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Crosetto, quando ti spogli sei così? No? E allora taci. Shut the fuck up!

(P.S. Vabbé, ogni scusa è buona per rifarsi gli occhi nuovi a dieci decimi.)

Visto che parlare di crisi economica deprime e fa diventare sempre più apocalittici e sempre meno integrati, facciamo come nel Decameron: mentre attorno a noi c’è la pestilenza e i cadaveri si accumulano, dedichiamoci ad un argomento sempre interessante, il sesso. Eros come antidoto a Thanatos. Funziona da millenni.
Mi stavo giusto rileggendo i post (123) che, due anni, fa avevo dedicato alla diatriba sul sesso ludico accesa in rete da alcuni articoli di Paolo Barnard, primo fra tutti l’ormai mitico “Sono andato a puttane”. La visione di Barnard, la riassumo in un flash per comodità, invitandovi ugualmente ad approfondire sul link, auspicava un approccio più disinibito delle donne nei confronti del sesso, da viversi appunto come un gioco e non necessariamente come qualcosa di sentimentale. Tutto questo a costo zero, senza scambi di denaro come contropartita, perché secondo lui era proprio il denaro ad aver rovinato i rapporti uomo-donna. La famigerata mercificazione del sesso. Un inno, quello di Barnard, al sesso gratis, al libero scambio di secrezioni secondo il principio del baratto. Io do’ una cosa a te e tu dai una cosa a me. Come i mercatini argentini dei tempi della crisi del 2001 dove le signore cuocevano le torte e le scambiavano con  benzina o detersivi.
Secondo i dettami del sesso gratis e a volontà come sui prati di Woodstock – altri tempi ormai morti e sepolti, però – la voglia di scopare per gioco e di per sé, senza impegno e amici come prima avvantaggerebbe perfino i cosiddetti Uomini Beta, quelli che di solito le donne scartano perché troppo impegnate a correre dietro agli odiati (dai Beta) Uomini Alfa, quelli ai quali basta uno schioccar di dita  ed  ai quali daresti non solo la topina ma anche un rene e tre litri di sangue subito. Resta da stabilire se il principio varrebbe anche al contrario, ovverosia se il vantaggio scatterebbe anche per le donne Beta rispetto alle Alfa. Barnard questo non ce l’ha ancora spiegato.
Certo, sarebbe bello il libero amore senza complicazioni e contropartite ma il mercato applicato alle pulsioni non è così facile da scardinare in un mondo dominato interamente dallo scambio in denaro. L’idea del sesso ludico no-cost è terribilmente utopistica se non la proiettiamo in un mondo futuro senza denaro e nemmeno il sentore di qualcosa come il mercato. Un’Arcadia, insomma. Senza contare che nei rapporti intimi c’è sempre il brivido dell’imprevisto sentimentale.
Immaginiamo di volere solo del sesso e nessuna complicazione sentimentale per i nostri buoni motivi.
Se ci dedichiamo al dai e vai in forma gratuita, la componente sentimentale è fuori controllo e c’è sempre il rischio collaterale costante di affezionarsi, innamorarsi, perdere del tutto la testa, prendersi un due di picche o subire un abbandono perché tu vorresti continuare ma lei o lui non ne vogliono più sapere, per non parlare della caduta nella routine e nella noia. 
Se invece c’è di mezzo il denaro, la contropartita, l’incentivo nel rapporto sessuale, allora questo serve proprio ad annullare l’effetto collaterale. Sapendo a priori che quella persona viene con te perché la paghi, sai già che molto probabilmente sta fingendo, che dopo se ne andrà per la sua strada, che non ti ci devi attaccare. Però quello che chiedi lo dà e quindi anche il due di picche è scongiurato.
Per di più, la mercificazione sarà brutta e cattiva ma il sesso a pagamento permette di scopare a  tanta gente che altrimenti potrebbe dedicarsi solo al faidate. 
Il denaro fa scopare i vecchi, i brutti, i matti, i malati, perfino i deformi. In una società repressa e repressiva, dove sembra che ci sia un Valentino per ogni Valentina e che ci si incontri come nei film con una facilità spaventosa, la realtà è spietata. Una volta che tutti i Valentini sono accoppiati con tanti bei marmocchi attorno, che fai, ti metti a sfasciare famiglie? Senza contare che trovare un partner, cambiarlo, sperimentare semplicemente, richiede un enorme dispendio di tempo. Se si vuole solo fare un po’ di ginnastica, o ti infili in Badoo dove puoi pescare di tutto e arrivi proprio a grattare il barile, senza contare la componente di rischio oggettivo, oppure ti rivolgi ai professionisti.

E allora, rileggendo l’articolo di Barnard e i miei di risposta e infilando il tutto nel frullatore mentale dove da parecchio tempo si stanno accumulando alcune mie personalissime riflessioni, sono pronta a chiamare Tom Dickson, premere il pulsante, a  pronunciare la parola magica: “Will it blend?” e lanciare la provocazione.
Siamo sicuri che un rapporto sessuale regolato dal denaro sia sempre e soltanto squallido e degradante? Perché, visto che la mercificazione vive e lotta con noi, non rivolgere il sistema a nostro vantaggio? Perché, non potendo evitare di essere violentati dal mercato, non sdraiarci e provare a trarne godimento?
Ed ecco il punto e mi rivolgo alle ragazze in ascolto. Non farebbe bene anche a noi andare a puttani e non trovarci niente di male?
Gli uomini se hanno voglia hanno un’offerta enorme a disposizione e i prezzi sono più che abbordabili, se non si pretende la supermodel con 50  euro da spendere. Poi magari cercano tutte le scuse: l’accudimento, la porta aperta, la donna all’ennesima potenza quando invece vogliono solo sesso ma questo fa parte dell’ipocrisia religiosa. 
Noi donne invece, avendo le medesime esigenze degli uomini, siamo ancora discriminate. O meglio, la prostituzione maschile esiste ed è fiorente, ma è elitaria e costosa, oppure troppo esotica. Pare che i più gettonati tra gli escort made in Italy – ma ci sono pure gli albanesi da 30 euro per strada – non si slaccino nemmeno la patta per meno di 300 euro per una mezz’oretta e arrivino fino a 3000 euro per un weekend e che la facciano cadere un po’ dall’alto, del tipo: “La signora dev’essere comunque gradevole”.
Forse se aumentasse la domanda – ecco, maledetta legge di mercato che sei sempre tra i piedi, siamo di nuovo a parlare di economia e a deprimerci – scenderebbero anche i prezzi.
Chissà se è già previsto il “soddisfatte o rimborsate”?

