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Sui muri di Torino è ricomparsa la stella a cinque punte e “meno male che non era iscritta in un cerchio”, ci rassicurano i telegiornali. Ah beh, sarà stato un normalissimo pentacolo in una città notoriamente satanica.
Intanto però lo spettro delle BR, ovvero di qualcosa di più morto di Tuthankhamon, è stato evocato ad arte.  
Tutto fa brodo per impedire il dissenso, persino quello vergato in democrazia sui muri e che, da espressione di libertà di pensiero, si vuol fare diventare per forza un atto di terrorismo per far scattare in automatico l’insulsa solidarietà delle istituzioni e dei media codini verso coloro che vengono nominati nelle scritte. I quali poi, con sprezzo del ridicolo, invece di minimizzare, riderci su ed accettare infine il gioco del dissenso democratico, ci marciano, parlano di inciviltà e fanno i martiri.
Del resto, è dai giorni di Tartaglia che abbiamo imparato che, secondo il Nuovo Ordine Inquisitorio, mentre al potere è lecito fotterci senza permesso, a noi è vietato provare sentimenti negativi, vietato criticare, vietato satireggiare e fanculeggiare il potere e gli omuncoli che lo rappresentano.
Sono talmente soli e disperati, come sanno bene le puttane che devono sollazzarseli che, in un estremo delirio, non solo pretendono di non essere insultati ma di controllare i nostri sentimenti impedendoci di detestarli ed imponendoci di amarli. 
Non capiscono che il nostro gentile invito a fottersi è un atto di generosità, di altruismo. Non sentendoci pronti per un sentimento così serio e profondo come l’amore nei loro confronti, lasciamo volentieri che se li amino degli altri. Magari anche solo per una botta e via. Non siamo mica gelosi, noi.

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“[…] 3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria e’ fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioe’ le linee gia’ esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari della UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, aquisire con strumenti finanziari di pari entita’ i piu’ disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interrno dell’attuale trimorti.
Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della liberta’ individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quella illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della liberta’ di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo e’ da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entita’ inferiore all’altra ipotesi.” 
(Piano di Rinascita Democratica 1982 – Pubblicato in: Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2 IX Legislatura Allegati alla relazione serie II: documentazione raccolta dalla Commissione Volume terzo Documenti citati nelle relazioni Tomo VII-bis, Doc. XXIII n. 2-uater/3/VII-bis, pp611-625.)


Ho citato in apertura il Piano di Rinascita Democratica perché fa sempre piacere leggere i consigli dei gran cattivi maestri ed accorgersi di come essi siano ascoltati e messi in pratica dai muratorini al governo e relativi compagni di merende.

Tornando all’attualità, mi sono letta il testo dell’accordo separato di Mirafiori, quello che dovrà essere sottoposto a referendum presso i lavoratori la prossima settimana.

L’ho letto non senza fatica perché anche aziendese e sindacalese sono linguaggi atti a confondere, a far capire il meno possibile del contenuto che esprimono, specialmente a coloro ai quali il discorso si indirizza e che ne vivono le conseguenze sulla loro pelle. Sentito come era chiaro e comprensibile invece il verbo del gran maestro?
Che poi uno si domanda se i sindacati che hanno già firmato “à la Napolitano” tutte le pagine del contratto capestro, si siano resi conto veramente di ciò che andavano a sottoscrivere e se quelli della FIOM sono solo dei guastafeste che vogliono impedire a Marchionne di vendere le sue cavolo di Panda anche ai marziani (che non vedono l’ora di guidarne una disegnata da Lapo), oppure sono gli unici rimasti nel fortino a difendere i diritti dei lavoratori.
Non entro nel merito delle questioni specifiche e tecniche, non avendone la competenza, voglio dare solo un giudizio sull’accordo basandomi sull’impressione che ne ho ricavato.

