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Il grande popolo del salariati del Nord ha votato per Berlusconi e il Partito della Libertà (libertà dei miliardari di fare il cazzo che gli pare), in combutta con quei trogloditi cornutazzi della Lega e con gli ex-fascisti che reggevano il sacco ad entrambi.
Li hanno votati ancora una volta ragionando come Gassman e Tognazzi ne “La marcia su Roma”: “Proviamoli solo per un pò e vediamo cosa combinano”.
Li hanno votati anche al Sud, credendo a quel pupo di Lombardo che in questo momento si sta risvegliando dal brutto sogno di aver svenduto i finanziamenti per il Sud per il piatto di lenticchie dell’eliminazione dell’ICI.

Li hanno votati e io godo. Me lo prenderò nel culo anch’io, da salariata, ma godo. Voglio che sputino sangue. Che ci sbattano la faccia tutta intera e ci si spacchino il naso. Voglio sentirli piangere e rimpiangere quella squacciarella di Prodi.
Faccio il tifo per questo governo affinchè faccia vedere i mitici sorci verdi a questo popolo di analfabeti politici.
E spero infine che in una Italia futura venga eliminata quella merdata del suffragio universale e che per votare sia necessario un esame attitudinale e il conseguimento di una patente, con prove scritte in storia, economia, diritto, storia dei partiti politici e logica. Non superi la prova? Non voti e te meno pure. Basta votare alla cazzo di cane, che ci andiamo di mezzo tutti, perdio.

Ringrazio gli amici di Altromedia per avermi segnalato le intenzioni del neo ministro del Welfare e per avermi rovinato la digestione.

Questo ministro Sacconi, che hanno messo al Welfare grazie alle sue illuminate idee sul lavoro salariato, (un pò come mettere Ferdinando Carretta alle politiche famigliari), ha promesso le seguenti cose alla Madama della Confindustria, mentre gli ripuliva la casa con la lingua: deregulation selvaggia dei contratti di lavoro e sodomizzazione ripetuta e continuata dei lavoratori. Con o senza tubo Marcegaglia in dotazione.

Come contrappunto alle proposte di killeraggio degli ultimi diritti dei lavoratori (coglioni, li avete votati voi) ricorderò agli smemorati i privilegi di cui gode, come senatore della Repubblica, il suddetto Sacconi e tutta la Casta politica della quale fa parte, che non sarà ovviamente toccata dai provvedimenti in oggetto. E’ bene ricordare la regola aurea che chi parla di licenziare gli altri, con la bavetta che gli cola dalla bocca per la goduria, non corre certo il rischio di essere licenziato lui stesso. T’è capì, Brunetta? Se no che sadismo è?

Allora, nelle prossime 120 giornate di Sodoma, il Sacconi propone:
“una poderosa operazione di deregulation, saranno cancellati libro paga e libro matricole, sarà rivisto il Testo unico sulla sicurezza (alleggerendo il sistema sanzionatorio)”.
Capito, pirloni? Niente libro paga significa nessun controllo sulle assunzioni. Nessuna data di assunzione nero su bianco, nessuna definizione chiara del contratto. Il nero andrà molto di moda quest’autunno.

«Vogliamo deregolare tutto ciò che attiene alla flessibilità dell’orario di lavoro, come il contratto di part-time che è stato irrigidito». L’obiettivo è quello di «liberare il lavoro» rimuovendo i vincoli che «complicano e inibiscono i rapporti di lavoro».
Lavorerai anche di notte, la domenica, oltre l’orario di lavoro ma non sarà considerato straordinario, insomma come gli parrà a lui. Se no ti lascerà a casa.

«Con tranquillità abrogheremo la disciplina che ha imposto che, perfino le dimissioni volontarie, diventino un atto complicato»
Una bella letterina di dimissioni già firmata e in bianco, come ai vecchi tempi
, soprattutto per le donne che rischiano sempre di rimanere incinte.

«La piena reintroduzione dei contratti a termine» e all’emissione di «buoni prepagati per far emergere il lavoro occasionale». Lo chiama voucher ma la traduzione è: marchetta. Che bello sentirsi tutti puttane e quindi, in seguito, individui pericolosi.

«Metteremo mano al Testo unico perchè sanzioni sproporzionate distolgono l’attenzione delle imprese dallo sforzo di aumentare la sicurezza, spingendole ad adempiere a comportamenti formalistici per evitare le sanzioni».
Abbiamo avuto più di mille morti sul lavoro solo nel 2007 e questi vogliono eliminare le sanzioni, ovvero consegnare la licenza di uccidere ai datori di lavoro.

«La Cgil rischia di seguire la disfatta della sinistra radicale, se non riflette su se stessa e non ritrova una strada riformista, che nella sua storia ha più volte praticato e che io credo abbia tutte le capacità di seguire ancora».
Quando dicono riformista, perchè contemporaneamente rigirano il dito nella vaselina?

Ma ora, come promesso, divertiamoci a scoprire quanto guadagna il ministro Sacconi, calcolando soltanto il suo stipendio da senatore. E’ tutto alla luce del sole, sul sito del Senato. Se non ve la sentite di leggere tutte le voci di indennità, rimborsi e vitalizi, vi risparmio la fatica, è un conto che avevo già fatto, sono una trentina di milioncini delle vecchie lire al mese, quasi quindici mensilità di un operaio.
Ah, non dormite la notte perchè vi chiedete se andrete mai in pensione? Sentite cosa attende il Sacconi:
In base alle norme contenute in tale Regolamento, recentemente modificato, il Senatore cessato dal mandato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età, purché abbia svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni. Il limite di età è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato oltre il quinto, fino al limite inderogabile di 60 anni. E’ stata altresì approvata una nuova disposizione sulla misura degli assegni vitalizi, che si applicherà ai Senatori eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura. Per effetto di tale disposizione regolamentare, l’importo dell’assegno vitalizio varia da un minimo del 20 per cento a un massimo del 60 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Ora basta, perfino il Marchese de Sade, di fronte a tanta crudeltà, starebbe chiedendo pietà.

