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La Spagna calcistica è campione del mondo e la nazione ha dimenticato le sue divisioni, che non sono da poco, basti pensare alle questioni basca e catalana, per stringersi attorno al suo team vincente, il che significa anche poter andare in visita da un re molto informale in informale maglietta. Gli spagnoli sono vincenti in moltissime discipline sportive e prima o poi bisognerà chiedersi cosa c’è nell’aria che respirano tanti campioni, da Rafa Nadal alle Furie Rosse fino a Fernando Alonso, Jorge Lorenzo, Daniel Pedrosa e gli assi del ciclismo. Io un’ideuzza ce l’avrei. Si chiama democrazia.
Non che la democrazia sola produca campioni sportivi. Anche le dittature in passato ne hanno sfornati, basti pensare alle mostruose ginnaste rumene o alle nuotatrici della Germania Est, molte di queste morte in seguito alle cure ormonali subite per pomparle come degli omini michelin. Però alle Olimpiadi razziste di Berlino di Adolf Hilter vinse il nero Jesse Owens.
Per essere orgogliosi di giocare o correre per una nazione, comunque, bisogna esserne fieri, bisogna sentire di appartenervi.

Nel caso specifico, usciti da una lunghissima dittatura anche se ha molto tempo oramai, gli spagnoli sono ancora in fase di innamoramento con la democrazia ritrovata, la bramano e la ricoprono di attenzioni. E’ una di quelle relazioni felici che durano nel tempo. E’ un sentimento positivo che si ripercuote anche sulle vittorie sportive.
Altri paesi, come il nostro, tanto per citarne uno a caso, trattano invece la democrazia come una vecchia moglie sfiorita delle cui sorti non ce ne può fregare di meno. Non è neanche disamoramento, è proprio ostilità, desiderio che crepi prima possibile. Perchè quindi faticare tanto per questa vecchia babbiona dell’Italia?

Nel giorno della finale dei campionati del mondo sudafricani ho visto l’ultimo film di Clint Eastwood, “Invictus”, ovvero “l’invincibile”, apologo dello sport come potente mezzo per riunificare le nazioni, squisito atto d’amore per la democrazia ed inno alla politica lungimirante del Leader con la elle maiuscola, qui il Nelson Mandela appena eletto presidente del Sudafrica.

Nel 1995 Mandela è desideroso di far superare al suo popolo il trauma dell’apartheid cercando qualcosa che unisca bianchi e neri in una vera rinascita nazionale e trova il modo di concretizzare la sua visione negli imminenti campionati del mondo di rugby e nel riscatto della squadra tradizionalmente simbolo dell’apartheid, gli Springboks. Squadra di tutti bianchi ed un solo nero, regolarmente fischiata a sangue dai neri anche quando rappresentava il Sudafrica in ambito internazionale; compagine in crisi e dalla voglia di vincere ormai spenta, il cui capitano sarà letteralmente illuminato dall’incontro con l’anziano leader, sì da trovare la forza di riscattare l’onore della squadra e ritrovare la voglia di vincere. Anzi di sbaragliare ogni avversario con un coraggio da spartani alla battaglia delle Termopili. Con la differenza che qui non vincerà Serse ma Leonida.

Sappiamo fin dall’inizio, anche perchè si tratta di una storia vera, che l’idea di Mandela sarà vincente e gli Springboks annienteranno in finale i mitici AllBlacks nonostante la spaventosa forza evocativa della haka propiziatoria dei neozelandesi e una quasi disperante disparità di forze.
Il finale è certamente scontato ma il film serve a spiegarci cosa rende una squadra vincente e una nazione vittoriosa anche in condizioni difficili, siano queste una faticosa riunificazione o una crisi economica.

Pensando agli ultimi mondiali ed alla figura cacina rimediata da noi, pur camponi del mondo laureati sotto il cielo azzurro di Berlino se ci lasciamo ispirare da Clint è facile capire perchè siamo stati cacciati fuori al primo turno.
Non siamo una nazione unita, tanto per iniziare. Abbiamo la peste leghista che rema contro, che tifa contro, il trota-beota che annuncia che tiferà per una fantomatica nazionale Padana invece che per i campioni del mondo italiani.
Siamo una nazione divisa. Ricchi contro poveri, berlusconiani contro antiberlusconiani e lui, il presunto leader è uno che in qualsiasi altro paese sarebbe associato alle patrie galere per attentato alla Costituzione ed all’unità nazionale. Uno che se ne frega perfino della sua squadra di famiglia, che la lascia agonizzante in mezzo al campo, vittima anch’essa della sua ossessione ormai monotematica di distruggere tutto, in Attila mode, pur di salvarsi il culo da processi che sa benissimo saranno inevitabili come il giorno del giudizio.

