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Eh, caro Wil, hai ragione da vendere a chiedere al ministro jazz lumi sull’inversione a U della Lega nei confronti del nano, con quelle tue splendide dieci domande. Anch’io mi sono sempre chiesta come mai, dopo avergli dato del mafioso per anni, siano rimasti gli unici, apparentemente, ad essergli rimasti fedeli. Ed hai ragione a domandarti se non sia perché il nano si è comprata la Lega, chiavi in mano.
Una volta ho letto che la fedeltà di Bossi e dei suoi gurkas padani sarebbe costata a suo tempo 70 milioni di euro ma sono notizie non confermate ed io non ci credo assolutamente. (irony mode off)
Facciamo una scommessa? Scommettiamo che, se per il nano si mette veramente male e Bossi ottiene lo stesso  la promessa del federalismo dagli altri, manda affanculo pure lui per la seconda volta senza pensarci un attimo?

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Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Sembra una formula magica contro il malocchio come “aglie, fravaglie, fattura ca nun quaglie” ma è il mito fondativo della Mafia. Da vecchi ignoranti nordisti, non conoscevamo la leggenda dei tre cavalieri fino a che non ce l’ha raccontata Roberto Saviano l’altra sera. Non è mai troppo tardi per uscire dall’ignoranza. Però siamo colpevoli fino ad un certo punto. Andreotti non ce l’aveva mai raccontata quella bella storia. Ce l’aveva tenuta nascosta.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Il primo cavaliere fonda Cosa Nostra, il secondo la ‘Ndrangheta e il terzo la Camorra. 
Un satiro maligno direbbe che manca il quarto che fondò Forza Italia. Ma io a queste dicerie non credo e poi sono notizie non confermate. 
A proposito di cavalieri. Ascoltatevi l’intervista al vecchio banchiere siciliano che nel 1986, assieme ad altre banche dell’isola, rifiutò il prestito di 20 miliardi di lire al cavaliere di Hardcore, nonostante la perorazione in suo favore nientepopodimeno che di Dell’Utri e Ciancimino sr.. Vista la situazione delle sue aziende, già allora indebitate per migliaia di miliardi, i banchieri non credettero alle promesse di pronto rientro dei fondi e risposero picche. 
Questo signore avrebbe dovuto, in seguito, salvare l’Italia. L’unica cosa che gli è riuscita, venticinque anni dopo, è di salvare le sue aziende, con una trentina di leggi ad personam, mentre l’Italia con i suoi problemi aspettava. Chissà, sarebbe curioso sapere se poi trovò i soldi altrove e chi glieli prestò. Quelli che magari ora gli stanno spedendo il conto.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso. Mi piace questa formula magica. Mi piace ripeterla come un mantra scacciaguai. Grazie Saviano, grazie per averci raccontato la realtà di un Nord insospettabilmente Mafia friendly.
Osso, Mastrosso e Carcagnosso.
Se ci aggiungiamo una bacchetta da agitare e recitiamo, ad esempio, “Cota, Trota e Mastrota” spariscono il nano, le sue televisioni, i Bossi, Sandokan e anche il Pirla di Labuan?
Non è una vignetta, questa sartoria esiste veramente.

