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Poveri illusi se avevate creduto per un attimo che i legaioli avrebbero dato il calcio alla sedia del Gran Fallito per farlo ripiombare nella dura realtà della sua colossale disfatta come statista. Macché. Questi sono diventati maestri del tira a campa’, del cambiar tutto perché non cambi nulla, altro che rivoluzionari. Sembrano tardi e con i neuroni annegati nella polenta, e invece imparano alla svelta tutti i trucchi del mestiere del più tipico bizantinismo politico.
Bossi domenica ha bofonchiato per ore le solite solfe sulla Padania, questa espressione geografica di pura fantasia che però ci ritroviamo sulla minchia tutti, dalle Alpi a Lampedusa, per il fatto che il più grande fallito degli ultimi centocinquant’anni, per pararsi il culo dalle pratiche sodomitiche tipiche della galera, ha trascinato al potere con sé e si fa scudo di una formazione eversiva che farnetica da anni di secessione e pratica con solerzia l’alto tradimento attraverso il suo esponente Maroni, Ministro degli Interni italiano che ammette senza vergogna di sognare una Padania libera ed indipendente, quindi la divisione della patria indivisibile. Roba da manicomio, praticamente impossibile da spiegare ad uno straniero.

Oggi su Facebook ho visto una vignetta: Bossi e B. che si tengono reciprocamente per il pannolone. Se molla uno casca per terra anche l’altro. Sono come i gemelli siamesi che non si possono dividere chirurgicamente perché hanno gli organi in comune e in questo caso i due sono uniti per le palle anzi, per i maroni.

Una mostruosità che andava pietosamente soppressa alla nascita. Una teratologia che però ha delle radici programmatiche ed ideologiche ben precise in quel patto scellerato di spartizione dell’Italia tra Nord federalista e secessionista e Sud come enclave di affari mafiosi teorizzato da Gianfranco Miglio, colui al quale si intestano le scuole frequentate dai piccoli padani.
Ecco quindi che il destino dei due mostriciattoli è di essere inseparabili. B. si regge sull’appoggio della Lega, ultimo alleato rimastogli e l’altro B. della coppia B&B sa benissimo che, senza il Bagonghi della Brianza, la Lega ritornerebbe ad essere quel dieci per cento di elettori che conterebbe sicuramente in una coalizione ma non esageratamente come nel governo B. dove, praticamente, spadroneggia senza ritegno. E’ impensabile che in qualunque altro governo la Lega avrebbe modo di fare i capricci secessionisti e similfederali come quelli che sta facendo per avere i Ministeri della Cassoeula e della Polenta Taragna da insediare a Berghem de hura e Berghem de hota.
Se il dirigente legaiolo è svelto nell’imparare l’arte di stare al mondo e soprattutto in politica, il suo elettore tarda a rendersi conto della realtà di essere governato da degli incapaci innamorati delle favole e dei miti assurdi dell’acqua del Po e della Padania che servono solo ad abbindolare la base per ottenere l’altezza del privilegio da boiardi.
Eppure il papiminkia sta lentamente risvegliandosi dal lungo sonno del miracolo italiano e si sta rendendo finalmente conto di essere stato raggirato per diciassette anni da un piazzista da quattro soldi. Il cornutazzo padano, invece, l’ultrapirla con il cervello accessoriato con un set minimo di concetti base e frasi fatte a sfondo razzista, crede ancora nella sincerità di quel pugile suonato del suo leader. 
E’ disposto a prendere per buone le sue tirate biascicate contro Equitalia e il racconto straziante delle vacche deportate e della case dei poveri allevatori rase al suolo dalle SS della Finanza  (“Bene, Umberto, le vacche hanno smesso di muggire?”)  e dimenticare il nepotismo sfacciato, il figlio idiota piazzato in regione a 12 mila euro al mese alla faccia dei pensionati al minimo e le varie parentopoli in giro per la Padania. Senza contare che il federalismo fiscale, ma l’ultrapirla non lo sa, con tutta una serie di nuove gabelle ultrasalate, gli farà pisciare sangue e renella tanto da dover rimpiangere Equitalia, le Fiamme Gialle e gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate.
E’ brutto quando si portano le corna e non ci si accorge di averle.
Norman Lindsay, “Pollice verso”
Scenario n° 1 – Il popolaccio leghista, tra un rutto allo stufato con polenta e l’altro, un sorso di acqua marcia del Po e una reciproca lucidata alle corna, verrà invitato a decidere tra Barabba e l’Unto da Ponzio Pilato/Umberto Bossi in persona che, amorevolmente sorretto dalla badante,  potrà così dare la colpa del fallimento del governo unicamente al miliardario puttaniere che ormai ha il cervello in pappa per la troppa figa consumata (!!), dimenticando la correità dei suoi polentoni avidi di prebende e poltrone, ambientatisi alla svelta ed oltre ogni più infausta previsione nella Roma Ladrona. Lo sciagurato (inteso come popolaccio) risponderà “Barabba!”, Ponzio Bossi scuoterà il pollicione all’ingiù e per l’Unto sarà la fine. Non la crocifissione, per carità, ma qualcosa di ancora più triste di Piazzale Loreto, forse. Essere condannato alla pubblica gogna durante una sagra paesana non è il massimo per il miglior statista degli ultimi 150 anni, digiamolo.
Scenario n° 2 – Il popolaccio leghista, intuito che questa dirigenza vuole fargli dimenticare il fancazzismo governativo, il mancato federalismo e le suddette magnate alla romana e blandirlo con qualcosa che non si mangia come i Ministeri al Nord, manderà affanculo Silvio, Barabba, l’Umberto, il Trota, la badante di S. Pietro in Vernotico e tutto l’ambaradan da Castelli a Calderoli. A meno che le voci raccolte su Radio Padania e sui siti legaioli circa la movimentazione di truppe armate di uova e pomodori in marcia verso Pontida non siano una leggenda metropolitana, anzi padana. 
Scenario n° 3 – Il popolaccio leghista, ottuso dallo stufato con polenta che mal si accoppia con il caldo di giugno, non capirà cosa biascicherà Bossi dal palco, vedrà solo un pollice verso e intuirà che qualcosa che era duro non lo è più. Pazienza, è colpa di Roma Ladrona, dei terroni, degli zingari e dei migranti. Se Bossi gli prometterà di cannoneggiare i barconi con i migranti prima che arrivino a Lampedusa saranno disposti a sorbirsi altri due anni dell’Unto e dei romaladroni acquisiti. 

