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Sono interessanti i dati di un sondaggio pubblicato oggi su Repubblica e realizzato da Demos & Pi su “Gli italiani e l’informazione” che riassumerò in breve.
Premesso che la ricerca è stata effettuata su un campione di 1337 persone maggiori di 15 anni, emerge ancora una volta il ruolo fondamentale, ai fini informativi, della maledetta televisione.

Vediamo prima di tutto quanta gente guarda la tv. Spulciando le tabelle pubblicate emerge che il 46% del campione rappresentativo della popolazione italiana sta davanti alla tv dalle due alle quattro ore al giorno. Il 17,8% trascorre più di quattro ore attaccato allo schermo in modalità geco, ed il 27,3% di costoro vota Berlusconi. Forse per riconoscenza per tante ore di divertimento spappolaneuroni che gli offre gratis.
Gli elettori della Lega sono meno teledipendenti (15,2% con più di quattro ore al giorno) dei pidiellini. Troppo moderna, la diavoleria. I druidi non avevano la tv.
Chi la guarda di meno, tra gli stakhanovisti del tubo catodico o dell’LCD, sono gli elettori dell’Italia dei Valori.
Un fortunato 1,7% di italiani intervistati dichiara di non guardare la tv.

Rispetto alla rilevazione precedente del 2007, per quanto riguarda le fonti di informazione quotidiana del campione, in generale aumenta la fiducia nella tv satellitare, digitale terrestre e per Internet. In crescita anche i giornali quotidiani mentre calano radio e televisione analogica (RAISET, La7).
Ho sempre l’impressione che queste ricerche di mercato diano risultati un po’ schizofrenici. Infatti, se tra i TG ai quali gli ipnotizzati dalla tv danno maggiore fiducia calano il TG1 e il TG5 ma aumentano Studio Aperto (ahimé), il TG de La7, SkyTG24 e soprattutto RAINews24, con un clamoroso +13,4%, il programma di informazione del quale gli italiani pare si fidino di più è “Report” della Gabanelli.

Una bella domanda del sondaggio riguardava il grado di indipendenza politica dei mezzi di informazione. In generale gli italiani indicano come fonte maggiormente obiettiva Internet. Scorporando i dati per appartenenza politica, la fiducia ad Internet viene data a maggioranza dagli elettori dei partiti d’opposizione e dei partiti minori, mentre gli elettori di centrodestra (PDL e Lega) credono alla televisione. Addirittura più i leghisti dei papiboys, con un bel 37,5%.

Sul conflitto di interessi di Berlusconi e se esso condizioni la libertà di informazione e l’andamento della politica, il numero di coloro che percepiscono il problema è, in generale, in aumento. Più che lo stato della libertà di espressione, comunque, preoccupa il condizionamento della politica.
Gli elettori dell’opposizione e coloro che meno guardano la tv sono coloro che maggiormente si preoccupano del conflitto di interessi. Gli elettori del PDL e i teledipendenti hard sono coloro che meno sentono il problema. Forse, ammettendone l’esistenza, temono che gli possa venire meno la dose.

In definitiva, si dimostra per l’ennesima volta che non è vero che “le televisioni non contano”. Contano, eccome se contano. Conta soprattutto uniformare la poltiglia da far trangugiare ai telespettatori che stanno lì davanti come uccellini di nido aspettando qualsiasi cosa purchè si possa ingoiare. E se è merda non se ne accorgono nemmeno. Anzi dicono, come Mina in quella famosa canzoncina: “Ma che bontà!”
Ecco perchè ci si sbatte tanto per piazzare le persone nostre in RAI, per mettere i papiboys e le papigirls a leggere il telegiornale delle 20, perchè i tg stanno assomigliando sempre di più a contenitori di vuoto spinto farciti di nulla. E perchè infine la tv non serve più per informare ma per disinformare, per tenere assieme il proprio elettorato, pour épater le papiminkia’, manipolarlo e mantenerlo dipendente dalla dose quotidiana di propaganda. E serve anche, ultimamente, per mazzolare gli avversari.

Alcune considerazioni finali.
In generale, secondo i dati del sondaggio, gli italiani sembrano guardare meno la tv per affidarsi invece ad Internet ed ai mezzi di informazione più innovativi. Si accorgono del cambiamento in senso peggiorativo dell’obiettività dei telegiornali, leggono i giornali quotidiani ed apprezzano il giornalismo di inchiesta à la Gabanelli. Sembra quasi un’altra Italia, un paese più maturo di quanto appaia a sentire il suo peronetto di riferimento.
Solo il 17,8% del campione intervistato risulta teledipendente a livelli da comunità di recupero, appartenente alla specie “l’ha detto la televisione” ed è infine a maggioranza berlusconiano.
Non sarà, come sospettavo giorni fa, che il papipeople rappresenti proprio una minoranza gonfiata dagli steroidi televisivi nel tentativo di emergere da una maggioranza kommunista?
Ci mancava solo di essere un paese dopato.

