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L’altro giorno ci siamo giustamente indignati per il solito florilegio di infamie scritte da alcuni lettori del “Giornale” di Nosferatusti, a seguito della notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni. La solita robaccia tipo “se l’è cercata”, “era un comunista, uno di meno”, “poveri genitori di cotanto figlio” eccetera.
Sono talmente dopati dall’aridità morale, allenati all’insensibilità, al ricacciare indietro ogni rigurgito di pietas che scambiano lo shock di una madre che non riesce ancora a piangere su un figlio, per indifferenza.  “Ma se nemmeno sua madre piangeva, in tv!”
Le stesse cose che questi borghesi piccolissimi scrivono sempre quando qualche giovane che crede ancora in un nobile ideale e non solo nell’I-Phone ultimo modello, muore in circostanze tragiche. Scrissero le stesse cose per Carlo Giuliani, e perfino per il mite Enzo Baldoni che non aveva neppure il passamontagna, ricordate? A nominargli la giustizia e l’uguaglianza questi sociopatici vanno in bestia, perché il loro mondo instabile e virtuale, fatto di vacuità ed impermanenza, costruito com’è su un’entità astratta come il denaro, da loro tramutata in divinità metafisica da venerare oltre ogni cosa e di cui i miliardari sono i suoi profeti, rischia di crollare di fronte alla santità di alcuni individui ed alla forza devastante dell’etica di cui essi sono portatori.

E’ come quando Vittorio Arrigoni risponde a Roberto Saviano che affabula nel salottino buono di una Tel Aviv luccicante piena di vita notturna da portare ad esempio di democrazia, ricordandogli che, nello stesso preciso momento, fuori da quella mondanità, c’è un’umanità a Gaza che di luce non ne vede, che vive da viva nell’oscurità della morte. Per colpa anche di qualcuno che in quel momento sta a gozzovigliare in discoteca fregandosene dei diritti di un popolo fratello.

Quel videomessaggio è uno shock, guardatelo, è la più fenomenale frantumazione di un idolo mediatico compiuta unicamente con le armi della forza morale di fronte alla superficialità di chi ha visto quel mondo in guerra solo passando da uno Sheraton all’altro.
Non è colpa di Arrigoni se dopo aver visto questo filmato Saviano risulta un ominicchio, un superficiale di cui ci chiediamo come abbia fatto prima a scrivere quelle cose sui Casalesi e ‘o sistema. E’ questo il punto. Saviano finché parla di cose che conosce è potente e persuasivo. Quando si abbassa al marchettone propagandistico, parlando di realtà che non conosce se non attraverso la lezione imparata a memoria da un’unica campana, ecco che  viene distrutto dall’immensità della passione e della testimonianza in prima persona di Arrigoni.
Ma torniamo agli infami che in queste ore stanno brindando alla morte di un martire. 
Per esempio questo bel tomo che sembra il nipote di Chewbecca, tenutario del sito http://www.stoptheism.com, quello stesso che aveva segnalato Vittorio come bersaglio da eliminare qualche tempo fa. Era stata aperta un’inchiesta da parte di Interpol su queste minacce ma poi non se n’è fatto nulla e il sito è stato riaperto, a quanto pare, e continua a spurgare odio.
Ecco il suo commento in homepage alla notizia della morte di Vittorio:

“Non riesco a pensare ad un modo migliore per promuovere la pace nella regione che incoraggiare i terroristi a rapire ed uccidere più terroristi e più apologeti del terrorismo. Posso preparare una lista di candidati, se qualcuno di questi gruppi terroristici ne volesse una. Lasciamo che la Hitlerjugend dell’ISM salti in aria sul suo stesso petardo terrorista!
Confesso che, dopo il primo bicchiere di vino al seder di Pasqua bevo altri tre bicchieri di succo di pompelmo, ma non quest’anno!  Saranno quattro bicchieri di vino!”