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Il grande popolo del salariati del Nord ha votato per Berlusconi e il Partito della Libertà (libertà dei miliardari di fare il cazzo che gli pare), in combutta con quei trogloditi cornutazzi della Lega e con gli ex-fascisti che reggevano il sacco ad entrambi.
Li hanno votati ancora una volta ragionando come Gassman e Tognazzi ne “La marcia su Roma”: “Proviamoli solo per un pò e vediamo cosa combinano”.
Li hanno votati anche al Sud, credendo a quel pupo di Lombardo che in questo momento si sta risvegliando dal brutto sogno di aver svenduto i finanziamenti per il Sud per il piatto di lenticchie dell’eliminazione dell’ICI.

Li hanno votati e io godo. Me lo prenderò nel culo anch’io, da salariata, ma godo. Voglio che sputino sangue. Che ci sbattano la faccia tutta intera e ci si spacchino il naso. Voglio sentirli piangere e rimpiangere quella squacciarella di Prodi.
Faccio il tifo per questo governo affinchè faccia vedere i mitici sorci verdi a questo popolo di analfabeti politici.
E spero infine che in una Italia futura venga eliminata quella merdata del suffragio universale e che per votare sia necessario un esame attitudinale e il conseguimento di una patente, con prove scritte in storia, economia, diritto, storia dei partiti politici e logica. Non superi la prova? Non voti e te meno pure. Basta votare alla cazzo di cane, che ci andiamo di mezzo tutti, perdio.

Ringrazio gli amici di Altromedia per avermi segnalato le intenzioni del neo ministro del Welfare e per avermi rovinato la digestione.

Questo ministro Sacconi, che hanno messo al Welfare grazie alle sue illuminate idee sul lavoro salariato, (un pò come mettere Ferdinando Carretta alle politiche famigliari), ha promesso le seguenti cose alla Madama della Confindustria, mentre gli ripuliva la casa con la lingua: deregulation selvaggia dei contratti di lavoro e sodomizzazione ripetuta e continuata dei lavoratori. Con o senza tubo Marcegaglia in dotazione.

Come contrappunto alle proposte di killeraggio degli ultimi diritti dei lavoratori (coglioni, li avete votati voi) ricorderò agli smemorati i privilegi di cui gode, come senatore della Repubblica, il suddetto Sacconi e tutta la Casta politica della quale fa parte, che non sarà ovviamente toccata dai provvedimenti in oggetto. E’ bene ricordare la regola aurea che chi parla di licenziare gli altri, con la bavetta che gli cola dalla bocca per la goduria, non corre certo il rischio di essere licenziato lui stesso. T’è capì, Brunetta? Se no che sadismo è?

Allora, nelle prossime 120 giornate di Sodoma, il Sacconi propone:
“una poderosa operazione di deregulation, saranno cancellati libro paga e libro matricole, sarà rivisto il Testo unico sulla sicurezza (alleggerendo il sistema sanzionatorio)”.
Capito, pirloni? Niente libro paga significa nessun controllo sulle assunzioni. Nessuna data di assunzione nero su bianco, nessuna definizione chiara del contratto. Il nero andrà molto di moda quest’autunno.

«Vogliamo deregolare tutto ciò che attiene alla flessibilità dell’orario di lavoro, come il contratto di part-time che è stato irrigidito». L’obiettivo è quello di «liberare il lavoro» rimuovendo i vincoli che «complicano e inibiscono i rapporti di lavoro».
Lavorerai anche di notte, la domenica, oltre l’orario di lavoro ma non sarà considerato straordinario, insomma come gli parrà a lui. Se no ti lascerà a casa.

«Con tranquillità abrogheremo la disciplina che ha imposto che, perfino le dimissioni volontarie, diventino un atto complicato»
Una bella letterina di dimissioni già firmata e in bianco, come ai vecchi tempi
, soprattutto per le donne che rischiano sempre di rimanere incinte.

«La piena reintroduzione dei contratti a termine» e all’emissione di «buoni prepagati per far emergere il lavoro occasionale». Lo chiama voucher ma la traduzione è: marchetta. Che bello sentirsi tutti puttane e quindi, in seguito, individui pericolosi.

«Metteremo mano al Testo unico perchè sanzioni sproporzionate distolgono l’attenzione delle imprese dallo sforzo di aumentare la sicurezza, spingendole ad adempiere a comportamenti formalistici per evitare le sanzioni».
Abbiamo avuto più di mille morti sul lavoro solo nel 2007 e questi vogliono eliminare le sanzioni, ovvero consegnare la licenza di uccidere ai datori di lavoro.

«La Cgil rischia di seguire la disfatta della sinistra radicale, se non riflette su se stessa e non ritrova una strada riformista, che nella sua storia ha più volte praticato e che io credo abbia tutte le capacità di seguire ancora».
Quando dicono riformista, perchè contemporaneamente rigirano il dito nella vaselina?

