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Questo post inizia con una domanda.
Se voi foste il POTERE e doveste investire su un paese miliardi di dollari o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale (basta vedere gli abruzzesi che continuano a votare Berlusconi)? Vi fidereste di elettori che al 90% votano alla cavolo di cane? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico di no.

Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.

In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi un consenso molto spesso inesistente. E’ fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell’ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a manbassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.

Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell’elezione di un Presidente dummy che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 12 settembre 2001 era chiamato affettuosamente “Resident”, e percepito né più e né meno come un usurpatore.
Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, paese borderline tra democrazia e totalitarismo, dove il presidente karateka raccoglie percentuali sospette attorno al 64% dei consensi, sono stati documentati dall’OSCE nel 2007 pesanti brogli.

In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che tutto si sia svolto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all’ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un’opposizione che gridava al “qui ci fregano le elezioni”. Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all’indomani dei misteri della Florida e dell’Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti brogliatori e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.

Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c’è incertezza del risultato perchè vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che naturalmente è solo percepita e va costruita propagandisticamente prima del voto, non è reale. Infatti, una suddivisione dell’elettorato in due parti quasi uguali è un’eventualità assai poco probabile. Il mio insegnante di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 48-52%.
E’ evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell’incertezza.

Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L’indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell’elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.

E l’Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall’interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite “rivoluzioni colorate” che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all’improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un’opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c’è un’organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l’impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall’esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?

Tornando all’argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria (rivolta a quei famosi elettori che votano alla belin di cane) per modificare la legge porcata di Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, Berlusconi avrebbe ancora più potere di oggi e il suo partito diventerebbe forse l’unico partito.
A meno di non pensare al famoso giuoco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s’accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.

Siccome non voglio partecipare alla definitiva eutanasia di questa democrazia moribonda io domenica e lunedì non andrò a votare, sperando che come me facciano a milioni. Scelgo l’astensione, almeno il mio voto non potrà certo cambiare giacchetta in corso d’opera.
Il referendum è una cosa bellissima ma non quando c’è s’accabadora* in giro.

*Il fatto che Mariotto Segni sia sardo è puramente casuale.

Update – Ho appena trovato questa segnalazione sul blog di Cinzia Sasso di un recente miracolo elettorale a Praga. La serva serve, diceva Totò. E anche il Topolanek.


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Se voi foste il POTERE e doveste investire su un paese miliardi di dollari o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale (basta vedere gli abruzzesi che continuano a votare Berlusconi)? Vi fidereste di elettori che al 90% votano alla cavolo di cane? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico di no.

Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.

In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi un consenso molto spesso inesistente. E’ fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell’ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a manbassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.

Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell’elezione di un Presidente dummy che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 12 settembre 2001 era chiamato affettuosamente “Resident”, e percepito né più e né meno come un usurpatore.
Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, paese borderline tra democrazia e totalitarismo, dove il presidente karateka raccoglie percentuali sospette attorno al 64% dei consensi, sono stati documentati dall’OSCE nel 2007 pesanti brogli.

In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che tutto si sia svolto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all’ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un’opposizione che gridava al “qui ci fregano le elezioni”. Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all’indomani dei misteri della Florida e dell’Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti brogliatori e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.

Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c’è incertezza del risultato perchè vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che naturalmente è solo percepita e va costruita propagandisticamente prima del voto, non è reale. Infatti, una suddivisione dell’elettorato in due parti quasi uguali è un’eventualità assai poco probabile. Il mio insegnante di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 48-52%.
E’ evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell’incertezza.

Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L’indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell’elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.

E l’Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall’interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite “rivoluzioni colorate” che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all’improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un’opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c’è un’organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l’impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall’esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?

Tornando all’argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria (rivolta a quei famosi elettori che votano alla belin di cane) per modificare la legge porcata di Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, Berlusconi avrebbe ancora più potere di oggi e il suo partito diventerebbe forse l’unico partito.
A meno di non pensare al famoso giuoco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s’accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.

Siccome non voglio partecipare alla definitiva eutanasia di questa democrazia moribonda io domenica e lunedì non andrò a votare, sperando che come me facciano a milioni. Scelgo l’astensione, almeno il mio voto non potrà certo cambiare giacchetta in corso d’opera.
Il referendum è una cosa bellissima ma non quando c’è s’accabadora* in giro.

*Il fatto che Mariotto Segni sia sardo è puramente casuale.