Abituato a farsi confezionare abiti su misura dalle migliori sartorie – come Caraceni, il nano è convinto di potersi far cucire un’elezione addosso. Se il Senato è quello di due anni fa ma è ancora di moda,  la Camera no, bisogna rifarla. Che gli calzi a pennello. Gli abiti nuovi dell’alligatore.
Ruby è stata contestata dalla sue coetanee in discoteca. Quella che le gridava più forte “puttana” aveva appena vinto una gara di pompini nei bagni.
Il Papa, causa la crisi economica, invoca sobrietà. Quest’anno lo si vedrà solo in saio. Però firmato Dolce & Gabbana.
Calderoli il Semplificatore vuole le dimissioni di Montezemolo perché Domenicali ha ciccato la strategia della Ferrari nell’ultimo gran premio di stagione. Perchè non ha chiesto le dimissioni della Moratti visto che l’Inter ha perso il derby? Quindi, per coerenza, se il Milan non vincerà lo scudetto, chiederà le dimissioni di Berlusconi?
Pisapia, la Moratti si porta via?
Che dite, mi si nota di più se stasera guardo “Vieni via con me” o se non lo guardo?
Il più grande statista italiano degli ultimi centocinquant’anni, giusto per capire in quale considerazione è tenuto dai vertici della politica mondiale, è stato fatto accomodare al tavolo della cena del G20 vicino a due presidenti africani – forse in onore del bunga bunga, e ben lontano da Obama e dalle quattro donne premier presenti. Giusto per non mandarlo in cucina al tavolo della servitù.
Un posto a tavola vale più di mille parole.
“Venderò cara la pelle, non mi dimetterò mai, chiamerò la gente in piazza“. Anche se lui e i suoi giornali personali fantasticano di un finale come quello del “Caimano”, con orde di papiminkia sulla soglia della povertà che assaltano il Palazzo di Giustizia in difesa del nano fantastiliardario e dei suoi numerosi eredi, io fossi in loro starei attenta ad invocare la piazza e la guerra civile. 
L’ultima volta l’organizzatore è finito a testa in giù appeso ad un distributore. E il dopo non è stato un bello spettacolo.
Non che pensi che il popolo italiano potrebbe arrivare ad un piazzale Loreto con Berlusconi. Lui non lo merita mica. In fondo Mussolini una guerra, e pure mondiale, l’aveva fatta; uno straccio bisunto di impero l’aveva messo assieme. Questo, a parte difendere i suoi interessi con una trentina di leggi ad personam, non ha fatto letteralmente un cazzo. Al massimo meriterebbe di essere messo alla gogna in mezzo ad un tendone da circo, cosparso di pece e coperto di piume di gallina, a ricevere torte in faccia. Sommerso dal ridicolo. E magari dopo, un po’ di bunga bunga.

E così, alla fine, la sensazione che ho avuto domenica è quella che Gianfranco Fini abbia premuto il pulsante e che ora a Palazzo Chigi echeggi l’allarme che annuncia la prossima autodistruzione del Berlusconi IV (e speriamo ultimo). Altro che cerino.
Vogliamo dire che Fini mi è piaciuto? Si, diciamolo pure. La sensazione, durante quell’ora e mezza di discorso, è stata quella di riabbracciare una persona normale dopo essere stati prigionieri per anni di un pazzo scatenato e dei suoi deliri. Mi rendo conto che è in agguato la Sindrome di Stoccolma verso il salvatore in questi casi ma bisogna anche pensare da cosa stiamo cercando di uscire. 
Era la soddisfazione di sentire qualcuno che parla di lavoro come qualcosa che ti spetta e ti dà dignità ed importanza nella vita. Altro che “sposatevi uno ricco se siete gnocca”. Che ritiene che l’Italia debba essere aperta alla laicità, al multiculturalismo, al rispetto della diversità anche sessuale ma debba anche ritrovare la coesione nazionale. C’è una bella differenza tra questo e il vedere per anni un ministro, seppur cerebroleso, pulirsi il culo con il tricolore e una manica di razzisti scorrazzare per il Nord gridando contro negri e culattoni  facendoci dimenticare tutto ciò che di buono ed altro può venire dal Nord.  E poi il richiamo all’appartenenza all’Europa, questo vecchio ma ancora dignitoso continente, con il suo ombrello di garanzie democratiche. Infine l’amarezza di dover rimpiangere i politici del passato (tra i quali ha citato anche Berlinguer) visto quelli che ci sono toccati ultimamente.
E’ di destra tutto questo? Dobbiamo sentirci in colpa se ci auguriamo che questo embrione di destra presentabile possa diventare un bel bambino paffuto?
Certo, c’è chi dice “dove stava Fini fino ad ora?” Dov’era anche l’opposizione, se è per questo. La colpa dell’infezione berlusconiana può essere suddivisa in maniera rigorosamente bipartizan.
L’importante è che qualcuno abbia detto basta, abbia visto la misura colma ed abbia avuto il coraggio, in un paese di conigli, di metterci la faccia.

