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Grande preoccupazione in Italia per le minacce all’incolumità del premier arrivate per via informatica su un noto social network. Il terrore corre sulla tastiera.
Al più presto l’ordinanza che vieta il CTRL-ALT-CANC. Non si sa mai.
Siccome non voglio essere seconda a Pensatoio che oggi sbatte Dita Von Teese in prima pagina nel suo blog, per paura che faccia più contatti di me, parlerò di tette.
Anche oggi il convento passa ribollita: post riciclato. Questa volta per assoluta mancanza di tempo per la cova del post fresco di giornata. Volevo parlare di Michael Moore ma sarà per domani.

Al mercato, sulle bancarelle dei cinesi, oltre alle camicette a 5 eulo che tu nel negozio (italiano) hai pagato 18 euro, vendono anche i reggiseni. Costano talmente poco, 3 eulo, che sei tentata di fartene una scorta, tanto anche se dopo qualche lavaggio pur con tutte le cure e i detersivi ultradelicati si slabbrano le spalline, gli elastici si polverizzano, i ferretti si accartocciano e non tengono su neanche un palloncino da bambini, chi se ne frega.

Come modelli ce n’è per tutti i gusti. Vuoi fare la liceale porcella stile anime giapponesi? C’è quello con i pupazzetti di Pokemon. Per chi vuole fare l’ingenua anche a trentacinque anni ci sono i fiorellini provenzali; per chi non ha mai osato il colore ora c’è il verde evidenziatore, il giallo zafferano, l’arancio Fanta e il fucsia – non un colore ma un crimine contro l’umanità.
Se vuoi troieggiare ci sono quelli in salamandra verde o pelle di drago di Komodo, le pelli zebrate e di tutte le razze feline, dal giaguaro alla tigre di Monpracem. E poi vai con i pizzi e le trine, il contenitivo e il balconcino, lo sportivo e quello con le punte, un po’ Madonna un po’ mi nonna in stile retro. Insomma una pacchia. Con un problema però: le taglie.

Benedetti cinesi, o non si intendono di tette o le cinesi non hanno tette ma orzaioli. Prendi in mano un reggiseno made in China e ti chiedi? Come farò mai a farcele stare? Come il mago Houdini nel bidone del latte chiuso dai lucchetti o come la contorsionista del Circo Medrano?
Non è fisicamente possibile. Leggi l’etichetta e, figurati, quella è già una quinta. Si, buonasera! Non starebbe nemmeno ad una bimba di tre anni. Per avvicinarti alle tue misure devi veleggiare verso le impensate seste, settime, ottave, manco fossi Bocelli che fa i vocalizzi.

Noi siamo italiane, perdinci, Sophia Loren non è mica nata qua per sbaglio. Negli anni Cinquanta esportavamo maggiorate a vagoni e adesso, nonostante la dieta forzata e il look generalizzato da stoccafisse, comunque qualche rigonfiamento sospetto da silicone si vede in giro.
Noi signore che stiamo migliorando come il buon vino, abbiamo la tetta che molleggia trionfante nel balconcino come la créme caramel, le nostre sorelle più giovani possono ancora fregiarsi del titolo di miss tette turgide che il balconcino rischia di fare crollare di spinta e, en passant, ogni tanto ci capita di fare un marmocchio e passare attraverso la fase della mucca Frisona da latte. Insomma, le tette noi ce le abbiamo!

Siamo noi sbagliate, con il reggiseno taglia 8/C, i jeans XXXXLLLL e le camicette che non si trovano in taglia normale perché sono tutte modellate sui vestitini per la Barbie, o sono i cinesi che dovrebbero darsi una regolata sulla conformazione fisica degli occidentali?
Che ne so, se vogliono invadere il mercato dei reggiseni dovrebbero prima frequentare un bel corso di “tetta avanzata” su testi come Max, ForMen, GQ e il sempreverde Playboy, con docenti come Maria Grazia Cucinotta e Sabrina Ferilli e come visitor Pamela Anderson, che il Signore la benedica! Un paio di master, un ciclo di stage, 25 esami e test finale. Così imparano a distinguere una terza da una quinta.


