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“Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. (B., febbraio 2011)
“I genitori oggi possono scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnanti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia”. (B., aprile 2011)
Certo, frequentando certi insegnanti di istituti religiosi privati non si corre certo il rischio di essere inculcati.

Nella vita bisogna provare tutto, anche le scuole private. Ne frequentai una, a vent’anni, per corrispondenti e interpreti. Scuola a rigida conduzione famigliare, nel senso che il marito interpretava con sussiego da maggiordomo inglese fallito la parte del preside, la moglie stava in segreteria ed alla cassa e le figlie erano arruolate come insegnanti per finta delle materie meno impegnative. Le altre docenti, quelle vere, erano tutte signore ben oltre l’età pensionabile e già rottamate, alla Renzi, dalla scuola pubblica. Una di esse, vicina addirittura agli ottant’anni, era una feldmarescialla dal righello facile. Ebbene si, menava. Soprattutto i maschi più riottosi, a manrovescio e con l’anellone da sei etti al dito.
La professoressa di inglese era un’americana ossessionata dai comunisti, una specie di zia di Luttwak, che noi ci divertivamo a sfottere senza pietà quando iniziava la sua perorazione quotidiana in favore della politica di Ronald Reagan.
Tutto l’istituto sapeva di vecchio, di conservazione sotto formalina di tradizioni culturali stracotte e desuete. 
Anche le attrezzature erano ottocentesche. Ricordo che, si parla dei primissimi anni ottanta, nonostante fossero già ampiamente diffuse negli uffici le macchine per scrivere elettriche, noi studiavamo dattilografia su delle Remington anteguerra.
Eppure, secondo la leggenda, la scuola privata dovrebbe offrire una preparazione migliore e più moderna, con insegnanti qualificati, in un ambiente sano e sicuro.
Dalla mia esperienza personale posso dire di non aver imparato un’anticchia di più di quello che avrei appreso frequentando un banalissimo liceo linguistico, con l’aggravante che, nella scuola privata, c’era una retta da pagare.
Per il resto, conosco donne zoccolissime che hanno studiato dalle suore, uomini traumatizzati dalle attenzioni degli insegnanti in prestigiosi collegi maschili retti dai preti ed ambosessi caduti nelle grinfie della droga nonostante la scuola decomunistizzata e frequentata da pari grado di ricchezza.
La scuola privata non è migliore di quella pubblica, serve solo come alibi ai ricchi per illudersi che i loro figli crescano all’insegna dei loro principi rimanendo dentro un circolo chiuso. Essi credono che i loro cuccioli di miliardario possano traviarsi frequentando i figli degli operai, per questo ci tengono tanto alle loro parificate con i diplomi che non valgono un cazzo. Tanto ai cuccioli di miliardario e di trota il diploma non serve, visto che il posto fisso ce l’hanno, spesso e volentieri, per diritto di nascita e di censo e non certo per merito. 
Ecco perché alle scuole private non viene richiesto di fornire una formazione culturale di alto livello. Devono solo mantenere ben divaricata la forbice.

Non a caso, il governo più classista degli ultimi 150 anni ha un debole per i diplomifici un tanto al chilo come il CEPU, per le laureate all’Università Bocchini, per una scuola più privé che privata, dove si studiano discipline altamente specialistiche come l’igiene dentale. Tutto con l’idea che, pagando e stando lontano dai comunisti, si diventi automaticamente degli Einstein. Un governo che ha messo al vertice del Ministero della Distruzione la Gelmini. Quella che, non trovandosi a proprio agio né alla Bocconi e tanto meno alla Normale, è andata a  laurearsi a Reggio Calabria. Chissà perché. Parafrasando un slogan del sessantotto, questa è la somaraggine al potere.
La minchiata di regime più galattica, riguardo all’istruzione, è però quella che vorrebbe le famiglie italiane obbligate dai comunisti  a mandare i figli alla scuola dei soviet senza poter scegliere liberamente di affidare i propri pargoli alle amorevoli cure della privata.
Detto che, potendo pagare, uno può mandare i figli dove gli pare e che quindi il problema non esiste; detto che non manderei i miei figli a studiare dai preti come non li manderei a nuotare spalmati di maionese in una vasca di piranhas, vorrei tranquillizzare Berlusconi ed invitarlo a smetterla di pensare che le scuole private e religiose siano ideologicamente più sicure. Stalin studiò in seminario. 
Paradossalmente e per ironia della sorte, si hanno maggiori probabilità di diventare comunisti non andando alla statale “Sandro Pertini”, ma frequentando le Orsoline ed i Maristi ed avendo avuto una professoressa reaganiana. Non per cattiveria ma per reazione.
Questo della destraccia berlusconiana è un governo moderno e proiettato nel futuro, non c’è che dire. La ministra della (D)istruzione, dopo il revival del grembiule, vorrebbe riesumare gli ormai mummificati Remigini, seppelliti tanti anni fa da una riforma scolastica che mirava a far assomigliare il sistema educativo italiano a quello degli altri paesi civili anticipando, tra le altre cose, l’inizio delle lezioni alla metà di settembre.
Spiego un attimo cos’erano i Remigini, per coloro che non hanno il piacere di avere più di quarant’anni. Negli anni sessanta si andava a scuola il primo ottobre, giorno di San Remigio, appunto, con la cartella, il grembiule ed il fioccone e i Remigini erano le reclute, quelli della prima elementare, strappati alle calde piume della chioccia e arruolati in lacrime nel mondo della scuola.

