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vignetta di Artefatti
“Io non ho mai detto che l’Inter dovesse essere campione d’Italia. La decisione di assegnare lo scudetto è stata di Guido Rossi. Il commissario ha fatto il massimo per tutelare il calcio italiano. Poi, non so se era veramente convinto che l’Inter meritasse il titolo”. (Gerhard Aigner, uno dei tre saggi della FIGC)

Ora ne parla Dagospia (e quindi sta veramente arrivando la bufera) ma, non faccio per vantarmi, è dal 2009 (e da prima ancora nel vecchio blog) che lo dico e che parlo di questo conflitto di interessi:

“Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.
Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, estkz] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’
P.S. Paniz? Paniz… quello lì?
In un mondo abituato al fatto che i ricchi e potenti escono quasi sempre impuniti dalle loro malefatte, sentire che un mega pezzo grosso del Fondo Monetario Internazionale, politico socialista francese e candidato alle prossime elezioni presidenziali come rivale del nanerottolo Sarkozy, viene incriminato ed arrestato per stupro negli Stati Uniti, con tanto di pagamento di cauzione milionaria ed imposizione del braccialetto elettronico, fa un certo effetto.
Siamo talmente disabituati allo svolgersi del normale corso della giustizia se essa riguarda i potenti che, in casi come questi, scatta in automatico il meccanismo del “non è possibile, lo avranno incastrato”.
In effetti la storia, che presenta diversi punti controversi e fin troppo evidenti e sottolineati, è spiegabile in due soli modi possibili. O Dominique Strauss-Kahn è un vecchio satiro in preda alla sindrome del “o famo strano” e ormai per eccitarsi è costretto a ricorrere al fattore rischio ambientale, per esempio “voglio provare se mi riesce di stuprare la cameriera, una qualunque, di questo cazzo di hotel e farla franca” (la chiameremo la Sindrome del Cittadino al di sopra di ogni sospetto”), oppure effettivamente gli hanno teso un tranello in puro stile Lewinski.
La logica direbbe che un personaggio senza problemi di soldi come Strauss-Kahn che si sente solo a New York in un grande albergo, un eufemismo per dire che ha voglia di trombare, che fa? Ciapa la cornetta dell’interfono, chiama Pierre il portiere e si fa recapitare in stanza un po’ di compagnia. Roba fine, escort che si abbinano perfettamente a stanze da 3000 dollari per notte e che, volendo, per una cifra appena inferiore fanno di tutto, dal caro vecchio dai e vai in tutte le varianti fino al prenderti a cinghiate menando come fabbri.
Oppure, sempre in quel contesto, il cliente in piena fregola, se vuole un po’ di brivido in più, esce e ne carica una dalla strada, come un Prof. Cagnato qualsiasi.
Invece Strauss-Kahn che fa, secondo la ricostruzione fatta dai giornali? All’ora in cui le stanze dovrebbero essere vuote e a disposizione delle donne delle pulizie, si nasconde ignudo nel bagno e, quando sente arrivare ciabattando la cameriera con il carrello delle scope, balza fuori dal nascondiglio sguainando il pesante spadone e aggredisce la malcapitata, che è di colore e musulmana (!) e la costringe ad un rapporto orale che, stranamente, negli Stati Uniti, patria di Gola Profonda, è un reato federale in molti stati. Stupro e sodomia, roba pesa per la legge americana. Carriera politica fottuta, r.i.p. Monsieur Strauss-Kahn.
E la vittima? Invece di approfittare della ghiotta ed unica occasione di staccarlo con un morso ad un vampiro della finanza mondiale e sputarlo nella ciotola del cane, la cameriera subisce e resiste pure alla corruzione compensatoria. Pare infatti che il tizio abbia provato ad innescare il “ma lo sai chi sono io” ma lei niente, una roccia. Niente cinquemila lire come prezzo di favor per smacchiarsi almeno l’abito in tintoria. A meno che il vecchiaccio non fosse pure tirchio.  La ragazza fugge ed immediatamente denuncia il porcone francese che finisce delle braccia di Zio Sam e dell’F.B.I., altro che Boccassini e Procura di Milano.
Insomma, il pezzo grosso, prendendo per autentica la versione dei fatti raccontata dai media, avrebbe agito come un povero demente da film di Pierino.  Si sa che certi uomini, soprattutto ad una certa età, rinfanciulliscono regredendo ad una sessualità pregenitale ma la cosa appare strana comunque. 
Tra l’altro, se nessuno ha ancora notato la sottigliezza delle straordinarie coincidenze di questa afffabulazione lo faccio adesso, Strauss-Kahn si comporta come l’ebreo mitologico della più infima propaganda nazista, il satiro che attenta alla virtù delle ragazze, costringendole a rapporti contronatura.
Sono dettagli come questi che fanno sospettare che in un racconto ci sia lo zampino della macchinazione e della propaganda.
Un po’ come Gheddafi che dà il Viagra alle truppe in libera uscita per stupro e li arringa con le stesse frasi e medesime parole di quelle pronunciate dai capi dei goumiers francesi che compirono le marocchinate nel Lazio dopo Monte Cassino. Frasi che si è dimostrato non essere mai state pronunciate veramente ma che vengono regolarmente attribuite a tutti i capi delle truppe stupratrici in tutte le guerre del mondo in ogni tempo. Propaganda di guerra che mescola fatti veri a leggende per intorbidire le acque ed alimentare il caos. 
Forse è questo l’elemento di maggior disturbo della storia del banchiere inquisito per stupro, se si tratta di una macchinazione. L’utilizzo cinico e sulla pelle delle donne di un reato particolarmente odioso, il quale però fa scattare sempre il dubbio che sia avvenuto veramente e quindi di presta a questo tipo di guerre per bande condotte per motivi economici. 
In questo caso conosciamo a malapena il nome della vittima ma si sono preoccupati di raccontarci che si tratta di una trentaduenne vedova, di colore, musulmana molto devota e non particolarmente attraente, addirittura, si sospetta, sieropositiva. Come dire, sei troppo brutta e sfigata perché ti possano aver stuprata, però lui l’ha fatto. Non che se fosse stata carina sarebbe stato diverso. In quel caso avrebbero detto che l’aveva provocato e che se l’era cercata e che, magari, dopo esserci stata, si era vendicata per la parcella poco sostanziosa.
Nel caso che Strauss-Kahn, invece di fottere, sia stato fottuto, c’è persino chi ha individuato il possibile movente. In febbraio, il capo dell’ FMI aveva parlato a Washington ad un convegno, auspicando l’abbandono del dollaro come divisa d’elezione degli scambi finanziari ed economici mondiali, in favore di una moneta globale. Forse l’euro? 
Ah, ecco, si dice, gli americani se la sono presa e gli hanno teso un tranello da manuale.
Vero o falso, avvenuto o meno lo stupro, l’avvertimento mafioso è arrivato. Rimarrà sempre il dubbio ed è questo ciò che conta. 
Chiunque altro, leggendo su tutti i giornali del globo terracqueo*  i verbali di Ruby, con la storia del “dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”, dalla vergogna e per carità di patria, sarebbe sprofondato a trivella fino a scoprire finalmente un ricco giacimento di petrolio in Val Padana.
Lui no, perché non teme nulla, nemmeno la reazione di Mubarak. Anzi, se non stiamo attenti, potrebbe pure buttarla in barzelletta: “Dunque, c’era un rais in coma….”.