Berlusconi è uno che come apre bocca divide, crea steccati, apre crepacci che separano interi settori della società. E’ profondamente antidemocratico e, cianciando d’amore, sparge odio come un Canadair sopra un incendio boschivo. C’è qualcosa di profondamente etico nel fatto che il destino ha voluto non potesse pavoneggiarsi con la coppa del mondo. E’ giusto. Lasciamo pure che blateri millantando un suo merito inesistente nella vittoria spagnola. Ormai conosciamo i termini del delirio.
Eh si, l’Italia non aveva proprio i requisiti per spingere una squadra alla vittoria. Una nazione a pezzi in balìa di una banda di criminali può sperare solo in un intervento della divinità in persona.
Cannavaro è un grande capitano ma purtroppo, parlando di anziani leader, non ha trovato un Mandela a consigliarlo, ma solo un Berlusconi qualsiasi.

El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l’affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.
Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l’affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.
Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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Il neo ministro spagnolo alla Difesa, Carmen Chacon (37 anni!), ha visitato le truppe di stanza a Herat in Afghanistan.
La signora è incinta di sette mesi e questo dettaglio ha fatto preoccupare molto stasera il TG1 che, tra un servizio sui tacchi a spillo e l’ondata di stupri ai danni delle donne che escono la sera a divertirsi in discoteca, ha incaricato una giornalista (donna) di sottolineare come, dopo tutto, la guerra non sia una roba per signorine e di suggerire che le signore in stato interessante dovrebbero restare a casa a sferruzzare calzette per il nascituro. Si rischia un embolo, avverte la solerte Doglio (nomen omen), la quale immagina che il viaggio di Carmen sia stato “scomodissimo”, l’atteraggio “da brivido” (o cazzo, e perchè mai?) e conclude la servizia ricordando il marito di Carmen con un clamoroso “dietro ad ogni grande donna c’è un grande uomo”. Poveretto, a sopportare una moglie cosi, eh?
Forse bisognerebbe ricordare che nel terzo mondo le donne lavorano nei campi con il figlio in pancia, lavorando come muli fino all’ultimo giorno. Si sa, la gravidanza non è roba per signorini.

Capisco che l’immagine di una donna con il pancione che passa in rivista i rudi soldati sia un po’ forte per i maschi italici abituati alle donne in posizione orizzontale o al massimo in ginocchio e per le signore che fiancheggiano il maschilismo più retrivo. Sembra quasi che se un ministro si porta dietro i portaborse e chissà, il pusher personale, per andare alla partita con l’aereo di stato va bene, se viaggia assieme al ginecologo, no.
Magari sono io che, al solito, penso male ma il senso complessivo del messaggio, assieme al terrorismo sui soliti infoiati rumeni, sembrava proprio quello di un invito alle donne a chiudersi in casa, che ora ci pensano i piccoli padri a sistemarle.

Non è un momento per donne. Ieri c’era stata la mitragliata del nano alla giornalista russa.
Lì, quei due bei tomi, non li ho proprio capiti. Nella società che ha sostituito la cultura e l’informazione, per non dire il giornalismo, con il gossip, con i giornali e telegiornali che parlano solo di corna, tette, culi e viagra, questi si incazzano se gli domandano delle loro illustri scopate? Se la giornalista avesse chiesto a Putin lumi sulla repressione in Cecenia e la mancanza di democrazia in Russia, che gesto avrebbe fatto il tovarisch di merende brianzolo? Il gesto del missile intercontinentale?
Quando qualche giornalista straniero (gli italiani non oserebbero mai) chiederanno curiosi al neoduce notizie sul chiacchierato ministero alla Carfagna, si porterà dietro direttamente il C4?

Tornando alle cose serie e al ministro di Zapatero, El Pais dice che le critiche al viaggio della signora Chacon vengono soprattutto dai media più retrogradi. “El nombramiento de Chacón suscitó numerosas críticas en los medios de comunicación más retrógrados”.
Qualcuno avverta, con la dovuta cautela, l’ignaro Riotta.