I lettori più bastardi del “Giornale” non sono nessuno, in confronto, ammettiamolo. Credevo non si potesse dire di peggio ma mi sbagliavo. Lo stesso Kaplan linka un articolo di Arutz Sheva, un giornale online israeliano, dove altri lettori da tutto il mondo commentano l’esecuzione di Vittorio Arrigoni.
Gente che sghignazza, che si rallegra, che invita i terroristi ad ammazzarne ancora. Idioti, forse, come tanti ne girano su Internet, ma quello che è agghiacciante è che tutti i commenti sono di quel tono, non ce n’è uno che dica un banale “povero ragazzo” che si può trovare perfino sul “Giornale”.
“Ha avuto quello che si meritava per essersi mescolato a quei subumani.”
“Giaceva con i cani”. (ovvero si è preso le pulci.)

Ma il commento più osceno, il più stupido e razzista è questo:

Deve essere stato respinto dalla mafia da tanto era sfigato, così ha cercato qualcosa da fare a Gaza. Bene, un perdente è un perdente ovunque vada. Arivaderci Vittorio. E salutami Hitler quando lo incontri all’inferno. 

Sara, Chicago (04/15/11)


I commenti lasciati su un paio di giornali online di estrema destra probabilmente non fanno statistica sul pensiero di ampi gruppi sociali o di paesi interi.
I razzisti e i fascisti sono dappertutto. Per non andar troppo lontano, chiedetelo a chi, come Daniele Sensi, ha lo stomaco di ascoltare Radio Padania per riportarne l’ideologia, i deliri e le cattiverie su ogni tipo di diverso.

E’ un problema globale. C’è un sistema politico-economico che alimenta il razzismo, il pregiudizio, l’ineguaglianza e lo scontro tra gruppi come prassi quotidiana. Le opposte tifoserie che si combattono fino all’ultimo sangue e per fortuna che in casi come questo usano solo la lingua, non meno letale della spada.
Questo fascismo globale genera i soggetti che poi si esprimono con l’anestesia completa dell’empatia e dell’umanità. Addestrati a non avere nessuna pietà del nemico e a vilipenderne i cadaveri, come quei soldati resi dementi dalla guerra che si fanno fotografare con i trofei umani in Afghanistan.

E’ come se l’umanità fosse affetta da un cancro che la sta divorando. Una malattia che potrebbe portarla all’autodistruzione.  In Italia, negli Stati Uniti, in Padania. Neppure Israele, questo paese quasi mitico nell’immaginario ideologico del sistema, è immune da questo cancro.

Sarebbe bello che, dopo il solito 

 piantino su quanto sono ingiuste le accuse ad Israele per la morte di Arrigoni e quanto sono malvagi gli arabi, oltre ad averci ricattato con la piaga dell’antisemitismo, si riflettesse su questo piccolo problema di metastasi naziste che, chissà come, si sono innestate nel tessuto del sionismo. In un popolo che dal nazismo è stato sterminato a milioni si sarebbero dovuti sviluppare dei potenti anticorpi contro la disumanità ed invece in posti come Gaza si agisce per una patologica coazione a ripetere. A quando una bella riflessione su questo?

Riguardo all’attualità dell’omicidio di Vittorio Arrigoni, sembra che sia stato tutto risolto, con una velocità d’indagine sbalorditiva come nemmeno nei film. Tutto risolto in un battibaleno. I giornali israeliani (che evidentemente conoscono ogni foglia che si muove a Gaza) scrivono che Hamas ha arrestato diverse persone che hanno confessato il sequestro e l’omicidio. Un giordano sarebbe indicato come la mente dell’agguato con nome, cognome, indirizzo e codice fiscale. Questo mentre i salafiti prima smentiscono ogni responsabilità poi danno la colpa a delle “cellule impazzite”. Tutto chiaro, tanto il governo italiano non chiederà mai un supplemento di indagini. Ho sentito Frattini sconsigliare le ONG a recarsi a Gaza. Ecco, meglio non andarsi a cercare dei guai. Forse è meglio per tutti. Amen.
Rimane solo una fastidiosa impressione. Che la cellula impazzita sia la nipote del pazzo solitario.

