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Ci sono date che la storia rende per sempre punti di riferimento per la memoria condivisa. L’8 settembre, il 4 luglio, il 14 luglio, il 25 aprile, ecc. Sono date che hanno segnato le liberazioni dalle dittature, lo scoppio delle rivoluzioni, la fine delle guerre. Eventi positivi che li rendono giorni di festa, di celebrazione, di gioia.
Poi ci sono date che fanno paura, perché hanno segnato la nostra vita e la collettività con morte e distruzione: il 2 agosto, il 12 dicembre, il 6 agosto. Date di bombe, ad esempio. 
La data che fa più paura in assoluto è l’11 settembre. Fa paura non solo per ciò che ricorda, un’incredibile concatenazione di eventi che portò alla morte in diretta di 2948 persone nel crollo delle Twin Towers e di molte decine di altre persone a bordo degli aerei coinvolti negli attentati.
L’11 settembre fa paura perché qualcuno ha deciso che diventasse la data più spaventosa, il ricordo più angosciante anche a distanza di questi dieci anni; rappresentante una minaccia che ancora ci perseguita e della quale dobbiamo essere terrorizzati. Un terrore che non deve essere limitato all’America ma a tutto il mondo.
Starete tutti pensando a Bin Laden e ad Al Qaeda, al terrorismo islamico, all’Eurabia ed è normale, questa è la reazione che si voleva ottenere. Peccato che la realtà dell’11 settembre, quella dei burattinai che muovono i pupi saraceni in turbante e scimitarra, sia molto diversa e, se possibile, ancora più spaventosa.
Sulla tragedia di quel giorno ci sarebbero ancora mille cose da domandarsi, da discutere, da indagare. Tanti dubbi da sciogliere non negando il diritto di domandare ma sforzandosi di rispondere ai quesiti.
Invece i giornali, non sapendo e non volendo (o forse non potendo) parlare di cosa è stato veramente l’11 settembre, lavorano di phon e spazzola con il giochino “Dove eravate quel giorno?” La fuffa al posto dei fatti.
Va bene, giochiamo. L’11 settembre ero a Gubbio, per una vacanza in Umbria. Non vidi nulla in televisione, niente in diretta, in quel primo pomeriggio. Seguii gli eventi più tardi per radio. La prima sensazione che ebbi, ascoltando il resoconto degli avvenimenti, fu di falso, di cosa fabbricata ad arte. Sembrava seguissero una traccia, un copione, come nella celeberrima radiocronaca della “Guerra dei Mondi”. Una cosa per fare paura, per terrorizzare. Si, pensai ad Orson Welles e mi venne un dubbio.
Il secondo dubbio mi venne ascoltando il cronista che raccontava, poche ore dopo, alle diciannove, che erano addirittura stati rinvenuti i passaporti degli attentatori e che il capo di costoro si chiamava Mohammed Atta. Avevano già il colpevole e le prove. Troppo facile.
Le immagini, quelle degli aerei che si infilano come nel burro nelle torri e che ci sarebbero state riproposte fino alla nausea durante la Cura Ludovico dei mesi successivi, le vidi per la prima volta nel TG di quella sera e poi nel “Porta a Porta” di Vespa, del quale ricordo soprattutto la sparata dei “ventimila morti all’interno delle torri”. 
La mia sorprendente conclusione di quel primo impatto con l’11 settembre e la sua mitologia fu la convinzione che  in America quel giorno vi fosse stato un golpe, un colpo di stato. Una conclusione che ovviamente mi faceva guardare come una specie di coso strano da parte di coloro che, sicuramente in buona fede, si erano bevuti fino all’ultima goccia una versione ufficiale assolutamente incredibile fin dal primo istante senza osare discuterla.
Io non ho cambiato idea e per fortuna in questi dieci anni i dubbi sono venuti a tanti, a sempre più persone, e sono state dimostrate molte cose che quei dubbi li rafforzano invece di cancellarli. Vediamone qualcuna.
Quel giorno tutte le difese aeree degli Stati Uniti, normalmente attentissime anche al più piccolo ultraleggero che vada fuori rotta, erano state azzerate, non si è mai saputo perché. C’era anche un’esercitazione militare che avrebbe simulato dei dirottamenti aerei. (!) Di conseguenza, quattro aerei poterono essere dirottati senza che alcun intercettore si alzasse in volo. Il Pentagono poté essere colpito (da un missile, perché la storia dell’aereo è troppo grossa anche per i bambini piccoli) senza che nessuno battesse ciglio. Il cuore del potere militare americano, mica una pizzeria a Broccolino.
Quel giorno il presidente George D. W. Bush si trovava in visita in una scuola elementare in Florida. Le immagini lo mostrano che riceve la notizia del primo attacco ma rimane lì a cazzeggiare con i bambini fino alla fine della visita. Poi fa una breve dichiarazione, si confonde dicendo di aver visto il primo aereo colpire il WTC (immagini che sarebbero state rese note solo in seguito) e se ne va, rimanendo in volo sull’Air Force One tutto il giorno. Finalmente alla Casa Bianca, quella sera, lui e lo staff presidenziale cominciarono ad assumere il “Cipro”, un farmaco che, oltre a combattere le infezioni urinarie, è un antidoto contro l’antrace. Tenete a mente questa parola per dopo: antrace.
Quel giorno, dopo che le torri furono colpite, ci sarebbe stato tutto il tempo per evacuarle quasi completamente. Invece, al personale degli uffici fu detto di tornare al lavoro, che non sarebbe successo nulla e di stare tranquilli. Come sappiamo, i sacerdoti della versione ufficiale sostengono che le torri erano talmente delicate di struttura che è bastata la vampa del fuoco del carburante degli aerei per polverizzarle completamente. Perché quindi i civili e i pompieri di New York furono, a questo punto consapevolmente, mandati a morire in strutture prossime al collasso, è una bella domanda da rivolgere ai debunkers ed ai loro simpatizzanti.
Quel giorno John O’Neill, un agente dell’F.B.I. estromesso dal suo incarico all’antiterrorismo a causa dell’ostracismo dell’ambasciatrice americana Barbara Bodine mentre era in procinto di sbaragliare la cellula di Al Qaeda in Yemen – proprio quella che si è ritenuta in seguito conivolta nell’11 settembre –  prendeva servizio come capo della sicurezza al WTC, incarico trovatogli dal suo capo all’F.B.I. Morirà nel crollo della Torre Nord. La Bodine, in seguito, sarà nominata governatrice dell’Iraq occupato. 
Pochi giorni dopo l’11 settembre, ai primi di ottobre, una mano misteriosa invia lettere all’antrace ai senatori democratici che in quei giorni stavano temporeggiando per evitare che fosse approvata in tutta fretta e senza l’adeguata discussione parlamentare una legge fortemente restrittiva delle libertà personali di tutti gli americani, il Patriot Act. La crisi dell’antrace, che fece quattro morti tra coloro che avevano maneggiato le lettere contaminate, ufficialmente non è mai stata spiegata, né sono stati individuati i colpevoli. Ricorderete però che il personale della Casa Bianca fu sottoposto fin dalla sera dell’11 settembre alla terapia d’antidoto per l’infezione da antrace. 
Ricapitolando. C’è un gruppo di potere politico, economico e militare di estrema destra che identifichiamo con la sigla Neocon e il cui manifesto è il  “Progetto per un nuovo secolo americano”, una specie di piano di rinascita piduista che contiene già nel 1999 tutta l’agenda delle guerre a venire: Iraq e Afghanistan in prima fila. Il piano di espansione imperiale auspicato dai Neocon sarà di difficile esecuzione “se non avverrà un evento catalizzatore, una nuova Pearl Harbor che possa accelerarne i tempi”, come si legge nel manifesto.  Ovviamente i neocon sono l’ultima mutazione del vecchio Complesso Militare Industriale, forse la più agguerrita.
I neocon prendono il potere negli Stati Uniti grazie ad elezioni truccate nel 2000, eleggendo una specie  di “Trota” della famiglia Bush, George Dubya, un individuo che è riuscito a fallire come petroliere venendo da una famiglia di petrolieri del Texas ed avendo un padre ex presidente degli Stati Uniti ed ex capo della CIA.
Gli americani sanno che Dubya è un usurpatore che ha vinto lo scudetto a tavolino, all’inauguration gli tirano i pomodori ma nel settembre del 2001, il giorno 11, accade qualcosa che metterà tutte le contestazioni a tacere. 
Un gruppo di terroristi islamici ruba quattro aerei e si lancia contro il WTC e il Pentagono, mettendo in ginocchio l’America. Al Qaeda e Osama Bin Laden sono i nuovi spauracchi del terrorismo globale. Brutti, arabi e cattivi. Questo è ciò che ci raccontano i Neocon con i loro media addomesticati mentre disinseriscono le difese militari aeree, deportano il TrotaBush in Florida ad evitare che faccia danni e piazzano tutte le telecamere possibili puntate sul WTC affinché lo shock in diretta scuota tutto il mondo. 
Quando la democrazia americana si mette di mezzo osteggiando leggi che invece di perseguire i terroristi islamici, chissà perché, limitano fortemente le libertà personali degli americani, spargono un po’ di polverina magica, et voilà: i democratici firmano il Patriot Act più veloci di Napolitano.
Di lì a poco i Neocon avranno tutte le loro guerre, anche grazie a qualche attentato di rinforzo a Londra e Madrid della famigerata e fantomatica Al Qaeda. L’Afghanistan e poi l’Iraq. Saddam appeso alla corda e migliaia di morti, soprattutto civili. Comprese quelle migliaia di ragazzi americani morti o devastati nel fisico e nella mente. Uccisi da immondi guerrafondai.
A dieci anni dall’11 settembre, il terrorismo islamico e la relativa “guerra al” sono dispersi in chissà quale romanzo di spionaggio, sostituiti dal terrorismo della Crisi Economica e dalle battaglie a colpi di titoli tossici e derivati. 
Probabilmente sono sempre gli stessi burattinai di allora che hanno cambiato metodo e gioco da tavolo. Hanno cambiato anche presidente, ma si sa che i presidenti passano, e loro restano.
E’  la dittatura della shock economy che occupa i paesi non con le divisioni corazzate ma con le agenzie di rating, crea scompigli e disastri, sventolando il terrore più grande, quello della retrocessione nella miseria.
Osama, visto che non serviva più, è morto due volte, la prima volta di malattia e la seconda in una delle fiction belliche che hanno sostituito le guerre. 
Le guerre ora si combattono  su due livelli: nel primo con i morti e le armi. Nel secondo livello, che è quello che fa notizia e che giunge alle nostre orecchie, con la propaganda. Chi vince lo decide lo sceneggiatore. E così le rivolte, le rivoluzioni, i cambi di regime, come il Risiko che si sta giocando in Medio Oriente.  Gheddafi, lo zio di Ruby, la Tunisia, la Siria. Solo Gaza non cambia. Rimane quell’enorme laboratorio per la vivisezione di un popolo che era e che deve rimanere.
La guerra e l’economia come affabulazioni, come illusioni del mago Copperfield. Sembra una cosa, la TV te la mostra come se fosse, ma invece la realtà è un’altra.  Dopo l’11  settembre e le sue torri che crollano come fossero di pan di spagna perché l’ha detto il governo possiamo credere tutto, anzi dobbiamo, se no saranno botte e leggi speciali. Il dubbio è dei pazzi o di chi ci vede troppo bene.