“Mi era capitato in passato di avere rapporti con prostitute, come a volte agli uomini accade – specie se oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private. “

“So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante. Mi scuso per quel che sto dicendo, ne avverto gli aspetti moralmente condannabili, ma è così. Un riposo”.
“Io non sono omosessuale. Non ne faccio un vanto, ma non lo sono. È così. Ho amato solo donne. Moltissimo, e con frequente reciprocità. Dai transessuali cercavo un sollievo legato alla loro femminilità. Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, almeno nel mio caso. Non importa, non c’è scambio su quel piano. È il loro comportamento, non la loro fisicità, quello che le rende desiderabili. Ma temo che ogni parola possa suonare come una giustificazione: non è quello che voglio.”
“Perché io sono il figlio di Joe Marrazzo.”
 (dall’intervista a Piero Marrazzo di Concita de Gregorio, La Repubblica, 15 agosto 2011)

Insomma, se ho capito bene, un uomo cerca una prostituta mica perché vuole fare sesso a pagamento ma perché è afflitto dall’ansia di prestazione sociale, perché vuole riposarsi, perché una transessuale è una “donna con una marcia in più” rassicurante con la quale confidarsi e perché è oppresso da una figura paterna troppo ingombrante. 
Ho visto una maglietta in una cartoleria, giorni fa. C’era scritto cosa vogliono le donne dagli uomini: una sfilza di cose, un elenco lunghissimo. Sotto, in piccolo, ciò che vogliono invece gli uomini dalle donne
“1) Dargliela; 2) Non rompere i coglioni”. 
Ecco, la psicologia potrebbe essere tutta qui. Basterebbe che gli intervistati mantenessero questa sincerità, quella delle magliette, mentre rispondono alle domande.
Vale la pena, quindi, di occuparsi ancora del colto in flagrante in Via Gradoli – Gesummaria, è dal 1978 almeno che Via Gradoli pullula di spioni – che sciorina tutto il più trito repertorio giustificazionista dell’utilizzatore finale tipo? Direi di no. Anche la nota edipica finale – che è alquanto rivelatrice del problema di fondo che affligge il nostro eroe, oserei dire il focus – è di una banalità quasi imbarazzante. 


Se ne parla, del Marrazzo, invece della solita pantera ferragostana in fuga nell’Agro Pontino, perché quel “donne all’ennesima potenza” ha fatto incazzare di brutto le donne che scrivono su blog e giornali. 
E perché, poi? Certo, dal punto di vista dell’apparenza, del corpo, le trans sono super-ultra-maxi-mega-super-funky donne ma se è vero che sono così comprensive forse è perché sono anch’esse maschi. Chi meglio di un maschio può capire le esigenze di un altro maschio? Il loro valore aggiunto non consiste nell’essere “femmine più” ma nell’essere sia maschi che femmine allo stesso tempo e nel fatto di incarnare la femmina che l’uomo vorrebbe essere. 
Una femmina ipersessuata, con tutto il buono della donna meno le paturnie premestruali e l’appiccicosità del “mi pensi, ma quanto mi pensi, ma mi ami, ma quanto mi ami, quando mi sposi?” e, cosa non da poco, l’assenza del rischio di rimanere incinta e di incastrarti con il pupo. Mi spingerei oltre e direi, perfino, senza quella fastidiosa e pretenziosa vagina, mai soddisfatta dalle loro prestazioni di maschi modello standard. 
La trans invece è una superfemmina che non dirà mai di no al sesso anale e che per giunta ti potrà fare anche un notevolissimo massaggio prostatico dalla porta posteriore salvando le apparenze.
Eh si, perché se qualcuno maliziosamente fa notare che quasi tutti gli annunci AAA dei trans sui giornali offrono non meno di 23×17 motivi per apprezzarne le doti, ci sarà un motivo o no? Qualcuno potrebbe sentirsi tutt’altro che rassicurato da tali convincenti argomenti. No problem, i Marrazzi di turno vi spiegheranno che le trans sono “donne all’ennesima potenza” e che il pistolone è irrilevante, se ne sta lì buono ad ascoltare anche lui le solfe esistenziali del cliente, così qualunque criptogay potrà salvare l’imene alla propria ipocrisia omofobica. Cosa vuoi di più dalla vita, mio caro lucano?


Come potete vedere, noi donne non c’entriamo in questo discorso. E’ tutta una cosa loro tra maschi, quindi non dobbiamo assolutamente offenderci. 
Concita, la prossima volta portaci qualcosa di più interessante di un cliente. Che ne so, un serial killer.
Di questo ultimo atto di inaudita brutalità verso una donna accaduto nella jungla milanese vorrei capire una serie di cose.
La madre dell’assassino aveva allertato le forze dell’ordine temendo che il figlio, uscito di casa in preda a raptus violento, potesse commettere una sciocchezza ma c’è anche chi, tra i testimoni, sostiene che l’aggressione alla donna sia nata da un tentativo di rapina.
Quindi, vorrei capire se è vero che questo pezzo di merda a due gambe ha aggredito la prima passante che ha incontrato per sfogare la sua rabbia per essere stato lasciato dalla fidanzata, come hanno affabulato i giornali e telegiornali.

