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Altro che Beach Boys, queste si che sono Good Vibrations. Sono indecisa tra quello con il telecomando da affidare magari a qualcuno di fiducia (si sa cosa combinano gli uomini quando hanno un telecomando in mano) e l’altro rosa che si collega all’iPod e vibra a ritmo di musica.
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Cia’, sospendiamo per una sera il discorso sul nano tumefatto, prendiamoci un time-out. Torniamo a parlare di qualcosa di veramente importante. Di un fondamentale, oserei dire.
E’ tornato. Incompreso, deluso e disgraziatamente ancora a pisello asciutto. Siccome però è diabolico e persevera, Paolo Barnard insiste nella mission impossible di far ingoiare il suo credo, la sua weltanschauung erotica a queste cretine con il cervello di gallina che, in fondo, non lo meritano e forse lo odiano. Sembra impossibile ma è tornato a suonarci il campanello di casa con la sua valigetta contenente il kit del sesso ludico. Ne ha una macchina piena e non riesce a venderli.
La tentazione di rispondere con un calderoliano “Ma và a ciapà di rat” è forte ma mi astengo e provo ad argomentare il perchè considero l’ennesima leopardiana perorazione di questo infelice un’inutile esercizio di autolesionismo.

Per fortuna questa volta ci fornisce la preziosa ricetta per il suo pasticcio in crosta di sveltine.

“Ricapitolo brevemente gli ingredienti della torta sesso ludico: piacersi fisicamente; aver voglia di scopare; avere il coraggio di approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati; le donne prendano l’iniziativa come gli uomini; essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli; darsi oltre che prendere; offrire anche una coccola se l’altro dimostra di volerla; e molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via. Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po’, perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa.”

Cominciamo dal

“piacersi fisicamente.”

Meno male. Temevo dovessimo darla anche a chi ci fa l’effetto di un dito in gola. Piacersi significa piacersi reciprocamente, suppongo. Cosa succede se a me lui piace da urlare ma a lui non piaccio? Che faccio: mi impongo, lo violento contro il muro?
L’essere umano, nell’accoppiamento, è purtroppo selettivo. E’ disposto il signor Barnard a mettere da parte i canoni estetici dominanti che inducono il maschio medio a preferire la strafiga diciottenne con la 42 scarsa alla bruttina stagionata con tutte le curve e pure i tornanti?

“Aver voglia di scopare”.

Credo che quella ce l’abbiamo tutti, a parte quando soffriamo di coliche renali e quando attendiamo la visita del medico necroscopo.

“Approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati”.

Questa, sinceramente, non l’ho capita. Ogni luogo è già designato all’approccio, mi pare. Ovvero il desiderio nasce spontaneamente nei luoghi più impensati, da sempre. Non solo in discoteca o nei pub.

“Le donne prendano l’iniziativa come gli uomini”.

Ma le donne lo fanno già, solo che ci vuole classe nel farlo. Avvicinare l’uomo che ci fa impazzire con un “Ehi bello, la vuoi?” non fa di solito una bella impressione. Si fidi. All’uomo piace il gioco della seduzione. Oggi te lo mangi con gli occhi, domani lo ignori. E lui ci perde la testa, acquistando interesse in te e curiosità.
Se Barnard si accontenta di un “la vuoi?” temo che ciò che fa per lui si trovi già bell’e pronto, ma a pagamento.

“Essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli”.

Ovvero, “se durerà venti secondi, mia cara, sarà già un miracolo, dovrà bastarti per una decina di giorni e dovrai pure dirmi bravo”.

“Darsi oltre che prendere”.”Offrire anche una coccola se l’altro dimostra di volerla”.

Qui, devo dirlo, stiamo scivolando pericolosamente su una china che porta dritto fondovalle a Moccia. Scusa ma ti strapazzo di coccole. Ohibò, e che è, un contentino? Un carnet di buoni tenerezza per la prossima scopata?

“Molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via”.