Ieri ho scritto un post su Treblinka e se lo sono filato in quattro gatti spelacchiati perfino su Facebook, dove di solito ricevo parecchio feedback positivo e negativo qualsiasi cosa io scriva, comprese le minchiate varie ed eventuali.
In fondo, che un argomento tanto importante e tragico spurgasse solo indifferenza e forse rifiuto è ciò che mi aspettavo e temevo. E’ un problema di information overload, di eccesso di informazione che provoca un colossale effetto boomerang su tutto ciò che anche solo sfiori l’argomento Olocausto. Altro che dover ricordare, non ci è proprio permesso dimenticare.

Come tragica conseguenza, la Shoah ormai non serve più, come sarebbe suo compito primario, per ragionare sul pericolo sempre vivo della deriva eliminazionista delle dittature, argomento che dovrebbe interessare ciascuno di noi perchè ciascuno di noi è potenziale vittima di un progetto di Eliminazione di Gente Scomoda ed Invisa al Regime.

Non serve più, in primo luogo, perchè è stata sfruttata in maniera ignobile da tutta la paccottiglia sionista formata da marpioni come Elie Wiesel che ogni anno si appropria della sacra memoria di milioni di vittime torturate e passate per i camini, per propagandare gli interessi di uno staterello fin troppo protetto dalle forze imperiali ma che non rappresenta affatto il mondo ebraico nel suo complesso. Si, compresi i famigerati “ebrei che odiano loro stessi” ma non solo, anche i religiosi ebrei ortodossi, ad esempio, quelli che considerano Israele uno stato troppo laico che non poteva che opprimere le popolazioni arabe indigene esendo basato sul militarismo imperialista.

Visto che la Shoah è ormai un brand di proprietà dello Stato di Israele acquisito a costo zero da milioni di defunti che non ne possono reclamare l’uso improprio, le cerimonie ufficiali non possono che essere fondate sulle solite frasi fatte à la napolitain, sull’evocazione a mezzo seduta spiritica del fantasma di Ahmadinejad che vuole distruggere Israele – tralasciando di citare l’armamentario nucleare israeliano di Dimona – e sul frusto slogan “per non dimenticare” che ormai provoca più reazioni di rigetto di un fegato incompatibile trapiantato.

Di conseguenza, la gente, invece di essere obbligata a ragionare sul pericolo di finire bruciata nel forno per una ragione qualsiasi che garbi al dittatoraccio di turno, guardando a quel trememdo precedente storico, dice “oh no, che palle, basta” e fa zapping mentale su pensieri meno impegnativi, oppure reagisce con rabbia, rifiutando l’idea della memoria della Shoah perchè a Gaza i palestinesi soffrono.

E’ sacrosanto ricordare che i palestinesi stanno soffrendo un’oppressione da apartheid stile ancient régime sudafricano e che, grazie a media sempre più compiacenti verso lo staterello viziato, nessuno si interessa ormai del loro destino, nemmeno quando è di morte. Un silenzio che spacca i timpani.
Posso dire però che mi dà un fastidio della madonna, una specie di orticaria pruriginosa da portarsi via la pelle, che il giorno della memoria dei morti dell’olocausto, totalmente incolpevoli della sofferenza palestinese, si dica in coro, a sinistra, “non celebro la giornata della memoria della Shoah perchè gli israeliani opprimono Gaza”? Lo trovo sbagliato e anche poco furbo perchè così facendo si cade dritti dritti nel trappolone sionista di ricondurre tutto ciò che è ebraismo, comprese le persecuzioni ed i poveri morti, al tornaconto sionista. E, di conseguenza, di passare per quelli che, utilizzando un demenziale ossimoro papiminkia, vengono chiamati nazicomunisti.

I nazisti duri e puri nel giorno della memoria se ne sbattono della Shoah e scrivono le loro oscenità e i loro “Jude raus” sui muri o sulle bustine di zucchero. Tanto a sinistra, impegnati come sono a farsi dare degli antisemiti dai sionisti da salotto, nessuno ricorda che è dalla merda nazifascista che nacquero le camere a gas dove finirono gli ebrei, gli omosessuali, i diversi, i menomati, i malati di mente e gli asociali. Camere a gas dove, se continuiamo a coltivare la malapianta razzista con il letame leghista prodotto da certe menti sopraffine, rischiamo di finirci tutti, non solo i neri e gli extracomunitari.

