dei nazisti transfughi in Argentina grazie all’O.D.E.S.S.A. e all’occhio accecato dal furore anticomunista di Vaticano e Stati Uniti.
Dopo la morte prematura di Evita, Juan Peron chiese di entrare in possesso dell’eredità della moglie ma si trovò di fronte ad un imprevisto contrattempo. La banca svizzera, per completare la pratica di successione, fece richiesta del certificato di nascita di Eva Duarte. Cosa che Peron non fu in grado di produrre.
Prima di morire Evita, ancora angustiata dal vecchio complesso di inferiorità e a causa di una tipica civetteria femminile, quella di nascondere l’età, aveva chiesto a Juan di distruggere ogni traccia dei documenti che si riferivano alla sua nascita. Peron pare non sia mai riuscito quindi ad entrare in possesso del tesoro di Evita. Dopo dopo il fratello di Eva moriva in circostanze misteriose.

Attorno ad Evita sono fiorite le leggende, anche le più curiose e macabre, come quelle attorno alla sua mummia perduta per molti anni in giro per il mondo.
Una leggenda vuole che lei riuscisse, con quello stratagemma della distruzione del certificato di nascita, a sottrarre i fondi per donarli in segreto in eredità ai suoi poveri.
Un’altra dice che il suo male fu causato da una capsula radioattiva nascosta nella sua poltrona da servizi segreti stranieri che volevano eliminarla a causa del suo antimperialismo.

Pur ammantato di leggenda, anche il ricordo di Evita, grazie al tempo che tutto guarisce, sta diventando sempre più flebile. Forse non sarà mai fatta santa, e non a causa delle sue idee politiche ma per il suo libertinaggio giovanile, l’unica cosa che le gerarchie vaticane non perdonano.
Anche se santa non lo era, ne fece comunque una bella imitazione. Forse la sua più grande interpretazione di attrice mancata.

Ezechiele 25:17
“Il cammino dell’uomo timorato e’ minacciato da ogni parte dalle iniquita’ degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carita’ e della buona volonta’ conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perche’ egli e’ in verita’ il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calera’ sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e’ quello del Signore quando faro’ calare la mia vendetta sopra di te.”

Il mio ultimo post mi ha confermato la verità assoluta di un noto detto popolare: “scherza coi fanti ma lascia stare i santi”.
Paradossalmente, di qualunque santo del passato si sono sempre accettate le critiche alle loro debolezze, pensiamo a S. Agostino e alla sua misoginia, alle mattane di alcune mistiche ai confini con la coprofagia, addirittura le sfuriate di Cristo contro mercanti e pedofili.
Quando il santo però è amplificato e sponsorizzato dai media, non ci sono santi, non si tocca. Francesco avrà potuto avere qualche dubbio, specialmente con Chiara ma non Madre Teresa. Eccheccazzo! Dire che era una che “se la spassava”. E chi l’ha detto, tra parentesi?

Prima di terminare di preparare le valigie per l’Inferno, voglio segnalare altre fonti sull’argomento, visto che sono stata rimproverata di aver citato solo il sulfureo Hitchens (accusato da un mio critico su OKNotizie di essere agente dell’opera di disinformazione ebraico-ortodossa americana ai danni della Chiesa Cattolica).
Traggo dalla pagina dedicata a Madre Teresa su Wikipedia, prima che padre Georg o qualche agente CIA vadano a modificarne nottetempo il contenuto, visto ciò che si mormora in giro.

Il dottor Aroup Chatterjee, l’autore di “Madre Teresa: il verdetto definitivo” (2003) [qui in versione integrale in inglese], ha sostenuto che l’immagine di Madre Teresa come aiuto ai poveri, agli ammalati ed ai morenti è fuorviante ed esagerato; il numero di persone aiutate dal più grande dei ricoveri non è nemmeno vicino alla grandezza che gli occidentali credono che abbia.
Chatterjee ha dichiarato che molte delle operazioni dell’Ordine non si impegnano assolutamente in alcuna attività di carità. I fondi sarebbero utilizzati per il lavoro missionario. Secondo quanto è stato da lui detto, nessuna delle strutture gestite dalle Missionarie della Carità in Papua Nuova Guinea ospita dei bisognosi; il loro unico compito è quello di convertire la popolazione al Cattolicesimo. Alcuni di coloro che difendono l’Ordine hanno controbattuto facendo notare che l’attività missionaria – dichiarata con il nome stesso dell’Ordine – è stata una parte basilare della vocazione di Madre Teresa. In una lettera aperta scritta a quest’ultima, Chatterjee ha chiesto delucidazioni in proposito. Chatterjee cita i Madre Teresa e le sue stime (57.000 persone aiutate in una sola struttura, 250.000 in un’altra, centinaia di persone soccorse ogni giorno in una terza) ed avanza dubbi in proposito. Secondo quanto scritto in un rapporto sulla Suora apparso sullo “Stern Magazine”, l’associazione umanitaria protestante “Assemblea di Dio” serve ogni giorno 18.000 pasti nella città di Calcutta: molti di più di quelli serviti in tutte le strutture delle Missionarie della Carità messe insieme.
Benché abbia ammesso di essere stato responsabile del coinvolgimento di Christopher Hitchens in questa causa, Chatterhjee è critico nei suoi confronti per ciò che concerne quello che Hitchens chiama un “approccio alla vicenda volto al sensazionale” e al contempo si pente del già citato coinvolgimento in quanto il giornalista minerebbe lo scopo primo della causa in questione: far conoscere la verità.
Chatterjee inoltre pone in rilievo come non fosse concesso alle famiglie dei ricoverati nelle strutture dell’Ordine visitare i propri cari e come le Missionarie della Carità di Madre Teresa siano le uniche associazioni caritative, tra quelle presenti in India, a rifiutarsi di rilasciare un proprio rapporto finanziario.

