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“A mille ce n’è, nel mio cuore di fiabe da narrar… Venite con me, nel mio mondo fatato, per sognar.
Non serve l’ombrello, il cappottino rosso o la cartella bella, per venir con me. Basta un po’ di fantasia e di bontà.”
L’altra sera ho visto per caso una puntata di “Ulisse” di Alberto Angela dedicata all’11 settembre. L’argomento specifico, dei tanti possibili legati a quella immane tragedia, era il racconto degli ultimi minuti di vita delle persone, quasi tremila, che si trovarono intrappolate nelle due torri, dal momento dell’impatto fino al crollo delle stesse. 
Ricordate? Ci hanno detto quasi subito che le torri erano state progettate per resistere all’impatto con un grosso aereo di linea. Invece le torri crollarono, tutte e due nella stessa identica maniera e a pochi minuti l’una dall’altra, polverizzandosi quasi completamente e seppellendo migliaia di persone. 
Se avessero resistito, i morti complessivi sarebbero stati un numero decisamente inferiore. Alcuni di coloro che rimasero intrappolati agli ultimi piani avrebbero potuto forse essere salvati dagli elicotteri se si fossero rifugiati sui tetti. Ci sarebbe stato il tempo per evacuare completamente gli edifici. Invece, a molti lavoratori del World Trade Center fu addirittura chiesto di rientrare nei loro uffici. Evidentemente perché non si pensava ad un crollo imminente. Perché le torri non avrebbero dovuto crollare. Erano sopravvissute ad un primo attentato made in Al Qaeda anni prima. 
Come ha spiegato Angela junior questa anomalia, quest’atroce beffa del destino che ha moltiplicato per mille i morti? Quei crolli così identici e piroclastici e del tutto inattesi, non sono la chiave di volta dell’intera faccenda? La loro incongruità non dovrebbe sospingere alla ricerca della verità, andando oltre il rispetto del dogma imposto non dalle leggi fisiche ma dal potere?
Le torri erano state costruite per caso in economia con del cemento impoverito stile ricostruzione post-terremoto italiana da imprese in subappalto in odore di mafia?
Il progettista era uno che aveva studiato al CEPU e si era comprato gli esami di calcolo struttura in cemento armato con una bustarella?

Niente affatto. Dopo aver riproposto tutto il repertorio classico undicisettembrino degli arabi cattivi che hanno fatto tutto da soli, dell’aereo che entra nel Pentagono piegando le alucce da bravo uscendo dall’altra parte, Angela, senza alcun ombra di dubbio, ci ha raccontato ancora una volta la storia, anzi la favola, che il calore degli incendi agli ultimi piani delle torri avrebbe fuso l’acciaio dell’intera struttura portante non di una ma di entrambe le torri e provocato il successivo crollo a pancake di un piano sopra l’altro. Una cosa che non sta né in cielo né in terra e che mai si è verificata in precedenza a parte in occasione di una demolizione controllata. Una cosa impossibile alla quale però si può credere con un puro atto di fede come alle apparizioni della Madonna.
Angela figlio lo ha raccontato proprio con lo stesso tono di voce del narratore delle “Fiabe Sonore” di quando ero piccola ma, dopo aver vissuto per un’ora il racconto straziante e quasi intollerabile di gente che si è gettata dalle finestre verso la morte sicura, che ha avuto appena il tempo di telefonare ai propri cari per un consapevole addio, l’effetto di quella menzogna roboante e talmente grossa che la gente purtroppo la crederà, è stato quanto di più insultante potesse esserci per la memoria di quelle povere anime. Su di me, il contrasto della tragedia di migliaia di persone con la favoletta raccontata agli idioti che stanno davanti alla TV con la peperonata che attira sangue allo stomaco e lo toglie al cervello ha avuto un effetto straniante e terrificante, ancora una volta.  Amplificato dal pensiero che solo pochi avranno colto il bug, il difetto, la schermata blu che,  in quel momento, è passata sulla matrice.
Curiosi tipi gli Angela. Guai a parlar loro di paragnosti e di UFO, sono devoti al CICAP, però credono alle torri in acciaio che si liquefanno al sole di settembre. 
La RAI la chiama divulgazione scientifica. Una scienza che assomiglia sempre di più alla religione.

