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Prima tanta solfa per tornare in Italia, ora si candida ma solo all’estero per una formazione dal titolo vagamente borsistico: “Valori e futuro” (o future?), in onore credo ai tanti traffici di papi.
Il principesso azzurro di Savoia, Emanuele Filiberto, del quale per altro si ignora il programma elettorale, ci rassicura su un punto. Rinuncia al pocket-fucking, insomma non metterà le mani nelle nostre tasche per richiedere risarcimenti miliardari per la sua triste infanzia di esiliato. Ha capito che quella è stata un’uscita infelice. Il principe infelice.

Riepiloghiamo: si candida all’estero ma se sarà eletto siederà in Parlamento, senza pretese di corona. I monarchici si rassegnino.
“Quando avro’ un valore aggiunto cambiero’ residenza e mi candidero’ in Italia”. Una promessa o una minaccia? Valore aggiunto a che cosa poi, non si sa.

Se sarà eletto da che parte si schiererà? “Nel 2006 ho votato centro destra ed e’ lo schieramento che appoggero’ se saro’ eletto”. Il principe Azzurro, appunto, ed anche un po’ principe civetta. Del resto non è mai stato un’aquila.

Ah, precarie, giù le zampe: è già sposato e babbo.


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Prima tanta solfa per tornare in Italia, ora si candida ma solo all’estero per una formazione dal titolo vagamente borsistico: “Valori e futuro” (o future?), in onore credo ai tanti traffici di papi.
Il principesso azzurro di Savoia, Emanuele Filiberto, del quale per altro si ignora il programma elettorale, ci rassicura su un punto. Rinuncia al pocket-fucking, insomma non metterà le mani nelle nostre tasche per richiedere risarcimenti miliardari per la sua triste infanzia di esiliato. Ha capito che quella è stata un’uscita infelice. Il principe infelice.

Riepiloghiamo: si candida all’estero ma se sarà eletto siederà in Parlamento, senza pretese di corona. I monarchici si rassegnino.
“Quando avro’ un valore aggiunto cambiero’ residenza e mi candidero’ in Italia”. Una promessa o una minaccia? Valore aggiunto a che cosa poi, non si sa.

Se sarà eletto da che parte si schiererà? “Nel 2006 ho votato centro destra ed e’ lo schieramento che appoggero’ se saro’ eletto”. Il principe Azzurro, appunto, ed anche un po’ principe civetta. Del resto non è mai stato un’aquila.

Ah, precarie, giù le zampe: è già sposato e babbo.


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Per la serie “siamo uomini, anzi principi, o peracottari?” ieri sera è andata in onda una puntata memorabile di “Vespa a Vespa” con protagonista il principe degli aperitivi, nonchè latore assieme al babbo, un certo Vittorio Emanuele, di una richiesta a noi italiani repubblicani di un indennizzo di euro 260.000.000,00. Indennizzo per supposte lesioni della loro libertà, dei diritti della persona e patapim patapam.

Emanuele Filiforme, che quando parla sembra appena uscito dall’anestesia e a volte si perde nei meandri della sintassi ma poverino, con le tate svizzero-tedesche non poteva esercitarsi in italiano più di tanto, era lì nell’alveare di RaiUno per rivendicare il suo diritto ad essere risarcito per il fatto di aver dovuto passare le proprie vacanze nel cantone dell’Appenzello invece che a Fregene. Peccato che per farlo abbia aperto bocca.

Rispondendo alla domanda di Vespa sul perchè mai gli italiani dovrebbero risarcirli con cotale somma il principesso, dimenticandosi di inserire il lobo frontale inanellava una serie letale di corbellerie: “Beh, lo stato ha già tante altre spese inutili….”
Alla domanda sul perchè lui e la sua famiglia si fossero rivolti per lettera al Presidente Pertini con l’appellativo non di presidente ma di senatore, lo sciagurato rispondeva “Beh, sarà stata una dimenticanza.” Abbiamo sobbalzato anche quando ha ribadito che “lui ha già condannato gli errori del suo bisnonno”. Chiamare errori le leggi razziali che portarono alla emarginazione e quindi alla deportazione dei cittadini ebrei italiani verso i campi di sterminio dimostra che il ragazzo forse non ci fa ma ci è proprio.