“Tolta Milano, è stato sostanzialmente un pareggio.” Denis Verdini, coordinatore PDL e negazionista.
“Se si fosse votato per le politiche, il centrodestra avrebbe vinto”. Maurizio Gasparri, veggente.
‘Risultato drogato per intervento massiccio delle toghe”. Fabrizio Cicchitto, muratorino.
‘Moratti contro droga, altri usano stanza del buco…” Ignazio Benito Maria La Russa, bipolare criptico.
“La vittoria di Pisapia sarebbe come portare il Leonkavallo a Palazzo Marino, sarebbe una cosa bestiale.” Daniela Santanché, maitresse à penser.

Citiamo, come nota lacrimogena, il caso di Emilio Fede che ha impiegato ben quattro minuti a riuscire a dare la ferale notizia della tranvata milanese. Alla fine, nonostante i dati ormai incontrovertibili, continuava a ripetere “sono solo proiezioni”, neanche stesse dentro “Inception”. 
Mancano ancora le reazioni ufficiali dei due vecchi B. dalla Casa di Riposo della Libertà. Penso che ormai le rispettive badanti glielo abbiano detto. Se non hanno dovuto sedarli con il Serenase, il B. padre del trota farfuglierà qualcosa sul fatto di avere comunque qualcosa di duro e l’altro B., il cavaliere dimezzato nelle preferenze, penso avrà poca voglia di raccontare barzellette e forse, nemmeno di ciulare.
Si sa, quando ti arriva in testa non un duomino di plastica ma un tram vero con sul display la destinazione “VA DA VIA I CIAPP” è possibile rimanere parecchio confusi e infelici.

Allora, in soldoni, la situazione vista dallo Spazio è la seguente. L’Italia è occupata dalla Padania e dal Regno delle Tre Mafie. Prigioniera nelle mani di un vecchio postinfartuato cerebrale fissato sull’endogamia fiscale il quale, per ottenerla a tutti i costi perché se no muore, si è alleato con un altro vecchio pregiudicato incallito che si è messo in testa di farla franca su tutti i fronti processuali che lo riguardano.
I due assieme intendono calpestare qualsiasi cosa si pari di fronte alla loro volontà scellerata, soprattutto la Costituzione repubblicana che non è roba loro ma Nostra.

Sembra proprio la messa in pratica di quel famigerato patto, caldeggiato dagli ideologi della Lega, che intendeva spaccare l’Italia in due e vietnamizzarla. Con il Nord consegnato ad una classe politica predona, avida, ignorante, incapace e dal cervello infarcito di una polenta velenosa fatta di nazionalismo fantastico, razzismo e paganesimo di ritorno e  il Sud in balìa della criminalità organizzata mafiosa e dei suoi loschi traffici. Patto che forse fu veramente firmato sui cadaveri ancora caldi di Falcone e Borsellino. Stipulato sotto gli occhi di una cinica realpolitik imperiale che, in cambio di qualche beneficio in termini di “divide et impera”, se ne fregava come al solito dei destini di una delle sue provincie.
E forse i padani taragni non avevano calcolato che il Regno delle Tre Mafie si sarebbe pian piano allargato al Nord, ‘ndranghetizzando la loro nebbiosa Brianza. Ben gli sta.
E’ questa, dal punto di vista di Noi Italiani, a tutti gli effetti, un’occupazione straniera, visto che i padani si considerano razza (assai bastarda) a parte. 
L’Italia vera, quella che compie 150 anni quest’anno, quella di cui una volta non dovevamo vergognarci, non vuole il federalismo, perché sa che è una minchiata che non ci possiamo permettere. Che aumenterebbe le tasse ai cittadini ed alle imprese, introdurrebbe i dazi per entrare nelle città turistiche (tassare il turismo, che genialata!), che, sotto forma di aumento dell’IMU (tassare le imprese, che menti!) farebbe rientrare dalla finestra l’ICI uscita dalla porta. Che, se passerà, favorirà i proprietari di seconde case al mare e i padroni di case in affitto ma non le buste paghe che diventeranno più leggere se i comuni decideranno di spremerle con le varie tasse di scopo.

Come tutte le occupazioni straniere ci sono perfino  le rappresaglie sui civili. Siccome era un’idea dell’UDC e Pierferdy Casini ha ostacolato i due vecchiacci, via dal progetto di legge il bonus affitti di 400 milioni di euro per le famiglie con figli a carico, tiè! Mamma chiama e Calderoli va.

Per il momento il Parlamento ha respinto la bozza della legge sul federalismo con un risicato “fifteen all” ma Berlusconi, come un McEnroe dei tempi andati, ha preso a racchettate il giudice di sedia e ha sbraitato che la legge passerà lo stesso. Gioco, partita e incontro. Anzi, Grande Slam.
“Federalismo o morte”, biascica Bossi con i neuroni rimasti. La base leghista, che non sa nemmeno cosa significhi veramente federalismo in termini di attacco alla scarsella e non immagina nemmeno quanto verrà sfondata di tasse, dovesse passare, è in fermento.

