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Questa mattina, lo confesso, il primo pensiero è stato togliermi un dubbio che quasi mi aveva tolto il sonno stanotte.
Ma era proprio vero che la serata inaugurale della Scala, il nostro sette dicembre, la nostra Pirla Harbor è trascorsa sottotono a causa della tragedia di Torino?
Eppure il TG1 di ieri sera aveva dato quell’impressione. La Tiziana Ferrario non ci aveva fatto vedere nemmeno una toilette elegante, era tutta compunta mentre descriveva come stava andando la serata, iniziata con ben un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Torino. Nemmeno un parterre de roi, una Valentina Cortese, una Milano da bere o da vomitare, nulla di nulla.

Il pensiero delle sciurette che avevano dovuto rinunciare all’abito strafirmato da qualche migliaia di euro per correre in tutta fretta all’Oviesse a comperare qualcosa di più modesto; che avevano optato per il colore fatto in casa con la crema dell’Oréal invece del parrucchiere da 300 euro e che, per non sembrare troppo allegre, avevano deciso per un giorno di non prendere l’antidepressivo, era veramente intollerabile.

Poi vado a leggere i resoconti stamattina e mi tranquillizzo. La faccenda del sottotono era per modo di dire, un depistaggio per gli animalisti che avrebbero altrimenti contestato le pellicce, frutto di tanto sudore delle cosce; per la stampa, forse anche per i servizi segreti, vista la presenza di emiri, “sceicche” conturbanti, musulmani ricchi, anzi straricchi, petrolieri amici della petroliera Moratti, quindi amici dell’Occidente, mica quegli straccioni dei talebani o dei palestinesi. Eurabia? Ma quando mai.
Le eleganze c’erano come sempre, gli sbrilluccichii dei diamanti pure, il vecchio e il nuovo borghesume in libera uscita ma la parola d’ordine per gli scribacchini del regime era “sobrietà”.
Dite al popolo che eravamo sobri, che eravamo tutti vestiti di nero e staranno buoni.
I contestatori fuori dalla Scala c’erano, si, ma fanno folklore, come le bancarelle degli obej obej.

Presidenti, politici, tutti rigorosamente con le mogli e i mariti perchè per gli amanti non è serata. E’ il trionfo del “domani è un altro giorno”. L’inchiesta sulla Moratti? «Non questa sera, non voglio parlare di cose brutte», risponde giustamente la petroliera. Cicciobello Rutelli: «Stasera festeggiamo la Scala. Un traguardo che era a rischio, di leggi e contratti parliamo da domani». Ecco, bravo.

E la famosa cena finale, quella di cui si è sempre favoleggiato, a base di risotto alla milanese con le scaglie di oro zecchino sopra?
C’è stata, c’è stata. Come racconta con l’acquolina in bocca il Corriere della Serva:
“Dopo lo spettacolo, il Comune ha organizzato come di tradizione un ricevimento per 900 persone a Palazzo Marino, dove il grande cortile è stato trasformato in un doppio salone di atmosfera rinascimentale. Menu a base di risotto alla milanese, aletta di vitello con polentina e cappella di fungo porcino alla genovese”.
Potevano le sciurette farsi mancare la cappella?
Piuttosto non si è ancora capito chi pagherà il conto per il catering, se la Moratti di tasca sua o i milanesi di tasca loro. Tenendo conto che per quattro pizzette, due olive e uno spumantino per l’inaugurazione di un negozio si spendono 1000 euro, fate un po’ voi.

Scusate, si, la mondanità ma, e la musica? Non penserete mica che il 90% di chi va alla prima della Scala ci vada per l’opera in sé?
Del resto con un “Tristano e Isotta” c’è poco da stare allegri. Amore e morte, Eros e Thanatos, non è il Gianni Schicchi, come giustamente si è lamentato qualcuno. Si è sussurrato di sbadigli in platea. Beh, consideriamo i tre atti di Wagner, di sublime sperimentazione armonica, di straordinaria modernità quasi dodecafonica la giusta punizione per essersi potuti permettere di spendere in una serata, tra biglietto, ristorante, parrucchiere e affini quanto un operaio di quelli morti a Torino guadagnava in un mese e forse anche due.
Se le sciurette e i sciuretti preferiscono, per l’anno prossimo si potrebbe dedicare un minuto a Wagner e tre ore ai problemi della sicurezza sul lavoro.

