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E noi che pensavamo di poter scoprire finalmente se siamo veramente sbarcati sulla Luna, se esistono gli alieni, quanti erano a sparare a Dallas e per ordine di chi, chi ha messo le bombe in Italia durante la strategia della tensione, se a volere Moro morto erano proprio solo le Brigate Rosse, chi ha abbattuto l’aereo ad Ustica, chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna, chi ha firmato il patto con la Mafia negli anni ’90, come ha fatto i soldi Berlusconi, insomma noi che volevamo delle vere rivelazioni con il botto, dobbiamo accontentarci di queste cacatine di mosca?  Di ancor meno di ciò che ha rivelato in articulo mortis la buonanima con la kappa, cioè nulla?
Di sapere insomma che siamo governati da un vecchio porco che si circonda di donnine ridanciane a gettone ma che in realtà è schiavo del fascino slavo di un alpha dog russo e pure comunista dal quale ha ricevuto in dono un letto, presumibilmente pieno di cimici? “Che lettone grande mi dai!” “E’ per controllarti meglio”.
Che delusione. Con tutta quest’acqua calda ci faremo un bel bagno. Poi magari rimettiamo su i DVD degli “X-Files” che sono molto più sexy ed emozionanti. No, davvero, non sto scherzando. Se davvero è tutta qui la storia almeno fateci una bella porno parodia: “Vicky licks”.
“Siamo tutti spiati”, urlava ieri il nanaccio dal solito palchetto da imbonitore congressuale, brandendo come una katana uno dei suoi più spompati deliri, quello di persecuzione. Dopo il presidente operaio, il presidente pompiere ed il presidente protettore civile, ecco il presidente paranoico ossessionato dalle cimici che si arrampicano sui muri e dalle reti invisibili di controllo che alieni malvagi, magistrati e comunisti hanno steso per tenerlo d’occhio. Un nuovo pupazzetto dipinto a mano da aggiungere ad una collezione che fa invidia a quella dei Puffi.

Ancora una volta un “tutti” usato come arma impropria, una generalizzazione che semplifica il concetto annullandolo nella propaganda. Per la cronaca, le persone sottoposte ad intercettazione telefonica in Italia sono, secondo un calcolo delle agenzie competenti, ventiseimila. Che diventano, per il moltiplicatore di pani e cimici di Arcore, sette milioni e mezzo di cittadini.

Come al solito il nostro usa un suo problema personale per convincere gli italiani di averne uno simile anch’essi. Non essendo riuscito a farli diventare tutti fantastiliardari come lui, pensa di cavarsela, come premio di consolazione, con la coccarda “Anche tu intercettato come me.” Naturalmente qualche papiminkia suggestionabile che si convince di essere anch’esso spiato come il capo volete che non salti fuori? “Si, si è vero, è una vergogna, siamo tutti spiati, Silvio ha ragione”, dicono appaludendo con le manone.

La menzogna del pupazzetto contiene come al solito una verità. In Italia è vero che si è spiati ma non dalla magistratura, che se lo fa ha sempre i suoi buoni motivi e per giunta legali, per esempio perchè pensa che siamo dei delinquenti in procinto di commettere un reato e cercano di impedirci di perpetrarlo. Con le probabili vittime che magari anticipatamente ringraziano.

Premesso che, fin dai tempi di Caino e Abele, chi fa parte del Potere è sottoposto al controllo dei suoi simili di casta e che la battaglia per il potere è da sempre combattuta a colpi di dossier, noi comuni cittadini siamo più facilmente spiati, o meglio schedati, che è la parola giusta, per altri motivi e da organismi tutt’altro che limpidi e regolari che niente hanno a che vedere con la magistratura che fa il suo mestiere contro il crimine.
Nei decenni passati, giusto per fare un poco di storia, chi faceva politica ed era iscritto ad un sindacato (a quel sindacato), veniva automaticamente schedato, cioè finiva nella lista nera. Nelle piccole e grandi fabbriche, c’era sempre modo di sapere chi era comunista. E, ovviamente, le idee politiche sono un fatto privato, sono dati sensibili che non dovrebbero interessare al datore di lavoro, soprattutto come scusa per licenziarti.
Poteva perfino succedere che certi politici locali andassero a spulciare le liste delle firme raccolte in piazza da un partito per vedere se c’era il figlio di tizio o di caio e in quel modo dare un parere all’imprenditore desideroso di conoscere le opinioni politiche di un neoassunto.