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“Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…” (Silvio Berlusconi, Sassari, gennaio 2009)

Finalmente scopriamo da cosa era ispirata quella frase, pronunciata in un periodo in cui la propaganda aveva in agenda una bella campagna mediatica intimidatoria a base di stupri etnici e non, ideata per fiaccare la resistenza delle donne italiane e farle tutte cedere alle voglie di ordine e regresso del ducetto brianzolo. La frase risultò insopportabilmente frivola ma ora capiamo, grazie ad un articolo del Manifesto, ripreso dal Tafanus, che lui si riferiva ad esperienze di vita quotidiana.

Nelle foto pubblicate ieri dal Manifesto si vedono appunto soldati di piantone dentro e fuori Villa Certosa.
Ecco quindi che il binomio belle ragazze-militari era ispirato al meraviglioso mondo di Silvio, quello dove i militari italiani in missione di papi, fanno la scorta alle minorenni in viaggio premio a Mirailnanolandia.
Capirete pure che, grazie al dispiegamento in Sardegna di plotoni a guardia di passerine, diventi difficile dislocare truppe sul resto del territorio a difesa delle giovani italiane.
Un mondo meraviglioso, sempre quello di Silvio, in cui le magioni in Sardegna non sono solo luogo di culto per vergini (s)vestali ma anche zone coperte da segreto di stato.

Ripeschiamo una vecchia notizia che parla appunto di un decreto fatto dal precedente governo Berlusconi il 6 maggio 2004, che poneva il segreto di stato su Villa Certosa,allo scopo di preservare la conoscibilità dei luoghi” ma in realtà per impedire che gli occhi dei magistrati che indagavano su presunti abusi edilizi realizzati nella villa, sita in un area sottoposta a vincoli paesaggistici, vi si posassero con impropria curiosità.
E’ così che si fanno le leggi nel Berlusconistan. Se Silvio scivola su una buccia di banana si fa il decreto che proibisce le banane.
La procura di Tempio Pausania che presentò ricorso contro il decreto, definito incostituzionale, scriveva: “Il segreto di Stato non può riguardare luoghi, realizzando così una sorta di extraterritorialità per una parte del territorio nazionale e di impunità per un qualsiasi fatto di rilievo penale che si verificasse al suo interno.”
Interessante, no? Berlusconi allora, per impedire di farsi bacchettare dalla Consulta, il cui parere fu richiesto dai PM, acconsentì alle ispezioni (che non riscontrarono illeciti) ma intanto il segreto di stato rimase su quella e su tutte le residenze del premier. L’incostituzionalità è ancora in vigore.

Verrebbe da fare una considerazione. Se a Villa Certosa vige l’extraterritorialità e il premier è inoltre protetto dal Lodo Alfano contro ogni tipo di reato, perfino il cannibalismo, figuriamoci la congiunzione carnale con underage pussies, perchè tanta solerzia nel voler censurare le foto di “Zuppetta” e denunciare chiunque le pubblichi? Forse perchè non si ha paura del giudizio italiano, fin troppo accondiscendente verso i pruriti senili del nostro, ma di qualcuno che all’estero sta pensando che questo “Bearlusckyonee” si sta allargando un po’ troppo?
Proprio oggi i papiboys si domandano: “E se invece del grandangolo del fotografo vi fosse stato un fucile?”
Non vorrei che Silvio fosse caduto in una specie di sindrome complottistica da Lady D. Silvio costretto a fuggire ed inseguito dai paparazzi nel tunnel dell’Alma.

Per non correre rischi, soldati di guardia a papi ed alle passerine, quindi. Un militare per ogni bella ragazza. Ma i militari chi li paga? Lo Stato, cioè noi? Eh già, si chiama segreto di Stato, non segreto privato. Non sono bodyguards a bustapaga, legionari e contractors ad un tanto al chilo con il motto “Scorta la escort” sullo stemma. Sono proprio militari dell’Esercito. Anche i voli che teletrasportano i geni della mòsica sull’isola, sono di Stato. Per questo è giusto indignarsi giusto un pochino.

Il problema non è cosa fa un premier in casa sua. Il problema è un premier che elegge casa sua a repubblica personale coperta dall’extraterritorialità, (siamo dalle parti del Colonnello Kurtz, ormai) per poter fare i propri porci comodi in barba alla Costituzione. Se non si ha intenzione di commettere reati, perchè farlo? Per il gusto di porsi oltre la legge, perchè lui è lui e gli altri non sono un cazzo? E’ questo che rende perplessi gli stranieri, potenti e no. Altro che paparazzi.