Allora, signori, siccome a volere lo stramaledetto federalismo sono una manciata di regioni al massimo, diamoglielo e facciamola finita. Via Lombardia, Veneto e chi altro vuole dall’Italia. Via tutti dal SSN. L’assistenza medica da domani se la pagano con il sudore delle loro chiappe lombardovenete. Si pagano il dottore, le medicine e tutto.
Via le basi NATO, e se la Slovenia li invade, cazzi loro. Si comprino i loro carri armati e i loro caccia come tutti. Si paghino un esercito. Costa un po’ caro ma vuoi mettere poi partecipare alle missioni di pace? Noi non daremo loro più nemmeno un fuciletto a tappo.
Non vi piace Roma? Secessione allora, ma secessione vera, dura, non il Vapensiero cantato sul palcoscenico con le comparse con l’orologio e le quinte di cartapesta. Basta pagliacciate sul prato di Pontida con il Bossi che ce l’aveva duro.
Secessione si ma deve essere una roba pesa. Ricominciare tutto da capo, con le ‘ndrine che spingono alla porta per papparsi tutta la loro triste Brianza  mentre i padani sbraitano contro i négher.
Non è una bella prospettiva, vero? Eppure non è ciò che i padani vogliono? Se si potesse farglielo ingoiare tutto, il federalismo, e solo a loro, io non avrei nulla in contrario. Anzi, vorrei che lo provassero fino in fondo e senza pietà.

Purtroppo invece ci andiamo ci mezzo tutti, il Nord non leghista e tutti coloro che sanno bene che la Padania non esiste ma è solo l’albero degli zecchini con il quale il Gatto Umberto e la Volpe Silvio, questi bugiardi matricolati, hanno imbrogliato la loro base elettorale. Zecchini che ci sono, è vero, ma vanno tutti nelle tasche della cricca e nelle borsette firmate delle mignotte.
A proposito. Non è per razzismo o cattiveria ma, dopo Craxi e Berlusconi, se Milano si asterrà nei prossimi duecento anni dal fornirci statisti di tal pregio, gliene saremmo infinitamente grati.

Il gatto e la volpe si sostengono a vicenda anche se sono due morti che camminano. Se cade uno precipita anche l’altro. Siamo la repubblica degli zombie e dei vampiri. Ci vorrebbero degli esorcisti di quelli buoni e un paio di paletti di frassino.

Basterebbe un calcio ad uno dei piloni e crollerebbe tutta la baracca ma nessuno è capace di tirare fuori le palle per farlo. Ci vorrebbe un’ispirazione dal Cielo. Bisognerebbe che Napolitano entrasse in una cabina telefonica e ne uscisse con il costume di  SuperPertini. Ma si, figurati.
Se c’è una nazione le cui antenate ne hanno visti e presi di tutti i colori e in tutti i buchi è l’Italia, paese di bastardi per definizione.
La bastardaggine genetica é evolutivamente un vantaggio, come si sforzano di spiegarci da decenni i genetisti seri, non quelli che ogni tanto firmano i manifesti per la difesa della razza. Il meticciato è cosa buona. La mescolanza sai è come il vento, spinge tratti genetici autoctoni a socializzare con altri forestieri e si creano combinazioni felicissime.
Non solo in termini di intelligenza*, esattamente come nel cane, ma di prestanza fisica e urge in questo caso ricordare ai razzisti che ce l’hanno con i negher e che poi sbavano dietro ai figoni brasiliani in tanga interchiappale, che queste/i sono quasi sempre il frutto di incroci tra bianchi, neri, indios e tutte le combinazioni possibili tra i vari meticci.

Tornando all’Italia ed al rigurgito di razzismo che ultimamente le soffoca la gola, ricordo che le nostre ascendenze longobarde, normanne, barbare, greche, romane, etrusche, germaniche, turche, arabe, fenicie, ebraiche, eccetera, eccetera, ci hanno forgiate nei secoli delle personcine particolarmente vispe e intelligenti. Dotate di grande capacità di adattamento, creatività e abilità nel problem solving. Abilità anche delinquenziale, va detto, e dato che la genialità è spesso follia, come spiacevole effetto collaterale risulta quasi impossibile per chiunque riuscire a governarci. Si, magari ci innamoriamo del cialtrone che ci abbindola e ci fa sentire bene per un po’ ma di solito dura poco, circa vent’anni, poi ci stufiamo e diventiamo molto cattivi. Di solito li appendiamo ai distributori.

Ricapitolando, essendo noi italiani un popolo di bastardi congeniti ed irrimediabili, dalla Val D’Aosta a Lampedusa, è sempre destabilizzante sentire i leghisti, questi alieni ultrapirla che ci hanno invasi vent’anni fa circa, atterrando con i loro carrocci volanti sul prato di Pontida, parlare di nazione e addirittura di razza Padana, cioè di qualcosa che esiste solo nei fumi dell’alcool di chi si è fatto troppe ombrine. La Padania non è neppure un’espressione geografica, come avrebbe detto Metternich, è una fantasia, un’invenzione. E’ fantascienza, appunto. Un brutto B-movie con attori scadenti ed effetti da quattro soldi.

Detto che nessuno potrebbe trovare molte similitudini tra un cuneese e un trevigiano e che se metti un bergamasco a parlare con un furlan nei reciproci dialetti ci vuole la traduzione simultanea, lasciando stare le minchiate della “razza” e della “nazione”, del Nord e del Po, si può interpretare la smania leghista di farsi i cazzi propri lasciando affogare gli altri italiani guardando in un’altra direzione.

La secessione o libertà del Nord è una fantasia che nasce non da esigenze di nazionalità o peggio razziali, visto che queste sono inesistenti, ma da un sentimento molto banale, l’egoismo, come afferma giustamente Daniele Sensi, un osservatore attento del fenomeno leghista.
L’egoismo è un sentimento umano molto comune nell’individuo ma può essere coltivato con profitto su larga scala a livello collettivo utilizzando sofisticate armi propagandistiche di massa che puntano essenzialmente ad accrescere la paura e l’insicurezza fino ad ottenere persone molto malleabili ormai in preda al delirio di persecuzione paranoideo. Perchè si coltiva l’egoismo individuale nei popoli? Per permettere alle caste socioeconomiche di prosperare sulla credulità dei babbioni che se ne fanno abbindolare.

