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Mentana fa un TG rivoluzionario su La7 – pensate, dà addirittura le notizie – con gli ospiti di opposte fazioni politiche che discutono amabilmente senza aggredirsi, nemmeno fossero Lord inglesi sedati da una pera di Serenase.
Intendiamoci, ci tocca gridare al miracolo perchè un TG dà le notizie, ossìa fa il suo dovere, ma intanto, ridendo e scherzando, grazie a Mentana abbiamo ora la possibilità di scegliere tra addirittura quattro TG non di stretta osservanza nanofila: il vecchio e un po’ saponificato TG3, RAINews di Corradino Mineo, SkyTG24 e l’ultimo nato, il TG de La7, appunto. Roba da far gridare il nano al complotto demo-pluto-giudiziario-comunista. Addirittura quattro rematori contro. Manca solo Peppiniello Di Capua a fare “Oh ooh, oh ooh!”

Intanto su RAIUNO il direttore Minzolini prosegue indisturbato nell’opera di demolizione controllata del TG1 nella generale meraviglia di chi osserva gli ascolti di quel ben mediocre TG calare. Non capisco qual’è il problema. Lui, poer nano, sta solo eseguendo gli ordini. Gli hanno detto: “Vai e stai attento a non danneggiare Mediaset”.
In fondo, la disfatta dello share è un buon segno. Meno spettatori al TG1, giustamente disgustati dai minzolingus propinati senza alcun pudore all’ora di cena mentre si sta a tavola con i bimbi, potrebbero diventare meno voti per il nano Putiniere. Alla fine, per non danneggiare l’azienda, si è finito per fotterne il padrone.
Dai, Augusto, che vai forte. “Oh oooh, oh ooh…”

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C’era una volta, tanto tanto tempo fa, la televisione.

Era un servizio pubblico, chiamato RAI, lottizzato dai partiti esattamente come oggi, con un partito dominante come la Democrazia Cristiana di Andreotti e Fanfani e quindi era una TV bacchettona e pretaiola.
Poteva capitare che ballerine tedesche troppo spogliate nell’unico varietà esistente del sabato sera – con un costume che oggi potrebbe fungere tranquillamente da burkini in una piscina islamica – venissero coperte, per decreto censorio proveniente dai piani alti di Viale Mazzini, da un bel collantone 60 denari.
Eppure, anche se i telegiornali erano letti da fini dicitori che ripetevano veline democristiane a pappagallo, non si avvertiva la sensazione di essere in un regime come succede oggi.

C’era una volta, un po’ meno tempo fa, la televisione cosiddetta “libera”. Tolti i paletti democristiani e piantati i garofani socialopportunisti, caddero non solo i collant ma anche le mutande, come ci ha raccontato “Videocracy”.
Nel giro di vent’anni ci ritrovammo dalle calzamaglie delle Kessler a Moana Pozzi nuda in studio, senza neppure un cache-sex a proteggere la sensibilità dei telespettatori. Bisogna dire che era troppo perfino per la TV bordello di Berlusconi e che il programma, “Matrioska”, cadde sotto la mannaia della censura. Più per lo Scrondo satirico di Disegni e Caviglia che per Moana, per la verità.

Nella televisione preistorica ed in quella più recente, pensate, poteva accadere che conduttori molto popolari venissero redarguiti o addirittura cacciati perchè si erano sfogati in diretta di qualche problemuccio personale. Non ricordo bene ma – forse era la Bonaccorti, di un fatto del genere, di una censura ad una conduttrice rea di eccessiva confidenza con i telespettatori, ne parlarono perfino i giornali.
“Non si utilizza il servizio pubblico radiotelevisivo per scopi personali”.

Venne poi un signore che scese in politica per non finire in galera che utilizzò forse lo stesso collant delle Kessler per coprirsi le rughe sull’obiettivo della telecamera, recitando un proclama che sembrava preso pari pari dal monologo del beccamorto dell’inizio del “Padrino”.

Grazie a questo signore arrivarono i telegiornali con le ospitate quotidiane a tutto l’avvocatume dei peggiori delinquenti, per il quale gli imputati erano ovviamente innocenti, nonostante le coda del sorcio gli pendesse ancora dalla bocca. Vennero due o tremila puntate-pollaio di Porta a Porta in difesa della Franzoni e furono perfettamente tollerate. L’allarme scattò solo quando “Anno Zero” si occupò dei processi del Signore dei Collant.

Oggi la televisione non esiste più. E’ un contenitore unico di immondizia dove può passare di tutto, perfino la figa, purchè la monnezza venga inframmezzata dalla pubblicità pagata al Signore dei Collant. La RAI non è più un servizio pubblico ma una dependance dell’immondezzaio principale Mediaset. E’ ridotta ad una discarica di rifiuti speciali che si concentrano soprattutto nei telegiornali, ormai inguardabili da tanto che sono sfacciatamente nanofili, addirittura più di quelli della casa madre.

“Mi vogliono dimezzato”, ha piagnucolato il Dimezzolini nell’editoriale-sfogo mandato in onda in prime time dopo la scoperta degli altarini telefonici nei quali si dimostrava, se ancora ve ne fosse stato bisogno, che lui è un pretoriano mediatico del padrone della TV. Messo lì non a caso ma per uno scopo ben preciso. Presidiare.
C’è di tutto in quel filmato del Dimezzolini dimezzato: tutto ciò che una volta non sarebbe stato permesso, perfino ai tempi di Bernabei. Utilizzo personale del servizio televisivo ancora pubblico, almeno nominalmente; abuso di posizione dominante, dispregio della par condicio – dov’era la controparte? ed anche una buona dose di pornografia del tipo P.O.V.
Un autoservizietto pubblico, in pratica.