Oltre a queste principali critiche, Madre Teresa se ne è guadagnate altre per aver fatto battezzare i malati, la maggior parte dei quali erano Indù o Musulmani, in punto di morte. Ciò veniva fatto senza alcun riguardo verso la loro religione. In un discorso pronunciato nella Scripps Clinic di San Diego, in California, nel gennaio 1992, disse: “È una cosa veramente bella… nessuno è spirato senza aver prima ricevuto lo speciale “biglietto per San Pietro”, come lo chiamiamo noi. Chiamiamo il battesimo il “biglietto per San Pietro“. Chiediamo alla persona: “Vuoi una benedizione che ti permetterà di avere la remissione dei tuoi peccati e ti permetterà di raggiungere Dio?” Non l’hanno mai rifiutata. Dal 1952, quando abbiamo iniziato, 29.000 persone sono morte in una struttura a Kalighat dopo aver ricevuto questa benedizione”.

Nel 1991 il dottor Robin Fox, allora direttore della rivista scientifica medica “The Lancet”, visitò la Home for Dying Destitute di Calcutta e definì disorganizzate le cure mediche che i pazienti ricevevano. Osservò che suore e volontari, alcuni dei quali non avevano nessuna conoscenza medica, dovevano prendere delle decisioni per la cura dei pazienti a causa della mancanza di medici nelle strutture. Il dottor Fox considerava Madre Teresa responsabile per le condizioni della struttura, ed osservò che, nell’organizzarla, non faceva distinzioni tra pazienti curabili ed incurabili; quanti potevano sopravvivere alle proprie sofferenze erano comunque ad un rischio sempre più alto di morte a causa di contrazione di infezioni e carenza di cure.
Fox riconobbe che il regime ospedaliero che aveva osservato includeva igiene, attenzione alle ferite e ai dolori dei pazienti e molta gentilezza nei loro confronti; notò però anche che la capacità delle missionarie di gestire il dolore era “fastidiosamente assente”. Il prontuario medico della struttura che Fox ha visitato non aveva forti analgesici, cosa che, a suo parere, separava nettamente l’avvicinamento di Madre Teresa al ricovero stesso. Il dottore scrisse che gli aghi venivano puliti con semplice acqua calda, che li lasciava inadeguatamente sterilizzati e che, inoltre, la struttura non poneva in isolamento i pazienti malati di tubercolosi.
Molti altri rapporti hanno documentato delle disattenzioni nei confronti delle cure mediche nelle strutture dell’Ordine; le stesse opinioni sono state anche espresse da alcuni ex volontari che hanno prestato servizio per l’Ordine di Madre Teresa.

Riporto inoltre qui, perché lo trovo molto rappresentativo di una certa mentalità cattolica, non solo di Madre Teresa, per la verità, un brano tratto da Hitchens che ho già postato nei commenti al post precedente.

L’episodio si riferisce al dopo disastro di Bhopal del 1984 quando, per l’incuria e diciamo il razzismo di una multinazionale, la Union Carbide, 2500 persone morirono ed altre decine di migliaia rimasero in seguito intossicate e invalide in India a Bhopal appunto, per le esalazioni accidentali di un gas tossico, l’isocianato di metile, prodotto dalla fabbrica.

“Madre Teresa salì sul primo aereo per Bhopal. All’aeroporto, ricevuta da una folla inferocita di parenti delle vittime, fu sollecitata a dare un parere e un consiglio, cosa che fece prontamente. Sono in possesso di una videocassetta [scrive Hitchens] girata in quell’occasione. “Perdonate”, disse, “perdonate”.