Ma ora, come promesso, divertiamoci a scoprire quanto guadagna il ministro Sacconi, calcolando soltanto il suo stipendio da senatore. E’ tutto alla luce del sole, sul sito del Senato. Se non ve la sentite di leggere tutte le voci di indennità, rimborsi e vitalizi, vi risparmio la fatica, è un conto che avevo già fatto, sono una trentina di milioncini delle vecchie lire al mese, quasi quindici mensilità di un operaio.
Ah, non dormite la notte perchè vi chiedete se andrete mai in pensione? Sentite cosa attende il Sacconi:
In base alle norme contenute in tale Regolamento, recentemente modificato, il Senatore cessato dal mandato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età, purché abbia svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni. Il limite di età è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato oltre il quinto, fino al limite inderogabile di 60 anni. E’ stata altresì approvata una nuova disposizione sulla misura degli assegni vitalizi, che si applicherà ai Senatori eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura. Per effetto di tale disposizione regolamentare, l’importo dell’assegno vitalizio varia da un minimo del 20 per cento a un massimo del 60 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Ora basta, perfino il Marchese de Sade, di fronte a tanta crudeltà, starebbe chiedendo pietà.


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Li hanno votati ancora una volta ragionando come Gassman e Tognazzi ne “La marcia su Roma”: “Proviamoli solo per un pò e vediamo cosa combinano”.
Li hanno votati anche al Sud, credendo a quel pupo di Lombardo che in questo momento si sta risvegliando dal brutto sogno di aver svenduto i finanziamenti per il Sud per il piatto di lenticchie dell’eliminazione dell’ICI.

Li hanno votati e io godo. Me lo prenderò nel culo anch’io, da salariata, ma godo. Voglio che sputino sangue. Che ci sbattano la faccia tutta intera e ci si spacchino il naso. Voglio sentirli piangere e rimpiangere quella squacciarella di Prodi.
Faccio il tifo per questo governo affinchè faccia vedere i mitici sorci verdi a questo popolo di analfabeti politici.
E spero infine che in una Italia futura venga eliminata quella merdata del suffragio universale e che per votare sia necessario un esame attitudinale e il conseguimento di una patente, con prove scritte in storia, economia, diritto, storia dei partiti politici e logica. Non superi la prova? Non voti e te meno pure. Basta votare alla cazzo di cane, che ci andiamo di mezzo tutti, perdio.

Ringrazio gli amici di Altromedia per avermi segnalato le intenzioni del neo ministro del Welfare e per avermi rovinato la digestione.

Questo ministro Sacconi, che hanno messo al Welfare grazie alle sue illuminate idee sul lavoro salariato, (un pò come mettere Ferdinando Carretta alle politiche famigliari), ha promesso le seguenti cose alla Madama della Confindustria, mentre gli ripuliva la casa con la lingua: deregulation selvaggia dei contratti di lavoro e sodomizzazione ripetuta e continuata dei lavoratori. Con o senza tubo Marcegaglia in dotazione.

Come contrappunto alle proposte di killeraggio degli ultimi diritti dei lavoratori (coglioni, li avete votati voi) ricorderò agli smemorati i privilegi di cui gode, come senatore della Repubblica, il suddetto Sacconi e tutta la Casta politica della quale fa parte, che non sarà ovviamente toccata dai provvedimenti in oggetto. E’ bene ricordare la regola aurea che chi parla di licenziare gli altri, con la bavetta che gli cola dalla bocca per la goduria, non corre certo il rischio di essere licenziato lui stesso. T’è capì, Brunetta? Se no che sadismo è?

Allora, nelle prossime 120 giornate di Sodoma, il Sacconi propone:
“una poderosa operazione di deregulation, saranno cancellati libro paga e libro matricole, sarà rivisto il Testo unico sulla sicurezza (alleggerendo il sistema sanzionatorio)”.
Capito, pirloni? Niente libro paga significa nessun controllo sulle assunzioni. Nessuna data di assunzione nero su bianco, nessuna definizione chiara del contratto. Il nero andrà molto di moda quest’autunno.

«Vogliamo deregolare tutto ciò che attiene alla flessibilità dell’orario di lavoro, come il contratto di part-time che è stato irrigidito». L’obiettivo è quello di «liberare il lavoro» rimuovendo i vincoli che «complicano e inibiscono i rapporti di lavoro».
Lavorerai anche di notte, la domenica, oltre l’orario di lavoro ma non sarà considerato straordinario, insomma come gli parrà a lui. Se no ti lascerà a casa.

«Con tranquillità abrogheremo la disciplina che ha imposto che, perfino le dimissioni volontarie, diventino un atto complicato»
Una bella letterina di dimissioni già firmata e in bianco, come ai vecchi tempi
, soprattutto per le donne che rischiano sempre di rimanere incinte.

«La piena reintroduzione dei contratti a termine» e all’emissione di «buoni prepagati per far emergere il lavoro occasionale». Lo chiama voucher ma la traduzione è: marchetta. Che bello sentirsi tutti puttane e quindi, in seguito, individui pericolosi.

«Metteremo mano al Testo unico perchè sanzioni sproporzionate distolgono l’attenzione delle imprese dallo sforzo di aumentare la sicurezza, spingendole ad adempiere a comportamenti formalistici per evitare le sanzioni».
Abbiamo avuto più di mille morti sul lavoro solo nel 2007 e questi vogliono eliminare le sanzioni, ovvero consegnare la licenza di uccidere ai datori di lavoro.

«La Cgil rischia di seguire la disfatta della sinistra radicale, se non riflette su se stessa e non ritrova una strada riformista, che nella sua storia ha più volte praticato e che io credo abbia tutte le capacità di seguire ancora».
Quando dicono riformista, perchè contemporaneamente rigirano il dito nella vaselina?