C’è un esempio clamoroso al mondo di paese dove queste armi sono state impiegate con grande successo: gli Stati Uniti. La guerra fredda, gli alieni, gli UFO, il pericolo rosso e più recentemente Bin Laden e il terrorismo islamico hanno forgiato una nazione ad altissimo tasso di paranoia. Un paese che vive con l’M16 sotto il cuscino mentre il vicino canadese lascia addirittura la porta di casa aperta.
Il paranoico, tra l’altro, è disposto a credere a qualunque assurdità se è convinto che essa minacci la sua incolumità. Pensiamo, giusto per fare un esempio, alle scie chimiche. E’ un delirio paranoico-schizoide in piena regola copiato dalle “reti” di controllo del pensiero immaginate dagli schizofrenici ma non sapremo mai se sono un pericolo reale o una costruzione propagandistica. L’incertezza è un altro formidabile fertilizzante della paranoia collettiva. Gli americani, terrorizzati da decenni di propaganda, sono ormai disposti a mandare i propri figli a morire in ogni remoto buco del culo del mondo senza ottenerne nulla in cambio e per combattere guerre dalle quali ci guadagnerà solo una ristretta cerchia di miliardari.
Questo di terrorizzare il popolo per sfruttarlo meglio è un modello che si può facilmente esportare in altri paesi.

L’Italia sotto l’influenza della Lega, quella che emerge da trasmissioni come l’ultima puntata di Annozero, quella che ha sconvolto il povero Ruotolo, con le erinni scatenate contro la cuoca della mensa che tentava di difendere il diritto di tutti i bambini a mangiare, è quella che maggiormente ha assorbito la propaganda, pompata dai cannoni mediatici delle televisioni del nano malefico e ritrasmessa in linguaggio basso-intestinale dalla classe politica leghista, di cui parleremo poi.

Non c’è da vantarsene se il nostro Nord, la riedizione nostalgica del Lombardoveneto fuori tempo massimo sta diventando una brutta copia dell’America peggiore, quella dei linciaggi, del KuKluxKlan, della N.R.A., del White Power e del più deteriore Far West dove vige la legge del più forte.
In fondo i milanesi d’alto bordo hanno sempre avuto il complesso dell’America da portare a Milano.
Eccoli accontentati. Per aver visto troppi E.R. i nordisti hanno ormai gli ospedali che respingono gli stranieri che non hanno la tessera sanitaria (che non è la tessera dell’assicurazione yankee ma sarebbe troppo complicato spiegarglielo) e che lasciano morire i bambini di colore troppo scuro per un’eccesso di indifferenza verso i diversi.
Cominciano ad avere i serial killer, gli spree killers (quelli che sparacchiano a caso sui passanti dalla finestra o nei parcheggi) e le coppie assassine alla Olindo e Rosa.
Hanno i morti per strada con l’indifferenza dei passanti come a New York.
Loro non sono razzisti però odiano gli extracomunitari. Odiano gli extracomunitari ma affittano loro a peso d’oro delle catapecchie.
Inutile dire che credono ciecamente alla storia di Al Qaeda e degli iman che allevano terroristi pronti a far esplodere le Esselunga e le fermate di Molino Dorino e Inganni. Hanno un terrore fottuto dei poveracci islamici e non vedono le camorre e le ‘ndrine in Ferrari che gli stanno occupando il territorio, le mafie cinesi che gli comprano gli esercizi in contanti. L’importante è ribadire che “il Nord è stufo”.

Non vedono l’insopportabile ed idiota incoerenza tra il loro razzismo verso gli stranieri e il disperato bisogno egoistico che hanno di far fare a loro i lavori più sporchi e degradanti perchè loro non vogliono farli.
Sono personalmente convinta che colui che ti ringhia contro in continuazione”vai a lavorare!” sia uno che odia profondamente lavorare, che vorrebbe solo dormire, chiavare e mangiare ma è costretto a darsi da fare nella società. Io adoro lavorare anche se mi schianto la schiena e “vai a lavorare” lo considererei un augurio, magari rivolto a qualcuno che il lavoro non ce l’ha o l’ha perduto. Per loro invece “va a laurà” è come mandarti affanculo.
Che siano egoisti lo vediamo anche quando rivendicano aiuti di stato anche quando non ne avrebbero bisogno. Lo fanno per principio. Perchè prima vengono loro e poi loro. Dategli una crisi economica e tireranno fuori il meglio del loro peggio.
Non mi fanno pena. A volte sembrano quel popolaccio tedesco trascinato per le orecchie dagli alleati nei lager a sentire il tanfo dei milioni di cadaveri. Se ci fosse da aprire dei campi di sterminio in Padania per gli inservienti non ci sarebbe problema. Sto esagerando? A sentire quanto odio vomitano quando li intervistano, il dubbio ti viene.

Un accenno a parte merita la loro classe dirigente leghista. E’ dimostrato che in molti casi, dove hanno governato: enti, banche, istituzioni, perfino la loro spocchiosa Malpensa, si sono dimostrati degli incapaci, bravi solo a creare buchi di bilancio grossi come crateri vulcanici. Incapaci, corrotti e in alcuni casi ladri esattamente come quelli di prima.
E’ normale, visto che parliamo di italiani con quel gene delinquenziale sempre pronto a venir fuori se gli si offre la mazzetta.
Visto però che in Italia c’è un nano da circo che deve farla franca ed ha un sacco di soldi, da vent’anni le sue televisioni ci raccontano di quanto sono bravi i leghisti a governare. E i padani per forza li votano, perchè basta sventolar loro sotto il naso un burqa, attizzargli l’odio razzista verso lo straniero e li votano in massa. Perfino i figli dei leghisti, quelli somari e mezzo siciliani (a volte il meticciato s’inceppa e fa flop) ai quali sono disposti a dare stipendi da 12mila euro al mese pur che non governino i “comunisti”. Un’altra storiella che si bevono come quella degli iman. Se lo sentissero biascicare in lombardo crederebbero anche al Diavolo in persona.