Minchia, che delirio di autocontrollo! E’ sicuro il signor Barnard che una sera, a furia di pasticcini o aperitivi non si accorga che “quella lì, quella lì” non vorrebbe più farla andar via ma se la condurrebbe direttamente in viaggio di nozze senza nemmeno presentarla a mammà? Insomma, cazzo, c’è sempre il rischio di innamorarsi, di attaccarsi, di scoprire che non si può più fare a meno di quella persona, dopo averla assaggiata con l’intenzione della “botta e via”. Perchè a volte le scopate sono anche soddisfacenti. Molto soddisfacenti, non solo quelle sveltine squallide che sembrano rappresentare quasi un ideale. Quel soddisfare il bisogno di tamponare un buco al più presto possibile e poi via più veloce della luce.

“Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po’, perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa.”

Già, visto che noi donne siamo patologiche di default nella sfera sessuale (grazie, eh?) perchè non praticarci una bella lobotomia prefrontale? Oppure, per far prima, perchè insistere con le donne di ciccia e non pensare ad un bel sex toy di silicone, che lì sotto sembra abbia proprio una figa vera e non hai bisogno nemmeno di chiedergliela?

Il sesso dev’essere qualcosa di spontaneo, di poco ragionato, ok. Se fosse una materia scolastica sarebbe Ginnastica, non Logica. Ricordo un bellissimo film di Tinto Brass, “Miranda”, dove Serena Grandi la dà con estrema allegria e gioia a chiunque le paia appetibile. Peccato che Miranda, una che il sesso ludico lo pratica senza sé e senza ma, sia una fantasia.

Il paradosso di Barnard è che lui vorrebbe escludere il cervello ma la torta che ci serve assieme ai pasticcini ed al té è nient’altro, temo, che una sua fantasia erotica che lui vorrebbe disperatamente tradurre in realtà. Un mondo di Mirande tutte al suo servizio. La fantasia, purtroppo, è per definizione intraducibile in qualcosa di concreto. Ecco perchè non riesce ad ottenere ciò che vuole e non lo otterrà mai.

E’ pericoloso non distinguere tra fantasia erotica e realtà. La fantasia è il carburante dell’erotismo ma non corrisponde necessariamente al nostro agito sessuale, è un accessorio. Fantastichiamo di girare film porno, di esibirci in pubblico, di farlo con un’intera squadra di calcio, di essere sodomizzati da un orso Grizzly, di essere sottomessi ad una domina in latex nero, di farlo con qualcuno del nostro stesso sesso anche se tendenzialmente siamo etero.
Farlo senza inibizioni e nei luoghi più imprevedibili, con uno sconosciuto/a che magari all’ultimo momento, quando il livello di eccitazione è all’apice, assume le sembianze di una persona che scopriamo in quel momento attirarci sessualmente (e non l’avremmo mai detto… noooo, è proprio l’impiegato delle Poste!) è la più banale e diffusa delle fantasie erotiche.
Una volta raggiunto l’orgasmo il fantasma sparisce e non ci chiede nulla, tantomeno ci infastidisce con il “quando mi telefoni?” o il “quando ci rivediamo?”
Non assomiglia all’ideale di Barnard?

Per riassumere. Si può decidere di darsi senza problemi a qualcuno che ci piace senza pensare al dopo. Ok. Peccato che prima o poi non solo il cervello, ma la maledetta emotività pretenderà qualcosa di più. Perchè la realtà non è raggiungere l’orgasmo e basta ma è comunicazione con altre persone portatrici di sentimenti, bisogni e affetti. Bisogna tenere in giusto conto l’imprevedibilità del caso.
Solo nelle fantasie erotiche riusciamo a disinnescare l’emotività e l’affettività. E’ pura eccitazione sessuale che svanisce appena ci siamo ripuliti con il kleenex.

Ho l’impressione che dietro al cri de coeur di Paolo Barnard vi sia, oltre alla confusione tra fantasia e realtà, una banale ferita narcisistica del genere “perchè non mi amano?” In questo, si consoli, di questi tempi non è l’unico a soffrirne.