In occasione della recente campagna denigratoria contro il direttore di “Avvenire”, caduto sotto le grinfie degli “inglorious bastards” che scrivono sugli house organ di famigghia, si è riparlato della possibilità che anche l’essere omosessuali o il frequentare persone ed ambienti omosessuali possa costituire da sempre motivo di schedatura.

A parte le schedature politiche, i cittadini sono sotto osservazione continua delle telecamere poste ovunque, anche nei luoghi pubblici. Sono torturati ad ogni ora del giorno da telefonate moleste di gente che vuole vender loro qualcosa.
Il ministro sassofonista acchiappamafiosi vuole addirittura mettere in tutte le principali stazioni ferroviarie i body scanner, quelli che ti guardano dentro le mutandine per vedere se ci nascondi una pistola o sei solo contento di vederlo.
Ovviamente la scusa è che bisogna difendersi dal terrrrorismo interrrrrnazionale, quello con tutte le errre, che magari lancerebbe una Freccia Rossa a bomba contro l’ingiustizia, e non perchè magari chi fabbrica quegli aggeggi vuole fare l’affarone con la grande Meretrice che è lo Stato committente.

Ormai lo sanno anche i sanpietrini che queste norme antiterrorismo che scimmiottano il famigerato “Patriot Act” degli Stati Uniti, non servono contro il terrorismo (che viene fuori a comando quando, come la serva, serve) ma per controllare meglio i cittadini nei loro movimenti ed azioni. Anvedi mai che crollino tutte le Borsacce all’unisono e scoppino tumulti. Con la scusa del terrorismo gli scateniamo contro i Robocop e li immobilizziamo con i pungoli elettrici che avevamo già pronti dai tempi di Bin Laden.

Al Grande Protettore della privacy dei cittadini pronto a disfare la Costituzione pro domo sua chiederei, inoltre, perchè io, mentre sto esercitando le mie funzioni di segretaria e telefono per conto della mia ditta al call center di un fornitore di energia per sbrigare una pratica amministrativa, devo dare le mie generalità comprensive di codice fiscale (non la partita IVA della ditta, badate bene, il mio codice fiscale) senza potermi opporre alla richiesta, altrimenti la pratica non va avanti? Che gliene fotte ad Enel o alla Telecom di chi materialmente sbriga un lavoro aziendale per conto del suo datore di lavoro?

A proposito, sapremo mai la verità sui dossier Telecom, sull’Agenzia di Tavaroli e compagnia bella? Sull’uso illegale di intercettazioni telefoniche fatto per conto del centrodestra allo scopo di fottere i politici di sinistra? Sui nastri che arrivano sul tavolo di Silvio grazie ai buoni servigi dei parenti?
Con la legge contro le intercettazioni, i magistrati non potranno più di fatto usare le intercettazioni e tentare di sventare crimini in divenire.
I giornalisti non potranno più raccontare le meschinità e la delinquenza della classe dirigente.
Siamo sicuri che le agenzie illegali non continueranno a spiare come e più di prima in nome e per conto di chi comanda ormai in maniera assoluta? Non è che non vogliono le intercettazioni. Vogliono poterle fare solo loro.