Non sanno, i meschini, che con la cazzata del federalismo toccherà loro pagare e mantenere a filetto, sogliola e babà una classe amministrativa locale ancor più rapace di quella romana. Che le tasse aumenteranno invece di diminuire. Non mi fanno pena anzi, attendo con ansia la loro reazione all’arrivo delle prime cartelle esattoriali.
Fosse solo un problema del Lombardoveneto, chi se ne frega, il problema è che i leghisti governano ahimè anche il resto d’Italia, perchè Berlusconi li ha assunti tutti come eunuchi al suo servizio. Come voracità a livello centrale sono perfino peggio e pare si trovino perfettamente e a loro agio nella grassa e felliniana Roma Ladrona da loro tanto odiata quando stanno a Busto Arsizio.

Quando parlo della Lega mi rimproverano di dimenticare che al Nord c’è tanta brava gente che non è razzista, non è egoista e non vota Lega. Peccato che la sua voce non si senta come si dovrebbe. Magari dovrebbe urlare un po’ più forte.

La tentazione dell’incendio del Reichstag da accreditare falsamente agli oppositori è sempre irresistibile soprattutto tra i wannabe dictators e i dittatorelli ormai bolliti che sanno di avere politicamente un piede nella fossa.
Altro che “smorzare i toni” come ancora si illudono il Napolitano e Don Bersani.
Il nano ammaccato è alle strette e le sta studiando tutte, con i compagni di grembiule e compasso che hanno rispolverato “Il manuale del perfetto piduista” contenente il materiale eversivo necessario per 1) sviare l’attenzione dalle vicende giudiziarie che lo riguardano; 2) abbindolare il suo elettorato anencefalo; 3) cercare di impietosire perfino chi lo tiene accoccolato sui testicoli.

Tutto fa brodo per alzare l’audience e mettere in moto l’applausometro, compreso rispolverare gli armamentari della strategia della tensione proprio in concomitanza con il quarantennale dell’inizio di quell’altra strategia della tensione, quella di Piazza Fontana di matrice neofascista.
Un attentato quasi patetico (non tutti si meritano dei Von Stauffenberg come cospiratori), un secondo attentatore che tenta di intrufolarsi nell’ospedale di notte dove è ricoverato l’impaziente e che si porta dietro non un cuscino (come nel “Padrino”) ma un set di mazze da hockey. Apperò!
Infine una bombetta “quasi affettuosa” rivendicata dai soliti anarchici tuttofare che si portano su tutto.

Sa benissimo, il tumefatto, che i suoi veri nemici, quelli interni e quelli esterni – i suoi creditori di favori passati e i poteri che contano veramente al mondo, quelli che non gradiscono certi suoi avventurismi in politica energetica e le sue relazioni pericolose in politica estera, se volessero arrivare a lui non userebbero certo una ridicola statuetta maneggiata da un paziente psichiatrico in carico al SERT.
Quindi, da mestatore di professione ed ex appartenente ad associazione a finalità eversiva – ricordiamolo a chi crede che la P2 fosse una specie di ONLUS – incarica i suoi maggiordomi di fabbricare un set completo di capri espiatori da mostrare eventualmente al popolaccio papiminkia, a quei merdosi sciuri e sciurette che urlavano di “culattoni” e “barboni” a chi gli contestava l’idoletto tascabile, domenica scorsa. L’eroe vendicatore smascherato dell’infinitamente piccola borghesia. Capri espiatori utili a non far capire da dove realmente giunge il pericolo. Un po’ come a Beslan, dove un regolamento di conti tra mafiosi russi e Putin è passato come un atto terroristico dei soliti ceceni.

I capri espiatori utili al gran varietà del nano perseguitato si trovano facilmente in ogni supermercato: i pochi giornalisti che fanno giornalismo e si occupano dei fatti, come Travaglio; i due-tre giornali che non sono ancora stati acquisiti alla causa della salvezza del vecchio miliardario egocentrico; i comunisti – termine onnicomprensivo che nell’universo paranoideo papiminkia significa semplicemente Non-Berlusconiano; l’unico politico che resiste al fascino slavo di Berlusconi, Di Pietro (ma comme fa?); i soliti giudici e magistrati che hanno il vizio di volerlo processare e infine, perchè no, i creditori personali come De Benedetti, quello che reclama 750 milioncini di euro da Papi a titolo di risarcimento per lo scippo della Mondadori. Perchè alla fine sono proprio i piccioli che contano.
Che bello sentire i maggiordomi dare dei terroristi ai nemici personali del padrone. Pagati da noi, per farlo, a suon di migliaia di euro al mese, nel nostro povero Parlamento ridotto a dependance per la servitù. Con l’opposizione del Partito Bestemmia che invita a “smorzare i toni” e si precipita a portare i fiori e le pastarelle a forma di altra guancia al capezzale del lacerocontuso.

Questo popo’ di clima di odio per il premier che, poareto, in questi giorni è una specie di Gesucristo strapazzato alla Mel Gibson che noi odiamo mentre lui invece ci lovva tutti giustifica, secondo i muratorini di ritorno, il ricorso a leggi speciali e liberticide. Tanto ci sono gli ultrapirla padani che gliele firmano senza discutere un tanto al chilo e un fronte democratico a difesa della Costituzione e della Libertà formato da Di Pietro da una parte e dall’altra da una congregazione di amebe che non opporranno resistenza e si rifugeranno in massa sull’Aventino appena gli incappucciati scioglieranno i cani. Ovvero gli yorkshire nani.

Visto come ci stanno marciando i maggiordomi e le sguattere piduiste sull’attentato di domenica, come se fosse capitato a fagiolo, è inevitabile che se ne stiano dicendo di tutti i colori. Perfino che potrebbe essere stata una messinscena, vista l’assurdità di un servizio d’ordine che non porta via immediatamente il soggetto colpito ma lo lascia salire sul predellino dell’auto per mostrarsi come un Ecce Nano in favore delle telecamere. Riguardarsi le immagini dell’attentato a Ronald Reagan, prego, per capire come si deve comportare un vero servizio di protezione di un presidente. Due secondi dopo gli spari di Hinckley, Reagan è già sparito dalla crime scene. Altro che passerella con dettagli splatter hardcore.