Guardo il filmato di Max Keiser e ne leggo la trascrizione fatta da Mentecritica e penso: è vero, questa è una guerra. Forse proprio la Terza Guerra Mondiale e non ci siamo accorti che era cominciata. Siamo entrati in sala che l’assassino aveva già colpito.
Le nazioni non le si devono più invadere con scomodi eserciti di migliaia di uomini, armi e mezzi costosissimi o atomizzare con qualche testata nucleare superstite. Basta scatenare i terroristi finanziari in giacca e cravatta, quelli che hanno studiato e si sono diplomati col massimo dei voti all’Accademia di Wall Street negli anni ottanta e si sono nutriti al biberon del neoliberismo selvaggio e del “tutto è lecito anche ciò che è vietato”, e che ora sono stati dotati delle armi più devastanti: derivati, titoli tossici e vendite allo scoperto. Altro che gas nervino. Dopo la shock economy, il financial shock.
Si sceglie il paese, gli si scatena il casino in Borsa e l’unconditional surrender arriverà subito in serata, specialmente se il paese attaccato è una repubblichetta delle banane guidata da un vecchio bauscia in fondotinta e dal suo commercialista. Persino gli spocchiosi francesi e gli uber alles, vere e proprie potenze militari tradizionali, rischiano ormai di farsi fare il sederino dagli speculatori da un giorno all’altro con questo nuovo sistema bellico. Il generale De Gaulle si rivolta nella tomba e qualcuno ricorderà che un bel personaggino come Hitler nacque proprio grazie ad una recessione mondiale ed alla madre di tutte le speculazioni economico-finanziare contro un intero paese – il trattato di Versailles.
Se questo nuovo tipo di guerra prenderà piede perché risulterà il modo più facile e meno costoso per giocare a risiko e ridisegnare la geopolitica e la macroeconomia con il minimo sforzo, potrà persino soppiantare i vecchi e cari, nel senso di costosi, bombardamenti. 
Magari ne patirà il complesso militare industriale di eisenhoweriana memoria che si vedrà regredire a carrozzone statale ormai inutile al quale destinare fondi sempre meno cospicui.  In fondo anche quella è economia reale in balìa dei capricci della finanza. Sarebbe una bella nemesi, a pensarci bene.
L’unico scopo che potranno continuare ad avere le guerre e guerricciole a livello locale, guerre con gli spari, le bombe e i morti veri, potrebbe essere quello di fungere da guerre di distrazione di massa. Si scatena una rivolta in Medio Oriente, una sommossa in un paese arabo, in Ossezia Inguscezia o dove cacchio vi pare e se ne fanno parlare i giornali; vi si arrestano i vecchi dittatori bolliti così i popoli rimangono impegnati, fanno un po’ di movimento e si appassionano ai processi in diretta, e intanto loro lavorano con i computer e spostano le loro pedine. Se tutto ciò non basta si riutilizza l’arma del terrorismo come nel 2001, si fa qualche botto qua e là e si traumatizza un popolo con una bella strage che lo colpisca negli affetti più cari. Shock and Awe, come diceva il trota dei Bush.
Del resto non si può mica pensare un domani di sconfiggere la Cina con gli eserciti e le missioni di pace.