Non so, questo tono da caserma, da colonia penale, questo puntare sulla lotta all’assenteismo per malattia degli operai come fosse quello l’unico problema che impedisce a Marpionne di saturare il mercato mondiale non lasciando che le briciole agli altri produttori di automobili, beh, mi ha fatto un’impressione da capitalismo molto vecchio stampo, anzi proprio vecchio, con tracce di padronato delle ferriere e un retrogusto di autoritarismo fascistoide da “in questo locale non si parla di politica, si lavora”.

Dal luglio 2011 se non si sarà raggiunto un livello di assenteismo inferiore al 6% medio (adesso è all’8%) i dipendenti che si assenteranno per malattie brevi (non oltre i 5 giorni) a ridosso delle feste, delle ferie o del riposo settimanale per più di due volte in un anno non avranno in busta pagato il primo giorno di malattia. Dal primo gennaio 2012 se l’assenteismo non sarà sceso sotto il 4% i giorni di malattia non pagati saranno i primi due (l’Inps infatti paga solo dal quarto giorno mentre i primi tre sono a carico dell’azienda).”

E’ un accordo che ripropone un modello di rapporti tra lavoro e capitale come erano non già nell’Ottocento avanzato delle prime lotte operaie ma agli albori della rivoluzione industriale. E che fa capire quale sia l’atteggiamento dei “padroni”, tocca chiamarli di nuovo così, nei confronti del mondo del lavoro.
I lavoratori sono dei sottomessi, delle sottospecie di umani che invocano diritti ma dovrebbero capire che sono solo marxianamente “appendici di carne di una macchina d’acciaio” e che quindi non rompano i coglioni.
Leggersi, in proposito, la filosofia del nuovo sistema ergonomico ERGO UAS che sostiene come la produttività di una fabbrica sia legata al fatto che l’operaio non debba fare più di dieci passi lontano dalla sua postazione per andare a prendersi un attrezzo  e che Marchionne vuole introdurre a Mirafiori. Non sto scherzando, anche la riduzione delle pause va nella direzione di inchiodare l’operaio alla linea di montaggio per produrre, produrre e produrre.

Ma produrre cosa? Sembrerebbe che la FIAT avesse milioni di auto da consegnare in tutta fretta, perché già prenotate da milioni di clienti, compresi i marziani, e che il consegnarle in tempo fosse ostacolato solo dal fatto che gli operai italiani invece di lavorare stanno a grattarsi la minchia.
Le cose stanno però diversamente. Come dice la  lettera che 46 economisti italiani hanno inviato per solidarietà alla FIOM:

“Nel 2009 la Fiat ha prodotto 650 mila auto in Italia, appena un terzo di quelle realizzate nel 1990, mentre le quantità prodotte nei maggiori paesi europei sono cresciute o rimaste stabili. 

La Fiat spende per investimenti produttivi e per ricerca e sviluppo quote di fatturato significativamente inferiori a quelle dei suoi principali concorrenti europei, ed è poco attiva nel campo delle fonti di propulsione a basso impatto ambientale. 

A differenza di quanto avvenuto tra il 2004 e il 2008 – quando l’azienda si è ripresa da una crisi che sembrava fatale – negli ultimi anni la Fiat non ha introdotto nuovi modelli. Il risultato è stata una quota di mercato che in Europa è scesa al 6,7%, la caduta più alta registrata nel continente nel corso del 2010.”

Colpa dei turnisti lavativi che perdono tempo in bagno e a fare jogging in reparto per andare a prendere una pinza o colpa di un’azienda che ha la mentalità della fabbrichetta dell’Ottocento con gli operai che devono essere bastonati ogni giorno, loro sanno perché? Un’azienda che non è capace di rinnovarsi e non trova di meglio da fare che prendersela con gli operai della sua inadeguatezza?
Non sono bastati neppure gli aiuti statali per costringerli a pensare un’auto decente. Prendo ancora in prestito dagli economisti:

“A dispetto della retorica dell’impresa capace di “stare sul mercato sulle proprie gambe”, va ricordato che la Fiat ha perseguito questa strategia ottenendo a vario titolo, tra la fine degli anni ottanta e i primi anni duemila, contributi pubblici dal governo italiano stimati nell’ordine di 500 milioni di euro l’anno

Alla FIAT però bisogna riconoscere un merito:

“Al tempo stesso, tuttavia, nel terzo trimestre del 2010 la Fiat guida la classifica di redditività per gli azionisti, con un ritorno sul capitale del 33%. La recente divisione tra Fiat Auto e Fiat Industrial e l’interesse ad acquisire una quota di maggioranza nella Chrysler segnalano che le priorità della Fiat sono sempre più orientate verso la dimensione finanziaria, a cui potrebbe essere sacrificata in futuro la produzione di auto in Italia e la stessa proprietà degli stabilimenti.”  

Ah, vedi che stiamo arrivando al punto? Non sarà che  Marchionne non è altri che uno di quei supermanager che cominciano presto, finiscono presto e di solito non puliscono il water, bravi soprattutto a mettersi da parte le stock options (un centinaio di milioncini fino a questo momento) e che guadagnano per questo di solito cifre assolutamente spropositate, centinaia di volte superiori a quelle che guadagnano quegli operai che pretendono di vessare? 
Non si era detto che questo tipo di gestione dell’economia reale da parte dei supermanager vampiri è quella che ha provocato l’attuale crisi e che fino a che non sarà abolita la finanza, demolita la Borsa e si sarà ritornati al reale economico lasciando il virtuale finanziario ai videogames, non ci sarà economia sostenibile?

Diciamo infine qualcosa anche sulla presunta grande operazione FIAT-Chrysler, che ha entusiasmato fino all’orgasmo i media nostrani.
La Chrysler è una azienda in bancarotta controllata, che ha avuto finanziamenti dal governo americano nell’ambito di un piano di rientro nel mercato con nuovi prodotti ed investimenti. La FIAT non controlla la maggioranza delle quote, che invece, per il 55% appartengono al sindacato dei lavoratori UAW.
Come ha scritto Eugenio Scalfari:

“Chi è il padrone di Marchionne? O meglio: chi è il padrone del gruppo Chrysler-Fiat di cui Marchionne è il manager? Il padrone, cioè il proprietario, è il sindacato dei lavoratori Chrysler, che possiede la quota di controllo del capitale attraverso il suo fondopensione. 

Hanno ridotto a metà i loro stipendi, i lavoratori Chrysler, ma l’ azienda è loro. Se torneranno al profitto saranno loro a disporne. Il proprietario Fiat, specie dopo lo “spin” del gruppo, è un proprietario simbolico sulla via del disimpegno.

In Germania la Volkswagen è una “public company”e le banche che la finanziano sono controllate dai “lander”. In Francia la Renault è dello Stato francese. I lavoratori italiani non hanno fondi-pensione, le loro pensioni sono nelle mani dell’ Inps. Volendo, l’ Inps potrebbe controllare la Fiat investendo nel capitale una parte del fondo pensione dei lavoratori. Allora la Fiat avrebbe un nuovo padrone, con Marchionne alla guida imprenditoriale. 

Chiedetevi, a questo punto, qual’è il peso dei lavoratori italiani nel mondo della produzione? I lavoratori italiani non partecipano alla produzione, non ricavano profitti, sono solo minacciati nei loro diritti. Sono considerati dei nemici invece che una parte fondamentale della produzione.
L’Italia del nano che delira di terze gambe invece di pensare alla realtà dei pisellini mosci, è un paesello delle ferriere, assomiglia ad uno staterello sudamericano con i latifondisti cattivi e che, grazie anche a queste pensate ergonomico-marpionnesche, sta salendo sulla Freccia Rossa che lo condurrà a 200 all’ora indietro nel feudalesimo.

