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Due anni fa, sul vecchio blog, mi lamentavo dell’uso lascivo da parte delle redazioni dei giornali online (e non solo) della parola SHOCK. In cuor mio speravo che si trattasse di un vezzo passeggero, di una moda nefanda che per fortuna dura solo un’estate, come le clic-clac. Qualcuno se le ricorda? Le palline che ci pestavano le dita e trapanavano le orecchie con il loro sbatacchiare infernale?
Invece non è cambiato nulla, anzi. La brutta abitudine di infilare lo shock dappertutto, anche dove non ci azzecca proprio, persiste.
L’altra domenica mi lamentavo delle parole insopportabili. Ecco, tra FILIERA, SISTEMA PAESE e SHOCK usato a sproposito penso che sarebbe una gara dura scegliere.

L’aggettivo compare in tre versioni, per non farci mancar nulla: l’inglese SHOCK, il francese CHOC e in alcuni casi il tedesco SCHOCK.
Due anni fa sembrava essere soprattutto il Corriere della Sera ad amare questa parola infestante, questa piattola verbale. Ormai però l’invasione ha completato la sua agenda e lo shock regna trionfante in tutte le redazioni, da La Repubblica all’Eco del Chisone.
Ho fatto una veloce ricerca sul motore interno di Repubblica ed ecco i risultati delle volte che il termine è comparso nei titoli e nei pezzi del giornale, dal 1984 ad oggi:
SHOCK = 6.442
SCHOCK = 51
CHOC = 11.581

Un giornalismo sempre più sensazionalistico per se non può che abusare di un parola che scuote e paralizza allo stesso tempo. Non solo le immagini e i video sono inevitabilmente shock ma anche le sentenze, le dichiarazioni, le campagne, gli annunci. Come se veramente riuscissimo ancora a stupirci di qualcosa. Ecco solo un minimo florilegio di titoli schock-muniti:


“Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa”
“Da Londra campagna choc contro il fumo”
“Foto choc del feto di Jennifer”
“Che choc diventare Lara Croft!”
“Polemiche sul video-choc di Cannavaro”
“Processo choc in Germania: il cannibale confessa”
“Tarantino choc: sì alla violenza estrema”
“Annuncio choc: impiantato un embrione clonato”
“In Stazione i video choc di John Bock” (qui c’è scappata pure la rima)
“Tiro al bersaglio sui civili, clip choc dall’Iraq” (qui si rischia la slogatura della lingua)
“Bellucci choc al Festival delle nostre paure”
“Di Michele choc, canta una giovane kamikaze”
“Choc e timore», pioggia di missili su Bagdad” (traduzione di Shock and Awe)
“Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa”

La famosa opera con i bambini impiccati dell’artista Cattelan ha prodotto addirittura una saga:
“Opera-choc in piazza XXIV Maggio”
“Opera choc di Cattelan, le reazioni”
“Cade dall’albero per rimuovere l’opera-choc”

Le ultimissime:

“Gara choc in classe per lo studente più ‘dotato'”
“Zalayeta choc: ginocchio rotto dovrà operarsi, stagione finita”
“Puglia, un primato choc si scava anche nei parchi” (dallo shock è morta la punteggiatura)
“Quadro choc, Fallaci decapitata”
“La bambina e il panettiere sposato fuga d’ amore shock a Monreale” (e chiamala fuitina!)
“Cherie e la bandana «Fu un vero choc»” (non aveva ancora visto il panama)
“A Tradate la spazzatura trabocca dai palazzi: installazione-shock per non finire come Napoli”

And the Oscar goes to:

“Il ‘contro-shock’ del governatore”. (Bassolino)

A questo punto uno potrebbe rinverdire il mito delle clic clac utilizzando i propri cabbasisi al posto delle palline.
Il colmo è che a volte riescono ad utilizzare la parola in modo appropriato:
“I tre militari morti per choc termico”.
Finalmente uno choc al posto giusto, ma forse si è trattato di un refuso.


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Due anni fa, sul vecchio blog, mi lamentavo dell’uso lascivo da parte delle redazioni dei giornali online (e non solo) della parola SHOCK. In cuor mio speravo che si trattasse di un vezzo passeggero, di una moda nefanda che per fortuna dura solo un’estate, come le clic-clac. Qualcuno se le ricorda? Le palline che ci pestavano le dita e trapanavano le orecchie con il loro sbatacchiare infernale?
Invece non è cambiato nulla, anzi. La brutta abitudine di infilare lo shock dappertutto, anche dove non ci azzecca proprio, persiste.
L’altra domenica mi lamentavo delle parole insopportabili. Ecco, tra FILIERA, SISTEMA PAESE e SHOCK usato a sproposito penso che sarebbe una gara dura scegliere.

L’aggettivo compare in tre versioni, per non farci mancar nulla: l’inglese SHOCK, il francese CHOC e in alcuni casi il tedesco SCHOCK.
Due anni fa sembrava essere soprattutto il Corriere della Sera ad amare questa parola infestante, questa piattola verbale. Ormai però l’invasione ha completato la sua agenda e lo shock regna trionfante in tutte le redazioni, da La Repubblica all’Eco del Chisone.
Ho fatto una veloce ricerca sul motore interno di Repubblica ed ecco i risultati delle volte che il termine è comparso nei titoli e nei pezzi del giornale, dal 1984 ad oggi:
SHOCK = 6.442
SCHOCK = 51
CHOC = 11.581

Un giornalismo sempre più sensazionalistico per se non può che abusare di un parola che scuote e paralizza allo stesso tempo. Non solo le immagini e i video sono inevitabilmente shock ma anche le sentenze, le dichiarazioni, le campagne, gli annunci. Come se veramente riuscissimo ancora a stupirci di qualcosa. Ecco solo un minimo florilegio di titoli schock-muniti:


“Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa”
“Da Londra campagna choc contro il fumo”
“Foto choc del feto di Jennifer”
“Che choc diventare Lara Croft!”
“Polemiche sul video-choc di Cannavaro”
“Processo choc in Germania: il cannibale confessa”
“Tarantino choc: sì alla violenza estrema”
“Annuncio choc: impiantato un embrione clonato”
“In Stazione i video choc di John Bock” (qui c’è scappata pure la rima)
“Tiro al bersaglio sui civili, clip choc dall’Iraq” (qui si rischia la slogatura della lingua)
“Bellucci choc al Festival delle nostre paure”
“Di Michele choc, canta una giovane kamikaze”
“Choc e timore», pioggia di missili su Bagdad” (traduzione di Shock and Awe)
“Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa”

La famosa opera con i bambini impiccati dell’artista Cattelan ha prodotto addirittura una saga:
“Opera-choc in piazza XXIV Maggio”
“Opera choc di Cattelan, le reazioni”
“Cade dall’albero per rimuovere l’opera-choc”

Le ultimissime:

“Gara choc in classe per lo studente più ‘dotato'”
“Zalayeta choc: ginocchio rotto dovrà operarsi, stagione finita”
“Puglia, un primato choc si scava anche nei parchi” (dallo shock è morta la punteggiatura)
“Quadro choc, Fallaci decapitata”
“La bambina e il panettiere sposato fuga d’ amore shock a Monreale” (e chiamala fuitina!)
“Cherie e la bandana «Fu un vero choc»” (non aveva ancora visto il panama)
“A Tradate la spazzatura trabocca dai palazzi: installazione-shock per non finire come Napoli”

And the Oscar goes to:

“Il ‘contro-shock’ del governatore”. (Bassolino)

A questo punto uno potrebbe rinverdire il mito delle clic clac utilizzando i propri cabbasisi al posto delle palline.
Il colmo è che a volte riescono ad utilizzare la parola in modo appropriato:
“I tre militari morti per choc termico”.
Finalmente uno choc al posto giusto, ma forse si è trattato di un refuso.


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Invece non è cambiato nulla, anzi. La brutta abitudine di infilare lo shock dappertutto, anche dove non ci azzecca proprio, persiste.
L’altra domenica mi lamentavo delle parole insopportabili. Ecco, tra FILIERA, SISTEMA PAESE e SHOCK usato a sproposito penso che sarebbe una gara dura scegliere.

L’aggettivo compare in tre versioni, per non farci mancar nulla: l’inglese SHOCK, il francese CHOC e in alcuni casi il tedesco SCHOCK.
Due anni fa sembrava essere soprattutto il Corriere della Sera ad amare questa parola infestante, questa piattola verbale. Ormai però l’invasione ha completato la sua agenda e lo shock regna trionfante in tutte le redazioni, da La Repubblica all’Eco del Chisone.
Ho fatto una veloce ricerca sul motore interno di Repubblica ed ecco i risultati delle volte che il termine è comparso nei titoli e nei pezzi del giornale, dal 1984 ad oggi:
SHOCK = 6.442
SCHOCK = 51
CHOC = 11.581

Un giornalismo sempre più sensazionalistico per se non può che abusare di un parola che scuote e paralizza allo stesso tempo. Non solo le immagini e i video sono inevitabilmente shock ma anche le sentenze, le dichiarazioni, le campagne, gli annunci. Come se veramente riuscissimo ancora a stupirci di qualcosa. Ecco solo un minimo florilegio di titoli schock-muniti:


“Stupro, sentenza choc: Cassazione divisa”
“Da Londra campagna choc contro il fumo”
“Foto choc del feto di Jennifer”
“Che choc diventare Lara Croft!”
“Polemiche sul video-choc di Cannavaro”
“Processo choc in Germania: il cannibale confessa”
“Tarantino choc: sì alla violenza estrema”
“Annuncio choc: impiantato un embrione clonato”
“In Stazione i video choc di John Bock” (qui c’è scappata pure la rima)
“Tiro al bersaglio sui civili, clip choc dall’Iraq” (qui si rischia la slogatura della lingua)
“Bellucci choc al Festival delle nostre paure”
“Di Michele choc, canta una giovane kamikaze”
“Choc e timore», pioggia di missili su Bagdad” (traduzione di Shock and Awe)
“Ipotesi-choc sul Kursk: colpito da siluro Usa”

La famosa opera con i bambini impiccati dell’artista Cattelan ha prodotto addirittura una saga:
“Opera-choc in piazza XXIV Maggio”
“Opera choc di Cattelan, le reazioni”
“Cade dall’albero per rimuovere l’opera-choc”

Le ultimissime:

“Gara choc in classe per lo studente più ‘dotato'”
“Zalayeta choc: ginocchio rotto dovrà operarsi, stagione finita”
“Puglia, un primato choc si scava anche nei parchi” (dallo shock è morta la punteggiatura)
“Quadro choc, Fallaci decapitata”
“La bambina e il panettiere sposato fuga d’ amore shock a Monreale” (e chiamala fuitina!)
“Cherie e la bandana «Fu un vero choc»” (non aveva ancora visto il panama)
“A Tradate la spazzatura trabocca dai palazzi: installazione-shock per non finire come Napoli”

And the Oscar goes to:

“Il ‘contro-shock’ del governatore”. (Bassolino)

A questo punto uno potrebbe rinverdire il mito delle clic clac utilizzando i propri cabbasisi al posto delle palline.
Il colmo è che a volte riescono ad utilizzare la parola in modo appropriato:
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