Sappiamo che la storia si ripete ma noi, invece di ricordare il problema principale, ossìa il principio di diseguaglianza teorizzato ancora oggi da troppe parti politiche, stiamo come al solito a menarci tra di noi.
Anche nella Germania nazista c’era chi spaventava i lavoratori dicendo che era colpa di quelli dell’Est che portavano loro via il lavoro. I lavoratori al giorno d’oggi votano Lega, Silvio e fasci vari e la sinistra dei politici abbozza. Non reagisce, non si incazza, non si chiede “come mai?” Maledetti incapaci.

Quando si rievoca il genocidio non c’è bisogno di indulgere ad ovvie napolitanate o a disquisizioni comparatorie sul diverso peso specifico dei cadaveri. Basta ricominciare a parlare di antifascismo, con la stessa passione di un tempo. Volete?

Non lo è, non lo dovete né pensare né dire, nemmeno se Haaretz, lo scorso 11 marzo, intitolava un suo editoriale proprio “Uno stato ebraico razzista”, commentando la legge approvata dalla Knesset che discrimina pesantemente i cittadini israeliani non ebrei nell’ambito dell’assegnazione delle terre demaniali.
Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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Non lo è, non lo dovete né pensare né dire, nemmeno se Haaretz, lo scorso 11 marzo, intitolava un suo editoriale proprio “Uno stato ebraico razzista”, commentando la legge approvata dalla Knesset che discrimina pesantemente i cittadini israeliani non ebrei nell’ambito dell’assegnazione delle terre demaniali.
Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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Non lo è, non lo dovete né pensare né dire, nemmeno se Haaretz, lo scorso 11 marzo, intitolava un suo editoriale proprio “Uno stato ebraico razzista”, commentando la legge approvata dalla Knesset che discrimina pesantemente i cittadini israeliani non ebrei nell’ambito dell’assegnazione delle terre demaniali.
Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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“Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. (Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”)

Immaginate un serial killer che scorrazzi in una città uccidendo centinaia di persone, compresi i bambini, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e le autorità dicessero: “Poverino, ha sofferto tanto. E poi sono loro che gli rovinano le petunie in giardino, ha diritto di difendersi.” Senza che nessuno pensi di fermarne la furia distruttrice ma anzi incoraggiandola.
Sembra un po’ la sindrome di Olindo e Rosa su vasta scala ma fate finta che non l’abbia detto. Questo è ciò che sta succedendo in Medio Oriente ma secondo le autorità mondiali tutto ciò è normale: colpire i civili indiscriminatamente, sparare sulla Croce Rossa, sull’ONU, sugli ospedali, sulle navi che cercano di portare gli aiuti. Non sono pazzi loro, siamo noi che siamo antisemiti.

Tutto questo mentre l’Italia guardona sbava, come un sol Pierino dal buco della serratura, dietro alla nuova incarnazione della Saraghina tettona, come se non avesse mai visto finora un paio di chili di silicone sballonzolanti e neanche se l’ipertrofia mammaria fosse un’emergenza nazionale.
Non solo, si seppelliscono con tutti gli onori altri complici di assassini, riempiendo i giornali di tonnellate di falsità maleodoranti e milioni di vecchietti vengono truffati dalla banda delle Povercard vuote, come nemmeno gli imbroglioni di professione all’autogrill con i lettori dvd di cartone pieni di segatura. Paese di merda.
Drogati dal Grande Capezzolo è inevitabile che sulla copertura mediatica di Gaza cominci a calare, più che il piombo fuso degli israeliani, il piombo della stanchezza. Superati i mille morti l’interesse comincia a scemare, proprio quando invece le cose iniziano a farsi interessanti.