Riassunto delle balle precedenti. Eravamo rimasti al Bin Laden in salsa verde della foto qui sopra. Altro dozzinale fake, anch’esso subito smascherato dagli scafati smanettoni photoshoppisti della Rete. Vista la bassa qualità dei fotoritocchi,  Obama e soci hanno deciso infine di non mostrarci più nulla, adducendo il motivo che il cadavere sarebbe stato in condizioni troppo impressionanti per i nostri stomacucci deboli. Capirai, dopo aver visto i bambini nati dopo il trattamento all’uranio impoverito in Iraq, cosa vuoi che sia?

Veniamo agli ovetti freschi di giornata. Un giornalista esperto in faccende di Al Qaeda afferma che Bin Laden è morto di malattia qualche giorno fa e quindi gli Ammeregani avrebbero deciso di inscenare il blitz – o semplicemente  dichiarare che esso è avvenuto, per far credere che il nemico pubblico n° 1 fosse morto per mano loro. Per farsi belli, insomma. Il giornalista l’avrebbe saputo dal medico di base di Osama. O forse da suo cuggino.
Al Qaeda si fa sentire e conferma la morte di Osama, aggiungendo che farà di tutto per vendicarlo, offrendo quindi lo spunto per altri vent’anni di “Guerra al Terrorismo”.
Infine, spulciando tra i computer del de cuius, la CIA ha scoperto che stava preparando un altro attentato, indovinate per quando? Per l’11-9-2011, per la gioia dei numerologi seguaci della teoria dell’11:11.

Non meravigliatevi se ogni giorno le storie diventano sempre più assurde e smaccatamente inverosimili. Fa parte del gioco. Non sei un vero Potere con i controspionaggi se non obblighi il popolo “a credere che gli asini volino”, come dice Giulietto Chiesa.
Il vero Potere consiste nel costringerti a vivere la frustrazione di non riuscire mai a smascherare le sue menzogne. Tu sai che sono menzogne, ma non riuscirai mai a dimostrarlo. Più la menzogna è grossa e più il Potere si consolida perché il popolo la crederà, incapace di gestire il dolore della frustrazione e preferendo la più consolatoria bugia.
Non è questione di essere complottisti.  Tra parentesi, secondo me è meglio essere complottisti che fessi.
La questione fondamentale non è sapere con certezza se Al Qaeda esiste o è solo una sigla di comodo, se l’11 settembre è andata veramente come ce l’hanno raccontata e se Bin Laden è morto o meno. Il punto è  se, in nome di una comoda faciloneria e del vizio di delegare i fatti nostri a chi se ne approfitta, per non saper gestire la frustrazione causata dal mancato raggiungimento della verità, dobbiamo rinunciare per sempre a controllare le fonti, a mettere in discussione le affermazioni del potere. Compito che sarebbe principalmente del giornalista e, di rincalzo, del politico che milita nell’interesse del popolo.
Invece tocca sentire i giornalisti cosiddetti esperti, i signorini grandi firme, ripetere a pappagallo una sequela di assurdità come fossero verità rivelate, imponendoci di credere alle balle con un puro atto di fede e politici come Dario Franceschini rispondere, alla domanda sui dubbi riguardo al blitz ammazzaosama: “Mi pare che nessuno metta in dubbio come si sono svolti i fatti”. Ecco, gli pare. Dimentica qualche milione di utenti della rete abituati a non fermarsi alla prima opinione ma a cercarne una seconda e poi una terza.

La cosa più curiosa di questi giorni è che Osama Bin Laden era già stato dichiarato morto innumerevoli volte e non dal panettiere all’angolo ma dalla compianta Benazir Buttho nel 2007, che in un’intervista a David Frost nominò un certo Omar Sheik definendolo “l’uomo che ha assassinato Osama Bin Laden” (solo un curioso lapsus?); dalle autorità pakistane nel 2009 e, prima di tutto, da un necrologio uscito sulla stampa araba nel dicembre 2001 che ne annunciava la morte.
Secondo la leggenda, Bin Laden era molto malato già ai tempi dell’11 settembre e bisognoso di dialisi e cure particolari. Come abbia fatto a vivere in Provenzano mode in un compound (nessuno sa cosa sia un compound ma nessuno osa chiederne il significato per paura di passare da complottista), senza tv, senza telefono e senza ADSL ma soprattutto lontano da un moderno ed attrezzato ospedale non si sa. Mah!