Per fortuna, visto che perfino Vespa sembrava provare qualcosa di simile all’indignazione, è arrivato il settimo cavalleggeri, rappresentato dal Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, il quale ha rivelato che ciò di cui è stato vittima Filibertuccio si configura come violenza sui minori e l’ha ripetuto più volte.
Oplà, in un attimo siamo diventati una nazione di pedofili che per trent’anni ha abusato ignobilmente di un povero bambino ricco, per giunta di nobili origini. Non si sevizia un principino.
Ci siamo commossi, non pensavamo che dietro a 260.000.000 di euro vi fossero tali nobili, è proprio il caso di dirlo, propositi. Ecco perchè è così, anni e anni di violenze non possono che lasciare tracce.

Di fronte a tali esempi di case regnanti, come se la sono cavata i fautori della repubblica? Alla trasmissione partecipava Cossiga e l’emerito, parlando dei costi della ex reggia del Quirinale, tra i beni rivendicati tra l’altro dai nobili estortori, se n’è uscito con la proposta di vendere il palazzo a Briatore “che ne farebbe un hotel a cinque stelle”. Chissà se vendessimo il Colosseo a McDonald’s che mega fast-food ci verrebbe fuori.

A questo punto monarchia o repubblica? E’ una gara dura.

Per la serie “siamo uomini, anzi principi, o peracottari?” ieri sera è andata in onda una puntata memorabile di “Vespa a Vespa” con protagonista il principe degli aperitivi, nonchè latore assieme al babbo, un certo Vittorio Emanuele, di una richiesta a noi italiani repubblicani di un indennizzo di euro 260.000.000,00. Indennizzo per supposte lesioni della loro libertà, dei diritti della persona e patapim patapam.

Emanuele Filiforme, che quando parla sembra appena uscito dall’anestesia e a volte si perde nei meandri della sintassi ma poverino, con le tate svizzero-tedesche non poteva esercitarsi in italiano più di tanto, era lì nell’alveare di RaiUno per rivendicare il suo diritto ad essere risarcito per il fatto di aver dovuto passare le proprie vacanze nel cantone dell’Appenzello invece che a Fregene. Peccato che per farlo abbia aperto bocca.

Rispondendo alla domanda di Vespa sul perchè mai gli italiani dovrebbero risarcirli con cotale somma il principesso, dimenticandosi di inserire il lobo frontale inanellava una serie letale di corbellerie: “Beh, lo stato ha già tante altre spese inutili….”
Alla domanda sul perchè lui e la sua famiglia si fossero rivolti per lettera al Presidente Pertini con l’appellativo non di presidente ma di senatore, lo sciagurato rispondeva “Beh, sarà stata una dimenticanza.” Abbiamo sobbalzato anche quando ha ribadito che “lui ha già condannato gli errori del suo bisnonno”. Chiamare errori le leggi razziali che portarono alla emarginazione e quindi alla deportazione dei cittadini ebrei italiani verso i campi di sterminio dimostra che il ragazzo forse non ci fa ma ci è proprio.

Per fortuna, visto che perfino Vespa sembrava provare qualcosa di simile all’indignazione, è arrivato il settimo cavalleggeri, rappresentato dal Presidente della Consulta dei Senatori del Regno, il quale ha rivelato che ciò di cui è stato vittima Filibertuccio si configura come violenza sui minori e l’ha ripetuto più volte.
Oplà, in un attimo siamo diventati una nazione di pedofili che per trent’anni ha abusato ignobilmente di un povero bambino ricco, per giunta di nobili origini. Non si sevizia un principino.
Ci siamo commossi, non pensavamo che dietro a 260.000.000 di euro vi fossero tali nobili, è proprio il caso di dirlo, propositi. Ecco perchè è così, anni e anni di violenze non possono che lasciare tracce.