Un articolo intitolato: “Perchè gli edifici al WTC sono collassati?”
Nanotermite?

Di cosa si può parlare quando si è troppo stanchi per impegnarsi in discorsi seri? La psicologia pugnettistica in questi casi è come il metano, ci dà una mano.
L’altro giorno mi è capitato di leggere un articolo su una di quelle famose “ricerche” che provengono regolarmente da “università americane” e promettono scoperte eccezionali nel campo dell’esegesi del comportamento umano, anzi peggio: di quello femminile. Cito pari pari dall’articolo in oggetto:
Come scelgono le donne un ipotetico partner sessuale? Non lo guardano dritto negli occhi e neppure si concentrano su fronte e profilo. Scrutano mascelle, zigomi e labbra, ne soppesano proporzioni e difetti perché il segreto dell’attrazione è tutto lì, racchiuso nella parte inferiore del volto.
Al contrario, quando il gentil sesso vuole ricavare un generico giudizio estetico, denudato da ogni valutazione sessuale, si sofferma sugli occhi, sulla fronte, sulla parte alta del naso, sulla forma della testa. Un giudizio in due tempi, un’analisi del volto diviso a metà che dimostra quanto le donne siano complicate, già dal loro primo sguardo.

Mah. A me, avrebbe detto quel simpaticone di Gino Cogliandro dei Trettrè, me pare na strunzata, ma proprio di quelle con il botto, aggiungo io.
Solo mascelle, zigomi e labbra? Non saranno state per caso studentesse di medicina specializzande del maxillo-facciale?
Così, se io, putacaso, mi beassi guardando un paio d’occhi di quelli che, se incrociano i miei, fiammeggiano le spade laser come in Guerre Stellari, vuol dire che lo faccio solo per un esercizio puramente estetico e non sessuale? Ma mi faccia il piacere!

Se vogliamo proprio fare un discorso psicologico, se vogliamo interpretare i misteri dell’attrazione, del perchè quello ci attizza tanto, mannaggia, e quell’altro non lo toccheremmo neanche con il forcone indossando guanti di lattice, bisogna tirare fuori dall’armadio la Gestalt, ovvero il principo che è l’insieme di tante parti che dà origine ad un tutto.

Più che di costanti e formule matematiche infallibili, si può parlare di POI (punti di interesse,) come quelli in presenza dei quali il tuo navigatore inizia a suonare la sirena. Possono essere due occhi dal colore assolutamente ultraterreno, oppure la bocca, la nuca, la fossetta sul mento, uno scalpo, un profilo, la corporatura, la voce, i capelli, praticamente ogni caratteristica somatica visibile. Della bellezza di una cistifellea e di una placca tibiale non ce ne potrebbe fregare più di tanto a meno che non fossimo anatomopatologhe.
Le mani sono importantissime, ad esempio. Le gambe storte, che in una donna sono un dramma, in un uomo attizzano. E non per andare assieme a visitare una mostra di farfalle esotiche.

E’ una stupidaggine fare la classifica di cosa una donna guarda per prima cosa in un uomo. Prima di tutto perchè non tutte confessano che guardano il sedere e a domanda rispondono ripiegando sui più rispettabili zigomi.

A volte è un unico particolare che rende l’uomo in oggetto interessante. In altri casi, quello degli I.B. (Irrimediabilmente Boni), di loro non butteresti niente, nemmeno il calcagno, o il dente del giudizio, perchè come li rigiri trovi sempre qualcosa di arrapante, anche il modo in cui la giugulare gli attraversa il collo.
Ho detto arrapante, non esteticamente apprezzabile.
In ogni caso, anche quando è un unico particolare a fare la differenza siamo sempre interessate al tutto, alla Forma, alla Gestalt, all’insieme appunto. Non ci piace X solo per gli occhi o la bocca o le natiche, ma perchè a, b, e c assieme diventano un Tutto Irripetibile.