Sono in campo armi nuove e terribili, le bombe DIME che spolpano e maciullano selettivamente gli arti, offerte dai mercanti di morte per un test gratuito direttamente sulle gambe palestinesi, notoriamente di scarso valore di mercato. (Qui c’è un link che ne mostra gli effetti ma vi avverto, le immagini non sono adatte a persone impressionabili, guardatele solo se ve la sentite e avete lo stomaco molto forte).
Poi il fosforo bianco che, secondo la solita Erinni portavoce dell’esercito, sempre intervistata dai nostri media come se fosse la bocca della verità, serve solo per illuminazione e per ammazzarti meglio e un simpatico estremista (quello della citazione iniziale) che vorrebbe addirittura le atomiche su Gaza, così da far prima a pareggiare i conti. Ma si, che sono mille morti in fondo, una cagatina di mosca. Passiamo ai milioni, che ci divertiamo. Tanto il 94% approva (alla faccia di B’Tselem, Gush Shalom e degli altri tantissimi israeliani che rimangono umani e che il regime sionista vorrebbe non esistessero.)

Le cose si fanno interessanti, dicevo. Si, pare che al largo di Gaza vi siano importanti giacimenti di gas che in teoria apparterrebbero ai palestinesi e che dietro a questa risorsa energetico-strategica da tempo si combatta una guerra sotterranea tra Egitto, Gran Bretagna, Palestina e Israele per il suo controllo.
Lasciando la favoletta della tregua violata dai cattivi di Hamas ai bambini piccoli, sempre più fonti fanno risalire la decisione israeliana di attaccare Gaza allo scorso mese di giugno, visto che queste non sono scampagnate che si improvvisano, mentre i giornali americani, meno appecoronati dei nostri, parlano del rifiuto di Bush di avallare un attacco israeliano all’Iran, rifiuto che avrebbe scontentato parecchio Olmert e soci. Olmert, già. L’inquisito dei cui imbrogli nessuno parla più.

L’esercito dei volonterosi reggitori di sacco dei massacratori con l’alibi del missile nel giardinetto intanto in Italia si allarga ogni giorno di più, comprendendo ormai tutti i vecchi cascami della cosiddetta sinistra democratica. L’ossuto Fassino, il cicciobello ripetutamente trombato ed anche il presunto leader del PD che stavolta ha lasciato il maanche a casa e si schiera anche lui, da bravo sottomesso, con il pensiero unico dominante.
Tutti ormai soggiogati e con la loro bella molla da tirare dietro la schiena per ripetere con voce metallica: “Israele ha ragione, la colpa è di Hamas che ha infranto la tregua” e la testolina che fa si si.

A questa gente, dei più di trecento bambini morti, per non parlare degli altri settecento adulti bombardati e delle migliaia di feriti senza medicine, insomma di questa immane e vergognosa ingiustizia, non gliene frega un cazzo.
L’unico che resiste sul palcoscenico della sceneggiata chiamata ” ‘O pposizzione “, nella classica parte del malamente, nonostante i fischi di una platea sempre più appiattita sulle posizioni governative di politica estera e quindi indistinguibile dalla maggioranza, è D’Alema. Uno solo contro tutti. Rilevanza zero, direbbe qualcuno. Tracce, se fosse albumina nelle urine.

Eppure, nonostante i media unificati che nascondono i bambini morti e taroccano le cifre, e le foto, le maggioranze e le opposizioni che cantano all’unisono l’inno israeliano, senza nemmeno un piccolo Travaglio di coscienza, talmente forte che le uniche due o tre stecche fuori dal coro manco si sentono, c’è chi non è ancora soddisfatta:

“In questi giorni le nostre piazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, un Paese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio*, che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100 missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza”. (Fiamma Nirenstein)

*A parte magari quelle del bombarolo atomico Lieberman, ex ministro degli Affari Strategici.

***

Mi fanno giustamente notare che il titolo fa accapponare la pelle. Il titolo, non l’immagine o le parole di Lieberman che invocano l’uso dell’arma atomica per compiere, penso, uno sterminio.