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Finalmente scopriamo da cosa era ispirata quella frase, pronunciata in un periodo in cui la propaganda aveva in agenda una bella campagna mediatica intimidatoria a base di stupri etnici e non, ideata per fiaccare la resistenza delle donne italiane e farle tutte cedere alle voglie di ordine e regresso del ducetto brianzolo. La frase risultò insopportabilmente frivola ma ora capiamo, grazie ad un articolo del Manifesto, ripreso dal Tafanus, che lui si riferiva ad esperienze di vita quotidiana.

Nelle foto pubblicate ieri dal Manifesto si vedono appunto soldati di piantone dentro e fuori Villa Certosa.
Ecco quindi che il binomio belle ragazze-militari era ispirato al meraviglioso mondo di Silvio, quello dove i militari italiani in missione di papi, fanno la scorta alle minorenni in viaggio premio a Mirailnanolandia.
Capirete pure che, grazie al dispiegamento in Sardegna di plotoni a guardia di passerine, diventi difficile dislocare truppe sul resto del territorio a difesa delle giovani italiane.
Un mondo meraviglioso, sempre quello di Silvio, in cui le magioni in Sardegna non sono solo luogo di culto per vergini (s)vestali ma anche zone coperte da segreto di stato.

Ripeschiamo una vecchia notizia che parla appunto di un decreto fatto dal precedente governo Berlusconi il 6 maggio 2004, che poneva il segreto di stato su Villa Certosa,allo scopo di preservare la conoscibilità dei luoghi” ma in realtà per impedire che gli occhi dei magistrati che indagavano su presunti abusi edilizi realizzati nella villa, sita in un area sottoposta a vincoli paesaggistici, vi si posassero con impropria curiosità.
E’ così che si fanno le leggi nel Berlusconistan. Se Silvio scivola su una buccia di banana si fa il decreto che proibisce le banane.
La procura di Tempio Pausania che presentò ricorso contro il decreto, definito incostituzionale, scriveva: “Il segreto di Stato non può riguardare luoghi, realizzando così una sorta di extraterritorialità per una parte del territorio nazionale e di impunità per un qualsiasi fatto di rilievo penale che si verificasse al suo interno.”
Interessante, no? Berlusconi allora, per impedire di farsi bacchettare dalla Consulta, il cui parere fu richiesto dai PM, acconsentì alle ispezioni (che non riscontrarono illeciti) ma intanto il segreto di stato rimase su quella e su tutte le residenze del premier. L’incostituzionalità è ancora in vigore.

Verrebbe da fare una considerazione. Se a Villa Certosa vige l’extraterritorialità e il premier è inoltre protetto dal Lodo Alfano contro ogni tipo di reato, perfino il cannibalismo, figuriamoci la congiunzione carnale con underage pussies, perchè tanta solerzia nel voler censurare le foto di “Zuppetta” e denunciare chiunque le pubblichi? Forse perchè non si ha paura del giudizio italiano, fin troppo accondiscendente verso i pruriti senili del nostro, ma di qualcuno che all’estero sta pensando che questo “Bearlusckyonee” si sta allargando un po’ troppo?
Proprio oggi i papiboys si domandano: “E se invece del grandangolo del fotografo vi fosse stato un fucile?”
Non vorrei che Silvio fosse caduto in una specie di sindrome complottistica da Lady D. Silvio costretto a fuggire ed inseguito dai paparazzi nel tunnel dell’Alma.

Per non correre rischi, soldati di guardia a papi ed alle passerine, quindi. Un militare per ogni bella ragazza. Ma i militari chi li paga? Lo Stato, cioè noi? Eh già, si chiama segreto di Stato, non segreto privato. Non sono bodyguards a bustapaga, legionari e contractors ad un tanto al chilo con il motto “Scorta la escort” sullo stemma. Sono proprio militari dell’Esercito. Anche i voli che teletrasportano i geni della mòsica sull’isola, sono di Stato. Per questo è giusto indignarsi giusto un pochino.

Il problema non è cosa fa un premier in casa sua. Il problema è un premier che elegge casa sua a repubblica personale coperta dall’extraterritorialità, (siamo dalle parti del Colonnello Kurtz, ormai) per poter fare i propri porci comodi in barba alla Costituzione. Se non si ha intenzione di commettere reati, perchè farlo? Per il gusto di porsi oltre la legge, perchè lui è lui e gli altri non sono un cazzo? E’ questo che rende perplessi gli stranieri, potenti e no. Altro che paparazzi.


