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Per uno di quegli strani fenomeni inspiegabili che fanno la gioia degli amanti del paranormale, il comunismo è morto praticamente dappertutto nel mondo, il capitalismo trionfa ovunque senza rivali, i partiti comunisti residui raccolgono percentuali elettorali da creatinina, eppure sopravvivono imperterriti gli Anticomunisti, più agitati e rancorosi che mai. Sembrano i giapponesi nella jungle delle isole del Pacifico, che combattono ancora quando la guerra è già finita da un pezzo.
Se non fossero degli insopportabili rompicoglioni, con i loro dischi rotti ormai insuonabili, farebbero perfino tenerezza.

L’Anticomunista è un inconsapevole seguace di una specie di Scientology ideologica, che non sa di appartenere ad una setta, con i suoi rituali e le sue ossessioni ma anzi crede di essere un uomo (o donna) libero che combatte per la libertà. La libertà di cui si riempie la bocca non è esattamente la propria ma è di solito quella di qualcuno che siede, nella scala gerarchica, un poco o molto sopra di lui e che lui ammira dal basso, da sotto il tavolo. Immaginatevi con quale prospettiva.
E’ un volonteroso difensore del benessere altrui e qualcuno che è sempre pronto a correre in aiuto di chi non ha bisogno.

Nel corso di questi ultimi decenni l’Anticomunista, ahimé, ha subìto una certa decadenza morale.
Una volta la sua ammirazione era riservata a re, intellettuali, signori di nascita, politici di razza, filosofi. Oggi si accontenta di invidiare benevolmente (perchè l’invidia maligna è dei comunisti), arricchiti, pidocchi rifatti, biscazzieri, corsari, uomini senza scrupoli fino a veri e propri delinquenti ma con i soldi, che giustificano ogni mezzo e fine.

Il nostro eroe ha subìto anche una certa degenerazione percettiva, se vogliamo essere sinceri. Negli anni cinquanta, la sua età dell’oro, aveva come giustificazione l’esistenza di comunisti veri, con i controcazzi, dell’URSS, di Stalin, del Muro di Berlino, della Cortina di Ferro. Una qualche minaccia concreta di sentire cantare Polyushka Polye in San Pietro, c’era. Il suo essere anticomunista allora aveva qualcosa di eroico, appunto.

Ora che i comunisti si ammirano in qualche area protetta sotto l’egida del WWF, l’Anticomunista va avanti come se nulla fosse cambiato e prende anche delle clamorose cantonate, come il dare del comunista a qualche Signore sopravvissuto, a qualche galantuomo che ha giustamente orrore di mescolarsi con il malaffare che l’Anticomunista invece tanto ammira e che va tanto di moda oggi.

Io penso che l’Anticomunista, se non vuole rendersi ridicolo di fronte al tanatogramma ormai piatto del suo spauracchio, dovrebbe ammettere che la sua funzione è finita, che è stato una presenza importante nella storia del Novecento, che è stato un piacere e gli siamo riconoscenti ma che ora è tempo di cambiare e andare in pensione. Magari di cambiare disco e ossessione perchè, oltre alle puntine del giradischi, anche i nostri coglioni sono ormai irrimediabilmente spappolati.


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“Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore.” (Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

“Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. […] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, […] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.
(Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

Chi si fosse illuso ieri sera di sentire parlare, nella puntata di”Enigma” dedicata al trentennale del delitto Moro, delle ultime clamorose rivelazioni di Galloni sulle infiltrazioni dei servizi americani e israeliani nel terrorismo rosso, dell’intervista a Guerzoni all’Annunziata (nel link in versione integrale) e dei 100 faldoni su Moro, coperti dal segreto di stato giacenti negli armadi della Commissione Stragi, o magari del fatto, vero o no, che il governo Prodi sarebbe caduto anche perchè avrebbe dovuto decidere sul mantenimento o no del segreto di stato sul caso Moro, è rimasto appunto un illuso.

La propaganda e la ragion di casta ormai entrano regolarmente a gamba tesa ogniqualvolta si tenta di togliere il velo dai misteri d’Italia, spezzando le gambe alla ricerca della verità storica. La storia sono loro, praticamente, e se la scrivono e riscrivono come pare a loro, cancellando ciò che non gli garba.