Non è un dettaglio. E’ importante saperlo perchè, visto che questa notizia non occupa la prima pagina dei giornali ma è un trafiletto in cronaca sotto le solite puttanate politiche, i diamanti insanguinati di Naomi e le interviste al vecchio trombone Bono, se la motivazione del delitto è casuale (forse addirittura il classico futile motivo) e non stiamo assistendo a dibattiti, a prese di posizione, alla movimentazione di criminologi, psichiatri da salotto e da trifola aviotrasportati in trasmissioni ad hoc a riempire il pomeriggio, vuol dire che la situazione è più grave del previsto. Vuol dire che ammazzare in quel modo una donna, fino a spaccarsi le mani sulla sua faccia, è una cosa ritenuta ormai normale e la società sta dicendo alle donne: “non abbiamo nessuna intenzione di difendervi da questa violenza che vi minaccia.” Altro che un soldato a guardia di ogni bella ragazza, come scemenzava tempo fa il nano.

Come è possibile, sempre ammesso che sia vero che questa bestia ha massacrato in quel modo una povera ignara passante per puro caso, che questo fatto non scateni, come minimo, un’interrogazione parlamentare urgente da parte di tutte le deputate che riempiono il parlamento per merito e non. Le Carfagna, le Turco, le Mussolini, quelle che erano andate in jeans a manifestare contro lo stupro, ora che fanno? Non sentono il bisogno di cercare una soluzione ad un fenomeno che è sempre più preoccupante? Pensate, care deputate, visto che una donna non vi smuove un callo, se il bruto avesse aggredito un bambino, invece di una filippina. Immagino la Brambilla in gramaglie, se l’assassino avesse preso a pugni un cane con pedigree.

Non voglio pensare che la motivazione per la quasi indifferenza a quest’ultimo episodio di violenza inaudita sia razzista. Non sarà perchè vittima e carnefice sono, in questo caso, entrambi extracomunitari ed entrambi cristiani (particolare non da sottovalutare)? Proviamo a pensare se si fosse trattato di una donna italiana, padana d.o.p., aggredita da uno straniero, magari islamico, se ci sarebbe stato il titolo a quattro colonne, con Libero che urla “E ora friggetelo sulla sedia”?
E se l’assassino fosse stato italiano e la vittima straniera? E se il delitto si fosse consumato tra italiani?
Questo tipo di violenza è di genere, non c’entrano le nazionalità e necessiterebbe di una pronta risposta di civiltà, con leggi severe a punire i colpevoli ma per la propaganda, per il messaggio che deve giungere al popolaccio, veicolato dai megafoni di regime, è più importante forse continuare a trasmettere che: gli stranieri sono intrinsecamente violenti; le donne si possono ammazzare tranquillamente anche per futili motivi; questo era un pazzo, dopo tutto, e i pazzi sono sempre violenti.
Dobbiamo dedurne che al regime non interessa risolvere un problema di macelleria italiana, con un bollettino di guerra sempre più agghiacciante. Sembra quasi, a pensar male, che la violenza di genere sia un fenomeno auspicabile, tollerato e che il suo racconto serva magari ad intimidire le donne, a tenerle buone, come negli anni settanta quando c’erano resoconti tremendi di stupri ogni giorno sui giornali. Terrorismo mediatico a scopo intimidatorio.

Vorrei sapere infine perchè, di fronte a questa serie di orrori che vede vittime le donne, gli uomini che di solito scrivono tanto e riempiono paginate di pensieri profondissimi e pieni di razionalità non hanno niente da dire, non sentono il desiderio di distinguersi da queste bestie che appartengono al loro stesso sesso. Che ne so, un bel “ma che sta succedendo nella testa degli uomini?” Non è difficile. Noi donne riusciamo a farlo, anche se siamo cretine.
Gli uomini normali, quelli che ci stanno accanto e ci amano lo fanno, si dicono indignati di fronte a certi episodi, ma gli intellettuali stanno in coma depassée, non hanno niente da dire e la cosa è grave. Non capiscono che il silenzio può diventare complicità. Un silenzio-assenso che potrebbe anche al limite giustificare. “Eh, se è arrivato a quel punto chissà quella stronza cosa gli aveva fatto, povero cocco”.
Io credo invece vi sia ancora una responsabilità civile dell’intellettuale, un suo ruolo di guida della società, di educazione a ciò che deve essere accettato e no, altrimenti è giusto mandarlo a cogliere pomodori in Campania. A lavorare, insomma.

Non riescono proprio a domandarsi perchè lo fanno soprattutto quando lei dice basta, è finita. A chiedersi perchè, non sopportando che a lasciare e chiudere una relazione non siano loro ma le loro donne, la reazione sia letale. Eppure il fenomeno è interessante, visto che il contrario, ovvero la donna che accoltella l’uomo che la vuole lasciare, checché ne dicano gli statistici alle vongole, sono quasi una rarità. Basterebbe ragionare su questo.

Beh, il delitto passionale, ti illuminano i negazionisti del femminicidio, è sempre esistito, che vvuo’ fa.
Come ai tempi della Carmen. “Ne me quitte pas, Carmen”. Nun me lassà. Lui la scanna nel finale perchè si è stufata, si è incapricciata del torero Escamillo e non vuole più il bel soldatino José, vuole lasciarlo. Che vvuo’ fa.
Capirete, lui per lei si è rovinato, ha infranto il corazon della fidanzatina angelicata che gliela faceva solo immaginare. Si è messo con una zingara. Ora il torto va lavato con il sangue. “Vous pouvez m’arréter… c’est moi qui l’ai tuée!” Potere arrestarmi, sono stato io. Gli daranno quanto, tre anni come per il delitto d’onore?

Che carino, l’accoltella ma l’ama ancora. “Ah! Carmen! ma Carmen adorée!” In fondo è un bravo ragazzo caduto nella rete di una donnaccia. Al processo saranno tutti dalla sua parte. E’ lei che lo ha provocato.

La Carmen è prodotto dell’immaginario dell’Ottocento ma poco è cambiato da allora. Diciamo che, a leggere le ultime cronache, la capacità del maschio di accettare il benservito, atteso all’inizio del Secolo ventunesimo, per prolungato ritardo, viaggia con circa un secolo e mezzo di ritardo.

