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E’ dura dover dar ragione a Daniele Capezzone ma oggi mi tocca pure questo.
Da simpatizzante romanista anch’io ritengo che la partita di ieri sera tra Inter e Lazio sia stata una cosa vergognosa sulla quale bisognerà indagare a fondo, compreso il comportamento della tifoseria organizzata sugli spalti. Altrimenti non chiamiamolo più calcio ma materia organica anfibia comunemente detta merda.
Ad ogni modo, prima o poi, la banda degli onesti pagherà tutto e pure con gli arretrati. Non ho fretta. Vado a sedermi sulla riva del fiume.
La montagna ha i suoi lati positivi. Per esempio questa patata cotta nella stufa e condita con un mezz’etto di colesterolo e prezzemolo, gustata sul Monte Baranci a San Candido, in Val Pusteria. Di una bontà unica, una divinità patatesca che vale sicuramente la gita fin quasi al confine austriaco. Lì la montagna è stupenda. Pura dolomite. Le Tre Cime sono lì da qualche parte, assieme a laghi da sogno e paesaggi che alla sera si tingono di un rosa intenso. Unico nell’universo.

Dopo che hai visto quelle montagne, le altre, quelle più basse, normali e di un monotono colore verde dove, come ti volti, vedi solo mele, mele e ancora mele, sono, diciamolo, un pò tristi.
E’ in queste ultime che sto passando le mie vacanze, al confine tra due parchi naturali: Adamello e Stelvio. Bel tempo finora per fortuna ma oggi tanto ha fatto che la pisciata gli è scappata con un bel cielo imbronciato da fracassamento di maroni.

Se gli anni precedenti ho dato il mio contributo alla sciocca usanza dei vacanzieri di montagna di inerpicarsi per sentieri ripidi e sassosi, con zaini pesantissimi sulla schiena, per non farmi mancare nulla nel campo della illusione salutistico-sportiva del “moto”, quest’anno niente.
Quest’anno, complice una preoccupante stanchezza arretrata che mi fa sentire come ciucciata da una schiera di vampiri, (di quelli veri, che ti spolpano davvero, non quelli mona di Twilight), riposo assoluto. Riposo ed eventualmente qualche piatto locale. Alla faccia di diete, dietologi e dietiste. Fanculo tutti.
Riposo come deve essere una vera vacanza, altro che vacanza da vecchi, come qualcuno starà pensando. Come ad esempio un pomeriggio passato in riva ad un torrente leggendo un libro e la riscoperta del poter dormire fino alle otto del mattino.
Del resto non avrei avuto la forza di fare altro. Ma ci si può ridurre così?

L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


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L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


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L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


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“Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!” (Totò – “Totò truffa”)

Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

***
Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

***

A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
“Ed ora facciamo una piccola pausa per la pubblicità, non andate a seppellire i vostri morti, restate con noi.”


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Un allenatore completamente cieco, sordo e muto, un Lippi dei Miracoli, oppure troppo fedele alla consegna dell’omertà ambientale-mafiosa calcistica sull’omosessualità, dice (a Klaus Davi!) che non ha mai incontrato giocatori gay in quarant’anni di carriera. Forse perchè essi non girano in tacchetti a spillo sul campo, come dice deliziandoci Galatea.
Oppure perchè, mettendo i calciatori a fare i testimonials per le mutandine di Dolce & Gabbana, gay dichiarati, nessuno penserà che siano anche loro della partita, in quel senso. Chi meglio di un gruppetto di masculi a prova di bomba per una campagna gaia che più gaia non si può? Per la serie: tecniche avanzate di mascheramento sociale.