Ma ora, come promesso, divertiamoci a scoprire quanto guadagna il ministro Sacconi, calcolando soltanto il suo stipendio da senatore. E’ tutto alla luce del sole, sul sito del Senato. Se non ve la sentite di leggere tutte le voci di indennità, rimborsi e vitalizi, vi risparmio la fatica, è un conto che avevo già fatto, sono una trentina di milioncini delle vecchie lire al mese, quasi quindici mensilità di un operaio.
Ah, non dormite la notte perchè vi chiedete se andrete mai in pensione? Sentite cosa attende il Sacconi:
In base alle norme contenute in tale Regolamento, recentemente modificato, il Senatore cessato dal mandato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età, purché abbia svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni. Il limite di età è ridotto di 1 anno per ogni anno di mandato oltre il quinto, fino al limite inderogabile di 60 anni. E’ stata altresì approvata una nuova disposizione sulla misura degli assegni vitalizi, che si applicherà ai Senatori eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura. Per effetto di tale disposizione regolamentare, l’importo dell’assegno vitalizio varia da un minimo del 20 per cento a un massimo del 60 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Ora basta, perfino il Marchese de Sade, di fronte a tanta crudeltà, starebbe chiedendo pietà.


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Questa mattina, lo confesso, il primo pensiero è stato togliermi un dubbio che quasi mi aveva tolto il sonno stanotte.
Ma era proprio vero che la serata inaugurale della Scala, il nostro sette dicembre, la nostra Pirla Harbor è trascorsa sottotono a causa della tragedia di Torino?
Eppure il TG1 di ieri sera aveva dato quell’impressione. La Tiziana Ferrario non ci aveva fatto vedere nemmeno una toilette elegante, era tutta compunta mentre descriveva come stava andando la serata, iniziata con ben un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Torino. Nemmeno un parterre de roi, una Valentina Cortese, una Milano da bere o da vomitare, nulla di nulla.

Il pensiero delle sciurette che avevano dovuto rinunciare all’abito strafirmato da qualche migliaia di euro per correre in tutta fretta all’Oviesse a comperare qualcosa di più modesto; che avevano optato per il colore fatto in casa con la crema dell’Oréal invece del parrucchiere da 300 euro e che, per non sembrare troppo allegre, avevano deciso per un giorno di non prendere l’antidepressivo, era veramente intollerabile.

Poi vado a leggere i resoconti stamattina e mi tranquillizzo. La faccenda del sottotono era per modo di dire, un depistaggio per gli animalisti che avrebbero altrimenti contestato le pellicce, frutto di tanto sudore delle cosce; per la stampa, forse anche per i servizi segreti, vista la presenza di emiri, “sceicche” conturbanti, musulmani ricchi, anzi straricchi, petrolieri amici della petroliera Moratti, quindi amici dell’Occidente, mica quegli straccioni dei talebani o dei palestinesi. Eurabia? Ma quando mai.
Le eleganze c’erano come sempre, gli sbrilluccichii dei diamanti pure, il vecchio e il nuovo borghesume in libera uscita ma la parola d’ordine per gli scribacchini del regime era “sobrietà”.
Dite al popolo che eravamo sobri, che eravamo tutti vestiti di nero e staranno buoni.
I contestatori fuori dalla Scala c’erano, si, ma fanno folklore, come le bancarelle degli obej obej.

Presidenti, politici, tutti rigorosamente con le mogli e i mariti perchè per gli amanti non è serata. E’ il trionfo del “domani è un altro giorno”. L’inchiesta sulla Moratti? «Non questa sera, non voglio parlare di cose brutte», risponde giustamente la petroliera. Cicciobello Rutelli: «Stasera festeggiamo la Scala. Un traguardo che era a rischio, di leggi e contratti parliamo da domani». Ecco, bravo.

E la famosa cena finale, quella di cui si è sempre favoleggiato, a base di risotto alla milanese con le scaglie di oro zecchino sopra?
C’è stata, c’è stata. Come racconta con l’acquolina in bocca il Corriere della Serva:
“Dopo lo spettacolo, il Comune ha organizzato come di tradizione un ricevimento per 900 persone a Palazzo Marino, dove il grande cortile è stato trasformato in un doppio salone di atmosfera rinascimentale. Menu a base di risotto alla milanese, aletta di vitello con polentina e cappella di fungo porcino alla genovese”.
Potevano le sciurette farsi mancare la cappella?
Piuttosto non si è ancora capito chi pagherà il conto per il catering, se la Moratti di tasca sua o i milanesi di tasca loro. Tenendo conto che per quattro pizzette, due olive e uno spumantino per l’inaugurazione di un negozio si spendono 1000 euro, fate un po’ voi.

Scusate, si, la mondanità ma, e la musica? Non penserete mica che il 90% di chi va alla prima della Scala ci vada per l’opera in sé?
Del resto con un “Tristano e Isotta” c’è poco da stare allegri. Amore e morte, Eros e Thanatos, non è il Gianni Schicchi, come giustamente si è lamentato qualcuno. Si è sussurrato di sbadigli in platea. Beh, consideriamo i tre atti di Wagner, di sublime sperimentazione armonica, di straordinaria modernità quasi dodecafonica la giusta punizione per essersi potuti permettere di spendere in una serata, tra biglietto, ristorante, parrucchiere e affini quanto un operaio di quelli morti a Torino guadagnava in un mese e forse anche due.
Se le sciurette e i sciuretti preferiscono, per l’anno prossimo si potrebbe dedicare un minuto a Wagner e tre ore ai problemi della sicurezza sul lavoro.

Questa mattina, lo confesso, il primo pensiero è stato togliermi un dubbio che quasi mi aveva tolto il sonno stanotte.
Ma era proprio vero che la serata inaugurale della Scala, il nostro sette dicembre, la nostra Pirla Harbor è trascorsa sottotono a causa della tragedia di Torino?
Eppure il TG1 di ieri sera aveva dato quell’impressione. La Tiziana Ferrario non ci aveva fatto vedere nemmeno una toilette elegante, era tutta compunta mentre descriveva come stava andando la serata, iniziata con ben un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Torino. Nemmeno un parterre de roi, una Valentina Cortese, una Milano da bere o da vomitare, nulla di nulla.

