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676mila euro. E’ quanto spende Madonna all’anno, secondo recenti calcoli, in cure estetiche, trucchi, creme, palestra, formolo, ecc. per il risultato che si vede nella foto.
E’ proprio vero che il mondo di oggi è profondamente ingiusto e dominato dalla più schifosa diseguaglianza.

Ve lo dimostra il fatto che io, ad esempio, non mi sono rifatta nulla, non ho tempo di andare in palestra, ho speso ultimamente ben 23 euro per una crema per il viso e, pur essendo quasi coetanea, non ho le rughe che ha Madonna.

Gli Stati Uniti, che sono il paese più moderno del mondo, pur con tutte le contraddizioni possibili, si sono scelti come presidente un giovane uomo bello, spigliato, ricco ma non fantastiliardario, pragmatico e per giunta diversamente bianco. Gli americani si sono affidati a quella che potrebbe essere una figura fraterna o di giovane papà. Uno che all’occorrenza si infila il grembiule e dà una mano con il barbecue o a riparare la ruota forata, che potrebbe spiegarti come intende risanare l’economia tinteggiando la cucina.
Obama è una figura che trasmette fiducia nel futuro, nei giovani, nella freschezza di pensiero e soprattutto nell’elasticità dello stesso. Emana vita, ottimismo e fiducia di sé.

Gli italiani invece sono pazzi di un vecchio fantastiliardario vanitoso che non sopporta di invecchiare e quindi si è fatto fare l’espressione facciale paralizzata dal botulino, i capelli finti alla Zed e un colorito ed aspetto che assomigliano più ad un ottimo lavoro di tanatoprassi che ad uno di estetica. Il look di Berlusconi, se lo si osserva attentamente, è mortuario, è quello di un cadavere che invece di starsene buono ed immobile, ride e scherza. E’ una maschera tragica e faustiana, un Dorian Gray ossessionato dalla paura di morire che crede basti uno Scapagnini qualsiasi per comperarsi l’immortalità.
Che un tale monumento all’insicurezza sia l’unico politico al quale gli italiani si affidano ciecamente, è un mistero.

Italiani vagamente necrofili, quindi? In parte. Gerontofili senz’altro. A parte forse il caso di Mussolini, che quando fece la marcia su Roma aveva 39 anni (ma per gli stardard di allora era già considerato vecchio), gli italiani si sentono attratti irresistibilmente dalle figure paterne, patriarcali e se sono padri padroni è meglio.
In questo ultimo esempio c’è anche la componente padrino. “L’Italia è il paese che amo”. “Io credo nell’America. L’America fece la mia fortuna”.
Nessuno ha mai notato il fatto che il primo discorso “del collant” di Berlusconi era copiato (inconsciamente, per carità!) dall’inizio del “Padrino” di Coppola? Ma si, il discorso del beccamorto a Don Vito.
Beneditemi padrino. Il padrino ti troverà il lavoro, ti proteggerà dai cattivi comunisti e dai rumeni, verrà al battesimo dei tuoi figli, ti lancerà un sorriso e un panettone Motta a Natale, prometterà una pensione più alta alla nonna che morirà aspettandola invano e tu sarai contento.

Che questa mentalità di sudditanza al padre padrino sia ormai endemica al Nord distante mille cinquecento chilometri da Corleone, è un mistero.


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Gli Stati Uniti, che sono il paese più moderno del mondo, pur con tutte le contraddizioni possibili, si sono scelti come presidente un giovane uomo bello, spigliato, ricco ma non fantastiliardario, pragmatico e per giunta diversamente bianco. Gli americani si sono affidati a quella che potrebbe essere una figura fraterna o di giovane papà. Uno che all’occorrenza si infila il grembiule e dà una mano con il barbecue o a riparare la ruota forata, che potrebbe spiegarti come intende risanare l’economia tinteggiando la cucina.
Obama è una figura che trasmette fiducia nel futuro, nei giovani, nella freschezza di pensiero e soprattutto nell’elasticità dello stesso. Emana vita, ottimismo e fiducia di sé.