A questo punto il fatto che Osama Bin Laden sia vivo o morto poco importa. Chiediamoci piuttosto, a questo punto, se sia mai esistito veramente. Oppure se c’è stato un Osama vero e in carne ed ossa, servitore degli interessi americani in Afghanistan all’epoca della guerra contro i russi e un Osama romanzato, o resuscitato post-mortem come essere mitologico. Se fosse morto in quell’ospedale di Dubai nel luglio del 2001 e avessero deciso di utilizzarne la memoria come megaspauracchio sarebbe stata una trovata geniale, bisogna ammetterlo.

L’Osama personaggio ha fruttato interessi altissimi alla causa neocon della Guerra Mondiale al Terrorismo proclamata nel 1999 in attesa del Grande Pretesto per iniziarla, giunto al fine l’11 settembre 2001. Da quel momento il personaggio Bin Laden, capo di Al Qaeda, la rete del terrore, ci ha regalato le sue storie migliori. 
Non importa se tutta la storia dei crolli e del buco nel Pentagono non sta in piedi; se, rivedendolo oggi, il crollo delle Due Torri è sempre più rassomigliante ad una demolizione controllata che non c’entra con gli aerei che impattano sui grattacieli. 
Non importa che Osama non fosse nemmeno ricercato per quell’attentato dall’FBI (perché non sono mai saltate fuori le prove del suo coinvolgimento!). L’unica cosa importante è che sui testi sacri del Potere c’è scritto che il più grave attentato della storia lo ha fatto lui.
Per diversi anni, guerre e distruzioni con milioni di morti sono avvenute con la scusa che si doveva vendicare l’onta dell’11 settembre e combattere la proverbiale cattiveria di Osama Bin Laden.
Poi lo smacco dell’Iraq, il pantano dell’Afghanistan e la Cina che si avvicina sempre più. E’ necessario un cambio di rotta. Nel resto, per molti anni questo famoso terrorismo internazionale non si era più fatto sentire. Magari qualcuno avrebbe cominciato a sospettare che fosse solo una fola, una scusa per mantenere un potere imperiale sempre più traballante. Ci voleva qualcosa di nuovo, con  il Medio Oriente che si sta ridisegnando a grande velocità e non certo solo su base spontanea.

Il personaggio Osama Bin Laden ha servito onorevolmente il suo scopo per dieci anni, Ora è giusto mandarlo in pensione perché forse serve più da morto, anzi da morto due volte. Lo si fa morire come certi personaggi delle soap opera o dei fumetti, con la grande risonanza che i media riservano agli eventi memorabili. Tanto, a controllare se tutta la storia è vera o falsa, resteranno solo i complottisti. E magari, tra un po’, trattandosi di americani, lo resusciteranno con un’altra faccia, come il fratello biondo di Ridge in “Beautiful”.

Il mito Osama Bin Laden a me ricorda il personaggio di Kaiser Soze del film “I soliti sospetti”. Un’invenzione per spaventare, un babau, l’Uomo Nero, il capro espiatorio da tirare fuori al momento opportuno e a cui attribuire tutte le disgrazie di un popolo. Uno di cui aver paura e che è, per definizione inafferrabile.
Uno dietro al quale, però, si cela, nella finzione cinematografica, un genio del crimine e, nella realtà, probabilmente un set completo di burattinai che, mentre il popolino è distratto dalla fiction a puntate dell’arabaccio cattivo con il turbante ed il barbone, fa i suoi conti, specula, intrallazza e disegna la nuova geopolitica mondiale a suo esclusivo vantaggio e alla faccia di miliardi di persone. Oltretutto divertendosi a guardare quanto gli allocchi e i boccaloni si bevano qualunque balla sesquipedale che proviene dalle fonti ufficiali controllate da lorsignori.

Ah, ecco cosa mi ricordava la prima pagina di Repubblica di stamattina con il titolone: “Bin Laden sepolto in mare”.

Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!”
( Giuseppe Verdi – Otello, Atto I)
Una messa in scena, appunto.
P.S. Intanto, anche la seconda immagine divulgata del cadavere è visibilmente un tarocco. Forza, potete fare di meglio.

Obama le spara più grosse di B.? 
Siccome di secondo nome, ufficiosamente, faccio Tommaso, ho detto subito stamattina: “Fatemi vedere il cadavere e fatemi la prova del DNA, altrimenti non ci credo”. No, visto che si parla di uno che era in fin di vita nel luglio del 2001 e di cui era uscito il necrologio sui giornali arabi nel dicembre di quello stesso anno, è meglio verificare. Non sia mai che Petraeus, il nuovo capo della CIAE non voglia farsi bello con un sgubb un po’ troppo ardito.
Puntualmente è arrivata la foto ma, visto che di cadaveri me ne intendo, ho visto che c’era qualcosa che non quadrava. Boh, che strano, un morto con la parte inferiore del volto in un’espressione da vivo. Un morto che sorride, che tiene la lingua contratta, la cui mandibola non cade come di solito. 
Dopo qualche ora, ecco smascherato il photoshopping, addirittura su giornali come Repubblica.
E, ancora più tardi, l’altra notizia: il cadavere è stato “sepolto in mare”. No, scherziamo?
Ma no, che avete capito, il corpo ce l’abbiamo e vi mostreremo le foto che saranno la prova finale. Una bella foto tipo quella del Che, in stile Cristo morto del Mantegna.
Non stanno pasticciando un po’ troppo?
Si, va bene, Tommaso, mo’ esageri. La prova del DNA ti toglierà qualunque altro dubbio residuo. 
Già, peccato che il DNA di Bin Laden gli americani lo abbiano già da tempo. Immagino che l’avranno prelevato dal sangue quando la primula rossa del terrorismo internazionale fu ricoverato in un ospedale americano a Dubai nel luglio del 2001. Non è strano? Colui che di lì a poco avrebbe messo a fuoco e fiamme l’America ed era già ricercato per altri attentati che si fa curare dalle sue vittime, con la CIA e l’FBI che gli portano i giornali e i babà.
Dobbiamo creder loro sulla parola anche stavolta, ho già capito. Cominciano ad esagerare, però. Ieri il Papa santo e oggi l’uccisione di Bin Laden. Due atti di fede in meno di ventiquattr’ore sono decisamente troppi.
A proposito, stamattina ho fatto una previsione. Entro stasera, ho detto, qualcuno attribuirà la cattura ed esecuzione di Bin Laden ad un miracolo del Beato (Giovanni) Paolo. Detto, fatto. Non c’è gusto, in questo paese, ad essere indovini.