Detto questo, non si esce da questo criptofascismo mignottocratico berlusconiano se prima non si creano, si rifondano se preferite, una destra moderna, una sinistra anch’essa moderna e meno ottusa e legata al centralismo della dirigenza e poi, fatto ciò, non si gettano alle ortiche una volta per tutte le ideologie e gli schieramenti, si cancellano i concetti di destra e sinistra e, stabiliti alcuni punti fermi, alcuni fondamentali come la democrazia, la partecipazione, i diritti civili e la laicità dello Stato, ci si mette assieme attorno ad un tavolo per costruire delle soluzioni ai problemi, quelli veri, quelli contingenti. Non più quelli di un tizio qualsiasi che si crede il padreterno e crede di comprarsi, oltre alle battone, anche la dignità di un popolo. 
Pensate all’uso che ha fatto Berlusconi dell’ideologia, nel suo caso dell’anticomunismo. Mentre noi ci scannavamo sugli spalti dandoci reciprocamente della “zecca comunista” e del “fascio di merda”, lui si comprava l’arbitro, i giocatori e la partita.
Il comunismo era finito da tempo e l’anticomunismo era un residuato inesploso del passato. Lui l’ha usato spregiudicatamente per tenere impegnati gli italiani in un risiko politico virtuale, in un social game perverso, mentre provava a soddisfare il suo ego ipertrofico diventando il più grande statista degli ultimi centocinquant’anni. Ma no, che dico, provava a salvare le sue aziende dal fallimento e a farle prosperare illecitamente alla faccia nostra.

Ora, quell’uso ideologico della politica deve finire. L’emergenza impone di affidarsi a coloro che potranno salvare la baracca prima di tutto dal punto di vista economico ma cominciano già i distinguo. Draghi no perchè è espressione degli Illuminati. E allora chi, Beppe Grillo, Renzi, Bersani o Paravendola?
Dice che FLI è pieno di riciclati e persone sospette. Ricordo che il primo governo del postfascismo fu affidato a Badoglio, un criminale di guerra.

Quando Berlusconi sarà in volo per i Caraibi con la sua corte, come ci auguriamo per non augurargli di peggio che non sta bene, dovremo ricostruire l’Italia. Dovremo raccogliere i cocci della scuola, dell’università, della ricerca, affidate finora a chi non sarebbe stata in grado nemmeno di pulire un cesso. Dovremo riappropriarci della nostra credibilità all’estero, far capire che in Italia il sogno delle donne non è scopare con un vecchio di settantaquattro anni.
Ci vorranno politici di destra e di sinistra uniti per il bene del paese. Con una visione e un progetto.
A proposito. Fini ha vent’anni di meno di Berlusconi e parla di futuro con l’energia di chi può farcela. Quel futuro che Berlusconi non ha, se non da pensionato di lusso in qualche paradiso fiscale, e nonostante tutti i suoi soldi. 
Eccoci all’acqua, come dicono a Firenze. E’ una vecchia storia. Vecchia come questo stivalaccio irrequieto che ogni tanto si scuote, scalcia, si allaga e se ne frega delle genti, delle case e dei monumenti che va ad ammazzare e distruggere. 
Proprio perché siamo un paese ad alto rischio di catastrofi naturali, non dovremmo andarcene a cercare altre che naturali non sono perché le provochiamo noi con la nostra incuria. E invece no, siamo un paese di ottimisti. Cosa vuoi che succeda? Secche e piene si alternano senza che nessuno pensi di ripulire i letti dei fiumi quando sono in secca, per evitare che le fiumane, con la piena successiva, rompano i ponti. Anche le montagne, che andrebbero curate, per evitare che franino distruggendo ogni cosa sul loro percorso, sono lasciate al loro destino. Il territorio non può essere lasciato alla mercé delle paturnie del dio del maltempo ma tant’è, siamo fatti così. Siamo italiani.
Consorzio di bacino, Magistrato delle acque, Genio civile, Regione, Provincia, Comuni, Gestori degli acquedotti. Sono tutti responsabili degli eventuali disastri da incuria che provoca un’alluvione sul loro territorio di competenza. Come sta accadendo in Veneto. 
C’è poco da maledire Roma Ladrona in questo caso, perché i suddetti sono tutti enti locali, localissimi e, per giunta, in Veneto ogni buco è governato dalla Lega con il Centrodestra da tempo immemorabile e a Roma sono sempre loro, i fedeli del Dio Po e del Dio Caimano a dirigere la baracca. 
Pare che le genti venete siano abbastanza incazzate con i loro governanti, in questi giorni. Hanno ragione ma ciò dimostra non che i leghisti siano cattivi amministratori ma che non siano affatto migliori degli altri, come volevano far credere. E dimostra anche che, quando c’è un’emergenza, fanculo il federalismo, fanculo il faso tuto mi, fanculo soprattutto gli amministratori leghisti che non hanno saputo mettere in sicurezza il territorio, gli italiani (perché loro lo sono fino al midollo) si vogliono attaccare ancora alla grossa tetta calda di Mamma Roma.
Mandateci gli aiuti di Stato, piangono i veneti, pardon, gli italiani, non cogliendo la contraddizione con l’orgoglio federalista sbandierato fino al giorno prima e disposti ad accettare perfino una mano dai terroni, promettendo di non chiedere la patente di padanità D.O.C. a chi vorrà sostenerli. Si sa, pecunia non olet. Un bagno, è proprio il caso di dirlo, di realismo e forse di umiltà che potrebbe far loro capire che essere uniti come nazione ha i suoi vantaggi, soprattutto nelle disgrazie.
Intanto il caimano, accompagnato dall’ultimo alleato rimastogli e, ci dicono, contestato vivamente, visita le zone alluvionate elargendo promesse che non potrà mantenere. Non so che effetto possa fare a chi ha avuto la casa o l’azienda inondata dal fango sentire le solite stronzate da paese dei miracoli. Visto che siamo in Veneto, un bel “va in mona”, visto il personaggio, non ci starebbe male.
Poi magari noi terroni, più avanti, dopo averlo aiutato chiederemo i danni al Veneto per quindici anni di voti a Berlusconi.
Certo che un Berlusconi che annuncia un giro di vite contro la prostituzione è più surreale di un Ratzinger che si iscrive all’UAAR o partecipa ad un campionato di bestemmie. 
Forse però non avete ancora capito qual’è il piacere più grande dell’essere ricchi e potenti. Per esempio, come in questo caso, andare a puttane è più bello se lui ci  va e si toglie lo sfizio, potendolo, di proibirlo agli altri. Così, perchè gli va. Perchè lui è lui e voi clienti da 50 euro non siete un cacchio.
Comunque sono d’accordo. Le prostitute per strada sono una vergogna. Mandiamo al loro posto le escort, le ragazze immagine, le cubiste, le modelle e le ministre del bunga bunga.  Vediamo in quanto tempo riescono a raccattare 5000 euro a battere, ad esempio, sulla S.S. Adriatica. Le puttane invece, dopo tutta le fatica fatta in strada al freddo, a questo punto si meritano un posto in Parlamento.
“Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura…”