Il femminicidio, l’ultimo caso oggi a Spinea, non esiste, è un’illusione ottica, secondo il neonegazionismo gné gné. E’ un invenzione del demoplutofemminismo cattivo che – com’è che dice il guru degli ometti beta?

ha spaccato il fronte di classe” e ha messo la moglie dell’operaio contro suo marito“.

Visto che gli abbiamo mandato a puttane la rivoluzione? Sono gli ultimi fuochi fatui che emanano dal cadavere di Lotta Continua, bisogna essere indulgenti.

Se non ricordo male sono ufficialmente bandita dal loro sitarello “for men only” da quando mi sono permessa di turbare il loro sgrullatoio con qualche irruzione non gradita. Loro però mi citano e si eccitano con i miei scritti facendosi venire i goccioloni e non è giusto, voglio i diritti d’autore.

Si preoccupano perfino che possa far danni su qualche paziente, che non ho perchè per la verità lavoro in tutt’altro settore e non sono psicologa clinica ma sperimentale, quindi i cervelli li posso anche strizzare, volendo, ma solo da morti. “Presunta” psicologa, anzi. Negare la professionalità e la cultura di una donna ha un potente effetto sull’ometto: glielo allunga sempre di almeno cinque centimetri, come il naso a Pinocchio, per questo non vi rinuncia mai. Peccato che l’effetto non sia permanente ma solo momentaneo.

Ringraziandoli sentitamente per l’attenzione e tornando alle cose serie, vi riporto la risposta che Tafanus ha dedicato ad un commentatore che qui e sul suo sito aveva creduto di poter controbattere al post sul femminicidio con gli argomenti della statistica alle vongole e mal gliene incolse.

Scriveva tale Riccardo:

Femminicidio ?

Rapporto Eures-Ansa 2008:

Omicidi TOTALI in Italia: 601
Omicidi in famiglia: 171

“Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l’anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo.”

Ripeto: DAL 2000… AD OGGI I NUMERI SONO TUTTAVIA IN CALO. (Ma come… non stava aumentando il… femminicidio ?)

Rapporto EURES 2003 sugli omicidi in Italia:

“Profilo della vittima. Complessivamente, le vittime di omicidio sono soprattutto uomini: 444
vittime (pari al 70%) contro 190 donne (30%).”

E i dati sono ancora calati rispetto al 2003. Poi:

“Nel 91,3% dei casi il killer è un uomo; nell’8,3% una donna.”

Il 91% dei killer-uomini uccidono però per la maggior parte ALTRI UOMINI (oltre il 70% di tutte le vittime di omicidi), mentre l’8,3% di donne uccidono perlopiù UOMINI e BAMBINI/E.

Delitti in famiglia:
“A uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%), mentre le donne killer sono
spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).”

Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).

E ancora:
“Negli omicidi in ambito lavorativo la vittima è in tutti i casi registrati (12 nel 2002) di sesso
maschile.”

Sugli omicidi in famiglia:
“L’omicidio in famiglia – Nei 223 omicidi in famiglia del 2002 prevalgono le vittime donne (63,2%
dei casi a fronte del 36,8% dei maschi),”

Notare il linguaggio: “donne e MASCHI”… Comunque il divario non è un granchè, di sicuro è ben lontano dalla disinformazione presentata da Lameduck (notate come non ha postato alcuna fonte statistica, ma solo uno sfogo isterico): 63% contro 36%. Il 63% delle vittime donne in famiglia sono quindi 140. Ripeto: 140. In un paese di 60 milioni di persone. Una goccia nell’oceano.

Ancora dal rapporto EURES:
“Le donne uccidono principalmente i
figli (52,9%) i coniugi (23,5%) e i genitori (8,8%).”

Ancora:
“Nei delitti in famiglia si costituiscono o lasciano arrestare principalmente
le donne (70,6% contro il 42,3% degli uomini), mentre gli uomini tendono maggiormente a
suicidarsi (30,7% contro il 2,9% delle donne). Sono tuttavia soprattutto le donne a premeditare
l’omicidio (38,2 contro il 23,5% degli uomini).”

Quindi le donne premeditano l’omicidio più degli uomini, però “spesso sono affette da problemi psichici” (e quale assassino non è affetto da “problemi psichici” ?).

Tutto questo, in un paese di 60 MILIONI DI ABITANTI.

Detto in poche parole: non esiste alcun “femminicidio”, e tutti quelli che hanno plaudito a questo post di Lameduck ci fanno la figura dei boccaloni.

“Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”
Anonimo

Quando si dice la sfiga. Tafanus che, disgraziatamente per Riccardo, è piuttosto ferrato in statistica, gli risponde così:

“@ Riccardo: ogni tanto fa piacere avere dei “maitres-à-penser” fra i nostri commentatori… Dunque, dato che sei stato generoso di particolari, lo sarò anch’io:

-a) La “Eures”, che citi come fosse la bibbia, nessuno sa cosa sia esattamente. Se ti prendi la briga di andare sul loro sito, alla pagina “chi siamo“, scopri che c’è scritto che la Eures è la Eures: non il nome del titolare e/o dei soci, o di un comitato scientifico, o di un board… NIENTE. Niente di niente. Dietro, per quanto ne so io, ci potrebbe essere anche la figlia della mia portinaia, che di professione fa la manicure. Invece (ma devo andare a cercarmi la fonte altrove) c’è tale Fabio Piacenti. Uno spesso sponsorizzato dal criminologo Bruno (quello di Bruno Vespa). Uno che scrive libri che solo la Franco Angeli pubblica. Il che, per gli addetti ai lavori, è quanto dire.

-b) TUTTE le società di ricerca che rispettano determinati standards metodologici sono associate alle ESOMAR, che raccoglie 5.000 accreditati istituti in tutto il mondo. Alla Esomar, la Eures è assolutamente sconosciuta. Vedi motore di ricerca della Esomar . Esattamente come la fantastica Euromedia della paleontologa Ghisleri, che fa sempre e solo sondaggi sulla fiducia a Berlusconi. Committente Euromedia, Acquirente Euromedia. Fiducia al premier 62%, quando tutti gli altri la danno intorno al 40% in discesa. Campione di 1000 telefonate (ma non ci dice quanti siano i “rifiuti”), neanche stratificato per livello di istruzione. Pertanto una casalinga di Voghera di 40 anni è assolutamente assimilabile ad una primaria ospedaliera di oncologia di Udine.