L’altro giorno ci siamo giustamente indignati per il solito florilegio di infamie scritte da alcuni lettori del “Giornale” di Nosferatusti, a seguito della notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni. La solita robaccia tipo “se l’è cercata”, “era un comunista, uno di meno”, “poveri genitori di cotanto figlio” eccetera.
Sono talmente dopati dall’aridità morale, allenati all’insensibilità, al ricacciare indietro ogni rigurgito di pietas che scambiano lo shock di una madre che non riesce ancora a piangere su un figlio, per indifferenza.  “Ma se nemmeno sua madre piangeva, in tv!”
Le stesse cose che questi borghesi piccolissimi scrivono sempre quando qualche giovane che crede ancora in un nobile ideale e non solo nell’I-Phone ultimo modello, muore in circostanze tragiche. Scrissero le stesse cose per Carlo Giuliani, e perfino per il mite Enzo Baldoni che non aveva neppure il passamontagna, ricordate? A nominargli la giustizia e l’uguaglianza questi sociopatici vanno in bestia, perché il loro mondo instabile e virtuale, fatto di vacuità ed impermanenza, costruito com’è su un’entità astratta come il denaro, da loro tramutata in divinità metafisica da venerare oltre ogni cosa e di cui i miliardari sono i suoi profeti, rischia di crollare di fronte alla santità di alcuni individui ed alla forza devastante dell’etica di cui essi sono portatori.

E’ come quando Vittorio Arrigoni risponde a Roberto Saviano che affabula nel salottino buono di una Tel Aviv luccicante piena di vita notturna da portare ad esempio di democrazia, ricordandogli che, nello stesso preciso momento, fuori da quella mondanità, c’è un’umanità a Gaza che di luce non ne vede, che vive da viva nell’oscurità della morte. Per colpa anche di qualcuno che in quel momento sta a gozzovigliare in discoteca fregandosene dei diritti di un popolo fratello.

Quel videomessaggio è uno shock, guardatelo, è la più fenomenale frantumazione di un idolo mediatico compiuta unicamente con le armi della forza morale di fronte alla superficialità di chi ha visto quel mondo in guerra solo passando da uno Sheraton all’altro.
Non è colpa di Arrigoni se dopo aver visto questo filmato Saviano risulta un ominicchio, un superficiale di cui ci chiediamo come abbia fatto prima a scrivere quelle cose sui Casalesi e ‘o sistema. E’ questo il punto. Saviano finché parla di cose che conosce è potente e persuasivo. Quando si abbassa al marchettone propagandistico, parlando di realtà che non conosce se non attraverso la lezione imparata a memoria da un’unica campana, ecco che  viene distrutto dall’immensità della passione e della testimonianza in prima persona di Arrigoni.
Ma torniamo agli infami che in queste ore stanno brindando alla morte di un martire. 
Per esempio questo bel tomo che sembra il nipote di Chewbecca, tenutario del sito http://www.stoptheism.com, quello stesso che aveva segnalato Vittorio come bersaglio da eliminare qualche tempo fa. Era stata aperta un’inchiesta da parte di Interpol su queste minacce ma poi non se n’è fatto nulla e il sito è stato riaperto, a quanto pare, e continua a spurgare odio.
Ecco il suo commento in homepage alla notizia della morte di Vittorio:

“Non riesco a pensare ad un modo migliore per promuovere la pace nella regione che incoraggiare i terroristi a rapire ed uccidere più terroristi e più apologeti del terrorismo. Posso preparare una lista di candidati, se qualcuno di questi gruppi terroristici ne volesse una. Lasciamo che la Hitlerjugend dell’ISM salti in aria sul suo stesso petardo terrorista!
Confesso che, dopo il primo bicchiere di vino al seder di Pasqua bevo altri tre bicchieri di succo di pompelmo, ma non quest’anno!  Saranno quattro bicchieri di vino!”

I lettori più bastardi del “Giornale” non sono nessuno, in confronto, ammettiamolo. Credevo non si potesse dire di peggio ma mi sbagliavo. Lo stesso Kaplan linka un articolo di Arutz Sheva, un giornale online israeliano, dove altri lettori da tutto il mondo commentano l’esecuzione di Vittorio Arrigoni.
Gente che sghignazza, che si rallegra, che invita i terroristi ad ammazzarne ancora. Idioti, forse, come tanti ne girano su Internet, ma quello che è agghiacciante è che tutti i commenti sono di quel tono, non ce n’è uno che dica un banale “povero ragazzo” che si può trovare perfino sul “Giornale”.
“Ha avuto quello che si meritava per essersi mescolato a quei subumani.”
“Giaceva con i cani”. (ovvero si è preso le pulci.)

Ma il commento più osceno, il più stupido e razzista è questo:

Deve essere stato respinto dalla mafia da tanto era sfigato, così ha cercato qualcosa da fare a Gaza. Bene, un perdente è un perdente ovunque vada. Arivaderci Vittorio. E salutami Hitler quando lo incontri all’inferno. 

Sara, Chicago (04/15/11)


I commenti lasciati su un paio di giornali online di estrema destra probabilmente non fanno statistica sul pensiero di ampi gruppi sociali o di paesi interi.
I razzisti e i fascisti sono dappertutto. Per non andar troppo lontano, chiedetelo a chi, come Daniele Sensi, ha lo stomaco di ascoltare Radio Padania per riportarne l’ideologia, i deliri e le cattiverie su ogni tipo di diverso.

E’ un problema globale. C’è un sistema politico-economico che alimenta il razzismo, il pregiudizio, l’ineguaglianza e lo scontro tra gruppi come prassi quotidiana. Le opposte tifoserie che si combattono fino all’ultimo sangue e per fortuna che in casi come questo usano solo la lingua, non meno letale della spada.
Questo fascismo globale genera i soggetti che poi si esprimono con l’anestesia completa dell’empatia e dell’umanità. Addestrati a non avere nessuna pietà del nemico e a vilipenderne i cadaveri, come quei soldati resi dementi dalla guerra che si fanno fotografare con i trofei umani in Afghanistan.