Gli italiani invece sono pazzi di un vecchio fantastiliardario vanitoso che non sopporta di invecchiare e quindi si è fatto fare l’espressione facciale paralizzata dal botulino, i capelli finti alla Zed e un colorito ed aspetto che assomigliano più ad un ottimo lavoro di tanatoprassi che ad uno di estetica. Il look di Berlusconi, se lo si osserva attentamente, è mortuario, è quello di un cadavere che invece di starsene buono ed immobile, ride e scherza. E’ una maschera tragica e faustiana, un Dorian Gray ossessionato dalla paura di morire che crede basti uno Scapagnini qualsiasi per comperarsi l’immortalità.
Che un tale monumento all’insicurezza sia l’unico politico al quale gli italiani si affidano ciecamente, è un mistero.

Italiani vagamente necrofili, quindi? In parte. Gerontofili senz’altro. A parte forse il caso di Mussolini, che quando fece la marcia su Roma aveva 39 anni (ma per gli stardard di allora era già considerato vecchio), gli italiani si sentono attratti irresistibilmente dalle figure paterne, patriarcali e se sono padri padroni è meglio.
In questo ultimo esempio c’è anche la componente padrino. “L’Italia è il paese che amo”. “Io credo nell’America. L’America fece la mia fortuna”.
Nessuno ha mai notato il fatto che il primo discorso “del collant” di Berlusconi era copiato (inconsciamente, per carità!) dall’inizio del “Padrino” di Coppola? Ma si, il discorso del beccamorto a Don Vito.
Beneditemi padrino. Il padrino ti troverà il lavoro, ti proteggerà dai cattivi comunisti e dai rumeni, verrà al battesimo dei tuoi figli, ti lancerà un sorriso e un panettone Motta a Natale, prometterà una pensione più alta alla nonna che morirà aspettandola invano e tu sarai contento.

Che questa mentalità di sudditanza al padre padrino sia ormai endemica al Nord distante mille cinquecento chilometri da Corleone, è un mistero.


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Gli Stati Uniti, che sono il paese più moderno del mondo, pur con tutte le contraddizioni possibili, si sono scelti come presidente un giovane uomo bello, spigliato, ricco ma non fantastiliardario, pragmatico e per giunta diversamente bianco. Gli americani si sono affidati a quella che potrebbe essere una figura fraterna o di giovane papà. Uno che all’occorrenza si infila il grembiule e dà una mano con il barbecue o a riparare la ruota forata, che potrebbe spiegarti come intende risanare l’economia tinteggiando la cucina.
Obama è una figura che trasmette fiducia nel futuro, nei giovani, nella freschezza di pensiero e soprattutto nell’elasticità dello stesso. Emana vita, ottimismo e fiducia di sé.

Gli italiani invece sono pazzi di un vecchio fantastiliardario vanitoso che non sopporta di invecchiare e quindi si è fatto fare l’espressione facciale paralizzata dal botulino, i capelli finti alla Zed e un colorito ed aspetto che assomigliano più ad un ottimo lavoro di tanatoprassi che ad uno di estetica. Il look di Berlusconi, se lo si osserva attentamente, è mortuario, è quello di un cadavere che invece di starsene buono ed immobile, ride e scherza. E’ una maschera tragica e faustiana, un Dorian Gray ossessionato dalla paura di morire che crede basti uno Scapagnini qualsiasi per comperarsi l’immortalità.
Che un tale monumento all’insicurezza sia l’unico politico al quale gli italiani si affidano ciecamente, è un mistero.

Italiani vagamente necrofili, quindi? In parte. Gerontofili senz’altro. A parte forse il caso di Mussolini, che quando fece la marcia su Roma aveva 39 anni (ma per gli stardard di allora era già considerato vecchio), gli italiani si sentono attratti irresistibilmente dalle figure paterne, patriarcali e se sono padri padroni è meglio.
In questo ultimo esempio c’è anche la componente padrino. “L’Italia è il paese che amo”. “Io credo nell’America. L’America fece la mia fortuna”.
Nessuno ha mai notato il fatto che il primo discorso “del collant” di Berlusconi era copiato (inconsciamente, per carità!) dall’inizio del “Padrino” di Coppola? Ma si, il discorso del beccamorto a Don Vito.
Beneditemi padrino. Il padrino ti troverà il lavoro, ti proteggerà dai cattivi comunisti e dai rumeni, verrà al battesimo dei tuoi figli, ti lancerà un sorriso e un panettone Motta a Natale, prometterà una pensione più alta alla nonna che morirà aspettandola invano e tu sarai contento.