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Finalmente scopriamo da cosa era ispirata quella frase, pronunciata in un periodo in cui la propaganda aveva in agenda una bella campagna mediatica intimidatoria a base di stupri etnici e non, ideata per fiaccare la resistenza delle donne italiane e farle tutte cedere alle voglie di ordine e regresso del ducetto brianzolo. La frase risultò insopportabilmente frivola ma ora capiamo, grazie ad un articolo del Manifesto, ripreso dal Tafanus, che lui si riferiva ad esperienze di vita quotidiana.

Nelle foto pubblicate ieri dal Manifesto si vedono appunto soldati di piantone dentro e fuori Villa Certosa.
Ecco quindi che il binomio belle ragazze-militari era ispirato al meraviglioso mondo di Silvio, quello dove i militari italiani in missione di papi, fanno la scorta alle minorenni in viaggio premio a Mirailnanolandia.
Capirete pure che, grazie al dispiegamento in Sardegna di plotoni a guardia di passerine, diventi difficile dislocare truppe sul resto del territorio a difesa delle giovani italiane.
Un mondo meraviglioso, sempre quello di Silvio, in cui le magioni in Sardegna non sono solo luogo di culto per vergini (s)vestali ma anche zone coperte da segreto di stato.

Ripeschiamo una vecchia notizia che parla appunto di un decreto fatto dal precedente governo Berlusconi il 6 maggio 2004, che poneva il segreto di stato su Villa Certosa,allo scopo di preservare la conoscibilità dei luoghi” ma in realtà per impedire che gli occhi dei magistrati che indagavano su presunti abusi edilizi realizzati nella villa, sita in un area sottoposta a vincoli paesaggistici, vi si posassero con impropria curiosità.
E’ così che si fanno le leggi nel Berlusconistan. Se Silvio scivola su una buccia di banana si fa il decreto che proibisce le banane.
La procura di Tempio Pausania che presentò ricorso contro il decreto, definito incostituzionale, scriveva: “Il segreto di Stato non può riguardare luoghi, realizzando così una sorta di extraterritorialità per una parte del territorio nazionale e di impunità per un qualsiasi fatto di rilievo penale che si verificasse al suo interno.”
Interessante, no? Berlusconi allora, per impedire di farsi bacchettare dalla Consulta, il cui parere fu richiesto dai PM, acconsentì alle ispezioni (che non riscontrarono illeciti) ma intanto il segreto di stato rimase su quella e su tutte le residenze del premier. L’incostituzionalità è ancora in vigore.

Verrebbe da fare una considerazione. Se a Villa Certosa vige l’extraterritorialità e il premier è inoltre protetto dal Lodo Alfano contro ogni tipo di reato, perfino il cannibalismo, figuriamoci la congiunzione carnale con underage pussies, perchè tanta solerzia nel voler censurare le foto di “Zuppetta” e denunciare chiunque le pubblichi? Forse perchè non si ha paura del giudizio italiano, fin troppo accondiscendente verso i pruriti senili del nostro, ma di qualcuno che all’estero sta pensando che questo “Bearlusckyonee” si sta allargando un po’ troppo?
Proprio oggi i papiboys si domandano: “E se invece del grandangolo del fotografo vi fosse stato un fucile?”
Non vorrei che Silvio fosse caduto in una specie di sindrome complottistica da Lady D. Silvio costretto a fuggire ed inseguito dai paparazzi nel tunnel dell’Alma.

Per non correre rischi, soldati di guardia a papi ed alle passerine, quindi. Un militare per ogni bella ragazza. Ma i militari chi li paga? Lo Stato, cioè noi? Eh già, si chiama segreto di Stato, non segreto privato. Non sono bodyguards a bustapaga, legionari e contractors ad un tanto al chilo con il motto “Scorta la escort” sullo stemma. Sono proprio militari dell’Esercito. Anche i voli che teletrasportano i geni della mòsica sull’isola, sono di Stato. Per questo è giusto indignarsi giusto un pochino.

Il problema non è cosa fa un premier in casa sua. Il problema è un premier che elegge casa sua a repubblica personale coperta dall’extraterritorialità, (siamo dalle parti del Colonnello Kurtz, ormai) per poter fare i propri porci comodi in barba alla Costituzione. Se non si ha intenzione di commettere reati, perchè farlo? Per il gusto di porsi oltre la legge, perchè lui è lui e gli altri non sono un cazzo? E’ questo che rende perplessi gli stranieri, potenti e no. Altro che paparazzi.