Messinscena? Non lo so. Lui, caratterialmente, come pseudologo fantastico, sarebbe capace di tutto. L’anima al Diavolo l’ha già probabilmente venduta da un pezzo. Forse anche Lucifero è tra i numerosi creditori.
Una cosa è certa. Siccome non era venuto benissimo, con quel trucco sfatto da Joker che ha preso una labbrata, da Gotham City sono sparite tutte le foto insanguinate. E’ un vecchio premier ma è più vanitoso di una soubrette.
A chi si scandalizzasse per il sospetto della salsa di pomodoro o dell’effetto speciale alla Stivaletti, rispondo che anche il sangue della scuola Diaz fu definito “pummarola” dagli amorevoli giornali di Papi. Uno a uno e palla al centro.

Delle ecchimosi del vecchio però, a questo punto, non ce ne può fregare di meno. La cosa che preoccupa è questo discorso di limitare e filtrare Internet, limitare il diritto di protestare nelle piazze, intaccare la libertà di espressione, sancita come inviolabile nelle carte costituzionali dei paesi democratici e civili. Rendere reato, come dice Travaglio, odiare qualcuno, soprattutto il duce supremo. Roba da dittature da terzo mondo.
Ma stiamo scherzando? Ma dove sono gli europei, gli americani? Qui devono darci una mano sul serio.

(*) Il titolo è quello di un vecchio numero di “Cuore”.
E’ finita una settimana che mi ha lasciato zero tempo per informarmi e scrivere ma solo una stanchezza mortale a causa di una mole eccezionale di lavoro.
Se devo scegliere la notizia che mi ha comunque colpito, tra le tante e drammatiche carpite durante la frettolosa lettura mattutina dei giornali online, scelgo quella che riguarda la cosiddetta “Operazione White Christmas“. Bing Crosby e le canzoncine natalizie non c’entrano. Questo è un problema di infestazione da malapianta padana.
Ma andiamo per ordine.

Premetto che considero quelli che vorrebbero togliere i crocifissi dai muri dei dannosi rompicoglioni che, con le loro fisime, ottengono solo il risultato di scatenare il peggior baciapilismo militante.
Di solito il crocifisso è piazzato lassù, dove l’occhio non arriva a meno che tu non stia attendendo il tuo turno dal medico e stia facendo di tutto, anche di inutile, per passare il tempo, compreso scandagliare ogni centimetro quadrato della stanza. Toh, che bel crocifisso.
Il crocifisso non è un problema, tranne che per coloro che hanno dei problemi. Soprattutto il problema di notare qualcosa che dovrebbe normalmente passare inosservato, come parte integrante dei muri dei luoghi pubblici, come le prese della corrente e le scatolette del cronotermostato. Quando un oggetto è incastonato del frame di un ambiente non dovremmo notarlo più, normalmente, tantomeno farcene turbare. Se poi qualcuno, durante un esame importante a scuola o attendendo un responso medico potenzialmente grave nel corridoio di un ospedale, si sentisse sollevato dalla presenza dell’omino inchiodato alla croce, che male ne verrebbe alla collettività?

Non penso inoltre che la sua presenza possa disturbare le persone non credenti oppure appartenenti ad altre religioni. Chi è ateo considererà quella cosa appesa al muro un puro ornamento ligneo o lo ignorerà, aiutato in ciò dal meccanismo percettivo dell’abituazione. Idem per coloro che hanno la fortuna di appartenere a religioni che non prevedono la rappresentazione iconica della divinità.
Si potrebbe dire, tanto per esercitare gli addominali della dialettica, che la presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è un epifenomeno dell’abuso di posizione dominante del cattolicesimo sulle altre religioni ma anche detto ciò e registrato il dato di fatto, la cosa migliore è convincersi che il crocifisso non è un problema. Il vero guaio sono i cristianacci e, con ciò, vengo alla notizia sul “White Christmas”.

Cosa si sono inventati gli abitanti di un paesello nel bresciano che fa rima con boccaglio? Un simpatico gioco di ruolo: si mandano i vigili di casa in casa alla ricerca di immigrati irregolari e, trovatili, li si caccia. Almeno, si dice alla popolazione boccalona – o boccagliona, che l’amministrazione legaiola ha “cacciato i clandestini”. In pratica non lo farà perchè non è così semplice applicare un decreto di esplusione ma che importa, dal nano hanno imparato a spararle grosse, tanto i loro seguaci di grana grossa si fanno impressionare con poco.
La cosa che ha scandalizzato di più di questa iniziativa è il fatto che si sia pensato al 25 dicembre come data di termine dell’operazione e soprattutto la motivazione addotta dal suo ideatore, l’assessore leghista alla Sicurezza, Claudio Abiendi:

“Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità”.

“Per me”, quindi è un suo parere personale, con il quale, se permette, ci puliamo le terga. Di quale cazzo di identità poi stia parlando il mistero permane. Da quelle parti, tra Visigoti, Ostrogoti, Austroungarici, Germani ed altri popoli de paranza che hanno inseminato le loro ave volenti o nolenti, di purezza della razza ce n’è ben poca. Di ignoranza e meschinità d’animo, tanta.

Intermezzo musicale con una morale.
La diversità spaventa perchè attrae. Soprattutto sessualmente. “Hair” nella versione cinematografica di Milos Forman del 1979. Trent’anni fa eravamo più avanti. Stiamo andando all’indietro, per caso?

Torniamo ai nostri cristianacci leghisti.
Dispiace essere d’accordo con le alte gerarchie vaticane ma il cristianesimo è accoglienza. Punto.
La delazione, la denuncia, il comportarsi da STRONZI, non fa parte del cristianesimo. Forse del paganesimo druidico celtico, che ne so. Ma non chiamatevi cristiani, per dio.