Guardate bene il tizio qui sopra. Non è rimasto secco guardando una puntata di “Porta a Porta”, non è una di quelle simpatiche statue viventi che stanno per ore ferme e immobili come un semaforo per raccogliere qualche spicciolo, è proprio finto, di puro silicone, un bambolone.
Purtroppo è proprio una sex doll, ovvero l’alternativa di lusso a quegli orrendi affari gonfiabili con il coso che frulla e la bocca a culo di gallina, e che dovrebbe servire per farci tutto quello che si fa con un uomo. In teoria.
Si chiama Charlie ed è l’unico, vedremo poi perchè, bambolo maschio in vendita, al modico prezzo di $ 5000,00 nel sito RealDoll.com, pieno invece di bambole femmine per tutti i gusti, di tutti i colori e misure.

Loro, le femmine, sono bellissime, delle Barbione gigantesche con in più quella cosina che ti chiedevi sempre come mai nella Barbie non ci fosse. Noi che siamo cresciute smanacciando le tette e il culo della Barbie per anni, appunto, ritorniamo in fondo bambine. Ammirate e anche invidiose di tanta perfezione, come lo eravamo di quella stronza dal culo ritto, creata per inculcarci l’idea che bisogna essere perfette, fino a sembrare di plastica. Queste bambolone almeno, in confronto a certe “rifatte” che girano, sembrano perfino più naturali.

Parlando con un amico stamattina egli notava come, a fronte dell’ingente investimento iniziale, ci si ritroverebbe con una che non mangia, non beve, non parla (soprattutto), non spende soldi e, soprattutto, non straccia i maroni. Ecco, questa è la triste realtà per la quale il maschio potrebbe anche, al limite, concepire il trip della bambolona.

Ma Charlie, il bambolone, che effetto fa sulle ragazze? Sinceramente, anche se rispetto a Ken non gli manca proprio nulla e viene accessoriato addirittura in sei misure diverse ( ellapéppa!), a me fa vomitare.
Già il modo in cui viene presentato: stravaccato sul divano, con una birra in mano. Grazie, ci bastano quelli che respirano. Si, ma lui resta lì buono e non ti strappa il telecomando facendoti perdere il finale del thriller perchè comincia la Domenica Sportiva. Non lascia i calzini in giro, non lascia alzata la tavoletta del water e nemmeno ti fa fretta perchè ha fame e non hai ancora cucinato. Pensaci bene.
Niente da fare, ha l’espressione da deficiente. Peggio, sembra che gli abbiano tagliato la testa e poi riattaccata. Che orrore!

L’uomo, anche se a volte è molesto come una mosca cavallina, non è fatto per essere passivo e a noi non piacerebbe nemmeno. Pensa, stare tutta una sera accanto sul divano e lui che non allunga nemmeno una mano. E soprattutto che a letto non russa, lasciandoti senza quel dolce muggire pallido e assorto che ti concilia il sonno. La terza sera lo sbatteresti giù dalla finestra.

A noi piacciono vivi, e soprattutto imperfetti. Ecco perchè Charlie, nonostante la generosa attrezzeria, sul mercato non tira.
Perchè questa deriva pornografica stasera? Perchè dopo tanta politica avevo bisogno di qualcosa di serio. E poi, dopo aver visto il conducator del TG1 vestito in gessato come uno dei “Bravi ragazzi” presentare un servizio del TG4 in onda sul TG1 con un Berlusconi di silicone che, grazie ad un abile gioco di montaggio e di sponda della giornalista, diceva che la crisi americana è colpa di Prodi, con il naso che gli si allungava fino alla sesta misura, dopo tutto questo, non rimane che un po’ di sana pornografia.


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Guardate bene il tizio qui sopra. Non è rimasto secco guardando una puntata di “Porta a Porta”, non è una di quelle simpatiche statue viventi che stanno per ore ferme e immobili come un semaforo per raccogliere qualche spicciolo, è proprio finto, di puro silicone, un bambolone.
Purtroppo è proprio una sex doll, ovvero l’alternativa di lusso a quegli orrendi affari gonfiabili con il coso che frulla e la bocca a culo di gallina, e che dovrebbe servire per farci tutto quello che si fa con un uomo. In teoria.
Si chiama Charlie ed è l’unico, vedremo poi perchè, bambolo maschio in vendita, al modico prezzo di $ 5000,00 nel sito RealDoll.com, pieno invece di bambole femmine per tutti i gusti, di tutti i colori e misure.