Per tornare alle studentesse feticiste del mastoide. Che si tratti di una ricerca inutile e farlocca lo dimostra il fatto che il campione sul quale è stata condotta, ben 50 soggetti, è ridicolo per numero e assolutamente non rappresentativo della popolazione generale. Quindi non dimostra nulla ed il risultato non è generalizzabile.
Ho paura che si stia cominciando a non distinguere più tra ricerca scientifica e sondaggio. Alla faccia dell’ipotesi nulla.


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E’ orribile il terremoto, è come un’aggressione fisica. E’ la materializzazione dell’inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l’adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E’ come Pasquale maledetto. Pensi: “Chissà quello stupido dove vuole arrivare”.
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. “Faenza tremerà ma non cadrà”.
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all’ultimo busso, un bel settimo della Mercalli ‘na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l’ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell’Aquila. Era poi folle l’idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l’emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l’attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l’equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l’atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo “scienza del ventunesimo secolo”, come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l’impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire “i terremoti non si possono prevedere”? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: “quando la faglia dell’Eurasia incontra quella dell’Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto”?
Davvero, non se ne può più del Prof. Boschi che tutte le volte va in TV a dire che dopo la scossa grossa ci sono quelle di assestamento che andranno avanti per settimane.

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l’impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l’opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l’Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C’è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla “L’Aquila 2”. Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell’Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l’aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.

Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l’emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l’amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell’esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

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E’ orribile il terremoto, è come un’aggressione fisica. E’ la materializzazione dell’inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l’adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E’ come Pasquale maledetto. Pensi: “Chissà quello stupido dove vuole arrivare”.
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. “Faenza tremerà ma non cadrà”.
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all’ultimo busso, un bel settimo della Mercalli ‘na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l’ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell’Aquila. Era poi folle l’idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l’emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l’attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l’equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l’atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo “scienza del ventunesimo secolo”, come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l’impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire “i terremoti non si possono prevedere”? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: “quando la faglia dell’Eurasia incontra quella dell’Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto”?
Davvero, non se ne può più del Prof. Boschi che tutte le volte va in TV a dire che dopo la scossa grossa ci sono quelle di assestamento che andranno avanti per settimane.

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l’impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l’opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l’Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C’è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla “L’Aquila 2”. Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell’Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l’aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.

Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l’emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l’amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell’esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

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E’ orribile il terremoto, è come un’aggressione fisica. E’ la materializzazione dell’inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l’adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E’ come Pasquale maledetto. Pensi: “Chissà quello stupido dove vuole arrivare”.
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. “Faenza tremerà ma non cadrà”.
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all’ultimo busso, un bel settimo della Mercalli ‘na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l’ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell’Aquila. Era poi folle l’idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l’emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l’attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l’equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l’atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo “scienza del ventunesimo secolo”, come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l’impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire “i terremoti non si possono prevedere”? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: “quando la faglia dell’Eurasia incontra quella dell’Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto”?
Davvero, non se ne può più del Prof. Boschi che tutte le volte va in TV a dire che dopo la scossa grossa ci sono quelle di assestamento che andranno avanti per settimane.

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l’impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l’opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l’Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C’è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla “L’Aquila 2”. Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell’Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l’aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.

Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l’emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l’amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell’esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

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Lo so, siete arrivati qui attirati dal titolo da film blaxploitation porno e vi siete ritrovati sull’orlo di un buco nero a sentir parlare di fisica delle particelle. A cosa ci si deve abbassare per rendere appetibile la scienza!
Del resto, un blog che si chiama l’orizzonte degli eventi, quando c’è da parlare di black holes, non può che inzupparci il pane alla grande con tanto di scarpetta.
Si fa giusto per parlare della stronzata galattica del momento, riesumata a fine estate dai giornali in astinenza di fatti da non raccontare per animare un poco questo mese di settembre ormai notoriamente menagramo per i destini del mondo.