Il pensiero delle sciurette che avevano dovuto rinunciare all’abito strafirmato da qualche migliaia di euro per correre in tutta fretta all’Oviesse a comperare qualcosa di più modesto; che avevano optato per il colore fatto in casa con la crema dell’Oréal invece del parrucchiere da 300 euro e che, per non sembrare troppo allegre, avevano deciso per un giorno di non prendere l’antidepressivo, era veramente intollerabile.

Poi vado a leggere i resoconti stamattina e mi tranquillizzo. La faccenda del sottotono era per modo di dire, un depistaggio per gli animalisti che avrebbero altrimenti contestato le pellicce, frutto di tanto sudore delle cosce; per la stampa, forse anche per i servizi segreti, vista la presenza di emiri, “sceicche” conturbanti, musulmani ricchi, anzi straricchi, petrolieri amici della petroliera Moratti, quindi amici dell’Occidente, mica quegli straccioni dei talebani o dei palestinesi. Eurabia? Ma quando mai.
Le eleganze c’erano come sempre, gli sbrilluccichii dei diamanti pure, il vecchio e il nuovo borghesume in libera uscita ma la parola d’ordine per gli scribacchini del regime era “sobrietà”.
Dite al popolo che eravamo sobri, che eravamo tutti vestiti di nero e staranno buoni.
I contestatori fuori dalla Scala c’erano, si, ma fanno folklore, come le bancarelle degli obej obej.

Presidenti, politici, tutti rigorosamente con le mogli e i mariti perchè per gli amanti non è serata. E’ il trionfo del “domani è un altro giorno”. L’inchiesta sulla Moratti? «Non questa sera, non voglio parlare di cose brutte», risponde giustamente la petroliera. Cicciobello Rutelli: «Stasera festeggiamo la Scala. Un traguardo che era a rischio, di leggi e contratti parliamo da domani». Ecco, bravo.

E la famosa cena finale, quella di cui si è sempre favoleggiato, a base di risotto alla milanese con le scaglie di oro zecchino sopra?
C’è stata, c’è stata. Come racconta con l’acquolina in bocca il Corriere della Serva:
“Dopo lo spettacolo, il Comune ha organizzato come di tradizione un ricevimento per 900 persone a Palazzo Marino, dove il grande cortile è stato trasformato in un doppio salone di atmosfera rinascimentale. Menu a base di risotto alla milanese, aletta di vitello con polentina e cappella di fungo porcino alla genovese”.
Potevano le sciurette farsi mancare la cappella?
Piuttosto non si è ancora capito chi pagherà il conto per il catering, se la Moratti di tasca sua o i milanesi di tasca loro. Tenendo conto che per quattro pizzette, due olive e uno spumantino per l’inaugurazione di un negozio si spendono 1000 euro, fate un po’ voi.

Scusate, si, la mondanità ma, e la musica? Non penserete mica che il 90% di chi va alla prima della Scala ci vada per l’opera in sé?
Del resto con un “Tristano e Isotta” c’è poco da stare allegri. Amore e morte, Eros e Thanatos, non è il Gianni Schicchi, come giustamente si è lamentato qualcuno. Si è sussurrato di sbadigli in platea. Beh, consideriamo i tre atti di Wagner, di sublime sperimentazione armonica, di straordinaria modernità quasi dodecafonica la giusta punizione per essersi potuti permettere di spendere in una serata, tra biglietto, ristorante, parrucchiere e affini quanto un operaio di quelli morti a Torino guadagnava in un mese e forse anche due.
Se le sciurette e i sciuretti preferiscono, per l’anno prossimo si potrebbe dedicare un minuto a Wagner e tre ore ai problemi della sicurezza sul lavoro.

P.S. Per favore leggete tutti questo articolo di Gennaro Carotenuto.


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Si prova un’immensa tristezza ma anche una profonda rabbia per l’ennesima tragedia del lavoro, del lavoro duro, pesante, di fatica, una volta si sarebbe detto alienante.
Nei media la notizia sta già scendendo in secondo piano. Meglio parlare del “la ci darem la mano” di Veltroni e Berlusconi.

Muore un operaio bruciato e altri sei sono in condizioni disperate. Domani non se ne parlerà già più.
Lo sdegno e il corrusco dei politici che esortano non si sa chi a prendere provvedimenti contro le morti sul lavoro, quando sono loro che dovrebbero farlo, sarà l’ennesima formalità da sbrigare e poi tutti a casa per il weekend. Tutti meno Antonio, che a casa dai suoi figli non ci tornerà.

Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.
Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.
Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli.

Update: In questo blog il video dell’intervista ad un superstite, che parla degli estintori scarichi (!!) nello stabilimento Thyssen-Krupp.
Quest’oggi sono morti anche Roberto e Angelo.

Si prova un’immensa tristezza ma anche una profonda rabbia per l’ennesima tragedia del lavoro, del lavoro duro, pesante, di fatica, una volta si sarebbe detto alienante.
Nei media la notizia sta già scendendo in secondo piano. Meglio parlare del “la ci darem la mano” di Veltroni e Berlusconi.

Muore un operaio bruciato e altri sei sono in condizioni disperate. Domani non se ne parlerà già più.
Lo sdegno e il corrusco dei politici che esortano non si sa chi a prendere provvedimenti contro le morti sul lavoro, quando sono loro che dovrebbero farlo, sarà l’ennesima formalità da sbrigare e poi tutti a casa per il weekend. Tutti meno Antonio, che a casa dai suoi figli non ci tornerà.