Ho provato pena a vedere Maria Fida e Luca, quell’allora bambino al quale Moro dedicò le più struggenti lettere dal carcere, sequestrati anche loro per due ore a sentire le appassionate ricostruzioni dell’ “io c’ero” Beppe Pisanu (allora segretario di Zaccagnini e in seguito invischiato con faccendieri come Carboni e Calvi e nello scandalo P2) e soprattutto del falcone dei neocon Edward Luttwak, esperto nel raccontare la politica e la storia in forma omogeneizzata per un pubblico di bambini piccoli ed anche un poco deficienti. Uno che ha della vita la seguente visione:

“Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini – praticamente una razza a parte”.

Immaginate la scena, con l’Augias che chiede all’amerikano se gli amerikani c’entrano con Moro. Assolutamente no, risponde Luttwak, perchè allora c’era Carter e Kissinger non contava più un cazzo. Figuriamoci, si parla di quel tipo di gente che i “presidenti passano ma loro rimangono” e che, dilettandosi di scrivere manuali sul golpe, dichiarano:

“Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. […] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media”. (Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

Il bello è che, quando Luttwak assolve gli Stati Uniti da qualunque responsabilità, per principio, e perchè gli amerikani non fanno queste cose, invece di discutere delle numerose testimonianze di minacce, intimidazioni ed aperta ostilità provenienti a Moro da oltreoceano negli anni precedenti il suo sequestro, non c’è un solo giornalista tra i presenti, né il tenutario né i signorini seduti sul divano, che osi controbattere. Così, lo spettatore che crede che Luttwak sia veramente un politologo va a letto convinto che Moro l’abbiano ucciso i comunisti perchè voleva portare i comunisti al governo.
Il falcone assolve anche l’ex Unione Sovietica ma le sue conclusioni sono altrettanto assurde. Non possono essere stati nemmeno i russi perchè non hanno mai ucciso nessun capo di stato europeo e quindi non possono essere stati loro.
Tra l’altro, non c’è uno straccio di agente o ex del KGB in studio che possa dire la sua a conferma o in antitesi a ciò che afferma l’amiko amerikano.

A proposito, si è parlato, nella puntata, anche del presunto ma molto probabile attentato a Berlinguer durante un viaggio in Bulgaria. Sicuramente la guerra fredda è stata lotta senza quartiere tra bande avverse ma che il KGB abbia tentato di far fuori Berlinguer non vuol dire che abbia fatto lo stesso con Moro.
E’ francamente ridicolo anche terminare la puntata andando a parare nella stantìa ipotesi del Grande Vecchio Igor Markevitch che agiva per conto dell’Est, con Paolo Mieli che dà la sua benedizione pontificia, giusto per non parlare del terrorista anomalo Moretti, dei comunicati BR scritti su macchine per scrivere di proprietà dei servizi segreti, dei covi mai scoperti in appartamenti di proprietà dei servizi, della Scuola Hyperion di Parigi, del ruolo della ‘Ndrangheta a Via Fani, della Banda della Magliana, della P2 e dei servizi segreti. E di quello psichiatra americano, Steve Pieczenik che dava consigli a Cossiga nel comitato di crisi e che Luttwak ci ha rivelato essere suo vicino di casa.

Il caso Moro è una delle pagine chiave della nostra storia. L’ipotesi che potrebbe venir confermata un giorno dagli storici è che un sequestro ideato inizialmente da un gruppo rivoluzionario comunista sia stato preso in carico, attraverso il gioco delle infiltrazioni, da chi, in occidente, aveva interesse a liberarsi di un politico scomodo e troppo fiero come Aldo Moro. Con i sovietici che sono stati a guardare e hanno lasciato fare perchè anche a loro i comunisti italiani al governo per quella terza via berlingueriana non sarebbero andati a genio.
Moro muore e sono tutti contenti.

La cosa sconvolgente è che la previsione di Pecorelli che un giorno sarebbe arrivata un’amnistia a tutto condonare si è avverata. I brigatisti coinvolti nel sequestro e omicidio sono quasi tutti fuori e la cosa per fortuna è stata rimarcata anche nella puntata di “Enigma”. Però anche chiedersi il perchè di una cosa tanto strana, tra una trama del KGB e l’altra, non sarebbe stato male. Giusto per fare informazione e non flanella.


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