Sapete come andrà a finire? Che Marchionne, per non farsi inseguire dai sindacalisti americani con la chiave inglese in mano, che vogliono indietro i loro soldi, dovrà sacrificare Pomigliano e Mirafiori. E magari, dopo aver raccattato ancora altre stock options, penserà ad aumentare il proprio peso in Chrysler piuttosto che a mettere a punto qualche macchinetta innovativa da far produrre in Italia.  Non dubitate un minuto su quale sarà la scelta del nostro tra America e Italia. L’Italo-canadese sceglierà l’America.
Intanto però, prima di aver succhiato l’ultima goccia di sangue all’economia italiana, avrà diviso quei sindacati molesti come auspicava Maestro Licio.
Un grosso favore ai governanti di centrodestra che vedono i comunisti camminare sui muri. Tanto l’opposizione, che ha smesso da un pezzo di essere opposizione, regge il sacco a chi comanda, a questi retrogradi padroni delle ferriere.
Non meravigliatevi neppure della Camusso che da ex capa FIOM dice che se vincerà il SI (di un referendum illegale) la FIOM dovrà accettare l’accordo. Dobbiamo essere contro l’accordo ma anche firmarlo.
A Veltroni fischiano le orecchie. E tu, Cipputi, comincia a tirarti giù le braghe.

Marchionne mi ricorda quelle mogli piccoloborghesi e attempate che, dopo essersi fatte una posizione a base di casa di proprietà, seconda casa al mare o in montagna o entrambe, pelliccetta di animale selvatico e tutti i comfort ai quali possa ambire una casalinga, grazie al marito che si è spaccato la schiena per anni con il duro lavoro e che le ha dato tutto ciò che desiderava, scappa con l’amante giovane lasciando solo due righe di spiegazione sul comò. Se ne va perchè è stufa: con il marito non si diverte più da tanto che è noioso e, a pensarci bene, non l’ha neppure mai amato.
Cosa ci sarà di tanto appetibile nella Serbia che bombardammo così volentieri nel 1999? Materie prime, petrolio, uranio?
Cosa rende tanto vogliosi i nostri grandi imprenditori di spostare macchinari e scarabattole ed andare a produrre la loro paccottiglia con le ruote o senza nei Balcani, togliendo il pane di bocca alle operaie e agli operai italiani?
Manodopera che si acconteterà (per quanto ancora?) di meno di 400 euro al mese.
Aaaaahhh, ecco.
Certo si può proprio andar fieri di essere la casa automobilistica che ha preteso di vendere la Duna (nella foto, solo per stomaci forti) e che ha tirato fuori, dopo un pranzo a base di funghi allucinogeni, l’orrendo muso della Multipla, non a caso non citate tra le più brutte auto mai esistite. Altro che le Trabant e le NSU Prinz dei tempi andati.

Comunque Marchionne può andare quando vuole a fare i suoi Fiorini e gli Scudi da una parte (perchè, già che c’è, non un Fiat Scheo in onore della Lega?) e le Punto, Panda e Seicento dall’altra. Magari in Serbia, Papuasia o Inguscezia.
Però, per coerenza e per dimostrare che ha coraggio da vero imprenditore, perchè non chiama il modello da produrre in Serbia Fiat “Curva”? Ed avrebbe altresì il coraggio di sfornare una Fiat “Figa” da commercializzare in Italia, così da potere avere un giorno un film dal titolo “Gran Figa” con protagonista un’auto e non la solita topona? Del resto se la Ford ha fatto la Escort…
Dai, Marchionne, se hai il coraggio di fare la Fiat Figa senza contributi statali te la facciamo fare a Termini Imerese senza fiatare, saltando pure i turni del riposo, le ferie e siamo pure disposti a dare un calcio in culo alla FIOM.

Rettifica: La Fiat ha sempre disegnato auto meravigliose dal design stupefacente, resistenti a tutte le intemperie, robustissime e senza mai un filo di ruggine. Sergio Marchionne è un grandissimo imprenditore che mette al primo posto gli interessi degli operai italiani.

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