Il TG1 nuoce gravemente alla salute. Il TG1 provoca gravi disturbi a fegato, stomaco e colecisti, rovina la pelle ed ingiallisce i denti. Un uso prolungato può favorire l’insorgenza di pruriti e sudorazioni profuse notturne, incubi ricorrenti, rash cutaneo, alterazione della libido e disfunzioni erettili. Non sono ancora noti studi sugli effetti del TG1 sul feto e se possa provocare papiminkionismo congenito ma, nel dubbio, è bene che le donne in stato interessante si astengano dalla visione.

C’è chi sostiene che una volta abituatisi al TG1 sia quasi impossibile smettere di guardarlo tutte le sere alle otto. Non è vero, io da ormai un paio di mesi non lo guardo più e sto benissimo. Non ho nemmeno avuto la scimmia dei primi giorni. La digestione serale è nettamente migliorata, e così la qualità del sonno. Non mi mangio più il fegato assieme ai panini ed anzi, mi chiedo come ho fatto ad intossicarmi per così tanto tempo.

Al posto del TG1, se proprio voglio informarmi su ciò che accade nel mondo, guardo SkyTG24. Niente di trascendentale, intendiamoci, ma in confronto al Telecinegiornale Duce del gerarca Minzolini sembra un telegiornale normale. La politica è ridotta ai minimi termini. Beh, Bonaiuti ti tocca lo stesso ma di Gasparri ne contiene pochissimo e ci sono perfino le notizie.

Oggi ad esempio hanno parlato del contratto segreto tra governo e Novartis sul vaccino antimaiala, pubblicato su Altreconomia e della rivolta dei lavoratori della casa farmaceutica senese, minacciati di licenziamento causa crisi nonostante la pioggia di milioni caduta grazie al contratto ultravantaggioso per il fornitore di vaccino dell’influenza fantasma.
Si, proprio così. Hanno dato una NOTIZIA. Hanno parlato di lavoratori e sindacati, di crisi e posti di lavoro in pericolo. Tenendo conto che è il TG di quello squalo di Murdoch è quasi un miracolo.

Di cosa avrà parlato Minzolini invece? Non voglio nemmeno saperlo. Ho giurato che ho smesso e non lo toccherò mai più.

Sono interessanti i dati di un sondaggio pubblicato oggi su Repubblica e realizzato da Demos & Pi su “Gli italiani e l’informazione” che riassumerò in breve.
Premesso che la ricerca è stata effettuata su un campione di 1337 persone maggiori di 15 anni, emerge ancora una volta il ruolo fondamentale, ai fini informativi, della maledetta televisione.

Vediamo prima di tutto quanta gente guarda la tv. Spulciando le tabelle pubblicate emerge che il 46% del campione rappresentativo della popolazione italiana sta davanti alla tv dalle due alle quattro ore al giorno. Il 17,8% trascorre più di quattro ore attaccato allo schermo in modalità geco, ed il 27,3% di costoro vota Berlusconi. Forse per riconoscenza per tante ore di divertimento spappolaneuroni che gli offre gratis.
Gli elettori della Lega sono meno teledipendenti (15,2% con più di quattro ore al giorno) dei pidiellini. Troppo moderna, la diavoleria. I druidi non avevano la tv.
Chi la guarda di meno, tra gli stakhanovisti del tubo catodico o dell’LCD, sono gli elettori dell’Italia dei Valori.
Un fortunato 1,7% di italiani intervistati dichiara di non guardare la tv.

Rispetto alla rilevazione precedente del 2007, per quanto riguarda le fonti di informazione quotidiana del campione, in generale aumenta la fiducia nella tv satellitare, digitale terrestre e per Internet. In crescita anche i giornali quotidiani mentre calano radio e televisione analogica (RAISET, La7).
Ho sempre l’impressione che queste ricerche di mercato diano risultati un po’ schizofrenici. Infatti, se tra i TG ai quali gli ipnotizzati dalla tv danno maggiore fiducia calano il TG1 e il TG5 ma aumentano Studio Aperto (ahimé), il TG de La7, SkyTG24 e soprattutto RAINews24, con un clamoroso +13,4%, il programma di informazione del quale gli italiani pare si fidino di più è “Report” della Gabanelli.

Una bella domanda del sondaggio riguardava il grado di indipendenza politica dei mezzi di informazione. In generale gli italiani indicano come fonte maggiormente obiettiva Internet. Scorporando i dati per appartenenza politica, la fiducia ad Internet viene data a maggioranza dagli elettori dei partiti d’opposizione e dei partiti minori, mentre gli elettori di centrodestra (PDL e Lega) credono alla televisione. Addirittura più i leghisti dei papiboys, con un bel 37,5%.

Sul conflitto di interessi di Berlusconi e se esso condizioni la libertà di informazione e l’andamento della politica, il numero di coloro che percepiscono il problema è, in generale, in aumento. Più che lo stato della libertà di espressione, comunque, preoccupa il condizionamento della politica.
Gli elettori dell’opposizione e coloro che meno guardano la tv sono coloro che maggiormente si preoccupano del conflitto di interessi. Gli elettori del PDL e i teledipendenti hard sono coloro che meno sentono il problema. Forse, ammettendone l’esistenza, temono che gli possa venire meno la dose.

In definitiva, si dimostra per l’ennesima volta che non è vero che “le televisioni non contano”. Contano, eccome se contano. Conta soprattutto uniformare la poltiglia da far trangugiare ai telespettatori che stanno lì davanti come uccellini di nido aspettando qualsiasi cosa purchè si possa ingoiare. E se è merda non se ne accorgono nemmeno. Anzi dicono, come Mina in quella famosa canzoncina: “Ma che bontà!”
Ecco perchè ci si sbatte tanto per piazzare le persone nostre in RAI, per mettere i papiboys e le papigirls a leggere il telegiornale delle 20, perchè i tg stanno assomigliando sempre di più a contenitori di vuoto spinto farciti di nulla. E perchè infine la tv non serve più per informare ma per disinformare, per tenere assieme il proprio elettorato, pour épater le papiminkia’, manipolarlo e mantenerlo dipendente dalla dose quotidiana di propaganda. E serve anche, ultimamente, per mazzolare gli avversari.