Ma lasciate che parli. E’ come quello che andava a gridare “sporchi negri” di notte in strada ad Harlem. Come dice Travaglio, vuole forse solo essere fermato come certi serial killer oppure, più probabilmente, vuole attirare l’attenzione distraendola dal punto focale che si potrebbe riassumere nel concetto “se scoppiano le famose bombe atomiche”.

Lo so, il suo machismo da trani è insopportabile come un attacco di emorroidi. Intanto però, come apre bocca, scontenta un pezzo del suo elettorato e questa è una novità importante. Oggi gli hanno voltato le spalle gli elettori gay di centrodestra. Ormai ogni giorno perde più voti che capelli.
Sui forum azzurri, solitamente adoranti il dio Nano Pittato, serpeggia il malcontento. Per la prima volta il papiminkia d.o.c. viene colto dal dubbio atroce di aver dato un potere eccessivo ad un cialtrone e tra un “ditemi che non è vero” e un  “non ci posso credere” inizia ad elaborare il lutto della perdita dell’Unto di riferimento. “Presidente ci hai delusi”, mugola il papiminkia sgrassato con il Cillit Bang. E noi che sapevamo da sempre di che pasta era il suo nano adorato, fin dalla discesa in campo, godiamo. Godiamo come ricci ingrifati di brutto.
Si, c’è una sorta di piacere sadico nel vedere piegarsi gli idoli politici di latta sotto le mazzate della storia. E’ il piacere  puramente crudele che prova il bambino che ha infilzato un insetto e lo vede dibattersi rovesciato sulla schiena agitando le zampette.
Non capita spesso di assistere alla fine di un despota, seppure modello bagonghi da avanspettacolo ma, come i passaggi delle comete e le eclissi totali, sono eventi straordinari che vale la pena vivere. Questa volta non ci sarà un Piazzale Loreto, non lo credo, ma qualcosa di simile alle monetine dell’Hotel Raphael non lo escluderei affatto. La folla sa diventare cattiva, specialmente quella delusa di coloro i quali avevano dato fiducia a colui che li ha traditi. Non escluderei che, inseguito dalla folla dei moderati, dovesse correre a rifugiarsi tra le braccia dei comunisti. Sempre che ne trovi ancora qualcuno.
Oramai il nanodittatore, anche se delira di chiudere i giornali che raccontano delle sue puttane e delle sue erezioni amministrative,  è un uomo solo al telecomando con accanto una piccola folla di san pietri che uno dopo l’altro giureranno  sui loro figli di non averlo mai conosciuto. Quando perfino i lacchè a mezzo stampa si permettono delle libertà con il padrone è proprio finita. Prima o poi anche le Mariemaddalene cominceranno a raccontare la verità, quella vera, e si sa che le donne sanno essere perfide con i perdenti e con i pippetti mosci. Si, venivamo con te ma poi correvamo in bagno a vomitare.
A proposito di maddalene, pentite e non e di armi di distrazione di massa. Non mi meraviglierei che quelle adolescenti perverse da fumetto Sukia che ogni tanto tira fuori per cercare di farsi sfiduciare da Fini (che è troppo furbo per cadere nel tranello) con uno scandaletto sessuale e non per reati ben più gravi, fossero telecomandate ed agissero sotto suo mandato. Sembrano troppo furbe, troppo scafate, istruite a dovere. Più che amanti sembrano delle figlie che hanno imparato a perfezione la lezione della menzogna da papi, che l’hanno ereditata con il DNA paterno.
Il nano insomma sventola un po’ di figa per cercare di farci dimenticare la mafia, i Graviano, Spatuzza, la stagione delle stragi e un bel po’ di altre cosette sulle quali c’è sempre il rischio che esca qualcosa di veramente esplosivo.