Per quell’incidente doloso il responsabile maggiore, il signor Warren Anderson, CEO della Union Carbide:

“Ritiratosi in pensione nel 1986, il 1 febbraio 1992 fu dichiarato contumace dalla Magistratura Indiana di Bhopal, in quanto, come imputato, non si presentò mai davanti alla corte che lo accusò di omicidio. La richiesta di arresto fu inviata al Governatore dell’India e venne inoltrata una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti. Tuttavia la domanda di estradizione non si materializzò mai”.

Perdonato. Anche qui c’è un bel libro da leggere: “Mezzanotte e cinque a Bhopal” di Dominique Lapierre e Javier Moro.

Detto ciò, io penso che Madre Teresa fosse magari veramente convinta di fare del bene.
Poi, se non riusciva a capire cosa potesse provare una donna bosniaca violentata da un manipolo di soldati, umiliata e sconciata dalle loro risatacce e lasciata per giunta incinta di un figlio, concepito nel modo peggiore che possa capitare ad una donna, preferendole una questione di principio, in fondo cosa poteva farci?

Update – Un articolo interessante, per i santommasi: “I caveau di Madre Teresa“.


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Ezechiele 25:17
“Il cammino dell’uomo timorato e’ minacciato da ogni parte dalle iniquita’ degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carita’ e della buona volonta’ conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perche’ egli e’ in verita’ il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calera’ sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e’ quello del Signore quando faro’ calare la mia vendetta sopra di te.”

Il mio ultimo post mi ha confermato la verità assoluta di un noto detto popolare: “scherza coi fanti ma lascia stare i santi”.
Paradossalmente, di qualunque santo del passato si sono sempre accettate le critiche alle loro debolezze, pensiamo a S. Agostino e alla sua misoginia, alle mattane di alcune mistiche ai confini con la coprofagia, addirittura le sfuriate di Cristo contro mercanti e pedofili.
Quando il santo però è amplificato e sponsorizzato dai media, non ci sono santi, non si tocca. Francesco avrà potuto avere qualche dubbio, specialmente con Chiara ma non Madre Teresa. Eccheccazzo! Dire che era una che “se la spassava”. E chi l’ha detto, tra parentesi?

Prima di terminare di preparare le valigie per l’Inferno, voglio segnalare altre fonti sull’argomento, visto che sono stata rimproverata di aver citato solo il sulfureo Hitchens (accusato da un mio critico su OKNotizie di essere agente dell’opera di disinformazione ebraico-ortodossa americana ai danni della Chiesa Cattolica).
Traggo dalla pagina dedicata a Madre Teresa su Wikipedia, prima che padre Georg o qualche agente CIA vadano a modificarne nottetempo il contenuto, visto ciò che si mormora in giro.

Il dottor Aroup Chatterjee, l’autore di “Madre Teresa: il verdetto definitivo” (2003) [qui in versione integrale in inglese], ha sostenuto che l’immagine di Madre Teresa come aiuto ai poveri, agli ammalati ed ai morenti è fuorviante ed esagerato; il numero di persone aiutate dal più grande dei ricoveri non è nemmeno vicino alla grandezza che gli occidentali credono che abbia.
Chatterjee ha dichiarato che molte delle operazioni dell’Ordine non si impegnano assolutamente in alcuna attività di carità. I fondi sarebbero utilizzati per il lavoro missionario. Secondo quanto è stato da lui detto, nessuna delle strutture gestite dalle Missionarie della Carità in Papua Nuova Guinea ospita dei bisognosi; il loro unico compito è quello di convertire la popolazione al Cattolicesimo. Alcuni di coloro che difendono l’Ordine hanno controbattuto facendo notare che l’attività missionaria – dichiarata con il nome stesso dell’Ordine – è stata una parte basilare della vocazione di Madre Teresa. In una lettera aperta scritta a quest’ultima, Chatterjee ha chiesto delucidazioni in proposito. Chatterjee cita i Madre Teresa e le sue stime (57.000 persone aiutate in una sola struttura, 250.000 in un’altra, centinaia di persone soccorse ogni giorno in una terza) ed avanza dubbi in proposito. Secondo quanto scritto in un rapporto sulla Suora apparso sullo “Stern Magazine”, l’associazione umanitaria protestante “Assemblea di Dio” serve ogni giorno 18.000 pasti nella città di Calcutta: molti di più di quelli serviti in tutte le strutture delle Missionarie della Carità messe insieme.
Benché abbia ammesso di essere stato responsabile del coinvolgimento di Christopher Hitchens in questa causa, Chatterhjee è critico nei suoi confronti per ciò che concerne quello che Hitchens chiama un “approccio alla vicenda volto al sensazionale” e al contempo si pente del già citato coinvolgimento in quanto il giornalista minerebbe lo scopo primo della causa in questione: far conoscere la verità.
Chatterjee inoltre pone in rilievo come non fosse concesso alle famiglie dei ricoverati nelle strutture dell’Ordine visitare i propri cari e come le Missionarie della Carità di Madre Teresa siano le uniche associazioni caritative, tra quelle presenti in India, a rifiutarsi di rilasciare un proprio rapporto finanziario.