Alcune considerazioni finali.
In generale, secondo i dati del sondaggio, gli italiani sembrano guardare meno la tv per affidarsi invece ad Internet ed ai mezzi di informazione più innovativi. Si accorgono del cambiamento in senso peggiorativo dell’obiettività dei telegiornali, leggono i giornali quotidiani ed apprezzano il giornalismo di inchiesta à la Gabanelli. Sembra quasi un’altra Italia, un paese più maturo di quanto appaia a sentire il suo peronetto di riferimento.
Solo il 17,8% del campione intervistato risulta teledipendente a livelli da comunità di recupero, appartenente alla specie “l’ha detto la televisione” ed è infine a maggioranza berlusconiano.
Non sarà, come sospettavo giorni fa, che il papipeople rappresenti proprio una minoranza gonfiata dagli steroidi televisivi nel tentativo di emergere da una maggioranza kommunista?
Ci mancava solo di essere un paese dopato.

Minchia che brutta faccia ha il Cavalier Caimano in questi giorni. Sul regno di Silvio cominciano a svolazzare minacciosi stormi di volatili per diabetici, che vanno ad appollaiarsi di fronte alle sue numerose residenze come ne “Gli Uccelli di Hitchcock.
Tira una brutta aria per il migliore statista degli ultimi 150 anni.
L’odiato ingegnere sta guadagnando in Borsa grazie alla sentenza sul Lodo Mondadori (per corruzione di giudici) che sancisce un risarcimento di 750 milioni di euro da Mediaset a CIR e un pezzo di fegato del caimano se n’è gia ito, ben cucinato con cipolle, rabbia blu e vino bianco.

Domani la Consulta si esprimerà sulla costituzionalità del Lodo Angelino e se dovesse bocciarlo sarà un altro bel colpo al di sotto della cintura, a rischio di ko. Eh già perchè, senza il parafulmine del Lodo Alfano, il Fuhrerino tornerebbe ad essere un comune mortale e non una specie di übermensch al di sopra del giudizio degli uomini, in grado di sgamare ogni processo.

Sul fronte dei media, come se non fosse bastato il successo da sette milioni di telespettatori di Patrizia ad “Annozero”, ecco l’ammutinamentino della corazzata TG1.
Uscito in maniera quasi miracolosa da un coma che si protraeva da mesi, se non da anni, visto che il TG1 non è filoberlusconiano da oggi e per colpa di Minzolini, il CDA si è accorto che herr direktor aveva superato ogni limite di servilismo pro-premier, andando contro la manifestazione indetta dalla FNSI, ovvero contro la sua stessa categoria di appartenenza ed ha perfino emesso un comunicato. Non che mi aspetti i forconi e le ghigliottine. Finora sono poco più che belati di agnelli, ma è bello vedere che dei giornalisti hanno avuto un soprassalto di dignità. A meno che non nàsino già il cambio di gestione e non siano intenti alla gara a distinguersi in previsione di un nuovo imperatore da servire.

Ha voglia lui intanto di parlare di complotti, di eversione, di “vogliono farmi fuori”, di risultato delle urne da rispettare. Come se, una volta votato un tizio, questi si dovesse sentire in diritto di regnare per sempre, fino all’arrivo inesorabile della Commare Secca. In diritto di farne da forca e da galera e sempre da impunito.
Mi preoccupa. Non si sarà confuso e non crederà di essere stato eletto Papa invece che premier? Questo aggrapparsi con gli unghioli alle urne elettorali fino a strapparle dai tavoli non è dignitoso per niente da parte di un cosiddetto capo di governo.

Sempre per il gusto della citazione cinematografica, ne”La Zona Morta” di David Cronenberg il Presidente, minacciato dalla pistola dell’attentatore paragnosta, agguanta un bambino e se ne fa scudo per trovare una via di fuga. L’attentatore non ha il coraggio di sparare su un neonato e viene neutralizzato. Il Presidente però, che ha agito in diretta televisiva, non sopravviverà allo scandalo derivato dal suo ignobile gesto.
Ecco, è proprio questa la sensazione: che Berlusconi, per salvarsi dal baratro in cui si è cacciato per aver voluto strafare dopo una vita all’insegna della sete di Potere, voglia farsi scudo del popolo italiano in una versione aggiornata del muoia Sansone e tutti i Filistei. Anzi, i Fininvest.

Il sempre più spudorato Cicchitto invoca una manifestazione di popolo contro la sentenza del Lodo Mondadori. Cioè noi italiani dovremmo scendere in piazza per difendere un fantastiliardario che, per aver imbrogliato un suo pari e truccato la roulette comperando il croupier, è costretto a pagare la multa.
Che teneri e che facce toste! Quelli che “i nogglobal”, “i bruciabandiere”, “i cortei politicizzati”, scoprono improvvisamente la bellezza della manifestazione popolare. Se si scende in piazza per difendere l’interesse privato ( i dané) di Berlusconi sono disposti perfino a tenere i celerini al guinzaglio. Scommettiamo che quei manifestanti pro-Silvio non li picchierebbe nessuno?