Non si chiuderebbero normalmente i giornali perchè un premier si riempie la casa di troiette, ma se sono già chiusi quando vengono fuori le vere porcate, quelle in grado di evocare il ricorso a ben altri piazzali ed ai forconi, allora si capisce perchè vuole, oltre ad impedire le intercettazioni e ad esigere l’impunità assoluta, anche il silenzio stampa. Ha una paura fottuta che i suoi elettori, per idioti che siano, aprano gli occhi e si incazzino veramente. Come con Bettino.

Messo alle strette e scaricato un po’ da tutti, non certo perchè è passeradipendente ma per ben altri motivi, primo fra tutti perchè non sarebbe in grado di governare nemmeno un condominio, e perchè tutto ciò che tocca rischia il fallimento, sta cercando di sgamare per la strada dello scandaletto a luci rosse. E’ un gioco pericoloso perchè, zoccola dopo zoccola, l’elettorato cattolico, quello moralista e quello moderato, alla parola “minorenne”, cominciano ad agitarsi sulla sedia ma non può fare altrimenti. Ormai è prigioniero della sua strategia.
I finiani però non ci stanno a farlo cadere sul gossip e lo tengono sulla graticola, obbligandolo ad alzare sempre di più la posta, a spingerlo verso l’angolo. Prego vada avanti lei, ma no, prima lei. Avete notato, tra parentesi, il silenzio assordante di Tremonti in questi giorni?

Finirà questo tormento, sicuramente. Dopo che avrà berciato a dovere, strepitato come il Nano Tremotino, dovrà levarsi di mezzo. Con le buone o con le cattive. Chissà perchè ho questa immagine di lui che, scuro in volto e con il golfino blu sulle spalle sale la scaletta di un aereo destinazione Antigua. Biglietto di sola andata.

A questo punto, se Calderoli chiedesse la castrazione chimica per il premier sarebbe solo un atto di pietà cristiana. Un intervento per Caritas di patria.

Abbiamo capito cos’è il famoso impedimento. E’ il perchè lo voglia a tutti i costi considerare legittimo che non si capisce.

Comunque vada a finire ci rimarrà il dubbio: Berlusconi se le trombava davvero o ce lo faceva solo credere?
Un altro dei misteri d’Italia.
Ho sentito ieri in TV uno psichiatra del PDL sostenere che in Berlusconi c’è appena appena un accenno di delirio di onnipotenza assieme ad un pizzico di depressione. A parte che a me pare più un delirio di impotenza ma, della compulsione a mentire e della confabulazione che mi dice, dotto’?
Abbiamo scoperto che le labbra a gommone stile scafista servono per andare a fare la spesa alla Caritas.
Tra due giorni Ruby compirà diciotto anni. Come regalo le toglieranno i pixel dagli occhi.
Immaginate Obama che telefona al capo dell’FBI intimandogli di rilasciare subito una minorenne portoricana fermata per furto e senza documenti “perchè è la nipote di Fidel Castro”. Sembra uno “Scary Movie” con Eddie Murphy e Leslie Nielsen, vero? Da noi è la realtà.

La D’Addario, che s’è sbattuta tutta la notte e ha rischiato pure la polmonite con le docce gelate, non ha avuto niente. Niente busta.
La scafista, solo per fare presenza, ha avuto (dice) settemila euro di elemosina, un gioiello di Damiani e, pare, un Audi. C’è un parametro illogico, direbbe il professor Cagnato.