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Siccome non voglio essere seconda a Pensatoio che oggi sbatte Dita Von Teese in prima pagina nel suo blog, per paura che faccia più contatti di me, parlerò di tette.
Anche oggi il convento passa ribollita: post riciclato. Questa volta per assoluta mancanza di tempo per la cova del post fresco di giornata. Volevo parlare di Michael Moore ma sarà per domani.

Al mercato, sulle bancarelle dei cinesi, oltre alle camicette a 5 eulo che tu nel negozio (italiano) hai pagato 18 euro, vendono anche i reggiseni. Costano talmente poco, 3 eulo, che sei tentata di fartene una scorta, tanto anche se dopo qualche lavaggio pur con tutte le cure e i detersivi ultradelicati si slabbrano le spalline, gli elastici si polverizzano, i ferretti si accartocciano e non tengono su neanche un palloncino da bambini, chi se ne frega.

Come modelli ce n’è per tutti i gusti. Vuoi fare la liceale porcella stile anime giapponesi? C’è quello con i pupazzetti di Pokemon. Per chi vuole fare l’ingenua anche a trentacinque anni ci sono i fiorellini provenzali; per chi non ha mai osato il colore ora c’è il verde evidenziatore, il giallo zafferano, l’arancio Fanta e il fucsia – non un colore ma un crimine contro l’umanità.
Se vuoi troieggiare ci sono quelli in salamandra verde o pelle di drago di Komodo, le pelli zebrate e di tutte le razze feline, dal giaguaro alla tigre di Monpracem. E poi vai con i pizzi e le trine, il contenitivo e il balconcino, lo sportivo e quello con le punte, un po’ Madonna un po’ mi nonna in stile retro. Insomma una pacchia. Con un problema però: le taglie.

Benedetti cinesi, o non si intendono di tette o le cinesi non hanno tette ma orzaioli. Prendi in mano un reggiseno made in China e ti chiedi? Come farò mai a farcele stare? Come il mago Houdini nel bidone del latte chiuso dai lucchetti o come la contorsionista del Circo Medrano?
Non è fisicamente possibile. Leggi l’etichetta e, figurati, quella è già una quinta. Si, buonasera! Non starebbe nemmeno ad una bimba di tre anni. Per avvicinarti alle tue misure devi veleggiare verso le impensate seste, settime, ottave, manco fossi Bocelli che fa i vocalizzi.

Noi siamo italiane, perdinci, Sophia Loren non è mica nata qua per sbaglio. Negli anni Cinquanta esportavamo maggiorate a vagoni e adesso, nonostante la dieta forzata e il look generalizzato da stoccafisse, comunque qualche rigonfiamento sospetto da silicone si vede in giro.
Noi signore che stiamo migliorando come il buon vino, abbiamo la tetta che molleggia trionfante nel balconcino come la créme caramel, le nostre sorelle più giovani possono ancora fregiarsi del titolo di miss tette turgide che il balconcino rischia di fare crollare di spinta e, en passant, ogni tanto ci capita di fare un marmocchio e passare attraverso la fase della mucca Frisona da latte. Insomma, le tette noi ce le abbiamo!

Siamo noi sbagliate, con il reggiseno taglia 8/C, i jeans XXXXLLLL e le camicette che non si trovano in taglia normale perché sono tutte modellate sui vestitini per la Barbie, o sono i cinesi che dovrebbero darsi una regolata sulla conformazione fisica degli occidentali?
Che ne so, se vogliono invadere il mercato dei reggiseni dovrebbero prima frequentare un bel corso di “tetta avanzata” su testi come Max, ForMen, GQ e il sempreverde Playboy, con docenti come Maria Grazia Cucinotta e Sabrina Ferilli e come visitor Pamela Anderson, che il Signore la benedica! Un paio di master, un ciclo di stage, 25 esami e test finale. Così imparano a distinguere una terza da una quinta.

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