Nel finale del “Caimano” di Moretti il popolo dei papiminkia dà alle fiamme il palazzo di giustizia per difendere il suo idolo, uscito condannato da un processo dei tanti a suo carico.
Anche se Cicchitto dimostra di ispirarsi pericolosamente alla cinematografia comunista, non so se questa volta la realtà assomiglierà all’arte.
Perchè ai miei connazionali chiedo: siete voi disposti a dimenticare i vostri problemi di arrivo a fine mese, di perdita del lavoro, di disoccupazione, di incertezza del futuro per uno che ha comperato una sentenza per accaparrarsi con la frode un gruppo editoriale, di trentadue che lui ne aveva già?
Sareste disposti un domani a pagare i 750 milioni di euro** (sono circa 1500 miliardi) di tasca vostra, per solidarietà con una povera vittima del terrorismo giuridico che non ce la fa ad arrivare alla festa di fine mese?
Qualche coglione che risponderà si ci sarà sicuramente ma dubito che chi si trova in seri guai a causa della crisi non troverà la forza, anche se l’ha votato, di mandarlo cordialmente aff. Lui e Cicchitto.

** Grazie Ryo!

Trovo vergognosa la foto di apertura. Cosa vi ha fatto Marco Carta, a parte fecondare l’uovo malefico dal quale sono uscite le “cartine”?

I due giornali di proprietà del presdelcons, “Libero” e “il Giornale”, hanno lanciato una campagna per boicottare il pagamento del cosiddetto canone RAI. Non certo per strangolare Raitre e gli ultimi avamposti della sinistra in TV, visto che il provvidenziale Bonaiuti ha detto stasera al TG1 che non esiste censura, che nessuno vuole zittire nessuno, che “basta accendere la TV per sentire una decina di campane diverse” (forse lui parla della TV svizzera). Non sicuramente per azzerare Santoro, la Gabanelli, la Dandini e Fazio.
Allora, se Bonaiuti non dice le bugie come Pinocchio, perchè i giornaletti di cui sopra dicono, e qui si fa veramente fatica a restare seri, che bisogna boicottare la RAI perchè Santoro è fazioso e perchè ci sono tutti quei brutti programmi contro il presdelcons?
Mi scuso con i lettori ma devo proprio citare Vittorio Feltri, mettete a letto i bambini:

Per quale arcano motivo devo passare del denaro agli imbonitori della sinistra che insultano coloro i quali non la pensano come loro, li diffamano e li descrivono quali nemici della democrazia? Già l’idea in sé di un abbonamento imposto ai telespettatori è assurda in un mercato basato sulla concorrenza; se poi quell’abbonamento non è legato a una scelta – come è il caso di Premium o di Sky – bensì alla sola proprietà di un televisore, non ci sto. Non ci sto perché ci sono programmi che non voglio vedere né giustificarne la messa in onda contribuendo a finanziarli.”

Lo so che il relativismo è una cosa brütta-brütta che fa tanto soffrire il santo padre, ma vorrei dire ai boicottatori a pelo folto che lavorano per il re di Arcore-Prussia, che il discorso si potrebbe facilmente rovesciare. Io non pagherei più il canone perchè non sopporto il TG1 e considero Minzolini, Vespa e relative compagnie di giro dei faziosi e mi scoccia assai dover pagare i cento euri per loro, guarda un po’!

Caro (visto lo stipendio) Feltri, l’arcano motivo di cui parla si chiama democrazia. Io, per esempio, non sopporto Italia1, Retequattro e Canale5.
Ebbene, mi basta evitare accuratamente di guardarli, punto. Non mi fa piacere che milioni di italiani si spappolino i neuroni guardando ore e ore di pubblicità inframmezzata da culi-tette-culi-tette-tette-culi-maria de filippi, ma la democrazia impone che non si possa impedire ai suddetti di farlo.
Però, perlamatrioska, se io non chiedo la chiusura di “Lucignolo” per manifesta indegnità, perchè si dovrebbero chiudere i programmi di Santoro, Fazio, Gabanelli, Dandini ecc.?
Perchè sono contro il governo? Ma dove siamo, nel paese dei figli di Putin?
Per dirla tutta, non guardo nemmeno quei programmi perchè Santoro lo trovo noioso, Fazio paraculo (amo solo la Littizzetto), la Dandini mi sta sui maroni per la voce e perchè se la tira da intellettuale, e di tutti salvo solo la Gabanelli perchè è l’unica che fa le inchieste come “60Minutes”.

Caro (nel senso di costoso) Feltri, la sua richiesta di rimozione del canone RAI è più pelosa di un visone di Fendi.
Innanzitutto lei gioca sull’equivoco perchè i cento euro che paghiamo all’anno non sono l’abbonamento alla RAI, come i 50 e rotti al mese per Sky, ma appunto quell’ottocentesca gabella che tassa il possesso dell’apparecchio televisivo e che, sono d’accordo con lei, non si è mai vista nemmeno nell’ultima delle Repubbliche Sovietiche. Se io acquisto un televisore perchè poi dovrei pagarne l’utilizzo? Allora perchè non succede lo stesso con il frigorifero?
Detto che è un’iniqua gabella che paghiamo anche, paradossalmente, per tenere acceso il televisore su “Studio Aperto”, visto che è una tassa sul possesso dell’apparecchio, che c’entra questo con il fatto che non si deve più pagare per non dare soldi alla sinistra ed ai suoi imbonitori, come li definisce? Ribadisco, non si dovrebbe dover pagare nemmeno per Vespa, Minzolini e la Claretta Petruni, allora.
Non le piace un programma e non le basta girare canale o spegnere, come faccio io quando vedo la Parodi e le pentole di Mastrota. No, lei vuole proprio eliminare il programma ed il conduttore. Impedirgli di lavorare e guadagnarsi da vivere. Complimenti per il liberalismo.