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Il neo ministro spagnolo alla Difesa, Carmen Chacon (37 anni!), ha visitato le truppe di stanza a Herat in Afghanistan.
La signora è incinta di sette mesi e questo dettaglio ha fatto preoccupare molto stasera il TG1 che, tra un servizio sui tacchi a spillo e l’ondata di stupri ai danni delle donne che escono la sera a divertirsi in discoteca, ha incaricato una giornalista (donna) di sottolineare come, dopo tutto, la guerra non sia una roba per signorine e di suggerire che le signore in stato interessante dovrebbero restare a casa a sferruzzare calzette per il nascituro. Si rischia un embolo, avverte la solerte Doglio (nomen omen), la quale immagina che il viaggio di Carmen sia stato “scomodissimo”, l’atteraggio “da brivido” (o cazzo, e perchè mai?) e conclude la servizia ricordando il marito di Carmen con un clamoroso “dietro ad ogni grande donna c’è un grande uomo”. Poveretto, a sopportare una moglie cosi, eh?
Forse bisognerebbe ricordare che nel terzo mondo le donne lavorano nei campi con il figlio in pancia, lavorando come muli fino all’ultimo giorno. Si sa, la gravidanza non è roba per signorini.

Capisco che l’immagine di una donna con il pancione che passa in rivista i rudi soldati sia un po’ forte per i maschi italici abituati alle donne in posizione orizzontale o al massimo in ginocchio e per le signore che fiancheggiano il maschilismo più retrivo. Sembra quasi che se un ministro si porta dietro i portaborse e chissà, il pusher personale, per andare alla partita con l’aereo di stato va bene, se viaggia assieme al ginecologo, no.
Magari sono io che, al solito, penso male ma il senso complessivo del messaggio, assieme al terrorismo sui soliti infoiati rumeni, sembrava proprio quello di un invito alle donne a chiudersi in casa, che ora ci pensano i piccoli padri a sistemarle.

Non è un momento per donne. Ieri c’era stata la mitragliata del nano alla giornalista russa.
Lì, quei due bei tomi, non li ho proprio capiti. Nella società che ha sostituito la cultura e l’informazione, per non dire il giornalismo, con il gossip, con i giornali e telegiornali che parlano solo di corna, tette, culi e viagra, questi si incazzano se gli domandano delle loro illustri scopate? Se la giornalista avesse chiesto a Putin lumi sulla repressione in Cecenia e la mancanza di democrazia in Russia, che gesto avrebbe fatto il tovarisch di merende brianzolo? Il gesto del missile intercontinentale?
Quando qualche giornalista straniero (gli italiani non oserebbero mai) chiederanno curiosi al neoduce notizie sul chiacchierato ministero alla Carfagna, si porterà dietro direttamente il C4?

Tornando alle cose serie e al ministro di Zapatero, El Pais dice che le critiche al viaggio della signora Chacon vengono soprattutto dai media più retrogradi. “El nombramiento de Chacón suscitó numerosas críticas en los medios de comunicación más retrógrados”.
Qualcuno avverta, con la dovuta cautela, l’ignaro Riotta.


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Un consiglio: per un effetto ancora più dirompente, guardate il filmato dopo aver letto il post.

Comincio con una affermazione che si basa su un’esperienza personale. Diffido della bioetica e di coloro che se ne adornano come fosse una medaglia di perbenismo. Ne diffido da quando partecipai ad un convegno, appunto sulla Bioetica, dove l’ospite d’onore era Mons. Pio Laghi, colui che andava a giocare a tennis con l’ammiraglio Massera durante la Guerra Sucia in Argentina, mentre le vite indegne di essere vissute degli oppositori politici volavano in mare aperto, malamente anestetizzate ma ancora atrocemente vive. Lo stesso monsignore che, appena pochi giorni dopo il golpe, affermava:

«Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali.”

Oh certo, una persona squisita, ricordo, strinse la mano a tutte le signore e disse cose molto toccanti sulla difesa della vita. Peccato per quei serve&volley con il Diavolo.