In attesa di conoscere le preferenze politiche e sessuali di Beckham (per il quale non metterei la mano sul fuoco, nel senso che non penso sia comunista), è un tripudio di interviste ai nuovi maîtres à penser in parastinchi.
Se Totti banalmente mette in dubbio la virtù e l’onestà dell’Inter, Buffon ci rivela che ammira Fini (ma va?) maanche Bertinotti e forse sulla guerra in Palestina dice cose più di sinistra di Fassino.
Per ultimo ‘o capitano Cannavaro, bello guaglione che, sfogandosi con Alfonso Signorini, se l’è presa con “Gomorra” il film, dicendo che, signora mia, “non giova all’immagine dell’Italia”.

Sono d’accordo. Per rappresentare i problemi della Campania di oggi, secondo la moda berlusconiana dell’ottimismo della volontà, era meglio mandare agli Oscar “Un posto al sole”.
L’unica attenuante che ha Cannavaro è il fatto che “Gomorra” sarà pure lo specchio della realtà di Scampia, una denuncia della camorra eccetera ma a me è parsa una pizza tanta. Saranno stati l’obbligo dei sottotitoli e la maledetta presa diretta mania del cinema italiano che non fa capire una michia tanta dei dialoghi e l’eccessiva lunghezza ma io l’ho trovato pesante (e non per l’argomento) come i pizzoccheri della Valtellina e continuo a pensare che sia meglio il libro. Magari un giorno di questi, con un paio di Red Bull in corpo me lo rivedo e provo a ricredermi.

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Questi qui non sono più fascisti, girano in kippah perchè sono i migliori amici diegli ebrei e di Israele, dopo aver gettato alle ortiche i vecchi numeri de “La Difesa della Razza” dove scriveva Almirante, il segretario del partito della loro gioventù.
Però quando si parla di Salò, cioè del lato peggiore del fascismo, quello demussolinizzato e più filonazista che mai, è più forte di loro e non riescono proprio a trattenerlo, il vento revanscista.
Ultimamente il meteorismo è sempre più fastidioso ed imbarazzante.

In quello che potremmo definire il Lodo Tarallucci, un manipolo di parlamentari del PDL vuole istituire l’Ordine del Tricolore, con tanto di medaglia e vitalizio per tutti coloro che combatterono nell’ultima guerra, soprattutto i repubblichini. Dice che erano ragazzi, che lo fecero per idealismo. I comunisti partono sempre da un orrendo complotto per sovvertire il mondo, premeditano; i fascisti invece sono dei romantici, ça va sans dire.
Resta da spiegare come si possono conciliare l’atlantismo ed il filosionismo a braghe calate di oggi con l’antisemitismo e la “lotta contro l’invasore americano” di allora. Attendiamo fiduciosi l’illuminazione.

***

A Gaza sono state introdotte le pause-caffé tra un bombardamento e l’altro. Non escludo che prossimamente si possano interrompere le guerre con i consigli per gli acquisti.
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A noi storici detrattori del nano è sfuggita questa settimana una notizia che dovrebbe invece farci ricredere sulle qualità di rianimatore d’urgenza dell’economia reale possedute dal nostro (anti)eroe.
La notizia in questione è l’annunciato arrivo al Milan di David Beckham, il Ken superdotato marito della “Barbie Stronza” limited edition a grandezza naturale. Il nerboruto giovanotto che una leggenda metropolitana sostiene essere addirittura un calciatore.

David e Victoria (la Barbie) arrivano nel momento giusto, in questi chiari di luna dove la gente si indebita, riceve l’intimo di sfratto ed affolla i LIDL per fare la spesa, perchè sono i personaggi perfetti per un’era prerivoluzionaria (di quelle dove sibilano le lame delle ghigliottine, per intenderci), capaci di far impallidire gli sprechi di Maria Antonietta e delle sue caprette al Petit Trianon.
Grazie a loro potremmo osservare un enorme rilancio del lavoro a maglia. E’ con personaggi del genere in giro a schiaffeggiare la miseria che i popoli mettono mano ai forconi.