Le chiamano morti bianche, chissà perchè, quando invece sono rosse del sangue di chi guadagna i famosi 1000 euro e poi si sente dire dall’economista di grido che dovrà lavorare, pardon farsi il culo, fino a settant’anni perchè se no a lui, all’economista, gli tocca mantenerlo.
Si fanno tanti bei discorsi sulla prevenzione ma quando uno sta lavorando da 12 ore filate, l’attenzione, la concentrazione e, cristodiundio, la stanchezza, ti fottono.
Voglio essere retorica, si. Questi sono martiri, onorateli.

Update: In questo blog il video dell’intervista ad un superstite, che parla degli estintori scarichi (!!) nello stabilimento Thyssen-Krupp.
Quest’oggi sono morti anche Roberto e Angelo.


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Sappiamo tutti quale problema siano gli infortuni sul lavoro in Italia e quale tributo umano si paghi annualmente in termini di morti, ammalati e invalidi.

Qualche cifra relativa al 2006:

927.998 infortuni denunciati all’INAIL (e pensiamo che se l’incidente avviene in condizioni di lavoro nero ben difficilmente sarà denunciato);
1.302 morti per incidenti o conseguenze di infortunio.
Il settore in assoluto più pericoloso per i lavoratori è quello delle costruzioni, seguito dall’industria meccanica e dalla lavorazione dei metalli. Le donne pagano il tributo più alto nel settore dell’industria alimentare.

Mi è capitato di recente di dover frequentare, per la seconda volta in vita mia, il corso di formazione per neoassunti sulla legge 626, ovvero la legge che regolamenta la sicurezza sul lavoro.
Per chi non lo sapesse, sia che si lavori in un ufficio, al chiosco delle piadine o in fonderia, appena assunti il datore di lavoro ha l’obbligo (pena sanzioni amministrative) di iscrivere il neoassunto dipendente a questo corso, che poi è una full-immersion di quattro ore filate in un giorno che viene stabilito dall’associazione di categoria che la organizza, di solito in un’aula nella sede della medesima.

Chissà perchè quando capita di frequentare il corso i colleghi ti avvertono che saranno “due palle”. Tu ti immagini che l’ingegnere ti svelerà il segreto per non farti mai male, ti leggerà i tuoi diritti e ti insegnerà a farli rispettare: sempre i colleghi ti dicono “è solo una perdita di tempo”. Per la verità anch’io dopo la prima esperienza avevo avuto la stessa impressione.
Vediamo, cosa mi ricordavo del primo corso? Che le scale devono avere quell’affare di traverso per impedire che si aprano, che in ogni azienda ci vuole una persona addetta alla sicurezza e che se togli le protezioni dai macchinari, sono cazzi tuoi, anzi dell’addetto che doveva sorvegliare che tu non le togliessi.

Questa volta siamo una ventina in tutto, provenienti da vari settori: fabbrica, artigianato, commercio. Ci sono parecchi stranieri.
Si comincia con una specie di appello. Ognuno deve dichiarare la propria mansione sul lavoro e i fattori di rischio che secondo lui comporta. Schiacciamento, ustioni, cadute, tagli sono le risposte più ovvie. Chi lavora in un ufficio si sente un pò inferiore. Ci si prova a dire che cambiare un toner alla stampante laser può essere un rischio “sa, le polveri sottili…” ma se ne ricava solo un “no no stia tranquilla, gli inchiostri non sono tossici.” Sarà. In compenso scopri che non dovresti mai fare due ore di fila davanti al computer ma hai diritto ad un quarto d’ora di pausa ogni due ore appunto.

Il corso vero e proprio consiste nel leggere qua e là una dispensa illustrata che racchiude i principali argomenti trattati dalla legge 626.
Praticamente è la copia carbone del corso dell’altra volta. La scala deve avere la sicurezza, il responsabile della sicurezza si chiama… ogni azienda deve avere una cassetta del pronto soccorso (ma davvero? e la nostra dov’è?). Davvero, la cosa che emerge con maggiore evidenza è che le parole sono un conto, la realtà è diversa. Scarpe antinfortunistiche? Se ti cala la vista il datore di lavoro deve pagarti gli occhiali. Ma quando mai?
Ci viene annunciato che ad una cert’ora arriveranno i rappresentanti sindacali, ai quali potremo fare domande e fare riferimento in futuro se, toccando ferro, dovessimo avere un incidente sul lavoro. Se non ricordo male anche l’altra volta dovevano venire i sindacati ma non si fecero vedere.

Quattro ore sono lunghe da passare, specialmente se l’ingegnere non ha il carisma e la dialettica di un trascinatore di folle. Gli tocca compensare con l’audiovisivo.
Un quarto d’ora se ne va per scoprire come cappero funziona l’impianto di videoproiezione poi parte la cassetta con le avventure di Napo. Trattasi di una serie di, come definirli, cartoni animati è una parola forte. A me ricordano quelle animazioni cecoslovacche degli anni sessanta, di una tristezza infinita, con i pupazzetti di pongo mossi a scatti.
Tenendo conto che siamo in periodo post-prandiale e parecchi di noi hanno già quattro ore di lavoro sul groppone, l’effetto è soporifero.
Napo, lavoratore tipo, è un perfetto deficiente che è un miracolo sia ancora vivo, visto che gliene capitano di tutti i colori a causa della sua dabbenaggine. In compenso ha un capo coscienzioso, che gli ricorda di mettersi il casco, di non salire sulla scala senza protezioni, di mettersi i guanti, ecc. La cosa più terrificante di questi cartoni è che i personaggi non parlano, mugolano come fossero imbavagliati “mhmm, mhmm”. Visto che sono usati dalle INAIL di tutta Europa si è trattato di un bieco trucco per risparmiare nei vari doppiaggi.
Qualcuno ci prova, dopo la seconda cassetta di fila, a mormorare “no, un altro Napo nooo”, ma coraggio, sono quasi le quattro, i fumatori sono autorizzati ad uscire dieci minuti.