Lo ammetto, quando sento parlare dei fatti del G8 di Genova e soprattutto ascolto i commenti della ggente a riguardo, con il solito mantra dell’estintore e del “era solo un delinquente”, mi va il sangue alla testa e divento più cattiva del solito.
Quindi ho provato un carto sollievo quando ho letto i due post di Alessandro Tauro e Fikasicula, che hanno scritto in maniera impeccabile ciò che avrei voluto dire io stessa sulla sentenza europea riguardo al ricorso presentato dalla famiglia Giuliani per la morte del figlio Carlo.

La verità sulla morte di Carlo Giuliani occultata dallo Stato italiano

Il caso Carlo Giuliani, nell’informazione peggiore del mondo – nota di Giuliano Giuliani

Aggiungo solo qualche riflessione a margine.
La sentenza, se da un lato riconosce come le autorità italiane abbiano condotto in maniera scellerata la gestione dell’ordine pubblico in quei giorni, pecca di eccessiva fiducia nella tesi governativa che sostiene sia stato solo Placanica a sparare, visti i tanti dubbi a riguardo.
Dubbi soffocati da una pronta archiviazione della pratica e, come giustamente osserva la Corte, da una frettolosa cremazione del cadavere di Carlo, quando sarebbe stato più prudente, anche nell’interesse della famiglia, scegliere l’inumazione o la tumulazione in modo da poter procedere eventualmente ad ulteriori perizie.

Il punto è che, ripetutamente nel corso di questi otto anni, come ricorda questo post di Anita Richeldi, Placanica ha buttato là, nel corso di svariate interviste, che forse non era stato lui a sparare. Che forse è stato qualcuno fuori dal defender; che il proiettile, risultato di tipo speciale alle perizie, non poteva essere in dotazione ad un militare di leva come lui ma solo ad un ufficiale.
Nel 2008, assistito da Taormina (altro motivo per noi di inquietudine) ha addirittura presentato denuncia contro ignoti per l’omicidio di Carlo Giuliani presentandosi come parte lesa.

Ora dice che è contento di essere stato scagionato dalla sentenza europea che gli ha riconosciuto l’esercizio della legittima difesa ma, solo due mesi fa, il suo difensore chiedeva al tribunale di Genova di ottenere il proiettile che uccise Carlo per sottoporlo a perizia e forse dimostrare che non poteva essere stato sparato dall’arma in dotazione a Mario.
Quindi, a meno di non pensare al povero Placanica (un ragazzo che io ho sempre considerato una vittima delle circostanze) usato cinicamente da avvocati marpioni per annebbiare e depistare ancor di più la verità, sarebbe interessante proseguire l’indagine fino a giungere ad una ragionevole certezza sul reale svolgimento dei fatti.
Nell’interesse di tutti; di Placanica, della famiglia Giuliani, delle forze dell’ordine, dei politici che in quei giorni erano ospitati in questura e dirigevano le operazioni ed eventualmente stabilivano le regole d’ingaggio. Come quella di poter sparare con proiettili veri, anzi speciali, sui manifestanti, invece che con proiettili non letali di gomma. Non sono quisquilie.

Mi rendo conto, però, che qui si sta ragionando. Si sta facendo i Perry Mason, i tenenti Colombo, i commissari Montalbani della situazione. Agli italiani invece non frega un cazzo di come sono andate le cose. Loro hanno già le loro certezze: “ha fatto bene il carabiniere perchè il delinquente voleva ucciderlo”. Non pensano che avere una polizia che spara in piazza potrebbe mettere a repentaglio la vita di chiunque, anche di una ragazzina che sta manifestando per i diritti civili, in maniera pacifica. E’ già successo, si chiamava Giorgiana Masi e lì non c’era alcun estintore.

L’informazione di regime, quella dei TG delle venti dove si parla di bolle di sapone (Busi, ma davvero non provi mai vergogna?), deve solo confermare le certezze fallaci degli Itagliani. Quindi, nessun ragionamento ed analisi dei dubbi sui fatti di piazza Alimonda. Nessun cenno alla condanna comminata dalla Corte Europea allo Stato italiano per le colpe sulla gestione dell’ordine pubblico al G8 di Genova. E’ una notizia contraria a Berlusconi, meglio tacere.
Solo un unico grande slogan ad effetto, che faccia presa come la colla del bisonte nell’elettore medio e fortifichi il sano atteggiamento italico contro la deriva progressista:

In Italia uccidere un comunista in piazza è legittima difesa.