La motivazione addotta dalla ministra per il grande ritorno del 1° Ottobre è surreale, “perchè ne beneficierebbe il turismo”, ma bisogna capire che è l’unica che poteva venire in mente a Maria Stella, giovane vecchia nata nel 1973 ma con la convinzione di vivere ai tempi del libro “Cuore”.

Ora, notoriamente gli alberghi straboccano di prenotazioni nella seconda quindicina di settembre, come no? Una stagione nella quale, quando non piove, se vuoi andare in spiaggia ci devi andare con il piumone e in montagna girano già i cani da slitta.
Si ma c’è il turismo delle città d’arte e quello nel caldo Sud dove è (quasi) sempre estate. Non può essere questa la motivazione, dato che quello è un turismo che si spalma su tutto l’anno e non si concentra necessariamente d’estate.
Quindi? Gli scolaretti lavorano per caso nelle cucine degli hotel e fanno la stagione estiva come bagnini e camerieri per cui è necessaria la loro presenza nel settore turistico fino all’ultimo giorno?
Forse lo faremmo per i turisti stranieri? No problem, alla metà di settembre rivarcano il Brennero perchè hanno i figli da mandare a scuola. Loro.
Ci sono, Maria Stella pensa che i bambini restino in vacanza con i loro genitori fino al 30 di settembre come una volta.
Capirai, causa ristrettezze, le famiglie non riescono nemmeno a farsi più una settimana intera al mare o in montagna ma solo qualche mordi e fuggi nei weekend e lei pensa di vivere ancora ai tempi della quindicina abbondante alla Pensione Miramare a Rimini. Marito in città e moglie e figli in vacanza. Agosto, moglie mia non ti conosco. Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia, stesso mare. Il Boom economico.

“Perchè ne beneficierebbe il turismo”. Mi sono stufata. Chi scopre quale sarebbe questo fantomatico beneficio per il turismo, vince un prezioso e originale salvadanaio in acciaio zaponato marcato “Cassa di Risparmio” risalente ai tempi dei Remigini, contenente una cinquecento lire d’argento. Roba da far fare i goccioloni di nostalgia alla ministra.

La mia amica Galatea, commentando il viaggio nel tempo della Gelmini con San Remigio come Virgilio, propone, già che ci siamo, di abolire del tutto la scuola. Tanto oramai una nazione di acculturati non serve più a nessuno.
Sono d’accordo. In ossequio anche al “Programma di Rinascita Nazionale” che prevede l’abolizione del titolo di studio, Angelino e Maria Stella potrebbero cucinarci al wok un bel condono educativo con promozione assicurata per tutti già all’atto della nascita e, per svogliati, ripetenti e zucconi, un bel “Lodo Somaro” che elimini quell’odiosa diseguaglianza tra studiosi e non.
Prima di autocertificarci tutti analfabeti di ritorno, alla faccia della Montessori, di Don Milani, del maestro Manzi, della Riforma Berlinguer e di tutti i disperati tentativi di disincrostare la tenace ignoranza italica e prima di eliminare la “Squola” con una bella carica di C-4 ideologico, propongo di nominare Ministro, al posto della fallimentare Gelmini, l’unico veramente competente in materia: Renzo Bossi.

Che brutta immagine e, allo stesso tempo, che meravigliosa sintesi della giornata odierna è questo Pinocchio esanime, morto con quel braccio ironicamente teso, in mezzo ai carabinieri.

Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.

Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.

Siccome mi sono rotta i cabbasisi (i coglioni, traduco per i padani insensibili alla bellezza della vulgata sicula) mi sono rotta, dicevo, di leggere che Cossiga è stato frainteso, che l’intervista è una balla della sinistra, una volta per tutte ecco cosa ha detto l’ex presidente della Repubblica. Chi volesse controllare l’autenticità della fonte, clicchi qui per la riproduzione della pagina del QN, giornale notoriamente bolscevico.

Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Adesso, chi viene a dire che è il signor K è stato frainteso, che non sono parole gravi, si becca una virtuale pinocchiata sulle gengive. E guai se dopo si lamenta.

Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.

Update – Sentite cosa dice Debora Billi del camioncino carico di camerati manganellommuniti, arrivato con si sa come e con quali permessi in zona ultrapedonale.


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Che brutta immagine e, allo stesso tempo, che meravigliosa sintesi della giornata odierna è questo Pinocchio esanime, morto con quel braccio ironicamente teso, in mezzo ai carabinieri.

Se poco fa avete sentito rompersi i vetri di casa vostra, sappiate che sono stati i nasi cresciuti spropositatamente dei cronisti che hanno raccontato le manifestazioni e gli scontri, tanti Pinocchi che dovevano inculcare in noi l’idea che si fosse trattato di un cavalleresco duello tra una non meglio identificata “destra” (non chiamiamoli fascisti, per carità) ed un’altrettanta generica sinistra (rappresentata, secondo i Pinocchi, solo dai centri sociali). Una singolar tenzone la cui morale, una volta medicate le teste, deve essere: “non si protesta, né da destra né da sinistra”.

Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.

Siccome mi sono rotta i cabbasisi (i coglioni, traduco per i padani insensibili alla bellezza della vulgata sicula) mi sono rotta, dicevo, di leggere che Cossiga è stato frainteso, che l’intervista è una balla della sinistra, una volta per tutte ecco cosa ha detto l’ex presidente della Repubblica. Chi volesse controllare l’autenticità della fonte, clicchi qui per la riproduzione della pagina del QN, giornale notoriamente bolscevico.

Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Adesso, chi viene a dire che è il signor K è stato frainteso, che non sono parole gravi, si becca una virtuale pinocchiata sulle gengive. E guai se dopo si lamenta.

Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.

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Come racconta invece, da testimone, Curzio Maltese, oltre ai manifestanti di vario colore, si sono rivisti i cari vecchi provocatori che arrivano con le mazze e le spranghe, agiscono, picchiano, con gli agenti che assistono incomprensibilmente immobili e poi se ne vanno da dove sono venuti.
Forse trattavasi di quei provocatori pronti a tutto da infiltrare nel movimento di cui parlava profeticamente Cossiga nei giorni scorsi?
Con un insight da vero Nostradamus, il paragnosta l’aveva previsto e sono arrivati i provocatori e le botte.

Siccome mi sono rotta i cabbasisi (i coglioni, traduco per i padani insensibili alla bellezza della vulgata sicula) mi sono rotta, dicevo, di leggere che Cossiga è stato frainteso, che l’intervista è una balla della sinistra, una volta per tutte ecco cosa ha detto l’ex presidente della Repubblica. Chi volesse controllare l’autenticità della fonte, clicchi qui per la riproduzione della pagina del QN, giornale notoriamente bolscevico.

Parlando delle minacce di usare la forza pubblica contro i manifestanti, Cossiga dice:

“Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni.
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”
Gli universitari, invece? (Chiede il giornalista)
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».

Adesso, chi viene a dire che è il signor K è stato frainteso, che non sono parole gravi, si becca una virtuale pinocchiata sulle gengive. E guai se dopo si lamenta.

Per fortuna nessun ragazzino morto. Già. Solo un Pinocchio spiaccicato per terra, simbolo casuale ma straordinariamente significativo di quello che l’Italia in questo momento non vuole: la ribellione.
Di Pinocchio ci vanno bene le bugie, siamo governati dai Pinocchi e da stuoli di Gatti e Volpi, ma non accettiamo più la sua indole anarchica, il suo rompere gli schemi. Il suo dire “NO”.
Questo Pinocchio gigante non portava il passamontagna e chissà se veramente “serviva per picchiare” come ha titolato (sotto mescalina) la Repubblica, ma se rimaneva a casa sua forse era meglio. Ecco cosa succede ai Pinocchi quando non vogliono andare a scuola e disobbediscono ai babbi. I Pinocchi per bene non scendono in piazza, dicono solo le bugie e per questo fanno carriera fino ai massimi livelli.

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“Recitar! Mentre preso dal delirio
non so piu quel che dico
e quel che faccio!”
(“Pagliacci”, R. Leoncavallo)

Esame a quiz per il superamento dell’esame di Psichiatria Senile. Valido per il nuovo corso di laurea ultrarapida in sei esami e mezza tesi in Psichiatria, per risparmiare e contenere i costi dell’istruzione universitaria. Numero di iscritti, almeno 60.000, se no non conviene.