-c) Ma visto che ti sei fatto una cultura sull’opera di Piacenti, ti accontento aggiungendo un suo scritto, che hai accuratamente trascurato, da buon “rabdomante selettivo”:

“…in dieci anni, dal 1997 al 2007, le violenze sessuali sulle donne denunciate sono triplicate, da 1582 a 4500 casi all’anno, e anche in Lazio sono triplicate, passando da 159 a 438 casi all’anno.

Che piagnone, però, queste donne… Poi però il buon Piacenti non ci spiega quali siano i numeri e gli andamenti delle violenze sessuali subite da uomini, da parte di donne. Sarà per la prossima ricerca.

-d) poi ci informi di una cosa che conosciamo tutti, e cioè del fatto che dal 2000 gli omicidi sono in calo, ed aggiungi, radioso: ma allora dov’è il femminicidio? Non saprei, amico, visto che all’interno di un generico “omicidi in calo” non ci dici quale sia il calo di quelli maschili, e quale sia il calo di quelli femminili. Neanche Eures o Euromedia avrebbero saputo fare peggio.

-e) poi ti lasci scappare: “…Delitti in famiglia: a uccidere per motivi passionali sono soprattutto gli uomini (30,7%) (…ma va???…) mentre le donne killer sono spesso compromesse da disturbi psichici (23,6%).” Notare come le donne-killer vengano “scagionate” (“spesso compromesse da disturbi psichici”).

Amico, chi è che le scagiona inventandosi i disturbi psichici: Io? Tu? Lameduck? Oppure la mitica Eures, diventata improvvisamente truffaldina ed inaffidabile?

-f) Amico, mi meraviglia la tua meraviglia che siano in grande maggioranza sia gli ammazzattori che gli ammazzati maschi. Mai sentito parlare di criminalità organizzata, guerra fra bande, rapinatori? E allora? la maggior parte degli ammazzati sono uomini? e allora? chi li ammazza, donne, o altri uomini? In questo passaggio la scemenza delle osservazioni tocca vette altissime.

Amico, sei tanto fuori che non hai capito che qui la matrice del discorso è la violenza “di genere”, non la guerra fra bande di spacciatori, o fra bande per il controllo del movimento terra a Gioia Tauro. E’ tanto difficile, arrivarci? Ci fai le statistiche degli uomini stuprati da donne, e del numero relativo di uomini ammazzati per aver opposto resistenza? Ci citeresti le fonti della Eures? Oppure compri qualsiasi merda a scatola chiusa, senza preoccuparti del percorso scientifico della merda stessa, purchè questa merda abbia il tipo di puzzo che preferisci?

Vedo, ancora, che la Eures fa anche ricerche, quasi sempre per una committenza fascio-laziale. Ma il problema è che persino per la tollerante legge italiana, una ricerca non esiste se non ha i requisiri minimi per essere pubblicata (pubblicazione OBBLIGATORIA) sul sito governativo.

Ebbene, in questo sito la Eures brilla per la sua assoluta assenza. Niente. Zero. Un Istituto Fantasma.

Chiudo con una tua citazione: “Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”.

Aggiungo che ancora più disonesto è colui che non falsifica i dati (troppo scopribile!), ma “seleziona” quelli da dare e quelli da non dare, sceglie fonti di infimo livello, non cita le fonti che la sua fonte non cita, In aggiunta, è assolutamente incapace di condurre un’analisi non cretina, sia pure prendendo per buoni i dati non buoni d’origine.

Mi raccomando, aspettiamo con ansia le statistiche sulle stupratrici. Ci Mancano.”

Mi hanno rimproverato di aver risposto a Paolo Barnard e non a Massimo Fini.
Tranquilli, nessun favoritismo, ma che dire di fronte a qualcuno che scrive:

“Consiglio uno stage in Afghanistan. Troveranno degli uomini che le faranno rigar dritto, come meritano e come, nel fondo del cuore, desiderano.”

Forse abbiamo capito male o voleva provocare, come il bimbetto che al tè delle signore si mette a giocare con la pupù nel vasino ma pare proprio un’invocazione al modo di produzione afghano di oppressione femminile. Che non lo sentano gli americani, che da anni si stanno sbattendo per modernizzare il paese a scopo di mercato e per importare colà anche i wonderbra e i perizomi.

Capito? Era partito con un’interessante analisi del capitalismo che non ha affatto liberato le donne dalla schiavitù del doppio ruolo casa-lavoro, ok, bravo, anche se l’argomento non è affatto nuovo anzi, è più trito di un hamburger, e poi si è perso miseramente, forse distratto dal passaggio sotto i portici delle teenager con il solco che occhieggia dal jeans a mezza chiappa. O Lolita, fuoco dei miei lombi ed obnubilamento dei miei neuroni.
Perchè proprio l’Afghanistan e non, mettiamo, l’altrettanto repressiva Arabia Saudita dove le donne, ad esempio, non guidano l’automobile? Scartando l’ipotesi provocazione perchè sarebbe veramente banalotta, sembra che il Fini pensi: “Mettiamo un bel burqa a queste svergognate in tanga, diamo loro una bella dose di svergate a tarantella,” così ci sentiamo veri uomini e non dei mezzi finocchi come i babbi che spupazzano i figlioli, aiutano le mogli in casa e, vivaddio, sono capaci anche di disinnescare ogni tanto il modulo “machoman per forza”.

Che idea retriva della virilità hanno questi ragazzi nonni che si sfogano strofinando vigorosamente la penna. Oserei dire che stanno per perdere definitivamente l’opportunità di capire le donne. Poi, scusate, ma se alle strafighe mettiamo il burqa, come fa Barnard ad eccitarsi sotto i portici e a darci delle cretine, che ci piace tanto?