Delizioso il siparietto di domenica scorsa tra Filippetto Massa e Alonso, Alonso quanto sei str…ano nel backstage del gran premio di Germania. Grazie a BlogTicino ho scoperto questo video che dimostra come l’italiano sia sempre la lingua ideale per insultarsi, un po’ come lo era una volta per l’opera lirica. Pensate, potevano insultarsi reciprocamente nelle rispettive lingue iberiche, con i vari “cabron”, “puta che te pariu” o “chingado” o usare un imperiale “facchiù”. Invece il buon Felipe ha scelto il molto modenese “ma va a caghér!” che lui ha italianizzato apposta per Fernando.
Lode a questi ragazzuoli per avere almeno dimostrato che l’italiano si può imparare alla perfezione, vero Michael?

Certo che è cambiata la F1 da quando cominciai a seguirla nei lontani anni ’70 e il mio eroe a quattroruote era Emerson Fittipaldi. C’erano la mitica Tyrrell a sei ruote, le gomme slick e le monoposto avevano ancora un volante normale, non quella specie di computer portatile con navigatore “tornate-indietro-appena-potete” che hanno ora.
C’erano piloti come Jackie Stewart, Nicky Lauda, Clay Regazzoni, e i mai abbastanza rimpianti Gilles Villeneuve e Ayrton Senna. Fu proprio dopo la morte di Ayrton che divenne difficile guardare un gran premio con gli occhi di prima. Qualcosa era volato via con lui, un po’ come nel ciclismo dopo la morte del Pirata.

La formula 1 del passato prossimo, quella del regno di Schumi non mi ha mai troppo appassionato. Schumacher è stato un grande, lo ammetto, ma assieme al fatto che non sono mai stata una tifosa vera della Ferrari, posso dire che c’è stato un periodo nel quale il gran premio era per me solo un ottimo rimedio contro l’insonnia. Semaforo rosso, giallo, verde, via! e contemporaneamente 5,4,3,2,1, faceva effetto il Pentotal. Che dormite!

Oggi il panorama sta diventando decisamente più interessante. C’è la grande spy story di Pistonopoli sul fedifrago Nigel Stepney con la polverina e la McLaren che rischia di diventare la Juventus della F1.
Bella la storia. Secondo le accuse, il tecnico che sperava di prendere il posto di Ross Brawn lo prende nel posto e pensa di ricattare la Ferrari. La Ferrari, per risparmiare su un dipendente, altrimenti non sarebbero imprenditori italiani, probabilmente nega l’aumento al tecnico e la biscia si rivolta al ciarlatano. In combutta con un altro insoddisfatto della McLaren, Mike Coughlan, fotocopiano anche il porco a Maranello e offrono il malloppo alla Honda. Nel frattempo Stepney sarebbe stato visto tentare di “avvelenare” la rossa con una misteriosa polverina versata nel serbatoio. Non il volgare zucchero dei teppisti di una volta, ma una misteriosa pozione in grado di rallentare la potenza del motore.

Oggi si riunisce la FIA per decidere delle eventuali sanzioni contro la McLaren, se sarà dimostrato il reato di spionaggio industriale e illecito sportivo, mentre sembrano emergere nuove prove del complotto contro la Ferrari e si attende si conoscere la sorte della Lucrezia Borgia del paddock e del suo compare.

Nel frattempo, come abbiamo visto, i piloti sono nervosi e litigano. Si litiga anche tra piloti e patron, ed emergono le gelosie tra cocchi di patron e figli della serva, piloti e sottopiloti, perle nere e barrichelli. Non è un reality ma poco ci manca. Vogliatevi bene, ragazzi, non mandatevi più a cagare. Forse non vedremo mai una scena come quella del filmato qui sotto tra Fernando e Felipe, ma se la telenovela continua, chissà?

P.S. Ogni link è un video, scusate se è poco, è quasi un palinsesto!