Loro, le femmine, sono bellissime, delle Barbione gigantesche con in più quella cosina che ti chiedevi sempre come mai nella Barbie non ci fosse. Noi che siamo cresciute smanacciando le tette e il culo della Barbie per anni, appunto, ritorniamo in fondo bambine. Ammirate e anche invidiose di tanta perfezione, come lo eravamo di quella stronza dal culo ritto, creata per inculcarci l’idea che bisogna essere perfette, fino a sembrare di plastica. Queste bambolone almeno, in confronto a certe “rifatte” che girano, sembrano perfino più naturali.

Parlando con un amico stamattina egli notava come, a fronte dell’ingente investimento iniziale, ci si ritroverebbe con una che non mangia, non beve, non parla (soprattutto), non spende soldi e, soprattutto, non straccia i maroni. Ecco, questa è la triste realtà per la quale il maschio potrebbe anche, al limite, concepire il trip della bambolona.

Ma Charlie, il bambolone, che effetto fa sulle ragazze? Sinceramente, anche se rispetto a Ken non gli manca proprio nulla e viene accessoriato addirittura in sei misure diverse ( ellapéppa!), a me fa vomitare.
Già il modo in cui viene presentato: stravaccato sul divano, con una birra in mano. Grazie, ci bastano quelli che respirano. Si, ma lui resta lì buono e non ti strappa il telecomando facendoti perdere il finale del thriller perchè comincia la Domenica Sportiva. Non lascia i calzini in giro, non lascia alzata la tavoletta del water e nemmeno ti fa fretta perchè ha fame e non hai ancora cucinato. Pensaci bene.
Niente da fare, ha l’espressione da deficiente. Peggio, sembra che gli abbiano tagliato la testa e poi riattaccata. Che orrore!

L’uomo, anche se a volte è molesto come una mosca cavallina, non è fatto per essere passivo e a noi non piacerebbe nemmeno. Pensa, stare tutta una sera accanto sul divano e lui che non allunga nemmeno una mano. E soprattutto che a letto non russa, lasciandoti senza quel dolce muggire pallido e assorto che ti concilia il sonno. La terza sera lo sbatteresti giù dalla finestra.

A noi piacciono vivi, e soprattutto imperfetti. Ecco perchè Charlie, nonostante la generosa attrezzeria, sul mercato non tira.
Perchè questa deriva pornografica stasera? Perchè dopo tanta politica avevo bisogno di qualcosa di serio. E poi, dopo aver visto il conducator del TG1 vestito in gessato come uno dei “Bravi ragazzi” presentare un servizio del TG4 in onda sul TG1 con un Berlusconi di silicone che, grazie ad un abile gioco di montaggio e di sponda della giornalista, diceva che la crisi americana è colpa di Prodi, con il naso che gli si allungava fino alla sesta misura, dopo tutto questo, non rimane che un po’ di sana pornografia.


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Che fosse ancora più brutto dell’orrendo pupazzo disarticolato di Italia 90 e ricordasse troppo il logo della Logitech c’erano arrivati tutti, Sgarbi compreso. Che il motto, “l’Italia lascia il segno” facesse pensare più alle carezze a base di tonfa che qualche turista ha assaggiato nel luglio del 2001 che ad altro, poteva venirci in mente. Che non piaccia quasi a nessuno lo dimostrano i sondaggi.
Come psicologa devo però fare i complimenti ai creativi che l’hanno disegnato. E’ come una macchia del test di Rorschach, ognuno ci vede ciò che vuole, in base alle proprie inclinazioni e paranoie.
Nel cetriolone verde, a parte lo scontato e goliardico simbolo fallico (pur tristemente ammainato), qualcuno ha visto un pericoloso messaggio filocomunista e chi, con un vero colpo di genio, una posizione filopalestinese del governo. Rutelli ci vede perfino un rilancio del turismo italiano, figuriamoci.

Per carità, non vorrei essere più iconoclasta dei tedeschi, ma casualmente ho scoperto che il nuovo logo dell’Italia assomiglia ad alcuni inquietanti sex toys definiti in inglese dog tail butt plug… e non chiedetemi di descriverne l’utilizzo.


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