Se non avete mai provato a leggere le cronache dei loro shopping, di cosa riescono a comprare Posh e Becks in due ore e di quanti soldi riescono a sperperare nel periodo di tempo dato, vi consiglio senz’altro l’esperienza. C’è addirittura un canale di Sky dedicato alle loro imprese e a quelle di altri parassiti, l’inimmaginabile ed osceno “E!”.
Non avete idea della soddisfazione a sentire che quello che voi guadagnate in un mese di duro lavoro, diciamo 1000 euro, Lady Becks li spende per uno shampoo e una spuntatina alla chioma. La manicure no, è a parte. Non oso immaginare il costo della crema alla merdina di usignolo che si spalma regolarmente la sera prima di andare a letto con Ken.
In una delle loro innumerevoli ville (un tratto in comune con il loro prossimo datore di lavoro) hanno fatto costruire la casetta dei giochi per i loro due cuccioli di miliardario. Non una casetta normale, di quelle in legno prefabbricate ma una vera villa in miniatura, costata qualche milione di dollari.

E’ in questo contesto di pornografico scialacquamento di risorse, di uso hardcore della carta di credito ed ingoio di denaro a gola profonda che Silvio deve avere avuto la geniale pensata.

Sguinzagliare Posh in Via Montenapo per un paio d’ore al pomeriggio (la mattina no, poverina, deve riposare), potrebbe risollevare le sorti del Made in Italy. Chi se non lei potrebbe ordinare una dozzina di quei plaids in zibellino visti in un negozio di Montenapo e prezzati 100.000 euro l’uno?
Non salveremo i piccoli negozietti, “Le trine di Marcella”, la “Casa della Calzatura”, le Upim, le Oviesse, i Carrefour, le Ikea ma il triangolo d’oro della Milano da succhiare sarà salvo. Così si potrà fare media e dire che i consumi in Italia ripartono, magari con una bella foto di Posh stracarica di pacchi dono per Natale sbattuta su “Libero” con il titolo: “Ecco la crisi inventata dai comunisti”.

Non c’è che dire, è stata proprio una bella pensata. Dal culo di Sacchi al culo di Beckham.


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A noi storici detrattori del nano è sfuggita questa settimana una notizia che dovrebbe invece farci ricredere sulle qualità di rianimatore d’urgenza dell’economia reale possedute dal nostro (anti)eroe.
La notizia in questione è l’annunciato arrivo al Milan di David Beckham, il Ken superdotato marito della “Barbie Stronza” limited edition a grandezza naturale. Il nerboruto giovanotto che una leggenda metropolitana sostiene essere addirittura un calciatore.

David e Victoria (la Barbie) arrivano nel momento giusto, in questi chiari di luna dove la gente si indebita, riceve l’intimo di sfratto ed affolla i LIDL per fare la spesa, perchè sono i personaggi perfetti per un’era prerivoluzionaria (di quelle dove sibilano le lame delle ghigliottine, per intenderci), capaci di far impallidire gli sprechi di Maria Antonietta e delle sue caprette al Petit Trianon.
Grazie a loro potremmo osservare un enorme rilancio del lavoro a maglia. E’ con personaggi del genere in giro a schiaffeggiare la miseria che i popoli mettono mano ai forconi.

Se non avete mai provato a leggere le cronache dei loro shopping, di cosa riescono a comprare Posh e Becks in due ore e di quanti soldi riescono a sperperare nel periodo di tempo dato, vi consiglio senz’altro l’esperienza. C’è addirittura un canale di Sky dedicato alle loro imprese e a quelle di altri parassiti, l’inimmaginabile ed osceno “E!”.
Non avete idea della soddisfazione a sentire che quello che voi guadagnate in un mese di duro lavoro, diciamo 1000 euro, Lady Becks li spende per uno shampoo e una spuntatina alla chioma. La manicure no, è a parte. Non oso immaginare il costo della crema alla merdina di usignolo che si spalma regolarmente la sera prima di andare a letto con Ken.
In una delle loro innumerevoli ville (un tratto in comune con il loro prossimo datore di lavoro) hanno fatto costruire la casetta dei giochi per i loro due cuccioli di miliardario. Non una casetta normale, di quelle in legno prefabbricate ma una vera villa in miniatura, costata qualche milione di dollari.