* Nel Parlamento cileno stanno discutendo se sia opportuno che il loro presidente, in visita prossimamente in Italia, si faccia fotografare accanto a C.F. (Silvio Berlusconi).

No, vi prego, non la manifestazione di genere, delle donne per le donne in difesa della dignità femminile dove gli uomini, se vogliono, possono anche partecipare. La discesa in piazza con tonnellate di vittimismo senza alcuna volontà di autocritica proprio da parte delle donne e con i papiminkia che scriveranno (oh, mi pare già di leggerli, i Belfeltri) che queste proteste sono solo isterismi da sorellastre di Cenerentola, invidiose del fatto che non sono mai state invitate a Villa S. Martino a causa della racchiedine e dei raggiunti limiti d’età.

Premesso che siamo stati vilipesi tutti come popolo, come cittadini di qualunque sesso, religione e razza, compresi gli animali domestici, non ha senso pensare di potersi offendere di più perché siamo donne e perché le donne sono le protagoniste (sia vittime che carnefici, ricordiamolo) di questo ultimo scandalo nazionale.
Ebbene si, non condivido il vittimismo in sciarpa bianca. “Il colore del lutto”, come ho sentito rimarcare da una delle organizzatrici della manifestazione dell’altro giorno.
Già, bianco come bianchi erano i fazzoletti delle madri di Plaza de Mayo. Senza rendersi conto che però, scusate se puntualizzo, quelle erano madri alle quali avevano torturato e gettato i figli dagli aerei a decine di migliaia.
Qui, ringraziando Iddio, non è morto nessuno facendo bunga bunga e il parallelismo con ben altre tragedie è, secondo me, fuori luogo. Nessuno ha rapito le ragazze e le ha condotte contro la loro volontà nell’antro del mostro ma, al contrario, ci sono famiglie che si sono abbuffate con il pranzo pagato con il sudore delle chiappe delle figlie. Padri e madri orgogliosi di avere figlie puttane, che le hanno vendute per la macchina nuova e la rata del mutuo. Il marcio è in noi, Berlusconi lo ha solo catalizzato. Dovremmo manifestare soprattutto contro noi stessi.