Oltre a queste principali critiche, Madre Teresa se ne è guadagnate altre per aver fatto battezzare i malati, la maggior parte dei quali erano Indù o Musulmani, in punto di morte. Ciò veniva fatto senza alcun riguardo verso la loro religione. In un discorso pronunciato nella Scripps Clinic di San Diego, in California, nel gennaio 1992, disse: “È una cosa veramente bella… nessuno è spirato senza aver prima ricevuto lo speciale “biglietto per San Pietro”, come lo chiamiamo noi. Chiamiamo il battesimo il “biglietto per San Pietro“. Chiediamo alla persona: “Vuoi una benedizione che ti permetterà di avere la remissione dei tuoi peccati e ti permetterà di raggiungere Dio?” Non l’hanno mai rifiutata. Dal 1952, quando abbiamo iniziato, 29.000 persone sono morte in una struttura a Kalighat dopo aver ricevuto questa benedizione”.

Nel 1991 il dottor Robin Fox, allora direttore della rivista scientifica medica “The Lancet”, visitò la Home for Dying Destitute di Calcutta e definì disorganizzate le cure mediche che i pazienti ricevevano. Osservò che suore e volontari, alcuni dei quali non avevano nessuna conoscenza medica, dovevano prendere delle decisioni per la cura dei pazienti a causa della mancanza di medici nelle strutture. Il dottor Fox considerava Madre Teresa responsabile per le condizioni della struttura, ed osservò che, nell’organizzarla, non faceva distinzioni tra pazienti curabili ed incurabili; quanti potevano sopravvivere alle proprie sofferenze erano comunque ad un rischio sempre più alto di morte a causa di contrazione di infezioni e carenza di cure.
Fox riconobbe che il regime ospedaliero che aveva osservato includeva igiene, attenzione alle ferite e ai dolori dei pazienti e molta gentilezza nei loro confronti; notò però anche che la capacità delle missionarie di gestire il dolore era “fastidiosamente assente”. Il prontuario medico della struttura che Fox ha visitato non aveva forti analgesici, cosa che, a suo parere, separava nettamente l’avvicinamento di Madre Teresa al ricovero stesso. Il dottore scrisse che gli aghi venivano puliti con semplice acqua calda, che li lasciava inadeguatamente sterilizzati e che, inoltre, la struttura non poneva in isolamento i pazienti malati di tubercolosi.
Molti altri rapporti hanno documentato delle disattenzioni nei confronti delle cure mediche nelle strutture dell’Ordine; le stesse opinioni sono state anche espresse da alcuni ex volontari che hanno prestato servizio per l’Ordine di Madre Teresa.

Riporto inoltre qui, perché lo trovo molto rappresentativo di una certa mentalità cattolica, non solo di Madre Teresa, per la verità, un brano tratto da Hitchens che ho già postato nei commenti al post precedente.

L’episodio si riferisce al dopo disastro di Bhopal del 1984 quando, per l’incuria e diciamo il razzismo di una multinazionale, la Union Carbide, 2500 persone morirono ed altre decine di migliaia rimasero in seguito intossicate e invalide in India a Bhopal appunto, per le esalazioni accidentali di un gas tossico, l’isocianato di metile, prodotto dalla fabbrica.

“Madre Teresa salì sul primo aereo per Bhopal. All’aeroporto, ricevuta da una folla inferocita di parenti delle vittime, fu sollecitata a dare un parere e un consiglio, cosa che fece prontamente. Sono in possesso di una videocassetta [scrive Hitchens] girata in quell’occasione. “Perdonate”, disse, “perdonate”.

Per quell’incidente doloso il responsabile maggiore, il signor Warren Anderson, CEO della Union Carbide:

“Ritiratosi in pensione nel 1986, il 1 febbraio 1992 fu dichiarato contumace dalla Magistratura Indiana di Bhopal, in quanto, come imputato, non si presentò mai davanti alla corte che lo accusò di omicidio. La richiesta di arresto fu inviata al Governatore dell’India e venne inoltrata una richiesta di estradizione dagli Stati Uniti. Tuttavia la domanda di estradizione non si materializzò mai”.

Perdonato. Anche qui c’è un bel libro da leggere: “Mezzanotte e cinque a Bhopal” di Dominique Lapierre e Javier Moro.

Detto ciò, io penso che Madre Teresa fosse magari veramente convinta di fare del bene.
Poi, se non riusciva a capire cosa potesse provare una donna bosniaca violentata da un manipolo di soldati, umiliata e sconciata dalle loro risatacce e lasciata per giunta incinta di un figlio, concepito nel modo peggiore che possa capitare ad una donna, preferendole una questione di principio, in fondo cosa poteva farci?

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