Di fronte a tali esempi di case regnanti, come se la sono cavata i fautori della repubblica? Alla trasmissione partecipava Cossiga e l’emerito, parlando dei costi della ex reggia del Quirinale, tra i beni rivendicati tra l’altro dai nobili estortori, se n’è uscito con la proposta di vendere il palazzo a Briatore “che ne farebbe un hotel a cinque stelle”. Chissà se vendessimo il Colosseo a McDonald’s che mega fast-food ci verrebbe fuori.

A questo punto monarchia o repubblica? E’ una gara dura.


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Avete presente quando qualcuno fa il prepotente, insulta, spara cazzate e menzogne e nessuno ha il coraggio di ribattere come si dovrebbe solo perchè si sta cagando addosso, con il risultato che il prepotente la vince e magari le falsità enunciate diventano delle verità?

Ieri sera, dopo essermi dormita un bellissimo film in DVD, ho riaperto gli occhi per un ultimo zapping e sono capitata sull’inesorabile “Porta a Porta”.
C’era un Fini con la bava alla bocca che parlava di espulsioni di cittadini stranieri e si scagliava contro il centrosinistra, accusandolo di aver emanato un provvedimento inutile nei giorni scorsi perché le espulsioni sono state pochissime a fronte di quelle necessarie. “Bisogna mandar via anche coloro che non hanno fonte di sostentamento”, ripeteva il segretario di Arroganza Nazionale, bacchettando sonoramente gli avversari.
Nessuno dei presenti, tra i quali mi pare vi fosse il vice-uolter Franceschini ha osato ribattere a Fini che i provvedimenti di espulsione nei confronti dei cittadini comunitari (come nel caso dei romeni) sono stati fortemente limitati dai regolamenti CEE che per esempio stabiliscono che non si può espellere un cittadino dell’unione europea solo per motivi economici. Perché povero, insomma.
Giusto o sbagliato che sia questo principio, perché nessuno del centrosinistra ha ribattuto a Fini che doveva prendersela non con il governo italiano ma piuttosto con l’Europa e i suoi principi di uguaglianza tra i membri dell’unione? Perché si lascia che Fini interpreti il personaggio di colui che se potesse brucerebbe tutti i campi nomadi, anche se sappiamo che non potrebbe farlo? In altre parole, perché questa sottomissione dei politici di centrosinistra nei confronti di chi a destra fa la faccia feroce, sudditanza psicologica che fa un paio di baffi a quella degli arbitri dell’era Moggi nei confronti della Juventus?

Seconda considerazione ed ennesimo esempio di sudditanza psicologica, questa volta del giornalista nei confronti del potente, del politico. Si parla di riforma elettorale.
Gli esponenti del centrodestra ripetono ogni giorno nelle interviste televisive prima e dopo i pasti che bisogna riformare la legge elettorale, che questa non va e che è superata. Ma porca di una paletta, ma chi l’ha fatta ‘sta legge di merda, che perfino il suo estensore, l’odontoiatra Calderoli definì una porcata? Il centrodestra, perdinci e pure per bacco. Possibile che nessun intervistatore sia in grado di dire: “ma scusate, non potevate evitare, voi di centrodestra, di fare ‘sta stronzata?”

Terzo e più eclatante esempio di sudditanza, questa volta da parte di un popolo intero e della sua classe politica repubblicana nei confronti di una famiglia di reali di cartapesta, il cui principale esponente è passato alla storia come imputato per omicidio ed è stato implicato in traffici di armi, gioco d’azzardo e puttane. Costui osa chiedere ai cittadini italiani ben 260 milioni di euro come risarcimento per supposti danni morali a causa del suo esilio nelle paludi malsane dell’Appenzello e nelle favelas svizzere.
Nessuno che abbia il coraggio di ricordare al signor Savoia le leggi razziali firmate da suo nonno, che gli ricordi le sue telefonate dove si augurava di inchiappettare delle bambine e concluda la citazione con un sonoro pernacchio alla Eduardo. Magari incorniciato con un padaneggiante “va a laurà”.
Anni fa si diceva con cattiveria che i Savoia potevano benissimo tornare ma al Pantheon. Oggi più appropriatamente consiglierei loro una diversa sistemazione. In miniera.