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Finalmente scopriamo da cosa era ispirata quella frase, pronunciata in un periodo in cui la propaganda aveva in agenda una bella campagna mediatica intimidatoria a base di stupri etnici e non, ideata per fiaccare la resistenza delle donne italiane e farle tutte cedere alle voglie di ordine e regresso del ducetto brianzolo. La frase risultò insopportabilmente frivola ma ora capiamo, grazie ad un articolo del Manifesto, ripreso dal Tafanus, che lui si riferiva ad esperienze di vita quotidiana.

Nelle foto pubblicate ieri dal Manifesto si vedono appunto soldati di piantone dentro e fuori Villa Certosa.
Ecco quindi che il binomio belle ragazze-militari era ispirato al meraviglioso mondo di Silvio, quello dove i militari italiani in missione di papi, fanno la scorta alle minorenni in viaggio premio a Mirailnanolandia.
Capirete pure che, grazie al dispiegamento in Sardegna di plotoni a guardia di passerine, diventi difficile dislocare truppe sul resto del territorio a difesa delle giovani italiane.
Un mondo meraviglioso, sempre quello di Silvio, in cui le magioni in Sardegna non sono solo luogo di culto per vergini (s)vestali ma anche zone coperte da segreto di stato.

Ripeschiamo una vecchia notizia che parla appunto di un decreto fatto dal precedente governo Berlusconi il 6 maggio 2004, che poneva il segreto di stato su Villa Certosa,allo scopo di preservare la conoscibilità dei luoghi” ma in realtà per impedire che gli occhi dei magistrati che indagavano su presunti abusi edilizi realizzati nella villa, sita in un area sottoposta a vincoli paesaggistici, vi si posassero con impropria curiosità.
E’ così che si fanno le leggi nel Berlusconistan. Se Silvio scivola su una buccia di banana si fa il decreto che proibisce le banane.
La procura di Tempio Pausania che presentò ricorso contro il decreto, definito incostituzionale, scriveva: “Il segreto di Stato non può riguardare luoghi, realizzando così una sorta di extraterritorialità per una parte del territorio nazionale e di impunità per un qualsiasi fatto di rilievo penale che si verificasse al suo interno.”
Interessante, no? Berlusconi allora, per impedire di farsi bacchettare dalla Consulta, il cui parere fu richiesto dai PM, acconsentì alle ispezioni (che non riscontrarono illeciti) ma intanto il segreto di stato rimase su quella e su tutte le residenze del premier. L’incostituzionalità è ancora in vigore.

Verrebbe da fare una considerazione. Se a Villa Certosa vige l’extraterritorialità e il premier è inoltre protetto dal Lodo Alfano contro ogni tipo di reato, perfino il cannibalismo, figuriamoci la congiunzione carnale con underage pussies, perchè tanta solerzia nel voler censurare le foto di “Zuppetta” e denunciare chiunque le pubblichi? Forse perchè non si ha paura del giudizio italiano, fin troppo accondiscendente verso i pruriti senili del nostro, ma di qualcuno che all’estero sta pensando che questo “Bearlusckyonee” si sta allargando un po’ troppo?
Proprio oggi i papiboys si domandano: “E se invece del grandangolo del fotografo vi fosse stato un fucile?”
Non vorrei che Silvio fosse caduto in una specie di sindrome complottistica da Lady D. Silvio costretto a fuggire ed inseguito dai paparazzi nel tunnel dell’Alma.

Per non correre rischi, soldati di guardia a papi ed alle passerine, quindi. Un militare per ogni bella ragazza. Ma i militari chi li paga? Lo Stato, cioè noi? Eh già, si chiama segreto di Stato, non segreto privato. Non sono bodyguards a bustapaga, legionari e contractors ad un tanto al chilo con il motto “Scorta la escort” sullo stemma. Sono proprio militari dell’Esercito. Anche i voli che teletrasportano i geni della mòsica sull’isola, sono di Stato. Per questo è giusto indignarsi giusto un pochino.

Il problema non è cosa fa un premier in casa sua. Il problema è un premier che elegge casa sua a repubblica personale coperta dall’extraterritorialità, (siamo dalle parti del Colonnello Kurtz, ormai) per poter fare i propri porci comodi in barba alla Costituzione. Se non si ha intenzione di commettere reati, perchè farlo? Per il gusto di porsi oltre la legge, perchè lui è lui e gli altri non sono un cazzo? E’ questo che rende perplessi gli stranieri, potenti e no. Altro che paparazzi.