Ora basta, stiamo dando eccessiva importanza ad un caso conclamato di carampanismo maschile à deux.

Signor Paolo Barnard, si lasci servire da me, il cretino sarà lei.
Ancora con la storia delle donne che non gliela danno? No, davvero, non se ne può più. Arrivo ormai a preferire i titoli e relative articolesse del “Giornale”, almeno mi fanno ridere e non mi sollecitano quel misto di insofferenza, rabbia e penosissimo disprezzo per chi si permette, non avendo ottenuto il giocattolino, di maledire l’intero genere femminile, ma come si permette.
Orsù, sottoponiamoci per l’ennesima volta al tormento del Barnard in bianco. Vai con la lamentazione numero… ormai abbiamo perso il conto.

“Percorro in bicicletta una via di Bologna sotto un portico, e scorgo una silhouette femminile strepitosa. Come mi avvicino, realizzo ancor di più la bellezza di quelle forme, una vera grazia. Se ne sta in attesa da sola, avrà una trentina d’anni, io le sfilo di fianco e ammiro. Dentro un maschio sessualmente sano, e sano di mente, in quei momenti accadono due penosissime cose: prima cosa, ti dici “ma perché non posso semplicemente premere un bottone e ritrovarmi abbracciato a quella meraviglia ora, subito, baciarla e fare l’amore, Dio mio!”, e te la prendi un po’ con la crudeltà della natura che ci ha fatti così maledettamente innamorati delle donne, del loro odore, di come sanno toccarti, quando poi quell’oggetto/soggetto di desiderio è così difficile da raggiungere pur essendo così frequente da incontrare. Un po’ come fossimo tutti, noi maschi, appassionati di sonate romantiche, e a ogni angolo di strada udissimo le note di un notturno di Chopin, per poi dover accelerare via e perderci subito nell’ignobile fracasso del traffico. Un tormento.”

No, Paolo Barnard, non dica “innamorati delle donne” perchè non è vero. Prima di tutto non è innamoramento ma volgare ingrifamento modello muflone muschiato in calore. Però, a differenza della povera bestia che non starebbe certo a controllare le misure della muflona, lei è innamorato solo di certe donne, quelle strafighe, bella forza, ed è questo il tormento che un dio particolarmente sadico le ha giustamente inflitto, facendole incontrare solo strafighe che non se la filano.
Provi ad accontentarsi se vuole veramente chiavare. Don Giovanni insegna che per essere un vero collezionista di passere non bisogna andare troppo per il sottile, farsi condizionare sempre dall’estetica, mioddio che banalità. “Non si picca che sia ricca, che sia brutta che sia bella. Pur che porti la gonnella, voi sapete quel che fa.”
Lei non sa cosa si perde ad essere così sofistico di palato. A quali delizie rinuncia ragionando solo con il cervellino tarato sull’ultimo numero di “Max”. Ci sono donne che non attendono altro che il seduttore che era stato creato apposta per loro e invece si ritrovano solo degli sfigati che per amare le donne devono avere per le mani come minimo Angelina Jolie. La quale, giustamente, si è scelta un Brad Pitt, mica un Paolo Barnard, with all respect.
Ma proseguiamo con la lamentazione del nostro, che merita.

“La donna sotto al portico aspetta la fine delle mie parole, si gira sui tacchi e muove un passo via da me, muta, neppure uno sguardo. Penso “non ho scritto ’Sono andato a puttane’ per nulla, ci risiamo”. C’era il sole, ora grandina, sto per mandarla a cagare, ma in un moto di civismo che non merita le do una seconda chance: “Era solo un complimento, non fa piacere?” le dico. Muove altri due passi dandomi le spalle, guarda laggiù chissà che cosa di più interessante di un uomo che è cortese al punto di omaggiare la sua bellezza. Tutto questo si realizza nella metà di secondo che ci metto ad esprimere la sintesi appropriata, e quando ancora la ‘ere’ di “non ti fa piacere?” è nell’aria le sibilo “Cretina”, e me ne vado.”

Bontà sua che riesce a tenere a freno quella specie di istinto predatorio da serial killer mancato che guata la preda e non ottenendone soddisfazione vuole solo ucciderla e non la prende a rasoiate ma si limita all’insulto, al “cretina”. Peccato che poi, tornato a casa, l’istinto omicida si sfoghi attraverso la penna e cretine lo diventiamo tutte, comprese noi che strafighe lo fummo ma tempo fa e che quindi non possiamo più sperare nemmeno in un suo prezioso insulto di genere.

Sa, Barnard, sempre a causa di quel dio leggermente sadico, lei porta il cognome di colui che i cuori li aggiustava invece di frantumarli e che, per ironia della sorte, è passato alla storia come gran chiavatore.
Se non vuole fidanzarsi con il suo sodale Massimo Fini, che io penso sarebbe l’unica soluzione per placare entrambi i bollenti spiriti, dia retta a me, abbassi il tiro e si rassegni a doversi accontentare, anche perchè a mettersi contro le donne c’è da rompersi le corna.
Prenda atto che noi siamo superiori.
Anche noi potremmo riempire giornalate di lamentazioni (e non lo facciamo) su gran tocchi di manzo che, siccome non abbiamo la taglia 42 o abbiamo superato i quaranta, nonostante facciamo loro sentire il nostro profumo e siamo ben disposte a darla loro senza indugi e magari senza complicazioni sentimentali, fanno i preziosi, ci ignorano ancor peggio di quanto abbia fatto la sua ignota bolognese. Diventate per questo dei cretini ai nostri occhi? No, solo individui che non ci meritano, peggio per voi. Potremmo scrivere di questa crudeltà del maschio troppo convinto di poter scegliere per sempre il meglio ma non lo facciamo. Abbiamo altre cose a cui pensare.

Non avrei dovuto nemmeno rispondere al suo ultimo articolesso ma il gusto di darle del cretino in ribattuta, mi creda, è troppo grande.