P.S. Per favore leggete tutti questo articolo di Gennaro Carotenuto.


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Questa mattina, lo confesso, il primo pensiero è stato togliermi un dubbio che quasi mi aveva tolto il sonno stanotte.
Ma era proprio vero che la serata inaugurale della Scala, il nostro sette dicembre, la nostra Pirla Harbor è trascorsa sottotono a causa della tragedia di Torino?
Eppure il TG1 di ieri sera aveva dato quell’impressione. La Tiziana Ferrario non ci aveva fatto vedere nemmeno una toilette elegante, era tutta compunta mentre descriveva come stava andando la serata, iniziata con ben un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Torino. Nemmeno un parterre de roi, una Valentina Cortese, una Milano da bere o da vomitare, nulla di nulla.

Il pensiero delle sciurette che avevano dovuto rinunciare all’abito strafirmato da qualche migliaia di euro per correre in tutta fretta all’Oviesse a comperare qualcosa di più modesto; che avevano optato per il colore fatto in casa con la crema dell’Oréal invece del parrucchiere da 300 euro e che, per non sembrare troppo allegre, avevano deciso per un giorno di non prendere l’antidepressivo, era veramente intollerabile.

Poi vado a leggere i resoconti stamattina e mi tranquillizzo. La faccenda del sottotono era per modo di dire, un depistaggio per gli animalisti che avrebbero altrimenti contestato le pellicce, frutto di tanto sudore delle cosce; per la stampa, forse anche per i servizi segreti, vista la presenza di emiri, “sceicche” conturbanti, musulmani ricchi, anzi straricchi, petrolieri amici della petroliera Moratti, quindi amici dell’Occidente, mica quegli straccioni dei talebani o dei palestinesi. Eurabia? Ma quando mai.
Le eleganze c’erano come sempre, gli sbrilluccichii dei diamanti pure, il vecchio e il nuovo borghesume in libera uscita ma la parola d’ordine per gli scribacchini del regime era “sobrietà”.
Dite al popolo che eravamo sobri, che eravamo tutti vestiti di nero e staranno buoni.
I contestatori fuori dalla Scala c’erano, si, ma fanno folklore, come le bancarelle degli obej obej.

Presidenti, politici, tutti rigorosamente con le mogli e i mariti perchè per gli amanti non è serata. E’ il trionfo del “domani è un altro giorno”. L’inchiesta sulla Moratti? «Non questa sera, non voglio parlare di cose brutte», risponde giustamente la petroliera. Cicciobello Rutelli: «Stasera festeggiamo la Scala. Un traguardo che era a rischio, di leggi e contratti parliamo da domani». Ecco, bravo.

E la famosa cena finale, quella di cui si è sempre favoleggiato, a base di risotto alla milanese con le scaglie di oro zecchino sopra?
C’è stata, c’è stata. Come racconta con l’acquolina in bocca il Corriere della Serva:
“Dopo lo spettacolo, il Comune ha organizzato come di tradizione un ricevimento per 900 persone a Palazzo Marino, dove il grande cortile è stato trasformato in un doppio salone di atmosfera rinascimentale. Menu a base di risotto alla milanese, aletta di vitello con polentina e cappella di fungo porcino alla genovese”.
Potevano le sciurette farsi mancare la cappella?
Piuttosto non si è ancora capito chi pagherà il conto per il catering, se la Moratti di tasca sua o i milanesi di tasca loro. Tenendo conto che per quattro pizzette, due olive e uno spumantino per l’inaugurazione di un negozio si spendono 1000 euro, fate un po’ voi.

Scusate, si, la mondanità ma, e la musica? Non penserete mica che il 90% di chi va alla prima della Scala ci vada per l’opera in sé?
Del resto con un “Tristano e Isotta” c’è poco da stare allegri. Amore e morte, Eros e Thanatos, non è il Gianni Schicchi, come giustamente si è lamentato qualcuno. Si è sussurrato di sbadigli in platea. Beh, consideriamo i tre atti di Wagner, di sublime sperimentazione armonica, di straordinaria modernità quasi dodecafonica la giusta punizione per essersi potuti permettere di spendere in una serata, tra biglietto, ristorante, parrucchiere e affini quanto un operaio di quelli morti a Torino guadagnava in un mese e forse anche due.
Se le sciurette e i sciuretti preferiscono, per l’anno prossimo si potrebbe dedicare un minuto a Wagner e tre ore ai problemi della sicurezza sul lavoro.

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