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Il 7 marzo del 1999 moriva, all’età di 70 anni, il più geniale regista del Novecento, Stanley Kubrick. Sabato scorso è quindi ricorso il decennale dalla scomparsa. Dieci anni, non tre o quattro, un anniversario importante. Qualcuno se n’è accorto? Qualcuno ha ascoltato servizi commemorativi nei TG della RAI o per caso qualche rete televisiva ha trasmesso uno dei suoi film a ricordo? Se qualcuno ne ha conoscenza me lo faccia sapere, per favore, perchè a me è parso un anniversario passato vergognosamente sotto silenzio, a parte l’articolo che ho letto sull’Unità ed altri simili su altre testate giornalistiche.

Ho cercato tracce commemorative sui siti web dei tre TG RAI , nel caso mi fossi persa qualcosa in televisione. Cercando sul sito del TG1 “Kubrick” non salta fuori niente, in compenso vi sono servizi sui 50 anni della Barbie, i 60 di Venditti, la donna vampiro (!) e la Fiera del Lusso di Vicenza. Sul sito del TG2 non c’è nemmeno il tasto “cerca” e su quello del TG3 calerei un bel velo pietoso.
Cosa sta accadendo ad un paese come il nostro che dimentica di celebrare una ricorrenza culturale fondamentale come la morte di un genio?

Su uno degli ultimi numeri di FilmTV c’era un articolo che parlava di Kubrick e del suo ultimo film “Eyes Wide Shut” che si chiude, come nella migliore tradizione dell’autore, con un finale enigmatico o comunque abbastanza originale e sorprendente da dare adito ad una sequela di interpretazioni.
Non so se ricordate la scena. Cruise e Kidman stano cercando di rimettere insieme i bambocci rotti della loro unione. Sono in un grande magazzino, nel reparto giocattoli, e parlano tra di loro. Kidman alla fine dice: “C’è una cosa che dobbiamo fare, comunque, il più presto possibile”. Pausa. “Scopare”. Il che suona come un sonoro pernacchio all’indirizzo di tutto lo psicanalismo e il cerebralismo delle due ore precedenti, con i protagonisti che si torturavano a vicenda sulla base di sogni, incubi, visioni, sensi di colpa, rose non colte, tentazioni e rimorsi. Nei fatti amorosi una bella scopata è più terapeutica di un anno di psicoanalista e questo Kubrick lo sapeva benissimo.

L’autore dell’articolo di FilmTV osserva però che, in originale, la parola pronunciata da Nicole è “Fuck”, che significa scopare ma anche vaffanculo. Secondo la sua interpretazione, Kubrick ha voluto ironicamente (era un gran burlone) mandarci tutti affanculo con un ultimo sberleffo.

Alla luce dell’indifferenza nei confronti dell’anniversario della sua scomparsa, mi sento di essere d’accordo con l’ipotesi, per lo meno in ambito italiano.
Non vi manca Kubrick? Non pensate sia una perdita irreparabile il fatto che non farà mai più film? E allora andatevene tutti affanculo.


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Il 7 marzo del 1999 moriva, all’età di 70 anni, il più geniale regista del Novecento, Stanley Kubrick. Sabato scorso è quindi ricorso il decennale dalla scomparsa. Dieci anni, non tre o quattro, un anniversario importante. Qualcuno se n’è accorto? Qualcuno ha ascoltato servizi commemorativi nei TG della RAI o per caso qualche rete televisiva ha trasmesso uno dei suoi film a ricordo? Se qualcuno ne ha conoscenza me lo faccia sapere, per favore, perchè a me è parso un anniversario passato vergognosamente sotto silenzio, a parte l’articolo che ho letto sull’Unità ed altri simili su altre testate giornalistiche.

Ho cercato tracce commemorative sui siti web dei tre TG RAI , nel caso mi fossi persa qualcosa in televisione. Cercando sul sito del TG1 “Kubrick” non salta fuori niente, in compenso vi sono servizi sui 50 anni della Barbie, i 60 di Venditti, la donna vampiro (!) e la Fiera del Lusso di Vicenza. Sul sito del TG2 non c’è nemmeno il tasto “cerca” e su quello del TG3 calerei un bel velo pietoso.
Cosa sta accadendo ad un paese come il nostro che dimentica di celebrare una ricorrenza culturale fondamentale come la morte di un genio?