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Chernobyl, 26 – 4 – 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L’OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall’anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L’OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall’AIEA, ovvero dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell’Uomo e dell’ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di “livelli accettabili di rischio”.
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un’opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l’opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell’industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di “ritorno al nucleare” perché il nucleare è sicuro e la barretta d’uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l’esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l’evidenza clinica e l’incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un’incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c’è un’interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E’ il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all’attualità dell’influenza suina, parlerò domani.


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Chernobyl, 26 – 4 – 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L’OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall’anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L’OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall’AIEA, ovvero dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell’Uomo e dell’ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di “livelli accettabili di rischio”.
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un’opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l’opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell’industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di “ritorno al nucleare” perché il nucleare è sicuro e la barretta d’uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l’esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l’evidenza clinica e l’incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un’incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c’è un’interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E’ il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all’attualità dell’influenza suina, parlerò domani.


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Chernobyl, 26 – 4 – 1986
Vittime di cancro alla tiroide da radiazioni ionizzanti.

L’OMS non ha mai voluto rendere pubblico uno studio sugli effetti dell’incidente di Chernobyl sul genoma umano, secondo il quale i danni genetici provocati dall’anomala irradiazione del 1986, coinvolgeranno le prossime venti generazioni umane. Lo studio esiste ma la popolazione mondiale non ha il diritto di conoscerne il contenuto.

L’OMS, per quanto riguarda gli studi sui danni da radiazioni sulla popolazione mondiale, dipende dall’AIEA, ovvero dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. In pratica, chi promuove e si suppone abbia interessi economici nel settore nucleare o difenda gli interessi di altri, dovrebbe finanziare ricerche sui danni provocati alla salute dell’Uomo e dell’ambiente dai prodotti della stessa industria nucleare.
Ovviamente non lo fa e se lo fa, minimizza, parlando di “livelli accettabili di rischio”.
Attorno alle centrali nucleari crescono i tumori e le malformazioni, ma un’opportuna cortina di silenzio mediatico impedisce che l’opinione pubblica possa preoccuparsene. Così i politici che hanno appena firmato contratti milionari con i boss dell’industria nucleare, possono parlare senza pudore di centrali prive di rischio, di impianti di terza generazione e mezza, di “ritorno al nucleare” perché il nucleare è sicuro e la barretta d’uranio la potete dare da ciucciare anche ai vostri figli.
Le radiazioni non si sentono e non si vedono se non quando i loro effetti si manifestano facendo nascere pecore senza occhi e bimbi senza braccia.

Non parliamo del nucleare militare dei danni da nanoparticelle. Sappiamo tutti che le autorità negano decisamente l’esistenza di una Sindrome da Uranio Impoverito, nonostante l’evidenza clinica e l’incidenza oltre la norma di malattie come le leucemie nei reduci dai teatri di guerra dove si utilizzano le armi ad Uranio Impoverito.
Vicino al poligono militare di Salto di Quirra in Sardegna, luogo di sperimentazione di nuove armi, nel paese di Escalaplano, comune di 2500 abitanti, con una natalità annua di circa 20 nuovi nati, nel 1988 ben 6 bambini, il 30%, presentavano malformazioni che normalmente hanno un’incidenza bassissima sulla popolazione generale.
Difficile pensare ad un caso, quando oltretutto, sempre nello stesso territorio, il 30% della popolazione adulta è affetta da forme di leucemia ed altre neoplasie , dieci volte più della norma.
Ufficialmente però, non esiste alcun problema Salto di Quirra. Per chi vuole informarsi, qui c’è un’interessante inchiesta (prima, seconda , terza parte).

Esistono epidemie conclamate, ad eziologia praticamente nota, che però vengono minimizzate o addirittura negate per coprire gli interessi ad esse legati.
Altre epidemie o pandemie, più o meno immaginarie, vengono invece utilizzate per terrorizzare la gente e spingerla a comportamenti sanitari motivati dagli stessi interessi.
E’ il caso di Big Pharma e delle periodiche campagne terroristiche mediatiche messe in atto ogniqualvolta si devono vendere vaccini e svuotare i magazzini di farmaci inutili ma costosissimi.
Di questo, agganciandomi all’attualità dell’influenza suina, parlerò domani.