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“Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. (Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”)

Immaginate un serial killer che scorrazzi in una città uccidendo centinaia di persone, compresi i bambini, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e le autorità dicessero: “Poverino, ha sofferto tanto. E poi sono loro che gli rovinano le petunie in giardino, ha diritto di difendersi.” Senza che nessuno pensi di fermarne la furia distruttrice ma anzi incoraggiandola.
Sembra un po’ la sindrome di Olindo e Rosa su vasta scala ma fate finta che non l’abbia detto. Questo è ciò che sta succedendo in Medio Oriente ma secondo le autorità mondiali tutto ciò è normale: colpire i civili indiscriminatamente, sparare sulla Croce Rossa, sull’ONU, sugli ospedali, sulle navi che cercano di portare gli aiuti. Non sono pazzi loro, siamo noi che siamo antisemiti.

Tutto questo mentre l’Italia guardona sbava, come un sol Pierino dal buco della serratura, dietro alla nuova incarnazione della Saraghina tettona, come se non avesse mai visto finora un paio di chili di silicone sballonzolanti e neanche se l’ipertrofia mammaria fosse un’emergenza nazionale.
Non solo, si seppelliscono con tutti gli onori altri complici di assassini, riempiendo i giornali di tonnellate di falsità maleodoranti e milioni di vecchietti vengono truffati dalla banda delle Povercard vuote, come nemmeno gli imbroglioni di professione all’autogrill con i lettori dvd di cartone pieni di segatura. Paese di merda.
Drogati dal Grande Capezzolo è inevitabile che sulla copertura mediatica di Gaza cominci a calare, più che il piombo fuso degli israeliani, il piombo della stanchezza. Superati i mille morti l’interesse comincia a scemare, proprio quando invece le cose iniziano a farsi interessanti.

Sono in campo armi nuove e terribili, le bombe DIME che spolpano e maciullano selettivamente gli arti, offerte dai mercanti di morte per un test gratuito direttamente sulle gambe palestinesi, notoriamente di scarso valore di mercato. (Qui c’è un link che ne mostra gli effetti ma vi avverto, le immagini non sono adatte a persone impressionabili, guardatele solo se ve la sentite e avete lo stomaco molto forte).
Poi il fosforo bianco che, secondo la solita Erinni portavoce dell’esercito, sempre intervistata dai nostri media come se fosse la bocca della verità, serve solo per illuminazione e per ammazzarti meglio e un simpatico estremista (quello della citazione iniziale) che vorrebbe addirittura le atomiche su Gaza, così da far prima a pareggiare i conti. Ma si, che sono mille morti in fondo, una cagatina di mosca. Passiamo ai milioni, che ci divertiamo. Tanto il 94% approva (alla faccia di B’Tselem, Gush Shalom e degli altri tantissimi israeliani che rimangono umani e che il regime sionista vorrebbe non esistessero.)

Le cose si fanno interessanti, dicevo. Si, pare che al largo di Gaza vi siano importanti giacimenti di gas che in teoria apparterrebbero ai palestinesi e che dietro a questa risorsa energetico-strategica da tempo si combatta una guerra sotterranea tra Egitto, Gran Bretagna, Palestina e Israele per il suo controllo.
Lasciando la favoletta della tregua violata dai cattivi di Hamas ai bambini piccoli, sempre più fonti fanno risalire la decisione israeliana di attaccare Gaza allo scorso mese di giugno, visto che queste non sono scampagnate che si improvvisano, mentre i giornali americani, meno appecoronati dei nostri, parlano del rifiuto di Bush di avallare un attacco israeliano all’Iran, rifiuto che avrebbe scontentato parecchio Olmert e soci. Olmert, già. L’inquisito dei cui imbrogli nessuno parla più.

L’esercito dei volonterosi reggitori di sacco dei massacratori con l’alibi del missile nel giardinetto intanto in Italia si allarga ogni giorno di più, comprendendo ormai tutti i vecchi cascami della cosiddetta sinistra democratica. L’ossuto Fassino, il cicciobello ripetutamente trombato ed anche il presunto leader del PD che stavolta ha lasciato il maanche a casa e si schiera anche lui, da bravo sottomesso, con il pensiero unico dominante.
Tutti ormai soggiogati e con la loro bella molla da tirare dietro la schiena per ripetere con voce metallica: “Israele ha ragione, la colpa è di Hamas che ha infranto la tregua” e la testolina che fa si si.