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http://www.youtube.com/v/PDxlWub_c0Q

Delizioso il siparietto di domenica scorsa tra Filippetto Massa e Alonso, Alonso quanto sei str…ano nel backstage del gran premio di Germania. Grazie a BlogTicino ho scoperto questo video che dimostra come l’italiano sia sempre la lingua ideale per insultarsi, un po’ come lo era una volta per l’opera lirica. Pensate, potevano insultarsi reciprocamente nelle rispettive lingue iberiche, con i vari “cabron”, “puta che te pariu” o “chingado” o usare un imperiale “facchiù”. Invece il buon Felipe ha scelto il molto modenese “ma va a caghér!” che lui ha italianizzato apposta per Fernando.
Lode a questi ragazzuoli per avere almeno dimostrato che l’italiano si può imparare alla perfezione, vero Michael?

Certo che è cambiata la F1 da quando cominciai a seguirla nei lontani anni ’70 e il mio eroe a quattroruote era Emerson Fittipaldi. C’erano la mitica Tyrrell a sei ruote, le gomme slick e le monoposto avevano ancora un volante normale, non quella specie di computer portatile con navigatore “tornate-indietro-appena-potete” che hanno ora.
C’erano piloti come Jackie Stewart, Nicky Lauda, Clay Regazzoni, e i mai abbastanza rimpianti Gilles Villeneuve e Ayrton Senna. Fu proprio dopo la morte di Ayrton che divenne difficile guardare un gran premio con gli occhi di prima. Qualcosa era volato via con lui, un po’ come nel ciclismo dopo la morte del Pirata.

La formula 1 del passato prossimo, quella del regno di Schumi non mi ha mai troppo appassionato. Schumacher è stato un grande, lo ammetto, ma assieme al fatto che non sono mai stata una tifosa vera della Ferrari, posso dire che c’è stato un periodo nel quale il gran premio era per me solo un ottimo rimedio contro l’insonnia. Semaforo rosso, giallo, verde, via! e contemporaneamente 5,4,3,2,1, faceva effetto il Pentotal. Che dormite!

Oggi il panorama sta diventando decisamente più interessante. C’è la grande spy story di Pistonopoli sul fedifrago Nigel Stepney con la polverina e la McLaren che rischia di diventare la Juventus della F1.
Bella la storia. Secondo le accuse, il tecnico che sperava di prendere il posto di Ross Brawn lo prende nel posto e pensa di ricattare la Ferrari. La Ferrari, per risparmiare su un dipendente, altrimenti non sarebbero imprenditori italiani, probabilmente nega l’aumento al tecnico e la biscia si rivolta al ciarlatano. In combutta con un altro insoddisfatto della McLaren, Mike Coughlan, fotocopiano anche il porco a Maranello e offrono il malloppo alla Honda. Nel frattempo Stepney sarebbe stato visto tentare di “avvelenare” la rossa con una misteriosa polverina versata nel serbatoio. Non il volgare zucchero dei teppisti di una volta, ma una misteriosa pozione in grado di rallentare la potenza del motore.

Oggi si riunisce la FIA per decidere delle eventuali sanzioni contro la McLaren, se sarà dimostrato il reato di spionaggio industriale e illecito sportivo, mentre sembrano emergere nuove prove del complotto contro la Ferrari e si attende si conoscere la sorte della Lucrezia Borgia del paddock e del suo compare.

Nel frattempo, come abbiamo visto, i piloti sono nervosi e litigano. Si litiga anche tra piloti e patron, ed emergono le gelosie tra cocchi di patron e figli della serva, piloti e sottopiloti, perle nere e barrichelli. Non è un reality ma poco ci manca. Vogliatevi bene, ragazzi, non mandatevi più a cagare. Forse non vedremo mai una scena come quella del filmato qui sotto tra Fernando e Felipe, ma se la telenovela continua, chissà?

http://www.youtube.com/v/ev7WSY857dE

P.S. Ogni link è un video, scusate se è poco, è quasi un palinsesto!


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Prendo spunto da un articolo di Pressante che racconta delle ultime rivelazioni sulle cellule di Al Qaeda in Gran Bretagna.

