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Avendo letto il testo dell’accordo su Pomigliano d’Arco, dico che le condizioni non sono poi così malvagie, suvvia. Otto ore di lavoro filate sul ritmo della Polacca (l’ultima mezz’ora serve per la ristorazione ma è retribuita, eccheccà) in uno stabilimento abituato a ritmi circadiani mediterranei posson bastare. Certo senza coca sarà dura ma per l’indennità sniffata, per la famosa Pista di Stakhanov, ci vorranno ancora molti anni di lotte operaie.

No, no, poteva andare peggio. Potevano chiedere agli operai di rinunciare anche all’ultima mezz’ora. Non lo sapete che i padroni, loro, lavorano anche quattordici ore di fila senza sentire né fame né sete né fatica? Non so come se la caverebbero con l’antidoping ma non sottilizziamo.

Mi rimane il dubbio su come si regoleranno con le necessità fisiologiche dei lavoratori durante le famose otto ore continuate. Va bene che non mangiano ma una pisciatina, secondo me, ogni tanto scappa lo stesso.
Suggerirei l’uso di cateteri e sacchettini tipo quelli degli astronauti. Altrimenti a qualcuno potrebbe venir voglia di pisciare nel serbatoio della Panda.

E’ sicuramente appagante veder aumentare i propri compiti in azienda fino ad essere considerati come il/la factotum. C’è solo un piccolo problema.
Passa un rappresentante? Il titolare te lo sbologna pari pari: “Parli pure con la signora”. Squilla il telefono: “Aspetti che le passo la mia collega”. Altra telefonata: “Mi scusi, il titolare mi ha detto che potevo parlare direttamente con lei”. Una cliente si raccomanda: “Domani lei c’è, vero??” E poi: “Quando la posso trovare?”, “Ci pensa lei a tutto?”, “Mi affido a lei”.
E’ elettrizzante avere in mano il boccino d’oro. Per carità, benedico il lavoro e la fortuna di averlo. Mi sorge solo un dubbio. Comincio a pensare che Stakhanov lavorasse meno di me.


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