Vogliamo dire la verità? I soldi che arrivano alla RAI dal canone sono solo una parte dei suoi introiti, visto che l’evasione dello stesso è una piaga secolare. Per il resto c’è la pubblicità. Togliendo il canone, la RAI ne avrebbe un grave danno economico, dovrebbe ridurre le spese, fare programmi più scadenti e la pubblicità, di conseguenza, si sposterebbe sulle reti Mediaset, ovvero sulle televisioni di proprietà del suo datore di lavoro, caro (ovvero oneroso) Feltri.
Il quale, già padrone del digitale terrestre grazie ad un provvedimento ad hoc che ha rifilato i decoder del fratellino nelle case degli italiani praticamente a gratis ma sui quali già ci vuole la tessera a pagamento, si appresterebbe forse a diventare l’unico padrone della TV (a parte l’avamposto degli uomini perduti La7 e la Sky di Murdoch).

Gli italiani beoti abboccano al trappolone dell’ingiusta gabella e accorrono al richiamo dell’evasione della tassa. Quale dolce musica per gente che già considera un furto il bollo auto e quando trova la multa sul parabrezza la getta nel cestino dei rifiuti. E’ questo l’italiano modello che piace ai giornali infeltriti ed ai loro padroni.
Non sanno gli italioti che il futuro della TV generalista è segnato e che un domani sarà tutto a pagamento, anche Beautiful e il Grande Fratello.

Vi siete chiesti perchè la tv a gratis fa così schifo? Perchè è più dannosa dell’ecstasy per i cervellini che la guardano?
Perchè lo scopo è rendere appetibile il sistema a pagamento. Ma, ecco il colpo di scena, visto che anche sul DT e sul satellitare ormai c’è più pubblicità che sulla tv a gratis, si andrà a finire che, un domani, gli italiani ormai assuefatti alla loro dose giornaliera di stronzate inframmezzate da pubblicità, dovranno pagare per averla. Non più allo Stato ma ad un privato, il loro amato Berlusconi, diventato pusher unico di ecstasy televisiva tagliata male.

Un giornale serio avrebbe chiesto non di eliminare il pluralismo dalla RAI, ma di eliminarne la lottizzazione politica, come da tempo si auspica.
Perchè non si chiede di eliminare la pubblicità dalla RAI e farla diventare veramente un servizio pubblico come la BBC, dove la gestione dell’azienda è fatta non da dirigenti guastatori provenienti dalla concorrenza ma da professionisti dello spettacolo e basta?
In Spagna hanno tolto la pubblicità dalle reti pubbliche e gli ascolti sono aumentati. Lo ha fatto anche Sarkozy in Francia. La gente apprezza una televisione meno mercificata e più informativa. Sembra impossibile ma disintossicarsi dal film interrotto ogni dieci minuti da dieci minuti di pubblicità si può. Ci si potrebbe e anche disintossicare dall’ossessione della par condicio, dal dibattito con obbligo di Mavalà e Gasparri, dalla scemenza che “un servizio pubblico non può parlare male del governo”.

Il problema è che forse una televisione più seria, veramente depoliticizzata ma in grado di offrire le più varie opinioni confidando solo nella maturità dello spettatore nel giudicarle, senza tette e culi gratuiti e insopportabile pubblicità, danneggerebbe gli interessi in conflitto del presidente del consiglio?

Un anno fa su questo blog: “Voglio la testa del CEO”
Ieri sera, dopo un lungo periodo di disintossicazione su SkyTG24 (come stare in comunità), ho ributtato un occhio sul TG1, quella specie di notiziario che avevamo il coraggio di criticare quando lo dirigeva Er Riotta, il descamisado che giustamente ai papiminkia pareva troppo de sinistra.
Ebbene, il nuovo corso del tiggì ammiraglio RAISET è una cosa da non credere. Roba tosta, merda pesante da ricaduta nell’incubo.
Dopo che sono finalmente riusciti a debellare a ciabattate l’ultima notizia superstite, che ancora usciva furtivamente di notte e, con la sua improvvisa comparsa da insetto immondo, provocava il panico nel direttore sceso insonne in cucina per abbeverarsi, è tutto sotto controllo.
Abbiamo raggiunto l’apice del vuoto pneumatico nel perfetto organo, anzi organetto, di regime. Ovvero un TG di pura fuffa impalpabile, appicicaticcia e dolciastra come lo zucchero filato ma sapientemente confezionata da maestri pasticcieri della propaganda, una scaletta di scemenze e papiminkiate condotto a turno dai Rudolfhess e dalle Magdagoebbels del regime. Una, quest’ultima, che se un giorno avrà sette figli li chiamerà tutti con la S di Silvio e dovesse lui andare a far danno nell’Aldilà, li suiciderebbe tutti con il cianuro per non farli sopravvivere ad un mondo senza Berlusconi.

Esagerata? Giudicate da voi e guardatene un’edizione a caso, meglio quella delle otto, quella pesante. Andateci piano e a piccole dosi perchè una mezz’ora intera di visione può spappolare mezzo emisfero cerebrale peggio dell’ecstasy. Tra un video rubato a YouTube che regolarmente “spopola” (pensate: “gli sposini che hanno ballato al loro matrimonio”) e la “notizia” che d’estate ci sono le zanzare tigri (ellapéppa!) ci scappa pure Capezzolone con la sua uscita da portapapiminkiate e la solita fortunatissima rubrica “Also sprach Gasparri”.

Perchè, tolta la decina di minuti dedicata ogni giorno alle mitiche gesta del Re Pompetta, alias presidente operaio, vetraio, pellaio, cioccolataio, e qualche altro minuto devoluto al bollettino per i beccamorti, i restanti venti servono ad evitare accuratamente di accennare a qualsivoglia fatto-notizia-avvenimento-inchiesta in Italia e nel mondo e quindi serve tanta, tanta fuffa per assorbire eventuali pensieri che dovessero spurgare a tradimento. Fuffa espansa, a multiball, a patatina di polistirolo, non importa. Anche Masotti, l’inviato in simil-Paternostro versione Daddyminkia made in England, va più che bene.