E’ la Caporetto morale dell’Italia dove non c’è nessuno che possa fare la morale agli altri. Ricordiamoci che Berlusconi incarna solo il peggio dell’italiano medio e che non ha inventato nulla. Se non avesse tutti quei soldi e il potere che i suoi avversari gli hanno consegnato a mani alzate, Silvio Ghepensimì sarebbe solo il cugino meneghino di Cetto Laqualunque, l’ennesima macchietta regionale.

Autocritica, dicevo. Parliamoci chiaro, signore mie. Il bunga bunga non è sceso da Marte. La cultura del bunga bunga l’abbiamo assimilata e soprattutto tollerata negli ultimi trent’anni grazie alla televisione tetteculi, che mi risulta sia guardata da milioni di persone, ma nasce ancora più indietro nella storia.
Le donne, prima di scendere in piazza a gridare contro il Papi, che in così tante hanno votato, non dimentichiamolo e domandiamoci perché, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di prendere a ceffoni le figlie che trovano normale accompagnarsi a dei vecchi bavosi per denaro. Di chiedersi se anche loro come madri non abbiano per caso contribuito a crescere una generazione bacata persistendo, ad esempio, nell’antica tradizione che considera i figli maschi più importanti delle figlie femmine. Che acconcia le figlie femmine fin da piccole come piccoli oggetti del desiderio (non userò il termine troiette) e smania per mandare le figlie gnocche ai concorsi di bellezza o in televisione o in sposa ad uno ricco. Mentre invece quelle normali o così così, fino alle brutte, pensino solo a studiare.

Quello che voglio dire è che non ci si può lamentare della cultura dell’harem e del puttanaio se si crescono i figli pisellomuniti come dei piccoli sultani che devono essere serviti e riveriti ed ai quali tutto è concesso. I piccoli sultani crescono e diventano, se baciati da una grossa fortuna economica, dei culi flaccidi che pretendono di poter giocare con la dignità degli altri. A quel punto, dopo essersi arresi alla cultura dell’esteriorità, della bellezza fine a sé stessa, al culto della gioventù e al disprezzo di tutto il resto, non ci si può proprio lamentare della perdita della propria dignità.

Il vittimismo non ha senso. Nella fattispecie del Rubycazzigate, siamo solo di fronte ad una ignobile farsa che andrebbe trattata come tale, gettando, a pioggia marrone, tonnellate di ridicolo sui protagonisti, come insegna da secoli la satira. Un potere che si rende ridicolo merita solo di morire sommerso dai pernacchi, altro che lutto. 

Joachim Antonisz Wtewael (Holland, Utrecht, 1566 – 1638) Lot and His Daughters

“Mia figlia fidanzata del presidente del Consiglio? Magari ...

Narra la Bibbia che quando il Signore decise di mandare la procura di Milano a Sodoma per fare pulizia, nel ridente troiaio gemellato con Gomorra abitasse un certo Lot con moglie e due figlie minorenni (e vergini, allora poteva ancora succedere). Una  famigliola che, nel disegno di Dio e chissà perché, doveva essere salvata dal trattamento al fosforo bianco previsto per gli altri sodomiti e gomorristi.
Si presentarono quindi a casa di Lot con il salvacondotto due angeli dalle fattezze di modelli di Dolce & Gabbana ma i viziosi sodomiti, saputolo, si precipitarono a chiedere al padrone di casa che gli consegnasse i due, per un bunga bunga veloce.
Allora Lot, che metteva il senso di ospitalità sopra ogni cosa, fece una proposta da buon padre di famiglia ai sodomiti: “No, gli angeli no perché sono miei ospiti. Perché non vi stuprate invece le mie figlie che sono ancora nuove di pacca?”
Dal diniego dei sodomiti, ingolositi dalle chiappe marmoree degli angioletti ed insensibili al fascino delle intonse lolite, nacque una collutazione che fu prontamente sedata proprio dagli angeli che sguainarono le spade laser e con quelle accecarono i porconi.
Prima dell’alba, alla chetichella, Lot e famiglia fuggirono da Sodoma proprio mentre il castigo divino si abbatteva sulla città del vizio, tra fuoco e fiamme, fulmini e saette. Gli angeli gliel’avevano detto di non voltarsi, alla moglie di Lot, ma lei, disobbedendo, rimase di sale per ciò che vide.
In seguito, in esilio, le figlie di Lot, sulle quali evidentemente il clima di Sodoma aveva lasciato il segno, annoiandosi per la mancanza di ganzi da spupazzarsi, fecero ubriacare l’ormai anziano padre e ne approfittarono, rimanendone addirittura incinte. Con lui che si giustificava dicendo che era fatto come una chioccia e non si era accorto di nulla e giurando che le figlie gli avevano detto di avere ventitré e ventiquattro anni.
Ricordo ai lettori distratti che sto citando la Bibbia, “Genesi” per l’esattezza, e non un pornazzo da edicola di stazione ferroviaria come parrebbe. Ecco, questa storia mi frulla in mente da giorni e non riesco ancora a capire perché.