Pare che colà i terroristi si nascondano non nelle moschee ma tra cateteri e fleboclisi, a tramare contro la perfida Albione e l’intero Occidente. Non in cliniche private di lusso, per potersi togliere il gusto così di fare qualche clistere a tradimento a magnati e profittatori dei popoli del terzo mondo, ma nel servizio sanitario nazionale, o di quello che ne è rimasto dopo la cura della gran gnocca Margaret negli anni ‘80.

Gli ultimi arrestati, racconta il giornale impegnato “The Mirror”, erano medici pure bravi di origine palestinese o pakistana che però sotto sotto tramavano le più orrende azioni terroristiche. Per fortuna che l’MI5 vigila e sa sempre dove andare a pescare questi sospetti. Pare quasi che abbia un sesto senso. I media hanno il compito poi di raccontare ”umaronnamia” a cosa siamo scampati.
Forse volevano sciogliere del Guttalax nell’acquedotto di Londra e si erano messi d’accordo per ingessare a tutti l’arto sbagliato? No, preparavano attentati dinamitardi ma con risultati per fortuna scadenti, come dimostrano le ultime rudimentali bombe trovate a Londra.
Ofele’ fa el to meste’
, dicono a Milano.
Certo che queste storie, tra gli shampoo esplosivi dell’anno scorso e i terroristi della mutua di quest’anno fanno pensare che gli 007 inglesi abbiano veramente troppa fantasia.

Non che non vi sia una certa tradizione medica in Al Qaeda. Il noto Ayman al-Zawahari, attualmente gran capo in sostituzione del probabilmente defunto Bin Laden, era al seguito appunto di Osama come medico personale quando questi si fece ricoverare per una decina di giorni a Dubai, lui si in un ospedale americano di lusso, per farsi curare i reni da un professorone “ammerecano” ed era tutto un via vai di visite, fiori e pastarelle da parte dell’FBI e della CIA. Era il luglio 2001, mentre a Genova stavano per roteare i manganelli e il principe del terrore stava già evidentemente pregustando il botto delle due torri. Questa notizia, davvero sorprendente alla luce degli avvenimenti successivi, fu pubblicata dopo l’11 settembre da “Le Figaro” e nessuno l’ha mai ufficialmente smentita.

P.S. Secondo l’MI5 pare che Dr. House non sia coinvolto con Al Qaeda. L’immagine qui sopra è probabilmente falsa.


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Prendo spunto da un articolo di Pressante che racconta delle ultime rivelazioni sulle cellule di Al Qaeda in Gran Bretagna.

Pare che colà i terroristi si nascondano non nelle moschee ma tra cateteri e fleboclisi, a tramare contro la perfida Albione e l’intero Occidente. Non in cliniche private di lusso, per potersi togliere il gusto così di fare qualche clistere a tradimento a magnati e profittatori dei popoli del terzo mondo, ma nel servizio sanitario nazionale, o di quello che ne è rimasto dopo la cura della gran gnocca Margaret negli anni ‘80.

Gli ultimi arrestati, racconta il giornale impegnato “The Mirror”, erano medici pure bravi di origine palestinese o pakistana che però sotto sotto tramavano le più orrende azioni terroristiche. Per fortuna che l’MI5 vigila e sa sempre dove andare a pescare questi sospetti. Pare quasi che abbia un sesto senso. I media hanno il compito poi di raccontare ”umaronnamia” a cosa siamo scampati.
Forse volevano sciogliere del Guttalax nell’acquedotto di Londra e si erano messi d’accordo per ingessare a tutti l’arto sbagliato? No, preparavano attentati dinamitardi ma con risultati per fortuna scadenti, come dimostrano le ultime rudimentali bombe trovate a Londra.
Ofele’ fa el to meste’
, dicono a Milano.
Certo che queste storie, tra gli shampoo esplosivi dell’anno scorso e i terroristi della mutua di quest’anno fanno pensare che gli 007 inglesi abbiano veramente troppa fantasia.