Il gran finale è il test di verifica a quiz che dovrebbe dimostrare che da questo corso hai capito qualcosa e da domani starai ben attento a non farti male, ben conscio poi dei tuoi diritti di metterti il casco, le cuffie se lavori in ambiente rumoroso, ecc.
Sarà stata la voce soporifera dell’ingegnere, l’effetto nefasto di Napo, o il pensiero che se vai dal capo a chiedere le cuffie quello ti ci manda, ma il punteggio finale è desolante. Per fortuna non si viene bocciati, l’attestato te lo danno lo stesso e si potrà sempre leggere la dispensa a casa.

Per la cronaca, anche questa volta i sindacati non si sono fatti vedere.

http://www.youtube.com/v/jMSVWn7-jRI&rel=1


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Sappiamo tutti quale problema siano gli infortuni sul lavoro in Italia e quale tributo umano si paghi annualmente in termini di morti, ammalati e invalidi.

Qualche cifra relativa al 2006:

927.998 infortuni denunciati all’INAIL (e pensiamo che se l’incidente avviene in condizioni di lavoro nero ben difficilmente sarà denunciato);
1.302 morti per incidenti o conseguenze di infortunio.
Il settore in assoluto più pericoloso per i lavoratori è quello delle costruzioni, seguito dall’industria meccanica e dalla lavorazione dei metalli. Le donne pagano il tributo più alto nel settore dell’industria alimentare.

Mi è capitato di recente di dover frequentare, per la seconda volta in vita mia, il corso di formazione per neoassunti sulla legge 626, ovvero la legge che regolamenta la sicurezza sul lavoro.
Per chi non lo sapesse, sia che si lavori in un ufficio, al chiosco delle piadine o in fonderia, appena assunti il datore di lavoro ha l’obbligo (pena sanzioni amministrative) di iscrivere il neoassunto dipendente a questo corso, che poi è una full-immersion di quattro ore filate in un giorno che viene stabilito dall’associazione di categoria che la organizza, di solito in un’aula nella sede della medesima.

Chissà perchè quando capita di frequentare il corso i colleghi ti avvertono che saranno “due palle”. Tu ti immagini che l’ingegnere ti svelerà il segreto per non farti mai male, ti leggerà i tuoi diritti e ti insegnerà a farli rispettare: sempre i colleghi ti dicono “è solo una perdita di tempo”. Per la verità anch’io dopo la prima esperienza avevo avuto la stessa impressione.
Vediamo, cosa mi ricordavo del primo corso? Che le scale devono avere quell’affare di traverso per impedire che si aprano, che in ogni azienda ci vuole una persona addetta alla sicurezza e che se togli le protezioni dai macchinari, sono cazzi tuoi, anzi dell’addetto che doveva sorvegliare che tu non le togliessi.

Questa volta siamo una ventina in tutto, provenienti da vari settori: fabbrica, artigianato, commercio. Ci sono parecchi stranieri.
Si comincia con una specie di appello. Ognuno deve dichiarare la propria mansione sul lavoro e i fattori di rischio che secondo lui comporta. Schiacciamento, ustioni, cadute, tagli sono le risposte più ovvie. Chi lavora in un ufficio si sente un pò inferiore. Ci si prova a dire che cambiare un toner alla stampante laser può essere un rischio “sa, le polveri sottili…” ma se ne ricava solo un “no no stia tranquilla, gli inchiostri non sono tossici.” Sarà. In compenso scopri che non dovresti mai fare due ore di fila davanti al computer ma hai diritto ad un quarto d’ora di pausa ogni due ore appunto.

Il corso vero e proprio consiste nel leggere qua e là una dispensa illustrata che racchiude i principali argomenti trattati dalla legge 626.
Praticamente è la copia carbone del corso dell’altra volta. La scala deve avere la sicurezza, il responsabile della sicurezza si chiama… ogni azienda deve avere una cassetta del pronto soccorso (ma davvero? e la nostra dov’è?). Davvero, la cosa che emerge con maggiore evidenza è che le parole sono un conto, la realtà è diversa. Scarpe antinfortunistiche? Se ti cala la vista il datore di lavoro deve pagarti gli occhiali. Ma quando mai?
Ci viene annunciato che ad una cert’ora arriveranno i rappresentanti sindacali, ai quali potremo fare domande e fare riferimento in futuro se, toccando ferro, dovessimo avere un incidente sul lavoro. Se non ricordo male anche l’altra volta dovevano venire i sindacati ma non si fecero vedere.

Quattro ore sono lunghe da passare, specialmente se l’ingegnere non ha il carisma e la dialettica di un trascinatore di folle. Gli tocca compensare con l’audiovisivo.
Un quarto d’ora se ne va per scoprire come cappero funziona l’impianto di videoproiezione poi parte la cassetta con le avventure di Napo. Trattasi di una serie di, come definirli, cartoni animati è una parola forte. A me ricordano quelle animazioni cecoslovacche degli anni sessanta, di una tristezza infinita, con i pupazzetti di pongo mossi a scatti.
Tenendo conto che siamo in periodo post-prandiale e parecchi di noi hanno già quattro ore di lavoro sul groppone, l’effetto è soporifero.
Napo, lavoratore tipo, è un perfetto deficiente che è un miracolo sia ancora vivo, visto che gliene capitano di tutti i colori a causa della sua dabbenaggine. In compenso ha un capo coscienzioso, che gli ricorda di mettersi il casco, di non salire sulla scala senza protezioni, di mettersi i guanti, ecc. La cosa più terrificante di questi cartoni è che i personaggi non parlano, mugolano come fossero imbavagliati “mhmm, mhmm”. Visto che sono usati dalle INAIL di tutta Europa si è trattato di un bieco trucco per risparmiare nei vari doppiaggi.
Qualcuno ci prova, dopo la seconda cassetta di fila, a mormorare “no, un altro Napo nooo”, ma coraggio, sono quasi le quattro, i fumatori sono autorizzati ad uscire dieci minuti.