E’ in questo contesto di pornografico scialacquamento di risorse, di uso hardcore della carta di credito ed ingoio di denaro a gola profonda che Silvio deve avere avuto la geniale pensata.

Sguinzagliare Posh in Via Montenapo per un paio d’ore al pomeriggio (la mattina no, poverina, deve riposare), potrebbe risollevare le sorti del Made in Italy. Chi se non lei potrebbe ordinare una dozzina di quei plaids in zibellino visti in un negozio di Montenapo e prezzati 100.000 euro l’uno?
Non salveremo i piccoli negozietti, “Le trine di Marcella”, la “Casa della Calzatura”, le Upim, le Oviesse, i Carrefour, le Ikea ma il triangolo d’oro della Milano da succhiare sarà salvo. Così si potrà fare media e dire che i consumi in Italia ripartono, magari con una bella foto di Posh stracarica di pacchi dono per Natale sbattuta su “Libero” con il titolo: “Ecco la crisi inventata dai comunisti”.

Non c’è che dire, è stata proprio una bella pensata. Dal culo di Sacchi al culo di Beckham.


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Qual’è il segreto meglio custodito del mondo? Dopo i gusti sessuali dei capi di stato, senza dubbio i nomi dei calciatori gay italiani e stranieri.
A sentire allenatori, manager e pedatori medesimi, l’omosessualità non esiste nel calcio (muhahaha!) perchè il calcio “non è roba per signorine”.Infatti è tutto un “entrare da tergo”, “andare sull’uomo”, “fare fallo” ecc.

Può sembrare una questione di lana caprina ma perchè deve’esserci una tale omertà sul fatto che una fisiologica percentuale della popolazione sportiva è gay, come lo è la medesima percentuale di camionisti, medici e agricoltori?
Per citare i casi di coming out nel mondo dello sport bastano e avanzano le dita delle mani. Greg Louganis e Matthew Mitcham, tuffatori, Martina Navratilova e Amélie Mauresmo tenniste e, non me ne vengono in mente altri. Calciatori nessuno, a parte Marcus Urban.
Un mucchio di chiacchierati, anche di prima scelta e di altissimo pedigree nascosti da plotoni di veline e modelle da copertura ma nessun coming out clamoroso da che io ricordi, e tenete presente che io mastico il calcio dai tempi di Pizzaballa.
Niente da fare, altro che Codice da Vinci, l’omosessualità nel calcio è un enigma avvolto in un mistero.

Così mi viene da sorridere sentendo parlare di outing (confondendolo come al solito con il coming-out) come si è fatto nei giorni scorsi e come se si trattasse di una rivelazione sconvolgente, se un calciatore si dichiara fascista. Nonsolodicanio, potremmo dire. Un ambiente che si vanta della sua omofobia è perfettamente compatibile con simpatie politiche di estrema destra, quindi dov’è la stranezza? Abbiati è di destra? Come si dice in Toscana: buon pro gli faccia.

Come nel caso dell’uomo che morde il cane, la vera notizia sarebbe se, che ne so, Del Piero, dichiarasse alla Domenica Sportiva posizioni politiche vicine al Partito Marxista Leninista Italiano. Posso sbagliarmi ma uno dei rari giocatori comunisti, se non l’unico, rimane il Paolo Sollier degli anni ’70.

Magari, chissà, dopo il pugno chiuso di Sollier e il braccio teso di Di Canio, coraggiosi di dichiarare la loro fede politica, un giorno vedremo un centravanti abbrancare un terzino e renderlo fluidificante con una bella palpata al fallo di prima. Io ci spero.


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