Cia’, sospendiamo per una sera il discorso sul nano tumefatto, prendiamoci un time-out. Torniamo a parlare di qualcosa di veramente importante. Di un fondamentale, oserei dire.
E’ tornato. Incompreso, deluso e disgraziatamente ancora a pisello asciutto. Siccome però è diabolico e persevera, Paolo Barnard insiste nella mission impossible di far ingoiare il suo credo, la sua weltanschauung erotica a queste cretine con il cervello di gallina che, in fondo, non lo meritano e forse lo odiano. Sembra impossibile ma è tornato a suonarci il campanello di casa con la sua valigetta contenente il kit del sesso ludico. Ne ha una macchina piena e non riesce a venderli.
La tentazione di rispondere con un calderoliano “Ma và a ciapà di rat” è forte ma mi astengo e provo ad argomentare il perchè considero l’ennesima leopardiana perorazione di questo infelice un’inutile esercizio di autolesionismo.

Per fortuna questa volta ci fornisce la preziosa ricetta per il suo pasticcio in crosta di sveltine.

“Ricapitolo brevemente gli ingredienti della torta sesso ludico: piacersi fisicamente; aver voglia di scopare; avere il coraggio di approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati; le donne prendano l’iniziativa come gli uomini; essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli; darsi oltre che prendere; offrire anche una coccola se l’altro dimostra di volerla; e molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via. Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po’, perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa.”

Cominciamo dal

“piacersi fisicamente.”

Meno male. Temevo dovessimo darla anche a chi ci fa l’effetto di un dito in gola. Piacersi significa piacersi reciprocamente, suppongo. Cosa succede se a me lui piace da urlare ma a lui non piaccio? Che faccio: mi impongo, lo violento contro il muro?
L’essere umano, nell’accoppiamento, è purtroppo selettivo. E’ disposto il signor Barnard a mettere da parte i canoni estetici dominanti che inducono il maschio medio a preferire la strafiga diciottenne con la 42 scarsa alla bruttina stagionata con tutte le curve e pure i tornanti?

“Aver voglia di scopare”.

Credo che quella ce l’abbiamo tutti, a parte quando soffriamo di coliche renali e quando attendiamo la visita del medico necroscopo.

“Approcciarsi anche fuori dai soliti luoghi designati”.

Questa, sinceramente, non l’ho capita. Ogni luogo è già designato all’approccio, mi pare. Ovvero il desiderio nasce spontaneamente nei luoghi più impensati, da sempre. Non solo in discoteca o nei pub.

“Le donne prendano l’iniziativa come gli uomini”.

Ma le donne lo fanno già, solo che ci vuole classe nel farlo. Avvicinare l’uomo che ci fa impazzire con un “Ehi bello, la vuoi?” non fa di solito una bella impressione. Si fidi. All’uomo piace il gioco della seduzione. Oggi te lo mangi con gli occhi, domani lo ignori. E lui ci perde la testa, acquistando interesse in te e curiosità.
Se Barnard si accontenta di un “la vuoi?” temo che ciò che fa per lui si trovi già bell’e pronto, ma a pagamento.

“Essere realisti e non aspettarsi i canti degli angeli”.

Ovvero, “se durerà venti secondi, mia cara, sarà già un miracolo, dovrà bastarti per una decina di giorni e dovrai pure dirmi bravo”.

“Darsi oltre che prendere”.”Offrire anche una coccola se l’altro dimostra di volerla”.

Qui, devo dirlo, stiamo scivolando pericolosamente su una china che porta dritto fondovalle a Moccia. Scusa ma ti strapazzo di coccole. Ohibò, e che è, un contentino? Un carnet di buoni tenerezza per la prossima scopata?

“Molta leggerezza, cioè voglia di divertirsi senza secondi fini. Sesso-aperitivo, sesso-pasticcino o passeggiata, e poi via”.

Minchia, che delirio di autocontrollo! E’ sicuro il signor Barnard che una sera, a furia di pasticcini o aperitivi non si accorga che “quella lì, quella lì” non vorrebbe più farla andar via ma se la condurrebbe direttamente in viaggio di nozze senza nemmeno presentarla a mammà? Insomma, cazzo, c’è sempre il rischio di innamorarsi, di attaccarsi, di scoprire che non si può più fare a meno di quella persona, dopo averla assaggiata con l’intenzione della “botta e via”. Perchè a volte le scopate sono anche soddisfacenti. Molto soddisfacenti, non solo quelle sveltine squallide che sembrano rappresentare quasi un ideale. Quel soddisfare il bisogno di tamponare un buco al più presto possibile e poi via più veloce della luce.

“Unico divieto: metterci il cervello, guarda un po’, perché lì siamo tutti ammalati appestati, e sarebbe la rovina di ogni cosa.”

Già, visto che noi donne siamo patologiche di default nella sfera sessuale (grazie, eh?) perchè non praticarci una bella lobotomia prefrontale? Oppure, per far prima, perchè insistere con le donne di ciccia e non pensare ad un bel sex toy di silicone, che lì sotto sembra abbia proprio una figa vera e non hai bisogno nemmeno di chiedergliela?

Il sesso dev’essere qualcosa di spontaneo, di poco ragionato, ok. Se fosse una materia scolastica sarebbe Ginnastica, non Logica. Ricordo un bellissimo film di Tinto Brass, “Miranda”, dove Serena Grandi la dà con estrema allegria e gioia a chiunque le paia appetibile. Peccato che Miranda, una che il sesso ludico lo pratica senza sé e senza ma, sia una fantasia.

Il paradosso di Barnard è che lui vorrebbe escludere il cervello ma la torta che ci serve assieme ai pasticcini ed al té è nient’altro, temo, che una sua fantasia erotica che lui vorrebbe disperatamente tradurre in realtà. Un mondo di Mirande tutte al suo servizio. La fantasia, purtroppo, è per definizione intraducibile in qualcosa di concreto. Ecco perchè non riesce ad ottenere ciò che vuole e non lo otterrà mai.