Un giorno chiederanno ai bambini a scuola: “Chi sconfisse Silvio Berlusconi?” “Veronica Lario”.

Non dirò niente sul bunga bunga. Solo che, dopo averci privati del piacere di gridare “Forza Italia” allo stadio, ci sta togliendo pure quello di raccontare barzellette e forse tra un po’ anche quello di scopare.
“In casa mia entrano solo persone perbene”. Come disse accompagnando il nuovo stalliere nella scuderia.
“Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro … ” 
(Carlo Collodi, profeta)
Nel mondo reale dei viali, delle circonvallazioni, dei raccordi anulari e delle statali, le puttane rischiano le botte, le marchiature a fuoco e gli stupri di gruppo dei papponi; gli stupri e le botte dei clienti che non vogliono pagare e perfino, se sono particolarmente sfigate, l’incontro con il serial killer che le lavorerà di coltello prima di gettarne i resti in un fosso. 
Nel mondo della prostituzione di basso livello, quello che infastidisce tanto le famiglie perbene dei clienti, le puttane (maschi e femmine) fanno un lavoro duro, quasi da minatore e a tariffe da sottoproletariato. 50-100 euro quando va bene e la fetta più grossa se la tiene il pappone. Una vita di merda, altro che “fanno le puttane perchè così hanno i soldi facili senza dover faticare”.

Poi c’è il livello superiore, il mondo della prostituzione d’alto bordo, quello dove i clienti hanno i soldi, tanti soldi da spendere e la puttana non si chiama più puttana ma escort.  Come un vecchio modello della Ford ma molto più carina. 
Salendo di livello, con l’introduzione del fattore denaro a manetta, saltano tutte le regole, come  nella Protezione Civile dopo il terremoto. Nel livello precedente, quello infimo, la puttana può anche essere vecchia e sfatta e tali saranno di conseguenza i suoi clienti. La escort invece deve essere rigorosamente strafiga, se no sarebbe solo una puttana ma, attenzione,  in questo caso non è che di conseguenza si ritroverà sempre come clienti dei Clooney o dei Pitt o i Richard Gere delle pretty women. Anche qui vecchi e sfatti come nel livello inferiore ma con i dané e quindi la cosa, capirete, aiuta a sopportare.
Infine, proprio in cima alla scala di Giacobbe, entrando da una porta circonfusa di luce, c’è il meraviglioso mondo di Silvio.
In questo mondo soprannaturale ci sono vecchi e sfatti pieni di soldi anzi stracarichi, esondanti soldi ma, questo è il bello del paradiso, se sei giovane, meglio giovanissima e bisognosa come una piccola fiammiferaia infreddolita, i vecchi e sfatti non ti chiedono di fare nulla in cambio. Non devi lavorare di bocca o di canali come un gondoliere, senza utilizzare i labbroni e il mandolino con i quali ti  eri attrezzata con tanto impegno perchè ti aspettavi chissà cosa, giustamente. Perchè pensavi di stare ancora al piano di sotto, tra le escort.
Nel meraviglioso mondo di Silvio alle caste Susanne  non è riservata la concupiscenza ma solo la generosità  dei vecchioni. Sono uomini con la figa infissa in fronte con il fischer eppure si accontentano di guardare e non toccare. Che la parola chiave sia, a questo punto, “contemplativo”?
Come nella favola di Pinocchio, dove c’era l’albero degli zecchini, qui ci sono alberi dove crescono gli euro a migliaia, i gioielli d’oro firmati e perfino le automobili. “Tieni, è tua”, “Ma come, Eccellenza, almeno un pompino”. “Ma figurati, ma che scherzi, io sono una persona di cuore”. Una volta vendemmiato l’albero ti ritrovi con 5-6000 euro in borsetta. Roba che una puttana deve slogarsi la mascella per mesi, per non parlare di una lavoratrice qualsiasi da 800 euro al mese, e tu non ha fatto niente, solo la bella statuina.
Dice che la ragazza non è attendibile, che è una bugiarda. Se le spara così grosse lo è sicuramente ma deve aver studiato alla scuola di Silvio. C’è il suo marchio inconfondibile. Riconosco il suo far credere che il mondo sia meraviglioso e perfetto e che il successo si raggiunga senza sforzo, con il solo intervento dell’Uomo della Provvidenza e della sua infinita magnanimità.
Una favola, appunto.

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