(“Bella figlia dell’amore….”)

Che vi piaccia o no, questa è l’immagine dell’Italia di oggi.
I giornali stranieri stanno raccontando con un misto di commiserazione e raccapriccio il puttanaio berlusconiano. “L’Italia si merita di meglio”, scrive oggi il Financial Times. 
Meno male, se pensano che il paese della mafia, dei ladri mangiaspaghetti, dei mammoni piagnoni con i capelli unti e il mandolino sia ancora degno di essere salvato, forse non tutto per noi è perduto.
Occorrerebbe, certo, da parte di questo popolo di sciagurati, un soprassalto di dignità, un atto che dimostrasse la volontà di liberarsi di questa montagna di vergogna che rischia di sommergerci tutti, onesti e disonesti, mescolandoci tutti in una melma putrida e indifferenziata.
A volte i popoli, anche quelli più democratici, perdono la testa e discendono in un abisso di abiezione collettiva perché decidono di abbandonarsi alla fascinazione di governanti indegni. 
Anche se non ci siamo macchiati di crimini contro l’umanità, e i deboli e malati non li gasiamo ma ci accontentiamo di esporli sadicamente al pubblico ludibrio in televisione, purtuttavia la nostra situazione è paragonabile a quella della Germania nazista, quando saltarono tutti i freni inibitori e l’illecito, l’inimmaginabile, divennero improvvisamente legge e prassi accettata.
Il razzismo contro il diverso, i libri da bruciare, e il brivido che provoca nei più sfegatati berlusconidi il considerare i magistrati un cancro nazionale, solo per compiacere il satrapo sui tacchi che idolatrano, perchè  permette loro di essere immorali e disonesti e di rivendicarlo pure con orgoglio, in un osceno ribaltamento dei ruoli tra guardie e ladri, tra bene e male, sono segnali inquietanti che dovrebbero farci riflettere.
Forse però a tutto c’è un limite. Leggevo i commenti dei lettori agli editoriali dei direttori de “il Giornale” e “Libero” sul caso Ruby e ho notato una cosa forse incoraggiante. 
Mentre su “il Giornale”, come avevo fatto notare l’altro giorno, nel pezzo dove raccoglievo alcune perle di pensiero debole papiminkia, permane uno zoccolo duro di berlusconidi sordociechi alle malefatte del nostro che sarebbe disposto, come nel finale de “Il Caimano”, ad assaltare il Palazzo di Giustizia per salvare il proprio idolo, su “Libero” vi sono lettori (più di quanti si potevano immaginare fino a qualche giorno fa) che manifestano disagio, se non proprio indignazione, verso i tentativi dei giornalisti immagine di difendere l’operato di un vecchio vizioso che è indagato per aver avuto rapporti con una minorenne e che, per nostra disgrazia, è il capo del governo.
Perché la questione più grave da dirimere nel caso Ruby, ricordiamolo, non è tanto il pagamento in denaro ma il rapporto o il coinvolgimento in un rapporto con altri, non importa se mimato o agito, di una minore. Scafata, disinibita, e magari abile ricattatrice quando si vuole, ma minore. Per la legge dei paesi civili, avere rapporti sessuali con un minore, anche gratis, è un reato perché si presume che il minore non sia completamente libero di accettare o rifiutare il rapporto. E per un reato che coinvolge un minore vige l’obbligatorietà dell’azione penale. Avuta la notitia criminis, la magistratura non può che indagare.
Orbene, su “Libero” stanno comparendo i primi dissensi, i primi “adesso dovrebbe farsi da parte”, “dovrebbe farsi processare”, “è una vergogna”, ecc. Addirittura pare che un sondaggio nei giorni scorsi che chiedeva ai lettori se Berlusconi, dopo la parziale bocciatura dello scudo, doveva accettare di farsi giudicare in un tribunale, aveva raccolto un sorprendente 70% di “si, deve farsi giudicare in tribunale”. L’imbarazzante sondaggio è stato poi  rimosso dall’edizione online della testata.
Un soprassalto di dignità da parte di un popolo che ha figlie e nipoti e comincia forse a mal digerire i virtuosismi difensivi di avvocati come Pecorella? Proprio un lettore del “Giornale” si chiedeva se non fosse il caso, implicitamente per salvare Silvio, di abbassare l’asticella della maggiore età ed io avevo satireggiato:

La soluzione per chi si scopa le minorenni? Abbassare la maggiore età delle stesse. Rendere la legge malleabile come il pongo, da plasmare a piacere a seconda delle esigenze del sovrano.