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Il sottosegretario Bertolaso era triste. Distratto dalle macerie dell’Abruzzo squassato dal terremoto non poteva seguire più come prima i lavori di preparazione del gran circo del GiOtto in tournée alla Maddalena.
Perchè tra i compiti della Protezione Civile, che stranamente qualcuno insiste nel voler considerare un organismo esclusivamente al servizio dei cittadini che si trovino in condizioni di emergenza, c’è anche questo: accogliere i padroni della terra nel salotto buono, cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto, di rimuovere i soprammobili di cattivo gusto, far sparire i giornaletti porno e coprire le macchie lasciate da equivoci bagordi sul divano. Ecco, se vi accontentate, potete accomodarvi.

Bertolaso era così impegnato a far fare bella figura al Governo di Ghepensimì, predisponendo tutto da brava massaia, ed ecco che arriva quello stronzo del terremoto e mica in Sardegna ma in Abruzzo, da tutt’altra parte. Un casino: sessantamila sfollati, castelli di sabbia distrutti, per non parlare delle vittime, delle quali però, appassiti ormai i fiori al cimitero, non si parla più.

Bertolaso era triste perchè il GiOtto era ormai alle porte e non si poteva far brutta figura con i padroni del mondo. Così, con appena lo sforzo di un paio di sinapsi in azione, il Ghepensimì tascabile ha trovato la soluzione. Se Bertolaso non va al G8, il G8 va a Bertolaso. Portiamo il G8 all’Aquila.

Abbiamo capito bene? Come spostare le olimpiadi a New Orleans dopo Katrina e i Mondiali di calcio sulle spiagge spazzate dallo tsunami. Sembra proprio quella SHOCK ECONOMY teorizzata da Naomi Klein, cioè l’economia che sfrutta le catastrofi naturali per scopi di predazione e sfruttamento dei territori colpiti.

All’inizio mi sono meravigliata dell’adesione delle altre nazioni del G8 a questa minchiata ma se la leggiamo appunto in chiave di Shock Economy la minchiata acquista senso. Inutile dire che l’opposizione, tranne i soliti incontentabili, ha detto che per lei non ci sono problemi. Ho il dubbio che non abbiano capito bene di cosa si tratti. Ma sull’opposizione ci torno tra un attimo.

Se fossimo governati da persone che hanno a cuore le nostre sorti, costoro avrebbero detto: “Ma che G8 e G8, c’è la crisi, cosa andiamo a fare gli stronzi sulle navi a strafogarci di caviale e a cianciare tra di noi, cosa che potremmo benissimo fare in videoconferenza da casa nostra con quattro euro di connessione Internet”. Rinunciamo e i soldi che si sarebbero spesi dateli alle popolazioni terremotate. Anzi, già che ci siamo, avrebbero detto USA, Francia, Germania e le altre nazioni partecipanti, mettendo mano al portafogli, vogliamo dare un contributo anche noi.
No, invece non rinunciano a pavoneggiarsi, a portarsi dietro le delegazioni, i giornalisti da trifola, le escort a 500 euro per notte, nel Gran Circo del Basso Impero che ogni anno ci costa come dieci case reali inglesi.

C’è un altro elemento disgustoso dello spostamento del G8 all’Aquila. La scusa accampata dal Ghepensimì che per i No Global raggiungere i monti abruzzesi sarebbe stato più difficile e comunque non avrebbero osato andare a distruggere luoghi già distrutti e colpire persone già colpite. Già, non come loro che si fanno scudo delle popolazioni terremotate per impedire di essere legittimamente contestati nelle loro porcate. Gli scudi umani organizzati in tendopoli ci mancavano.
Che coda di paglia, hanno il mondo in tasca ma hanno paura di quattro ragazzotti che li contestano.

Piuttosto, come l’hanno presa i sardi, freschi sposini del Ghepensimì e già abbandonati sulla soglia del nido d’amore con il pancione? Malissimo. Ne hanno intervistati alcuni della Maddalena, su SkyTG24, mica sul TG1, che raccontavano di alberghi che si ritroveranno vuoti in luglio e di promesse che non verranno mantenute.

C’è un’altra ipotesi sullo spostamento del G8 e vale la pena di riportare stralci di un interessante articolo pubblicato sul giornale online Inviatospeciale:

“A luglio del 2008 anno erano partiti sull’isola sarda i lavori per la costruzione dell’albergo, del media center e del centro congressi. L’autorevole agenzia britannica ‘Reuters’, il 14 luglio aveva rilanciato: “Non è certo che sia possibile completare i lavori necessari all’isola della Maddalena per ospitare il prossimo G8 nel luglio del 2009. Il governo valuterà quindi possibili soluzioni alternative, di “emergenza”, che al momento non sono ancora state individuate. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine dei lavori del G8 giapponese. “Ci prepariamo ad una soluzione di emergenza se non saranno pronti i lavori necessari alla Maddalena in tempo”, ha detto Berlusconi nel corso della sua introduzione alla conferenza stampa”.