Certo, se bruciano una camionetta di cristiani dall’altro capo della Padania, la cosa per un momento attira lo sdegno papiminkia e li fa ritonfare sulla terra con grande fracasso ma per il resto, dai terremotati abruzzesi incazzati, alle famiglie che ancora si ostinano testarde a mettere i bastoni tra le ruote del governo facendo fatica ad arrivare a fine mese, per non parlare del troiaio istituzionale che fa ridere e dar di gomito il mondo, la consegna è evitare assolutamente che il papiminkia metta in moto inavvertitamente le sinapsi e si sloghi le meningi a ragionare.

Non sia mai che un’inchiesta sulle balle terremotate del Pompetta e i sondaggi gonfiati come il vetro di Murano possa far venire il dubbio al papiminkia che Puf-Puf non sia all’altezza. Perfino Barbara, la bella figliola partorita a Silvio da Veronica viene ripresa e la sua intervista purgata delle possibili critiche a cotanto padre, sempre a cura di Magdagoebbels.
Per definizione il papiminkia deve credere in Diosilvio onnipotente ed eterno, perfettissimo Creatore e Signore e mai lasciarsi tangere dalla bieca propaganda antiberlusconiana. Quella che ce l’ha con Silvio perchè gne-gne siete invidiosi e gne-gne noi abbiamo vinto le elezioni e voi no-o gne gne. Possiamo dire allora che semplicemente ci sta sul cazzo perchè è odioso?

Una televisione così, con un contenitore di puro nulla vergine al posto del TG è l’ideale per avere un popolo di votanti che non devono chiedere mai.
“Ma Cesira, il passante di Mestre non era una delle grandi realizzazioni del regime, inaugurata da Iddu in persona?”
Uhm, non ce ne sarebbe bisogno ma meglio distrarre il papiminkia con le zanzare tigri e la musica da spiaggia e tanto tanto divertimento. Agosto, cervello mio faccio finta di non conoscerti.

Un giornalista come Massimo Fini si interroga sull’impresentabilità di Berlusconi nel mondo ed elenca gli scandali che lo accompagnano? Ecco la tipica reazione pavloviana e papiminkia allo scritto, catturata su un forum:

“Tutto vero, però al momento non c’è di meglio in Italia. Il Berlusca ne ha fatte di cotte e di crude ovviamente, però qualcosa sa fare, a differenza di tutti gli altri buffoni della scena politica italiota. Quindi ci teniamo il Cavaliere e speriamo che viva a lungo, con la speranza che nel frattempo “maturi” qualcuno. Al momento, guardando i musi di un Franceschini o un Di Pietro, c’è poco da sperare”.

Non c’è di meglio. Come dire che quando pollo e manzo scarseggiano va bene anche la carne umana.
Qualcosa sa fare
. Mioddio. Anche il mio vicino sa restaurare i mobili. Lo facciamo Papa? Scusi, ci sarebbe mio cugino che sa tutte le formazioni della Roma dalle origini ai giorni nostri. Pronti, presidente della repubblica! Lei, signora, ricama a chiacchierino, si diletta di decoupage? Ministro del Tesore e delle Finanze.

E che dire di quel speriamo che viva a lungo come auspicio che, non sia mai, una morte improvvisa di Re Pompetta, magari tra le cosce di una escort, non ci ponga il problema di ricominciare a pensare, a ragionare sulla sorte nostra e dei nostri figli affidata letteralmente al primo imbonitore da fiera passato per caso. Uno che, invece di rimettere nella valigia le pozioni magiche e ripartire con il prossimo circo, ci si è piazzato in casa e non se ne vuole andare.

Mentre accade tutto ciò, si accetta cioè di diventare tutti passivi di fronte al piccolo utilizzatore finale del culo italico, Veltroni che fa? Appena uscito dal coma politico ed ancora rintronato come De Niro dall’encefalite letargica in “Risvegli”, propone una legge per risolvere il conflitto di interessi. Adesso che Berlusconi ha ormai e grazie anche a lui più potere dell’Imperatore Palpatine nell’Universo, lui vuole fare la legge contro il lato oscuro della Forza. Lui. Meno male che Bersani è contrario.

Io non ho più parole. Ma che razza di popolo di merda siamo, che Dio ci stramaledica?


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“Ad una di queste ragazze, Barbara Montereale, che ha accompagnato Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli, è stata bruciata l’auto nella notte. Probabilmente un avvertimento che viene dal passato burrascoso delle ragazze e non certo dalle vicende attuali. ”
(Pino Scaccia, TG1 del 25 giugno).

“Una ragazza senz’arte né parte, invitata a cena dal capo del governo, reclama di essere pagata perché «non lo faccio mica per la gloria». In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio. Qui no, non più. Come se Cenerentola chiedesse di essere pagata dal Principe. Ma se il prestigio della carica cade tanto in basso, anche a causa dei comportamenti del capo del governo medesimo, è questo un fatto privato o un fatto pubblico?”
(Nando Dalla Chiesa, L’Unità 26 giugno 2009)
Dica la verità, Pino, il compito glielo ha corretto con la matita rossa e blu il direttore Minzolini. Non posso credere che quel “non certo dalle vicende attuali” sia farina del suo sacco.
Che succede? Non coglie anche lei la palese contraddizione logica tra quel “probabilmente” e il “di certo”? Facciamo così, il probabilmente è suo e il di certo è del direttore e lei lo ha fatto perchè tiene famiglia.