Già il Natale è una festa che ha rimasto ben poco del suo significato religioso tra palle luccicanti, pandori intrisi di creme sempre più inquietanti, renne, babbinatale, consumismo sfrenato e un accidente che li fulmini; non peggioriamo le cose con iniziative che sono pure bestemmie sparate verso le divine orecchie del Padreterno in 5+1 con il surround.

Cari cristianacci, ha ragione Fini. Quest’anno, vabbé, premiate pure la Berlusconcina junior con l’Ambrogino, che se l’è tanto meritato, pora nana, ma poi cambiate nome al vostro prezioso premio. Non faccio distinzione tra milanesi, bergamaschi, bresciani, varesotti. Non sono razzista, per me siete tutti uguali. Dal prossimo anno e sotto Natale un bello “Stronzolino D’Oro” per tutti. Ad honorem.

Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell’apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c’entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C’entra perchè l’ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell’insediamento del “dottore” all’ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):

“Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.

Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:

“L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’.”

Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

Ci sarebbe da sorridere a pensare che i neofascisti (anzi, peggio, questi sono proprio neonazisti) hanno bisogno di ispirarsi alle loro rappresentazioni intellettuali e satiriche, oltretutto di sinistra, per crearsi un’identità se non che, visitando il sito del Partito Nazionalista Italiano, il cui simbolo è un sole nero (una svastica en travesti) e il cui motto è Nobiscum Deus (una latinizzazione del Gott Mitt Uns?) si viene colti da un sincero sconforto. Seguito subito dopo da un qualcosa che non è proprio nausea ma vomito a getto.

I cosiddetti moderati, i liberali, i cattolici, si rendono conto che Berlusconi si appoggia a gente che fa apologia di nazismo? Che cazzo aspettano gli amici ebrei a preoccuparsi seriamente di questa onda di piena di liquame nero di ritorno? L’Europa che dice?
Il nazismo cominciò dalla legalizzazione del razzismo. La Lega Nord è la cosa più vicina ad un partito razzista che si conosca in italia. Il sole svastichizzato del PNI va a braccetto con il simbolo della Lega ed insieme benedicono le ronde di camicie brune addestrate dai personaggi collusi con il vecchio fascismo e con il neofascismo atlantico dei gladiatori.
Come ha scritto Moni Ovadia: “Se foste esseri umani, esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo”.
Io, non so voi ma, mi vergogno.


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Oggi, grazie a Sky del cospiratore Rupert Murdoch ho potuto ascoltare il Bossi Umberto che parlava dalla folkloristica Pontida di “liberazione” del popolo padano.

Se per caso ed in qualche modo fosse dimostrato che appartengo per sangue (ma non credo viste le mie provvidenziali radici toscane) al cosiddetto popolo padano, vi giungano immediate ed irrevocabili le mie dimissioni da cotale popolo farlocco e posticcio. Gradirei anche la concessione dell’asilo politico da parte di uno qualunque dei popoli extrapadani, preferibilmente del Sud.

Non solo ma proclamo con forza, in quanto italiana, il mio diritto alla liberazione dal giogo padano impropriamente imposto su tutto il territorio del nostro paese (isole comprese) dal regime dell’ex “mafioso e quinta colonna della mafia al Nord“, come scriveva appena nel decennio scorso lo smemorato di Pontida, prima di battere la testa contro un lingotto d’oro ed essere colpito da amnesia retrograda.

Cari italiani senza distinzione di sottomarca sanguigna, siamo governati da questi cialtroni che in qualunque altro paese sarebbero stati imputati, loro si, di eversione per attentato all’unità nazionale, e che invece giocano ai perseguitati, agli oppressi, neanche fossero dei nordirlandesi all’indomani del Bloody Sunday o dei palestinesi in cerca di patria da sessant’anni. Che strano, dei nordisti che utilizzano il più tradizionale ed indisponente dei repertori meridionali: il chiagni e fotti.

Il loro popolo, la loro terra. Ma di che minchia parlano? E bravi quelli che li seguono. No davvero, non si possono sentire certe stronzate se non incolpandole agli effetti dell’inquinamento e della nube di Seveso.
Vogliono essere padroni in casa loro quando sono proprio gli imprenditori del nordest a chiamare manovalanza de paranza da ogni angolo della periferia del mondo, solo perchè costa poco e non rompe i coglioni con i sindacati.
Prima li si fa venire a rompersi la schiena nelle loro aziende, poi ci si meraviglia che non si adattino alla polenta e latte e alla cassoeula ma continuino a scolare vodka o a mangiare cuscus e allora si scatena il borghese piccolo piccolo, quello che se sente il vicino (padano) che sgozza la moglie non chiama la polizia ma vorrebbe l’esercito a presidiare il quartiere perchè nell’aria si sente puzza di curry.
Gli imprenditori del nordest, quelli che non avrebbero fatto un franco senza l’aiuto della partitocrazia con base a Roma che hanno rinnegato appena uno di loro è divenuto imperatore della Brianza e che ora giocano alla rivolta popolare giurando che pagherebbero volentieri le tasse federali dopo aver evaso per anni quelle nazionali. Alla rivoluzione in SUV.

La cessione del quinto della dignità al nano permette da anni alla Lega di vedere taciuti sulla stampa e sulle television gli effetti dei suoi malgoverni locali. Prendiamo Malpensa. Da quanti anni governano il centrodestra e la Lega in Lombardia? Nessuno che chieda conto del perchè il glorioso hub varesotto si sia ridotto ad una piantagione di ortica e cicoria? Non sarà che questi legaioli, tolto l’effetto magico dell’acqua del Po, sono come gli altri amministratori, dei magnamagna e dei quaquaraquà?