Avete presente quando qualcuno fa il prepotente, insulta, spara cazzate e menzogne e nessuno ha il coraggio di ribattere come si dovrebbe solo perchè si sta cagando addosso, con il risultato che il prepotente la vince e magari le falsità enunciate diventano delle verità?

Ieri sera, dopo essermi dormita un bellissimo film in DVD, ho riaperto gli occhi per un ultimo zapping e sono capitata sull’inesorabile “Porta a Porta”.
C’era un Fini con la bava alla bocca che parlava di espulsioni di cittadini stranieri e si scagliava contro il centrosinistra, accusandolo di aver emanato un provvedimento inutile nei giorni scorsi perché le espulsioni sono state pochissime a fronte di quelle necessarie. “Bisogna mandar via anche coloro che non hanno fonte di sostentamento”, ripeteva il segretario di Arroganza Nazionale, bacchettando sonoramente gli avversari.
Nessuno dei presenti, tra i quali mi pare vi fosse il vice-uolter Franceschini ha osato ribattere a Fini che i provvedimenti di espulsione nei confronti dei cittadini comunitari (come nel caso dei romeni) sono stati fortemente limitati dai regolamenti CEE che per esempio stabiliscono che non si può espellere un cittadino dell’unione europea solo per motivi economici. Perché povero, insomma.
Giusto o sbagliato che sia questo principio, perché nessuno del centrosinistra ha ribattuto a Fini che doveva prendersela non con il governo italiano ma piuttosto con l’Europa e i suoi principi di uguaglianza tra i membri dell’unione? Perché si lascia che Fini interpreti il personaggio di colui che se potesse brucerebbe tutti i campi nomadi, anche se sappiamo che non potrebbe farlo? In altre parole, perché questa sottomissione dei politici di centrosinistra nei confronti di chi a destra fa la faccia feroce, sudditanza psicologica che fa un paio di baffi a quella degli arbitri dell’era Moggi nei confronti della Juventus?

Seconda considerazione ed ennesimo esempio di sudditanza psicologica, questa volta del giornalista nei confronti del potente, del politico. Si parla di riforma elettorale.
Gli esponenti del centrodestra ripetono ogni giorno nelle interviste televisive prima e dopo i pasti che bisogna riformare la legge elettorale, che questa non va e che è superata. Ma porca di una paletta, ma chi l’ha fatta ‘sta legge di merda, che perfino il suo estensore, l’odontoiatra Calderoli definì una porcata? Il centrodestra, perdinci e pure per bacco. Possibile che nessun intervistatore sia in grado di dire: “ma scusate, non potevate evitare, voi di centrodestra, di fare ‘sta stronzata?”

Terzo e più eclatante esempio di sudditanza, questa volta da parte di un popolo intero e della sua classe politica repubblicana nei confronti di una famiglia di reali di cartapesta, il cui principale esponente è passato alla storia come imputato per omicidio ed è stato implicato in traffici di armi, gioco d’azzardo e puttane. Costui osa chiedere ai cittadini italiani ben 260 milioni di euro come risarcimento per supposti danni morali a causa del suo esilio nelle paludi malsane dell’Appenzello e nelle favelas svizzere.
Nessuno che abbia il coraggio di ricordare al signor Savoia le leggi razziali firmate da suo nonno, che gli ricordi le sue telefonate dove si augurava di inchiappettare delle bambine e concluda la citazione con un sonoro pernacchio alla Eduardo. Magari incorniciato con un padaneggiante “va a laurà”.
Anni fa si diceva con cattiveria che i Savoia potevano benissimo tornare ma al Pantheon. Oggi più appropriatamente consiglierei loro una diversa sistemazione. In miniera.


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