Se dichiariamo i neonati maggiorenni appena li si va a registrare all’anagrafe sconfiggeremo pure la piaga della pedofilia.”

Non passano tre giorni e l’avvocato Pecorella se ne esce con il concetto che Ruby in fondo era una “quasi maggiorenne” (e Berlusconi, qualunquemente, quasi pedofilo, n.d.a.), concetto tanto simile a quello che considera le vittime di stupro delle adescatrici colpevoli di bassi istinti maschili e, per giustificare il Berlusconi, propone di modificare la legge, abbassando il limite della maggiore età. Non è una bufala, è sul sito del governo.
Si, occorrerebbe un soprassalto di dignità, in questo paese. Da parte delle donne, ad esempio, che non si ribellano ad immagini come quella che ho messo all’inizio. Che si sono vendute l’anima in cambio di 5000 puntate di Beautiful mandando in vacca decenni di conquiste femminili. Che stanno rinunciando al privilegio di essere più considerate e rispettate delle donne dei talebani per ritornare ad essere ridotte ad orifizio, a quarto anatomico.
“Noemi è la pupilla, io sono il culo”, dice Ruby al telefono con un amico. Disposte a tutto per denaro. Per bisogno, certo, ma anche perché l’unico valore riconosciuto è il denaro, l’abito firmato, il possesso di oggetti fino a farsene sommergere. Una società malata che ha ricevuto troppi consigli per gli acquisti e una moltitudine di giovani che non si accorge di essere ormai ridotta come gli schiavi torturati dai fascisti pervertiti di “Salò”, il fin troppo profetico film di Pier Paolo Pasolini.
Il profeta Pasolini – “Salò o le 120 giornate di Sodoma”
Ci vorrebbe un soprassalto di dignità anche da parte degli uomini, che non possono accettare di essere rappresentati da coloro che invidiano Silvio e la sua presunta ipersessualità, che lo ammirano per la capacità di sottomettere tante giovincelle sempre più giovani ai propri voleri, anche i più turpi. Che, forgiati a sua immagine e rassomiglianza grazie alla “Cura Colpo Grosso”, la scuola di specializzazione televisiva in scopofilia passiva, sono ormai addestrati a salivare solo in presenza della donna che non ha superato i venticinque anni, che porta la quinta di poppe ed ha il culo a mandolino e che, ovviamente, disprezzano e considerano indegne della loro triste concupiscenza tutto il resto del mondo femminile.
In un Italia in cui il silenzio del Vaticano di fronte a questi sordidi avvenimenti spacca i timpani e i preti perbene giustamente si indignano; in un paese impazzito che vuole sparare alle guardie per far fuggire i ladri, in questo paese coperto di fango, non ci vuole altro. Altro che un soprassalto di dignità. Il più presto possibile.

L’onorevole Mele disse un nome, il suo e si alzò alto un nitrito, quello del suo segretario Cesa.

Il segretario dell’UDC non si è preoccupato tanto del fatto che il suo deputato sia stato trovato in compagnia di una signorina a pagamento leggermente scoppiata di coca in una camera d’albergo ma ha nitrito dolorosamente e a lungo lamentando il fatto che i deputati, udite udite, si sentono soli nelle lunghe settimane a Roma e si dovrebbe fare di più (più soldi?) per favorire il ricongiungimento familiare dei suddetti. Il ricongiungimento per evitare il congiungimento carnale mercenario, insomma.

So che vi sovvengono tristi immagini di migranti su gommoni alla deriva o di nostri compatrioti su bastimenti in partenza per terre assai luntane e una furtiva lacrima vi solca la guancia.
Ricomponetevi, non si tratta di poveri minatori o tecnici di piattaforme petrolifere via per sei mesi l’anno ma di individui che potrebbero benissimo pagarsi, per quello che guadagnano, oltre alle puttane e alla droga anche un viaggetto in più della famiglia a Roma.
Visto oltretutto che mogliera e pargoli non pagherebbero neppure il treno o l’aereo.

Facciamo una botta di conti della serva andando a spulciare nel portafogli di lorsignori.