Diffido ancora di più dei convertiti alla difesa della vita come concetto astratto, perchè come tutti i convertiti difettano assolutamente di obiettività e sembrano aver fatto della deprivazione della libertà altrui la propria missione nella vita.
Oggi, giusto per farmi un po’ il sangue marcio, ho letto di quest’altra candidata del PDL, ex radicale convertita al verbo teocon.
Scrive l’Unità:

Educazione sessuale? Mai e poi mai. A scuola meglio parlare di cavoli e cicogne. La cognizione del sesso «creerebbe problemi all’interno delle famiglie, le sole ad avere la titolarità del diritto a educare». E la contraccezione? No a politiche che incentivino l’uso del preservativo. «In Francia come in Gran Bretagna con politiche simili gli aborti sono aumentati, in Italia invece dove la contraccezione chimica è poco diffusa gli aborti sono in diminuzione». Parola di Eugenia Roccella, portavoce del family day e candidata del Popolo delle Libertà. La chiama «una visione antropologica», ed insieme a colleghi come l’ex soubrette Mara Carfagna e Alfredo Mantovano di An laspiegherà agli elettori in un tour in giro per l’Italia.

La famiglia. Certo, a volte in famiglia i bambini ricevono una sana educazione sessuale, comprese le prove pratiche finali con lo zio o l’amico di famiglia. Se sono più fortunati, i genitori gli riversano addosso tutte le personali frustrazioni, ubbìe e complessi. Solo pochi hanno mamme e babbi in grado di dar loro un’immagine positiva e sana del sesso.
Il preservativo. Casualmente esso protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. Senza pensare all’AIDS, è sufficiente per evitare lo scolo.
Tra parentesi: come faccia il preservativo a far aumentare gli aborti, a meno che non si rompa, e il non prendere la pillola a far diminuire gli aborti, lo sa solo la Roccella.

Siamo uno dei paesi più ignoranti in fatto di sesso. Gli adolescenti sguazzano nell’analfabetismo genitale più assoluto. Offrire almeno un ora di educazione sessuale nelle scuole, da parte di personale specializzato: psicologi e sessuologi, non sarebbe solo piccolo passo verso la civiltà ma un dovere morale.
Tra l’altro un bambino o ragazzino cosciente dei fatti sessuali è anche più in grado di difendersi dalla pedofilia, sia quella domestica che quella magari da sacrestia.

Questo invece è il neo-oscurantismo clericale che si appresta a rappresentare alle prossime elezioni il centrodestra.
La patetica conta degli embrioni, la gogna medievale per le donne che abortiscono, la colonna infame per i medici che le aiutano ad usufruire di una legge dello Stato, tra mille ipocrite obiezioni di incoscienza. Le visioni antropologicamente insensate di gente che forse ha solo la colpa di non trombare a sufficienza e non sopporta che lo facciano bene e spesso gli altri.
Per non parlare di altre amenità che ci saranno sicuramente riservate nei prossimi giorni nei confronti di gay, coppie di fatto e varie ed eventuali diversità.

E ora godetevi Lorena Berdùn da Crozza (qui la seconda parte del filmato). Immaginate di essere in un paese civile e di saperla insegnare a scuola ai vostri figli ad essere attori sessuali responsabili e a padroneggiare il muscolo pubo-coccigeo. Guardatevi attorno. Non siete sicuramente in Italia. Probabilmente in Spagna.
Intanto io bevo Roccella e faccio plin-plin.


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http://www.youtube.com/v/TYnFkycbazo&hl=it

Un consiglio: per un effetto ancora più dirompente, guardate il filmato dopo aver letto il post.

Comincio con una affermazione che si basa su un’esperienza personale. Diffido della bioetica e di coloro che se ne adornano come fosse una medaglia di perbenismo. Ne diffido da quando partecipai ad un convegno, appunto sulla Bioetica, dove l’ospite d’onore era Mons. Pio Laghi, colui che andava a giocare a tennis con l’ammiraglio Massera durante la Guerra Sucia in Argentina, mentre le vite indegne di essere vissute degli oppositori politici volavano in mare aperto, malamente anestetizzate ma ancora atrocemente vive. Lo stesso monsignore che, appena pochi giorni dopo il golpe, affermava:

«Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi di fronte ai germi, e nasce così la violenza. I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali.”

Oh certo, una persona squisita, ricordo, strinse la mano a tutte le signore e disse cose molto toccanti sulla difesa della vita. Peccato per quei serve&volley con il Diavolo.