A parte le sottigliezze semantiche, che vuol dire “il passato burrascoso delle ragazze”? E’ per caso un modo elegante per dire che, siccome almeno una delle due andò a Palazzo Grazioli per vendersi, se lo sono cercato, l’avvertimento mafioso? Passato burrascoso è roba da anni cinquanta e starebbe bene assieme ad un bel “i figli della colpa” in un film di Matarazzo con Yvonne Sanson ed Amedeo Nazzari. Quelle belle storiacce dove la sventurata rimasta incinta ed abbandonata, per espiare la colpa, doveva farsi almeno un ventennio in convento, tre tumori maligni e morire comunque con il sorriso sulle labbra ed il perdono per tutti?
Questo, mioddìo, è moralismo, non richiedere che il capo di un governo si contenga.
“Non certo dalle vicende attuali”. E chi può dirlo? Io penso invece che qualcuno voglia spaventare le testimoni per impedire che vengano fuori altre magagne dell’illustre incontinente.
In ogni caso, una donna, secondo me, ha tutto il diritto di avere un passato, un presente ed un futuro burrascosi come cavolo le pare, allo stesso modo in cui li può avere un uomo, senza essere sottoposta a giudizi talebani. Cominciamo, in previsione delle prossime occasioni, a raccogliere pietre belle aguzze?

Anvedi come sbanda Nando. Anche lui sulla strada per Kabul, con uno stock di burqa per ricoprire tutte queste mignotte che non si sa da dove siano uscite e che pretendono, come i giornalisti per le loro prestazioni, addirittura di essere pagate.
Il suo ragionamento è ancora più moralista di quello del Pino, lo sa?

Sono vent’anni che la televisione italiana impone alla donna italiana a qualunque età (anche alle piccolissime, putroppo), di essere il più troia ed il meno intelligente possibile. In questo documentario impressionante, “Il corpo delle donne”, se ne ha una dimostrazione.
Si è, soltanto se si è giovani e belle. Di conseguenza disponibili. Lo so che “donna oggetto” è un termine trito più di un hamburger ma non me ne vengono in mente altri.

Noi donne, grazie a questa macelleria televisiva che mette in mostra culatelli, punte di petto, cosce e filetti, siamo percepite come oggetti che, siccome viviamo in un regime di mercato, non vedo perchè non dovrebbero avere anch’essi un prezzo. Ecco però che, stranamente, la puttana piace quando non chiede troppo perchè agli uomini il sesso piace economico. Forse è proprio l’eccesso di gnocca gratis sulla tv commerciale che ha viziato i nostri aspiranti sultani.
La prostituzione invece, e giustamente, si deve pagare.

L’altra sera su Sky ho visto un reportage sui gigolò, gli escort. Insomma i puttani.
Questi giovanotti hanno dichiarato alla ragazza che li intervistava che loro, per meno di 5000 euro non si tirano giù nemmeno la cerniera della patta. E’ risaputo che la tariffa del troio è decisamente superiore a quella della professionista femmina. Loro si vendono a caro prezzo (con le donne, quelli che vanno con gli uomini fanno meno i difficili e si adattano) e la fanno cadere dall’alto neanche fossero tutti dei dell’Olimpo (alcuni erano decisamente scarsini).

Noi donne, che in maggioranza la diamo via gratis, perfino per amore, siamo fin troppo generose ed economiche.
Lo ribadisco: 2000 euro per scopare con Berlusconi sono una miseria, quasi una vendita promozionale, un saldo di fine stagione, uno “svuoto tutto”.
Il ragionamento sorprendente di Nando è che Patrizia, per il fatto di essere stata invitata dal presdelcons, avrebbe dovuto sacrificarsi per niente ed anzi, essere orgogliosa di essersi sporcata il Versace con il fondotinta di papi.

“In qualunque paese un invito a cena dal capo del governo è motivo di orgoglio”. Si, quando sai che ti invitano non per scopi mercenari. In tal caso c’è giustamente il tariffario.
Dipende anche dal capo del governo. Guardi, per parlar chiaro, io ad Obama la darei gratis e gli farei pure una tessera omaggio a vita, ma vuole mettere la differenza?
Posso ricordarle, Nando, che andare con un vecchio coperto di fondotinta più di una geisha, con i tacchi, dalla virilità traballante (lo dice Feltri, il suo urologo), anche se è un capo di stato, non è il massimo della vita? Patrizia potrebbe essere la testimonial perfetta del Maalox. “Che stomaco!”

E poi, scusi, sembra quasi che una ragazza qualsiasi (bello il “senza arte né parte”) nasca con il dovere di cessione della passera a gratis al capo di stato perchè tale. E dovrebbe pure ringraziare dell’onore. Strano, credevo che lo jus primae noctis fosse robaccia old fashion da Don Rodrigo.

Se questa è la considerazione che hanno gli uomini italiani del sesso e delle donne nel 2009, andiamo bene.
Siamo ancora fermi al binomio Mia madre (la santa vergine) contro il resto del mondo (tutte puttane). Fintanto che la donna è da conquistare si sprecano le divine commedie e siamo tutte madonne beatrici. Una volta caduta la Bastiglia, crolla l’interesse e soprattutto il rispetto. Figuriamoci che rispetto si potrà avere delle benemerite che vanno perfino con i vecchi e che a volte ci lasciano la pelle perchè incappano nel violento e nell’assassino.
Chi affitta il proprio corpo non ha meno dignità di chi vende pentole e spesso è più onesta.
Non trovo nulla di male nel farsi pagare. Soprattutto quando a Cenerentola invece del Principe, càpita il Nonno Azzurro.


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Non c’è ancora una notizia certa“. “Sono solo chiacchiericci”.