Dell’organizzazione dell’evento, come è noto, si occupava la Protezione Civile, non senza difficoltà:

“Gli ospiti previsti dovrebbero essere circa quattromila, tra capi di stato e di governo, oltre alle delegazioni. Dovevano essere sistemati su una nave gigantesca, la MSC Fantasia, lunga 333 metri, ormeggiata nel porto di Olbia, al molo ‘Cocciani’ e negli alberghi in costruzione. Tra di loro, però, non ci sarebbe stato il presidente Obama, che è sottoposto a rigidissimi controlli di sicurezza, ed al momento non era stata trovata una soluzione al problema”.

Ed ancora:

“All’esercito di personale politico e diplomatico, infine, andavano aggiunti almeno 4500 giornalisti. Per loro Bertolaso aveva pubblicato un primo bando nel 2008 col quale si cercavano navi per poterli ospitare, ma non vi erano state risposte, così il Commissario straordinario (multiplo) ha ripetuto il tentativo anche quest’anno con scadenza 7 aprile scorso.”

Per non parlare delle forze dell’ordine, insomma un totale di più di 25 mila persone da alloggiare.
Ora, pare che la causa delle difficoltà organizzative fossero come al solito i soldi. Il 3 aprile, tre giorni prima del terremoto in Abruzzo, il deputato Calvisi del PD aveva presentato un’interrogazione ai ministri Scajola e Tremonti. Come scrive inviatospeciale:

“Calvisi avava scritto: “Fino ad ora come opposizione, abbiamo denunciato con una serie di atti parlamentari, prima il rischio e poi l’avvenuta sottrazione da parte del Governo delle risorse ( 522 milioni di euro ) che il Governo Prodi e la Giunta Soru avevano messo a disposizione per le cosidette opere collaterali al G8″.
Gli interventi riguardano la strada Olbia Sassari, l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia, lo svincolo di Rio Padrongianus, lo spostamento della stazione ferroviaria di Olbia, la realizzazione del molo di levante a Porto Torres.
Il parlamentare aveva aggiunto di “non aver ancora ricevuto smentite sullo scippo delle risorse” e aggiunto che “oggi ci sono a rischio anche i finanziamenti considerati sempre sicuri, (233 milioni di euro) per i lavori dell’isola di La Maddalena”.

Il motivo? “A 60 giorni dall’ipotizzato completamento lavori per il G8 quei soldi non sono stati trasferiti alla struttura di missione. Un’ordinanza del presidente del Consiglio del 18 febbraio 2009 dispone che debba essere il ministro dello Sviluppo economico a trasferirli sulla contabilità speciale della struttura di missione. Questo trasferimento non è ancora stato disposto”.

Per Calvisi la situazione era paradossale perchè “si ha la disponbilità contabile delle risorse ma non di cassa”. Il risultato? “I soldi non possono essere spesi, con il risultato che le imprese non sono state pagate. Fino ad ora ha provveduto la Protezione civile con anticipazioni di cassa, ma le cifre sono appena sufficienti ad alleviare i disagi. A fronte del 60 per cento dei lavori eseguiti le imprese hanno ricevuto pagamenti non superiori al 25″.

Il parlamentare aveva concluso: “Gli effetti di questa situazione sono quindi devastanti sia sulle imprese appaltatrici, sia sui subappaltatori e sia sui fornitori. E’ evidente che il perdurare di questo stato di confusione e di incertezze porterà al blocco dei lavori”.
Da questi dati emerge un quadro desolante e nessuna ipotesi di ‘risparmio’. Infatti, i lavori in corso dovranno essere completati in ogni caso e quelli già eseguiti hanno avuto un costo che non è stato ancora totalmente coperto.”

Una curiosità: il governo annuncia lo spostamento del G8 dalla Sardegna all’Abruzzo e il PD ora non ha più nulla da dire, anzi approva? Mah.
Se lo chiedono gli amici di inviatospeciale e me lo chiedo anch’io. Come riuscirà la grande macchina organizzatrice di Bertolaso a fare ciò che non è stato fatto alla Maddalena, con in più l’handicap del terremoto?

Giusto per puntualizzare la differenza tra promesse, sparate da campagna elettorale, affermazioni da diva in passerella e concretezza dei problemi da risolvere.


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