E’ come se l’umanità fosse affetta da un cancro che la sta divorando. Una malattia che potrebbe portarla all’autodistruzione.  In Italia, negli Stati Uniti, in Padania. Neppure Israele, questo paese quasi mitico nell’immaginario ideologico del sistema, è immune da questo cancro.

Sarebbe bello che, dopo il solito 

 piantino su quanto sono ingiuste le accuse ad Israele per la morte di Arrigoni e quanto sono malvagi gli arabi, oltre ad averci ricattato con la piaga dell’antisemitismo, si riflettesse su questo piccolo problema di metastasi naziste che, chissà come, si sono innestate nel tessuto del sionismo. In un popolo che dal nazismo è stato sterminato a milioni si sarebbero dovuti sviluppare dei potenti anticorpi contro la disumanità ed invece in posti come Gaza si agisce per una patologica coazione a ripetere. A quando una bella riflessione su questo?

Riguardo all’attualità dell’omicidio di Vittorio Arrigoni, sembra che sia stato tutto risolto, con una velocità d’indagine sbalorditiva come nemmeno nei film. Tutto risolto in un battibaleno. I giornali israeliani (che evidentemente conoscono ogni foglia che si muove a Gaza) scrivono che Hamas ha arrestato diverse persone che hanno confessato il sequestro e l’omicidio. Un giordano sarebbe indicato come la mente dell’agguato con nome, cognome, indirizzo e codice fiscale. Questo mentre i salafiti prima smentiscono ogni responsabilità poi danno la colpa a delle “cellule impazzite”. Tutto chiaro, tanto il governo italiano non chiederà mai un supplemento di indagini. Ho sentito Frattini sconsigliare le ONG a recarsi a Gaza. Ecco, meglio non andarsi a cercare dei guai. Forse è meglio per tutti. Amen.
Rimane solo una fastidiosa impressione. Che la cellula impazzita sia la nipote del pazzo solitario.


Io non capisco. Se si fosse trattato di un qualunque altro cittadino che avesse attentato alla Costituzione ed alla Democrazia e che si fosse comportato da eversore in maniera continuata, costui sarebbe stato, in altri tempi, condannato a morte per alto tradimento o, qualche anno fa, alla pena dell’ergastolo. 

Se si fosse trattato di qualunque altro cittadino, sospettando la magistratura che volesse fuggire o inquinare le prove, farle sparire (vedi l’ufficio del ragiunat dove ormai non ci sarà più nemmeno un kleenex usato) o reiterare il reato, costui sarebbe stato posto sotto custodia cautelare. Traduco: posto agli arresti prima del processo. 
Chiunque altro, con il suo curriculum di reati, sarebbero andati a prenderlo i Carabinieri.
Invece no. Per questo qui la legge non conta, è inefficace, non la si può applicare. Sembra che abbia attorno un maledetto scudo che neutralizza tutte le armi della legalità. 
Berlusconi è forse un tumore talmente maligno e profondo che non lo si può asportare senza uccidere il paziente, cioè l’Italia?
Non lo si può mettere da parte perché se no ritornano le bombe nelle città d’arte? Fatemi capire. Diteci la verità.

Per non farci mancare nulla e se non ve ne foste ancora accorti, oramai l’eversore piduista si esprime soltanto, come Bin Laden, attraverso videomessaggi minacciosi nei confronti delle istituzioni, come ha scritto oggi anche Luca Telese sul “Fatto”.
Per completare il profiling, non è che questo Osama della Brianza, oltre ad essere narcisisticamente fuori controllo, dopo tutte le recenti frequentazioni, stia flippando del tutto identificandosi irrimediabilmente con Gheddafi (il Bin Laden degli anni ottanta), come Norman Bates di “Psycho” si era identificato con sua madre?

Prima l’harem, le danze del ventre, una concezione di Stato più come sultanato spinto che come democrazia occidentale e ora il comportarsi da alqaedista con i proclami deliranti e i seguaci che si farebbero esplodere per lui. Beh, non esageriamo, esplodere per finta, sempre a pagamento o comunque se riescono a farci su una bella cresta.

E’ finito in un’inchiesta  nata per caso da un suo comportamento maldestro e dettato dal suo essere oramai fuori controllo, ossia dalla telefonata in Questura a Milano per far liberare “la nipote di Mubarak”, in realtà la sua amichetta minorenne, e ora si comporta come un colpevole che sa di esserlo ma urla “Non avete le prove, fottetevi!”, come solo i colpevoli fanno. Manca solo il “siete tutti chiacchiere e distintivo”.
Perché sarà pure innocente fino a prova contraria, la presunzione di innocenza e tutto quello che volete ma non si riesce a credere che uno che insulta i giudici a quel modo sia proprio puro siccome un angelo.

Berlusconi crede che qualsiasi cosa detta in televisione possa diventare automaticamente la verità. La sua, ovviamente. Così va in onda tutto pittato e con l’occhio già in rigor mortis a dire che ci ha la morosa, come se avesse ancora quindici anni. E noi dovremmo crederci. Come se avere una morosa o una moglie avesse mai impedito ad un uomo di andare a puttane. “Ma lei era presente”, dice. Come se a volte non fosse proprio la moglie a stare alla cassa nei casini.
Non solo, ma manda in onda colei che è stata una dozzina di notti a casa sua e gli ha fatto un centinaio di telefonate, quella che nell’agenda di una collega era catalogata nientemeno e senza mezzi termini come “Rubbi troia”, nell’apposita trasmissione dell’utile cicisbeo, ad asciugarsi la lacrimuccia con il ditino dall’unghiona ad artiglio e a sparare cazzate lacrimogene come da illustre suggerimento. Certo, noi dovremmo credere ad una che, essendo comunque inequivocabilmente stata a casa sua di notte, ancora minorenne, potrebbe aver preso dei soldi da lui per tacere e negare, lei dice addirittura cinque milioni di euro.