Indennità parlamentare corrisposta per 12 mesi: € 5.486,58 al mese (10.623.500 lire) + Diaria di soggiorno: 4.003,11 al mese* (7.751.101 lire)
(*Da questa diaria vengono detratti, bontà loro, € 206,58 per ogni seduta nella quale il deputato non abbia partecipato almeno al 30% delle votazioni che in essa sono effettuate)

Ad ogni deputato vengono inoltre corrisposti:
mensilmente un rimborso forfetario di € 4.190,00 per le spese sostenute al fine di mantenere il rapporto con gli elettori (chissà, se la squillo è un’elettrice, magari si fanno anche rimborsare le trombate).
Ogni tre mesi, (per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio) un rimborso spese pari a € 3.323,70, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a € 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di € 3.100,00.
Si pagano almeno la ricaricabile del telefonino? Macchè, annualmente ricevono un rimborso di € 3.098,74 per spese telefoniche.
I deputati inoltre usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Siamo a circa € 15.269,72 al mese. Diciamolo in lire, che fa ancora più effetto a noi vecchi: quasi una trentina di milioni al mese. Paragonateli al mazzo che ci dobbiamo fare noi ogni mese per portare a casa un migliaio di euro striminziti in media e, quando avrete finito di tirar giù i santissimi e le madonne, ditemi: questo signor Cesa, non vi ricorda un poco Maria Antonietta & Le Sue Brioches? Diamo atto a Bertinotti che almeno si è ricordato di essere un uomo di sinistra e ha respinto la vergognosa e spudorata richiesta del segretario dell’UDC.

I guadagni scandalosi dei nostri deputati andrebbero incisi su lapidi da appendere nei seggi elettorali ogni volta che ci rechiamo a rinnovar loro il contratto di lavoro, a imperitura memoria della loro faccia da culo.


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L’onorevole Mele disse un nome, il suo e si alzò alto un nitrito, quello del suo segretario Cesa.

Il segretario dell’UDC non si è preoccupato tanto del fatto che il suo deputato sia stato trovato in compagnia di una signorina a pagamento leggermente scoppiata di coca in una camera d’albergo ma ha nitrito dolorosamente e a lungo lamentando il fatto che i deputati, udite udite, si sentono soli nelle lunghe settimane a Roma e si dovrebbe fare di più (più soldi?) per favorire il ricongiungimento familiare dei suddetti. Il ricongiungimento per evitare il congiungimento carnale mercenario, insomma.

So che vi sovvengono tristi immagini di migranti su gommoni alla deriva o di nostri compatrioti su bastimenti in partenza per terre assai luntane e una furtiva lacrima vi solca la guancia.
Ricomponetevi, non si tratta di poveri minatori o tecnici di piattaforme petrolifere via per sei mesi l’anno ma di individui che potrebbero benissimo pagarsi, per quello che guadagnano, oltre alle puttane e alla droga anche un viaggetto in più della famiglia a Roma.
Visto oltretutto che mogliera e pargoli non pagherebbero neppure il treno o l’aereo.

Facciamo una botta di conti della serva andando a spulciare nel portafogli di lorsignori.

Indennità parlamentare corrisposta per 12 mesi: € 5.486,58 al mese (10.623.500 lire) + Diaria di soggiorno: 4.003,11 al mese* (7.751.101 lire)
(*Da questa diaria vengono detratti, bontà loro, € 206,58 per ogni seduta nella quale il deputato non abbia partecipato almeno al 30% delle votazioni che in essa sono effettuate)

Ad ogni deputato vengono inoltre corrisposti:
mensilmente un rimborso forfetario di € 4.190,00 per le spese sostenute al fine di mantenere il rapporto con gli elettori (chissà, se la squillo è un’elettrice, magari si fanno anche rimborsare le trombate).
Ogni tre mesi, (per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio) un rimborso spese pari a € 3.323,70, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a € 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di € 3.100,00.
Si pagano almeno la ricaricabile del telefonino? Macchè, annualmente ricevono un rimborso di € 3.098,74 per spese telefoniche.
I deputati inoltre usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Siamo a circa € 15.269,72 al mese. Diciamolo in lire, che fa ancora più effetto a noi vecchi: quasi una trentina di milioni al mese. Paragonateli al mazzo che ci dobbiamo fare noi ogni mese per portare a casa un migliaio di euro striminziti in media e, quando avrete finito di tirar giù i santissimi e le madonne, ditemi: questo signor Cesa, non vi ricorda un poco Maria Antonietta & Le Sue Brioches? Diamo atto a Bertinotti che almeno si è ricordato di essere un uomo di sinistra e ha respinto la vergognosa e spudorata richiesta del segretario dell’UDC.