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Oggi credo di aver visto la più agghiacciante copertina che una rivista abbia mai dedicato a Silvio Berlusconi.
Non l’ho trovata in rete e non me la sono sentita di spendere € 3,00 per acquistarla e scannerizzarla.
Può essere uno spunto per recarsi domani in edicola e cercarla tra un “Sorrisi e Canzoni” e un “Badanti superperverse”, per vedere con i propri occhi fin dove può spingersi la depravazione della chirurgia plastica.

La rivista è “Uomini e Business” di Giuseppe Turani e Berlusconi vi è raffigurato ormai senza più occhi a parte due fessure tipo Gorth di “Ultimatum alla terra”, un sorriso da Joker e con un colorito che fa invidia ai migliori lavori dei fratelli Signoracci.

Se io fossi stata la capa dello staff che cura l’immagine del GIB avrei immediatamente chiesto il ritiro e la mandata al macero di ogni copia rimasta con rogo finale ed aspersione di acqua benedetta sopra le ceneri. Una copertina del genere può far perdere le elezioni. Quantomeno fa piangere i bambini.

Non so chi di voi potrà ricordarsi i film di Charlie Chan. Erano dei polizieschi, interpretati da un attore olandese camuffato con gli occhi tirati da cinese. Ecco, Berlusconi sembra si stia trasformando in una via di mezzo tra Mao Tse Tung e un vulcaniano, una metamorfosi inquietante anche per i risvolti politici e fantascientifici. Forse lui non se ne accorge ma chi gli è vicino lo avverta. E’ triste vedere un’altra lifting victim dopo Michael Jackson.

Per questo vogliamo ricordarlo stasera quando gli occhi li aveva ancora e, nonostante il sorriso imperfetto, era un ragazzino tanto caruccio. Peccato si sia rovinato crescendo.


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Oggi credo di aver visto la più agghiacciante copertina che una rivista abbia mai dedicato a Silvio Berlusconi.
Non l’ho trovata in rete e non me la sono sentita di spendere € 3,00 per acquistarla e scannerizzarla.
Può essere uno spunto per recarsi domani in edicola e cercarla tra un “Sorrisi e Canzoni” e un “Badanti superperverse”, per vedere con i propri occhi fin dove può spingersi la depravazione della chirurgia plastica.

La rivista è “Uomini e Business” di Giuseppe Turani e Berlusconi vi è raffigurato ormai senza più occhi a parte due fessure tipo Gorth di “Ultimatum alla terra”, un sorriso da Joker e con un colorito che fa invidia ai migliori lavori dei fratelli Signoracci.

Se io fossi stata la capa dello staff che cura l’immagine del GIB avrei immediatamente chiesto il ritiro e la mandata al macero di ogni copia rimasta con rogo finale ed aspersione di acqua benedetta sopra le ceneri. Una copertina del genere può far perdere le elezioni. Quantomeno fa piangere i bambini.

Non so chi di voi potrà ricordarsi i film di Charlie Chan. Erano dei polizieschi, interpretati da un attore olandese camuffato con gli occhi tirati da cinese. Ecco, Berlusconi sembra si stia trasformando in una via di mezzo tra Mao Tse Tung e un vulcaniano, una metamorfosi inquietante anche per i risvolti politici e fantascientifici. Forse lui non se ne accorge ma chi gli è vicino lo avverta. E’ triste vedere un’altra lifting victim dopo Michael Jackson.

Per questo vogliamo ricordarlo stasera quando gli occhi li aveva ancora e, nonostante il sorriso imperfetto, era un ragazzino tanto caruccio. Peccato si sia rovinato crescendo.


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