Diffido ancora di più dei convertiti alla difesa della vita come concetto astratto, perchè come tutti i convertiti difettano assolutamente di obiettività e sembrano aver fatto della deprivazione della libertà altrui la propria missione nella vita.
Oggi, giusto per farmi un po’ il sangue marcio, ho letto di quest’altra candidata del PDL, ex radicale convertita al verbo teocon.
Scrive l’Unità:

Educazione sessuale? Mai e poi mai. A scuola meglio parlare di cavoli e cicogne. La cognizione del sesso «creerebbe problemi all’interno delle famiglie, le sole ad avere la titolarità del diritto a educare». E la contraccezione? No a politiche che incentivino l’uso del preservativo. «In Francia come in Gran Bretagna con politiche simili gli aborti sono aumentati, in Italia invece dove la contraccezione chimica è poco diffusa gli aborti sono in diminuzione». Parola di Eugenia Roccella, portavoce del family day e candidata del Popolo delle Libertà. La chiama «una visione antropologica», ed insieme a colleghi come l’ex soubrette Mara Carfagna e Alfredo Mantovano di An laspiegherà agli elettori in un tour in giro per l’Italia.

La famiglia. Certo, a volte in famiglia i bambini ricevono una sana educazione sessuale, comprese le prove pratiche finali con lo zio o l’amico di famiglia. Se sono più fortunati, i genitori gli riversano addosso tutte le personali frustrazioni, ubbìe e complessi. Solo pochi hanno mamme e babbi in grado di dar loro un’immagine positiva e sana del sesso.
Il preservativo. Casualmente esso protegge anche dalle malattie sessualmente trasmissibili. Senza pensare all’AIDS, è sufficiente per evitare lo scolo.
Tra parentesi: come faccia il preservativo a far aumentare gli aborti, a meno che non si rompa, e il non prendere la pillola a far diminuire gli aborti, lo sa solo la Roccella.

Siamo uno dei paesi più ignoranti in fatto di sesso. Gli adolescenti sguazzano nell’analfabetismo genitale più assoluto. Offrire almeno un ora di educazione sessuale nelle scuole, da parte di personale specializzato: psicologi e sessuologi, non sarebbe solo piccolo passo verso la civiltà ma un dovere morale.
Tra l’altro un bambino o ragazzino cosciente dei fatti sessuali è anche più in grado di difendersi dalla pedofilia, sia quella domestica che quella magari da sacrestia.

Questo invece è il neo-oscurantismo clericale che si appresta a rappresentare alle prossime elezioni il centrodestra.
La patetica conta degli embrioni, la gogna medievale per le donne che abortiscono, la colonna infame per i medici che le aiutano ad usufruire di una legge dello Stato, tra mille ipocrite obiezioni di incoscienza. Le visioni antropologicamente insensate di gente che forse ha solo la colpa di non trombare a sufficienza e non sopporta che lo facciano bene e spesso gli altri.
Per non parlare di altre amenità che ci saranno sicuramente riservate nei prossimi giorni nei confronti di gay, coppie di fatto e varie ed eventuali diversità.

E ora godetevi Lorena Berdùn da Crozza (qui la seconda parte del filmato). Immaginate di essere in un paese civile e di saperla insegnare a scuola ai vostri figli ad essere attori sessuali responsabili e a padroneggiare il muscolo pubo-coccigeo. Guardatevi attorno. Non siete sicuramente in Italia. Probabilmente in Spagna.
Intanto io bevo Roccella e faccio plin-plin.


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E’ curioso che in un mondo dominato dal culto del denaro, simboleggiato in psicanalisi dall’escremento; in un mondo che, scisso nella dicotomia tra avarizia (ritenzione) e scialacquamento (incontinenza), fa dell’evacuazione una metafora rituale quasi religiosa, ci si scandalizzi se un satiro o un comico cita la cacca in un suo show e ci si meravigli se poi il tizio viene censurato, radiato e bandito dal regno.

Intendiamoci, la colpa è degli autori di queste performance, sempre. Hanno il vizio di associare alle loro denunce più forti l’elemento merdoso e l’apposito orifizio, che siccome sono innominabili e oggetto di oscuro timore ma altrettanto innominabile segreto culto, fanno scattare le più feroci censure di potere.
E’ come se inconsciamente dicessero: devo fare una denuncia forte, sulla guerra, sull’oscenità della guerra, sulle brutture della società, della famiglia che incoraggia la pedofilia ma siccome non ne ho il coraggio fino in fondo utilizzo la metafora della cacca così mi censureranno e la mia coscienza sarà di nuovo a posto. In psicanalisi si chiama atto mancato.