Non che non vi sia una certa tradizione medica in Al Qaeda. Il noto Ayman al-Zawahari, attualmente gran capo in sostituzione del probabilmente defunto Bin Laden, era al seguito appunto di Osama come medico personale quando questi si fece ricoverare per una decina di giorni a Dubai, lui si in un ospedale americano di lusso, per farsi curare i reni da un professorone “ammerecano” ed era tutto un via vai di visite, fiori e pastarelle da parte dell’FBI e della CIA. Era il luglio 2001, mentre a Genova stavano per roteare i manganelli e il principe del terrore stava già evidentemente pregustando il botto delle due torri. Questa notizia, davvero sorprendente alla luce degli avvenimenti successivi, fu pubblicata dopo l’11 settembre da “Le Figaro” e nessuno l’ha mai ufficialmente smentita.

P.S. Secondo l’MI5 pare che Dr. House non sia coinvolto con Al Qaeda. L’immagine qui sopra è probabilmente falsa.

Giorni fa scoppia il caso Pollari nel quale, tra l’altro, si racconta di alcune bufale confezionate dai servizi segreti “pompati” che finivano sui giornali di famiglia, come Pan-O-rama. Clamoroso quello scritto da Lino Jannuzzi che raccontava di un vertice mai esistito tra magistrati italiani e stranieri a Lugano riunitisi, secondo le cronache marziane, per danneggiare Berlusconi.

Ieri, sempre sulla patinata rivista di pubblicità fighetta interrotta dagli articoli, ma questa volta in versione ancora più virtuale, quella online, usciva la clamorosa notizia che “Prodi sarebbe indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Catanzaro” nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione di fondi europei da parte di un comitato d’affari del quale farebbero parte alcuni collaboratori di Prodi. Anche se da Catanzaro i magistrati smentiscono l’avviso di garanzia e mai come in questi giorni si sentono tanti condizionali (sarà per simpatia con i milioni di condizionatori accesi), ormai il tam tam è partito.

Indipendentemente dai fatti, qui si vede la differenza tra la potenza di fuoco di chi ha i media e li sa usare e chi li usa solo ogni tanto malamente.
Se Prodi è innocente e Bufal-O-rama ne ha scritta un’altra delle sue rimarrà comunque il dubbio che i magistrati di Catanzaro, toghe rosse ovviamente, con il loro riserbo abbiano voluto favorirlo mentre Berlusconi a Caserta fu “massacrato”. Se Prodi risulterà colpevole tutti diranno che Pan-O-rama aveva ragione e per proprietà transitiva diverranno vere anche le bufale pregresse tipo Lugano addio, mai più ti rivedrò.

Seguiremo volentieri gli sviluppi dell’inchiesta di Catanzaro, anche perchè ancora una volta ci sono le intercettazioni telefoniche e i tabulati di mezzo e la cosa è sempre interessante.
Ciò che conta intanto è che con tutto questo polverone tipo Parigi-Dakar ci è sfuggita per l’ennesima volta la notizia della condanna definitiva di Cesare Previti per la corruzione dei giudici nel Lodo Mondadori. Qui non siamo mica nei forse. Come si direbbe a Napoli, è cassazione.
Ovverosia fatti, non pugnette.


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Giorni fa scoppia il caso Pollari nel quale, tra l’altro, si racconta di alcune bufale confezionate dai servizi segreti “pompati” che finivano sui giornali di famiglia, come Pan-O-rama. Clamoroso quello scritto da Lino Jannuzzi che raccontava di un vertice mai esistito tra magistrati italiani e stranieri a Lugano riunitisi, secondo le cronache marziane, per danneggiare Berlusconi.