Su uno degli ultimi numeri di FilmTV c’era un articolo che parlava di Kubrick e del suo ultimo film “Eyes Wide Shut” che si chiude, come nella migliore tradizione dell’autore, con un finale enigmatico o comunque abbastanza originale e sorprendente da dare adito ad una sequela di interpretazioni.
Non so se ricordate la scena. Cruise e Kidman stano cercando di rimettere insieme i bambocci rotti della loro unione. Sono in un grande magazzino, nel reparto giocattoli, e parlano tra di loro. Kidman alla fine dice: “C’è una cosa che dobbiamo fare, comunque, il più presto possibile”. Pausa. “Scopare”. Il che suona come un sonoro pernacchio all’indirizzo di tutto lo psicanalismo e il cerebralismo delle due ore precedenti, con i protagonisti che si torturavano a vicenda sulla base di sogni, incubi, visioni, sensi di colpa, rose non colte, tentazioni e rimorsi. Nei fatti amorosi una bella scopata è più terapeutica di un anno di psicoanalista e questo Kubrick lo sapeva benissimo.

L’autore dell’articolo di FilmTV osserva però che, in originale, la parola pronunciata da Nicole è “Fuck”, che significa scopare ma anche vaffanculo. Secondo la sua interpretazione, Kubrick ha voluto ironicamente (era un gran burlone) mandarci tutti affanculo con un ultimo sberleffo.

Alla luce dell’indifferenza nei confronti dell’anniversario della sua scomparsa, mi sento di essere d’accordo con l’ipotesi, per lo meno in ambito italiano.
Non vi manca Kubrick? Non pensate sia una perdita irreparabile il fatto che non farà mai più film? E allora andatevene tutti affanculo.


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Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.

L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani


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Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.

L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani


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Ecco, come volevasi dimostrare. Il presunto violentatore pedofilo di Napoli non è un barbone, come si erano affrettati ad espettorare l’altra sera certi cronisti, purtroppo anche quelli che informano sui tg di maggiore ascolto.
La vittima lo ha riconosciuto ed inoltre l’uomo ha precedenti per reati sessuali. Un maniaco, insomma, che oltretutto è il convivente della nonna di un amico del ragazzo. Non è improbabile che avesse adocchiato il ragazzino proprio a casa dell’amico. In questi casi, a sparare vicino a casa delle vittime si centra quasi sempre il colpevole.
Colpevole che, in questo caso, è un operaio comunale addetto alle fognature ma poteva essere chiunque, in quanto a professione.
La prossima volta definiamo sui media questi soggetti più semplicemente PEDOFILI, visto che la pedofilia è trasversale ed alligna in tutte le classi sociali, dal lumpenproletariat all’alta borghesia e quindi non ci si può nemmeno aggrappare alle attenuanti del degrado sociale.

Visto che è mercoledì delle ceneri, non sarebbe male che chi ha il vizio di additare intere categorie, guarda caso poi sempre le stesse, come mostri, se ne cospargesse il capo.


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Ecco, come volevasi dimostrare. Il presunto violentatore pedofilo di Napoli non è un barbone, come si erano affrettati ad espettorare l’altra sera certi cronisti, purtroppo anche quelli che informano sui tg di maggiore ascolto.
La vittima lo ha riconosciuto ed inoltre l’uomo ha precedenti per reati sessuali. Un maniaco, insomma, che oltretutto è il convivente della nonna di un amico del ragazzo. Non è improbabile che avesse adocchiato il ragazzino proprio a casa dell’amico. In questi casi, a sparare vicino a casa delle vittime si centra quasi sempre il colpevole.
Colpevole che, in questo caso, è un operaio comunale addetto alle fognature ma poteva essere chiunque, in quanto a professione.
La prossima volta definiamo sui media questi soggetti più semplicemente PEDOFILI, visto che la pedofilia è trasversale ed alligna in tutte le classi sociali, dal lumpenproletariat all’alta borghesia e quindi non ci si può nemmeno aggrappare alle attenuanti del degrado sociale.

Visto che è mercoledì delle ceneri, non sarebbe male che chi ha il vizio di additare intere categorie, guarda caso poi sempre le stesse, come mostri, se ne cospargesse il capo.


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Sulle vittime civili a Gaza, TG2, ore 20,30.

“Oggi almeno trenta sono i morti… ah ehm… che sono morti per… ah ehm… colpi… ah… che non sono andati a segno… ah ehm… sono andati a segno in un bersaglio sbagliato.”


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Sulle vittime civili a Gaza, TG2, ore 20,30.

“Oggi almeno trenta sono i morti… ah ehm… che sono morti per… ah ehm… colpi… ah… che non sono andati a segno… ah ehm… sono andati a segno in un bersaglio sbagliato.”


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