A questa gente, dei più di trecento bambini morti, per non parlare degli altri settecento adulti bombardati e delle migliaia di feriti senza medicine, insomma di questa immane e vergognosa ingiustizia, non gliene frega un cazzo.
L’unico che resiste sul palcoscenico della sceneggiata chiamata ” ‘O pposizzione “, nella classica parte del malamente, nonostante i fischi di una platea sempre più appiattita sulle posizioni governative di politica estera e quindi indistinguibile dalla maggioranza, è D’Alema. Uno solo contro tutti. Rilevanza zero, direbbe qualcuno. Tracce, se fosse albumina nelle urine.

Eppure, nonostante i media unificati che nascondono i bambini morti e taroccano le cifre, e le foto, le maggioranze e le opposizioni che cantano all’unisono l’inno israeliano, senza nemmeno un piccolo Travaglio di coscienza, talmente forte che le uniche due o tre stecche fuori dal coro manco si sentono, c’è chi non è ancora soddisfatta:

“In questi giorni le nostre piazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, un Paese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio*, che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100 missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza”. (Fiamma Nirenstein)

*A parte magari quelle del bombarolo atomico Lieberman, ex ministro degli Affari Strategici.

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Mi fanno giustamente notare che il titolo fa accapponare la pelle. Il titolo, non l’immagine o le parole di Lieberman che invocano l’uso dell’arma atomica per compiere, penso, uno sterminio.


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“Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. (Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”)

Immaginate un serial killer che scorrazzi in una città uccidendo centinaia di persone, compresi i bambini, distruggendo ogni cosa sul suo cammino e le autorità dicessero: “Poverino, ha sofferto tanto. E poi sono loro che gli rovinano le petunie in giardino, ha diritto di difendersi.” Senza che nessuno pensi di fermarne la furia distruttrice ma anzi incoraggiandola.
Sembra un po’ la sindrome di Olindo e Rosa su vasta scala ma fate finta che non l’abbia detto. Questo è ciò che sta succedendo in Medio Oriente ma secondo le autorità mondiali tutto ciò è normale: colpire i civili indiscriminatamente, sparare sulla Croce Rossa, sull’ONU, sugli ospedali, sulle navi che cercano di portare gli aiuti. Non sono pazzi loro, siamo noi che siamo antisemiti.

Tutto questo mentre l’Italia guardona sbava, come un sol Pierino dal buco della serratura, dietro alla nuova incarnazione della Saraghina tettona, come se non avesse mai visto finora un paio di chili di silicone sballonzolanti e neanche se l’ipertrofia mammaria fosse un’emergenza nazionale.
Non solo, si seppelliscono con tutti gli onori altri complici di assassini, riempiendo i giornali di tonnellate di falsità maleodoranti e milioni di vecchietti vengono truffati dalla banda delle Povercard vuote, come nemmeno gli imbroglioni di professione all’autogrill con i lettori dvd di cartone pieni di segatura. Paese di merda.
Drogati dal Grande Capezzolo è inevitabile che sulla copertura mediatica di Gaza cominci a calare, più che il piombo fuso degli israeliani, il piombo della stanchezza. Superati i mille morti l’interesse comincia a scemare, proprio quando invece le cose iniziano a farsi interessanti.

Sono in campo armi nuove e terribili, le bombe DIME che spolpano e maciullano selettivamente gli arti, offerte dai mercanti di morte per un test gratuito direttamente sulle gambe palestinesi, notoriamente di scarso valore di mercato. (Qui c’è un link che ne mostra gli effetti ma vi avverto, le immagini non sono adatte a persone impressionabili, guardatele solo se ve la sentite e avete lo stomaco molto forte).
Poi il fosforo bianco che, secondo la solita Erinni portavoce dell’esercito, sempre intervistata dai nostri media come se fosse la bocca della verità, serve solo per illuminazione e per ammazzarti meglio e un simpatico estremista (quello della citazione iniziale) che vorrebbe addirittura le atomiche su Gaza, così da far prima a pareggiare i conti. Ma si, che sono mille morti in fondo, una cagatina di mosca. Passiamo ai milioni, che ci divertiamo. Tanto il 94% approva (alla faccia di B’Tselem, Gush Shalom e degli altri tantissimi israeliani che rimangono umani e che il regime sionista vorrebbe non esistessero.)