Ieri, sempre sulla patinata rivista di pubblicità fighetta interrotta dagli articoli, ma questa volta in versione ancora più virtuale, quella online, usciva la clamorosa notizia che “Prodi sarebbe indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Catanzaro” nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione di fondi europei da parte di un comitato d’affari del quale farebbero parte alcuni collaboratori di Prodi. Anche se da Catanzaro i magistrati smentiscono l’avviso di garanzia e mai come in questi giorni si sentono tanti condizionali (sarà per simpatia con i milioni di condizionatori accesi), ormai il tam tam è partito.

Indipendentemente dai fatti, qui si vede la differenza tra la potenza di fuoco di chi ha i media e li sa usare e chi li usa solo ogni tanto malamente.
Se Prodi è innocente e Bufal-O-rama ne ha scritta un’altra delle sue rimarrà comunque il dubbio che i magistrati di Catanzaro, toghe rosse ovviamente, con il loro riserbo abbiano voluto favorirlo mentre Berlusconi a Caserta fu “massacrato”. Se Prodi risulterà colpevole tutti diranno che Pan-O-rama aveva ragione e per proprietà transitiva diverranno vere anche le bufale pregresse tipo Lugano addio, mai più ti rivedrò.

Seguiremo volentieri gli sviluppi dell’inchiesta di Catanzaro, anche perchè ancora una volta ci sono le intercettazioni telefoniche e i tabulati di mezzo e la cosa è sempre interessante.
Ciò che conta intanto è che con tutto questo polverone tipo Parigi-Dakar ci è sfuggita per l’ennesima volta la notizia della condanna definitiva di Cesare Previti per la corruzione dei giudici nel Lodo Mondadori. Qui non siamo mica nei forse. Come si direbbe a Napoli, è cassazione.
Ovverosia fatti, non pugnette.

Se Pollari parla dei favolosi anni ’80, chi ha più da temere?
Forse Violante che, dopo il clamoroso “non toglieremo mai le televisioni a Berlusconi” (guarda il video se non credi ai tuoi occhi), ha subito ingranato la retromarcia sui segreti di Stato?
Forse lo stesso Berlusconi, del quale sapremo finalmente come ha fatto i soldi senza utilizzare il cappello del Mago Silvan e le carte del mago Binarelli, come avevamo sempre creduto?

Se Pollari racconta tutto, già che c’é ci dice anche come è andata con il povero Calipari? Potrebbe anche rivelarci, en passant, quali segreti di stato vendeva a caro prezzo il pusher sovrappeso di bambanate all’agente a Roma della CIA e il nome di chi aveva il coraggio di comperarli?
Per quanto mi riguarda sono tutta orecchie.

Certo che farsi tenere per le palle da uno che si chiama Pio Pompa, ce ne vuole. Non posso fare a meno di pensare ai suoi bambini.

P.S. Sono un po’ preoccupata però adesso. Non sarà che, come Franco Califano, adesso Elio mi fa causa per avergli rubato il titolo?


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Se Pollari parla dei favolosi anni ’80, chi ha più da temere?
Forse Violante che, dopo il clamoroso “non toglieremo mai le televisioni a Berlusconi” (guarda il video se non credi ai tuoi occhi), ha subito ingranato la retromarcia sui segreti di Stato?
Forse lo stesso Berlusconi, del quale sapremo finalmente come ha fatto i soldi senza utilizzare il cappello del Mago Silvan e le carte del mago Binarelli, come avevamo sempre creduto?

Se Pollari racconta tutto, già che c’é ci dice anche come è andata con il povero Calipari? Potrebbe anche rivelarci, en passant, quali segreti di stato vendeva a caro prezzo il pusher sovrappeso di bambanate all’agente a Roma della CIA e il nome di chi aveva il coraggio di comperarli?
Per quanto mi riguarda sono tutta orecchie.

Certo che farsi tenere per le palle da uno che si chiama Pio Pompa, ce ne vuole. Non posso fare a meno di pensare ai suoi bambini.

P.S. Sono un po’ preoccupata però adesso. Non sarà che, come Franco Califano, adesso Elio mi fa causa per avergli rubato il titolo?


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