Lo avrete sentito dire da tutti i TG unificati, il prossimo 10 settembre, un buco nero creato dal solito pool di fisici apprendisti stregoni inghiottirà la Svizzera, l’Europa, il mondo e tutto il cucuzzaro. Per fortuna non subito ma poco a poco, partendo da Ginevra e a scarico di lavandino. Tanto per intenderci, quando i milanesi un sabato, arrivati a Como Brogeda non troveranno più la Svizzera dall’altra parte, sapranno che per loro la fine è vicina.
Per questo motivo due signori dalle chiappe accademiche chiacchierate hanno presentato una denuncia ad un tribunale di Honolulu (!) affinchè il giudice fermasse in tempo lo scellerato esperimento.

Cercando disperatamente di ricomporsi e tornare seri, la notizia vera è invece che al CERN di Ginevra sono in programma questo mese degli esperimenti nel nuovo e più grande e costoso acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (LHC).
Costato un po’ di più dell’indennizzo di Berlusconi alla Libia, questo enorme bowling di lusso per particelle infinitesimali, dovrebbe aiutare gli scienziati a far luce su una lunga sequela di dubbi teorici sul funzionamento della materia. Non è una bomba a tempo ma niente altro che un enorme giramento di protoni.

Le grandi questioni affidate allo spaccabarioni sono: esiste il bosone di Higgs? Immagino due umarells su una panchina a Bologna chiedersi se c’era bisogno di andare in Svizzera e spendere tanti baiocchi per trovare dei bosoni.
Poi il quesito della SUSY, ovvero dimostrare l’esistenza delle particelle supersimmetriche. Il rischio di creare materia strana formata dagli strangelets. Una sorta di “o famo strano” quantistico. Per non parlare della materia oscura e dei suoi misteri. Il lato oscuro della forza o la forza dell’oscurità del lato?

Da assoluti profani di una materia così complessa, serissima e con due controcazzi così pensiamo che non ci si dovrebbe scherzare sopra sparando puttanate mediatiche.
Però anche voi benedetti scienziati, se vi mettete pure a rappare sul protone…


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Lo so, siete arrivati qui attirati dal titolo da film blaxploitation porno e vi siete ritrovati sull’orlo di un buco nero a sentir parlare di fisica delle particelle. A cosa ci si deve abbassare per rendere appetibile la scienza!
Del resto, un blog che si chiama l’orizzonte degli eventi, quando c’è da parlare di black holes, non può che inzupparci il pane alla grande con tanto di scarpetta.
Si fa giusto per parlare della stronzata galattica del momento, riesumata a fine estate dai giornali in astinenza di fatti da non raccontare per animare un poco questo mese di settembre ormai notoriamente menagramo per i destini del mondo.

Lo avrete sentito dire da tutti i TG unificati, il prossimo 10 settembre, un buco nero creato dal solito pool di fisici apprendisti stregoni inghiottirà la Svizzera, l’Europa, il mondo e tutto il cucuzzaro. Per fortuna non subito ma poco a poco, partendo da Ginevra e a scarico di lavandino. Tanto per intenderci, quando i milanesi un sabato, arrivati a Como Brogeda non troveranno più la Svizzera dall’altra parte, sapranno che per loro la fine è vicina.
Per questo motivo due signori dalle chiappe accademiche chiacchierate hanno presentato una denuncia ad un tribunale di Honolulu (!) affinchè il giudice fermasse in tempo lo scellerato esperimento.
http://media.imeem.com/m/VF0gszzuHt/aus=false/
Cercando disperatamente di ricomporsi e tornare seri, la notizia vera è invece che al CERN di Ginevra sono in programma questo mese degli esperimenti nel nuovo e più grande e costoso acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (LHC).
Costato un po’ di più dell’indennizzo di Berlusconi alla Libia, questo enorme bowling di lusso per particelle infinitesimali, dovrebbe aiutare gli scienziati a far luce su una lunga sequela di dubbi teorici sul funzionamento della materia. Non è una bomba a tempo ma niente altro che un enorme giramento di protoni.

