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Io sono tra coloro che sostengono che la solidarietà femminile, quella che le femministe chiamano sorellanza, un termine che, non a caso, non è mai decollato nel colloquiare comune, sia merce più rara della bistecca di unicorno.
E’ una vecchia storia ed è persino stucchevole ritornarci sopra. Noi donne ci facciamo fregare dal sistema, dal potere, dagli uomini, perchè siamo sempre in competizione le une contro le altre. Quindi alla fine ci facciamo fregare anche dalle altre donne.
Eppure era facile, bastava copiare gli uomini che, quando c’è da essere solidali tra loro, hanno il cervello che gli va automaticamente in formazione a testuggine. Abbiamo raggiunto gli uomini in tutto, facciamo gli stessi mestieri ma in quanto a fare fronte comune quando è necessario, niente.
Quindi, che devo dire, peggio per noi.

Come attenuante generica dirò che c’è una parte di motivazione etologica nel farci sempre la guerra, visto che siamo più femmine che maschi sul pianeta e quei pochi ma boni dobbiamo conquistarceli a graffi e morsi combattendo con le altre stronze, pardon, donne. Questo stato di continua tensione e rivalità indubbiamente ci condiziona e condiziona il nostro comportamento sociale.
Non so se dobbiamo continuare a sbatterci per cambiare le cose. Sono più di trent’anni che ci si prova invano. Tra di noi siamo stronze. Ok, fanculo, c’est la vie.

Quindi, tutto sommato, nessuna meraviglia se non una delle ministre miracolate del governo Berlusconi o una qualunque sottocoda femmina del centrodestra (a parte un’eccezione che conferma la regola: più sotto), ha speso una parola in via ufficiale e con mano ferma e non tremolante, contro le offese reiterate e aggravate che il loro premier di riferimento ha rivolto e rivolge continuamente alle donne, caso Rosy Bindi come ultimo esempio.
Abbiamo atteso invano qualche parola, una frase, un rigo appena, un comunicato che provenisse dalle spesse pareti dell’Harem.

Mica pretendevamo che dicessero, le regali spose, che la Bindi è una gran figa, che è più intelligente di Cristina “Dal” Basso, no. Bastava che dicessero che è una vergogna essere governati da un cafone maleducato.
Come donne che un giorno avranno la stessa età di Rosy, care belle pupattolone, bastava manifestare un briciolo di solidarietà per una signora che era stata offesa, tra la vigliaccheria degli omuncoli presenti. Pensare ed immaginare, se proprio non ce la facevate con quei quattro neuroncini strizzati allo spasimo nel tentativo di essere sempre vere donne cazzute di destra, che fosse stata offesa la vostra mamma, tutto qua. Provare insomma con l’Istinto che, per diana, funziona con le femmine di ogni specie.

Invece non è arrivato nulla, a parte un “sono qui, sono qui!” gridato da una piccola ministrina che fa di tutto per essere notata, visto che finora ha fatto solo il soprammobile su un trumeau del ministero.
Oh, magari mi sbaglio, se c’è qualche ggiovane che è al corrente delle mirabolanti leggi promulgate su iniziativa dell’ex fascetta nera, me lo dica.
Peccato perchè, all’occorrenza, la ggiovane è tosta come poche. Urla, strepita in modalità pre-Fiuggi con la stessa voce di Alemanno, incredibbile, gli vengono gli occhietti fuori dai meloni come se la stessero strangolando.

Orbene, la ministra invisibile ha detto: “Io quella frase non l’avrei detta”. Comunque ha subito corretto il tiro: “Però non accetto lezioni da Livia Turco”, “ha cominciato prima la sinistra ad offendere”, “gnè-gnè”. Brava meloncina, apprezziamo comunque lo sforzo che deve essere stato immane per il suo fisico.

Dalla Carfagna, ministra delle Pari Opportunità e Spietata Spazzatrice da Strada di Battone da venti-euro-bocca, cinquanta-completo, nulla. Nè di ufficiale, nè di spontaneo. C’è da capirla. Lei è la protagonista di uno dei ragionamenti più popolari del repertorio papiminkia.

“Parlate voi che avete Rosy Bindi, almeno la Carfagna è una gran figa.”

Come può lei opporsi alla ragione per cui è ministro? Incarnare, cioè, l’ideale di ministro come apparenza invece che come sostanza? Sarebbe come pretendere che Joker difenda Batman. Come chiedere a Superman di mangiarsi un quadratino di kriptonite come fosse un Loacker.

Nulla nemmeno dalla Gelmini che, per altro, sul look da preta che condivide con la Rosy, ci ha costruito una carriera. Per uno strano fenomeno, la pretosità della Gelmini agisce sul papiminkia come potente afrodisiaco. Nonostante appaia fredda come un termosifone spento ed indossi gli occhiali antistupro, loro ci fanno fantasie di bondage estremo. La maestrina dalla frusta rossa. Anzi, nera.

Non pervenute neppure la Brambilla e la Prestigiacomo, troppo occupate a lisciarsi i belli capelli. Per non parlare della Santanchè, la sangiorgia che combatte sempre contro il drago che opprime le povere donne. Islamiche, però. Quelle cattoliche, che si fottano. Anche lei è una strafiga (qualità 15 mesi, però, un po’ più stagionata) che deve giustamente difendere il principio del primato dell’apparenza. E poi, cazzo, lei è ancora più di destra, ancora più cazzuta. Modello John Holmes.

Ho dimenticato qualcuna? Mi pare di no. Ah, la Mussolini. A volte lei è parsa più coraggiosa delle altre ma stavolta ha mancato l’occasione. Se ha detto qualcosa ce lo faccia sapere. Magari eravamo distratti dagli occhi della Meloni che minacciavano di – pop!, pop! – finire sul pavimento, con il rischio di schiacciarli.

Io però sarei propensa, in ultima analisi, ad essere misericordiosa e solidale con le ancelle del Cavaliere. Quello è un ambiente dove, se vuoi far carriera, non devi solo farti crescere un bel coso davanti per essere cazzuta ma raschiare il peggio dal barile maschilista usando le unghie appena laccate. Ribellarsi è inimmaginabile.
Se aprissero bocca contro il sultano, invece di sentirsi definire più belle che intelligenti, rimedierebbero solo un bel “Sta’ zitta, troia!”

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