E’ pericoloso non distinguere tra fantasia erotica e realtà. La fantasia è il carburante dell’erotismo ma non corrisponde necessariamente al nostro agito sessuale, è un accessorio. Fantastichiamo di girare film porno, di esibirci in pubblico, di farlo con un’intera squadra di calcio, di essere sodomizzati da un orso Grizzly, di essere sottomessi ad una domina in latex nero, di farlo con qualcuno del nostro stesso sesso anche se tendenzialmente siamo etero.
Farlo senza inibizioni e nei luoghi più imprevedibili, con uno sconosciuto/a che magari all’ultimo momento, quando il livello di eccitazione è all’apice, assume le sembianze di una persona che scopriamo in quel momento attirarci sessualmente (e non l’avremmo mai detto… noooo, è proprio l’impiegato delle Poste!) è la più banale e diffusa delle fantasie erotiche.
Una volta raggiunto l’orgasmo il fantasma sparisce e non ci chiede nulla, tantomeno ci infastidisce con il “quando mi telefoni?” o il “quando ci rivediamo?”
Non assomiglia all’ideale di Barnard?

Per riassumere. Si può decidere di darsi senza problemi a qualcuno che ci piace senza pensare al dopo. Ok. Peccato che prima o poi non solo il cervello, ma la maledetta emotività pretenderà qualcosa di più. Perchè la realtà non è raggiungere l’orgasmo e basta ma è comunicazione con altre persone portatrici di sentimenti, bisogni e affetti. Bisogna tenere in giusto conto l’imprevedibilità del caso.
Solo nelle fantasie erotiche riusciamo a disinnescare l’emotività e l’affettività. E’ pura eccitazione sessuale che svanisce appena ci siamo ripuliti con il kleenex.

Ho l’impressione che dietro al cri de coeur di Paolo Barnard vi sia, oltre alla confusione tra fantasia e realtà, una banale ferita narcisistica del genere “perchè non mi amano?” In questo, si consoli, di questi tempi non è l’unico a soffrirne.

Di cosa si può parlare quando si è troppo stanchi per impegnarsi in discorsi seri? La psicologia pugnettistica in questi casi è come il metano, ci dà una mano.
L’altro giorno mi è capitato di leggere un articolo su una di quelle famose “ricerche” che provengono regolarmente da “università americane” e promettono scoperte eccezionali nel campo dell’esegesi del comportamento umano, anzi peggio: di quello femminile. Cito pari pari dall’articolo in oggetto:
Come scelgono le donne un ipotetico partner sessuale? Non lo guardano dritto negli occhi e neppure si concentrano su fronte e profilo. Scrutano mascelle, zigomi e labbra, ne soppesano proporzioni e difetti perché il segreto dell’attrazione è tutto lì, racchiuso nella parte inferiore del volto.
Al contrario, quando il gentil sesso vuole ricavare un generico giudizio estetico, denudato da ogni valutazione sessuale, si sofferma sugli occhi, sulla fronte, sulla parte alta del naso, sulla forma della testa. Un giudizio in due tempi, un’analisi del volto diviso a metà che dimostra quanto le donne siano complicate, già dal loro primo sguardo.

Mah. A me, avrebbe detto quel simpaticone di Gino Cogliandro dei Trettrè, me pare na strunzata, ma proprio di quelle con il botto, aggiungo io.
Solo mascelle, zigomi e labbra? Non saranno state per caso studentesse di medicina specializzande del maxillo-facciale?
Così, se io, putacaso, mi beassi guardando un paio d’occhi di quelli che, se incrociano i miei, fiammeggiano le spade laser come in Guerre Stellari, vuol dire che lo faccio solo per un esercizio puramente estetico e non sessuale? Ma mi faccia il piacere!

Se vogliamo proprio fare un discorso psicologico, se vogliamo interpretare i misteri dell’attrazione, del perchè quello ci attizza tanto, mannaggia, e quell’altro non lo toccheremmo neanche con il forcone indossando guanti di lattice, bisogna tirare fuori dall’armadio la Gestalt, ovvero il principo che è l’insieme di tante parti che dà origine ad un tutto.

Più che di costanti e formule matematiche infallibili, si può parlare di POI (punti di interesse,) come quelli in presenza dei quali il tuo navigatore inizia a suonare la sirena. Possono essere due occhi dal colore assolutamente ultraterreno, oppure la bocca, la nuca, la fossetta sul mento, uno scalpo, un profilo, la corporatura, la voce, i capelli, praticamente ogni caratteristica somatica visibile. Della bellezza di una cistifellea e di una placca tibiale non ce ne potrebbe fregare più di tanto a meno che non fossimo anatomopatologhe.
Le mani sono importantissime, ad esempio. Le gambe storte, che in una donna sono un dramma, in un uomo attizzano. E non per andare assieme a visitare una mostra di farfalle esotiche.

E’ una stupidaggine fare la classifica di cosa una donna guarda per prima cosa in un uomo. Prima di tutto perchè non tutte confessano che guardano il sedere e a domanda rispondono ripiegando sui più rispettabili zigomi.

A volte è un unico particolare che rende l’uomo in oggetto interessante. In altri casi, quello degli I.B. (Irrimediabilmente Boni), di loro non butteresti niente, nemmeno il calcagno, o il dente del giudizio, perchè come li rigiri trovi sempre qualcosa di arrapante, anche il modo in cui la giugulare gli attraversa il collo.
Ho detto arrapante, non esteticamente apprezzabile.
In ogni caso, anche quando è un unico particolare a fare la differenza siamo sempre interessate al tutto, alla Forma, alla Gestalt, all’insieme appunto. Non ci piace X solo per gli occhi o la bocca o le natiche, ma perchè a, b, e c assieme diventano un Tutto Irripetibile.

Per tornare alle studentesse feticiste del mastoide. Che si tratti di una ricerca inutile e farlocca lo dimostra il fatto che il campione sul quale è stata condotta, ben 50 soggetti, è ridicolo per numero e assolutamente non rappresentativo della popolazione generale. Quindi non dimostra nulla ed il risultato non è generalizzabile.
Ho paura che si stia cominciando a non distinguere più tra ricerca scientifica e sondaggio. Alla faccia dell’ipotesi nulla.


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