Le grandi questioni affidate allo spaccabarioni sono: esiste il bosone di Higgs? Immagino due umarells su una panchina a Bologna chiedersi se c’era bisogno di andare in Svizzera e spendere tanti baiocchi per trovare dei bosoni.
Poi il quesito della SUSY, ovvero dimostrare l’esistenza delle particelle supersimmetriche. Il rischio di creare materia strana formata dagli strangelets. Una sorta di “o famo strano” quantistico. Per non parlare della materia oscura e dei suoi misteri. Il lato oscuro della forza o la forza dell’oscurità del lato?

Da assoluti profani di una materia così complessa, serissima e con due controcazzi così pensiamo che non ci si dovrebbe scherzare sopra sparando puttanate mediatiche.
Però anche voi benedetti scienziati, se vi mettete pure a rappare sul protone…


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Lo so, siete arrivati qui attirati dal titolo da film blaxploitation porno e vi siete ritrovati sull’orlo di un buco nero a sentir parlare di fisica delle particelle. A cosa ci si deve abbassare per rendere appetibile la scienza!
Del resto, un blog che si chiama l’orizzonte degli eventi, quando c’è da parlare di black holes, non può che inzupparci il pane alla grande con tanto di scarpetta.
Si fa giusto per parlare della stronzata galattica del momento, riesumata a fine estate dai giornali in astinenza di fatti da non raccontare per animare un poco questo mese di settembre ormai notoriamente menagramo per i destini del mondo.

Lo avrete sentito dire da tutti i TG unificati, il prossimo 10 settembre, un buco nero creato dal solito pool di fisici apprendisti stregoni inghiottirà la Svizzera, l’Europa, il mondo e tutto il cucuzzaro. Per fortuna non subito ma poco a poco, partendo da Ginevra e a scarico di lavandino. Tanto per intenderci, quando i milanesi un sabato, arrivati a Como Brogeda non troveranno più la Svizzera dall’altra parte, sapranno che per loro la fine è vicina.
Per questo motivo due signori dalle chiappe accademiche chiacchierate hanno presentato una denuncia ad un tribunale di Honolulu (!) affinchè il giudice fermasse in tempo lo scellerato esperimento.

Cercando disperatamente di ricomporsi e tornare seri, la notizia vera è invece che al CERN di Ginevra sono in programma questo mese degli esperimenti nel nuovo e più grande e costoso acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider (LHC).
Costato un po’ di più dell’indennizzo di Berlusconi alla Libia, questo enorme bowling di lusso per particelle infinitesimali, dovrebbe aiutare gli scienziati a far luce su una lunga sequela di dubbi teorici sul funzionamento della materia. Non è una bomba a tempo ma niente altro che un enorme giramento di protoni.

Le grandi questioni affidate allo spaccabarioni sono: esiste il bosone di Higgs? Immagino due umarells su una panchina a Bologna chiedersi se c’era bisogno di andare in Svizzera e spendere tanti baiocchi per trovare dei bosoni.
Poi il quesito della SUSY, ovvero dimostrare l’esistenza delle particelle supersimmetriche. Il rischio di creare materia strana formata dagli strangelets. Una sorta di “o famo strano” quantistico. Per non parlare della materia oscura e dei suoi misteri. Il lato oscuro della forza o la forza dell’oscurità del lato?

Da assoluti profani di una materia così complessa, serissima e con due controcazzi così pensiamo che non ci si dovrebbe scherzare sopra sparando puttanate mediatiche.
Però anche voi benedetti scienziati, se vi mettete pure a rappare sul protone…


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E’ una questione Fisica. Sarebbe bastato fargli trovare all’ingresso un Antipapa. Si sarebbero annichiliti a vicenda.


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