La censura, quando a sua volta scatta, pensa: io in realtà voglio colpire quel pezzo di merda che osa criticare l’impero, il regime, la guerra santa combattuta dagli eroi. Voglio zittire e far ardere sul rogo quello stronzo che osa criticare la famiglia e la società e perfino prefigurare il futuro di merda che ci aspetta.
Della cacca non me ne frega niente ma siccome a tutti fa schifo tutti mi daranno ragione ad aver censurato quell’idiota per averla nominata.
Si chiama razionalizzazione.

Quando a Bertolucci bruciarono sul rogo “Ultimo Tango a Parigi”, non fu perchè in un certo momento del film Brando sodomizza la Schneider ma perchè Brando, nel mentre, recita la seguente preghiera: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”.

Pasolini, in quel film disgustoso, intollerabile, diciamo proprio di merda che è “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, utilizza la coprofagia per denunciare fin dove può giungere il Potere nella degradazione dell’essere umano. Ancora più rivoluzionario di DeSade, Pasolini preconizza la società attuale.
Ripensando oggi a quel film degli anni settanta, quando per altro in alcune realtà, basti pensare alle dittature sudamericane, la gente veniva torturata veramente a quel modo, ci rendiamo conto che l’incubo del poeta è diventato la nostra realtà in senso (sub)culturale.
Basta pensare alla televisione, dove le persone accettano di farsi umiliare e degradare fisicamente ormai senza quasi limiti e solo per una cosa, il denaro e il simulacro di fama che dà il denaro. “Salò” sembra diventare quindi solo il più estremo dei reality show.

Bisognerebbe riuscire a parlare di atti evacuatori e relativi prodotti escrementizi senza utilizzarli come denuncia sociale e politica e vedere l’effetto che fa, se persistono lo scandalo e la censura. Del resto il cinesino che cagando fa scattare il livello 4 di contaminazione batteriologica negli spot pubblicitari è tollerato, come la pomata dedicata alle amiche emorroidi o gli yogurt che fanno liberare perfino le gran tope che non diresti mai che caghino anche loro come te, misera mortale. Anzi, questi inni alla defecazione ti vengono proposti normalmente all’ora di pranzo e cena, come simpatico coadiuvante dell’appetito. Servono affinchè tu spenda, tiri fuori il denaro, lo sterco del demonio, appunto. Il cerchio si chiude.

Se però a mezzanotte un comico nomina la merda associata ad un giornalista un tempo a libro paga della CIA, apriti cielo.
Luttazzi, che non è esente da una certa compulsiva e fastidiosa coprofilia ma in fondo è un bravo ragazzo e perfino un timido, forse, è stato ancora una volta censurato da la7 e il suo programma, che forse non a caso si chiama(va) “Decameron”, sospeso, che in Italia significa chiuso, tumulato e cementato.
Aveva cominciato bene il ragazùl:
“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq…
Poi è scattato l’atto mancato, introdotto anche dalla clamorosa sottostima dei morti civili iracheni, ben superiori agli 85.000:
“Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanche’ in completo sadomaso che li frusta tutti. Va gia’ meglio no?”.
D’accordo, la prosa non sarà DeSade ma è efficace anche se l’immagine è un po’ da porno casalingo di quart’ordine, disciamo.
La censura, come da copione, si è attaccata a quello, alla fantasia fetish da bordello gran lusso con sconti per comitive vip che faceva venire in mente.
Se Luttazzi si fosse limitato alla prima parte della denuncia lo avrebbero fermato lo stesso? O forse occorreva proprio lo schizzo di merda in faccia perchè ci ricordassimo della bestialità della guerra?

Vabbé, per consolarci e restare in tema, quest’anno metteremo nel presepe un caganer, un “cagone”. Trattasi di antica e gloriosa tradizione catalana, di origine barocca, un personaggio di terracotta ritratto nell’atto di defecare che nel presepe viene di solito collocato in posizione appartata, come si conviene alla circostanza. La figurina non viene considerata assolutamente blasfema ma un retaggio degli antichi culti della fertilità.
In Spagna è considerato un onore essere raffigurati come caganer, come dimostra l’esempio che ho scelto, che rappresenta il Re Juan Carlos. Esistono praticamente tutti i personaggi politici spagnoli, da Aznar a Zapatero alla regina e al principe. Non mancano Bush, Sarkozy e un delizioso piccolo Ratzinger.
Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare nè un caganer Berlusconi, nè un Prodi, né un Veltroni. E’ proprio vero che a livello internazionale non ci caga nesssuno.


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