Nei giorni scorsi, quando al TG1 non si è parlato di Berlusconi neanche per sbaglio, mentre i giornali di tutto il mondo ridacchiavano di un premier che intrattiene ragazze a gettone con più cerone in faccia di un attore del teatro kabuki, Minzolini ha parlato di cose serie. Per esempio del ritorno del viaggio in pullman. E per stare tranquilli ha fatto leggere il TG alla Susanna Petruni e ad Attilio Romita, due persone fidate. La guardia pretoriana, in pratica.
Stasera però (ad urne chiuse, così ormai non può più fare informazione) ha tirato fuori le unghie e ha finalmente nominato la “signora”, citando un’intervista di Berlusconi ad Alfonso Signorini su “Chi”(hai detto il duello Frost-Nixon!) nella quale lui, lo credereste? smentisce. “Non ho mai pagato una donna”, ha affermato. Pare che a quel punto si siano incrinati i vetri.

Nel giornalismo italiano nascono sempre nuove figure professionali: il giornalista tampone, il giornalista difensore; il giornalista immagine, quello deputato a far risaltare la meravigliosa aura del premier ogni volta che va in società. Esistono anche i giornalisti che si fermano per la notte. A differenza delle escort e basta, che se non vengono pagate il pattuito sull’unghia si incazzano come iene e vanno a portare i nastri in Procura, non tradiscono, perchè lo fanno per puro amore.
Spesso tutte queste componenti professionali si fondono nel giornalista maggiordomo.

Compìto, educato, ben vestito, inappuntabile, gran cerimoniere della difesa della reputazione del padrone ad ogni costo e comunque, anche di fronte all’evidenza. Soprattutto il giornalista maggiordomo non fa domande. Esegue gli ordini.
Come e meglio di un butler inglese, anche se non siamo ai livelli sublimi del Mr. Stevens di Anthony Hopkins in “Quel che resta del giorno”, quello che non prestava mai attenzione ai discorsi dei signori (in odore di filonazismo) perchè l’avrebbero “distratto dal suo lavoro”, egli soprintende sugli altri servitori e si adopera affinchè Sua Signoria non venga disturbato da fatti disdicevoli di ogni sorta.
Il che, nel romanzo di Ishiguro, vuol dire far sparire una tigre che era entrata in salotto, ma al TG1 può voler dire far evaporare qualche decina di ragazze immagine più una escort decisa a far valere le sue ragioni.

“Non ne abbiamo parlato perchè erano solo voci”.
Ossia, le ragazze hanno fotografato tutto neanche fossero state turisti giapponesi, immortalandosi perfino nel cesso reale; hanno registrato tutto, compresi gli strilli e i venti di culo, ci sono le foto su tutti i giornali del mondo ma non è certo che fossero a palazzo o in villa a fare che.
E poi, come suggeriscono neanche tanto velatamente gli esponenti del centrodestra interrogati sulla questione: “Se una è una puttana allora è sicuramente bugiarda.”
Chissà se è vero il contrario, e cioè se chi è bugiardo è sicuramente una puttana? Fossi in Sua Signoria mi sentirei tirato in ballo.

Giusto per ricordarci qual’è la nostra reputazione all’estero (mica ad Antigua, con tutto il rispetto, ma negli Stati Uniti) e cos’è un paese dove il giornalismo, la satira e la comicità non hanno paura di andare contro i potenti.
Jon Stewart parla della nostra puttanopoli (quella oscurata dall’agnostico San Tommaso Minzolini) e fa strame del presidente del consiglio italiano, infierendo anche su Topolanek e sul suo pisello che, secondo Stewart “forse stava indicando qualcosa di architettonicamente rilevante nella villa”.
Fate presto però a guardare il filmato. E’ già la seconda volta che lo posto, continuano a farlo sparire.

Prima e dopo i pasti prescrivo anche questo filmato satirico di Papi & Mara su “Cacciamo le puttane dalle strade!”.


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Se fosse stato progettato da Papi, il Titanic non sarebbe mai affondato.

Se avesse seguito i consigli di Papi e non avesse voluto fare di testa propria, l’Uomo di Similaun non sarebbe uscito di casa con quel tempaccio, quel giorno.

Se Marconi non si fosse trovato un pomeriggio in un bar con Papi che gli parlava di televisioni, non avrebbe mai inventato la radio.

Leonardo Da Vinci era solo un creativo pagato per concretizzare le mirabolanti intuizioni di Papi.

Baggio sbagliò il rigore ai mondiali americani perchè volle fare di testa sua e non seguì i consigli di Papi. Come Gullitt, Van Basten, Sacchi, Ancelotti, Zaccheroni, Kakà, Maldini, Schevchenko, ecc. ecc. ecc….

Se Papi avesse messo una parola buona con Pilato, Gesù si sarebbe salvato.

Se Papi avesse creato il mondo avrebbe lavorato anche di domenica, Lui.

Brutti atei comunisti che non siete altro. Il “Papi worshipping” è la religione del futuro. Altro che Tom Cruise e Scientology. I credenti sono già tra noi a milionate. Fate una prova. Usate una delle precedenti affermazioni durante la conversazione con un papiminkia. Al novantanove per cento lui o lei risponderà annuendo vigorosamente come se aveste recitato i vecchi e logori comandamenti.

Vista l’aria che tira, scommetto che un giorno queste affermazioni diventeranno:
1) Notizie nella scaletta del TG1;
2) Capitoli della nuova storia del mondo riscritta dopo aver finalmente eliminato i testi scolastici comunisti.
3) Fatti e prove assolutamente vere ed incontrovertibili della natura divina di Papi.

Nel mondo reale, quello non raccontato dalla mezzobusta di fiducia, oggi Papi è stato a Washington e Barack gli ha detto: “Scusa coso, come ti chiami, ci avanzano tre alqaediani da un’unità locale in dismissione a Guantanamo. Li mettiamo nel tuo garage, ok?”


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