Si parlava di cospirazione. Orbene, il re duce reduce dall’accampamento beduino oggi se ne esce con il complotto eversivo contro di lui. Poteri forti, banche, rivali in affari (il perfido Murdoch), la moglie, vera capa della Spectre AntiSilvio e i comunisti ridotti allo 0,000001%, ovviamente. Che non siano quelli, però, i veri nemici?
Modestamente qui se n’era già accennato ma mi fa piacere che quelle inchieste ed approfondimenti sul fronte I Misteri di Papi, che avevo auspicato, stiano arrivando, come ad esempio in questo articolo della Voce delle Voci:

“Mentre scriviamo, alla Voce risulta invece che sono in corso indagini top secret alla Procura di Napoli proprio per accertare il possibile collegamento fra i Letizia di Secondigliano (Benedetto detto Elio, ma anche altri suoi stretti congiunti) e il clan Letizia affiliato ai Casalesi. Un legame che, se fosse accertato, nella vicenda Papi, spiegherebbe tutto. O quasi. Qualcuno, in Campania ed oltre, sa bene da tempo cosa significa pronunciare alcuni grossi nomi. E perche’, se telefona uno con quel nome, se si spinge fino a chiedere a un leader politico di mostrarsi alla nazione intera, intervenendo ad una festa di paese, lui potrebbe essere costretto ad acconsentire. Ma in ossequio alla ragion di stato sarebbe obbligato a far credere – perfino alla moglie e ai figli – che si tratti d’una storia di corna e minorenni, piuttosto che rivelare al Paese e al mondo la verita’”.

Non solo ma anche Repubblica ha parlato di indagini del Tribunale di Napoli volte a scoprire come mai un processo intentato al babbo di Noemi non sia inspiegabilmente mai stato celebrato. Veri e propri Papi ‘X’ Files che dovrebbero preoccuparci più delle migliaia di foto di Zuppetta, come lo chiama il fido Fede, con i finti jus primae noctis del feudatario sulle servette delle gleba. Quelle si sciocchezze al confronto di un premier ostaggio ricattabile della Piovra.

La domanda è semplice ed il dubbio atroce. Bisogna fare chiarezza il più presto possibile. Qualcuno dalle parti di Gomorra sta per caso ricattando Papi a causa di passati favori e sta presentando il conto? Qualcuno che sta allargandosi troppo come potere economico ha lanciato la sua sfida eversiva, quella si, al potere politico ed a tutti noi allo STATO? E’ questo il complotto? Caro Papi, parlando di battute forse meglio è appartenere a Sodoma che a Gomorra.

Sono cose che credo abbiamo il diritto di sapere. Noi italiani. E anche i padani, và.


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“Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie – specialmente quelle palermitane – di Silvio Berlusconi. E’ arrivata l’ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinche’ una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare – se ne e’ capace – che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare.” (La Padania, 8 luglio 1998)
Roberto Maroni replica al Cavaliere che aveva attaccato i ministri leghisti del suo esecutivo – Berlusconi, metodi mafiosi – “Se gli si tolgono gli strumenti della politica-fiction, si sgonfia subito”. (La Padania, 3 ottobre 1999)

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega: Il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore e’ palermitano. La Fininvest e’ nata da Cosa Nostra. Lo tengono in piedi perche’ rappresenta i loro interessi al Nord, e’ il loro “figlio di buona donna . (La Padania, 27 ottobre 1998)

Poi non si sa cosa sia successo. Una invasione silenziosa ma con effetti disastrosi. Non sappiamo esattamente quando ma ci hanno invasi, scegliendo il nebbioso Nord perchè forse l’Homo Padanus si prestava meglio alla riprogrammazione, per sue caratteristiche intrinseche.
Diciamo che dal tronco di castagno dirozzato con l’accetta con in bocca sempre il “brot terùn” ed il “và a laurà, barbù”, è venuto fuori un bel burattino docile, anzi un pupo, manovrato da una classe dirigente per massima parte di vulgata sicula.

Il Nord Italia, che stava quasi per fare la rivoluzione, basta leggere gli illuminanti brani citati all’inizio e gli altri che possono essere gustati qui, è ormai quasi completamente dominato da questa razza di ultrapirla neoprogrammati che sono stati sostituiti uno per uno agli esemplari di Homo Padanus.
L’Homo Padanus era quello che l’aveva sempre duro, che rivendicava con orgoglio un sano istinto riproduttivo rigorosamente eterosessuale. Eppure, dopo che un morbo terrificante ha succhiato dall’interno e completamente la sua volontà, ora idolatra e fa lingua in bocca con un vecchio che millanta virilità con due dita di fondotinta in faccia, il capello tinto, le scarpe con la zeppa come i divi del glam rock e i modi da primadonna isterica.
In alcuni casi disperati, l’invasione ha centrifugato il cervello al padano senza che lui se ne accorgesse, trasformandolo in un pingue borghezio assetato di sangue musulmano. Il famoso vampirla.

Come si riconoscono i più perfezionati vampirla o i comuni ultrapirla? Da qualcosa di verde addosso. Una cravatta, un fazzoletto, il colore della pelle che vira verso il color pisello quando gli si parla di extracomunitari.
C’è una cura che possa far rinsavire gli ultrapirla? Non si sa per certo. Forse una bella botta in testa, o evitare di esporli alla riprogrammazione continua attraverso i televisori sintonizzati su Italia1 nei bar e ristoranti.
Si dice che qualcuno, al quale i parenti amorevolmente leggevano e rileggevano i vecchi articoli anni ’90 della Padania abbia perfino riacquistato la memoria e sia guarito.
Provare non costa nulla.

copyright Alessandra Tarantino, AP

P.S. Cari amici della Repubblica, del Guardian e del Times. Mettetevi comodi e in pantofole che qui, per le risposte del Cavalier Incipriato, c’è da attendere parecchio. Quel giornalista della Padania sta ancora aspettando dal 1998.

PP.SS. Per i Papiboys. Il tema del post è: “Il voltafaccia della Lega. Spiega con parole tue perchè la Lega si è venduta a Papi”.

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