La sua corte dei miracoli mobilitata su tutti i canali per difenderlo va compatita. Il vecchio sgancia e, come dicono le baldracche a pensione completa del suo harem, “finchè c’è lui io mangio”.
I suoi camerieri, reggicoda, lacché, zoccole redente da un posto in Parlamento o in qualche provincia di Berlusconia, posto comunque fisso e dallo stipendio da decine di migliaia,  servi e sguatteri scribacchini, azzeccagarbugli che campano delle infinite parcelle che lui gli procura, e tutti coloro che in questi giorni lo difendono, formano una varia fauna di parassiti sempre più molesti. Madame rifatte che metterebbero la topa sul fuoco per lui. Nullità miracolate da un ministero, fortuna che non gli capiterà più al mondo, che sputano sulla Costituzione e sulle leggi, convinti che il capo li proteggerà sempre. Liberi, per il fatto di essere schiavi del sovrano, di mettersi le dita nel naso in pubblico.

Altro discorso sono coloro che, dall’altra parte dello schermo televisivo, nonostante tutto lo difendono, che lo difenderebbero anche se lo vedessero squartare un bambino di due anni e cibarsi delle sue cicce. Coloro che da sempre confondono la fascinazione per il criminale con l’ammirazione per un leader.

Come Bin Laden ha i suoi simpatizzanti che lo considerano un fico perché è “il principe del terrore”, così Silvio ha quelli che dicono “Si, avrà anche fatto affari con la Mafia, andrà con le minorenni, ma è sempre meglio lui dei comunisti”. Anzi, non c’entrano neppure i comunisti. Lo amano perché con lui sentono che possono trarre il peggio da sé senza vergogna. Possono mentire,  disprezzare i giudici, la legge e i doveri e se maschi, regredire ad uno stato di preciviltà. Quando tira tira, anche se lei é minorenne. E lo dicono tutti contenti in tv, vantandosene, e se hanno delle figlie le accompagnerebbero ad Arcore di persona, anche quelle vergini.
E’ questo il tratto più patologico della questione. Sono perfino peggio di lui, più sociopatici di lui perché non si  pentono affatto delle enormità che dicono. Scrivono tranquillamente, perché ne sono convinti, che le BR avrebbero dovuto ammazzarne di più, di magistrati.
Lui in fondo si agita tanto perché dimostra di sapere che ha commesso dei reati e addosso ha la tarantola del colpevole. A suo modo ha timore della Legge e forse anche timor di Dio. Loro no. Sono i volonterosi carnefici. Quelli che spingerebbero i cadaveri dentro i forni. Perfino a gratis.
La cosa però che mi irrita di più sentire tutte le sere come una insopportabile litania è la sua pretesa di essere stato votato quella volta e per sempre.  “Vogliono sovvertire il voto popolare”. E che palle, basta.  
Lui può contare sul sostegno di circa il 38% degli italiani (se vogliamo tener buono il consenso espresso dalle ultime elezioni del 2008 e i sondaggi seri che provengono dall’estero), cifra che non rappresenta affatto la maggioranza. Che è in realtà quel 62% che non è con lui. E, in un paese normale, potrebbe anche darsi che, democraticamente, alle prossime elezioni lui non venga riconfermato. Senza contare che uno, perché è stato votato, non è per questo emendato dal peccato originale e può fare tutto ciò che vuole. E’ in questo punto che si capisce che è fuori di testa e che avrebbe bisogno di una bella cura del sonno in una clinica svizzera.
Ormai questa è la  guerra santa personale condotta da chi può ringraziare solo chi gli ha lasciato le televisioni da usare a suo esclusivo sollazzo come fa con le escort, ed avere quindi una smisurata platea a disposizione tutte le sere per coglionare i suoi elettori. Per fortuna solo loro perché chi ha imparato a conoscerne le gesta da vent’anni a questa parte lo evita come la peste.
Comunque vadano a finire le cose non vedo come si potrà andare alle elezioni anticipate se prima non si è modificata la legge elettorale, cone le buone o con le cattive. Nessun partito pensi di poter convincere i propri elettori ad andare a votare con questa schifezza che ha consegnato l’Italia a Berlusconi, al suo circo di fenomeni e ai gioppini del Nord.
Ci vuole una legge elettorale che dichiari ineleggibili i detentori di concessioni pubbliche, i pregiudicati, che ristabilisca il diritto degli elettori di eleggersi i propri rappresentanti. Una legge che sbatta fuori le maitresse, le manicure, le sciampiste, i parenti, amici e conoscenti, le amanti e tutti gli utili idioti messi lì solo per sbafare e dire sempre si.
Per ridare un minimo di credibilità a questo povero paese.

Sui muri di Torino è ricomparsa la stella a cinque punte e “meno male che non era iscritta in un cerchio”, ci rassicurano i telegiornali. Ah beh, sarà stato un normalissimo pentacolo in una città notoriamente satanica.
Intanto però lo spettro delle BR, ovvero di qualcosa di più morto di Tuthankhamon, è stato evocato ad arte.  
Tutto fa brodo per impedire il dissenso, persino quello vergato in democrazia sui muri e che, da espressione di libertà di pensiero, si vuol fare diventare per forza un atto di terrorismo per far scattare in automatico l’insulsa solidarietà delle istituzioni e dei media codini verso coloro che vengono nominati nelle scritte. I quali poi, con sprezzo del ridicolo, invece di minimizzare, riderci su ed accettare infine il gioco del dissenso democratico, ci marciano, parlano di inciviltà e fanno i martiri.
Del resto, è dai giorni di Tartaglia che abbiamo imparato che, secondo il Nuovo Ordine Inquisitorio, mentre al potere è lecito fotterci senza permesso, a noi è vietato provare sentimenti negativi, vietato criticare, vietato satireggiare e fanculeggiare il potere e gli omuncoli che lo rappresentano.
Sono talmente soli e disperati, come sanno bene le puttane che devono sollazzarseli che, in un estremo delirio, non solo pretendono di non essere insultati ma di controllare i nostri sentimenti impedendoci di detestarli ed imponendoci di amarli. 
Non capiscono che il nostro gentile invito a fottersi è un atto di generosità, di altruismo. Non sentendoci pronti per un sentimento così serio e profondo come l’amore nei loro confronti, lasciamo volentieri che se li amino degli altri. Magari anche solo per una botta e via. Non siamo mica gelosi, noi.

Non è stato proprio un 25 luglio ma resta comunque una buona imitazione. Non male, non male.