Le cose si fanno interessanti, dicevo. Si, pare che al largo di Gaza vi siano importanti giacimenti di gas che in teoria apparterrebbero ai palestinesi e che dietro a questa risorsa energetico-strategica da tempo si combatta una guerra sotterranea tra Egitto, Gran Bretagna, Palestina e Israele per il suo controllo.
Lasciando la favoletta della tregua violata dai cattivi di Hamas ai bambini piccoli, sempre più fonti fanno risalire la decisione israeliana di attaccare Gaza allo scorso mese di giugno, visto che queste non sono scampagnate che si improvvisano, mentre i giornali americani, meno appecoronati dei nostri, parlano del rifiuto di Bush di avallare un attacco israeliano all’Iran, rifiuto che avrebbe scontentato parecchio Olmert e soci. Olmert, già. L’inquisito dei cui imbrogli nessuno parla più.

L’esercito dei volonterosi reggitori di sacco dei massacratori con l’alibi del missile nel giardinetto intanto in Italia si allarga ogni giorno di più, comprendendo ormai tutti i vecchi cascami della cosiddetta sinistra democratica. L’ossuto Fassino, il cicciobello ripetutamente trombato ed anche il presunto leader del PD che stavolta ha lasciato il maanche a casa e si schiera anche lui, da bravo sottomesso, con il pensiero unico dominante.
Tutti ormai soggiogati e con la loro bella molla da tirare dietro la schiena per ripetere con voce metallica: “Israele ha ragione, la colpa è di Hamas che ha infranto la tregua” e la testolina che fa si si.

A questa gente, dei più di trecento bambini morti, per non parlare degli altri settecento adulti bombardati e delle migliaia di feriti senza medicine, insomma di questa immane e vergognosa ingiustizia, non gliene frega un cazzo.
L’unico che resiste sul palcoscenico della sceneggiata chiamata ” ‘O pposizzione “, nella classica parte del malamente, nonostante i fischi di una platea sempre più appiattita sulle posizioni governative di politica estera e quindi indistinguibile dalla maggioranza, è D’Alema. Uno solo contro tutti. Rilevanza zero, direbbe qualcuno. Tracce, se fosse albumina nelle urine.

Eppure, nonostante i media unificati che nascondono i bambini morti e taroccano le cifre, e le foto, le maggioranze e le opposizioni che cantano all’unisono l’inno israeliano, senza nemmeno un piccolo Travaglio di coscienza, talmente forte che le uniche due o tre stecche fuori dal coro manco si sentono, c’è chi non è ancora soddisfatta:

“In questi giorni le nostre piazze sono servite a maledire l’unica democrazia del Mediorente, un Paese da cui neppure in questi giorni è uscita una sola parola d’odio*, che ha attaccato solo quando Hamas ha rifiutato la tregua e sparato 100 missili in una notte dopo sette anni di incredibile pazienza”. (Fiamma Nirenstein)

*A parte magari quelle del bombarolo atomico Lieberman, ex ministro degli Affari Strategici.

***

Mi fanno giustamente notare che il titolo fa accapponare la pelle. Il titolo, non l’immagine o le parole di Lieberman che invocano l’uso dell’arma atomica per compiere, penso, uno sterminio.


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Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.
C’è chi sta dalla parte di Israele non perchè forse i palestinesi non abbiano più ragione ma perchè è meglio che stare dalla parte dei terroristi. “Either with us or with the terrorists”, come disse George W. Bush, il grande presidente americano.

C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?

A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.

Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.

Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.

Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.

Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.

Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.

Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, avere il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.

Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.

Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.

La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.



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Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.
C’è chi sta dalla parte di Israele non perchè forse i palestinesi non abbiano più ragione ma perchè è meglio che stare dalla parte dei terroristi. “Either with us or with the terrorists”, come disse George W. Bush, il grande presidente americano.

C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?

A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.

Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.

Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.

Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.

Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.

Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.

Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, avere il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.

Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.

Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.

La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.

http://www.youtube.com/v/Ev6ojm62qwA&hl=it&fs=1

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