“Tenuto presente che siamo prossimi al mese di novembre, tipicamente a rischio acting-out per il paziente psichiatrico e che trattasi di soggetti anziani, indicare la causa più probabile della sintomatologia delirante presentata nei seguenti casi clinici”.

Caso 1. Il paziente SB vuole la polizia nelle scuole ma anche no.
a) soffre del disturbo di scissione schizo-divisionista di Walter-Veltrony;
b) soffre di amnesia anterograda (è incapace di formare nuovi ricordi), sintomo post-ischemico o degenerativo demenziale;
c) è solo un bugiardo.

Caso 2. Il paziente FC manifesta il desiderio di nuocere agli studenti e vorrebbe sentire il suono delle sirene delle ambulanze la mattina presto.
a) si è confuso, voleva dire “l’odore del napalm”, delirio cinematografico;
b) è il solito messaggio in codice;
c) si consiglia il trattamento sanitario obbligatorio.


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“Recitar! Mentre preso dal delirio
non so piu quel che dico
e quel che faccio!”
(“Pagliacci”, R. Leoncavallo)

Esame a quiz per il superamento dell’esame di Psichiatria Senile. Valido per il nuovo corso di laurea ultrarapida in sei esami e mezza tesi in Psichiatria, per risparmiare e contenere i costi dell’istruzione universitaria. Numero di iscritti, almeno 60.000, se no non conviene.

“Tenuto presente che siamo prossimi al mese di novembre, tipicamente a rischio acting-out per il paziente psichiatrico e che trattasi di soggetti anziani, indicare la causa più probabile della sintomatologia delirante presentata nei seguenti casi clinici”.

Caso 1. Il paziente SB vuole la polizia nelle scuole ma anche no.
a) soffre del disturbo di scissione schizo-divisionista di Walter-Veltrony;
b) soffre di amnesia anterograda (è incapace di formare nuovi ricordi), sintomo post-ischemico o degenerativo demenziale;
c) è solo un bugiardo.

Caso 2. Il paziente FC manifesta il desiderio di nuocere agli studenti e vorrebbe sentire il suono delle sirene delle ambulanze la mattina presto.
a) si è confuso, voleva dire “l’odore del napalm”, delirio cinematografico;
b) è il solito messaggio in codice;
c) si consiglia il trattamento sanitario obbligatorio.


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“Recitar! Mentre preso dal delirio
non so piu quel che dico
e quel che faccio!”
(“Pagliacci”, R. Leoncavallo)

Esame a quiz per il superamento dell’esame di Psichiatria Senile. Valido per il nuovo corso di laurea ultrarapida in sei esami e mezza tesi in Psichiatria, per risparmiare e contenere i costi dell’istruzione universitaria. Numero di iscritti, almeno 60.000, se no non conviene.

“Tenuto presente che siamo prossimi al mese di novembre, tipicamente a rischio acting-out per il paziente psichiatrico e che trattasi di soggetti anziani, indicare la causa più probabile della sintomatologia delirante presentata nei seguenti casi clinici”.

Caso 1. Il paziente SB vuole la polizia nelle scuole ma anche no.
a) soffre del disturbo di scissione schizo-divisionista di Walter-Veltrony;
b) soffre di amnesia anterograda (è incapace di formare nuovi ricordi), sintomo post-ischemico o degenerativo demenziale;
c) è solo un bugiardo.

Caso 2. Il paziente FC manifesta il desiderio di nuocere agli studenti e vorrebbe sentire il suono delle sirene delle ambulanze la mattina presto.
a) si è confuso, voleva dire “l’odore del napalm”, delirio cinematografico;
b) è il solito messaggio in codice;
c) si consiglia il trattamento sanitario obbligatorio.


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Il vecchiaccio mette le mani avanti. Il problema non è la sinistra, né il decreto minchiuto sull’istruzione, il cui intimo scopo è danneggiare la scuola e le università pubbliche a favore di quelle private, i veri somarifici provetti.
Il fatto è che contestare lui e le sue pensate geniali non è permesso. Lui, il ducetto, e soprattutto il suo ego, non lo sopportano.
Così mette le mani avanti in caso qualcun’altro, magari non da sinistra, volesse unirsi alla protesta di docenti, genitori e studenti contro il decreto Gelmini. Come a Genova dove bastonarono con altrettanto zelo zecche comuniste, pacifisti e cattolici.
Perchè il ducetto, adesso come allora, non si contesta e perchè, per la sua forma mentis paleocalcistica, chi non salta comunista è.


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