Chi dice che non si fida di Fini perchè sono sedici anni o giù di lì che sta con il nano e si domanda perchè si è svegliato solo ora ed altre amenità del genere, mi dispiace ma non fa un’analisi molto profonda del regime in carica e dei meccanismi della politica in generale.
Forse chi parla così crede che Berlusconi sia un fenomeno facile da debellare, come lo sporco con il Cillit Bang, dove basta una passata. Oppure pensa che Fini sia ancora il vecchio fascista dei tempi che furono. Non riesce a vedere l’evoluzione che ha indubbiamente avuto negli ultimi anni, per cui gli fa strano che un supposto fascista si metta contro il megaloman fascistone sui tacchi.
A volte per sconfiggere un nemico è meglio stargli vicino che osservarlo di lontano. Le operazioni di infiltrazione durano molti mesi, anni addirittura. Che Fini avrebbe rotto con il nano lo si era capito ai tempi del Signor Schultz. Basterebbe paragonare le posizioni sulla laicità, ad esempio, di Fini e di quel baciapile per opportunismo di Berlusconi, per capire la differenza che ormai separa i due. Differenza politica e di statura, non è una battuta, politica.
Pazienza, pazienza, pazienza. Non mi riferisco all’amico di merende sardegnolo ma a ciò che ha dovuto e dovrà avere Fini per liberarsi del piccoletto e liberare forse anche noi. Cosa per la quale passerà alla storia comunque.
Al di là di tutto, Fini dimostra di difendere la legalità. Vi pare poco? Io penso che lo faccia perchè ha le spalle coperte, perchè qualcuno ha deciso di muoversi e di rimettere un paio di cose a posto in Italia visto che qualcun’altro si sta allargando troppo e lui è l’agente designato a rimettere ordine.
Non mi preoccupa affatto la prospettiva di avere un domani un ex fascista come premier, visti i disastri che ha combinato un ex comunista come presidente della repubblica.
Mi preoccupano piuttosto coloro che invocano le elezioni anticipate.

Alle elezioni con il nano in sala comandi, con le panzertelevisionen schierate in suo favore e Bobo il sassofonista agli Interni? Chi si fida? La Lega lo sa benissimo che il suo potere è sopravvalutato e la sua influenza sulla politica nazionale è dopata e che, tolta di mezzo la piovra e la sua testa di minchia, tornerebbero a fare i pirla in riva al Po con le cornazze in testa. Per questo amano tanto il nano mafioso, come lo chiamavano tanti anni fa sulla “Padania”. Ma nemmeno tanti, in fondo.
Di quali venti milioni ciancia il grande statista dal cui schizzo è uscita una trota? Ma mi facciano il piacere. Venti milioni di mona li voglio proprio vedere tutti assieme e in fila per tre col resto di due. Si ricordino, quando sbarellano di secessione, di Aviano e di quanto non siano affatto padroni in casa propria come non lo siamo noi italiani. Finchè si fanno le pirlate folk con le ampolle, passi, ma ci si ricordi del problema che rappresenta la Lega in Europa e che preoccupa chi ha a cuore la stabilità della geopolitica. Per l’osservatore internazionale la Lega è nient’altro che un partito razzista, ben più a destra di altre cloache nazionaliste tipo quella di Haider buonanima. Nessun impero permetterà mai sclerate secessioniste. Si accontentino delle poltrone che hanno arraffato per sé e per i figli ciuchi e delle mollezze che ancora per poco lo stare attaccati ai tentacoli della mamma Roma gli saranno permesse. Quando questi cialtroni torneranno ad infettare solo i loro territori, ridimensionati al vero valore di quell’otto per cento di voti che è fin troppo per loro, staremo meglio tutti.

Ancora più ridicola è la posizione delle opposizioni. Dovremmo andare alle elezioni anticipate con il PD in questo stato? Con PD e IDV che litigheranno un giorno si e l’altro pure perchè nessuno vorrà sedersi di dietro ma solo davanti e sulle ginocchia dei guidatori collaborazionisti con il regime?
Ma davvero il Sor Pampurio e i suoi piddini grigi pensano di poter trarre vantaggio dalle disgrazie del nano, (anche se oggi, bontà sua, dice che le elezioni non le vuole?) Gente che ha rimediato trombate epocali che nemmeno Jessica Rizzo?
Un partito con un segretario premier che è calvo ma anche no, con quei capelli incerti sul da farsi e che bisognerebbe sottoporre alla macchinetta tosamarines, è esteticamente e politicamente improponibile e Vendola… mon dieu, non è un frontman per questa Italia di merda e l’Italia di merda non è pronta per un premier con l’orecchino. Con il fondotinta e i tacchi e i dané si ma con l’orecchino no.
Intendiamoci, Vendola è caruccio quando parla. Dice cose molto cool specialmente quando è intervistato da Daria Bignardi ma non verrebbe mai votato dalle megere del Nord con il terrore del grosso negro schwanstuck. Primo perchè Nichi è terrone, secondo perchè gay e terzo perchè comunista. Sembra la barzelletta americana che dice: “Signor Hermann, lei è gay, ebreo e americano. Quando si è reso conto di essere americano?”

Vendola è una pura fantasia. E’ il sogno ad occhi aperti di un Italia finalmente normale e moderna. Oserei dire europea. Lo vedrei molto bene come ministro ma la possibilità che gli italiani lo votino come premier è pura fantascienza e di quella parecchio lisergica.
Berlusconi è la testa ma ci sono anche i tentacoli e i tentacoli sono rozzi, ignoranti, pieni di pregiudizi, razzisti, omofobi e bacchettoni. Ai tentacoli piacciono i mostri alla Gentilini, la “toleransa zero”, le fintemonache alla Gelmini, le redente alla Carfagna. Vendola non è Milk e l’Italia non è la California.

Ci vuole pazienza, pazienza, pazienza. Sia che stiano per esplodere le bombe atomiche o meno, forse il piano sul quale siede il nano sta diventando veramente e sempre più pericolosamente inclinato.
A proposito di bombe, è inquietante nominarle alla vigilia del trentesimo anniversario della strage di Bologna ma non bisogna meravigliarsi del governo che non si presenta alle celebrazioni perchè questo non è altro che un puro atto mancato freudiano. Non ci va perchè nell’inchiesta c’entrarono Gelli e Pazienza. Perchè forse Gheddafi ha avuto un ruolo e loro sono troppo amici di Gheddafi. Gli baciano addirittura le mani. E forse perchè all’impiccato non piace sentir parlare di corde.

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