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Questa sera c’è solo l’imbarazzo della scelta per commentare le notizie del giorno. Caricatevi di indignazione perchè ce ne sarà bisogno.

Intanto andrò a letto stasera senza sapere cosa sono le Opa ostili. Non si sono degnati di spiegarmelo.

C’è in Italia un nostro concittadino che ha ricevuto l’equivalente camorristico della fatwa e corre altrettanti rischi di Salman Rushdie, tanto da essere costretto ad emigrare, eppure mi aspetto da un giorno all’altro che qualcuno dalle alte sfere dia anche a lui del “rompicoglioni”.
Non si può che ammirare ogni giorno di più il coraggio di Roberto Saviano.

Diceva Manzoni che “il coraggio uno non se lo può dare”. E’ il caso di Marcello Lippi, invitato nei giorni scorsi da Moni Ovadia a partecipare ad un’iniziativa sulla memoria della Shoah per le scuole. Don Abbondio prima ha detto si, poi ci ha ripensato e se n’è uscito con questa incredibile scusa: che parlare contro il nazifascismo avrebbe rappresentato “prendere una posizione politica”. Occazzo! Credevo che il nazismo fosse stato condannato dalla STORIA e che non si dovesse avere paura a condannarlo ad alta voce, anzi a squarciagola, pensando a quei milioni di esseri umani da esso sterminati in nome della purezza razziale.
Paura di tutti quei nazistelli tatuati che si nascondono negli spogliatoi e dei loro dirigenti dal cuore nero, eh? Che tristezza.

A proposito di schieramenti. Da che parte dovrebbe stare l’informazione pubblica? Dalla parte di una grande azienda accusata di taroccare le date di scadenza di prodotti alimentari deperibili? Oppure dalla parte dei cittadini che rischiano, alimentandosi di prodotti avariati, nella migliore delle ipotesi, una tossinfezione alimentare? Se lo chiedete a Gianni Riotta, vi risponderà che dovere del servizio pubblico è difendere i diritti della multinazionale, in questo caso Lactalis (già nota alla giustizia in Francia) e comunque della grande azienda (Galbani) che ha i mezzi per difendersi. Spruzzando su tutto, magari, a mo’ di anestetico paralizzante, la presunta rassicurazione dell’Istituto Superiore di Sanità secondo il quale “non si correrebbero rischi dal consumare prodotti scaduti”. Mi faccia capire allora: perchè mettere le date di scadenza?
Va bene “la Stampa” che pubblica (a pagamento) il paginone con lo spottone della Galbani che “vuol dire fiducia” e che dice: “i miei formaggi sono perfetti, che mi possino cecà.” Ma il TG che si arruola volontario nel collegio difensivo della multinazionale invece di adoperarsi per cercare solo la verità per il bene dei cittadini, fa decisamente schifo. Se il film parla di formaggio perchè voler interpretare a tutti i costi la parte dei vermi?

In questi casi in cui è di scena la salute pubblica, è fondamentale che l’informazione e gli organi di controllo stiano dalla parte del cittadino. Se si schierano con i più economicamente forti è la fine, lo capirebbe anche un sasso.

Se permettete vi racconto un piccolo aneddoto personale. Una dozzina di anni fa, in un elegante albergo di una ridente località balneare romagnola (mica Casalborsetti ma Milano Marittima) mi presi una bella tossinfezione alimentare da salmonella. Responsabile una torta di ricotta troppo grande per essere conservata in frigo e lasciata a cuocersi per un intero pomeriggio al sole di luglio, in sala da pranzo.
Il giorno dopo, un mercoledì, eravamo ricoverati in 52 e in diversi ospedali. Il giovedì, sul “Resto del Carlino”, io e altri ricoverati, ancora in preda a lancinanti dolori addominali e agganciati alle flebo, leggiamo il titolone: “TUTTI GUARITI I 52 INTOSSICATI”.
I NAS andarono si a controllare le cucine dell’hotel ma non riscontrarono niente di irregolare, nonostante l’infezione fosse dovuta a dolo dei proprietari che, guarda caso, erano gli unici a non aver mangiato la torta sfatta e a non essersi ammalati . Si erano accorti benissimo che la torta era andata a male ma l’avevano servita lo stesso a noi clienti, per non buttarla via.
Non solo i NAS non presero provvedimenti e il giornali scrissero informazioni false e tendenziose ma le nostre cartelle cliniche ospedaliere furono falsificate e le analisi, comprovanti l’infezione da salmonella, fatte sparire. Ricordo benissimo il primario che ci disse, guardandoci fissi negli occhi, il giorno della dimissione: “ricordate, siete stati contagiati da STA-FI-LO-CO-CCO.”
Fu solo in seguito e grazie alle indagini dell’Ufficio provinciale di igiene di Ravenna che fummo informati della verità e sottoposti a nuove analisi che confermarono l’infezione da salmonella.

Capite come da quel giorno siano cresciuti il mio disagio nei confronti dei bottegai senza scrupoli, la sfiducia nei confronti degli organi di controllo e il disprezzo verso i giornalisti venduti per paura di danneggiare l’alta stagione alberghiera e quindi capaci di scrivere palle grosse così senza pudore. Anche questa, se non vi dispiace, è Gomorra.


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