Il gran finale è il test di verifica a quiz che dovrebbe dimostrare che da questo corso hai capito qualcosa e da domani starai ben attento a non farti male, ben conscio poi dei tuoi diritti di metterti il casco, le cuffie se lavori in ambiente rumoroso, ecc.
Sarà stata la voce soporifera dell’ingegnere, l’effetto nefasto di Napo, o il pensiero che se vai dal capo a chiedere le cuffie quello ti ci manda, ma il punteggio finale è desolante. Per fortuna non si viene bocciati, l’attestato te lo danno lo stesso e si potrà sempre leggere la dispensa a casa.

Per la cronaca, anche questa volta i sindacati non si sono fatti vedere.


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Nel mondo dominato dal pensiero unico tornano di grande attualità le favole antiche. “I vestiti nuovi dell’imperatore” è una delle mie preferite perché svillaneggia non solo il potere e la sua idiozia, da vero capolavoro di satira ma soprattutto i cortigiani, i vassalli, i servi della gleba, i lecchini e i lacché che affollano da sempre le corti, felici di servire e dare via il culo a schiena piegata. Quelli, per intenderci, che riescono a vedere complicati ricami in oro zecchino sulle chiappe nude dell’imperatore, pur di compiacerne la vanità e adeguarsi al pensiero unico che lo vede riccamente vestito.

Cos’ha detto di terribile Caruso, pur utilizzando un linguaggio troppo colorito per le delicate orecchie dei cortigiani, abituate a farsi lisciare dalla soave prosa al cloroformio dei giullari e cantastorie di corte, detti giornalisti?
Che a furia di precarizzare i diritti dei lavoratori, i lavoratori ci lasciano le penne. Caruso, Caruso, bambino cattivo, lo sai che queste cose non si devono dire ad alta voce ma solo pensare in silenzio?
Se uno precipita da un ponteggio è perché è distratto, ha la testa chissà dove, non perché se rompe i coglioni per le misure di sicurezza perde il posto, eh! Il fatto di essere sempre a rischio di perdere il lavoro non mi diranno mica che facilita il rispetto dei propri diritti di lavoratori? Ma si sa, coloro che sbraitano in questi giorni il posto ce l’hanno talmente fisso che bisognerebbe smurarglielo con il flessibile, vero Mister Treu?

Io rispetto tutti i morti ma mi dà fastidio che i morti nei cantieri sembrino in qualche modo meno morti del povero Biagi che, se lo dimenticano tutti, non considerava completato il suo lavoro sulla legge che porta il suo nome ma desiderava soprattutto lavorare sulla parte dedicata agli ammortizzatori sociali e quindi migliorarla. Ecco il paradosso: la legge che Biagi stesso avrebbe modificato deve rimanere intonsa per coloro che si stracciano le vesti al pensiero del povero giuslavorista assassinato.

Tornando al bambino cattivo, c’è stato qualcuno che, per caso, abbia colto l’occasione della derapata rifondarola per affrontare l’argomento morti sul lavoro? C’è stato qualche riformista, fuochista, liberista, piazzista, leghista che abbia pensato: “beh, il ragazzo si esprime male e a sproposito, però il problema esiste, affrontiamolo?” Sui media ufficiali no.
Poteva un no global, per definizione, lanciare un argomento di conversazione? No, ovviamente, come quando ti invitano nei salotti buoni a patto che tu stia zitta e mosca. I no global, per definizione, non hanno mai ragione, neanche per sbaglio.

A proposito di leghisti. E’ stato un caso secondo me che il prode legaiolo che vuole deculattonizzare Treviso abbia parlato lo stesso giorno di Caruso. Anche questo fa parte del modus operandi del pensiero unico: ad una frase scomoda bisogna contrapporre una cazzata qualsiasi, per farle apparire uguali e farle annichilire a vicenda. Il caso ha voluto che la frase del sindaco capitasse proprio a fagiolo e fosse particolarmente ributtante e così tutti a porre sullo stesso piano due cose completamente diverse: un becero razzismo da una parte e un modo per far ragionare sulla tragedia dei morti sul lavoro dall’altra. Risultato finale, come in algebra, +1-1=0.

Altro esempio oggi, le parole di Prodi su Hamas e l’ennesima stracciata di vesti dei cortigiani, sempre più vil razza dannata. Dannata ma ben attenta a non offendere l’imperatore e i suoi amici. Orrore, terrore, “Prodi deve riferire in Parlamento” e perché mai? Perché, da buon prete di famiglia, ha auspicato il dialogo con tutti, anche con i ladroni appesi al fianco del Signore. Israele si preoccupa? E allora, scusate, dov’è il problema, visto che si preoccupa ogni volta che si fa o dice qualcosa che non gli garba? Lo so che sarebbe bello che tutti si tappassero gli occhi e dei palestinesi si potesse fare polpette, come a Sabra e Chatila, ma non si può. Non tutti i musulmani sono carini e non sporcano come Magdi Allam.

Mi meraviglio che non sia ancora scoppiata la polemica (termine che io adoro almeno quanto “l’opposizione attacca”) in merito a questo articolo di Massimo Fini, che si domanda perché l’attentato di Via Rasella è considerato un atto di resistenza e quello di Nassiriya contro l’esercito invasore occidentale no.
Anche questo puzza tanto di bambino cattivo, che non riesce proprio a tenere la bocca chiusa, quando passa l’imperatore.

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