I guadagni scandalosi dei nostri deputati andrebbero incisi su lapidi da appendere nei seggi elettorali ogni volta che ci rechiamo a rinnovar loro il contratto di lavoro, a imperitura memoria della loro faccia da culo.

Ricordate quando Bill Clinton disse, riferendosi a Monica: “Non ho mai avuto rapporti con quella donna?” mentre quella aveva raccolto campioni organici peggio del RIS di Parma e tutte le lavanderie d’America conoscevano il DNA presidenziale? Ci fece una figura di merda che è passata alla storia e vedrete che ritornerà buona anche per la campagna elettorale della cornuta, pardon, di Hillary.

Ecco qual è il problema dei politici progressisti e di sinistra che si fanno cogliere in situazioni imbarazzanti a sfondo sessuale. Non hanno la battuta pronta, si impappinano, pasticciano e alla fine rendono vero il detto veneto: “xe peso el tacon del buso!” (traduco sempre per i sotto-padani, “è peggio il rattoppo del buco”.)
Potrebbero sfoderare la più fenomenale faccia come il culo come fanno i loro avversari che sono bravissimi nel negare anche la luce del sole, oppure potrebbero sdrammatizzare, essere sinceri, fare una battuta, dire: ”conosco il nome del bastardo che mi ha mandato la zoccoletta”, e invece piagnucolano come bambini trovati con le mani della nutella. Forse è vero, sono un pò coglioni.

La riprova l’abbiamo avuta con il caso Sircana, che si è arricchito in maniera imbarazzante di dettagli nelle ultime ore.
A leggere l’intervista rilasciata a Repubblica dal Silvio triste pare proprio che un’anticchia di vero ci fosse nel puttanaio mediatico scatenato dei giorni scorsi contro di lui.
Il fatto rappresentato è solo squalliduccio e non costituisce reato, “una piccola e stupida deviazione di percorso, in una sera di mezza estate” come la descrive lui stesso con toni quasi shakespeariani, ma le foto c’erano veramente e noi che siamo stati indotti a pensare al complotto ora ci sentiamo dei pirla e siamo leggermente incazzati.

C’eravamo cascati proprio bene. Siccome certi giornali non disdegnano a volte lo sciacallaggio politico abbiamo creduto che le foto con il trans non esistessero, che fossero una montatura del perfido Belpietro d’accordo con la task force di “pronto intervento mignottoni” di Lele Mora.
Quel paraculo del fotografo è stato pure al gioco e ha smentito tutto parlando di burla.
Ci siamo indignati per come un pover’uomo, per il solo fatto di aver l’agnello morto addosso, fosse stato attaccato indegnamente sul piano personale dalla stampa intestata ai famigliari del capo dell’opposizione. Gad Lerner ha beccato e ha evocato lo spirito di Montanelli, che però prudentemente non si è poi manifestato.
Diciamo la verità, abbiamo creduto al vecchio enunciato che “quelli di sinistra sono più seri degli altri” e sicuramente non vanno a troie e invece il bravo Sircana il suo puttan tour l’aveva veramente fatto, pur limitandosi alla fase di abbordaggio. Oppure, se passava di lì per caso e trattasi di sfiga cosmica, perché non dirlo subito, porca paletta?
Come Clinton, anche il governo ha negato ciò che era meglio ammettere subito, soprattutto tenendo presente con chi si ha a che fare in questi casi.

La montatura c’è, non c’è dubbio, Sircana è caduto come un pollo nel trappolone ma la cosa è molto più sottile di quanto non immaginiamo.
Cosa volevano dimostrare i signori che hanno montato lo scandalo? Che Sircana ha gli stessi gusti di Lapo? Uhm, no, non è interessante. Che i politici hanno dei vizietti? No, troppo banale, siamo italiani, non americani fino a questo punto. E poi nelle foto non si vede nulla, andiamo, mica come Hugh Grant che fu sorpreso in piena action in macchina.

Il punto non è il fatto in sé. Coloro che hanno istruito i fotografi e gli altri che hanno intinto la penna nel cianuro volevano dimostrare che i politici di centrosinistra mentono, e difatti Sircana ha dato l’impressione di aver mentito. Il governo ha fatto quadrato attorno al suo portavoce che mente e ha fatto anche il decreto ad hoc e di conseguenza anche il premier passa per bugiardo. Figura di merda storica numero due. In qualunque paese civile a questo punto per salvare la faccia del governo il portavoce si dimetterebbe. Lui invece continua a fare la vittima, pasticcia e sbrodola ancora di più.

Non sarebbe possibile avere una classe dirigente un po’ più scafata nel gestire certe emergenze? Da una parte c’è gente specializzata che recluta giovani vergini dai bianchi manti, rotte di dietro e sane davanti; che le chiama stagiste, veline, modelle e le manda in missione per conto degli oppositori politici sotto i tavoli dei malcapitati.
Dall’altra ci sono i polli, che beccano e che poi si fanno venire la cagarella dal dispiacere.

O ci si compra i giornali, nel senso di possederli oppure ci si fa un po’ più furbi del Bill con il saxofone.
State tranquilli che una foto che ritrae Berlusconi con un trans non la vedrete mai.

*Titolo ispirato a “Sartana nella valle degli avvoltoi”, uno dei film della memorabile serie con Gianni Garko.


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Un giornalismo che è andato a puttane da anni, fatto da giornalisti che sempre più spesso si vendono senza vergogna, tanto che la parola embedded ha assonanza con il letto, si ritrova in questi giorni a grufolare con mucho gusto nei liquami tossici provenienti dal mondo dello spettacolo e dal paparazzume di contorno.

Il giudice castigavip Henry John Woodcock adocchia Lele Mora e i suoi jellabah e parte un inchiesta che conduce ad un gruppo di magliari, capitanato dal papacazzaro Corona, che si era attrezzato per ricattare i vips che sapevano che i paparazzi sapevano che loro sapevano che li avrebbero beccati all’uscita del locale X.
Si scopre perfino che certe signorine non escono con i vips solo per la loro bella (o brutta) faccia ma per la capienza del portafoglio. Grazie, pensavamo fosse tutto amore.
La cosa diventa francamente comica quando nell’inchiesta compare Riccardo Schicchi, che viene accusato di frequentare e manipolare signorine scostumate. “O mio babbuino caro” sono anni che tratta articoli attinenti con la figa e ci si meraviglia adesso?
No, questa inchiesta non appassiona, negli anni 60 si sarebbe definito uno scandalo da “balletti rosa”. Da sbadigli.
Berlusconi sborsa una ventina di migliaia di euro per salvaguardare la reputazione della figlia, beccata in versione Britney Spears? Poco male, e poi bisogna pensare che per lui sono come per me 20 euro sulla bancarella dei cinesi. Niente interesse, elettroencefalogramma piatto.

Poi lo sgubb, del “Giornale” di Belpietro, dove i due inviati a Puttanopoli raccontano di una telefonata intercettata tra Corona e il fotografo Scarfone e di sedicenti foto che ritrarrebbero il portavoce di Prodi, Silvio Sircana, mentre abborda un trans. Con un tono allusivo, che dice e non dice, che ha fatto incazzare Gad Lerner e impazzire i sismografi presso la tomba di Montanelli, “il Giornale” di fatto sputtana il malcapitato Sircana con un’operazione che qualcuno giudica propagandisticamente perfetta.
Scenetta di stamattina. Chiacchiere tra vicine di negozio. “Oh, hai sentito che hanno beccato il vice di Prodi con i trans?”
C’è stata la smentita, la notizia era falsa nel senso che il fotografo Scarfone-a-mamma-soja ha detto che era solo uno scherzo (del cazzo, dico io) a Corona ma ora la gente è convinta che il Silvio serio abbia gli stessi gusti di Lapo. Mission accomplished.

A parte che Sircana è più triste di un’operazione di polizia mortuaria e che per lui sarebbe più adatta la Transilvania dei transessuali, il problema è che non è stato solo “il Giornale” ad aver aderito allo sputtanamento. Lo stesso giorno “il Corriere della Sera” pubblica l’intercettazione galeotta e altri giornali rilanciano la notizia facendo nomi e cognomi. Chi è senza peccato scagli la prima penna.
Così, per rivoltare la frittata, adesso il vero scandalo non è più la bufala del Giornale e degli altri giornaletti ma la reazione ad essa. L’essersi ribellati ad una notizia risultata falsa fa gridare all’abominio gli stessi giornali che hanno sguazzato nel torbido.

In compenso un’apposita legge (eh si, in un certo senso…ad personam) proibirà la diffusione a mezzo stampa di informazioni relative alla vita sessuale dei cittadini.
Anche in questa faccenda vedo un’americanizzazione dell’Italia. Se c’era un paese che se ne sbatteva la cippa di dove lo infilavano i politici era l’Italia. Si sapeva benissimo delle amanti, degli amanti, dei vizietti privati ma a noi ha sempre dato più fastidio che rubassero. Ora dobbiamo anche noi scandalizzarci per queste puttanate, è proprio il caso di dirlo, vere o false che siano.

Una domanda a Feltri. Questo titolo di “Libero” mi incuriosisce, vuol dire che per il sesso orale non c’è problema?

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